Gennaio 23rd, 2024 Riccardo Fucile
CHI L’HA SCRITTO NON DEVE ESSERE MAI USCITO DAL RECINTO DEGLI ALBERGHI AFRICANI A 5 STELLE: DEI PROBLEMI DELL’AFRICA NON SA NULLA
L’incerto e il mistero, meravigliosi in amore dove sono propizi ad ogni sorta di intrigo, sono catastrofici in politica. Perché rischiano di propagare il regno del sospetto e di mettere in piedi un rapporto obliquo con la verità.
Prendiamo dunque il piano Mattei. Prendiamolo con la punta delle dita, delicatamente, non con gli artigli di un terzomondismo proiettivo che peraltro si è estinto con il Terzo Mondo come entità autonoma: sosteneva, lo sciagurato, saltimbanchi sanguinari che si pensava incarnassero il nuovo eden rivoluzionario.
Per carità: un piano come quello del governo italiano che si prefigge di inventare «un rapporto non predatorio» con l’Africa merita ben altro che liquidazioni sarcastiche. Anzi: tirar fuori una idea per questa vecchia Europa che si rintana e tace mentre in quello che un tempo si chiamava il “continente nero” Stati Uniti, Cina e Russia intervengono e si immischiano in ogni cosa può esser lodevole.
Smuove quanto meno ideologie balbuzienti. Si accusa: ma è il solito «aiutiamoli a casa loro» per toglierci il fastidio (per le destre ma non solo) di vederseli davanti, gli africani, con gli abiti ancora gocciolanti di Traversata. Vediamo piuttosto se può funzionare.
In fondo la politica è anche retorica e passione e, ogni tanto, una idea che accenda la immaginazione di milioni di persone. Leggiamo i sei articoli dell’impegnativo progetto diventato legge. Affiorano concetti antichi come fossili nello scisto, «cooperazione allo sviluppo», e geroglifici retorici nuovi di zecca, oscuri ma pervasivi: ricerca e innovazione, sfruttamento sostenibile delle risorse, tutela dell’ambiente, imprenditoria ovviamente femminile (un giretto in qualsiasi suk africano farebbe scoprire agli estensori che da quelle parti sono avanti in questa faticosa eguaglianza) e ovviamente la modernizzazione digitale. Si vuole estrarre ogni frammento di luce da questa terra disgraziata.
Mi viene da pensare che gli ideatori, con ingenua innocenza, non siano mai andati oltre il recinto degli alberghi africani a cinque stelle e delle accoglienti ambasciate. Perché avrebbero scoperto che decine di milioni di africani da contrattualizzare non sanno che farsene della modernizzazione digitale, hanno il problema paleolitico della mancanza di acqua potabile e di energia elettrica a cui colonizzatori ed eredi non hanno neppur pensato.
Quanto al green potrebbero darci lezioni perché da secoli sopravvivono con siccità, cavallette e tirano l’aratro di legno con la forza delle braccia, energia che non inquina.
Questi popoli mortificati e umiliati forse bisognava incontrarli di persona prima di scrivere il contratto. C’è un pudibondo velo di oscurità sui fondi che devono alimentare il piano. Si confida immagino, nel solito bancomat di Bruxelles: si trovano miliardi per comprare munizioni, ci mancherebbe che l’Unione lesina soldi per l’Umanitario per di più di taglio imprenditoriale! Ma il sospetto dello scarto, dell’errore è semmai nella parola Africa. Perché quando si vuole stipulare un contratto con qualcuno, addirittura lasciarsi dietro decenni di post colonialismi, razzie meticolose, razzismi supponenti e bioccose carità improduttive, la geografia non basta, bisogna indicare di chi saranno le firme in fondo ai futuri impegnativi documenti.
I contratti dovranno esser firmati con gli africani! Sì, ma quali? Temo che il presidente del Consiglio, come i suoi predecessori per altro, conosca solo quelli che lo accolgono sul tappeto rosso degli aeroporti con i deliziosi picchetti di bimbi che agitano le bandierine.
Ahimè sono presidentissimi che costituiscono da mezzo secolo l’Africa che Kofi Annan definiva pudicamente «un coktail di disastri». Senza risalire al regno assassino del negus rosso o alle macabre buffonate di Amin, è la recentissima, contemporanea Africa dei bambini assassini, degli stupri collettivi, delle guerre civili in Sudan, Ruanda, Somalia, Nigeria, Costa d’Avorio, Etiopia, della guerra dei Grandi Laghi con quattro milioni almeno di morti. L’Africa dei golpisti di successo che hanno cacciato i colonialisti francesi, dove Russia e Cina firmano ogni giorno piani di aiuto con poca retorica ma con i kalashnikov eloquenti della Wagner e assegni senza condizioni politicamente corrette.
Gli africani del piano Mattei sono i soliti amici nostri? Il borioso despota pandettaro della Tunisia? Il negus etiope che ha creato milioni di profughi affamati nel tigrai e si è comprato uno sbocco al mare? I golpisti saheliani? I presidenti «eletti democraticamente», ci mancherebbe, dal Senegal al Congo, ove le accuse di brogli ormai sono così ovvie che gli sconfitti non aspettano neppure la proclamazione dei risultati per denunciare invano? I Mobutu del terzo millennio, corrotti e autoritari, che hanno scoperto come il rito elettorale non costi nulla e renda molto in immagine?
Il contratto per dimostrare che non siamo per l’ennesima volta dei benestanti dal viso pallido che fanno affari con chi depreda, li dovremmo firmare con i ribelli, gli oppositori, gli scismatici dei tribalismi e delle camarille claniche, con i rivoluzionari africani che – ahimé! – non sono nel programma delle tournée diplomatiche. Dovremmo fornire sostegno finanziario, morale, politico, patrocinare, invitare, proteggere quelli che sono in galera, minacciati, costretti a farsi migrante fuggiaschi o a ripiegare nel jiadismo. Come abbiamo fatti con i dissidenti dell’est o gli oppositori dell’islamo-fascismo iraniano e califfale. Questo sarebbe un buon piano Mattei. Sapendo però che i rivoluzionari veri non appartengono a nessuno.
(da La Stampa)
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Gennaio 23rd, 2024 Riccardo Fucile
MELONI SI E’ FATTA INTERVISTARE DA RETE4, NOTA TELEVISIONE NEMICA DEL GOVERNO
Giustamente disgustata per le domande assassine della
conferenza stampa di inizio anno, Giorgia Meloni ieri si è fatta intervistare da Rete4, nota televisione nemica del governo.
Così stavolta ha dovuto illuminarci sulle grandi cose che sta facendo per il Paese, come la norma per mettere ai ceppi Chiara Ferragni, prevista con somma urgenza già dopodomani.
Poi, dura con i padroni della Fiat per aver venduto all’estero la loro azienda, ci ha comunicato che venderà altri pezzi delle aziende di Stato, cioè di tutti noi.
Vabbè, ma almeno ha detto se si candida alle Europee? Neppure questo, perché per lei non importa se gli elettori votandola manderanno a Bruxelles chissà chi al suo posto. Dunque, gli stessi elettori si accontentino di conoscere le sue intenzioni quando le garba.
A questo punto ho immaginato che si aprisse almeno sul Patto di stabilità, sull’occupazione di ogni strapuntino di potere, sulle guerre, sui pasticci dei suoi ministri e sottosegretari. E invece niente: il Patto di stabilità che ci condanna all’austerity l’ha spacciato addirittura per un successo, le poltrone ha detto chiaramente che le vuole tutte, e la marina spedita nel Mar Rosso va a difenderci, anche se neppure il Parlamento sa con quali regole d’ingaggio.
Come mai non facciamo un tubo per far ripartire la diplomazia in Ucraina e in Medio Oriente, chi aiuterà i milioni di poveri a cui è stato tolto ogni aiuto pubblico, che si fa per gli ospedali… beh, su questo Meloni non ha potuto rispondere perché è arrivata la pubblicità. Anche se non si è capito bene dove finiva la trasmissione e iniziavano gli spot.
(da La Notizia)
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Gennaio 23rd, 2024 Riccardo Fucile
DI MADE IN ITALY C’E’ SOLO LA TRUFFA
Una truffa ai danni dell’Ue per per la promozione di prodotti agricoli, nel mercato interno e in altri paesi. Su questa ipotesi della Procura di Verona è scattata un’operazione del Nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza di Milano che ha effettuato un sequestro per oltre 2 milioni di euro.
Nell’inchiesta sono indagate anche due società, Veronafiere spa e l’Unione italiana vini società cooperativa (Uiv), “azienda leader nel settore vitivinicolo”. Il provvedimento di sequestro preventivo è stato firmato dal giudice per le indagini preliminari di Verona. Tre le persone fisiche indagate: Paolo Castelletti e Alessio Aiani, rispettivamente amministratore delegato di Unione italiana vini società cooperativa, Pietro Versace, consulente dell’Uiv e di Veronafiere.
Stando alle indagini preliminari la frode ai danni dell’Unione Europea riguarda l’ottenimento di un finanziamento diretto di oltre 5 milioni di cui 2.085.810,96 già erogati, in due tranche una nel 2018 e una nel 2020, dalla Agenzia esecutiva dell’Ue per i consumatori, la salute, l’agricoltura e la sicurezza alimentare (Chafea) ed incassati dalla cooperativa, in qualità di beneficiario-coordinator del progetto.
Sotto la lente degli investigatori la “presenza di illeciti accordi tra la cooperativa (beneficiario-coordinator) ed il soggetto esecutore del progetto europeo (esecutore-implementing body), tesi a consentire al coordinator di vedersi riconosciuto un ingiusto profitto non contemplato dal progetto il quale, invece, prevedeva che il beneficiario avrebbe sostenuto il 20% dei costi dell’attività oggetto dei sussidi, non maturando quindi alcun guadagno”.
Il sistema fraudolento, secondo l’ipotesi investigativa, consisterebbe infatti nella pre-individuazione della società che avrebbe svolto il ruolo di implementing body (organo esecutivo) la quale si sarebbe poi agevolmente aggiudicata la successiva procedura di selezione. Inoltre, le due società hanno anche stipulato un contratto di servizi denominato “Accordo Quadro”, apparentemente indipendente dal progetto ma in realtà destinato a dissimulare la retrocessione al coordinator del progetto, di un importo pari al 35% del costo ammissibile.
“In tal modo, le due imprese coinvolte nell’indagine avrebbero – secondo l’accusa – indotto in errore la competente Agenzia dell’Unione Europea, circa l’effettiva esistenza di un nesso strutturale e di un conflitto di interessi tra le parti, nonché sulla reale destinazione dei fondi erogati”. L’inchiesta è nata da esposti presentati alla Gdf di Milano tra luglio e settembre del 2020.
(da agenzie)
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Gennaio 23rd, 2024 Riccardo Fucile
L’AULA DI UN CONSIGLIO COMUNALE DIVENTATA COME LE PARETI DI UN CESSO PUBBLICO
Se non esistesse la cappa del politicamente corretto, forse un
sindaco che si esprime in consiglio comunale come tra le pareti di un gabinetto pubblico verrebbe messo alla porta dai suoi stessi elettori. Invece rischia ancora di passare per libertario, o comunque per liberatorio, basta leggere certi commenti social per averne conferma.
Cos’ha combinato il sindaco di Terni e probabile futuro premier Stefano Bandecchi, al cui confronto Vannacci è un radical chic? Per sostenere la tesi minimalista secondo cui il maschio che reagisce al rifiuto con la violenza è un caso limite, ha detto: «Un uomo normale guarda il bel sedere di una donna e ci prova. Se ci riesce, ci fa l’amore, altrimenti se ne torna a casa».
Ovviamente non ha usato «sedere» e «fare l’amore», ma espressioni assai più schiette e vigorose che mi astengo dal riportare per rispetto dei miei venticinque lettori non al passo coi tempi.
Perché a questo ormai sono ridotte la grazia, la misura e l’allusione ironica: a fastidiosi orpelli che impediscono di farsi capire da una platea assuefatta a scambiare la volgarità per sincerità e le buone maniere per ipocrisia.
Non entro neanche nel merito del ragionamento di Bandecchi: chi parla così non può pensarla che così. Ma è chi parla nel modo esattamente opposto, affastellando parole talmente «corrette» da risultare al tempo stesso irritanti e insipide, ad avere sdoganato per reazione questi rutti alla deriva.
Il sonno del buonsenso genera cattivo gusto.
(da Il Corriere della Sera)
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Gennaio 23rd, 2024 Riccardo Fucile
IL SINDACO ESPERTO DI CULI E’ UNA GARANZIA PER CHI L’HA VOTATO
Non credo sia giusto né utile giudicare la sortita del sindaco di Terni, Bandecchi, a proposito del corretto utilizzo del culo delle donne (mi scuso per la sintesi, che è lacunosa e molto ingentilita), scomodando la categoria del sessismo, che è pur sempre una categoria culturale.
Bandecchi riuscirebbe a essere sgradevole e violento anche parlando di batterie d’auto, di sufismo, di coltivazione dei ceci o di algebra. E riuscirebbe a essere sgradevole e violento perfino se volesse annunciare la sua conversione al femminismo, o addirittura alla gentilezza.
Perché, molto a monte di ogni considerazione politica, Bandecchi è un bullo conclamato, anzi un bullo cristallizzato, e lo è da anni, reiteratamente, orgogliosamente, minacciosamente: ha scelto quel canone e proprio in virtù di quel canone è stato molto presente sui giornali e nei media in genere, che altrimenti lo avrebbero ignorato.
Ed è sempre in virtù di quel canone che lo hanno votato in tanti, entusiasti dell’omone che sbraita e insulta: sono loro, i suoi elettori, i soli veri mandanti del discorso, orrendo per banalità oltre che per maleducazione, che il sindaco di Terni ha pronunciato nel pieno esercizio delle sue funzioni.
La situazione, nel suo caso, è aggravata dalla stazza fisica, dunque dall’inevitabile sensazione di sopraffazione che accompagna molte delle sue sortite e addirittura la sua stessa presenza.
Fate conto: un Crosetto al contrario, grosso e amichevole il primo, grosso e sopraffattore il secondo. La sola reazione davvero corretta, dai banchi dell’opposizione a Terni, sarebbe suggerirgli un terapeuta. Non capirebbe. Ma almeno gli si farebbe la sola osservazione pertinente.
(da La Repubblica)
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Gennaio 23rd, 2024 Riccardo Fucile
L’IPOTESI DELLA SOSTITUZIONE DOPO AVER CONTRADDETTO POZZOLO
Rispetto alla versione dei fatti raccontata dal deputato FdI,
l’ispettore capo Pablito Morello aveva riportato ai pm una ricostruzione diversa, apparentemente in contrapposizione
Pochi giorni dopo lo sparo alla festa di Capodanno a Rosazza, il caposcorta del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro è stato sostituito temporaneamente, dopo aver preso un periodo di congedo dal lavoro. Un nuovo agente è subentrato a Pablito Morello, suocero di Luca Campana, il 31enne rimasto ferito dopo il colpo partito dalla pistola del deputato FdI Emanuele Pozzolo.
Non è stato chiarito se al posto di Morello sia subentrato un agente che faceva già parte della scorta di Delmastro.
Secondo il Corriere della Sera, non è altrettanto chiaro se l’ispettore capo Morello, prossimo alla pensione, tornerà al suo posto o se verrà trasferito per altri incarichi in attesa che maturi i requisiti per lasciare il lavoro. Secondo Repubblica, quello di Morello è stato semplicemente un «congedo ordinario», che sarebbe iniziato il 2 gennaio, dopo il quale sarebbe iniziata la riorganizzazione della scorta del sottosegretario. Morello formalmente non potrebbe essere «demansionato» o mandato via durante il periodo di ferie, come qualunque altro lavoratore.
Le due versioni
Sul caso dello sparo di Capodanno, l’ispettore Morello è considerato un supertestimone, visto che sarebbe stato quello più vicino a Pozzolo al momento dell’esplosione del colpo. Sarebbe stato lui a indicare agli inquirenti che a sparare era stato il deputato di Fratelli d’Italia. Sentito come testimone e non indagato, Morello ai pm aveva detto di aver preso la pistola «con entrambe le mani», con l’obiettivo di metterla in sicurezza, dopo che Pozzolo l’aveva mostrata ai presenti. Il deputato però, ricorda il Corriere, aveva dichiarato che la pistola gli era scivolata dalla tasca del giubbotto: «Qualcuno l’ha raccolta e ha armato il cane». E poi sarebbe partito il colpo.
Due versioni al momento in contrapposizione, su cui l’esame dello stub potrebbe portare qualche chiarimento.
(da agenzie)
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Gennaio 23rd, 2024 Riccardo Fucile
I RESIDUI SONO “SIGNIFICATIVI”, MANCA ANCORA LA PERIZIA BALISTICA
L’esito del test dello Stub sul deputato sospeso di Fratelli d’Italia Emanuele Pozzolo è positivo. E questo significa che la versione fornita a spizzichi e bocconi ai giornali (ma non ai pm, ai quali ha preferito non risponde) traballa pericolosamente.
A 22 giorni di distanza dalla festa di Capodanno nell’ex asilo di Rosazza in provincia di Biella le prove tecniche dicono che i residui di polvere da sparo sulla mano del deputato sono «significativi». Il colpo di pistola partito dalla North American Arms LR22 ha colpito a una coscia Luca Campana mentre vicino a lui era presente anche il caposcorta di Andrea Delmastro, Pablito Morello. Ma su di loro il test non è stato effettuato. Intanto però sulle mani e sugli abiti del deputato di FdI sono rimaste tracce di polvere da sparo da innesco.
I residui
Non solo. Repubblica spiega oggi che altri residui sono stati rintracciati negli abiti che il deputato portava quella sera. I risultati, particolarmente approfonditi, sono arrivati ieri alla procura di Biella che indaga sullo sparo di Capodanno a Rosazza. Mentre tutti i testimoni che erano lì in quel momento hanno detto che l’arma era in mano a Pozzolo. Anche se ci sono 20 secondi di buco nelle ricostruzioni di ognuno: nessuno ha visto materialmente il deputato armare il cane e premere il grilletto.
C’è poi anche un altro problema di fondo che potrebbe inficiare gli elementi di prova dell’accusa. Perché lo Stub su Pozzolo è stato effettuato solo quattro ore dopo lo sparo. Ma i carabinieri non lo hanno fatto sugli altri presenti in quel momento nella sala della Pro Loco. E quindi nemmeno su Morello. Che dalle dichiarazioni a mezza bocca rilasciate da Pozzolo avrebbe invece raccolto l’arma quando a lui è caduta dalla tasca (e questo è già indice di negligenza).
La perizia balistica
Soltanto dopo sarebbe partito il colpo. Ora sarà la procuratrice Teresa Angela Camelio a dover dipanare la matassa. Tenendo conto che c’è però ancora da attendere il risultato di un altro test, ovvero la perizia balistica. La sala delle feste era piena di tracce di polvere da sparo da carica di lancio. La perita della procura Raffaella Sorropago le sta analizzando. Nei prossimi giorni l’esame toccherà anche alla pistola. Ieri intanto Morello è andato in ferie, non sarà il caposcorta di Delmastro per qualche tempo. Mentre Striscia la notizia ha regalato un Tapiro d’Oro a Pozzolo, che nell’occasione ha continuato ad essere sibillino: «Magari ve lo restituirò, chi lo sa?»
La revoca e la tutela
Nel frattempo la revoca del porto d’armi è stata compensata dall’assegnazione di un servizio di tutela. Mentre lui ha detto che in Fratelli d’Italia si cercava di uccidere lui per salvare altri. Lui ha dato le dimissioni anche dall’incarico di consigliere di Rosazza. Su consiglio dell’avvocato Andrea Corsaro.
(da agenzie)
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Gennaio 23rd, 2024 Riccardo Fucile
“IL MURO SIAMO NOI” GRIDANO I MANIFESTANTI CONTRO L’ASCESA DI AFD… IL RUOLO DELLE SCUOLE IN GERMANIA
Un milione e mezzo di persone sono scese in tutte le piazze
tedesche nel weekend al grido di: “Il muro siamo noi”. Una manifestazione a Monaco di Baviera, nata con l’intento di frenare l’avanzata dell’estrema destra tedesca di AfD (Alternative für Deutschland), è stata addirittura interrotta per motivi di sicurezza in quanto troppo affollata. Secondo gli organizzatori, che prevedevano un massimo di 25mila presenze, alla protesta hanno aderito in 250mila,come riportato dal quotidiano Süddeutsche Zeitung. Allo stesso tempo, altre proteste anche in altre città della Germania che si sono ripetute nella giornata di sabato e domenica. Un fiume, una sentita e forte partecipazione, si può dire.
E un’affermazione decisa di principi: “Non possiamo dimenticare quello che ci è stato insegnato a scuola”. Ed è così. In questa fase della storia europea segnata da una crescita dei razzismi e dell’intolleranza, si ricorda l’importanza e il ruolo delle scuole.
Da custodire e proteggere, in quanto fondamentale luogo di dialogo e conoscenza. Dovrebbero esserlo adesso, come dovevano nel passato. Molti manifestanti a Monaco hanno esposto cartelli contro le idee dell’estremismo di destra circa la “remigrazione”, ossia l’espulsione di massa di stranieri di etnia non-europea: “Impariamo dalla storia invece di ripeterla”, “Nessuna tolleranza per l’intolleranza”, “AfD – un incubo per la Germania”, si sente.
La marcia di protesta avrebbe dovuto portare il corteo, secondo il programma, a passare anche davanti alla villa in Potsdamer Strasse dove ha sede la Confraternita “Danubia”, un’organizzazione studentesca classificata di estrema destra dall’Ufficio federale per la protezione della Costituzione. La partenza era fissata nel primo pomeriggio al “Siegestor”, l’Arco del Trionfo ottocentesco ispirato all’Arco di Costantino a Roma dedicato a Ludwig I di Baviera, ma la grande affluenza ha reso impossibile proseguire. Da cui si evince anche l’importanza dei monumenti. Che devono “monere” e “manere”, ammonire e perdurare, appunto. Tutte cose che si imparano a scuola. A Colonia, Brema e Dresda. Complimenti al lavoro degli insegnanti. Ai programmi ministeriali, alle targhe sui muri delle scuole, ai protocolli antirazzismo, alle pietre di inciampo, alle discussioni e ai documentari, ai capi di Stato che si inginocchiano chiedendo scusa all’umanità.
E già nel 2020, del resto, si erano tenute manifestazioni di massa. Il ministro dell’Integrazione Annette Widmann-Mauz aveva allora invitato espressamente a sviluppare una maggiore consapevolezza della discriminazione razziale. “Il razzismo esiste anche in Germania: a scuola, per strada, al lavoro, in autobus e in treno, nella cerchia di amici”, disse il politico della CDU (partito politico tedesco dei democratici cristiani). Questo deve essere riconosciuto, nominato e combattuto in tutte le aree. Il razzismo è il terreno fertile ideologico per l’estrema violenza di Destra”. Nominato e combattuto, giustamente
Come per l’episodio di intolleranza che si è verificato allo stadio Friuli durante la gara Udinese-Milan, quando ululati contro il portiere del Milan Maignan hanno indotto l’arbitro a sospendere la gara per cinque minuti. Il presidente della Fifa, Gianni Infantino chiede interventi decisi: “Gli eventi di sabato a Udine sono assolutamente ripugnanti e del tutto inaccettabili.
Non c’è posto per il razzismo né per altre forme di discriminazione, nel calcio così come nella società. È necessario che tutte le parti interessate agiscano, a partire dall’istruzione nelle scuole, affinché le future generazioni comprendano che questo non è parte del calcio né della società”.
Che tutte le parti agiscano, veramente, a partire da dove il problema nasce. Sostenendo e affiancando le scuole. Il 19 gennaio il Bundestag ha approvato la riforma della legge sulla cittadinanza che consentirà di ottenere la nazionalità tedesca più rapidamente, estendendo anche il diritto ad avere il doppio passaporto, finora riservato ai soli cittadini Ue e svizzeri. C’è chi evidentemente non è molto favorevole, proponendo di “remigrare” due milioni di persone in un non meglio definito Stato del nord Africa. Ma più di un milione e mezzo di persone sono di diverso avviso. Non sarà un’impresa facile.
(da agenzie)
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Gennaio 23rd, 2024 Riccardo Fucile
ALTRO CHE EGEMONIA CULTURALE. TUTTO QUESTO CAN-CAN PER FARE UNA MOSTRA SU TOLKIEN E DARE UN PROGRAMMA A PINO INSEGNO?
Da sinistra, gran polemiche per la destra che piazza amici, simpatizzanti e famigli su ogni poltrona culturale disponibile. Ultimo caso, il colpo di mano da arditi della lottizzazione sul Teatro di Roma, contro il quale il sindaco Gualtieri annuncia la resistenza (bisognerebbe tuttavia ricordare al primo cittadino che nemmeno nel Vangelo l’ingenuità è una virtù).
Sulla sincerità degli indignati speciali ci sarebbe da discutere, perché non è che la sinistra si comportasse in maniera molto diversa: un po’ più educata, magari. Il problema è però un altro. Si litiga sui nomi, spesso discutibili, e sul metodo, sempre arrogante. Ma nessuno mai discute di progetti: forse perché non ci sono.
Buona regola della politica culturale, anzi della politica tout court, è decidere cosa si vuol fare e poi scegliere gli uomini giusti per farlo. Invece questo spoil system alla vaccinara pare finalizzato soltanto a sistemare un po’ di intellettuali organici e a passare dall’amichettismo di sinistra a quello di destra.
“Pronti”, strillavano i manifesti elettorali di Giorgia Meloni. […] Dopo decenni passati a tuonare contro l’egemonia culturale della sinistra, pensavamo noi coeurs simples, la destra avrà in serbo mille idee, progetti, novità clamorose. Invece, sostanzialmente, è il nulla.
L’altro giorno Gennaro Sangiuliano ha mandato una lettera al Foglio in cui faceva un lunghissimo elenco di realizzazioni in corso d’opera: tutti erano stati impostati dalle amministrazioni precedenti.
È stato nominato un nuovo presidente della Biennale, e Pietrangelo Buttafuoco è sicuramente un uomo colto: ma che idee abbia per una delle più importanti istituzioni culturali europee, che peraltro andava benissimo, non si sa, o almeno non l’hanno detto né lui né chi l’ha scelto. si deve decidere il nuovo sovrintendente del teatro alla Scala: al di là delle persone e del loro passaporto, qualcuno sta riflettendo su quale Scala si voglia?
Il guaio non è solo l’occupazione di tutti i posti disponibili, ma che la destra non sa che farsene. Finora non s’è vista nemmeno un’idea forte, originale, magari sbagliata ma almeno nuova. Anche perché l’immaginario sembra fermo al Novecento: Tolkien, la tivù generalista, Gramsci, Prezzolini che Sangiuliano cita ogni volta che apre bocca tanto che ormai è stato ribattezzato Prezzemolini e così via.
Il ministro è sempre sui giornali perché non passa giorno che non regali qualche gaffe
Ma in un anno di governo non è andato oltre l’ordinaria amministrazione (e la straordinaria lottizzazione, quella sì). Altro che egemonia culturale. Tutto questo can-can per fare una mostra su Tolkien e dare un programma a Pino Insegno?
(da La Stampa)
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