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SONDAGGIO DIRE-TECNÈ: IL 52% DEGLI ITALIANI NON HA FIDUCIA NEL GOVERNO GUIDATO DA GIORGIA MELONI, FAVOREVOLE SOLO IL 41,1%

Gennaio 13th, 2024 Riccardo Fucile

SONDAGGIO PARTITI: FDI 28,8%, PD 19,2%, M5S 16,1%, FORZA ITALIA 9,3%, LEGA 8,4%

Fratelli d’Italia è ancora il primo partito nelle preferenze degli italiani, con il 28,8% del consenso. E’ quanto emerge da un sondaggio Dire-Tecnè con interviste effettuate l’11 e 12 gennaio 2024.
Alle spalle del partito di Giorgia Meloni, staccato di quasi 10 punti, si attesta il Pd, con il 19,2%. Sul gradino più basso del podio l’M5s, con il 16,1%.
A seguire gli altri due partiti della coalizione di Governo, con Fi che supera la Lega: 9,3% dei consensi per gli azzurri, 8,4% per il partito del Carroccio.
Chiudono la classifica, Azione (3,9%), Avs (3,5%), Iv (2,8%), +Europa (2,5%).
Più della metà degli italiani non ha fiducia nel governo guidato da Giorgia Meloni. Il 52% infatti non crede nell’operato dell’esecutivo che invece incontra la fiducia del 41,1% degli aventi diritto al voto. Non sa il 6,8%.
(da agenzie)

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“NELLA CHIESA CI SONO GLI ULTRAS, SONO LORO A DIVIDERE”: PAPA FRANCESCO METTE IN RIGA QUEI RELIGIOSI CHE ROMPONO I COGLIONI A OGNI SUA DECISIONE, NON ULTIMA LA BENEDIZIONE ALLE COPPIE GAY

Gennaio 13th, 2024 Riccardo Fucile

“IL PROVVEDIMENTO SULLE BENEDIZIONI DELLE COPPIE GAY RIGUARDA LE PERSONE, NON LE ORGANIZZAZIONI. NOI BENEDICIAMO LE PERSONE, NON IL PECCATO. QUANDO BENEDICIAMO UN IMPRENDITORE NON CI CHIEDIAMO SE HA RUBATO”

Papa Francesco è arrivato nella basilica di San Giovanni in Laterano per l’incontro, a porte chiuse, con il clero romano.
No ad omelie troppo lunghe: il Papa è tornato sul problema nel dialogo a porte chiuse con il clero romano. Le omelie devono durare “non più di otto minuti”, avrebbe detto il Pontefice secondo fonti presenti all’incontro. I sermoni dei preti devono andare dritto al cuore, trattare delle questioni della vita vita e non di temi troppo sofisticati.
“Sono qui per ascoltarvi, dite tutto quello che volete. Il tacere quando si ha qualcosa da dire è come una bomba, sentiamoci liberi di parlare”, L’incontro è stato aperto e chiuso dalla preghiera. Alla fine il Papa ha detto: “Pregate per me, però a favore”. E ha invitato i circa ottocento sacerdoti romani a non cedere “alle chiacchiere”.
Il Papa, nell’incontro a porte chiuse con il clero romano, ha risposto anche ad una domanda sulle benedizioni delle coppie gay. “Tanti sono sbalorditi ma non hanno letto bene. Il provvedimento sulle benedizioni delle coppie gay riguarda “le persone, non le organizzazioni. Se viene l’associazione Lgbt no, le persone invece sempre”. “Noi benediciamo le persone, non il peccato”, “forse vengono come coppie o come persone”. E poi ha fatto un esempio: “Quando benediciamo un imprenditore non ci chiediamo se ha rubato”.
Le divisioni all’interno della Chiesa sono state al centro di alcune domande dei sacerdoti romani al Papa. Per il Papa i conflitti interni alla Chiesa devono essere “gestiti” e non “nascosti”. Però ha fatto presente che “le rigidità non sono buone”, “abbiamo perso il senso ecclesiale”; ma “sono gli ultras che non si inseriscono nell’armonia” che lo Spirito crea nella Chiesa.
(da agenzie)

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DA ENIT A PALAZZO CHIGI: FARO DELLA CORTE DEI CONTI SULLA FIGLIA DELLA MINISTRA ROCCELLA

Gennaio 13th, 2024 Riccardo Fucile

LA SANTANCHE’ VUOLE TRASFORMARE L’ENTE IN UNA SPA

Negli uffici del ministero del Turismo in questi giorni è in corso di definizione il decreto che porterà alla soppressione dell’Ente nazionale italiano per il turismo e alla nascita di Enit spa, che avrà come azionista di riferimento il ministero dell’Economia.
Fonti vicine al dossier hanno detto che era tutto pronto per la fine dell’anno, come previsto da un decreto di aprile di palazzo Chigi. Ma i battibecchi sul prossimo presidente sembra abbiano frenato tutto. Soprattutto le ambizioni del consigliere d’amministrazione Sandro Pappalardo, uomo di Fratelli d’Italia, che negli ultimi mesi è finito al centro di numerosi accertamenti per via dei compensi percepiti dall’ente.
Negli uffici dell’Agenzia del turismo c’è quindi un gran da fare: non solo per pianificare la trasformazione in società per azioni. Ma per le indagini della Corte dei conti, che ha presentato la sua relazione al parlamento sul bilancio 2022: tra le tante critiche, anche quella sul distaccamento dei dipendenti verso altri enti.
Tra questi, può rivelare Domani, spunta anche la figlia della ministra Eugenia Roccella, spostata a palazzo Chigi sin dai primi giorni del governo Meloni.
Il varo della nuova Agenzia del turismo è in ritardo di quasi otto mesi: la delibera del Consiglio dei ministri è stata pubblicata lo scorso 22 aprile, con uno stanziamento di 7 milioni di euro per il 2023.
Al ministero guidato da Santanchè venivano dati 30 giorni di tempo dall’entrata in vigore del decreto per la costituzione di Enit spa. Il 10 maggio la nomina di un commissario per liquidare il vecchio ente, Ferruccio Maria Sbarbaro, avvocato molto apprezzato dalla capo di gabinetto del ministero, Erika Guerri. Da allora però nulla s’è mosso. Forse la tribolata estate della ministra – alle prese con le inchieste della procura di Milano sulla sua attività imprenditoriale – ha rallentato l’iter. Ma con la nuova società, sono sicuri in Enit, «diventeremo una Ferrari».
LA FIGLIA DI ROCCELLA
Partiamo dai molti rilievi dei magistrati contabili. La relazione evidenzia le 101 persone assunte nel 2021 da Enit per far fronte alle esigenze del ministero del Turismo per il Pnrr: oggi sono 92, di cui 5 distaccate presso altre amministrazioni «in contrasto con le specifiche finalità indicate dalla legge». Tra queste c’è anche la figlia della ministra della Famiglia Eugenia Roccella, Silvia Cavallari. È passata in avvalimento alla presidenza del Consiglio, con il via libera del ministero guidato da Santanchè, dal 14 novembre 2022 e per tutta la durata dell’attuale governo.
La figlia di Roccella a Chigi ha ritrovato Gaetano Caputi, capo di gabinetto di Meloni. Tra il 2021 e il 2022 Caputi ha ricoperto lo stesso ruolo al ministero del Turismo guidato dal leghista Massimo Garavaglia. Lui, Silvia Cavallari, Roccella e il marito Luigi Cavallari, hanno in comune anche l’appartenenza a Magna Charta, fondazione dell’ex ministro Gaetano Quagliarello. Per la figlia di Roccella un bel salto, dal “carrozzone” (Santanchè dixit) al gabinetto di Giorgia Meloni.
Tra gli altri rilievi della Corte dei Conti c’è l’assenza di un presidente, ruolo scoperto dal giugno 2022 e per cui negli ultimi mesi sono stati fatti i nomi dell’amico della ministra, Flavio Briatore – che sarebbe stato accolto con piacere in Enit dall’attuale dirigenza – e del campione Alberto Tomba.
Viene criticato anche il continuo avvicendamento di amministratori delegati (quattro negli ultimi due anni e mezzo) e l’assenza di un direttore finanziario – non nominato, dicono da Enit, proprio per la spada di Damocle di liquidazione e creazione della società per azioni – e il bilancio in verde.
Secondo i magistrati contabili l’attivo di 11 milioni e 405mila euro nel bilancio 2022 «non può essere letto in una chiave positiva», scrive il consigliere Stefano Castiglione, perché «trattandosi di un ente con una vocazione volta a migliorare l’immagine turistica sulla base di contributi interamente riconosciuti dallo stato dovrebbe tendere al pareggio di bilancio». Il dato «conferma una difficoltà dell’ente al conseguimento dei propri obiettivi».
Tra i dipendenti serpeggia grande malumore, anche perché l’ad Ivana Jelenic ha utilizzato la relazione della Corte dei conti per togliere la possibilità di fare lavoro agile. «Si sta pensando a uno stato di agitazione. «Ma poi se li immagina i figli dei politici che lavorano qui che si vedono negare lo smart working?», ironizza una fonte con Domani.
IL CONSIGLIERE-SOLDATO
In Enit spa è quasi certa la conferma degli attuali consiglieri di amministrazione. Sono due: l’amministratrice delegata Jelinic e il tenente colonnello Sandro Pappalardo. Jelinic è alla guida dell’ente dal 25 novembre 2022: la sua nomina è stata uno dei primi atti di Santanchè, annunciato in un’intervista televisiva in cui definisce l’ente «un disastro, un carrozzone, un marchettificio». Insieme a Jelinic va verso la riconferma anche Sandro Pappalardo, che però sta smuovendo mari e monti per farsi nominare presidente dalla ministra.
Tenente colonnello dell’esercito, già assessore al Turismo della Sicilia in quota FdI, molto vicino al ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida e al responsabile turismo del partito Gianluca Caramanna, da febbraio è anche consigliere per i rapporti con il parlamento del ministro della Difesa Guido Crosetto, nonostante non sia mai stato eletto in nessuna assemblea rappresentativa.
Pappalardo è consigliere di Enit dal 2019 con un compenso di 40mila euro annui, rimborsi esclusi. Risulta a Domani che negli ultimi mesi il suo incarico e i suoi guadagni siano stati al centro di alcuni approfondimenti di diverse amministrazioni dello stato per accertare lo svolgimento di attività lavorative in violazione della disciplina su incompatibilità, cumulo di impieghi e conflitto di interesse.
Alcuni di questi accertamenti sono ancora in corso. Sono diverse le richieste di documentazione giunte a Enit, ma i vertici dichiarano di non esserne a conoscenza. Il ministero della Difesa, su richiesta di Domani, ha fatto sapere che non sono risultati profili critici.
Tra le segnalazioni giunte al responsabile anticorruzione del MiTur c’è anche il finanziamento di Enit di 200mila euro al Nastro Rosa, manifestazione di Difesa servizi spa, società di palazzo Baracchini dove Pappalardo è consigliere del ministro (non retribuito, ma con possibilità di farsi rimborsare le missioni). Chissà se il consigliere-soldato continuerà ad avere il tempo di dividersi tra mille impegni, una volta messa in moto la nuova “Ferrari” targata Santanchè.
(da editorialedomani.it)

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FONDI BLOCCATI PER LA CAMPANIA, DE LUCA DENUNCIA IL MINISTRO FITTO IN PROCURA

Gennaio 13th, 2024 Riccardo Fucile

E RIBADISCE CHE INTENDE RICANDIDARSI IN CAMPANIA

Il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca ha intenzione di portare in tribunale il governo Meloni.
In particolare il ministro Raffaele Fitto, contro il quale ormai il governatore campano è ai ferri corti da almeno un anno per il blocco dei Fondi di sviluppo e coesione: 23 miliardi, di cui l’80% destinato al Sud. De Luca in una conferenza stampa convocata ad hoc annuncia una nuova fase della sua personale guerra contro il ministro che secondo lui deve dimettersi perché «inconcludente e incompetente, un danno per il Sud». De Luca ha spiegato di aver dato mandato «all’ufficio legale della Regione di procedere con la denuncia amministrativa, contabile e penale nei confronti del ministro Fitto per atti di omissione, se il giorno 20 gennaio non si sarà completato l’iter per il riparto dei Fondi sviluppo e coesione».
De Luca lamenta che intanto doveva esserci «una riunione pregiudiziale con tutti i ministri interessati». A convocarla doveva essere Fitto, ma non ci sarebbe ancora una data: «Manca una settimana ma la decisione di procedere alla denuncia l’abbiamo già presa – continua De Luca – La Regione Campania e il Sud non si fanno ricattare da nessuno».
Il terzo mandato
De Luca ha poi svelato in quale modo proverà a ricandidarsi, nonostante il limite dei due mandati per i presidenti di Regione: «Sento e leggo sui giornali che la Lega fa la proposta per il terzo mandato per il mio amico Zaia, ma non è vero: Zaia, il terzo mandato, lo sta già finendo, va per il quarto e quinto mandato. Noi andremo avanti perché non abbiamo recepito la vecchia legge nazionale, quindi i due mandati scattano da quando la recepiremo. Quindi andremo avanti, nei secoli dei secoli».
De Luca insiste che «bisogna dare la parola ai cittadini e non possono essere burocrati e anime morte romane che decidono in nome dei cittadini. Considero questa cosa una vergogna del nostro Paese, hanno paura della democrazia, hanno paura di dare la parola ai cittadini».
(da agenzie)

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RICHARD GERE E QUELLA GIORNATA A BORDO DELLA OPEN ARMS: “LEGGE CRUDELE PER UN PAESE COME L’ITALIA”

Gennaio 13th, 2024 Riccardo Fucile

“LA POLIZIA CERCO’ DI IMPEDIRCI DI TROVARE UNA IMBARCAZIONE CHE CI PORTASSE A BORDO”

Nel giorno in cui Matteo Salvini viene ascoltato a Palermo nel processo Open arms, l’attore Richard Gere racconta a “Il Cavallo e la Torre” su Rai3 cosa lo portò a bordo dell’ong catalana bloccata a largo di Lampedusa nell’agosto 2019: «Mi trovavo in Italia in visita da amici – spiega – e avevo saputo di una legge crudele, una legge che rendeva reato salvare le persone in mare. Avevo sentito della nave che non poteva entrare a Lampedusa. Per me era incredibile, soprattutto in Italia, un Paese così generoso».
L’Open arms, nell’agosto 2019, rimase diciannove giorni a largo di Lampedusa in attesa di un porto sicuro, dopo aver salvato 147 persone in tre diversi interventi. Per aver impedito lo sbarco, l’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini è imputato per sequestro di persona e rifiuto di atti d’ufficio. Il 9 agosto, Gere salì a bordo della nave portando ai migranti acqua, viveri e beni di prima necessità.
«Ho incontrato volontari provenienti da tutto il mondo che distribuivano cibo e acqua, c’erano esperti che offrivano assistenza psicologica alle persone traumatizzate non solo dal naufragio, ma dall’inferno vissuto in Libia», racconta l’attore, intervistato da Marco Damilano. «Questa non è una questione filosofica. I senzatetto, i migranti sono persone sole, sono esseri umani, potrebbero essere i nostri genitori, i nostri figli. Stiamo parlando di salvezza, queste persone rischiano la vita, le donne rischiano di diventare schiave sessuali».
Gere spiega anche perché abbia scelto di non partecipare all’udienza del 6 ottobre 2023 in cui era previsto fornisse la sua testimonianza: «Ho preferito un intervento a distanza e ho offerto una testimonianza scritta, ma non è stata accettata. Non è facile arrivare a Palermo, ma sono lieto di questo invito perché è molto importante esprimersi con calma sui fatti di quei giorni».
«Io sono privilegiato, non c’è alcun dubbio – rivendica l’attore hollywoodiano – e sono molto fiero e orgoglioso di poter aiutare le persone, questa è l’unica ragione per vivere».
Un appello rivolto alle istituzioni internazionali: «Ci saranno sempre i rifugiati, è un fenomeno strutturale. Dobbiamo prenderci le nostre responsabilità nei Paesi più abbienti. Penso che gli italiani abbiano svolto un lavoro eccellente, ma questa è una responsabilità è un fenomeno mondiale, non una problematica italiana. Bisogna coinvolgere l’Onu e l’Unione europea».
«Mi sono chiesto veramente se nel caso di Open Arms le autorità vedessero quelle persone come fratelli e sorelle. La nave era in acque internazionali e facemmo molta fatica a trovare delle imbarcazioni in grado di portarci lì, assieme agli aiuti. L’operatore di una imbarcazione ci disse che aveva ricevuto una visita, la sera prima, da parte della polizia e ci ha detto che non ci avrebbe più potuto aiutare», ha dichiarato Gere che salì sulla nave Open Arms per portare aiuti. «Abbiamo dovuto trovare un’altra imbarcazione. Il conducente mi ha mostrato un video in cui c’ero io con il Dalai Lama – ha raccontato l’attore – Anche il pilota ha sentito di avere la responsabilità di aiutare i fratelli più deboli tra noi. Molto gentilmente, con grande coraggio, ci ha condotto presso l’Open Arms».
(da agenzie)

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ELLY CONTRO TUTTI: PIU’ LE CONSIGLIANO DI NON CANDIDARSI CAPOLISTA ALLE EUROPEE, PIU’ LA SEGRETARIA PUNTA I PIEDI: “DECIDERÒ IO”

Gennaio 13th, 2024 Riccardo Fucile

L’IDEA E’ RAFFORZARE LA SUA LEADERSHIP MAGARI PORTANDO A CASA UN MILIONE DI PREFERENZE… SE DECIDESSE DI CANDIDARSI, POI CI SAREBBE UNA RESA DEI CONTI CON LA MINORANZA INTERNA

Per Elly Schlein quelli del «professor Prodi» sono «consigli». Certamente più benevoli di quelli che le rifilano Giuseppe Conte e Carlo Calenda (e cioè: non candidarti alle Europee). Come «consigli», ripete la leader del Pd in pubblico e in privato, li tratterà. Raccogliendoli, sì, ma riservandosi di non seguirli. «Farò le mie valutazioni». La leader è lei, d’altronde.
Certo poi dovrà far digerire la scelta al partito e anche a un pezzo della sua maggioranza interna. Il suggerimento consegnatole l’altro ieri in tv dal padre nobile dell’Ulivo, cioè di non candidarsi per l’Europarlamento, dove comunque non siederà dopo il voto, e tantomeno di farlo correndo in tutte e cinque le circoscrizioni, ha comunque un effetto sul Nazareno.
Il Prof ha ribadito la riflessione su tutta la linea: le pluri- candidature e in ogni caso le candidature finte sono «un vulnus per la democrazia. E se continuiamo a indebolire la democrazia in tutti i suoi aspetti, poi non ci lamentiamo se arriva la dittatura». Chiarissimo.
Il primo effetto è che nella cerchia di Schlein a questo punto spingono perché la segretaria annunci la sua scelta prima del previsto. Non più a marzo. Perché altri due mesi così, con tanti esponenti che si esprimono sulla sua corsa-non corsa, la esporrebbero a un logoramento inutile. Già hanno dichiarato in parecchi, sul punto. Non solo l’ex rivale delle primarie, Stefano Bonaccini, contrario alle pluri-candidature di «Elly».
Anche l’ala sinistra, che l’aveva sostenuta al congresso, con due big come Peppe Provenzano e Andrea Orlando, non entusiasti di una corsa a tutto campo modello Meloni.
Schlein ora non può annunciare di candidarsi a strettissimo giro, sembrerebbe un frontale col Professore. Ma potrebbe accelerare, comunicando la sua decisione entro fine mese o ai primi di febbraio. Tanti continuano a suggerire alla leader di calare nell’agone, a patto ovviamente che lo faccia la premier. Chi sono? Da Francesco Boccia a Marco Furfaro.
Da Sandro Ruotolo («Elly è un valore aggiunto, dobbiamo battere l’Europa sovranista») a Marta Bonafoni, che però ieri ammetteva: «Le parole di Prodi pesano sempre…». Ma anche nel giro Schlein c’è chi consiglia alla leader prudenza, come Chiara Gribaudo.
L’alternativa di una non-corsa sarebbe quella di avere 5 capilista forti. Magari Cecilia Strada al Sud. Ma si otterrebbe la stessa polarizzazione, con Meloni in campo? La leader comunque, raccontano nel giro dei fedelissimi, resta più che tentata dalla corsa
Il «brand Elly», con un milione di preferenze in cascina, uscirebbe rafforzato, anche nel caso in cui il Pd galleggiasse intorno al 20%, com’è oggi. Le darebbe più forza nell’affrontare altre tornate difficili. Le comunali a Firenze. Le Regionali in Emilia Romagna, Toscana, Campania e Puglia. Certo la minoranza interna non rimarrebbe in silenzio
Le liste vanno votate in Direzione e lì l’area di Bonaccini «darebbe battaglia». Lo scenario estremo sarebbe non votare le liste. C’è poi l’altro tema, che iniziano a porsi diversi big vicini a Schlein. Cioè se strutturarsi o meno con un’area.
(da La Repubblica)

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BENETTON, INTESA, FIAT: GLI AFFARI DI CARRAI CON L’ASCESA DI RENZI, DAL 2014

Gennaio 13th, 2024 Riccardo Fucile

NEL 2013 POCHI CLIENTI, DAL 2014 IL BOOM

Ci sono le maggiori banche italiane, da Intesa a Unicredit, Consorzio Cbi e Unipol, passando per Che Banca, Bnl, Carige, Fideuram, Iccrea e pure l’Abi, l’associazione delle banche italiane. Alcune delle più importanti partecipate dallo Stato: Leonardo, Enel, Terna, Poste, Ferrovie dello Stato. Colossi delle telecomunicazioni come Tim e Fastweb. E ancora: gli Elkann, con Fiat Chrisler, e i Benetton, attraverso la cassaforte di famiglia Edizioni e Aeroporti di Roma, società del gruppo Atlantia. Sono i clienti illustri della Cmc di Marco Carrai, il neonato gruppo che si occupava di “consulenza strategica” e “cybersecurity” del consigliere personale e amico di Matteo Renzi.
Nel dossier di 457 pagine acquisito dal Copasir viene svelata l’identità dei più generosi clienti di Carrai, le cui attività registrano una certa fortuna in parallelo con l’ascesa di Matteo Renzi alla guida del governo: “Si evidenzia che nel triennio 2014-2016 le varie componenti del gruppo Cmc, ove già costituite, hanno visto incrementare il loro volume d’affari rispetto al 2013, con particolare riferimento alla Cmc Labs Spa”, scrivono le Fiamme Gialle. La capogruppo, scrivono gli inquirenti, “dal volume d’affari di 1,5 milioni del 2013 è balzata a 6,2 milioni nel 2014, registrando una lieve flessione nel 2015 con 5,09 milioni e il picco massimo di 6,5 milioni nel 2016”. Tra 2013 e 2018 in totale gli incassi superano i 25,7 milioni.
L’arco temporale è interessante per la Finanza anche per un’altra ragione: “Dall’analisi dei reperti informatici di Marco Carrai è stata rinvenuta corrispondenza email e chat di messaggistica dalle quali di desume che la rete relazionale intessuta dallo stesso ad elevati livelli istituzionali, politici e imprenditoriali, hanno avuto effetti positivi riflessi nella sfera di operatività del Gruppo Cmc”. Pur non avendo ruoli istituzionali, Carrai per la Guardia di Finanza era “una sorta di anello di collegamento tra il presidente del Consiglio dei ministri Matteo Renzi e rappresentanti di grandi aziende, ma anche rappresentanti di istituzioni di altri Paesi che volevano recapitargli informazioni importanti e/o che manifestavano interesse di incontrarlo”.
Il gruppo Cmc nasce nel 2013, ma è nell’anno successivo che gli affari cominciano a girare. I maggiori contributori sono banche e assicurazioni: il gruppo Intesa San Paolo versa oltre 6 milioni, Cbi 3,9 milioni, Unipol 2,8 milioni. Fra i clienti di Carrai ci sono partecipate di Stato, i cui vertici vengono indicati dal governo. Oppure compagnie che vengono interessate da riforme approvate in quegli anni. Tra i clienti di Carrai c’è per esempio Iccrea, banca che nel 2016, con la riforma del credito cooperativo varata dal governo Renzi, diventa uno dei due maggiori raggruppamenti bancari del settore. Della nomina dell’amministratore delegato di Intesa, annota la Finanza, Carrai si interessa già nel 2013, sponsorizzando Carlo Messina, l’allora numero due: “Matteo, parlato con Mazzei. Nulla più di quelli che ti ho scritto nel sms. In più solo che Bazoli ha visto nel pomeriggio Mazzei e gli ha chiesto un nostro intervento su Fassino per Chiamparino per convincerlo a fare il cambio del Ceo (…)”. Negli anni a venire Carlo Messina sarà definito “il miglior banchiere italiano” da Renzi, che descriverà invece Sergio Marchionne (ad di Fiat Chrisler, altro cliente della Cmc di Carrai con 1,65 milioni) come il manager “più capace”. La Cmc riceve 100 mila euro anche da Edizioni srl, cassaforte della famiglia Benetton, che aveva già contribuito con 352 mila euro nel 2015 attraverso Aeroporti di Roma (controllata dall’allora gruppo Atlantia).
I bilanci della Cmc vengono ricostruiti dopo un sequestro presso il commercialista fiorentino di Carrai, Marco Fazzini. Quello stesso commercialista presso il quale nel 2019 sarà fondata, e chiusa dopo pochi mesi, la Digistart, ditta intestata a Renzi con cui l’ex premier sarebbe entrato a tutti gli effetti in affari con l’amico Carrai. La Gdf nota anche alcuni “incroci” di “operatività” tra varie aziende. Nel 2018 Carrai fonda la Marzocco Investments srl, che dalla Cmc avrebbe dovuto ricevere compensi fissi. Marzocco, a sua volta, avrebbe fatturato a Digistart compensi per affari andati bene. Uno schema che la Guardia di Finanza deduce da un pizzino trovato al commercialista Fazzini: “Marzocco fattura tutto e Digistart contrattualizza e fattura Marzocco prima che MC entri come socio al 50% e come Ad”. Renzi, come scrivono i commercialisti in un carteggio interno, aveva chiesto di avere a disposizione una stanza nello studio per poter usufruire dei “benefici di legge dovuti alla carica” e cioè all’immunità parlamentare.
(da agenzie)

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DE LUCA E I MEDICI “DELINQUENTI” CHE VISITANO IN CAMPANIA E POI PORTANO I PAZIENTI AL NORD

Gennaio 13th, 2024 Riccardo Fucile

“VENGONO UNA VOLTA AL MESE A FARE VISITE PRIVATE E POI SI PORTANO I PAZIENTI NEGLI OSPEDALI DEL NORD”

«Ci sono medici specialisti campani che lavorano negli ospedali del Nord. Vengono una volta al mese in Campania per fare visite private e poi hanno preso l’abitudine di portarsi i pazienti campani negli ospedali del Nord per sottoporli a interventi chirurgici». Parola del governatore Vincenzo De Luca, che parla della cosiddetta migrazione sanitaria dopo un’indagine di Anci Campania. «Capiamoci: se c’è una iperspecializzazione negli ospedali del Nord che motiva un particolare intervento chirurgico, nulla da dire; ma se si trasferiscono pazienti che possono essere operati tranquillamente nella nostra regione, beh questo è un meccanismo delinquenziale, truffaldino, che serve a portare risorse economiche dal Sud al Nord», spiega il governatore.
L’indagine sulla migrazione sanitaria
E De Luca aggiunge: «In tante realtà noi manteniamo in vita gli ospedali del Nord». L’indagine, di cui parla oggi il Corriere del Mezzogiorno, spiega che la migrazione sanitaria costa alla regione 3,5 miliardi di euro. «Nel 2022 la Campania ha pagato alle altre Regioni 281 milioni di euro per 63.990 ricoveri e 60 milioni per circa 1,9 milioni di prestazioni di specialistica ambulatoriale e di riabilitazione. Un terzo della spesa della specialistica è riferita agli esami di laboratorio con un valore medio di circa 16 euro. Il flusso migratorio campano è di prossimità per il 10% e verso le regioni del Nord per il 90%. Quanto alla tipologia della struttura erogante, il 34% è pubblica e il 66% è privata accreditata. Un fenomeno che merita una riflessione anche perché circa il 65% dei ricoveri è a bassa intensità o addirittura a rischio inappropriatezza», spiega Antonio Salvatore dell’Anci.
(da agenzie)

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VIVONO IN PIEMONTE E LAVORANO IN SVIZZERA

Gennaio 13th, 2024 Riccardo Fucile

LA GRANDE FUGA DEGLI INFERMIERI DAGLI OSPEDALI DEL NORD ITALIA

Vivono in Piemonte, ma lavorano in Svizzera. Sono circa 400 gli infermieri che nell’ultimo anno hanno lasciato la regione del Nord Italia «stremati da condizioni inaccettabili e attirati da stipendi che l’Italia si sogna», spiega NurSind, uno dei sindacati di categoria. «Ho mandato il curriculum, mi hanno chiamato dopo una settimana: in un colpo solo mi hanno riconosciuto tre scatti di anzianità», racconta a La Stampa un’infermiera. Lavorando 20 ore a settimana, ora guadagna 2.400 euro rispetto ai circa 1.700 del suo tempo pieno in Italia. «A me dispiace – sottolinea – l’Italia mi ha formato in maniera straordinaria, ma non può trattare così chi si sbatte».
«Facciamo turni massacranti, non riesci più ad avere una vita»
Chi decide di andare a lavorare negli ospedali svizzeri, dove a Briga, a 20 minuti dal confine italiano, verrà costruito un polo sanitario, ha meno di trent’anni. «È difficile resistere quando da una parte ti costringono a turni massacranti e a saltare le ferie e i riposi per 1.800 euro al mese», sottolinea un’altra infermiera di 25 anni, fuggita dal pronto soccorso di Domodossola. Nella maggior parte delle strutture ospedaliere in Piemonte manca il personale infermieristico: «Facciamo turni massacranti, non riesci più ad avere una vita. Basta che un collega si ammali e il turno è scoperto», spiega un’infermiera e delegata della Cigil.
«Perché un infermiere dovrebbe restare?»
Per citare qualche dato, secondo il sindacato Nursing Up all’Asl del Verbano-Cusio-Ossola manca il 10% dei 750 infermieri in pianta organica. E con la costruzione del polo sanitario al confine con l’Italia «la situazione peggiorerà», spiega il referente dell’area Vco. «Perché uno dovrebbe restare se può fare lo stesso mestiere altrove con carichi di lavoro inferiori, meno vincoli e stipendi più alti? Non siamo competitivi con il privato, tantomeno con l’estero», afferma Chiara Serpieri, direttrice generale dell’Asl Vco.
(da agenzie)

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