Destra di Popolo.net

MIGRANTI, 50 MORTI DI FAME, SETE E USTIONI SU UN GOMMONE PARTITO DALLA LIBIA: “INASCOLTATI GLI SOS”

Marzo 14th, 2024 Riccardo Fucile

I RACCONTI DEI 25 SUPERSTITI, PER UNA SETTIMANA ALLA DERIVA, SALVATI POI DALLA OCEAN VIKING… UN CLASSICO CASO DI OMISSIONE DI SOCCORSO DA PARTE DI GOVERNI CRIMINALI

Cinquanta morti di ustioni, fame, sete su un gommone rimasto invisibile per una settimana nonostante le richieste di aiuto. Corpi (e tra questi anche quelli di cinque bambini) pietosamente gettati nella infinita fossa comune del Mediterraneo da chi era ancora rimasto in vita. Donne costrette a dire così addio ai loro figli, uomini, donne, tanti ragazzi che hanno visto spegnersi sotto i loro occhi i compagni di viaggio con cui si erano imbarcati una settimana fa dalla Libia.
Sono racconti dell’orrore quelli fatti ai volontari di Sos Mediterranée dai 25 superstiti presi ieri a bordo della Ocean Viking in acque internazionali in zona Sar libica.
Tutti in condizioni psicofisiche drammatiche hanno raccontato di aver visto per giorni volare aerei ed elicotteri sul loro gommone ormai alla deriva ma di non avere ricevuto soccorsi da nessuno.
E di essere rimasti ormai da giorni senza cibo né acqua. Così, qualcuno in stato di incoscienza, sono stati trovati ieri dalla Ocean Viking intervenuta in un tratto di mare rimasto privo di soccorsi da giorni visto che altre tre navi umanitarie, le Sea Watch 4 e 5 e la Humanity1, sono sotto sequestro in Italia.
Nei giorni scordi Alarm phone aveva girato la segnalazione di un gommone con 75 persone a bordo che invocava aiuto ma non è ancora chiaro se si tratti della stessa imbarcazione.
(da La Repubblica)

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MODENA, I CARABINIERI PRENDONO A CALCI E PUGNI UN UOMO CHE OPPONE RESISTENZA ALL’ARRESTO: IL PESTAGGIO FINISCE IN UN VIDEO SUI SOCIAL

Marzo 14th, 2024 Riccardo Fucile

I DUE MILITARI GIA’ DESTINATI AD ALTRI SERVIZI, APERTA UN’INCHIESTA

In pieno centro a Modena, davanti all’indifferenza dei passanti che proseguono a piedi o in bicicletta, due carabinieri hanno dato pugni al volto, sulla schiena e diversi spintoni per costringere a entrare nella gazzella un sospettato che resisteva all’arresto.
È accaduto martedì, lo documenta un video diffuso su Welcome To Favelas, attribuito a un privato cittadino che lo ha consegnato spontaneamente al social network.
Tutto sarebbe iniziato in un giardino pubblico, a pochi passi dal teatro Storchi, il principale luogo di spettacoli in città.
Due carabinieri della tenenza locale stanno procedendo al fermo di un uomo senza documenti che ha opposto resistenza per evitare di essere portato in caserma.
Il più alto dei due militari in divisa lo trattiene per il braccio destro mentre il collega lo afferra per quello sinistro. Poi colpisce il sospettato una prima volta con forza, sferrandogli un pugno al volto. Seguono diversi altri pugni ai reni, e poi di nuovo in faccia.
L’uomo si dimena. Parla, sembra rivolgersi a qualcuno nei dintorni, chiedendo forse aiuto. I carabinieri lo spingono per farlo sedere sul retro della gazzella, ma lui afferra uno dei militari per il bavero, e questi – lo stesso che lo ha picchiato in precedenza – riprende a colpirlo nuovamente alla testa e sulla schiena.
Nelle immagini sono ritratte diverse persone che passano, senza apparentemente rendersi conto di quanto sta accadendo. I carabinieri a questo punto volgono lo sguardo verso chi sta riprendendo la scena con un cellulare: è possibile che si siano accorti di essere filmati.
Al momento, non c’è notizia di un fascicolo d’indagine sull’episodio, che probabilmente però sarà aperto nelle prossime ore.
In serata, il comando provinciale dell’Arma di Modena ha comunicato che i due carabinieri «sono stati temporaneamente reimpiegati in altri incarichi».
L’uomo fermato, sottolinea sempre il comando, «si è rifiutato di fornire le generalità e di esibire alcun documento, costringendo gli operanti ad accompagnarlo in caserma per le operazioni di fotosegnalamento e il conseguente arresto per resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento».
A seguito del rito direttissimo, con convalida dell’arresto, l’uomo fermato è stato rimesso in libertà in attesa della successiva udienza. Il video fatto dal cittadino «è stato acquisito dai carabinieri di Modena e trasmesso alla Procura della Repubblica per le valutazioni di competenza», conclude l’Arma modenese.
(da agenzie)

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LA CAFONATA DI MELONI A FIRENZE: DEPISTA IL GOVERNATORE GIANI E IN BARBA AL PROTOCOLLO VA AL MEYER DA SOLA MENTRE TUTTI L’ATTENDONO IN REGIONE

Marzo 14th, 2024 Riccardo Fucile

SI NASCONDE DIETRO VAGHE “RAGIONI DI SICUREZZA” PER GIUSTIFICARSI… POI LE SCUSE TARDIVE

Depistare. Una specialità di Giorgia Meloni. Come i ritardi agli appuntamenti ufficiali in agenda, che si ripetono.
È successo di nuovo oggi a Firenze. Dove la premier era attesa per la firma degli accordi sui fondi europei con la Regione Toscana, e poi – aggiunta all’ultimo e senza comunicarlo – per una visita all’ospedale Meyer, dove si trovano in cura i bambini di Gaza.
Meloni ha invertito le due tappe fiorentine, pare anche per evitare i giornalisti, ma senza annunciarlo a Eugenio Giani, il governatore toscano del Pd, che la stava aspettando in piazza Duomo, dove ha sede la Regione.
Un classico “bidone”. Anche il cerimoniale di Palazzo Chigi e il dispositivo di sicurezza che ha responsabilità sulla presidente del Consiglio sarebbe rimasti spiazzati dal cambio di programma.
Il risultato è stato il ritardo di un’ora e la furia e le urla di disappunto di Giani, convinto che Meloni abbia voluto evitare in tutti i modi una foto con un presidente di Regione dell’opposizione.
Un rigurgito delle pulsioni della leader di Fratelli d’Italia, eternamente in lotta contro la tanto detestata «sinistra».
Al termine della cerimonia Meloni chiede scusa: «Con Giani avevamo valutato di fare una cosa più ampia oggi al Meyer, poi ci sono state delle necessità di sicurezza che lo hanno impedito per cui mi devo scusare col presidente se non siamo riusciti a fare la visita che avevamo programmato».
(da agenzie)

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“NEL PROGETTO PER IL PONTE SULLO STRETTO NON CI SONO PROVE SISMICHE NE’ QUELLE DEL VENTO”

Marzo 14th, 2024 Riccardo Fucile

LA DENUNCIA DI BONELLI IN AULA RACCONTA LA VERITA’: NON SONO STATE FATTE “PER NON PERDERE TEMPO”

Per il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina non sarebbero state fatte alcune prove legate alla stabilità sismica né quella per il vento.
A denunciarlo è stato il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, Angelo Bonelli, durante una replica al Question time alla Camera.
“A pagina 47 della Relazione tecnico-scientifica sul Ponte c’è scritto che il Comitato scientifico chiede di adeguare il progetto perché le prove del vento non sono state fatte. E il Consorzio Eurolink risponde che non sono state fatte per non perdere tempo”, ha detto Bonelli chiedendo al ministro dell’Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, perché metta fretta “per fare un’opera che dovrebbe essere fatta con tutti i criteri”.
“E a pagina 14 c’è scritto che manca la zonizzazione microsismica. E si chiede di farla. Voi pensate di realizzare un’infrastruttura di questo tipo nella zona dove è avvenuto il terremoto più importante della storia della Repubblica senza fare la microzonazione sismica?
(da agenzie)

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SALVINI SI FA DARE DUE SCHIAFFI IN PUBBLICO, MA COSI’ METTE MELONI CONTRO ZAIA

Marzo 14th, 2024 Riccardo Fucile

LA LEGA PRESENTA L’EMENDAMENTO PER IL TERZO MANDATO AI GOVERNATORI AL SENATO. RISULTATO: SONORAMENTE BOCCIATO… POI MINACCIA DI PRESENTARNE UN ALTRO SUI BALLOTTAGGI AI COMUNI MA POI LO RITIRA

Salvini si immola per mettere Meloni contro Zaia e tenersi al riparo dalle critiche interne.
Al Senato la Lega presenta due modifiche al decreto elezioni – il terzo mandato e l’abolizione del ballottaggio nei centri più grandi – che fin dall’inizio appaiono senza speranza di essere approvate. La prima era stata già bocciata in Commissione. Farla passare, significherebbe per Meloni dare il via libera alla ricandidatura di Zaia, ma anche di Emiliano e De Luca, e dunque privarsi in un colpo solo della possibilità di vincere in tre regioni.
La seconda, con l’abolizione del secondo turno nei comuni sopra i 15mila abitanti in caso di raggiungimento di un quorum del 40 per cento da parte di uno o più candidati, è una norma scritta a pennello per i sindaci leghisti del nord. Quando fa presentare gli emendamenti Matteo Salvini sa che saranno bocciati.
Ma sceglie di andare al sacrificio per un vantaggio tattico: mettersi almeno parzialmente al riparo dalle critiche interne. “Vedete? Meloni e Forza Italia si accordano contro di noi”, è il messaggio che invia ai maggiorenti interni, fattisi più minacciosi dopo la sconfitta in Abruzzo. Un modo per tacitare il dissenso di quanti gli rimproverano di aver scelto la contrapposizione fine a sè stessa.
A Palazzo Madama non è un caso, è Paolo Tosato, senatore fedelissimo di Luca Zaia, a rappresentare il Carroccio sul terzo mandato. Dopo il verdetto della Commissione, Tosato ripresenta in aula l’emendamento ‘incriminato’. L’Aula lo respinge con solo 26 voti favorevoli, 112 contrari e 3 astenuti, questi ultimi sono i senatori di Svp. Il governo si era rimesso all’Aula.”Ma il dibattito non è chiuso. Stiamo interpretando nel modo più corretto la volonta’ dei cittadini e degli elettori”, minaccia il senatore della Lega Paolo Tosato in dichiarazione di voto. Il forzista Maurizio Gasparri ostenta serenità. Plaude alla decisione del governo di rimettersi all’aula “perchè non c’era nel patto di governo”, rinvia la questione a una riforma più complessiva degli enti locali “de iure condendo” e poi sostanzialente invita i colleghi leghisti a darsi pace.
“Mi chiama un sindaco che dice ma come mai lui che è sindaco di un comune di 16mila abitanti non può ricandidarsi, mentre quello con 15mila, puo’ farlo? Ebbene bello mio, è la legge. Come la maggiore età che scatta a 18 anni. E nelle forze armate, entri se sei alto, i più bassi si adeguano”.
Ancora meno spazi se possibile, Fdi e Forza lasciano alla norma contro i ballottaggi. Se quello sul terzo mandato era atteso, questo emendamento è stato un blitz dell’ultima ora. Fatto evidentemente per provare a spaccare la maggioranza. Perchè che le opposizioni siano contrarie, era previdebile. E infatti gridano al golpe.
“Il blitz sulla cancellazione dei ballottaggi a tre mesi dal voto è uno sfregio alle più basilari regole della democrazia”, dice Elly Schlein. Anche l’Anci non apprezza. “E’ uno stravolgimento di un sistema che fin qui ha funzionato”, dice Antonio Decaro.
Molto meno scontato è il no di Fratelli d’Italia. Un no sofferto, come traspare dalle parole di Alberto Balboni, presidente della Commissione affari costituzionali e relatore del provvedimento, esponente di punta di Fdi. “Nel merito sono d’accordo. Del resto è già in vigore in Sicilia ed è stato introdotto di recente in Friuli Venezia Giulia. Mi dispiace anzi che sia stato definito dalle opposizioni un emendamento vergognoso. Non c’è niente di vergognoso”, spiega.
In effetti è in linea con il premierato, perchè consente l’elezione a botta secca del sindaco. “Io sono d’accordo con lo spirito di questa norma perchè sono troppo frequenti ormai i casi di sindaci che al ballottaggio vincono con meno voti dello sfidante al primo turno”.
Ma il problema, ammette a malincuore “è che serve un altro metodo e ben altro luogo” per discuterne. Alla fine il governo chiede alla Lega di ritirare l’emendamento, o di trasformarlo in ordine del giorno. Francesco Boccia a nome del Pd propone lo stralcio dell’intero articolo, ma non si può fare perchè il decreto è già in vigore.
La Lega china il capo e sceglie di ritirarlo, trasformandolo in un ordine del giorno. Retromarcia, non si va neppure al voto. “Raccogliamo l’invito, su questo tema possiamo comprendere che a due mesi dal voto modificare la norma non sia corretto. Ma la prossima volta, lo diciamo al governo, l’emendamento lo teniamo fino alla fine e lo metteremo ai voti”, dice il capogruppo Massimiliano Romeo. G
asparri gli dà il contentino: “La norma è giusta. La questione ritornerà la prossima volta e l’approveremo”. Ma per la Lega, dopo l’Abruzzo, gira male.
E non è finita, perchè la giornata riserva un altro boccone amaro. E cioè la norma che riduce della metà le firme necessarie a presentare le liste alle europee. In molti ci leggono un modo per aiutare la costituenda lista Libertà formata da Sud chiama Nord e dal Partito popolare del Nord. Una lista anti-Salvini, che potrebbe sottrarre alla Lega consensi sia nel nord autonomista che al Sud, dove pure era presenta la Lega Salvini premier. Questa volta il governo rivendica la scelta.
(da Huffingtonpost)

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PARLA IL BRACCIO DESTRO DI NAVALNY AGGREDITO A MARTELLATE IN LITUANIA: “HO UN BRACCIO ROTTO, NON CI ARRENDEREMO”

Marzo 14th, 2024 Riccardo Fucile

QUALCHE ORA PRIMA AVEVA DETTO: “PUTIN E’ UN ASSASSINO, RISCHIAMO DI ESSERE UCCISI TUTTI”

“Continueremo a lavorare e non ci arrenderemo”. Così, in un video postato su Telegram, il braccio destro del defunto dissidente russo Alexei Navalny, Leonid Volkov, ha voluto rispondere a chi, nelle scorse ore, lo ha aggredito a martellate sotto casa.
L’aggressione subita, ha affermato, è il “caratteristico saluto da bandito” da parte degli scagnozzi del presidente russo Vladimir Putin.
Dimesso dall’ospedale dove era stato ricoverato, l’attivista ha spiegato che un “uomo mi ha aggredito nel cortile, colpendomi sulla gamba circa 15 volte. La gamba in qualche modo è a posto. Fa male camminare. Comunque mi sono rotto il braccio”.
Volkov nel post su Telegram ha aggiunto: “Volevano letteralmente fare di me una cotoletta”. Ex capo dello staff di Navalny e fino allo scorso anno presidente della sua Fondazione anticorruzione, Volkov è una delle figure più importanti dell’opposizione russa. Il giorno prima dell’aggressione, Volkov aveva scritto sui social media: “Putin ha ucciso Navalny. E ancora prima molti altri”.
Qualche ora prima dell’attacco Volkov aveva anche detto al quotidiano indipendente russo Meduza di essere preoccupato per la sua sicurezza dopo la morte di Navalny. “Il rischio principale ora è che verremo tutti uccisi. Perché, è una cosa abbastanza ovvia”, ha dichiarato
(da agenzie)

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È INIZIATA LA LOTTA “PARTIGIANA” A PUTIN, PARLA MAXIMILIAN ANDRONIKOV, ALIAS “CESAR”, CAPO DELLA LEGIONE “RUSSIA LIBERA”, I MILIZIANI RUSSI FILO-UCRAINA CHE CONDUCONO INCURSIONI AL CONFINE RUSSO

Marzo 14th, 2024 Riccardo Fucile

“IL REGIME DI PUTIN SI PUÒ ABBATTERE SOLO CON LE ARMI. LA POPOLAZIONE CI TRATTA IN MODO AMICHEVOLE” – PER IL CREMLINO È UN NAZISTA TRADITORE DELLA PATRIA: “NON SONO UN UOMO SOVIETICO, SONO RUSSO E CRISTIANO”

Per i russi è un estremista e un nazista traditore della patria. Per i suoi seguaci è il liberatore della Russia.
Maximilian Andronikov (alias Cesar) è il vicecomandante della legione Russia Libera che conduce incursioni dal territorio ucraino in quello russo e che ieri avrebbe avviato un’operazione su Belgorod e Kursk, come annunciato in un video apparso in rete. Ha risposto al Corriere via messaggio.
Chi è lei prima di diventare un miliziano?
«Ho 49 anni, sono nato a Sochi. Negli ultimi 20 anni ho vissuto a San Pietroburgo, sono laureato in pedagogia, ho lavorato come istruttore di palestra e fisioterapista. Sono sposato e ho 4 figli».
L’accusano di essere un estremista di destra…
«I miei valori sono la democrazia e la libertà, e sono pronto a lottare per essi. Non sono un uomo sovietico, sono russo e cristiano. Sono un oppositore del regime di Putin. Credo che lo si possa combattere solo con metodi radicali»
Dicono che ci siano molti prigionieri di guerra russi nella legione…
«È un fake di propaganda diffuso dal Cremlino. I primi legionari erano militari dell’esercito russo che avevano deciso di passare dalla parte dell’Ucraina. Nessuno di noi è costretto a combattere».
Crede davvero di rappresentare una seria minaccia per il Cremlino?
«Non sono naïf. Ma sono abbastanza realista da sapere che il potere in Russia può essere cambiato solo con le armi».
Avete condotto incursioni sul territorio della regione di Belgorod e di Kursk. Come si è comportata la popolazione?
«Quei pochi che abbiamo incontrato non hanno mostrato alcuna aggressività nei nostri confronti, si sono comportati in modo neutrale o amichevole. Li abbiamo protetti dagli attacchi lanciati dai russi».
(da il “Corriere della Sera”)

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