Luglio 6th, 2022 Riccardo Fucile
“HA VINTO SOLO PERCHE’ E’ UCRAINA”: COGLIONAZZI, DOCUMENTATEVI PRIMA DI FARE ARIA CON LA BOCCA: E’ DA GENNAIO (UN MESE PRIMA DELLA GUERRA) CHE E’ STATA SCELTA
Odio e complotti sono il pane quotidiano sui social. Dinamiche che non hanno
risparmiato neanche Maryna Viazovska a cui, nei giorni scorsi, è stata consegnata la medaglia Fields, il più importante riconoscimento (non a caso viene equiparato al Premio Nobel) della Matematica.
La 38enne di Kyiv, infatti, è stata premiata per aver risolto un complesso problema geometrico: l’impacchettamento di sfere in dimensione 8 e 24. Era stata già candidata nelle precedenti edizioni (il premio è quadriennale) per i suoi studi e questa vittoria ha fatto sollevare il classico polverone social. Tutto nella tipica salsa italiana.
Teorie del complotto, come già accaduto nel recente passato, per via della nazionalità della vincitrice. Perché Maryna Viazovska è ucraina ed è la seconda donna nella storia a ottenere la medaglia Fields. Una serie di caratteristiche e dettagli che hanno dato vita a una marea di commenti social.
Chi si è prodotto in pensieri simili non è a conoscenza degli studi fatti dalla 38enne di Kyiv nel corso degli anni. Perché i dettagli della risoluzione del problema figlio dello studio di Maryna Viazovska sono stati ben spiegati nel video di presentazione del premio e della ricerca pubblicato dall’International Mathematical Union.
Ovviamente, si tratta di temi e argomenti che non sono alla portata di tutti. Insomma, è difficile – per chi non si occupa di matematica – comprendere la portata di questo studio che ha portato alla conquista di questo importante riconoscimento.
Ma se dal punto di vista dello studio ci può essere una percezione limitata, ci sono dei dettagli che spengono tutte le teorie del complotto: i vincitori delle medaglie Fields (che, ricordiamo, vengono assegnate ogni 4 anni), vengono scelti nel mese di gennaio e assegnati diversi mesi dopo (in questo caso, a luglio).
Quindi, il nome di Maryna Viazovska era stato scritto su quella medaglia almeno un mese prima dell’invasione russa in Ucraina, iniziata all’alba del 24 febbraio del 2022. Insomma, i leoni da tastiera, anche in questo caso, si sono scontrati con il calendario.
(da NextQuotidiano)
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Luglio 6th, 2022 Riccardo Fucile
IL REGIME CRIMINALE SI INVENTA UN’ACCUSA DI “CORRUZIONE” PER INTIMIDIRE I “MODERATI”
Si era espresso subito a favore dell’operazione militare speciale, come la chiamano in Russia, e per questo era rimasto nel cerchio magico di Vladimir Putin. Fino al suo arresto per corruzione, che fa emergere un nuovo repulisti tra gli uomini di fiducia del capo del Cremlino. Parliamo di Vladimir Mau, economista liberale di 62 anni e rettore di Ranepa, l’Accademia presidenziale di economia nazionale e pubblica amministrazione, l’istituzione universitaria che sforna molti dei dirigenti statali e dei governatori, la crema del potere russo.
Le circostanze del suo arresto – ora è ai domiciliari – sono un giallo.
Mau, come ricorda Repubblica, è infatti membro del Presidio del Consiglio economico di Vladimir Putin e il 30 giugno era stato confermato nel cda di Gazprom, in cui sedava da oltre dieci anni.
Poche ore dopo è stato messo agli arresti almeno fino al 7 agosto con l’accusa di aver sottratto fondi per 21 milioni di rubli (circa 317mila euro). Secondo gli ex colleghi fuggiti all’estero si tratta di un avvertimento per gli economisti e i consiglieri più liberali di Putin.
(da agenzie)
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Luglio 6th, 2022 Riccardo Fucile
GUAI A DIRE LA VERITA’, LA LOBBY DEI TASSISTI NON AMMETTE CHE VENGA A GALLA… UNA RAGIONE IN PIU’ PER FARE PULIZIA
I tassisti sono in sciopero per 48 ore nelle principali città italiane: a Napoli però
la categoria durante un presidio ha preso di mira la giornalista Selvaggia Lucarelli, che anche in questi giorni ha continuato a scrivere delle cattive abitudini di questo particolare lavoro.
In giornata è uscito un editoriale a sua firma sul quotidiano Domani dal titolo “Lo sciopero dimostra che i taxi non sono servizio pubblico ma privilegio privato”.
Dai suoi profili social continua a denunciare le difficoltà a pagare le corse con la carta. Critiche accolte male dalla categoria, al punto che un coro violento e sessista ha animato un momento del presidio di oggi.
Tra le ultime segnalazioni di Selvaggia Lucarelli quella risalente al 29 giugno: “Salgo su questo taxi. Chiedo: non ha la carta? Lui: sì. Io: scusi e allora perché quel cartello? Lui: perché ci sono delle persone che hanno certe facce da ceffi, a quelli chiedo il contante. Io: in che senso scusi? Lui: eh perché poi magari finisce la corsa e scappano. Io: si fa dare la caparra prima, non ho capito? Lui: mmm emmmm”.
Poi scrive ancora: “Ogni taxi è un’esperienza. Poi ti dicono: non generalizzare. E chi generalizza? In genere, è così. Poi ci sono gli onesti, ma non sono una percentuale così sbilanciata a favore, temo”.
Nel suo editoriale Lucarelli ha spiegato: “I tassisti presidiano il loro fortino, non vogliono concorrenza, Uber è il male e così via”.
E ancora: “Naturalmente ammantano la loro arroganza di nobili ragioni. Soprattutto quando parlano di servizio pubblico. Chissà se è servizio pubblico lasciare persone a piedi di notte, con la pioggia, perché senza contanti. Lasciare i turisti in fila all’aeroporto se non hanno i 100 euro nel portafogli. O aggredire i colleghi che vogliono lavorare, costringendoli a lasciare i clienti a un isolato dalle stazioni per non farsi vedere dagli altri tassisti furiosi”.
(da agenzie)
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Luglio 6th, 2022 Riccardo Fucile
“È ORA DI APRIRE IL MERCATO E CHIUDERE LO SPORTELLO DEI TAXI CHE SI SPACCIANO PER SERVIZIO PUBBLICO, BEN ATTENTI A TUTELARE SOLO IL PRIVATO. AMMANTANO LA LORO ARROGANZA DI NOBILI RAGIONI”
Per quasi due anni, a singhiozzo, i taxi sono rimasti fermi a causa della pandemia, hanno avuto i loro sussidi dallo stato, non hanno potuto contare su turismo e normale mobilità. Eppure, da settimane, con le città piene di turisti, non fanno che scioperare.
Beati loro, verrebbe da dire, perché è evidente che possono concedersi il lusso di farlo. Un lusso curioso, visto che dichiarano al fisco poco più di mille euro al mese (non sono obbligati ad emettere ricevuta fiscale e pagano le tasse in base a studi di settore) e comprano licenze che ne costano 180mila.
Con lo sciopero (l’ultimo è del 5 e 6 luglio) i tassisti intendono opporsi a quell’articolo 10 che riguarda «l’adeguamento dell’offerta di servizi alle forme di mobilità che si svolgono mediante piattaforme tecnologiche per l’interconnessione dei passeggeri e dei conducenti».
La solita storia: i tassisti presidiano il loro fortino, non vogliono concorrenza, Uber è il male e così via.
Naturalmente ammantano la loro arroganza di nobili ragioni: «È una risposta a chi pensa di svendere la funzione di servizio pubblico che svolgiamo», «ci batteremo fino all’ultimo respiro contro i parassiti che vorrebbero sottrarci il frutto della nostra fatica». «È la lotta di 40mila lavoratori contro la speculazione finanziaria», dicono.
Commovente. Soprattutto quando parlano di servizio pubblico.
Chissà se è servizio pubblico lasciare persone a piedi di notte, con la pioggia, perché senza contanti.
Lasciare i turisti in fila all’aeroporto se non hanno i cento euro nel portafogli (ora ci sono le sanzioni, vedremo quanto funzioneranno).
Chissà se è servizio pubblico non accettare determinate corse dagli aeroporti perché non sono vantaggiose o farle pagare cifre irragionevoli.
Chissà se è normale alzare le corse fisse da e per gli aeroporti, lamentarsi delle commissioni alle banche come fossero l’unica categoria in Italia a pagarle.
Chissà se è normale che non ci siano taxi a sufficienza nei weekend di sole o accompagnare i clienti al bancomat, urlando che devono prelevare perché loro non regalano soldi alle banche.
Chissà se è normale che in questi giorni alcuni tassisti in sciopero aggrediscano i colleghi che vogliono lavorare, li costringano a lasciare i clienti a un isolato dalle stazioni per non farsi vedere dai colleghi furiosi. Ad alcuni, per ritorsione, sono state staccate le targhe, ad altri gli specchietti, con tanto di minacce.
Di sicuro non è normale che fino ad oggi il governo abbia sempre piegato il capo agendo per il vantaggio dei tassisti anziché per il bene dei cittadini. Mi aspetto che Draghi – uno che ha l’aria di decidere lui il prezzo della corsa – non si lasci intimorire da scioperi, cori e striscioni.
È ora di aprire il mercato e chiudere definitivamente lo sportello dei taxi che si spacciano per servizio pubblico, ben attenti a tutelare solo il privato.
Selvaggia Lucarelli
(da “Domani”)
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Luglio 6th, 2022 Riccardo Fucile
IN BIGLIETTERIA UN FOGLIO CON LE TRADUZIONI DELLE FRASI DA DIRE AI TURISTI
Negli appunti attaccati sul plexiglass della biglietteria del Maschio Angioino c’è
la dimostrazione che i dipendenti si arrangiano come possono. «Tuelv, eitin, Grin Pass, reservescion», si legge.
Sul foglio A4 ci sono anche le traduzioni in altre lingue oltre all’inglese: spagnolo, francese, russo, tedesco.
Sono riportate, racconta oggi Il Mattino, le cifre necessarie per i pagamenti dei biglietti e quelle per far valere le prenotazioni. E ci sono anche altre frasi utili.
Ovvero come dire al turista «paghi sei euro con la carta di credito e il resto in contanti alla guida» (che evidentemente non ha il Pos, ndr). Oppure «qui non c’è linea, può uscire e rientrare?»: la frase da dire a chi vuole mostrare il biglietto elettronico.
Il tutto è necessario perché a Castel Nuovo nessuno dei dipendenti addetti al pubblico conosce l’inglese. E questo nonostante il complesso monumentale e il suo museo civico siano tra i più importanti monumenti di Napoli.
All’entrata lavorano abitualmente quattro dipendenti comunali delle categorie operaie. Sono ex Lsu (lavoratori socialmente utili) che ricoprono compiti e mansioni che vanno oltre quelli del loro contratto. Devono emettere biglietti con il Pos, chiudere la cassa e fare i conteggi. Il sabato, quando gli amministrativi dei piani superiori del Maschio Angioino non sono presenti, non c’è nessun referente. Quindi se un turista chiede di parlare con qualcuno non sarà soddisfatto.
A meno che non intervenga qualche cittadino. È quello che sta succedendo da quando si è sparsa la notizia che al Maschio Angioino nessuno dei dipendenti parla inglese. Ovvero alcuni cittadini si sono presentati per dare una mano.
Ovvero per proporsi come interprete e aiutare turisti e dipendenti. Lo ha fatto per esempio Flavia, laureata in Mediazione linguistica all’università Orientale di Napoli. Lei ha scritto una lettera al sindaco Gaetano Manfredi per offrirsi come interprete. Intanto i dipendenti hanno confermato lo sciopero. Che andrà in scena da giovedì 7 a sabato 9 luglio. Due ore dalle 13 alle 15. Un’assemblea del comparto lavoratori pubblici della Cisl per chiedere il riconoscimento dell’indennità come contabili e chiedere la nomina di un responsabile amministrativo. Oltre che qualcuno che sappia l’inglese. Questa mattina il Comune ha convocato le rappresentanze per cercare una mediazione.
(da agenzie)
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Luglio 6th, 2022 Riccardo Fucile
POSSONO COLPIRE A LUNGA DISTANZA DEPOSITI DI MUNIZIONI E CARBURANTE RUSSI CHE INFATTI SALTANO PER ARIA… TELEGUIDATI HANNO UN MARGINE DI ERRORE DI APPENA 8 METRI , CONTRO I 150 DEI RUSSI… DA 4 LANCIARAZZI A 20 ENTRO FINE MESE…SE NE AVESSERO 300 I RUSSI VERREBBERO DISTRUTTI
Il bombardamento di Melitopol per ora è il culmine della guerra degli Himars, i lanciarazzi moderni che l’Amministrazione Biden per mesi ha rifiutato di consegnare agli ucraini, fino a quando a maggio ha cambiato idea davanti alla sproporzione di forze fra russi e ucraini nella battaglia del Donbass.
A giugno una sessantina di soldati ucraini sono andati in Europa per essere addestrati in meno di un mese, «tutti molto giovani – dice una fonte militare ucraina a Repubblica – anche diciottenni perché i giovani assorbono meglio la conoscenza». Sulla spalla i giovani specialisti portano il simbolo del crotalo che non si fa calpestare – ” Don’t tread on me ”
Gli Himars americani hanno le due qualità che gli ucraini desideravano. La prima è la distanza di tiro: possono colpire i depositi di munizioni e di carburante che fino a ieri i russi avevano posizionato con comodo nelle retrovie perché credevano che così sarebbero stati al sicuro. È come se la mappa della guerra fosse cambiata di colpo, non c’è più salvezza nella profondità.
Intere regioni prima inaccessibili ora sono sotto tiro. Persino la ferrovia che da Nord scende verso il Donbass nell’Est del Paese, che è la linea di rifornimento preferita dai russi, ora è esposta.
La seconda è la precisione, che però costa 155mila dollari a razzo: «Colpisce con uno scarto di nove metri quindi in pratica fa sempre centro. Con la precisione degli Himars guidati dal satellite cambia tutto. I russi invece usano lanciarazzi costruiti al tempo dell’Unione Sovietica che hanno un margine di errore di centocinquanta metri, tanto se ne fregano».
I lanciarazzi americani sono arrivati in Ucraina il 23 giugno e da allora ogni giorno ci sono decine di segnalazioni al giorno di esplosioni e bombardamenti in basi russe che in quattro mesi non erano mai state toccate dalla guerra.
Gli ucraini per ora hanno scelto di colpire soprattutto i depositi di munizioni dell’artiglieria russa, secondo un ragionamento ovvio: meno munizioni hanno i russi, meno bombardano.
Per ora hanno soltanto quattro Himars, ma danno l’illusione di essere ubiqui perché continuano a spostarsi lungo il fronte e colpiscono nello stesso giorno a centinaia di chilometri di distanza. Entro la fine del mese da quattro potrebbero diventare venti, perché ne arriveranno da Regno Unito, Germania e Norvegia. «Ce ne vorrebbero trecento, anche per il futuro, così la Russia se ne starebbe lontana».
(da agenzie)
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Luglio 6th, 2022 Riccardo Fucile
LO SCRITTORE (E CAMERIERE) SANDRO BONVISSUTO: “IL PROBLEMA SONO GLI STIPENDI BASSI. L’IDEA CHE SI DEBBA LAVORARE ANCHE CON UNO STIPENDIO RIDICOLO ALTRIMENTI SEI UN FANCAZZISTA È UN’IDEA OSCURANTISTA”… “I GIOVANI FANNO BENE AD EMIGRARE”
Negli ultimi trent’ anni in Italia gli stipendi sono calati. Ma solo in Italia. Hanno
lievitato ovunque. Tranne che qui.
Gli analisti si sono avventurati in cerca di spiegazioni, ma ci vorrebbero speranze adesso. La situazione degli stipendi è forse attribuibile al cuneo fiscale? Probabilmente no.
Altrove ( Francia, ad esempio) questo indice è più importante che qui, o almeno in linea, e le retribuzioni in quei paesi sono più alte delle nostre.
Entriamo dunque nei grandi misteri dell’economia. Come quello del prezzo della benzina, che nel 2008, quando il petrolio aveva raggiunto la quotazione record per barile di tutta la sua storia, aveva determinato un costo per il carburante che era la metà di adesso. Va a capire.
Nel frattempo in tutta Europa trova casa l’idea del salario minimo. Ne hanno parlato anche qui. Solo che non sono d’accordo su chi debba garantirlo, se lo Stato o gli imprenditori.
Quindi mo intanto ne abbiamo parlato, poi vediamo, non c’è fretta. Gli imprenditori vorrebbero pagasse lo stato, quindi eleggeranno qualcuno che renderà fattibile tutto questo, mentre gli stipendi più bassi presto cominceranno a produrre pensioni sempre più basse; e questo è un bel vantaggio per lo Stato.
E allora davanti ad un’economia ora in crescita, ma che incomprensibilmente si accompagna ad un lavoro che non da prospettive, di fronte a aziende che aumentano i fatturati mentre gli stipendi restano inchiodati, per via di prezzi che salgono a dispetto delle buste paga, alla gente comune non resta altro da fare che emigrare.
Da una parte il capitalismo nazionale dovrebbe farsi un esame di coscienza, ed ammettere di aver sbagliato, almeno negli ultimi tre decenni, di essere andato avanti solo ed esclusivamente grazie ai continui aiuti, sussidi, alle tregue fiscali, concordati e prestiti statali.
Intanto la fine del concetto di sindacato lascerà ogni lavoratore completamente solo nella giungla dell’impiego, con l’unica speranza di imbattersi in un imprenditore lungimirante, un qualche mecenate di quelli che finiscono nei libri di storia, qualcuno che sia capace di migliorare in modo autonomo la condizione di chi ha alle proprie dipendenze. Questo per quello che riguarda gli adulti, i giovani, invece, scapperanno da questo paese.
E non perché i ragazzi siano dei viziati ai quali « non gli va di lavorare». Il problema sono gli stipendi bassi, che è un’invenzione vostra, non che i giovani so ignoranti o scansafatiche o che preferiscano percepire il reddito di cittadinanza. L’idea che si debba lavorare comunque anche con uno stipendio ridicolo altrimenti sei un fancazzista è un’idea fortemente oscurantista e conservatrice.
E prendersela col reddito di cittadinanza è una cosa reazionaria; se un imprenditore soffre la concorrenza del RDC (che per un lavoratore giovane sarà sui 500 euro al mese) mi immagino a quale stipendio la sua azienda stia facendo riferimento.
E così mentre Roma è piena di lavoro, piena di turisti, tanto che pare un unico locale, un’unica e immensa tavola calda, il popolo non può beneficiarne, costretto a pagare i costi di una crisi finanziaria della quale non è responsabile, e il capitalismo italiano rimane ancora in mano alla borghesia nazionale, ammantata di cultura progressista ma di esiti chiaramente conservatori, capace solo di esprimere una classe politica a sua immagine: conservatrice e progressista a seconda delle stagioni e delle convenienze.
E se nessuno vuole andare a lavorare per l’elemosina è perché la gente sta uscendo rinnovata da una profonda crisi esistenziale: la pandemia ha insegnato di nuovo alle persone il valore del proprio tempo, perché va tutto bene finchè una mattina non te sveij sotto a un cipresso co la foto de ceramica. I ragazzi oggi sanno che non è il lavoro a nobilitare l’uomo, ma il contrario.
Il Lavoro nel tempo diventerà una cosa da ricchi, qualcosa che potranno praticare ( per ripulirsi la coscienza) solo i figli di papà, i quali avranno studiato nelle migliori scuole del mondo, ma se non potranno dire sui social di aver lavorato almeno mezza giornata in una catena di montaggio, nella vita non saranno mai nessuno.
Intanto l’Italia, ponte naturale verso il Mediterraneo, ha qualcosa di entrambi i continenti che frequenta: tenore di vita mitteleuropeo, e stipendi africani.
(da La Repubblica)
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Luglio 6th, 2022 Riccardo Fucile
“NON PERMETTIAMO PIÙ CHE IL REDDITO DI CITTADINANZA SIA MESSO IN DISCUSSIONE, VA TAGLIATO IL CUNEO FISCALE E DOBBIAMO INTERVENIRE PER I LAVORATORI E SUL SALARIO MINIMO. LA FIDUCIA SUL SUPERBONUS? NE PARLEREMO, E VEDREMO”
“Abbiamo parlato con Draghi, gli abbiamo consegnato un documento a nome del M5s, abbiamo accumulato un forte disagio politico. Noi siamo disponibili a condividere una responsabilità di governo come abbiamo fatto fino a qui in modo leale e costruttivo ma occorre un forte segno di discontinuità”. Lo ha detto il presidente M5s Giuseppe Conte al termine dell’incontro con il premier Mario Draghi.
“Non permettiamo più che il reddito di cittadinanza sia messo quotidianamente in discussione”.
“Dobbiamo intervenire a favore di famiglie e imprese con un intervento straordinario. 200 euro di bonus non servono. Va tagliato il Cuneo fiscale. Dobbiamo intervenire per i lavoratori e sul salario minimo”.
“Draghi si prenderà un po’ di tempo per valutare le nostre richieste, non mi aspettavo una risposta immediata, non sarebbe neanche stato serio”.
“Se la fiducia sul superbonus potrebbe compromettere la permanenza del M5s nel governo? Ne parleremo in riunione di capigruppo e definiremo la nostra posizione sul punto. I nostri ministri già non hanno partecipato al voto” in Cdm “per una norma del tutto eccentrica. Non siamo qui per predicare transizione ecologica di giorno e consentire nuove trivellazioni di notte”. Lo ha detto il leader del M5s Giuseppe Conte al termine dell’incontro con il premier Mario Draghi.
(da agenzie)
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Luglio 6th, 2022 Riccardo Fucile
IL MILITARE LO AVEVA RICONOSCIUTO… MA IN GALERA NON CI FINISCE NESSUNO: 4 AI DOMICILIARI E 2 CON L’OBBLIGO DI FIRMA
Aggredirono e picchiarono brutalmente un carabiniere a Torremaggiore
(Foggia), poi provarono a rubare il suo cellulare: a distanza di sei mesi, i presunti autori del pestaggio sono stati individuati e sono scattate le misure disposte nei loro confronti.
Si tratta di sei giovani foggiani, accusati a vario titolo di tentata rapina in concorso e di lesioni personali aggravate.
Le misure cautelari, che prevedono gli arresti domiciliari per quattro di loro e l’obbligo di firma per gli altri due, sono arrivate nelle prime ore della notte di oggi, 6 luglio.
Il pestaggio
I fatti risalgono però allo scorso 9 gennaio, quando un militare libero dal servizio aveva sorpreso un membro del branco in un locale di Torremaggiore.
Il ragazzo, già noto alle forze dell’ordine per il pestaggio dell’inviato di Striscia la Notizia Vittorio Brumotti, era infatti sottoposto all’obbligo di dimora a San Severo.
Il carabiniere, riconoscendolo, aveva iniziato a filmarlo con il telefono per provare la violazione del provvedimento giudiziario. Era stato però notato da uno degli amici del ragazzo, che aveva iniziato a inveire contro di lui attirando l’attenzione del resto del branco. I ragazzi avevano quindi iniziato a prendere il militare a calci e pugni, nel tentativo di sottrargli il telefono, provocandogli lesioni alle costole e al volto.
Anche i gestori del locale, intervenuti in difesa del carabiniere, erano rimasti feriti, riuscendo tuttavia a mettere in fuga il gruppo. Il giorno dopo però, secondo quanto ricordano le cronache locali, avevano annunciato sui social di voler vendere l’attività, in preda allo sconforto. Dopo l’episodio, il locale è effettivamente rimasto chiuso per qualche giorno. Ma i molti messaggi di vicinanza e incoraggiamento ricevuti in seguito dai concittadini hanno convinto i suoi titolari a riaprire.
(da agenzie)
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