Destra di Popolo.net

IL RICORDO DEL “GIGANTE BUONO”

Luglio 30th, 2022 Riccardo Fucile

L’ULTIMO MESSAGGIO ALLA MOGLIE: “MANGIA E NON TI STANCARE…”

«Alika era una persona positiva, sempre sorridente, allegra. Era bravo, bravo, bravo». Ha le lacrime agli occhi questa donna che a San Severino Marche, il paese dove viveva Ogorchukwu con la sua famiglia, conoscono tutti come Pastore Faith: è la guida della chiesa evangelica che tiene insieme la piccola comunità nigeriana. Molti di loro sono qui con lei, a stringersi attorno alla moglie di Alika, in questo sabato sera di lutto davanti all’obitorio di Civitanova.
«Con Alika e sua moglie ci conosciamo da tempo. Prima seguivano un pastore italiano ma negli utimi mesi si erano uniti alle nostre funzioni perché noi le teniamo in inglese e loro si trovavano meglio».
La moglie di Alika è accanto, ma non ha parole, soltanto dolore. Lavora per una ditta che fa le pulizie nelle stazioni ferroviarie, hanno un figlio di 8 anni nato in Italia, e con loro vive anche una ragazzina di 10, che è come un altra figlia.
«Ancora loro non lo sanno che è morto il padre, ora toccherà a noi andare a dirglielo» dice con un filo di voce Pastore Faith.
La moglie di Alika le ha raccontato l’ultimo saluto, la mattina prima andare a lavoro. «Lui si è preoccupato che non si stancasse troppo e che mangiasse, le ha raccomandato di portarsi un panino».
Poi Pastore Faith aggiunge: «Alika era una persona generosa, quel poco che aveva lo divideva con tutti. Ogni volta che discutevamo, mi ripeteva sempre la stessa frase, era il suo motto: “Quello che Dio non può fare non esiste”. Era ottimista, diceva una soluzione si trova sempre».
Un ritratto di Alika Ogorchukwu che si rispecchia nelle parole dell’avvocato Francesco Mantella, che lo conosceva da tempo.
«Avevo seguito l’iter per il rilascio del permesso di soggiorno della moglie, poi l’anno scorso l’ho assistito quando era stato investito». Era in bicicletta, un’auto lo ha travolto, è rimasto claudicante, per questo per muoversi aveva bisogno di una stampella. «Aveva ottenuto anche un risarcimento dall’assicurazione – aggiunge l’avvocato Mantella -, stava aspettando l’inizio del processo all’investitore, si sarebbe costituito parte civile». Ogorchukwu era in Italia da una decina d’anni, era sempre rimasto nella zona del Maceratese, prima a Tolentino, poi si era trasferito a San Severino, ma per lavoro andava a Civitanova.
«Era una persona mansueta – prosegue l’avvocato Mantella -. Non aveva precedenti, viveva con dignità e rettitudine. Con gli anni si erano creati con lui rapporti che andavano oltre l’aspetto professionale, che si reggono sulla solidarietà. Quando mi hanno detto che avevano ucciso a bastonate un uomo di colore con la stampella, ho temuto subito che fosse lui. Non era una persona che cercava guai, adesso gli inquirenti dovranno capire perché quell’uomo si è scagliato contro di lui con tanta violenza».
(da Il Corriere della Sera)

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ALIKA OGORCHUKWU, IL DISABILE UCCISO A CIVITANOVA MARCHE MENTRE TUTTI STANNO A GUARDARE

Luglio 30th, 2022 Riccardo Fucile

TANTI TESTIMONI MA NESSUNO HA MOSSO UN DITO PER FERMARE IL CRIMINALE ITALIANO

C’è un video che testimonia l’omicidio di Alika Ogorchukwu, l’ambulante nigeriano 39enne, disabile, che è stato ucciso con la sua stessa stampella da un operaio di 32 anni, l’italiano Filippo Claudio Giuseppe Ferlazzo a Civitanova Marche. Proprio quel video racconta che c’è di sicuro chi ha filmato quanto stava accadendo, mentre non c’è stato nessuno che ha fermato l’aggressione.
Tutto si è svolto ieri, verso le due del pomeriggio, in corso Umberto I. di Civitanova Marche Alika, che l’anno passato era stato investito mentre era sulla bici , zoppicava e si aiutava con una stampella. Vendeva fazzoletti e chiedeva un euro ai passanti e a chi entrava nei negozi.
Una persona che era ben integrata nel tessuto cittadino, tranquilla, che non creava problemi, come racconta anche la sindaca di San Severino – dove l’uomo viveva con la famiglia – , Rosa Piermattei: “La città è sgomenta Alika era una brava persona, perfettamente integrata nella nostra comunità. A volte chiedeva un aiuto, un po’ di attenzione, non ha mai dato problemi, né ai nostri concittadini né alla polizia locale”.
La moglie di Alika, Charity Oriachi, dice tra le lacrime a Repubblica: “Voglio guardare quell’uomo negli occhi e chiedergli perché l’ha fatto. Perché ha ucciso mio marito”. Sì perché quello che è successo ieri in Corso Umberto I non ha spiegazioni se non nella violenza più cieca.
Non è chiaro quale sia stato il pretesto che ha scatenato la furia di Filippo Claudio Giuseppe Ferlazzo. Nonostante tutti parlino di un apprezzamento verso la partner di Ferlazzo secondo gli investigatori l’operaio originario di Salerno, ma che da anni vive e lavora a Civitanova Marche, potrebbe aver aggredito Alika non per un complimento di troppo ma perché era stato troppo insistente nel voler vendere la sua merce. L’italiano, è stato lui a fornire alle forze dell’ordine la versione del “complimento”, gli si è scagliato contro e lo ha colpito con la stampella, più e più volte, alla testa e in tutto il corpo, non si è fermato neanche quando Alika era già caduto a terra ed era rimasto immobile.
Gli si è seduto sopra, tenendogli la testa schiacciata per terra, come testimoniano le immagini del filmato; “Lo ammazzi così”, grida qualcuno. Ma tutti stanno fermi a guardare, forse impauriti, forse indifferenti, forse sperando che dicendo “Ecco le guardie” Ferlazzo si fermi. Ma non succede.
Anzi, lui riesce anche ad allontanarsi dubito dopo aver lasciato Akira ormai esanime su quel marciapiede. Fermato dalla polizia a poca distanza dal luogo del pestaggio è stato arrestato con l’accusa di omicidio volontario e rapina. Infatti ha anche portato via il cellulare della vittima.
(da agenzie)

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IL GOVERNATORE DELL’ABRUZZO MARSILIO (FDI) E GLI INSULTI SESSISTI A CARFAGNA E GELMINI:”DAI FESTINI DI ARCORE A GRANDI STATISTE”

Luglio 29th, 2022 Riccardo Fucile

CALENDA: “PICCOLO TROGLODITA”… SERRACCHIANI: “PAROLE IGNOBILI”… BELLANOVA: “PAROLE SCHIFOSE”… DI MAIO: “MELONI PRENDA LE DISTANZE”

«A me dispiace vedere due care amiche come Mariastella Gelmini e Mara Carfagna fare quella scelta. Due persone che fino a ieri erano considerate delle poco di buono oggi sono due nobildonne e due grandi statiste che salvano il mondo e l’Europa dalla cattiva destra sovranista». Marco Marsilio (Fdi), presidente della Regione Abruzzo, ha commentato così il passaggio delle due ormai ex forziste ad Azione, ufficializzato nelle scorse ore.
Marsilio ha prima parlato delle due ministre come «frequentatrici dei salotti e dei festini di Arcore»
Immediata è stata la risposta dal nuovo partito di Gelmini e Carfagna. Prima il leader Carlo Calenda ha detto a proposito di Marsilio: «Dimostra di essere un piccolo troglodita. Mi spiace per la Regione Abruzzo. Meriterebbe di meglio».
Poi anche Matteo Richetti, presidente di Azione, ha invitato la presidente di FdI Giorgia Meloni a esporsi sull’accaduto: «Spero che dica qualcosa su questo modo di offendere due donne impegnate nelle istituzioni».
Una ferma condanna è arrivata anche dal Pd. «Parole ignobili», ha detto Debora Serracchiani, capogruppo alla Camera: «Mi auguro che uomini e donne della destra prendano le distanze da tanta inciviltà».
Poi anche la sua omologa al Senato, Simona Malpezzi, si è detta «basita» per queste «parole che confermano tristemente l’opinione che la destra ha delle donne». Infine, Michele Fina, segretario del Pd abruzzese, ha chiarito che «questa grettezza non appartiene all’Abruzzo e agli abruzzesi».
Elena Bonetti, ministra per le Pari opportunità e la famiglia, ha attaccato: «Che vergogna, Marsilio. Che volgarità e che bassezza». Sempre da Italia Viva è arrivato il commento dell’ex ministra Teresa Bellanova: «Parole davvero intollerabili, anzi schifose». E
anche il fondatore di Insieme per il futuro, Luigi Di Maio, ha espresso «solidarietà a Mariastella Gelmini e Mara Carfagna» chiedendo che «Giorgia Meloni si scusi immediatamente e prenda le distanze».
(da Open)

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IL VIDEO CHOC DALL’UCRAINA: SI VEDE UN SOLDATO RUSSO CHE EVIRA UN PRIGIONIERO UCRAINO CON UN TAGLIERINO

Luglio 29th, 2022 Riccardo Fucile

IL CRIMINALE RUSSO FAREBBE PARTE DEL BATTAGLIONE CECENO “AKHMAT”… E IN ITALIA CI SONO POLITICI CHE “TRATTANO PER LA PACE” CON GLI EMISSARI DI QUESTI PENDAGLI DA FORCA

Dopo essere stato catturato dai soldati russi un militare ucraino prigioniero è stato torturato e castrato con un taglierino.
È quanto emerge da un video che sta circolando da ore sui social network e che in un primo momento era stato pubblicato su un canale Telegram filorusso: il filmato mostra quello che sembra essere un soldato o un mercenario russo che indossa un caratteristico cappello nero con le frange, mentre taglia i testicoli di un prigioniero che sembra essere un soldato ucraino catturato, circostanza che si deduce da una tuta mimetica in uso alle forze armate di Kiev.
Dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina sono state formulate diverse accuse di crimini di guerra contro i soldati russi.
Il governo di Vladimir Putin ha finora negato categoricamente ogni addebito, ma in un recente rapporto Amnesty International parla di “prove inconfutabili”. Nel dossier, in particolare, si parla degli attacchi aerei illegali sulla città Borodyanka, come delle esecuzioni di massa a Bucha, Andriivka, Zdvyzhivka e Vorzel.
La segretaria generale di Amnesty, Agnès Callamard, ha dichiarato: “Il modello di crimini commessi dalle forze russe che abbiamo documentato include sia attacchi illegali sia l’uccisione volontarie di civili. Abbiamo incontrato famiglie i cui cari sono stati uccisi in attacchi orribili e le cui vite sono cambiate per sempre a causa dell’invasione russa”. L’organizzazione ha affermato di sostenere le richieste di giustizia delle famiglie colpite dalla guerra “e invitiamo le autorità ucraine, la Corte penale internazionale e altri a garantire la conservazione delle prove che potrebbero supportare futuri procedimenti penali per crimini di guerra”.
Il prigioniero giace inerme sul pavimento ed ha le mani legate dietro alla schiena mentre un uomo in uniforme russa, con una scritta “Z”, usa un taglierino per tagliargli prima i vestiti e poi castrarlo. Nel video, che non pubblichiamo data la crudezza delle immagini, si possono vedere altri due uomini, anche loro probabilmente militari russi.
In un post pubblicato all’epoca sul canale Telegram RIA Novosti, l’agenzia di stampa russa ha identificato l’uomo come parte del battaglione ceceno “Akhmat” dell’esercito russo.
(da agenzie)

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“SOSTERRÒ CON CONVINZIONE ATTILIO FONTANA”: “DON ABBONDIO” GIORGETTI NON HA INTENZIONE DI SCENDERE IN CAMPO IN LOMBARDIA

Luglio 29th, 2022 Riccardo Fucile

NON AVEVAMO DUBBI: QUEL CUOR DI STRACCHINO DEL VICESEGRETARIO DELLA LEGA, CHE NON È RIUSCITO A EVITARE LA CADUTA DEL GOVERNO DRAGHI, NON HA IL CORAGGIO DI CANDIDARSI E RISCHIARE DI PERDERE

Sulla stampa emerge la suggestiva ipotesi di una candidatura di Giancarlo Giorgetti alla presidenza della Regione Lombardia. Ma il rumour non trova riscontro nei piani alti di palazzo Lombardia. “Il nostro candidato è Attilio Fontana“, ribadiscono infatti fonti qualificate della Lega, commentando i retroscena su una possibile candidatura del ministro dello Sviluppo economico per le prossime regionali.
Secondo quanto riportato questa mattina dalla stampa, la questione delle candidature per le elezioni regionali sarebbe stata affrontata nel vertice di centrodestra che si è tenuto ieri a Montecitorio tra i leader dei partiti della coalizione. Il nome di Giorgetti sarebbe emerso per superare lo stallo dovuto allo scontro tra il presidente uscente Attilio Fontana e la sua vice, Letizia Moratti.
In seguito, arriva la smentita dello stesso Giorgetti, il quale “pur ringraziando per l’iniziativa che ha appreso oggi da alcuni quotidiani”, stando a quanto apprende la ‘Dire’ ai suoi più stretti collaboratori ha confidato di “non essere disponibile a una eventuale candidatura per la presidenza della Lombardia” e che “sosterrà con convinzione Attilio Fontana“. Peraltro, Giorgetti fa sapere di essere stato “il primo a esprimersi in favore del rinnovo dell’attuale governatore, al quale lo lega un rapporto di stima politica e amicizia personale”.
(da Dire)

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CALENDA VUOLE CORRERE DA SOLO, TENSIONI CON EMMA BONINO CHE MINACCIA DI TOGLIERGLI IL SIMBOLO

Luglio 29th, 2022 Riccardo Fucile

IN CASO DI STRAPPO IL LEADER DI AZIONE SAREBBE COSTRETTO A RACCOGLIERE LE FIRME PER PRESENTARSI ALLE ELEZIONI E IL TEMPO E’ POCO

Carlo Calenda sta pensando di correre da solo alle prossime elezioni politiche. La scelta di non allearsi con il Pd, però, potrebbe avere ripercussioni pesanti sul leader di Azione: secondo quanto ricostruito da Luca Romano su Il Giornale, Emma Bonino sarebbe pronta a togliergli il simbolo, costringendolo a raccogliere le firme per partecipare alle elezioni.
Azione, infatti, non avendo un gruppo in parlamento e non essendo presente alle ultime elezioni deve ricorrere al simbolo di +Europa, che Bonino ha messo a disposizione, a condizione che Calenda si allei con il Pd e con il resto del centrosinistra.
L’ex ministro dello Sviluppo economico, però, non vede di buon occhio l’idea di fare campagna elettorale con Roberto Speranza, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli. In caso di strappo, Calenda avrebbe poco tempo per raccogliere le firme necessarie (36.750 per la Camera e 19.500 per il Senato, 750 per ogni collegio): la deadline per consegnarle è fissata a un mese prima del voto. Azione ha così commissionato un sondaggio a uso interno, nella speranza che il risultato supporti l’idea di una corsa in solitaria
(da agenzie)

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CONFINDUSTRIA, LA CADUTA DEL GOVERNO HA FATTO VENIRE A GALLA IL DISSENSO STRISCIANTE PER LA GESTIONE DI BONOMI

Luglio 29th, 2022 Riccardo Fucile

ACQUIESCENTE CON LA DESTRA PER LA PROMESSA DELLA MELONI DI NOMINARLO MINISTRO DELL’INDUSTRIA? LA BATTAGLIA PER LA SUCCESSIONE È GIÀ PARTITA, CON IL VENETO ENRICO CARRARO CHE È GIÀ USCITO ALLO SCOPERTO

Non una, ma due campagne elettorali.
Carlo Bonomi, presidente di Confindustria, rischia di ricordare l’estate 2022 come un brutto sogno: da una parte lo scossone della politica, che terremota il governo Draghi e fa inferocire una base di imprenditori che accusano il loro leader di essere stato troppo tiepido nella difesa del governo; dall’altra la campagna elettorale, strisciante ma non per questo meno insidiosa, che ben due anni prima della scadenza del presidente si è già scatenata per la successione a viale dell’Astronomia.
Ironia della sorte, a dar fuoco alle polveri delle contestazione sono prima di tutto i confindustriali veneti e friulani – gente tutta azienda e Lega – che questa volta vedono messo a rischio non solo un presidente del Consiglio con cui si sentivano in piena sintonia, ma i loro stessi bilanci.
L’incubo dell’ingovernabilità, o più semplicemente di un governo che non sia all’altezza di tempi così complessi, si traduce a queste latitudini nel terrore per una crisi economica che potrebbe spingere l’Italia ai margini dell’Europa e colpire le aziende esportatrici. Così – racconta chi ogni giorno tasta il polso di quel mondo, a cui ieri ha dato voce con un’intervista a La Stampa il presidente di Confindustria Veneto Enrico Carraro – non si contano le telefonate e i messaggi che gli imprenditori del Nord Est hanno mandato direttamente a Matteo Salvini, tacciato di avventurismo, o ai due governatori leghisti di veneto e Friuli Venezia Giulia, con toni tra il preoccupato e l’irridente per i risultati della loro azione.
E non che le preoccupazioni siano concentrate solo in quello spicchio del Paese: dall’Emilia Romagna a quei cinquanta chilometri di Lombardia manifatturiera sulla linea Bergamo- Brescia, i ragionamenti sono simili, uniti alla voglia di lanciare inziative a favore di Draghi e alla crescente insopportazione per il silenzio di Bonomi e dei vice.
Anche per questo, martedì scorso, il presidente ha fatto partire le convocazioni per un consiglio generale straordinario di Confindustria che si è riunito ieri mattina. Il “Parlamentone” – 180 persone – degli industriali ha risposto compatto, sebbene quasi tutto in teleconferenza, magari dal mare o dalle valli alpine, ed ha approvato un documento in diciassette punti, con tanto di preambolo, che di fatto ribadisce le linee guida dell’associazione.
E dunque vincolo indissolubile alla costruzione europea, necessità di mantenere l’equilibrio delle finanze pubbliche, responsabilità per le sfide economiche che attendono l’Italia; fondamentale proseguire con la messa a terra del Pnrr… In pratica un’Agenda Draghi nella quale manca però proprio quel Draghi, poco difeso – è l’accusa – dai vertici confindustriali.
Dopo l’incontro di ieri è probabile che viale dell’Astronomia ritrovi la voce: del resto il ragionamento di Bonomi è stato che il sostegno a Draghi era cosa già nota e che di fronte alle contorsioni della politica era meglio riunire il massimo organo assembleare degli industriali; magari sottolineando – come hanno fatto ieri gli ex presidenti Abete e Boccia – che interviste come quella di Carraro non fanno bene al sistema.
Basterà questo per sopire i dissensi, quando già da tempo c’è chi cerca di trasformare i mal di pancia della base confindustriale in alternativa al vertice? L’alternativa, o le alternative, per ora non si palesano; in compenso i mal di pancia sono abbondantissimi e assai pronti a manifestarsi, sotto forma di un catalogo di nefandezze attribuite a Bonomi financo esagerato.
Si va dalla presa di possesso “per usucapione” del Sole 24 Ore, attraverso il ricambio quasi totale del cda, alla creazione di una Luiss Business School con la natura di società per azioni, che si ipotizza destinata a un “buen retiro” del presidente, passando per le più note vicende della proposta avanzata da Bonomi (e prontamente rintuzzata) di una proroga delle cariche organizzative a causa del Covid e finendo con l’inedito spettacolo di un presidente degli industriali candidato anche al posto di numero uno della Lega Calcio.
Proprio quel fallo di mano in campo confindustriale apre adesso la strada alle illazioni più maliziose, in testa quella che vorrebbe un Bonomi acquiescente con la destra perché già baciato dalla promessa meloniana di un posto da ministro dell’Industria. Illazioni alimentate da alcune uscite improvvide della stessa Meloni che molti considerebbero ingiuriose, ma che il presidente di Confindustria non si è sentito finora di dover rigettare pubblicamente.
Due campagne elettorali, un’estate difficile e un autunno che sarà tutt’ altro che facile. Sarà anche in previsione di questo tour de force necessariamente secolare e profano, che il presidente ha già programmato di celebrare la prossima assemblea generale di Confindustria non nelle solite sedi istituzionali, ma con un incontro in Vaticano alla presenza di Papa Francesco. Un messaggio di pace? Di sicuro non per i suoi avversari interni, che con spirito goliardico e mirate allusioni al Ventennio, parlano già dei Patti Lateranensi di Bonomi.
(da “la Repubblica”)

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A CHE PUNTO SIAMO CON L’INVASIONE? BASTA FARE I CONTI PER SMENTIRE LA RETORICA DEI SOVRANISTI SUGLI IMMIGRATI

Luglio 29th, 2022 Riccardo Fucile

“NEL 2019, SOLO LO 0.40 PER CENTO DEGLI STRANIERI RESIDENTI IN ITALIA ERA IN PRIGIONE, DUE ANNI FA ERAVAMO ALLO 0.35, L’ANNO SCORSO ALLO 0.34, QUEST’ ANNO ALLO 0.33. ECCO, LE COSE VANNO SEMPRE MEGLIO, LO DICONO I NUMERI”

Le immagini da Lampedusa – duemila migranti ricoverati dove se ne potrebbero ricoverare trecentocinquanta – sono un giudizio divino sul lavoro del nostro ministero dell’Interno.
Però adesso a mettere a posto le cose arrivano i sovranisti con le loro erculee dottrine: blocchi navali ed estrosi decreti sicurezza, necessari alla sensibilità patriottica, toccata dall’invasione di stranieri e dalla criminalità che si portano appresso.
E allora mi sono chiesto, come va questa famosa invasione? Come siamo messi con la sostituzione etnica? Eh, insomma. Attualmente in Italia risiedono cinque milioni e 193 mila stranieri. L’anno scorso erano cinque milioni e 171 mila. In un anno sono aumentati di ventiduemila.
Per essere una sostituzione etnica, per di più nel tempo del governo delle élite radical chic, non va alla grande. Sette anni fa, nel 2015, gli stranieri residenti erano 5 milioni e 14 mila. Poco più di cinque milioni erano e poco più di cinque milioni sono. L’invasione mi batte un po’ la fiacca, ma c’è pur sempre l’emergenza criminalità.
Bene, a che punto siamo con l’emergenza criminalità di questi extracomunitari che non si integrano?
Secondo il rapporto Antigone uscito ieri, la percentuale di stranieri fra i detenuti è del 31.3 per cento.
Alta, ma più bassa dell’anno scorso, che era del 32.3 e molto più bassa del 2019, quando era al 33.4. Allora, nel 2019, lo 0.40 per cento degli stranieri residenti in Italia era in prigione, due anni fa eravamo allo 0.35, l’anno scorso allo 0.34, quest’ anno allo 0.33. Ecco, le cose vanno sempre meglio, dicono i numeri.
Mattia Feltri
(da “la Stampa”)

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GIULIANO URBANI, TRA I FONDATORI DI FORZA ITALIA E EX MINISTRO DI BERLUSCONI: ” FAR CADERE DRAGHI È STATO UN ERRORE STORICO. ORA LO STESSO PNRR È A RISCHIO”

Luglio 29th, 2022 Riccardo Fucile

“SALVINI COLTIVA VELLEITÀ INVECE CHE DISEGNI STRATEGICI. BRUNETTA, GELMINI E CARFAGNA SE NE SONO ANDATI E HANNO FATTO BENE: FORZA ITALIA E’ IL PASSATO”

“Mi vuol fare parlare del centrodestra? E io le dico che provo rancore, perché non mi convince”, risponde Giuliano Urbani, 85 anni, politologo liberale, ex ministro nei governi
Berlusconi, “un’esperienza a cui ormai guardo con malinconia”.
“Mi asterrò. E non è bello, perché in questa fase del Paese bisognerebbe costruire, e ogni contributo, anche il voto di ognuno di noi, è utile”.
Cosa pensa di Meloni premier?
“Sarebbe debole, debolissima. Ma tra tutti gli attori in campo mi sembra quella con il programma più chiaro: ne apprezzo la franchezza”.
Non è sorprendente questo suo giudizio?
“Sì, è ai miei antipodi, ma è riconoscibile, si sa cos’è”.
Su cosa?
“Sui migranti. È vero che l’Italia ha bisogno di immigrati, ma non di tutti. Servono figure qualificate. Siamo in condizione di operare questa selezione?”
Però ha appena detto che sarebbe un premier debole.
“Sì, perché alla fine nemmeno lei sa spiegare in cosa consisterebbe la sua rivoluzione conservatrice”.
Giuliano Ferrara dice che Meloni e Letta dovrebbero correre da soli.
“È una battuta. La campagna elettorale s’incattiverebbe ancora di più”.
Rino Formica vede rischi per la democrazia parlamentare.
“Io no. Per cambiare la Costituzione servono alleanze ampie, non le avranno, grazie al cielo”.
Non teme che trasformeranno l’Italia nell’Ungheria?
“Nemmeno questo. Penso che Salvini e Berlusconi non glielo consentiranno”.
Veramente Salvini è il più orbaniano di tutti.
“Sì, ma staranno dentro una coalizione con dei partiti di centro che non lo permetteranno”.
Lei si sarebbe tenuto Draghi?
“Assolutamente! Farlo cadere è stato un errore storico. Ora lo stesso Pnrr è a rischio”.
Perché?
“Per portarlo avanti servono chiare competenze. Draghi le aveva, chi andrà al governo non credo”.
Il centrosinistra non la convince?
“Sta insieme solo in funzione anti-Meloni. È un poco per pensare di vincere le elezioni”.
I moderati per chi voteranno?
“Si sparpaglieranno. Staranno un po’ di qua un po’ di là”.
Berlusconi spera di fare il presidente del Senato?
“Berlusconi è ancora convinto di essere forte, di arrivare prima della Meloni”.
Dice sul serio?
“Lui ci proverà, è nella sua natura. Ma è una speranza fondata sul nulla. Forza Italia rappresenta il passato”.
Brunetta, Gelmini e Carfagna, se ne sono andati
“Hanno fatto bene. Hanno difeso fino all’ultimo con coraggio le ragioni originarie di Forza Italia”.
Come giudica Salvini?
“È un altro che coltiva velleità invece che disegni strategici. Andremo incontro ad altre delusioni”.
(da La Repubblica)

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