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CENTO CONFLITTI DI INTERESSE

Gennaio 29th, 2024 Riccardo Fucile

CDA, APPALTI, SPIAGGE: I CENTO PARLAMENTARI IN CONFLITTO D’INTERESSI… UN SESTO DEGLI ELETTI DICHIARA QUORE E AZIONI IN DIVERSE SOCIETA’: LOBBISTI DI SE’ STESSI

Hanno quote di aziende, ma si sono dimenticati di dichiararle. Hanno ruoli in consigli di amministrazione e diverse imprese eppure presentano interrogazioni urgenti ai ministri su materie che riguardano quelle stesse società. In alcuni casi siedono contemporaneamente in Parlamento e in due o tre cda di aziende che con lo Stato hanno a che fare per appalti milionari. Sono, in grandissima parte, lobbisti di sé stessi. Tanto in Italia a loro tutto è consentito: non esiste una sola legge sul conflitto di interessi che li riguardi. Così oggi in Parlamento ci sono 100 tra deputati e senatori, alcuni anche ministri, viceministri e sottosegretari, che hanno partecipazioni o ruoli in imprese e società. Fratelli d’Italia, il partito della premier Giorgia Meloni, è quello che assolda il maggior numero di questi parlamentari: quaranta. Seguono nella maggioranza, a gran distanza, Lega (19) e Forza Italia (15). Nell’opposizione il Pd (8) è davanti ai 5 Stelle (4).
Vengono definiti «portatori di interessi» dall’associazione contro la corruzione Transparency. Repubblica può dare sostanza ad alcuni di questi cento «interessi», dopo aver passato al setaccio partecipazioni, soci e attività parlamentare di questa truppa non sparuta. Emerge che il caso del senatore Maurizio Gasparri, che presiede una società che ha partecipazioni in aziende di cybersicurezza e siede in commissione Affari esteri e difesa, non è isolato.
Onorevoli interessi
«Sulla mappatura delle spiagge libere i dati son questi, se ne facciano una ragione»: così parla il deputato di FdI Riccardo Zucconi, a difesa dei balneari e contro le gare che ci chiede di fare l’Europa. Alla Camera è in commissione Attività produttive, commercio e turismo. Tra le sue partecipazioni a Viareggio e Camaiore, nel suo collegio, ci sono il 25% della Shell srl, il 100% della Zuma srl e il 99% della Brocante srl. Sono tutte società nel settore della ristorazione: Zuma, ad esempio, è il veicolo che gestisce il Gran Caffè Margherita sul lungomare di Viareggio, uno dei locali storici della città che da solo fattura un milione di euro (dato 2022). Shell invece veicola la proprietà del ristorante La Conchiglia sul pontile accanto l’omonimo lido a Lido di Camaiore (670 mila euro di fatturato). Zucconi è tra i firmatari di un disegno di legge per concedere agevolazioni fiscali al settore della distribuzione alimentare per i ristoranti, ma ha messo la firma anche su una mozione per ridurre l’Iva che versano i titolari delle concessioni balneari.
Un’altra deputata che conosce bene alcune materie è Ylenia Lucaselli, anche lei di FdI. Nella dichiarazione presentata al momento della proclamazione in questa legislatura ha comunicato di essere amministratrice di una coop sociale e di avere quote in uno studio legale. In realtà risulta attualmente socia, con una quota del 30%, della Hc Consulting srl, azienda di consegne che fa parte della galassia imprenditoriale del marito, Daniel Hager. Lucaselli dichiarava questa partecipazione nella scorsa legislatura, non in questa. Poco dopo la sua prima elezione, nel 2018, venne fuori che dalla Hc Consulting e dal marito Hager, rampollo di una famiglia che è azionista della Southern Glazer’s Wine and Spirits (la più grande azienda americana della distribuzione di vini e alcolici), arrivò un assegno da 200 mila euro come finanziamento a FdI. Lucaselli è stata rieletta. Cosa ha fatto, tra le altre cose, in Parlamento? È prima firmataria di una proposta di legge sull’enoturismo, per sponsorizzare circuiti di vini: «Probabilmente è stata una dimenticanza delle mie collaboratrici non aver dichiarato la partecipazione azionaria e il ddl sull’enoturismo non ha nulla a che fare con le attività di mio marito», precisa la deputata.
Certo, c’è chi dichiara tutto e poi si occupa delle sue imprese in Parlamento senza farsi problemi. Come il patron della Lazio, nonché di grandi aziende nel settore delle pulizie e gestione di immobili pubblici: il senatore di Forza Italia Claudio Lotito, proprietario della Snam Lazio che negli ultimi anni si è aggiudicata appalti pubblici per oltre 100 milioni. In commissione Bilancio, dove siede, ha firmato una mozione che impegna il governo a dare aiuti per l’efficientamento energetico degli immobili pubblici, oltre a due emendamenti sui diritti tv del calcio e per rateizzare le tasse dei club. Il suo compagno di partito e capogruppo alla Camera, Paolo Barelli, non è da meno: possiede il 90% della società immobiliare Cir Aur e della Punto sport. Quest’ultima gestisce un centro sportivo a Roma, il Villa Bonelli sporting center, con piscina e palestra. Barelli si è speso per far aumentare gli aiuti pubblici in favore delle società sportive che gestiscono piscine e ha firmato alcuni emendamenti per allungare la possibilità di restare in carica per i presidenti delle federazioni sportive con più mandati alle spalle. Come lui, insomma, presidente di Federnuoto dal 2000.
I parlamentari tra imprese e cda
La deputata di FI Cristina Rossello è avvocato della famiglia Berlusconi. Siede nel cda della Mondadori e della Spafid, la fiduciaria di Mediobanca, oltre ad avere ruoli nella Immobiliare Leonardo e in una società di consulenza aziendale. Da sola porta con sé interessi diretti in vari settori. Come Maurizio Casasco, esperto di salute sportiva che ha quote in vari centri diagnostici a Brescia, oltre a essere presidente dell’hub creato tra l’Università Tor Vergata e la Confapi, di cui è stato presidente. Almeno non ha voluto presiedere un intergruppo parlamentare in materia come invece Fabio Pietrella di FdI: ex presidente di Confartigianato Moda, oggi guida l’intergruppo parlamentare Moda. Il deputato della Lega Salvatore Marcello Di Mattina è azionista di quattro società che hanno a che fare con il turismo e la ristorazione: ha firmato una proposta di legge «per la modifica al codice della normativa statale sull’ordinamento e il mercato del turismo». Tra le file del Carroccio c’è Antonio Angelucci, deputato di lungo corso, patron di cliniche convenzionate con il sistema sanitario pubblico ed editore “unico” dei giornali di destra. Anche di Libero, che l’anno scorso ha ricevuto quasi 3,9 milioni di contributi pubblici (quota 2021).
Da destra a sinistra. Il leader di Italia viva Matteo Renzi fa parte del cda della fondazione Future Investment Initiative, di casa in Arabia Saudita, ma è anche azionista pressoché unico di Ma.Re Holding, che dalla consulenza strategica arriva fino alle operazioni immobiliari. Nella lista di Transparency c’è pure Alessandro Zan, deputato Pd e autore del ddl contro l’omotransfobia. È amministratore unico e socio di maggioranza di Be Proud, società che ogni anno organizza a Padova il Pride Village. La società, come scriveva già nel 2021 L’Espresso, fattura intorno al milione di euro. Di recente Zan ha spiegato di non aver mai percepito un euro come amministratore.
I ministri e le loro società
I conflitti di interesse riguardano anche il governo. Prima di essere nominato ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso ha chiuso la sede, in Iran, di Italy world service, società di consulenza alle imprese per investimenti all’estero. Le quote sono passate al figlio Pietro, che porta avanti l’attività mentre il padre, da ministro, gira il mondo per promuovere le aziende italiane. E poi c’è il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato (FdI): farmacista, ha il 10% di Therapia, società «per la gestione di case di cura e di produzione di software e progetti di miglioramento gestionale in ambito sanitario». Fino a poco tempo fa la ministra del Turismo Daniela Santanché aveva partecipazioni nello stabilimento balneare Twiga: quote poi cedute al compagno e al socio Flavio Briatore. E ha ceduto da poco anche quote di società che avevano chiesto fondi a Invitalia, non restituiti.
Ha fatto discutere la nomina a ministro della Difesa di Guido Crosetto, che subito dopo ha chiuso la società di consulenza aziendale di famiglia che ha lavorato per diverse imprese fornitrici del ministero. Ma Crosetto ha una quota del 25% nello studio contabile Co.Pro.Spe, che fa attività di consulenza imprenditoriale e amministrativo-gestionale. Un caso singolare è quello del viceministro dell’Economia Maurizio Leo, il “papà” della riforma fiscale. Ha ancora quote della società Progetto fisco, di cui sono soci anche la moglie e i figli. Lo statuto della società recita: «Realizzazione di pubblicazioni scientifiche in ambito fiscale e gestione e raccolta di sistemi amministrativi e contabili in materia di legislazione fiscale». Fonti vicine al viceministro spiegano che «la società non esercita più la sua attività in materia tributaria e da tempo non ha più proventi, nel rispetto delle regole; in ogni caso il viceministro, al fine di fugare qualsiasi tipo di dubbio, sta valutando di cambiare l’oggetto sociale».
In Italia tutto è lasciato al buon cuore dei parlamentari in conflitto d’interesse. Ma chi glielo fa fare.
(da La Repubblica)

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IL SISTEMA VERDINI IN UMBRIA: ALLE CENE C’ERA ANCHE TESEI

Gennaio 29th, 2024 Riccardo Fucile

NEI PRESSI DI TERNI SI TENEVANO GLI INCONTRI CONVIVIALI CHE COINVOLGEVANO ESPONENTI DELLA POLITICA: TOMMASO VERDINI E IL SOCIO PILERI ERANO SEMPRE PRESENTI, TRA GLI INVITATI ANCHE LA PRESIDENTE DELLA REGIONE

Dalla capitale del potere alla profonda provincia italiana. Da Roma a Terni, così vicine sulla cartina ma molto distanti in termini di immaginario di trame e affari. Eppure le connessioni del sistema Verdini arrivavano fin dentro la piccola regione, che da storica roccaforte rossa è passata nelle mani della destra, con la Lega che esprime l’attuale presidente della regione, Donatella Tesei.
Il capitolo umbro non è parte dell’indagine giudiziaria in corso a Roma. L’inchiesta della procura di Roma in cui sono indagati Tommaso e Denis Verdini e il socio Fabio Pileri affronta alcune grandi opere da realizzare in quel territorio, ma non disegna la ragnatela di rapporti che, invece, Domani è riuscito a ricostruire. Pileri del resto è di Terni. Ha mosso qui i suoi primi passi in politica e nell’imprenditoria. Partendo dalle sue relazioni in regione arriviamo molto in alto nella piramide del potere locale.
Il consolidamento dei rapporti avviene spesso, anche in provincia come a Roma, davanti a una tavola imbandita di golosità locali. Cene gourmet che possono diventare l’occasione di incontri d’affari. Avveniva a Pastation nel cuore della Capitale, ristorante dei Verdini. Ed è accaduto anche in cantinette di provincia. Una rete che non coinvolge solo ministri e sottosegretari, ma anche presidenti di Regione. Come Tesei, appunto, leghista alla guida dell’Umbria dal 2019 che in autunno potrebbe essere nuovamente la candidata di Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia, per guidare palazzo Cesaroni per i prossimi cinque anni.
TUTTI A TAVOLA DA FAUSTO
Domani può rivelare di una serie di incontri a cui hanno partecipato la governatrice, l’ex ad di Anas Massimo Simonini, il re dei cementifici umbri Carlo Colaiacovo e il presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Terni Luigi Carlini. Loro a rotazione, presenze fisse, invece, erano Tommaso Verdini e Pileri. Il più delle volte erano presenti anche altri imprenditori locali dei lavori pubblici.
Gli incontri si svolgevano ad Arrone, cittadina poco distante da Terni, nella taverna di Fausto Bartolini, storico esponente del centrosinistra umbro in ottimi rapporti con Tesei. Qualcuno che ha frequentato quegli incontri le ha definite cene di potere per agevolare i rapporti tra la politica umbra di centrodestra, l’imprenditoria e Anas. Non è dato sapere quanto fossero incontri conviviali fini a sé stessi o quanto riunioni con scopi precisi. Di certo ci sono state, come conferma uno dei presenti più di rilievo e che a Terni comanda un pezzo del mondo bancario.
«Erano cene gourmet in cui si potevano assaggiare prelibatezze del territorio, tartufi, olio nuovo e i vini prodotti da Bartolini. Prodotti che non mangi tutti i giorni», racconta a Domani Luigi Carlini, professore di medicina legale all’Università di Perugia e presidente della Fondazione Carit, la Cassa di risparmio di Terni. Agli incontri gastronomici, che definisce «scampagnate», ci conferma di aver incontrato Tommaso Verdini e Fabio Pileri, «persona che sta sul territorio e che conosco da anni». Alle cene gourmet era presente anche la presidente della Regione Donatella Tesei. E pure l’ingegnere Massimo Simonini, ex ad di Anas. Indagato anche lui nell’inchiesta che coinvolge i Verdini, Simonini attualmente è commissario straordinario della Grosseto-Fano e della Statale Jonica, confermato dal ministro delle Infrastrutture Salvini anche dopo le notizie sul suo coinvolgimento nell’inchiesta della Guardia di Finanza. Proprio Simonini, lo scorso febbraio 2023, ha dato il via libera per la realizzazione della Guinza, infrastruttura sull’Appennino Umbro-Marchigiano incompiuta da decenni, su cui hanno competenza Regione Umbria, Marche e Anas.
LE CENE
E”ssendoci un’indagine in corso non posso rispondere a nulla, anche se non so di cosa parlate», ha risposto Simonini alle nostre domande sulle cene. Padrone di casa era Fausto Bartolini, uomo trasversale per tutte le stagioni. Abbiamo provato a contattarlo decine di volte, senza mai avere risposta. Esponente di spicco del Pd umbro, tra i padri fondatori dell’Ulivo, Bartolini è stato uno dei collaboratori di Enrico Micheli, ternano anche lui, sottosegretario alla presidenza del Consiglio e ministro dei Lavori pubblici a cavallo degli anni Novanta e i primi Duemila, con i governi Prodi, D’Alema e Amato. Chi conosce bene Bartolini lo descrive come un abile tessitore di rapporti trasversali, tanto che dopo la vittoria della Lega alle regionali umbre del 2019 è diventato un fedelissimo degli assessori al Turismo Paola Agabiti (che ha recentemente aderito a Fratelli d’Italia) e quello alla Sanità, il leghista Luca Coletto. I buoni rapporti con la giunta Tesei gli hanno permesso di essere nominato, lui storico esponente del centrosinistra in Umbria, coordinatore della cabina di regia per la spesa sanitaria regionale.
«Si vanta in tutti gli ambienti mostrando le fotografie dell’udienza tra la presidente Tesei e papa Francesco. Dice di averla fatta ricevere dal sottosegretario di Stato vaticano Pietro Parolin», racconta una fonte. Che siano andati a far visita al papa è un fatto confermato da notizie pubbliche. Bartolini fa mostra sui suoi profili WhatsApp di una foto in udienza con il pontefice.
E di certo anche Tesei è stata da Francesco di recente, in un’udienza privata il 23 novembre con i 138 sindaci del cratere sismico. A lei abbiamo chiesto un commento, contattandola direttamente e cercando più volte il suo portavoce, ma non abbiamo avuto nessun tipo di riscontro né alle numerose telefonate né alla domande scritte inviate. Le avremmo voluto chiedere perché Tommaso Verdini avrebbe voluto incontrarla e se il tentativo del lobbista aveva a che fare con la Orte-Mestre, autostrada molto cara a Vito Bonsignore, imprenditore con un passato nel Pdl, indagato anche lui nell’inchiesta della Procura di Roma. Un affare milionario val bene una cena, soprattutto se gourmet.
Parliamo di un’opera da circa 7 miliardi di euro sulla quale il sistema Verdini ha puntato moltissimo. Soprattutto per volere di Bonsignore. Tanto che, con le perquisizioni effettuate dalla finanza a luglio 2022, nel computer di Simonini sono stati trovati documenti riservati interni ad Anas condivisi oltre che con Verdini anche con Bonsignore. Manco a dirlo riguardavano anche l’Orte-Mestre. Altro appalto per il quale Pileri e Verdini hanno tentato di interferire con Anas è relativo a un accordo quadro, lotto 8, relativo al «risanamento strutturale e impiantistico delle gallerie». Anche in questo caso, a dire di Pileri, il gruppo poteva contare su un dirigente apicale dell’azienda di stato, che all’epoca gestiva l’ufficio Area gestione rete della struttura territoriale Umbria.
LOBBISMO IN PROVINCIA
Non ci sono soltanto le cene umbre tra politica, imprese e i soci d’affari Verdini–Pileri. Attorno alle centrali del potere locale la società Inver ha costruito una serie di relazioni utili anche alle casse aziendali. Sfruttando ancora una volta il radicamento di Pileri sul territorio.
Qui comincia un’altra storia. Che ci porta di nuovo a Roma, nella capitale centro nevralgico del sistema Verdini, e ci conduce in via della Scrofa, nella sede legale di Inver e di una seconda società usata dai Verdini dopo le perquisizioni per mantenere al sicuro alcuni contratti. E ci porta anche a una terza azienda, questa volta di proprietà di Francesca Verdini, la compagna del ministro Salvini.
(da editorialedomani.it)

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INTERVISTA A CARLO ROSSELLA: “MELONI? E’ UNA DUCIA CON STIMMATE FASCISTE. BERLUSCONI ERA UN RIVOLUZIONARIO SENZA RIVOLUZIONE”

Gennaio 29th, 2024 Riccardo Fucile

L’EX DIRETTORE DEL TG5: “OGGI TIFO PER ELLY SCHLEIN, UNA DONNA CAPACE E LONTANA DA UN MONDO UNTUOSO, L’ITALIA HA BISOGNO DI SPROVINCIALIZZARSI”

Il giornalista Carlo Rossella, che è stato direttore del Tg1 e de La Stampa prima di approdare al gruppo di Berlusconi e al Tg5, oggi «aborre» la nuova destra.
E siccome la sua reincarnazione è la premier Giorgia Meloni, di lei dice: «È una ducia, copyright di Giuliano Ferrara. Ha le stimmate fasciste impresse nella carne, ha l’eloquio e il portamento e anche la cultura che ne fanno la rappresentante perfetta della destra che io aborro. Pericolo mortale». Anche se ha lavorato con lui e quindi naturalmente si sentiva «obbligato ad essere solidali», di Silvio Berlusconi oggi dice che è stato «un rivoluzionario senza rivoluzione. Un ideologo senza ideologia. Lo ricordo come un uomo pratico, di grandi capacità, che ha perorato i suoi interessi. Stop», dice al Fatto Quotidiano.
Pericolo mortale
Nel colloquio con Antonello Caporale aggiunge che non vuole dire altro perché «la cosiddetta terza età apre la mente, definisce meglio i contorni della vita. Io ricordo sempre con nostalgia gli anni in cui ho militato nel Pci. Togliatti era un uomo coltissimo».
Dice che «con la destra prevale l’ignoranza. Con la sinistra prevale la cultura. Non si discute. Quindi Meloni pericolo mortale. Non mi piace, in lei rivedo un passato tragico. È più forte di me».
Oggi, dice, fa il tifo per Elly Schlein. Perché «è una donna capace, colta e finalmente lontana da un mondo untuoso. Dicono che non regga, che i suoi discorsi siano fumosi, respingenti. È ficcante, puntuale, e ha un modo autentico di illustrare il mondo nuovo. L’Italia ha bisogno di sprovincializzarsi, perciò Elly, Elly, Elly».
(da Open)

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QUEL PIANO MATTEI CHE NON ARRIVA MAI

Gennaio 29th, 2024 Riccardo Fucile

QUANDO ERA ALL’OPPOSIZIONE, LA DUCETTA PROPONEVA IL BLOCCO NAVALE, PER “SEPARARSI” DALL’AFRICA

Più volte annunciato e dato come imminente, il famoso “piano Mattei” è stato il vero “Godot” del governo. Lost in “cabina”: perso nell’ennesima cabina di regia, pletorica quanto basta, piuttosto generica negli obiettivi, con pochi denari da spendere. Di concreto, al momento, ci sono solo gli accordi siglati dall’Eni, l’anno scorso di questi tempi, in Algeria e Libia, entrambi utili all’Italia soprattutto sul gas.
E proprio il fantasioso e costosissimo accordo con l’Albania di questo ritardo ha rappresentato l’icastica conferma: invece di mettere le basi, in Italia e soprattutto in Europa con un certo vigore, per un approccio “strutturale” al tema Africa, Giorgia Meloni, con un occhio al numero degli arrivi e uno alle elezioni, ha puntato sulla logica squisitamente emergenziale con il ricorso a un paese terzo modello Rwanda. Che, come noto, non funziona neppure in termini di deterrenza.
Al di là del fatto che Godot non si appaleserà, in termini di progetti concreti, nemmeno oggi nel corso dell’imponente Conferenza Italia-Africa che si svolgerà a palazzo Madama, l’appuntamento tuttavia è cruciale per capire se siamo davvero di fronte a un vero cambio di paradigma politico.
Giorgia Meloni che riunisce a Roma i capi di Stato e di governo dell’Unione Africana, i vertici europei e i rappresentanti di svariate sigle internazionali (dalla Banca Mondiale all’Onu) è la stessa che, alla guida di un partito euro-scettico, proponeva, nel suo programma elettorale, una “separazione” dall’Africa. Separazione, da realizzare attraverso il “blocco navale”, rispetto a un continente percepito come una minaccia, con annesso pregiudizio verso i musulmani.
Per quanto sia tutto in fieri, la Conferenza di Roma rivela un affrancamento dall’impostazione pregressa. L’idea cioè che il futuro dell’Europa si gioca in Africa su molti dossier: energia, squilibrio demografico e immigrazione, sicurezza e terrorismo. È vera in sé, ancor di più dopo che Putin ne ha fatto il secondo fronte della sua guerra asimmetrica e dopo l’esplosione della crisi mediorentale. E ci sono le condizioni di contesto, che la premier sembra voler cogliere, affinché l’Italia, per vocazione e collocazione, possa fare da apripista, proprio nel momento in cui in Europa la Francia ha perso influenza nelle sue ex colonie (Sael, Mali e Centrafrica) e la Germania non ha un rapporto coi paesi africani.
Insomma, per Giorgia Meloni si apre una sfida vera, il cui carattere strategico per l’interesse nazionale si misurerà proprio nella capacità di coinvolgere concretamente l’Europa, superando la chiacchiera domestica sul “piano Mattei” sventolato per nascondere il default degli sbarchi.
Se venisse declinato solo con la leggerezza di una vetrina elettorale non sarebbe a costo zero, ma una specie di “caso Saied” su larga scala, caso emblematico di un accordo mal gestito e diventato un boomerang. Più impegnativo, nelle sue conseguenze da gestire, di un duello tv prima delle Europee.
(da La Stampa)

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IL VERTICE ITALIA-AFRICA È L’ENNESIMA ARMA DI DISTRAZIONE DI MASSA

Gennaio 29th, 2024 Riccardo Fucile

IL PIANO MATTEI È ANCORA UN FOGLIO BIANCO, E NON A CASO, DUE BIG COME EGITTO E ALGERIA SONO RIMASTI FREDDINI E HANNO SPEDITO DELEGAZIONI DI SERIE B

Di fronte alle delegazioni riunite oggi a Palazzo Madama per la Conferenza Italia-Africa, Giorgia Meloni non riuscirà ad andare molto oltre gli slogan. Annuncerà, certo, alcuni progetti con “Paesi-pilota” sul fronte infrastrutturale e della formazione. Per riuscire davvero a riempire di fatti l’ambizione del Piano Mattei, però, la premier avrebbe bisogno di alleati e sponde solide. Servirebbe il sostegno politico dell’Ue e di Washington. Quello che, a causa delle scadenze elettorali imminenti e di interessi geopolitici divergenti, al momento non si intravede.
Una difficoltà a cui si aggiungere la freddezza di alcuni partner africani strategici, in particolare Egitto e Algeria, come dimostra il livello delle delegazioni spedite a Roma. È il tempo dei buoni propositi, a Palazzo Chigi. E della preparazione della campagna elettorale per le Europee.
Meloni ha deciso di mettere al centro del 2024 il dossier africano. La prima ragione è cercare di invertire il trend assai negativo sugli sbarchi: per sua ammissione, il fallimento peggiore dell’esperienza a Palazzo Chigi. Non potendo più affidarsi alle promesse di blocchi navali, insegue soluzioni per contenere i flussi. La seconda ragione è più prosaica: si è appena aperta la Presidenza italiana del G7 e Meloni immagina il summit anche come una passerella che le garantisca consenso.
A Palazzo Madama, Meloni lancerà la volata per il Piano Mattei, un progetto che sulla carta dovrebbe impegnare l’Italia per quattro miliardi in 5-7 anni. Che prevede il coinvolgimento delle partecipate di Stato — da Eni a Enel — negli investimenti sul suolo africano. Che si propone di arruolare anche Cdp, banche private e università nella cooperazione. E che spera di creare le condizioni per aprire hotspot per migranti lungo le coste del Maghreb, sotto l’egida dell’Europa.
Progetto ambizioso e lontano dal realizzarsi, si diceva. Egitto e Algeria hanno concesso delegazioni di medio o basso livello (la ministra per la Cooperazione il Cairo, il ministro degli Esteri l’Algeria). Certo, sono presenti 21 tra presidenti e primi ministri africani. Dopo alcuni dubbi, dovrebbe esserci il primo ministro del governo di Unità nazionale della Libia, Abdel Hamid Dbeiba e, soprattutto, il tunisino Saied, che non usciva da tempo dal Paese.
Quest’ultimo rischia di essere uno dei protagonisti della giornata: è in affanno, gli mancano 3 miliardi per chiudere il bilancio, finora ha ricevuto solo 150 milioni dall’Europa. Insegue i 900 milioni del Fmi, che restano congelati per l’assenza di riforme. Senza sostegno, Tunisi potrebbe procurare altri problemi migratori all’Italia e all’Europa, anche se Meloni dice alTg1 che l’accordo con Saied va replicato con altri Paesi.
Alla Conferenza ci sarà Ursula von der Leyen. Da tempo gioca di sponda con Meloni, cercando la riconferma alla guida della Commissione. Ma è evidente che Meloni capirà se è possibile arruolare davvero Bruxelles nella sfida del Piano Mattei dopo le europee, in base ai nuovi equilibri dell’Unione.
(da La Repubblica)

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L’UNIONE EUROPEA VUOLE “METTERE IN GINOCCHIO L’ECONOMIA UNGHERESE” SE ORBAN CONTINUERÀ A METTERE IL VETO AGLI AIUTI ALL’UCRAINA

Gennaio 29th, 2024 Riccardo Fucile

LA BOZZA DEL DOCUMENTO CHE CIRCOLA A BRUXELLES MIRA A COLPIRE LE “DEBOLEZZE ECONOMICHE” DI BUDAPEST, TAGLIANDO DI COLPO E DEFINITIVAMENTE I FINANZIAMENTI AL PAESE, CHE SI REGGE SUI FONDI UE

L’Unione Europea ha pronto un piano segreto per “mettere in ginocchio l’economia ungherese” se il primo ministro Orbán bloccherà gli aiuti all’Ucraina. Lo rivela il Financial Times. La bozza di documento, pronta a Bruxelles, mira a colpire le debolezze economiche dell’Ungheria “minacciando la sua valuta e danneggiando la fiducia degli investitori”, spiega il quotidiano della City che ha visionato il documento.
Il primo ministro ungherese Orbán aveva promesso infatti di bloccare gli aiuti durante l’ultimo summit, ora, se non cambia idea, l’Ue potrebbe tagliare definitivamente i finanziamenti a Budapest, provocando una fuga dalla valuta e aumentando i costi del debito nazionale. Il documento, redatto da un membro del Consiglio Ue, evidenzia le vulnerabilità economiche dell’Ungheria.
Diversi diplomatici europei hanno confermato al FT che molti Paesi hanno già dato sostegno al piano. “L’atmosfera è diventata più dura”, ha spiegato una delle fonti che ha confermato che “la posta in gioco ora è più alta. È un ricatto”.
(da agenzie)

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LA PRIMA COSA CHE HA FATTO SINNER DOPO LA VITTORIA DENOTA UNA MENTALITA’

Gennaio 29th, 2024 Riccardo Fucile

HA PARLATO CON IL SUO ALLENATORE PER CAPIRE COME MIGLIORARE

Jannik Sinner ogni mattina ha un obiettivo, quello di diventare un giocatore migliore del giorno precedente. È un perfezionista il tennista italiano e lo ha dimostrato anche durante e dopo la finale degli Australian Open vinta con un’eccezionale rimonta su Daniil Medvedev. Un gigante da tutti i punti di vista, tecnico-tattico ma anche mentale.
È questa la principale forza di questo ragazzo altoatesino, come dimostrato anche dal primo pensiero post trionfo Slam.
Chiunque si sarebbe dedicato soprattutto ai festeggiamenti, rimandando il momento delle analisi e delle valutazioni su cosa è andato per il meglio e su cosa invece deve essere corretto per crescere ulteriormente. Un’etica del lavoro unica per Sinner che ha subito parlato con il suo coach Simone Vagnozzi per capire come e dove migliorare per crescere.
È stato proprio il nuovo campione degli Australian Open a rivelare tutto come se fosse la cosa più normale del mondo.
Invece di di lasciarsi andare a festeggiamenti sfrenati per l’eccezionale risultato, il pensiero principale è stato subito al dopo, su come poter lavorare meglio condividendo queste riflessioni con Vagnozzi: “Dopo la partita abbiamo già parlato con Simone su come possiamo migliorare ancora. Quindi, sai, fa tutto parte del processo”.
È stato abituato così Jannik Sinner, sia dai suoi genitori che ha ringraziato per la libertà di scelta concessagli sempre in termini di sport, sia dai suoi tecnici che lo hanno aiutato a tirare fuori sempre il meglio, aspetto non facile nel tennis.
Calmo, riflessivo e intelligente Jannik sa bene che solo con dedizione e sacrificio può restare su livelli eccezionali e puntare più in alto, magari anche al primo posto al mondo.
Le sue parole post-match hanno in tal senso sorpreso tutti, per pragmatismo: “È un grande momento per me e la mia squadra, ma d’altra parte, sappiamo anche che dobbiamo migliorare se vogliamo avere un’altra possibilità di ottenere di nuovo un grande trofeo. Questo è tutto il processo e il duro lavoro pagherà sempre”.
Anche perché pur essendo giovane, Sinner sa bene come possa essere effimero il successo senza il duro lavoro. Oggi il suo status è quello di “tennista da battere” e l’asticella si è alzata tanto, con i margini di errore calati notevolmente: “Avere questo trofeo, è una sensazione incredibile. Mi sento grato per averlo qui. Ma so che devo lavorare ancora di più, perché gli avversari, troveranno il modo di battermi e io devo essere preparato. Vediamo cosa verrà in futuro”. Insomma: lavorare, lavorare e lavorare, come un mantra.
Darren Cahill, il suo “supercoach” che in carriera ha aiutato tanti big del tennis a raggiungere risultati eccezionali sa bene di lavorare con un atleta e una persona speciali: “È un ragazzo speciale. Assorbe tutto e prova sempre cose nuove in campo. Vuole solo migliorare. Sono sicuro che dopo questo risultato non si fermerà. Non si fermerà mai”.
(da Fanpage)

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ELEZIONI IN FINLANDIA, AL BALLOTTAGGIO IL CONSERVATORE STUBB E IL VERDE HAAVISTO, SCONFITTA DEI SOVRANISTI

Gennaio 29th, 2024 Riccardo Fucile

IL PRIMO HA OTTENUTO IL 27,2% DEI VOTI, IL SECONDO IL 25,8%

In Finlandia si andrà al ballottaggio dopo che nessun candidato è riuscito a ottenere più del 50 per cento dei voti al primo turno delle elezioni presidenziali, che si sono tenute ieri, domenica 28 gennaio.
La sfida a due alle urne è prevista per domenica 11 febbraio: si contenderanno la poltrona di presidente l’ex primo ministro Alexander Stubb, conservatore , che ha ottenuto il 27,2 per cent per cento di preferenze e il verde Pekka Haavisto, ex ministro degli Esteri che ha avuto il 25,8 per cento dei voti, secondo i dati del ministero della Giustizia finlandese, diffusi dopo la conclusione dello scrutinio dei voti. Il più votato al ballottaggio entrerà in carica il 1 marzo.
Terzo con molto distacco si è piazzato il presidente del Parlamento e leader di estrema destra Jussi Halla-aho con il 19 per cento delle preferenze. In tutto erano nove i candidati in corsa, sei uomini e tre donne.
Si tratta del primo voto da quando la Finlandia è entrata a far parte della Nato e dopo più di un decennio sotto la guida del presidente Sauli Niinisto.
L’affluenza registrata alle urne è stata del 74,9 per cento (contro il 69,9 per cento alle precedenti elezioni del 2018): al primo turno elettorale hanno votato 3,2 milioni di elettori sui 4,2 milioni di cittadini aventi diritto. L’affluenza e’ stata del 79,4 per cento.
Il presidente della Finlandia è eletto per un mandato di sei anni. Il mandato del capo dello Stato in carica Sauli Niinisto terminerà a febbraio: avendo completato due mandati consecutivi, Niinisto non ha potuto ricandidarsi. In Finlandia, il presidente della Repubblica ha tra i suoi compiti la guida della politica estera, un ruolo chiave dopo le recenti tensioni al confine con la Russia e l’adesione del Paese alla Nato.
“Questa era la semifinale e ora sembra che io e Pekka siamo in finale. La partita ricomincia da capo”, ha detto il 55enne Stubb a Helsinki. Ora occorre “affrontare il secondo round a tutta velocità”, ha commentato Haavisto.
(da agenzie)

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ADDIO ALLA MUSA DI FELLINI: E’ MORTA SANDRA MILO, AVEVA 90 ANNI

Gennaio 29th, 2024 Riccardo Fucile

E’ STATA UNA DELLE ATTRICI PIU’ POPOLARI DEL CINEMA ITALIANO

Sandra Milo è morta. L’attrice aveva compiuto 90 anni l’anno scorso. Milo è stata una musa di Federico Fellini e una delle attrici più popolari del cinema italiano. Il regista la chiamava “Sandrocchia”. L’attrice si è spenta nella sua abitazione vicina ai suoi cari. La morte è stata comunicata dalla famiglia.
Il suo vero nome era Salvatrice Elena Greco ed era nata a Tunisi l’11 marzo 1933. Ha recitato con Fellini in Giulietta degli Spiriti e 8 e 1/2, che vinse un Oscar.
In un’intervista rilasciata tre anni fa al Corriere della Sera aveva detto che doveva lavorare «per mantenere i miei figli, Azzurra e Ciro, che sono disoccupati. Lui ha anche un bambino, il mio nipotino Flavio, di 7 anni, e anche mia nuora Vanessa è senza lavoro. Quindi io, che ho la fortuna di essere in salute, devo lavorare per aiutare loro. E poi se devo fare una cosa non sto lì a riflettere più di tanto: è il pensiero che mi affatica». Nel 2021 ha vinto il David alla carriera.
I film e la tv
Milo aveva partecipato nel 2023 a Quelle brave ragazze su Sky. Il suo debutto cinematografico risale al 1955, con Alberto Sordi in Lo Scapolo. Poi aveva interpretato la parte di una prostituta in Il generale della rovere, incontrando Moris Ergas che poi è diventato suo marito: con lui ha avuto una figlia di nome Debora.
Per i suoi ruoli nei film di Fellini vinse due Nastri d’Argento come miglior attrice non protagonista. Ha detto di essere stata legata a metà Anni Ottanta per alcuni anni con Bettino Craxi. È stata sposata con Ottavio De Lollis, padre dei suoi figli Ciro e Azzurra. Ha partecipato anche all’Isola dei famosi.
§Più volte ha dichiarato che il suo grande amore è stato in realtà Bettino Craxi, il leader socialista cui è stata legata a metà anni ’80 per alcuni anni, mentre era sposata con Ottavio De Lollis, padre anche dei suoi figli Ciro e Azzurra. L’8 gennaio 1990 fu vittima di un atroce scherzo televisivo a L’amore è una cosa meravigliosa su RaiDue: una telefonata la informava che il figlio Ciro era in gravi condizioni in seguito ad un incidente stradale
(da agenzie)

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