Gennaio 22nd, 2024 Riccardo Fucile
IL BLITZ ALLA COMMISSIONE FINANZE: “COME POTETE STARE QUI MENTRE LORO MUOIONO?”
Un gruppo di famigliari degli ostaggi israeliani detenuti a Gaza
ha forzato i controlli di sicurezza all’interno della Knesset ed è entrato nell’aula dov’era in corso la riunione di una commissione, urlando a gran voce ai deputati presenti la richiesta di azioni concrete e immediate per liberare i prigionieri.
«Come potete stare seduti qui mentre loro laggiù stanno morendo?», hanno gridato i famigliari degli ostaggi, che da mesi chiedono il rilascio immediato e senza condizioni delle centinaia di persone fatte prigioniere da Hamas il 7 ottobre.
«Adesso ci dovete ascoltare, non c’è più commissione o Knesset che tenga, c’è un solo tema di cui vi dovete occupare!», hanno intimato alcuni rappresentanti del gruppo ai rappresentanti della commissione Finanze del Parlamento.
Particolarmente preso di mira, pur in assenza, il premier Benjamin Netanyahu, considerato da molte delle famiglie responsabile del fallimento tanto del 7 ottobre quanto dei tentativi di lì in poi di riportare a casa gli ostaggi tramite le azioni militari.
Nel weekend rappresentanti delle famiglie hanno protestato ad oltranza sotto la sua casa di Caeserea, sul lungomare, mentre migliaia di persone si sono riversate in piazza a Tel Aviv sabato sera per chiedere le dimissioni del governo ed elezioni anticipate.
Assente il premier, nel mirino delle proteste sono finiti in particolare gli esponenti ultraortodossi della colazione di governo, compreso il presidente della commissione Moshe Gafni: «Avete smantellato il governo per la vostra agenda, ma non smantellerete la restituzione degli ostaggi».
Secondo il conteggio di Israele, sono 136 gli ostaggi ancora nelle mani di Hamas – compresi quelli che si presume già morti – dopo il rilascio a fine novembre di 105 di essi nell’ambito dei negoziati indiretti tra lo Stato ebraico e il movimento islamista. Le nuove trattative su cui spingono Usa, Qatar, Ue ed Egitto – per liberare gli ostaggi nell’ambito di un durevole cessate il fuoco e in direzione di una soluzione politica – restano al momento al palo per l’opposizione dell’ala dura del governo di Gerusalemme così come di Hamas.
(da agenzie)
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Gennaio 22nd, 2024 Riccardo Fucile
DESTRA IMPRESENTABILE, QUESTA SETTIMANA SI VOTA LA SFIDUCIA, IL CENTRODESTRA IN IMBARAZZO ASPETTA L’ANTITRUST
In Parlamento arriva la mozione delle opposizioni per revocare l’incarico a Vittorio Sgarbi, sottosegretario alla Cultura indagato per esportazione e riciclaggio di beni culturali. Ecco 10 buone ragioni per votarla.
1. Gli affari incompatibili – “Sgarbi cachet d’oro, 300mila euro in 9 mesi”. Il 24 ottobre 2023 il Fatto accende un faro sulle “attività parallele”, mai dichiarate, che il sottosegretario svolgeva tramite società del caposegreteria e della compagna. L’Agcm, su richiesta del ministro Sangiuliano, apre un’istruttoria i cui esiti sono attesi entro il 14 febbraio. Ma Sgarbi continua: settimana scorsa era Conegliano, per 1.500 euro presenta il nuovo libro. A mezzanotte (da sottosegretario) si fa aprire Palazzo Sarcinelli per vedere un De Chirico.
2. Ufficio pubblico e privato – L’inchiesta mette in luce un uso disinvolto degli uffici, con rimborsi e trasferte dubbi. Emergono favori ad artisti da cui riceve compensi, rapporti con finanziatori come il principe Antonio Pallavicino di Genova: il 2 gennaio Sgarbi fa una videodenuncia contro un progetto di ascensore sgradito al Principe e chiede la testa del soprintendente. Tre mesi dopo riceve da lui 54mila euro come “regalia”.
3. La frode sulle imposte – È ancora un quadro il grimaldello su cui poggia l’indagine della Procura di Roma per sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte: debiti con l’Agenzia delle Entrate (715mila ). I pm contestano a Sgarbi d’aver comprato un dipinto all’asta facendo figurare la fidanzata Sabrina Colle come acquirente e con denaro di terzi (Pallavicino).
4. Il riciclaggio – Da un’inchiesta del Fatto e Report a fine dicembre esplode la storia del dipinto rubato a Buriasco e riapparso in mostra a Lucca come “inedito” di proprietà di Sgarbi. Il sottosegretario è indagato per riciclaggio di beni culturali: si sospetta abbia esposto una copia anziché l’originale. Entrambe sono state sequestrate il 12 gennaio. Sono in corso accertamenti tecnici e perizie.
5. L’ esportazione illecita – Nel 2019 la Procura di Siracusa indaga su un giro di dipinti falsi messi in mostra da un impresario vicino a Sgarbi. Intercettandolo, salta fuori che insieme alla compagna Sabrina Colle stava tentando di esportare illegalmente un caravaggesco attribuito a Valentin de Boulogne sequestrato a Montecarlo. Sgarbi dirà alla procura di Imperia che non era suo, ma l’ex restauratore Mingardi lo smentisce. Una mail partita dalla segreteria di Sgarbi ne attesta l’autenticità. Tenterà di attribuirne la proprietà a un morto (Augusto Agosta Tota), ma la figlia nega: “Mai visto quel quadro”.
6. La figuraccia mondiale – “Ladròn de cuadros?’: la notizia su Sgarbi indagato fa il giro del mondo. I giornali sottolineano il silenzio di Giorgia Meloni. Anche il New York Times gli dedica un articolo. Sconcerta che un uomo di governo sia indagato per reati specifici della sua funzione: il ministero della Cultura dovrebbe tutelare i beni culturali.
7. Un topo nel formaggio – Sgarbi ha sempre rivendicato una concezione “privatistica” dell’arte a favore di mercanti, collezionisti e antiquari, teorizzato regole e prassi diverse da quelle previste dalla legge sulla tutela e dal Codice dei beni culturali. Nel frattempo – stando alle inchieste – le praticava come collezionista, pro domo sua.
8. La debolezza del governo – “I ministri sono tutti incompetenti”. Da subito Sgarbi è emerso come anomalia: nessuno lo vuole, nessuno lo caccia. Alle uscite imbarazzanti e alle inchieste è seguita la consegna del silenzio, segnale di debolezza anziché forza.
9. Attacchi a stampa e magistratura – La sgangherata difesa di Sgarbi è fatta di attacchi ai giornalisti che insulta e diffida sistematicamente. Dei carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio il 7 gennaio dice: “Lavorano con me, per me”. Cinque giorni dopo se li ritrova in casa, ma per perquisirla e sequestrargli quadri e telefoni. Attacca anche la pm di Imperia, Barbara Bresci.
10. Le bugie –Grazie a trasmissioni senza contraddittorio e giornali “amici”, continua a mentire. Sul ritrovamento fortuito del Manetti cita un “testimone”, Pietro Pambianco, che lo smentisce nel giro 24 ore: “Mai visto quel quadro”. Testimoni come il restauratore Mingardi e i riproduttori De Pietri sono sempre “incapaci” e “mossi da livore”. In realtà, rei di non avergli retto ancora il gioco.
(da ilfattoquotidiano.it)
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Gennaio 22nd, 2024 Riccardo Fucile
FORTUNE IMPROVVISE O CARRIERE CONSOLIDATE SOTTO IL SEGNO DEL PARENTE
Mogli, figli, fidanzate, compagni, amanti. In Rai è pieno di
parentele illustri, vicinanze familiari che in alcuni casi possono esser stati decisivi nello spingere le carriere dei protagonisti del piccolo schermo e in altri casi magari no. Sta di fatto che tra i volti noti sono tante le parentele eccellenti, come anche a Mediaset del resto. L’ultima notizia in tal senso riguarda Federico Vespa, primogenito di Bruno, sbarcato su Radio 2 con Sogni di gloria. Ma Vespa jr, giornalista da molti anni (Rtl 102.5 e altro), in Rai era già approdato, a Isoradio. “Mi spiace che per lui ci sia un tetto di cristallo. Usando uno pseudonimo lavorerebbe di più. Eppure, in Rai i ‘figli di’ non mancano”, si era lamentato il genitore intervistato dal Corriere nel 2022.
Le cronache riportano anche un altro episodio recente. Perché qualche maligno s’è chiesto per quale motivo Rita Dalla Chiesa, ora deputata forzista, in Vigilanza Rai si sia lanciata in un’intemerata difesa di Michele Guardì dopo le polemiche sui fuori onda misogini trasmessi dalle Iene. Ebbene, qualcuno ha collegato le parole di Dalla Chiesa al fatto che sua figlia, Giulia Cirese, lavori come consulente a I fatti vostri, dopo esser stata a lungo autrice di Unomattina, tra l’altro molto stimata all’interno dell’azienda.
Sempre la recente cronaca ha portato alla ribalta pure Incoronata Boccia, autrice di un triplo salto carpiato dalla redazione del Tgr Sardegna a vicedirettrice del Tg1. Incoronata ha un marito assai noto: si tratta del giornalista Rai Ignazio Artizzu che, dopo aver fatto da portavoce dal governatore Christian Solinas, è tornato in azienda come capo della sede di Cagliari, non senza qualche polemica interna.
Un altro Boccia,Francesco, capogruppo Pd in Senato, è invece sposato dal 2011 con Nunzia De Girolamo: la loro unione (lei all’epoca di Forza Italia), fece scalpore, con tanto di benedizione a denti stretti strappata a Berlusconi. Nulla ha potuto, però, il senatore di fronte al fallimento di Avanti popolo, di cui fu ospite nella prima puntata, con un’intervista tra moglie e marito già entrata nella storia della tv.
Tra i volti di recente successo c’è poi quello di Annalista Bruchi: ReStart quotidiano ha un discreto riscontro di pubblico e piace alla gente che piace (Aldo Grasso). Bruchi è sposata con Mario Valducci, ex parlamentare di FI, un tempo assai potente nella corte di Berlusconi. Altro volto di successo quello di Ingrid Muccitelli, conduttrice di Unomattina in famiglia, nota anche per la storia d’amore col potentissimo e berlusconiano ex direttore generale Rai, Mauro Masi (telefonata in diretta a Santoro, ricordate?). Ora Masi è presidente di Consap. Tra i volti con parentela illustre c’è anche Vira Carbone, storica conduttrice di Buongiorno benessere, il cui marito è l’ex parlamentare del Pd e dell’Udc Renzo Lusetti. In grande ascesa pure la moglie di Amadeus, Giovanna Civitillo, ospite fissa in svariati programmi e ha condotto alcune serate speciali: galeotta fu proprio mamma Rai, perché i due si conobbero nel 2003 sul set dell’Eredità, dove lei faceva la ballerina. A proposito di Amadeus, ha fatto scalpore la sua recente rottura col manager Lucio Presta, che dal 2011 è sposato con un’altra star della tv, Paola Perego, ora conduttrice di Citofonare Rai2.
Altre coppie famose sono Paola Ferrari e il marito Marco De Benedetti (ma i rapporti fra lei e l’Ingegnere sono pessimi) e Caterina Balivo con il genietto della finanza Guido Maria Brera. Mentre una conduttrice Rai con parentela importante è Elisabetta Ferracini, primogenita di Mara Venier. La storica inviata di Porta a porta, Vittoriana Abate, invece, nel settembre scorso è convolata a nozze col deputato leghista Simone Billi, con tanto di gran festone zeppo di vip documentato da Dagospia. Tra le parentele ultra eccellenti non si possono poi dimenticare Natalia Augias (figlia di Corrado), ora corrispondente da Londra, e Alberto Angela, che ha collaborato a lungo col padre Piero per poi succedergli. Ma, almeno lui, con onore.
(da ilfattoquotidiano.it)
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Gennaio 22nd, 2024 Riccardo Fucile
A SANT’ANGELO LODIGIANO SONO IN CORSO I FUNERALI… LO STRISCIONE: “STAMPA E TV, RISPETTATE LA FAMIGLIA E NON FATEVI VEDERE PIU'”
Sono iniziati alle 10 di oggi, lunedì 22 gennaio, i funerali di Giovanna Pedretti, la ristoratrice di Sant’Angelo Lodigiana trovata morta nel fiume Lambro dopo le polemiche che l’hanno colpita sulla veridicità di una recensione sulla sua pizzeria.
La famiglia aveva chiesto espressamente alla stampa di non partecipare alle esequie e quindi ha impedito l’accesso alla Basilica dei Santi Antonio Abate e Francesca Cabrini ai giornalisti che si sono presentati ugualmente. Inoltre sulla facciata della chiesa è stato esposto un grande striscione con scritto: “Stampa e tv rispettate la famiglia e non fatevi vedere più”
Anche il parrocco, Don Enzo Raimondi, che ha celebrato la funzione, durante l’omelia non ha risparmiato duri attacchi alla sovraesposizione mediatica che la donna ha ricevuto.
“Quante note stonate abbiamo dovuto ascoltare in questi giorni. Da un parte il dolore di chi si è sentito attaccare, una persona che ha sempre fatto qualcosa per rendere questo mondo migliore. Dall’altra il giudizio sommario, di chi parla senza sapere. Di chi costruisce castelli di carta, di chi cerca dove anche c’è del bene che pensa ci sia un tornaconto. Ora c’è una famiglia che chiede silenzio. Abbiamo vissuto l’invadenza, l’insistenza del diritto d’informazione, l’arroganza di chi pensa di poter distruggere”.
Il parrocco ha poi continuato ricordando la donna, che in paese conoscevano tutti: “Ricordiamo l’onestà e la generosità di Giovanna. Un errore forse ha fatto Giovanna: aver per un attimo pensato che oltre agli estranei accusatori che hanno dubitato di lei, potessimo aver dubitato di lei anche noi che la conoscevamo. Bisogna impedire ai leoni di tastiera di distruggere tutto. Ora è il momento del silenzio. Cosa non abbiamo fatto, cosa avremmo potuto fare? Siamo convinti che non sia successo nulla di così grave. Ma quante volte Giovanna ha consolato noi, quante volte ci è stata vicina. Anche il silenzio ora, si trasforma in una parola, che dice rispetto”.
Molto numerosa è la folla di persone che ha deciso di rendere omaggio alla ristoratrice. Una folta folla, composta da circa mille persone, si è infatti riunita oltre le transenne poste all’esterno della Basilica per dare un ultimo saluto a Giovanna Pedretti. A tutti loro il marito e la figlia avevano chiesto di non portare fiori, ma di devolvere l’equivalente in beneficenza.
Intanto la Procura della Repubblica di Lodi continua le sue indagini per istigazioni al suicidio. E anche la famiglia della donna ha deciso di assoldare, per il tramite del loro avvocato, un consulente informatico che si occuperà di verificare la veridicità della recensione.
(da Fanpage)
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Gennaio 22nd, 2024 Riccardo Fucile
E’ LA “RIVOLTA DELLE PERSONE PERBENE” CHE SCENDE IN PIAZZA IN DIFESA DELLA DEMOCRAZIA
«Tutta Berlino odia l’Afd» grida la voce dal palco, e dalla folla
radunata davanti al Bundestag si alza un boato. «Non ci dividiamo» supplica la vocina al microfono. Ed è anche il senso delle parole di Frank-Walter Steinmeier.
Dopo una settimana di staffetta di cortei in decine di città tedesche contro la minaccia bruna – le stime parlano di oltre 1,5 milioni di persone solo nel weekend – è intervenuto il presidente della Repubblica, esortando i suoi concittadini a «dimostrare che uniti siamo più forti», a formare «un’alleanza dei democratici».
A Berlino sono «incredibili» 350mila ad aver sfilato ieri, scivolando un po’ incerti sulle lastre di ghiaccio tra il parlamento e la cancelleria: è la capa dei Fridays for Future , Luisa Neubauer, a twittare la stima quando è già buio.
È il senso dei tedeschi per la storia. La notizia di incontri segreti tra i nazionalisti dell’Afd – gli alleati in Europa di Matteo Salvini – ed esponenti neonazisti ha scatenato da otto giorni cortei pacifici in decine di città tedesche, nonostante le temperature polari. Ieri a Monaco erano attese 25mila persone, la polizia ha sciolto la manifestazione «per motivi di sicurezza » quando ne erano già arrivate dieci volte tanti.
Si manifesta anche a Lipsia, a Cottbus, a Colonia e altrove e persino nella sassone Piena, governata da poco daun sindaco dell’Afd. È una costante, in questa «rivolta delle persone perbene», come hanno titolato in molti. Non vogliono più assistere inermi all’ascesa dei nazionalisti, hanno imparato dalla storia che bisogna reagire ai primi segnali di eversione.
In questi giorni sono in piazza tutti, sindaci della Spd e verdi, governatori Cdu, consiglieri Fdp, sindacalisti di ogni colore e persino il governatore della Bundesbank, Joachim Nagel, avvistato sabato a Francoforte, «contento» del «segnale forte per la democrazia». L’intero l’arco costituzionale sta sfilando compatto contro l’ascesa dei nazionalisti. Senza distinguo, senza se e senza ma.
(da agenzie)
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Gennaio 22nd, 2024 Riccardo Fucile
IL SONNO DELLA RAGIONE GENERA MOSTRI MA I TEDESCHI SONO BEN SVEGLI
Il sonno della ragione genera mostri ma una parte della Germania è ben sveglia e le manifestazioni di questi ultimi giorni sono lì a dimostrarlo. Oltre un milione e mezzo di persone sono scese in piazza in questo fine settimana contro l’estremismo di destra, dicono gli organizzatori.
Nessuno prende più a ridere i deliri nazionalisti di Alternative für Deutschland dopo le rivelazioni dell’incontro di Potsdam di novembre, dove esponenti vicini alla leadership di Afd ragionavano di come far “remigrare”, cioè espellere, non solo i migranti senza prospettive di asilo ma anche i cittadini tedeschi di origine migratoria.
Circa un quarto della popolazione tedesca – dice uno studio del Bpb – è composta da stranieri e da cittadini di origine non tedesca – tra cui italiani, turchi, portoghesi e greci arrivati a partire dagli Anni 60 come Gastarbeiter (lavoratori ospiti). “Remigrare” 20 milioni di persone dunque? La riunione di Potsdam ha reso evidente anche un altro aspetto. Il volto presentabile dell’Afd non è così distante dal volto più radicale del partito, quello vicino al movimento identitario, che punta a «ripulire le strade del Paese» e parla di «una Germania che deve tornare ad essere più tedesca», come ha detto Thorsten Weiss dell’Afd berlinese. Tutti aspetti che con la democrazia hanno poco in comune.
Ed è per la paura che gli incubi possano diventare realtà a breve – con un Afd che viaggia al livello federale al 22% (ultimo sondaggio Insa) – che l’altra Germania scende in piazza. Con slogan diversi, ma in sostanza uguali – «proteggere la democrazia, combattere l’Afd» – decine di città si sono auto organizzate in manifestazioni spontanee via via più numerose.
«Niente birra per i nazisti» si leggeva, insieme a slogan più impegnati. Venerdì erano 80.000 ad Amburgo, 16.000 ad Halle, 25.000 a Colonia, 40.000 a Dresda, 10.000 a Lipsia e poi ancora ieri 100.000 a Monaco e altrettanti a Berlino, 35.000 a Brema, Francoforte ed Hannover e 20.000 a Stoccarda e Karlsruhe. Raduni partecipati come non accadeva dall’89, riportano i media.
In più casi, ad Amburgo prima e a Monaco poi, gli eventi sono stati sciolti dalla polizia per una partecipazione molto oltre le attese. Ma nel magico mondo dell’Afd, dove si vagheggia di un’Europa delle nazioni, possibilmente pure, non c’è spazio per la realtà. È per questo che all’indomani dell’incontro di Potsdam si è riacceso il dibattito sull’ipotesi di bandire l’Afd, così come negli Anni 50 era stato messo fuori legge l’Srp, che si richiamava allo Nsdap, il partito nazionalsocialista.
Secondo l’articolo 21 paragrafo 2 della Costituzione i presupposti ci sarebbero. I partiti «che per il loro comportamento o scopi compromettono il libero ordine democratico o minacciano l’esistenza della Repubblica» non devono avere la possibilità di essere eletti democraticamente. Ora la discussione è se ci sia anche l’opportunità politica per passare dalle parole ai fatti.
(da La Stampa)
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Gennaio 22nd, 2024 Riccardo Fucile
NESSUNO AVREBBE PREVISTO UNA PARTECIPAZIONE DI QUESTA ENTITA’… IN TUTTA LA GERMANIA E’ RIVOLTA CIVILE CONTRO LA FOGNA AFD
Erano attese 25.000 persone, forse anche 30.000. Ne sono
arrivate 250.000, un fiume umano che per motivi di sicurezza ha costretto all’annullamento della manifestazione in programma ieri pomeriggio a Monaco per dire no all’estremismo di destra, sull’onda di quello che sta accadendo in tutta la Germania.
È un “no” forte e chiaro all’Afd, ai neonazisti e ai loro programmi di deportazioni di massa dei migranti, quello della capitale bavarese che Eisenhower descrisse come “la culla del nazismo “.
Un no particolarmente significativo proprio per la storia della città. L’appuntamento per la marcia di protesta che avrebbe portato il corteo a passare anche davanti alla villa in Potsdamer Strasse dove ha sede la Confraternita Danubia, un’organizzazione studentesca classificata di estrema destra dall’Ufficio federale per la protezione della Costituzione, era fissato per il primo pomeriggio al Siegestor, l’Arco del Trionfo ottocentesco ispirato all’Arco di Costantino a Roma dedicato a Ludwig I di Baviera.
Già mezz’ora prima dell’inizio della manifestazione è però stato chiaro a organizzatori e polizia che sarebbe stato impossibile garantire la sicurezza all’immane folla di manifestanti che si è presentata per dire no alla visione di odio degli estremisti di destra.
I coloratissimi cartelli sostenuti dai presenti di ogni età -anziani, giovani, famiglie con bambini, con le origini etniche più diverse- su questo parlavano chiaro: ““Impariamo dalla storia invece di ripeterla”, “Nessuna tolleranza per l’intolleranza”, “AfD – Un incubo per la Germania”, “Mai più 30 gennaio 1933”(data dell’ascesa al potere dei nazisti , quando Hitler venne nominato cancelliere del Reich).
C’erano persone ovunque, anche nelle strade laterali, impossibile in molti tratti trovare un metro per passare, organizzatori e polizia hanno dovuto prendere la decisione di non far partire il corteo previsto. Tra cori e fischi, un migliaio di manifestanti si recato nella Potsdamer Strasse, che è stata isolata dalla polizia. Un elicottero della polizia sorvolava la zona mentre , come riporta la Süddeutsche Zeitung , alcuni membri dell’organizzazione di attivisti di estrema destra Danubia, seduti su una terrazza brindavano con birra e prosecco, diffondendo musica a tutto volume attorno alla villa. Dalla strada i manifestanti, tra cui molti anziani, urlavano “Fuori i nazisti!” e “Buttate fuori i nazisti dalla villa, trasformatela in un asilo nido!”. Intanto la folla che si era radunata per la manifestazione, informata tramite altoparlanti dell’annullamento del corteo, si è pian piano ritirata.
Le fermate della metropolitana più vincine alla zona del palco sono però rimaste chiuse per un paio d’ore per evitare i rischi del sovraffollamento. La protesta in strada di Monaco non è stata l’unica di oggi in Germania per dire no all’ultradestra. Come nei giorni scorsi sono scese in piazza decine di migliaia di persone anche a Berlino, Colonia, Duesseldorf, Bonn, Brema, Stoccarda, Ratisbona, citando solo alcune località protagoniste della grande ondata di democrazia. In molti casi la situazione è stata analoga a quella di Monaco, con molti più partecipanti del previsto: a Saarbruecken ne aspettavano 500 ma ne sono arrivati 12.000. In un video discorso postato nel pomeriggio il presidente della Repubblica Frank-Walter Steinmeier ha ringraziato tutti quelli che durante il weekend hanno alzato la voce contro la misantropia e l’estrema destra e ha invitato tutti i democratici tedeschi a formare un’alleanza per la democrazia. È incoraggiante, ha detto, che centinaia di migliaia di persone siano scese in piazza contro l’estremismo di destra nel fine settimana, “difendono la nostra Repubblica e la nostra Costituzione dai suoi nemici. Difendono la nostra umanità”.
(da agenzie)
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