Luglio 28th, 2022 Riccardo Fucile
KIEV HA LANCIATO 18 RAZZI HIMARS FORNITI DAGLI STATI UNITI CHE I SISTEMI DI DIFESA ANTI-MISSILE RUSSI NON SONO RIUSCITI A INTERCETTARE
Otto minuti prima della mezzanotte italiana, le 22.52 in Ucraina, il ponte Antonivskyi a Kherson si è illuminato con quelli che, nelle trincee ucraine, sono apparsi come fuochi d’artificio: «Oggi si festeggia!». All’alba è stato chiaro che quello che fino a ieri era una delle principali vie di rifornimento dei russi nei territori occupati del Sud era ormai inutilizzabile.
L’attraversamento sul fiume Dnipro è stato colpito con una raffica di razzi Himars forniti dagli Stati Uniti – secondo i video e le testimonianze erano almeno 18 – che i sistemi di difesa anti-missile russi non sono riusciti a intercettare.
L’effetto del raid è una vittoria strategica che, anche se non cambierà drasticamente le sorti della guerra come vorrebbe Kiev, avrà comunque un grande impatto sulla controffensiva ucraina a Sud e ce l’ha già avuto sul morale dei soldati: «Non si può sfuggire alla realtà, gli occupanti dovrebbero imparare a nuotare per attraversare il fiume Dnipro. O dovrebbero lasciare Kherson finché è ancora possibile. Potrebbe non esserci un terzo avvertimento», ha scritto su Twitter il capo dell’ufficio del presidente ucraino, Mykhailo Podolyak.
Dall’altra parte del ponte, il vice-capo dell’amministrazione nominata dai russi per la regione di Kherson, Kirill Stremousov, ha confermato che l’esercito ucraino ha colpito «con i lanciarazzi multipli Himars» forniti dagli Stati Uniti. Il vice-presidente del consiglio regionale Yuriy Sobolevskyi si è spinto oltre, ha confermato che il ponte Antonivskyi è stato «notevolmente danneggiato», che il traffico è bloccato e che «gli Himers americani non vengono utilizzati dai nazionalisti ucraini ma dagli specialisti statunitensi», ovvero che sono gli americani a sparare direttamente sui russi.
Mettere fuori gioco l’Antonivskyi, già colpito dagli ucraini una settimana fa, è un punto importante per la controffensiva che Kiev porta avanti per recuperare, entro settembre, Kherson e tutti i territori occupati del Sud.
Il ponte era uno dei due valichi sul fiume Dnipro che la Russia utilizzava per il transito del personale militare e delle attrezzature dalla Crimea e che ora dovranno attraversare il fiume con traghetti e ponti di barche, molto più vulnerabili al fuoco ucraino.
È un punto importante a favore di Kiev, per preparare un’operazione su vasta scala, ma non basta. per tagliare completamente i rifornimenti all’esercito russo a Kherson è necessario distruggere non solo il ponte Antonivsky, ma anche la diga della centrale idroelettrica Kakhovskaya.
Tuttavia, le forze armate ucraine avranno bisogno anche dei ponti sul Dnipro per l’ulteriore disoccupazione dei territori, quindi resta da vedere se tutti i valichi saranno distrutti.
Mentre a Sud Kiev combatte e esulta, nel Donbass contiene l’avanzata russa, ora lentissima, tanto da far pensare che Mosca abbia perso l’iniziativa nella battaglia per la conquista completa della regione e che nemmeno l’obiettivo minimo della campagna, il controllo completo del Donetsk, possa essere raggiunto a breve.
(da agenzie)
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Luglio 28th, 2022 Riccardo Fucile
“DOCUMENTI SINTESI DEL LAVORO DI INTELLIGENCE: NOTI A PIU’ LIVELLI”
Le informazioni rivelate dalla Stampa e attribuite all’intelligence italiana sarebbero state
comunicate anche «ai competenti livelli istituzionali».
La direzione de La Stampa tiene il punto sulle rivelazioni relative a presunti contatti tra la Lega e la diplomazia russa e delle presunte pressioni di Mosca sui ministri leghisti perché facessero cadere il governo.
Il quotidiano torinese «conferma che i documenti visionati dal nostro giornale sono una sintesi informale del lavoro d’intelligence sulla vicenda».
La replica dal quotidiano diretto da Massimo Giannini arriva dopo il chiarimento del sottosegretario Franco Gabrielli, che ha la delega ai Servizi, secondo cui le informazioni pubblicate oggi non arriverebbero dalle fila dell’intelligence italiana.
(da agenzie)
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Luglio 28th, 2022 Riccardo Fucile
AGLI ATTI UN INTERESSE DI MOSCA ALLA ‘DESTABILIZZAZIONE’ DELL’ITALIA”… KOSTYUKOV È L’UOMO CHE HA COMPRATO I BIGLIETTI AEREI A SALVINI PER IL TENTATO VIAGGIO A MOSCA. NEL FRATTEMPO SI INTERESSAVA ALLE SORTI DEL GOVERNO, PUNTANDO A FARLO CADERE… MENO DI DUE MESI DOPO, LA LEGA, INSIEME A FORZA ITALIA E M5S, NON VOTA LA FIDUCIA A DRAGHI. COINCIDENZA?
In una campagna elettorale già tesa emergono elementi nuovi sul rapporto tra Matteo Salvini e la Russia, che illuminano di una luce inquietante anche la caduta di Mario Draghi, e gli eventi accaduti negli ultimi due mesi di vita del governo.
Secondo documenti d’intelligence che La Stampa ha potuto visionare, alla fine di maggio Oleg Kostyukov, importante funzionario dell’ambasciata russa, domanda a un emissario del leader leghista se i loro ministri sono «intenzionati a rassegnare le dimissioni dal governo Draghi». Lasciando quindi agli atti un interesse fattuale di Mosca alla «destabilizzazione» dell’Italia.
In quei giorni Salvini e il M5S stanno scatenando l’offensiva contro l’allora premier, rispettivamente, con la campagna d’opinione e la risoluzione parlamentare che punta a chiedere il no all’invio delle armi in Ucraina, e i russi ritengono giunto il momento di poter esplicitare il passo più grave: Kostuykov domanda al consigliere per i rapporti internazionali del leader della Lega Salvini, Antonio Capuano – un ex deputato napoletano di Forza Italia, oggi non più parlamentare, che in passato sostenne di aver aiutato l’allora ministro Frattini in alcuni dossier internazionali – se i leghisti si vogliono ritirare dal governo, in sostanza facendolo cadere.
«Il diplomatico, facendo trasparire il possibile interesse russo a destabilizzare gli equilibri del Governo italiano con questa operazione, avrebbe chiesto se i ministri della Lega fossero intenzionati a rassegnare le dimissioni dal Governo».
Kostuykov, «vicario dell’ufficio politico dell’ambasciata russa a Roma», è l’uomo che, come forse ricorderete, compra materialmente in quei giorni i biglietti aerei per la tentata, e poi abortita, “missione di pace” di Salvini a Mosca. Biglietti che il capo leghista ha spiegato poi di aver rimborsato.
Ma ovviamente il problema non è solo quello: mentre aiutavano ad acquistare i biglietti, i russi si interessavano alle sorti del governo italiano.
Tutto questo avviene in una serie di conversazioni tra il 27 e il 28 maggio 2022. Il 26, il giorno prima, Draghi ha parlato al telefono con Putin per provare a sbloccare la crisi del grano, uscirà dalla telefonata con un amaro «non ho visto spiragli di pace». Con una mano Putin parla con Draghi. Con l’altra mano, i funzionari russi si adoperano con la Lega, contro Draghi.
In tutta la primavera del 2022 l’attivismo russo in Italia è stato attentamente monitorato. A inizio di maggio del 2022 Capuano sarebbe contattato «da una esponente (non si fa il nome di questa donna, ndr) del partito di Vladimir Putin, Russia Unita, che, informata della missione programmata per il leader del Carroccio, si sarebbe offerta di supportare il Consulente di Salvini nell’organizzazione della trasferta, suggerendogli in prima battuta di prelevare il denaro necessario per effettuare tutti i pagamenti previsti nel corso della trasferta, da convertire in rubli in loco, essendo inutilizzabili carte di credito e bonifici bancari. In tale contesto, il Consulente avrebbe riferito di incontri già fissati con il Ministro Sergej Lavrov – con il quale sarebbe stato programmato un pranzo per il 6 maggio 2022 – e con il Presidente della Camera Alta dell’Assemblea Federale russa, Valentina Matvienko».
Matvienko, piccola parentesi, è una oligarca non da poco: possiede una straordinaria proprietà in Italia, sulla costa di Pesaro, 26 ettari di territorio, 650 metri di costa disponibile e totalmente privatizzata, casa di 774 metri quadrati. È una delle funzionarie più potenti del regime del Cremlino, quella che il 23 febbraio 2022 ha firmato la richiesta di truppe russe all’estero, ossia l’entrata in guerra della Russia con l’invasione dell’Ucraina.
Una donna che è naturalmente sotto sanzioni dell’Ue – addirittura fin dalla prima ondata, il 21 marzo 2014, assieme a uomini come Vladislav Surkov, allora consigliere di Putin, il “mago del Cremlino”, e Sergey Narishkin, oggi capo del Svr, i servizi esteri russi. Non è chiaro perché questa magione non sia stata sequestrata, nel momento in cui scriviamo.
Matvienko viene da una lunga storia sovietica, prima nel Komsomol, il Comitato della Gioventù Sovietica, poi nel Partito e nel Servizio diplomatico. Sostiene Kamil Galeev, fellow del Wilson Center e esperto di storia sovietica, che, parlando in linea generale, le giovani donne del Komsomol svolgevano per lo più compiti di accompagnatrici in quella Unione sovietica brutalmente sessista: «Le ragazze stereotipate del Komsomol che aspiravano alla carriera partecipavano spesso a saune con i capi, in Urss era chiamato “l’escort service”».
Lavrov, Matvienko, forse anche Putin: questa è la triade che i russi promettono di far incontrare al capo della Lega a Mosca. Il 19 maggio 2022 Salvini aveva già incontrato «riservatamente l’Ambasciatore russo, con il quale avrebbe discusso anche dell’eventuale viaggio di Papa Francesco in Russia, ravvisando uno spiraglio circa la possibilità che esso si concretizzi alla luce della disponibilità del diplomatico, che avrebbe unicamente posto una non meglio identificata condizione, ritenuta tuttavia superabile».
Il 27 maggio, in Vaticano, il cardinale di Stato Pietro Parolin vede Salvini e, appunto, il consulente Capuano, che evidentemente non è un mitomane. E qui entra in gioco la disponibilità di un terzo Paese, non del tutto amichevole con Mario Draghi: la Turchia di Recep Tayyip Erdogan – che Draghi definì senza tanti giri di parole «un dittatore». Apprendiamo che «la logistica del viaggio dovrebbe prevedere uno scalo intermedio in Turchia, prima di arrivare a Mosca».
In questo contesto si inserisce la vicenda specifica – già diventata pubblica, e confermata anche dall’ambasciata russa – dei voli che il capo leghista non riesce ad acquistare. Gli viene in aiuto Oleg Kostyukov.Finora però non si era mai saputo il tenore dei colloqui tra il russo e il consulente del leader leghista.
Kostyukov, dettaglio notevole, sarebbe il figlio di Igor Kostyukov, il capo del Gru, i servizi militari di Mosca, pezzo grossissimo dell’apparato putiniano. Abbiamo chiesto all’ambasciata russa a Roma una conferma o smentita sui legami tra i due, non abbiamo ricevuto alcuna risposta.
La sera del 27 maggio l’ambasciata russa manda per sms a Capuano i biglietti aerei di Salvini. Il quale riceve conferma che oltre al pranzo con Lavrov, ci sarà un incontro «fissato per martedì 31 maggio 2022», con Dmitry Medvedev, l’uomo che in questi mesi si è dimostrato il più falco dei falchi del Cremlino, e che 50 giorni dopo, alla caduta di Draghi, esulterà postando su Telegram una foto del premier italiano e di Boris Johnson, e la didascalia «chi sarà il prossimo?».
«Salvini – veniamo a sapere – avrebbe precisato che il suo obiettivo sarebbe di riuscire ad ottenere qualcosa a livello mediatico, fosse anche soltanto “una pacca sulla spalla”». Già era campagna elettorale?
Nella scena di questa spericolata operazione – che i russi dunque legano non solo a questioni internazionali, ma anche ad affari interni italiani che non dovrebbero riguardarli – gli americani si accorgono dei movimenti e cercano di marcarli, e depotenziarli.
«Capuano sarebbe stato contattato da un soggetto dell’ambasciata americana a Roma, che si sarebbe detto molto interessato al viaggio del senatore Salvini a Mosca, pur non avendone ancora compreso la reale finalità.
Capuano avrebbe risposto di non poter fornire dettagli (agli americani)», e avrebbe rilanciato la palla chiedendo di vedere eventualmente dopo il viaggio in Russia l’allora incaricato d’affari dell’ambasciata Usa, sollecitandolo a organizzare un incontro del leader leghista «con esponenti di altissimo livello a Washington».
Gli americani, sappiamo da fonti qualificate, ovviamente non daranno mai seguito a questa cosa. Ma continueranno a tenere discretamente d’occhio questa vicenda.
Dopo l’ultimo contatto coi russi, che annuncia la decisione di Salvini di rinunciare all’impresa, Kostyukov compie l’opera.
Di fronte a un Capuano in agitazione per la possibile irritazione del Cremlino, lo rassicura «di non preoccuparsi per gli impatti su Mosca»: «Parallele evidenze attesterebbero che il diplomatico russo, dopo il colloquio con Capuano, avrebbe lasciato la propria residenza per recarsi all’Ambasciata russa a Roma dove si sarebbe trattenuto per circa un’ora, verosimilmente allo scopo di tenere comunicazioni riservate con Mosca».
Il viaggio leghista a Mosca è fallito, ma c’è ampio e soddisfacente materiale per l’operazione-caduta di Draghi. Tutto questo avviene due mesi prima dell’impallinamento di Draghi, quando tutti gli attori si muovono ancora nel regno delle possibilità, e commettono dunque qualche spericolatezza. Non sappiamo cosa succede nell’ultimo mese e mezzo, se gli interessi russi per le scelte dei ministri italiani si siano riappalesati.
Certo fanno impressione, a rileggerle in questa luce, le parole pronunciate dal premier italiano in quello che resta il suo ultimo discorso in Senato: «In politica estera, abbiamo assistito a tentativi di indebolire il sostegno del governo verso l’Ucraina, di fiaccare la nostra opposizione al disegno del presidente Putin».
Jacopo Iacoboni
(da La Stampa)
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Luglio 27th, 2022 Riccardo Fucile
FA DISCUTERE UNA FOTO SCATTATA DURANTE UNA RIUNIONE DEL PARTITO, IN CUI SI INTRAVEDE ANCHE L’EX FORZA NUOVA PAOLO IARLORI
Ennesimo autogol per il partito guidato da Giorgia Meloni. Il caso a Civitavecchia. A fare
discutere un’immagine scattata dentro alla sede di Fratelli d’Italia in cui si possono vedere un poster con il vessillo della X Flottiglia Mas e una foto del suo comandante Junio Valerio Borghese, noto anche per aver organizzato un golpe, poi sventato, nel 1970.
Presenti nella foto ci sono i consiglieri di FdI Fabiana Attig, Giancarlo Frascarelli e Vincenzo Palombo.
Insieme a loro c’è anche Paolo Iarlori, dirigente della società del comune Civitavecchia Servizi pubblici. Ma c’è di più. Iarlori ha fatto parte di Forza Nuova fino al 2017.
Tanto da pubblicizzare su Facebook il tesseramento al partito di estrema destra guidato da Roberto Fiore.
(da agenzie)
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Luglio 27th, 2022 Riccardo Fucile
PER CONVINCERLA A RESTARE NEL PARTITO, LE AVEVA OFFERTO LA POSSIBILITÀ DI SCEGLIERE IL CANDIDATO GOVERNATORE ALLE PROSSIME REGIONALI IN CAMPANIA, OLTRE AD ALCUNI POSTI SICURI IN LISTA PER LEI E I FEDELISSIMI, MA MARA HA DETTO NO
Dicono che a Berlusconi sia andata di traverso l’uscita di Mara Carfagna da Forza Italia. Non è solo per affetto e stima che ha masticato amaro: il Cav sa che la sua pupilla puo’ valere l’1% di voti in Campania.
Per convincerla a restare nel partito, il Banana le aveva offerto mano libera in Campania, con la possibilità di scegliere il candidato governatore alle prossime regionali, oltre ad alcuni posti sicuri in lista per lei e alcuni suoi fedelissimi.
Mara Carfagna ha rispedito al mittente le avances: troppo grande la delusione per aver visto affossato senza ragioni un governo di cui era parte, in qualità di ministro per il Sud.
Infatti ha lasciato decantare lo scontento, ha aspettato qualche giorno prima di annunciare l’addio (non voleva sovrapporsi alla Gelmini) e si è messa al lavoro per lanciare un nuovo movimento per il Sud che rilanci la questione meridionale, in aperta contrapposizione alla Lega.
Intanto a casa Berlusconi tiene banco il nervosismo di Marina, rivelato da Francesco Verderami nel suo articolo di oggi (“Qualche avvisaglia la intravvede, strascico dello strappo operato dal Cavaliere con Draghi e che è stato contestato persino in famiglia dalla figlia Marina”).
La Caimana non ha apprezzato le manovre di Forza Italia per far cadere il governo Draghi e mal digerisce lo strapotere esercitato nel partito da Licia Ronzulli (ne avrebbe anche parlato con babbo Silvio che pero’ non vuole ascoltare).
(da agenzie)
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Luglio 27th, 2022 Riccardo Fucile
LA FOTO DI UNA POLITICA CHE FA UN COMIZIO CON IL MICROFONO SAREBBE ALLUSIVA? MA FATEVI CURARE DA UNO BRAVO
Alzi la mano, anzi il dito, chi – guardando la prima pagina di Repubblica – ha notato la
presuna allusione sessista della foto scelta per l’apertura del giornale.
Sicuramente, si vede un’immagine molto grande di Giorgia Meloni, sicuramente la sua espressione non sembra tra le più rassicuranti, il dito puntato verso l’interlocutore (o verso gli interlocutori di un comizio o di un convegno) dichiara un tono velatamente minatorio.
Il titolo – Il diktat – è sicuramente evocativo di poteri forti e di futuri oscuri per la prossima legislatura (la posizione di Repubblica su Fratelli d’Italia è stata sempre molto chiara).
Ma il presunto “sessismo” della foto è una cosa che non salta certo all’occhio. Fino a quando, almeno, non ha puntato l’attenzione sul tema Guido Crosetto, l’imprenditore con il passato in Fratelli d’Italia, che ha scritto un tweet in proposito: «A Repubblica non bastava infarcire quotidianamente il giornale di articoli che insultano, attaccano e diffamano, Giorgia Meloni e FDI. Era troppo poco. Quindi oggi hanno raggiunto un nuovo livello, superato altri confini: quelli della decenza, del buon gusto e del rispetto».
Nessuno aveva notato quello che prima Crosetto e poi altri esponenti di Fratelli d’Italia (che ha pubblicato anche una presa di posizione ufficiale in merito) hanno invece evidenziato: la presenza di un microfono in corrispondenza della bocca di Giorgia Meloni.
Starebbe qui, secondo la loro opinione, la volgarità sessista della scelta della fotografia.
Il microfono non è stato aggiunto in maniera posticcia alla foto: fa parte dello scatto, che viene fornito alle redazioni dalle agenzie fotografiche – nella fattispecie dalla Reuters.
In passato, dichiarati intenti sessisti erano resi espliciti dalla presenza di caricature o di modifiche in postproduzione delle fotografie. Eppure, tutto lo stato maggiore di Fratelli d’Italia ha cercato di sollevare la polemica: Tiziana Drago, Daniela Santanché, Carolina Varchi hanno parlato di toni da taverna e di machismo per questa scelta giornalistica.
Non si è fatta attendere la replica del direttore di Repubblica, Maurizio Molinari: «L’accusa – dice Molinari – è indicativa della cultura politica di un partito che si candida a governare il Paese e che anziché rispondere all’opinione pubblica su temi dirimenti come quello dei diritti, delle libertà costituzionali, del genere, preferisce eccitarla e confonderla con la manipolazione grossolana del lavoro di chi facendo giornalismo di questi tempi non smetterà di chiedere conto».
(da agenzie)
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Luglio 27th, 2022 Riccardo Fucile
L’IPOCRISIA DEL DEPUTATO DELLA PENNSYLVANIA GLENN THOMPSON
In Parlamento si è schierato apertamente contro le nozze gay e ha votato di conseguenza contro la proposta di legge sui matrimoni gay.
Peccato però che il deputato appena tre giorni dopo abbia partecipato ai festeggiamenti per le nozze del figlio omosessuale tenendo anche un discorso e affermando di aver sempre incoraggiato gli sposini a unirsi in matrimonio.
Protagonista della vicenda, che sta facendo molto discutere negli Stati Uniti, è un deputato repubblicano della Pennsylvania, Glenn Thompson.
“Adoriamo quando trovano il loro vero amore, specialmente quando entrano a far parte delle nostre famiglie. Questo è ciò che ho sempre sostenuto”, ha detto Glenn Thompson al ricevimento venerdì a Philadelphia, secondo l’audio del discorso ottenuto da Buzzfeed News. Thompson ha anche aggiunto di essersi sentito “benedetto” nell’accogliere il suo nuovo genero nella famiglia.
Un discorso da padre dello sposo orgoglioso ma che contrasta pesantemente con quando accaduto appena pochi giorni prima quando il rappresentante della Pennsylvania si è unito a 157 repubblicani della Camera nel votare contro il “Respect for Marriage Act ” , la legge che codificherebbe il diritto ai matrimoni omosessuali per proteggere l’uguaglianza nel matrimonio.
La legge, proposta dai Democratici, era stata presentata dopo i timori suscitati dalla sentenza della Corte Suprema in materia di aborto. I deputati in pratica volevano evitare che la corte potesse esaminare altri casi storici, compresi quelli che riaffermano le tutele del matrimonio tra persone dello stesso sesso.
La legge, che dovrà ora passare il difficile vaglio del Senato, è stata approvata con 267 voti a favore e 157 contrari., ottenendo il consenso anche di 47 repubblicani che hanno votato con i Democratici.
L’ufficio del deputato ha rilasciato una nota nella quale si afferma che Thompson e la moglie sono “molto felici di accogliere il nuovo genero nella loro famiglia” e che la legge non è “Nulla di più di uno slogan elettorale”.
(da Fanpage)
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Luglio 27th, 2022 Riccardo Fucile
“NON ANDRÒ IN TV NEI PROSSIMI MESI, NONOSTANTE SIANO TANTE LE RICHIESTE” … OSPITE DEL GIFFONI, IL SOCIOLOGO HA INFLITTO ALLA PLATEA DI GIOVANI LA SOLITA PROPAGANDA FILO-RUSSA: “IL PROBLEMA NON È L’ESPANSIONISMO RUSSO, MA LA NATO”
“Ho sempre amato fare conferenze nelle scuole superiori, ma per via delle polemiche
che circondano i miei interventi ho smesso di andare. È una mia scelta anche non andare in tv nei prossimi mesi, nonostante siano tante le richieste per un mio intervento in varie trasmissioni.
Peraltro ho un bimbo meraviglioso che non ha neanche due anni. Anche per questo mi fa tanto piacere essere qui a Giffoni con una platea di giovani”.
Lo dice come premessa Alessandro Orsini, saggista e studioso di terrorismo internazionale noto per le sue posizioni considerate filorusse, nel suo intervento davanti alla platea dei giovani di Giffoni.
“Nel libro ho ricostruito le cause profonde della guerra in Ucraina e le relazioni tra i due paesi con un arco temporale molto esteso. . La mia interpretazione è che il vero problema per comprendere la guerra in Ucraina non riguarda l’espansionismo della Russia, ma bisogna ricordare la vocazione imperialista della Nato e dell’Occidente”. Lo dice Alessandro Orsini alla platea di Giffoni.
(da agenzie)
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Luglio 27th, 2022 Riccardo Fucile
CONTE AVEVA APERTO ALLA POSSIBILITA’ DI SALVARE CINQUE BIG
Secondo indiscrezioni, a quanto apprende l’AdnKronos, Beppe Grillo avrebbe lanciato l’aut aut al leader del Movimento, Giuseppe Conte, minacciando, in una telefonata avuta nella serata di ieri, di lasciare il M5s se venisse introdotta anche una piccola modifica a uno dei pilastri del M5s, il tetto dei due mandati: “Se deroghi al secondo mandato dovrai fare a meno di me, lascio il Movimento 5 Stelle”, l’affondo del fondatore e garante.
Da qui alle prossime 48 ore il nodo comunque andrà sciolto, tra domani – con il rientro di Conte a Roma – e venerdì una decisione verrà presa.
Ma sul punto il fondatore del M5s sarebbe irremovibile, contrario anche alla micro-deroga, caldeggiata dall’ex premier, che salverebbe appena 4-5 fedelissimi, tra cui per esempio la vicepresidente del Senato Paola Taverna o il presidente della Camera Roberto Fico.
Conte, stando alle voci interne del Movimento, non avrebbe nessuna intenzione di andare allo scontro con Grillo, ecco perché le possibilità di arrivare a una ‘eccezione’ sarebbero scarsissime, mentre sale lo sconforto dei parlamentari con due mandati alle spalle.
Sul tavolo c’è anche la questione delle parlamentarie, ovvero la selezione dal basso per le liste che da sempre ha contraddistinto le candidature in casa M5S. I tempi stringono ed è complicato metterle in piedi, anche se da Statuto -articolo 7, lettera A – sarebbero previste.
Come ha scritto sull’Adnkronos Ileana Sciarra, la più informata dei cronisti politici che seguono i 5 stelle, il fondatore del M5s è pronto a tutto pur di difendere la regola del doppio mandato, fino ad arrivare a minacciare l’addio dalla sua creatura politica
«Il simbolo è di Grillo, anche se Conte dovesse decidere di rompere – e non lo farebbe mai – andremmo a sbattere. E’ Grillo che ci lascia senza M5S, non il contrario», ragiona un big pentastellato con l’Adnkronos
I tempi stringono ed è complicato metterle in piedi, anche se da Statuto – articolo 7, lettera A – sono previste. Grillo, raccontano alcuni beninformati all’Adnkronos, sarebbe per mantenerle, il che si traduce – per gli aspiranti deputati e senatori pentastellati – nella presentazione di certificato penale, certificato dei carichi pendenti e il 335 c.p.p. se a conoscenza di indagini o procedimenti penali a carico. Documenti difficili da tirare fuori nel mese di agosto. Tanto che, nei vertici, si era anche ragionato dalla possibilità di ovviare con un escamotage, magari sottoponendo le liste, già definite, al voto della base.
(da Open)
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