Gennaio 8th, 2024 Riccardo Fucile
PROPOSTE E ANNUNCI CHE NON PREANNUNCIANO NULLA DI BUONO PER LA NOSTRA DEMOCRAZIA
Abbassare la guardia, aprire le maglie, allentare le difese sulla
giustizia. Ridisegnare la figura e le prerogative della Presidenza della Repubblica, limitare, condizionare i poteri della magistratura.
E infine mettere sotto bavaglio il diritto di cronaca, magari istituire una commissione che controlli la “veridicità” delle notizie pubblicate sui siti, ovviamente a discrezione di commissari nominati da questa destra, occupare tutti gli spazi televisivi e culturali in cui il governo può intervenire.
A scorrerlo così sembra il corollario di un potere che, consolidatosi nei palazzi e alla guida delle istituzioni come non aveva mai potuto fare nell’Italia antifascista, ha deciso di farsi autoritario. Di svoltare e seguire modelli da satrapia orientale, allontanandosi progressivamente ma inesorabilmente dal modello riconosciuto di democrazia europea. Sono puntini fatti di norme e proposte di legge ed emendamenti e semplici annunci che, uniti, danno vita a un disegno che neanche le più pessimistiche previsioni potevano svelare così lontano dal tempo che viviamo. E tutto questo accade nonostante le rassicurazioni e i sorrisi di una presidente del Consiglio che pensa di poter esaurire la fastidiosa pratica del fact-checking sottoponendosi una volta l’anno alla maratona di tre ore e passa di una conferenza stampa, come l’ultima della settimana scorsa.
E invece i tanti campanelli d’allarme che stanno risuonando contemporaneamente ad apertura di quest’anno – che farà da spartiacque per le sorti della politica e del governo italiano – fanno comprendere quanto rischi di logorarsi se non strapparsi il nostro tessuto democratico. Come mai era avvenuto in 78 anni di Repubblica italiana.
Già nelle prossime ore riprenderà in commissione Giustizia alla Camera il cammino del disegno di legge Nordio che porta in grembo la norma con la quale questa maggioranza, con l’ormai abituale quanto superfluo sostegno di Azione e Italia Viva (Calenda e Renzi, che continuano a marciare divisi per colpire uniti), si prefigge tra l’altro di mandare in soffitta il reato di abuso d’ufficio. Come chiedono a gran voce stuoli di amministratori di centrodestra e, in qualche caso, anche di centrosinistra. Eppure, la Commissione europea in una direttiva aveva sollecitato tutti gli Stati membri a tenere in vita e potenziare le sanzioni legate a quel reato. La direttiva, inutile dirlo, qualche mese fa è stata stracciata e bocciata dalla maggioranza. E a poco è valsa la moral suasion del Colle e l’allarme lanciato dalla Procura nazionale antimafia (“L’abuso è un reato spia anche per i reati di mafia”). La legge-bavaglio, che ha vietato la pubblicazione delle ordinanze e perfino dei loro estratti, è stata addirittura confezionata dal parlamentare dell’ormai ex Terzo Polo Enrico Costa e approvata con un autentico blitz in Parlamento degno delle peggiori “salva-ladri” e “salva corrotti” di alcune legislature fa. La matrice politica, va da sé, è sempre la stessa.
Del resto, questo è il governo il cui ministro della Giustizia, Nordio, si propone in una ventilata “seconda fase” della sua sciagurata riforma di intervenire per limitare drasticamente lo stesso ricorso alle intercettazioni, pallino e maledizione di una classe politica, sempre quella, che non ha mai sopportato che i propri elettori o i colletti bianchi da proteggere fossero ascoltati, osservati, giudicati. Sarebbe meglio silenziare, proteggere, non fare nomi.
Sembra un brutto film. Così, come in una sceneggiatura di terz’ordine fin troppo prevedibile, spunta adesso l’idea del presidente della commissione Cultura della Camera, Federico Mollicone (toh, deputato di Fratelli d’Italia), di riformare l’editoria per evitare che “si finisca per criminalizzare, se non ridicolizzare, le libere opinioni” del suo partito, “la classe dirigente che tutti denigrano”, come ha confessato ieri a Giovanna Vitale sulle pagine di questo giornale. Allora occorre una bella stretta sui siti, un qualche meccanismo di controllo non meglio congegnato. Proposito nelle ultime ore ridimensionato e minimizzato dal diretto interessato, forse in un prevedibile sussulto del suo senso del ridicolo.
Il redivivo Minculpop sarebbe troppo perfino per questa banda di sprovveduti con la quale Giorgia Meloni si ritrova a governare un Paese del G7. Certo è che, ovunque si vada a parare, alla fine è sempre più forte di loro: la voglia della purga e dello scardinamento del sistema ha la meglio e prevale su tutto. All’opposizione politica non resta che alzare ancor più la voce, farsi sentire, svegliare le coscienze. A noi, il compito civile di continuare a raccontare e a raccontarli. A dispetto di ogni bavaglio. E di ogni censura.
(da La Repubblica)
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Gennaio 8th, 2024 Riccardo Fucile
“SORPRENDE CHI SOSTIENE SIA CIRCONDATA PER CASO DA GENTAGLIA”… “SONO DI DESTRA, MA NON HO MAI VOTATO FDI E NON HO L’INTENZIONE DI FARLO NEANCHE IN FUTURO”
“Chi comanda ha bisogno di farsi assistere non solo da scudieri intelligenti. Nel gioco del potere serve anche manovalanza di basso rango, gente capitata quasi per caso, magari con un gruzzoletto di voti e nient’altro”.
Il professor Franco Cardini ha sempre giudicato di serie B la squadra di Giorgia Meloni. Con la differenza che è frutto di una scelta politica. La premier ha fatto la sarta e ha cucito questa variegata rappresentanza.
“Nello stadio c’è la tribuna e c’è la curva. In Parlamento ci sono biografie dignitose e quelle indecenti. Credo che la Meloni conosca le une e le altre e davvero mi stupisce il giudizio di chi ritiene che la poveretta si ritrovi della gentaglia senza arte né parte e debba sopportarne le gesta.”
Lei dice che a Meloni servano anche i Pozzolo, i pistoleri?
Dico che esiste la necessità di avere nel partito questa massa di porta voti, gente dal curriculum piuttosto problematico ma efficace sul territorio. Il potere, raggiungerlo e poi gestirlo, ha necessità che non sono sempre in linea con il codice etico.
C’è tutta una narrazione che vede in Giorgia la luce e nei suoi il nero e le ombre. Lei brava, gli altri cattivi. Lei competente, gli altri somari.
Un Generale organizza la sua squadra. Sa che sul carro ci sale gente per bene e anche gentaglia. Ripeto: è la logica del potere.
Lei aveva profetizzato una disgrazia politica per l’avventura della Meloni. Farà la fine di Tambroni, aveva pronosticato.
Ho sbagliato, e tanto. Il mio errore è figlio di una sopravvalutazione della sinistra, che ormai non ha più legami con le piazze, non muove i fili, non organizza il consenso e non gestisce la protesta. Il mio è stato un errore abbastanza clamoroso. Noi storici quando siamo chiamati a giudicare il presente subiamo questa difficoltà.
Ma Meloni è ancora la premier di un partito di destra?
Direi che sta velocemente ristrutturando l’albero genealogico. Ora la sento parlare di conservatori riformisti.
Conservatori riformisti è un ossimoro.
È il modo per aprire una nuova stagione politica. A me pare che il nostalgismo sia un elemento ancora vitale del consenso meloniano, ma qui siamo davanti a un fatto davvero nuovo. È stato abbandonato il sovranismo, e questo governo è divenuto il più fedele soggetto della politica americana. Il segretario di Stato Antony Blinken è il tutor di Giorgia.
Giorgia l’americana.
Ecco sì, molto americana, molto atlantista, molto connessa all’establishment. Ma credo che abbia fatto i conti giusti per vedere il suo ruolo non insidiato da manovre né oggetto di attacchi o diffidenze.
Se Biden dovesse perdere le elezioni?
Vedrei un bel problema per Meloni. Trump ha idee lontane da quelle dell’Europa (e dell’Italia) sull’Ucraina, su Israele, su quasi tutta la politica estera occidentale. Il governo italiano ha solo da perderci da un esito che oggi sembra possibile.
Meloni deve stare attenta a non vincere troppo sui suoi alleati. Il cannibalismo nel centrodestra non è un’altra questione aperta?
Sarei meno convinto di questa eventualità. C’è sempre stato il leader che guida e gli altri magari col mal di pancia.
Detto che l’opposizione non è messa bene, Meloni deve temere più Schlein o Conte?
Penso che Conte abbia più cartucce perché il suo Movimento è più reattivo. Parte dei voti a Fratelli d’Italia vengono dai Cinquestelle e possono ritornare. Mentre il Pd, l’opposizione di sinistra, è tavola piatta, punto fermo e incomunicabile con la destra.
Meloni ha scelto il confronto televisivo con Schlein.
Infatti.
Lei è un antico e riconosciuto intellettuale della destra storica. Voterà Fratelli d’Italia?
Mai fatto in passato e non lo farò in futuro. A Giorgia voglio bene, auguro ogni successo ma il suo partito non fa per me.
(da Il Fatto Quotidiano)
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Gennaio 8th, 2024 Riccardo Fucile
GLI SCANDALI DEGLI AMICI DEL LEGHISTA NON SI CONTANO, LUI LI HA SEMPRE DIFESI, ORA NE PAGA IL FIO
Le figure chiacchierate, foriere di guai e bufere politiche e
giudiziarie, sono una costante nei dieci anni di Matteo Salvini da segretario della Lega. L’avvicinamento con Denis Verdini, protagonista insieme al figlio nell’indagine sugli appalti in Anas, è l’ultimo caso della saga, forse il più doloroso per il capo della Lega, perché è anche una questione di affetto per via del fidanzamento con Francesca Verdini, figlia di Denis e sorella di Tommaso, pure lui indagato.
L’inchiesta della procura di Roma sui Verdini è un caso che ha provocato tensione interna al governo, perché si innesta in una guerra sotterranea tra Lega e Fratelli d’Italia, in vista delle prossime elezioni europee. Per un pugno di voti i due partiti dell’estrema destra italiana, i primi sovranisti i secondi conservatori, approfittano l’uno delle disgrazie dell’altro.
IL SUOCERO CONSIGLIERE
All’epoca della riforma costituzionale voluta dalla coppia Renzi-Boschi, l’ex coordinatore del Pdl appoggiava il governo del Pd e Salvini, così come i suoi, si scagliavano contro Verdini definendolo in ogni modo possibile, il leghista Gianmarco Centinaio lo apostrofò come padre prostituente. Da quando Francesca Verdini, figlia di Denis ormai pregiudicato per bancarotta, è entrata nella vita di Salvini qualcosa è cambiato e per capirlo basta leggere le cronache degli ultimi mesi, ancora prima degli atti dell’indagine che coinvolge Verdini padre e il figlio Tommaso, finito ai domiciliari, per corruzione. Salvini ha minacciato querele, ma in questi mesi non ha mosso un dito, mai smentito, ricostruzioni che davano lui e Verdini dietro le nomine di questo o quello.
La Nazione, giornale che l’ex berlusconiano legge con dedizione ogni giorno, a metà aprile pubblicava la notizia della nomina del nuovo presidente di Mps. «Nicola Maione, già presidente dell’Enav, per tre anni nel consiglio d’amministrazione a Rocca Salimbeni, indicato dalla coppia Salvini-Verdini nella lotteria delle nomine, ha incassato ieri un plebiscito dall’assemblea degli azionisti di Banca Mps, andata in scena a porte chiuse», scriveva l’edizione di Siena. Ora Maione è professionista di lungo corso con profilo autonomo e indipendente, ma il racconto rende l’idea dell’intesa.
Stesso dicasi per la guida di rete ferroviaria italiana dove la Lega e Salvini hanno spinto per Dario Lo Bosco, le indiscrezioni, prima della nomina, raccontavano l’amicizia con Renato Schifani e proprio con Verdini. L’ingegnere, non indagato, compare anche negli atti dell’indagine sui Verdini. C’è un colloquio nel quale Verdini junior parlando con Lo Bosco gli spiega l’esigenza di ridurre i contatti con Federico Freni, all’epoca sottosegretario leghista nel governo Draghi e riconfermato nell’esecutivo Meloni, per evitare grande giudiziarie.
Negli atti il nome di Salvini ricorre diverse volte, senza alcun coinvolgimento penale. Di certo emerge il tentativo dei Verdini di usare la nota vicinanza al segretario della Lega per attirare clienti aumentando gli affari della società di consulenza Inver, creatura dei Verdini. E Fabio Pileri, socio di Verdini junior, riferisce di un interessamento di Francesca Verdini nella parabola ascendente del suo avvocato, Francesco Rizzo. C’è un altro episodio dimenticato dai più che racconta il ruolo di consigliere e vecchio saggio svolto dal pregiudicato Verdini.
Siamo nel gennaio 2022 e bisogna eleggere il presidente della Repubblica, l’ex senatore scrive a Marcello Dell’Utri, condannato per concorso esterno in associazione mafiosa, e Fedele Confalonieri per dettare la linea a Silvio Berlusconi che, all’epoca, nutriva il sogno di diventare primo presidente pregiudicato della Repubblica. La lettera suggerisce all’ex cavaliere di insistere fino a un certo punto e poi di lasciare a Salvini il ruolo di kingmaker del centrodestra perché al segretario leghista «si può chiedere lealtà, ma non fedeltà assoluta. Perché un’eventuale sconfitta sul Quirinale pregiudicherebbe anche la sua carriera politica», scriveva Verdini. La lettera viene accolta da Forza Italia con enorme disappunto e tradotta in un solo modo da alcuni maggiorenti del partito: «Berlusconi attento, ora Verdini lavora per Salvini».
GLI ALTRI CONSIGLIERI
Matteo Salvini ha mostrato la tendenza a infilarsi in situazioni imbarazzanti fuori dal comune, anche suo malgrado. Ben prima dello scandalo Anas-Verdini, il leader leghista ha dovuto difendersi e difendere uomini scelti da lui e messi in posti di comando finiti in scandali giudiziari trasformatisi in questioni politiche.
Il caso di Armando Siri spiega bene come il leader leghista gestisca le cose in casa sua. Siri è sotto processo a Roma, per corruzione. E in passato aveva patteggiato una pena per bancarotta. Invece di tenerlo a debita distanza, gli ha concesso sempre più potere: ora è consulente a 120mila euro del vicepremier, cioè di Salvini.
Lo stesso ha fatto con Alberto di Rubba, il commercialista del partito condannato in primo grado per aver distratto 1 milioni di euro pubblici. Dopo la condanna è stato promosso a tesoriere del partito. Del cerchio magico fa ancora parte Giulio Centemero, l’ex tesoriere condannato in primo grado per finanziamento illecito.
Per non dire a chi Salvini ha affidato la gestione delle alleanze internazionali. O meglio con la Russia. Dall’ex portavoce Gianluca Savoini all’avvocato consulente Antonio Capuano. Il primo è stato il regista dell’operazione Metropol: la trattativa condotta con un gruppo di russi per ottenere un finanziamento milionario in vista delle elezioni europee del 2019.
Ancora è un mistero, invece, come sia arrivato Capuano alla corte di Salvini. In piena guerra ucraina, i due avevano avvito una sorta di dialogo parallelo con l’ambasciatore russo a Roma. Senza dire nulla a Mario Draghi, presidente del consiglio e capo dell’esecutivo di cui la Lega faceva parte. Un’altra vicenda che ha isolato Salvini e la Lega in Europa. Ecco così arrivati alla fine del 2023, con il ministro Salvini a doversi difendere dagli affari della famiglia Verdini. Questa volta una questione di famiglia oltreché politica e giudiziaria.
(da editorialedomani.it)
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Gennaio 8th, 2024 Riccardo Fucile
TRA I BENEFICIARI ANCHE UN NOTO ESPONENTE DI FDI
Di cosa parliamo quando parliamo di «turismo sostenibile»? O meglio, di cosa parla il ministero del Turismo? Nella graduatoria per i finanziamenti pubblicata qualche giorno fa, infatti, come racconta il Fatto Quotidiano c’è qualche presenza inaspettata: se sono presenti agriturismi e noleggi di biciclette, figurano anche società di consulenza informatica, immobiliaristi, resort, ristoranti di sushi, stabilimenti balneari, noleggi auto e b&b.
E anche qualche beneficiario non estraneo alla politica, come un noto esponente di FdI e la famiglia di un ex parlamentare renziano. Il ministero di Daniela Santanché ha già pubblicato i vincitori del bando.
I fondi
Il riferimento, nel primo caso, è a Enoch Soranzo, segretario provinciale a Padova e consigliere regionale per FdI che ha un hotel nella bassa padovana, a Selvazzano (paese di cui fu anche sindaco).
Nel secondo caso invece il riferimento è alla famiglia Marcucci, proprietaria di un enorme resort in provincia di Lucca: a chiedere il contributo è stata Marialina Marcucci, sorella di Andrea, oggi animatore dei LibDem.
L’importo totale dei fondi è pari a meno di 4 milioni: 3,95, per l’esattezza, giudicati «pochissimi» dai sindaci dell’Unione comunità montane. Per di più, distribuito secondo criteri poco stringenti: l’avviso pubblico uscito a maggio, infatti, si rivolgeva a tutte le aziende anche vagamente collegate al turismo, come le compagnie di trasporti, gli alberghi e le società pubblicitarie. Certo, servivano progetti «di investimento che mirino a minimizzare gli impatti economici, ambientali e sociali generando contemporaneamente reddito, occupazione e conservazione degli ecosistemi locali».
I vincitori
Le spese ammissibili andavano da interventi edilizi a pubblicità, ma anche software, hardware e impianti per rendere il turismo più sostenibile. I progetti ammessi e finanziati sono stati 169, a fronte di 21 che non ce l’hanno fatta. Tra i vincitori, spiccano al fianco dei resort, degli stabilimenti balneari e delle spa le società che organizzano maxi eventi (come Piacenza Expo e Idee in Fiera, rispettivamente 58mila e 100mila), ma anche un gruppo proprietario di sushi attivo in Abruzzi (altri 100mila euro). E ancora: società che noleggiano bus o automobili, una flotta di barche a vela dalla Sardegna e una ditta di design specializzata in «mobili di alta qualità per odontotecnici».
I finanziamenti
Secondo Carlin Petrini, presidente dell’associazione Slow Food, «i finanziamenti del ministero del Turismo vanno investiti coinvolgendo insieme con le imprese direttamente gli Enti locali, Comuni, Unioni montane, Comunità montane. Potevano essere loro i beneficiari, per fare progetti integrati pubblico-privati, per le comunità locali».
(da Open)
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Gennaio 8th, 2024 Riccardo Fucile
“VENGONO PENSIONATI E CETO MEDIO. LA SALUTE SI AGGRAVA A CAUSA DELLE LISTE DI ATTESA”
A Ponte Lambro, periferia est di Milano, c’è un solo medico di base
per oltre cinquemila abitanti. E i 350 bambini della zona sono privi di un pediatra di base.
Così l’associazione Ali di Leonardo, composta da infermieri e medici volontari, ha deciso di aprire un ambulatorio infermieristico per offrire assistenza gratuite cure agli abitanti della zona. “Da quando abbiamo aperto vediamo che arrivano sempre più pensionati e persone del ceto medio che lavorano, ma hanno stipendi bassi e non possono permettersi le cure private” racconta al Fatto.it Gabriella Scrimieri, presidente di Ali di Leonardo. L’associazione gestisce gli ambulatori di Ponte Lambro e di Calvairate e si trova a dover fronteggiare una richiesta sempre più grande.
“Le condizioni di salute dei pazienti che arrivano da noi sono in netto peggioramento – osserva Scrimieri – a causa delle liste d’attesa troppo lunghe non hanno potuto fare controlli preventivi nel pubblico e non possono permettersi il privato”. Un esempio? La moglie di un negoziante della zona sta aspettando una visita specialistica cardiologica da più di un anno: “A pagamento invece era disponibile dopo pochi giorni, ma con due figli da mantenere non possiamo permettercela”. E così le condizioni dei pazienti si aggravano. In tanti vivono questa condizione. “Nel nostro ambulatorio proviamo a fare quello che possiamo – racconta Scrimieri – facciamo un inquadramento delle condizioni, rileviamo e monitoriamo i parametri vitali oltre a fare educazione terapeutica e sanitaria. E se il paziente necessita di una visita specialistica proviamo a mettere in contatto con altri specialisti volontari”.
(da Il Fatto Quotidiano)
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