Marzo 27th, 2024 Riccardo Fucile
ELEZIONI: IL QUORUM PER LE EUROPEE FA FARE ACCORDI TRA IV E +EUROPA: SI TRATTA SUI NOMI IN QUOTA ALL’EX PRESIDENTE SICILIANO
Da Totò Cuffaro a Emma Bonino, passando per Sandra Mastella: Matteo Renzi in questi mesi le ha provate tutte per arrivare al 4% nella corsa verso Bruxelles. Cercando di stringere accordi con riciclati, condannati, vecchie cariatidi della politica. Senza curarsi nemmeno della difficoltà di tenere insieme una grande vecchia della politica (seppur passata con una certa disinvoltura per le esperienze politiche più variegate) a personaggi in odore di mafia.
Oggi è atteso a Roma l’ex presidente della Sicilia, che ha scontato una condanna in carcere per favoreggiamento alla mafia. Doveva essere un incontro con il leader di Italia Viva per definire i dettagli della lista da fare insieme, il Centro. Ma l’incontro potrebbe saltare o sancire la rottura della trattativa. Non per la volontà del fu Rottamatore, quanto per l’incompatibilità con Emma Bonino. “Visto l’accordo siglato da Matteo Renzi con #TotòCuffaro, condannato nel 2010 a sette anni di reclusione per favoreggiamento a Cosa Nostra, oggi ‘Mister Stai Sereno’ si presenterà al tavolo con +Europa anche in veste di portavoce di Totò Cuffaro?”, scriveva ieri su X il leader di Sud chiama Nord, Cateno De Luca. Perché infatti oggi – salvo sorprese dell’ultima ora – sarà ufficializzata la lista Stati Uniti d’Europa, con la partecipazione di Iv, più Europa, i Liberali di Marcucci, Volt e i Socialisti. “Stiamo lavorando per portare a Bruxelles diversi parlamentari europei che non siano sovranisti o populisti. Persone che credono negli Stati Uniti d’Europa. Persone che fanno politica. Perché serve l’Europa e serve la politica, mai come in questo momento drammatico per il futuro del pianeta. C’è chi pensa ai veti, io penso ai voti”: così ieri Renzi, anticipando pure le polemiche. La lista non vedrà la partecipazione di Carlo Calenda. Salvo ripensamenti (esclusi però categoricamente in tutte le sedi dall’interessato), visto che a questo punto le possibilità di Azione da arrivare al quorum si riducono.
Quella di oggi, però, è un’altra storia. E racconta prima di tutto che il fu Rottamatore è costretto a fare un passo indietro e a non correre per le Europee. È questo il prezzo da pagare per avere la disponibilità di Bonino, che dovrebbe mettersi in gioco in prima persona, in ticket al centro con il renzianissimo Nicola Danti. Per Renzi, in fondo, un sacrificio relativo, visto che a Bruxelles comunque non sarebbe andato, visti i suoi numerosi conflitti d’interessi.
Non è un caso, vista la tempistica, che la trattativa sia stata svelata proprio ieri dal Giornale di Sicilia: Cuffaro non ci sta a farsi fare fuori, dopo mesi di abboccamenti, che vedevano la sua Dc di nuovo alla ribalta e prevedevano anche un nome per la lista, Il Centro. Proprio le parole che Renzi aveva messo sotto la sua faccia, sui cartelloni con i quali ha tappezzato autobus e stazioni di tutta Italia. Ma, mentre fonti di Iv non confermano e non smentiscono l’accordo, Riccardo Magi, segretario di più Europa, sul punto è chiaro: “Era una delle ipotesi, ora che chiude con noi, questa decade”.
Cuffaro, dunque, di certo non potrà candidarsi in prima persona, ma i rumors dall’isola confermano che – attraverso il suo luogotenente, Davide Faraone – Renzi in lista metterà un nome che a lui fa riferimento. Nell’isola, tra i voti “liberi”, dopo la rottura con la Lega, ci sono anche quelli di Lombardo: ma l’accordo sarebbe pronto con Forza Italia o Fratelli d’Italia. Resta ancora aperta la questione Sandra Mastella, che Renzi sta corteggiando da mesi. Anche qui, la “compatibilità” è tutta da verificare. Così come le liste sono da comporre. Di certo, c’è che nella scelta di più Europa ha contato anche l’insistenza di Della Vedova, legato a doppio filo a Gianfranco Librandi e alla sua disponibilità a finanziare campagne elettorali passate, presenti e future.
(da ilfattoquotidiano.it)
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Marzo 27th, 2024 Riccardo Fucile
I SOVRANISTI VOGLIONO PUNIRE LA MAGISTRATURA PERCHE’ FA ARGINE AI LORO PROVVEDIMENTI INCOSTITUZIONALI E ORBANIANI
Ai test psicoattitudinali, “che andrebbero praticati a coloro che
occupano posizioni apicali e anche a chi ha responsabilità di governo, andrebbero affiancati anche il narco test e l’alcol test”.
È la proposta avanzata dal procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, secondo il quale “chi è sotto l’effetto di droga non solo può fare ragionamenti alterati, ma è anche ricattabile”.
Il procuratore di Napoli ha risposto alle domande dei giornalisti a margine di una conferenza stampa, indetta in Procura, relativa a sei arresti dei carabinieri che hanno fatto luce su due efferati omicidi di camorra. “Facciamo anche il narco test perché, chi é sotto l’effetto di cocaina, può fare ragionamenti alterati o prendere decisioni frutto di ricatti. Dato che ci troviamo, facciamo anche l’alcol test perché chi magari quel giorno è ubriaco può dire delle cose che possono condizionare l’opinione pubblica in modo negativo”.
Anm: “I test psicoattitudinali non servono a nulla, solo propaganda
Secondo il presidente dell’Anm, Giuseppe Santalucia, i testi psicoattitudinali per i magistrati introdotti dal governo “non servono a nulla, anzi è solamente propaganda”.
La dispensa per infermità anche psichica “esiste nel nostro ordinamento da tempo immemorabile, da una legge del 1946. Se ci sono casi di squilibrio patologico si interviene, ma il ministro della Giustizia ha già un potere di vigilanza e ha gli strumenti per intervenire in questi casi”, sottolinea Santalucia. “Se poi si vuole controllare altro che non sia la patologia psicologica, ma il modo di essere, l’espressione di una personalità che non piace, questo è arbitrio”.
(da agenzie)
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Marzo 27th, 2024 Riccardo Fucile
COLPITO DA INFARTO HA PENSATO PRIMA A SALVARE GLI ALTRI
Un malore mentre era al lavoro, come macchinista del treno della linea Pescara-Roma, gli è stato fatale. Prima di morire, però, è riuscito a far frenare il treno salvando gli 87 passeggeri che si trovavano a bordo. È successo nel pomeriggio di ieri, martedì 26 marzo 2024.
A morire Antonio D’Acci, sessantunenne originario di Foggia che viveva a Termoli, in provincia di Campobasso: è lui il macchinista che ieri si trovava sul treno regionale 4193 Pescara-Sulmona, sulla linea Pescara- Roma
Il malore e la frenata
Un infarto gli è costato la vita. Ma lui, Antonio D’Acci, prima di morire, è riuscito a salvare quella dei quasi novanta passeggeri che si trovavano a bordo del treno regionale, facendo frenare il treno. Ha fermato la corsa in piena campagna, all’altezza di Alanno, quasi a metà percorso.§
Non appena lanciato l’allarme, sul posto sono arrivati il capotreno e il personale di bordo. Poi li hanno raggiunti gli operatori del personale sanitario del 118 che hanno provato a rianimarlo. Ogni tentativo si è rivelato vano: per D’Acci, il macchinista eroe, non c’è stato più nulla da fare e ne è stato dichiarato il decesso.
Chi era il macchinista che ha salvato 87 passeggeri
Come anticipato, Antonio D’Acci, detto Tonino, aveva 61 anni. Originario di Foggia, dove aveva studiato almeno fino alle scuole superiori, sposato e con una figlia, viveva in provincia di Campobasso da tempo. Nella giornata di ieri stava lavorando sulla linea Pescara- Roma, sopra al treno regionale che collega la provincia abruzzese con la cittadina dei confetti. Era alla soglia della pensione. Non appena la notizia della sua morte ha iniziato a circolare, sono molti i messaggi da parte di colleghi e colleghe, sia ferrovieri che macchinisti, che hanno iniziato a circolare sui social network.
I messaggi di addio per il macchinista eroe
“Cari colleghi, vi invito a riflettere. I politici, i dirigenti, i sindacalisti di una volta non per niente decisero che il lavoro di macchinista era usurante e che il limite pensionabile era a 58 anni – scrivono in un gruppo Facebook – Caro Antonio che la terra ti sia lieve, porgo le più sentite condoglianze alla famiglia ed anche a tutta la famiglia dei ferrovieri d’Italia”.
Non ha tardato ad arrivare la nota della Filt Cgil Nazionale, il sindacato dei trasporti: “Con profondo cordoglio abbiamo appreso della scomparsa di Antonio D’Acci, uno stimato macchinista – scrivono – In questo momento di lutto e di dolore ci uniamo alla sofferenza della famiglia a cui esprimiamo le nostre più sentite condoglianze a nome anche di tutti i ferrovieri”.
(da Fanpage)
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Marzo 27th, 2024 Riccardo Fucile
“SEMBRAVA SOLO SVENUTO, MA CI SIAMO RESI CONTO CHE ERA IN ARRESTO CARDIACO. OGGI VORREMMO SAPERE COME STA”… “PER FARE L’INFERMIERE CI VOGLIONO TESTA E CUORE”
Ha fatto il giro d’Italia la storia di Francesca Taddio e Simone
Oliva, la giovane coppia di infermieri che lo scorso 20 marzo a Milano ha salvato la vita a un uomo che si era accasciato in metropolitana. “Una notizia che speriamo possa far capire quanto è importante il nostro lavoro e il nostro ruolo nella società”, raccontano oggi i due a Fanpage.it. “Ci chiamano eroi? Era il nostro dovere intervenire”.
Prima compagni di corso all’università di Salerno, poi amici e infine fidanzati, Francesca e Simone hanno 25 anni e lavorano a Milano dal 2022: lei, calabrese di Orsomarso (Cosenza), è dipendente all’ospedale San Paolo, mentre lui, nato a Castellammare di Stabia nel Napoletano, è libero professionista. La sera del 20 marzo stanno tornando a casa dopo una lunga giornata di lavoro.
“Erano circa le 23.15, e stavamo scendendo alla nostra fermata di Lambrate”, spiegano. “Dietro di noi, all’interno del convoglio, sentiamo un tonfo, e vediamo questo ragazzo che cade a terra. Inizialmente pensavamo fosse svenuto, poi abbiamo ascoltato il polso. L’attività respiratoria non c’era”.
Con uno sguardo si mettono d’accordo. Francesca continua a misurare il polso, Simone sente la carotide con le dita e controlla se respira. La diagnosi è confermata e resta una sola cosa da tentare: il massaggio cardiaco. Lui inizia a premere sul sui petto con le mani per riattivargli il cuore, mentre lei chiama i colleghi dell’agenzia regionale di emergenza e urgenza. “Abbiamo capito immediatamente che si trattava di un arresto cardiaco. Con un segno d’intesa tra noi, abbiamo agito subito con il massaggio”.
Dopo qualche compressione il ragazzo torna a respirare, e viene messo in posizione di sicurezza sul fianco. “L’abbiamo tenuto sveglio, cosciente. Abbiamo valutato che rispondesse a tutti gli stimoli. Eravamo gli unici a poter gestire quel genere di emergenza, e tutti i presenti si sono completamente affidati a noi”, prosegue il racconto.
I due infermieri, in quel momento, vengono acclamati dai passanti. E elogiati da chi è venuto a conoscenza della loro storia. “Il nostro è il mestiere più bello del mondo. Ti gratifica tanto, abbiamo un ruolo fondamentale nella società. Una missione. Lo dico ai ragazzi di oggi: non abbiate paura di intraprendere questa professione, salvare la vita delle persone regala tante soddisfazioni. Studiate con la testa, sì, ma anche con il cuore”.
Anche se il rovescio della medaglia, fatto di aggressioni in Pronto soccorso e turni massacranti, non fa ben sperare per il futuro. “Speriamo davvero che questa notizia possa aiutare a cambiare le cose. Con il Covid eravamo gli infermieri eroi, ora questa figura così esaltata sta pian piano scemando”. E adesso? “Vorremmo tanto sapere come sta il ragazzo della metropolitana. Sarebbe bello se volesse mettersi in contatto con noi: se vuole, ci faccia sapere. Noi siamo qui”.
(da Fanpage)
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Marzo 27th, 2024 Riccardo Fucile
LA FOGNA SOVRANISTA, INVECE DI FARE POLEMICHE RAZZISTE, IMPARI A RISPETTARE IL PROSSIMO E NON PARLI DI VALORI: IL RAZZISMO NON E’ UN VALORE, E’ UN CRIMINE
Non si placa la polemica scoppiata a seguito della decisione del preside dell’istituto comprensivo Iqbal Masih di Pioltello (Milano) di disporre un giorno di chiusura per la fine del Ramadan, in occasione delle festività pasquali.
Dopo la richiesta di fare un passo indietro da parte del Ministero dell’Istruzione, convocato dal ministro Valditara in persona, prendono posizione i docenti della scuola. E lo fanno attraverso una lettera. “Siamo indignati per la strumentalizzazione di una decisione legittima. Da anni lavoriamo per creare interazione tra culture diverse”, scrivono.
Sul caso, del resto, è intervenuto Matteo Salvini in persona. “Una scelta inaccettabile, contro i nostri valori”, ha tuonato il leader della Lega. Seguito a ruota dal presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana (“Se dovessimo rispettare le tradizioni di tutti saremmo costretti a chiudere ogni giorno, non ha senso seguire usanze altrui”). “La decisione nasce dall’analisi e dalle valutazioni del contesto territoriale con un’utenza multiculturale a predominanza araba e pakistana”, controbatte oggi il corpo docenti, 200 insegnanti “con idee diverse” ma uniti nel fronteggiare le critiche piovute sul piccolo istituto dell’hinterland Milanese.
“Da giorni siamo in questa condizione e nessuno ci tutela dall’ondata di odio generata su stampa e social anche da parte di esponenti politici”, denunciano inoltre i professori dell’istituto di Pioltello. “Ci sentiamo maltrattati, calpestati nei valori e nella dignità”.
E ancora. “Lavoriamo per non fare scappare gli italiani, per non avere classi ghetto e per creare armonia ed interazione tra culture diverse, mai per annientare o sottomettere uno all’altro. Ci offendono certi commenti e ci feriscono perché operiamo ogni giorno nel rispetto dei valori costituzionali, per l’uguaglianza sostanziale e formale sancita dall’Articolo 3 della nostra prima legge”, si conclude così la lettera.
E ieri è arrivata la legttera di solidarietà del Presidente Mattarella.
(da agenzie)
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Marzo 27th, 2024 Riccardo Fucile
ENNESIMO ATTO DELINQUENZIALE DEL GOVERNO CRIMINALE DI NETANYAHU… BIDEN: “I FILO-PALESTINESI HANNO RAGIONE”
Nonostante la risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU di
due giorni abbia chiesto per la prima volta un cessate il fuoco nella Striscia di Gaza Israele continua coi bombardamenti e le uccisioni di civili. Almeno 12 palestinesi, compresi alcuni bambini, sono stati uccisi da un raid aereo che ha colpito una tenda piena di sfollati nel sud dell’enclave. L’attacco è stato compiuto nella zona costiera di al-Mawasi, a ovest della città di Khan Younis. Altre tre persone sono state uccise nei raid israeliani di questa mattina contro due case nei quartieri di Khirbet al-Adas e Ash-Sha’out della città di Rafah. Ma le forze israeliane hanno aperto il fuoco e ucciso un palestinese di 19 anni anche a Jenin, in Cisgiordania, e altri quattro giovani arabi sono stati uccisi nella città di Qabatiya, pochi chilometri a sud. Nel frattempo Tel Aviv ha bombardato il sud del Libano, uccidendo almeno sette persone.
Il Pentagono: “A Gaza catastrofe umana”
Il prosieguo dei bombardamenti ignora le disposizioni della Corte Internazionale di Giustizia e quelle del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, che appena due giorni fa ha chiesto un cessate il fuoco a Gaza in cambio della liberazione di ostaggi israeliani e prigionieri palestinesi, ma soprattutto dell’ingresso di un maggior numero di camion di aiuti umanitari in un territorio in cui incombono carestia ed epidemie. Una “catastrofe umana”, come l’ha definita ieri il capo del Pentagono Lloyd Austin, parlando all’inizio dell’incontro con il ministro della Difesa israeliano Gallant.
Biden: “I manifestanti filo-palestinesi hanno ragione”
Proprio gli Stati Uniti, storici alleati di Israele, stanno manifestando sempre maggiore insofferenza verso quello che assume, giorno dopo giorno, i contorni di un genocidio: una situazione che ha spinto persino il presidente Joe Biden a dire che i manifestanti filo-palestinesi “hanno ragione”.
Il capo della Casa Bianca era stato interrotto da alcuni attivisti durante una manifestazione elettorale nel North Carolina. “Siate pazienti con loro”, ha detto Biden parlando allo staff dell’evento: “Hanno ragione, dobbiamo prestare molta più attenzione a Gaza”, ha detto il presidente mentre la folla applaudiva.
Finora l’amministrazione Biden non è mai arrivata alla conclusione che Israele abbia violato le leggi internazionali di guerra, “ma i processi di valutazione continuano e devono ancora produrre una valutazione definitiva”. Lo ha detto il portavoce del Dipartimento di Stato Usa, Matthew Miller, secondo cui l’amministrazione presenterà un rapporto al Congresso entro l’8 maggio, come parte di un memorandum sulla sicurezza nazionale che ricorda ai Paesi che ricevono armi dagli Stati Uniti di attenersi al diritto internazionale e di non bloccare le attività umanitarie. “Questi processi per valutare la loro conformità al diritto internazionale umanitario sono in corso e non hanno raggiunto una conclusione definitiva”, ha affermato Miller. La scorsa settimana Israele ha presentato rassicurazioni scritte, come richiesto dalla nota, affermando che le armi fornite dagli Stati Uniti non vengono usate per violare le leggi umanitarie a Gaza.
(da Fanpage)
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Marzo 27th, 2024 Riccardo Fucile
DELMASTRO NON ERA IN QUELLA STANZA AL MOMENTO DELLO SPARO. MA IL SUO CAPOSCORTA MORELLO SAREBBE STATO LÌ, A FIANCO DI POZZOLO CHE AVEVA ASSICURATO: “NON SONO STATO IO”
Una pistola maneggiata da più persone. Tre uomini vicini al centro della scena del reato, in quest’ordine: Emanuele Pozzolo, deputato (sospeso) di Fratelli d’Italia, Pablito Morello, capo scorta del sottosegretario alla giustizia Andrea Delmastro e Luca Campana, compagno della figlia di Morello.
Un revolver piccolo come un accendino, regolarmente detenuto da Pozzolo, da cui parte un colpo, mentre il tamburo viene aperto.
A tenerlo in mano, e a sparare, sarebbe stato il deputato di FdI, l’unico indagato per lo sparo della festa di Capodanno di Rosazza. È la ricostruzione che trapela dalla perizia balistica effettuata da Raffaella Sorropago, la consulente tecnica nominata dalla procuratrice di Biella, Teresa Angela Camelio.
La perizia, depositata ieri in procura, è l’ultimo atto scientifico atteso dagli inquirenti prima di chiudere l’indagine. Il primo era stato lo stub, l’esame della polvere da sparo che resta sulle mani, che era risultato positivo per Pozzolo. Anche se, essendo stato fatto solo a lui, il suo valore potrebbe essere considerato relativo. Delmastro non era in quella stanza della Pro loco, al momento dello sparo. Ma il suo caposcorta Morello sarebbe stato invece lì, a fianco di Pozzolo.
Secondo il perito dell’accusa, dunque, a sparare sarebbe stato il deputato di FdI. La procura di Biella aveva chiesto al consulente di incrociare i dati tecnici e balistici con le audizioni dei testimoni. Il teste chiave, secondo la procura, è Campana, 30 anni, rimasto ferito alla coscia dal piccolo proiettile partito dalla North American arms lr 22. Sentito in ospedale subito dopo l’incidente, il primo gennaio, Campana aveva raccontato: «C’era Pozzolo che maneggiava l’arma.
Al suo fianco c’era Morello e poi io. Eravamo tutti molto vicini al tavolo. Ho visto a un certo punto Pozzolo aprire il tamburo, probabilmente per mostrare le cartucce ».
Pozzolo «ha appoggiato sul tavolo il revolver per smontarlo – aveva precisato Campana – subito dopo è partito il colpo». L’analisi del tavolo, svolta dal perito della procura, confermerebbe la sua versione. I residui di polvere supporterebbero la tesi dell’estrema vicinanza del revolver al tavolo, nel momento in cui partì il colpo. Forse meno di cinque centimetri. Oltre alla macchia di polvere nera, sul piano di legno è rimasto il segno – quasi impercettibile – del proiettile, che prima di conficcarsi nella coscia del ferito ha scalfito il mobile, quasi all’angolo. Tutto tornerebbe dunque, secondo la versione dell’accusa: tracce di polvere, segni sul tavolo, racconto del ferito.
Ma perché Pozzolo stava (se l’aveva lui in mano) maneggiando la pistola? Due le ipotesi degli inquirenti. O per metterla in sicurezza, smontandola. Oppure per fare vedere a chi era vicino a lui, Morello compreso, che non era un giocattolo, perché aveva le cartucce.
Si tratta soltanto di ipotesi, che al momento sono in contrasto con quanto Pozzolo ha sempre ribadito: «Non sono stato io a sparare».
Convocato in procura due mesi fa, si era avvalso della facoltà di non rispondere, ma nei prossimi giorni, quando sarà pronta anche la consulenza tecnica della difesa, svolta da Pierpaolo Soldati, Pozzolo potrebbe presentarsi agli inquirenti per fornire la sua versione dei fatti. Nessun approfondimento ulteriore è stato chiesto riguardo alla presenza dei tre profili genetici trovati dai Ris di Parma sul revolver.
Secondo la procura, non sarebbe necessario indagare ancora, dal momento in cui tre persone hanno finora ammesso di averla presa in mano: Pozzolo, Pablito Morello e suo figlio Maverick. Ed è proprio questo il punto su cui accusa e difesa potrebbero concordare.
(da agenzie)
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Marzo 27th, 2024 Riccardo Fucile
L’ESCALATION E’ SEMPRE PIU’ VICINA: PERICOLO PER L’ESTONIA. IL RUOLO DI SVEZIA E FINLANDIA
Il presidente della Russia Vladimir Putin se la prende con
l’Occidente per la strage al Crocus City Hall di Krasnogorsk vicino Mosca. E la Nato rafforza il suo fianco ad Est portando da 40 a 100 mila gli uomini a oriente. Mentre secondo fonti Usa il prossimo obiettivo dello Zar potrebbero essere i paesi baltici. A partire dall’Estonia, che ha una significativa quota di popolazione di origine russa. Un attacco farebbe scattare l’articolo V dell’Alleanza Atlantica. E mentre il consiglio di sicurezza e i servizi segreti russi accusano l’Ucraina e gli occidentali di aver aiutato il commando Isis, Kiev dice che l’attentato fa molto comodo al Cremlino perché giustificherà la mobilitazione totale. E l’escalation della guerra. Secondo la Russia la conferma arriva dagli interrogatori degli arrestati. Che sono stati torturati prima di finire davanti al giudice.
I mandati d’arresto
Il tribunale di Mosca ha spiccato un mandato d’arresto nei confronti del direttore dello Sbu (i servizi segreti ucraini) Vasyl Malyuk con l’accusa di terrorismo in relazione alla strage di Mosca. Mentre il capo dell’Fsb Alexander Bortkinov ha detto che «l’azione è stata preparata da islamisti radicali e naturalmente è stata facilitata da servizi speciali occidentali. Quelli ucraini sono coinvolti. I primi dati che abbiamo ricevuto dai detenuti lo confermano».
Poi ha puntato il dito contro Usa e Gran Bretagna, oltre che contro Kiev: «I tre paesi hanno una lunga storia di azioni di questo tipo. Ma lo sponsor ancora non è stato identificato. Il capo dei servizi ucraini Budanov è un obiettivo legittimo per le forze militari russe». Mentre lo Sbu, secondo Mosca, «addestra miliziani islamici in Medio Oriente e dovrebbe essere considerato un’organizzazione terroristica».
Ucraina «ovviamente» responsabile
Anche il capo del Consiglio di sicurezza Nikolai Patrushev ha detto che «ovviamente il responsabile è l’Ucraina». Intanto ieri la Corte di Mosca ha confermato l’arresto dell’ottavo indiziato per la strage di Mosca. «L’intera macchina dell’informazione russa, compreso Putin, ha cercato, anche contro ogni logica, di addossare la colpa ai nostri servizi. Tuttavia, le numerose incongruenze e bugie nelle versioni da loro diffuse, in particolare il fatto che dei terroristi in una dittatura di polizia siano riusciti a raggiungere la regione di Bryansk senza ostacoli e in un lampo, per utilizzare una sorta di “finestra” sul confine con l’Ucraina, non fanno altro che confermare le valutazioni sull’interesse della stessa Mosca in questo attacco terroristico», dice oggi al Corriere della Sera Andrij Cherniak dell’intelligence militare di Kiev.
L’escalation
Per questo la Polonia oggi chiede alla Nato l’innalzamento dello scudo di sicurezza. E l’Alleanza Atlantica, secondo Varsavia, sta valutando la possibilità di abbattere i missili russi che si avvicinano. L’esercito polacco, spiega oggi il Quotidiano Nazionale, ha 100 mila soldati in più rispetto a otto anni fa e la quota di spese per la difesa nel bilancio polacco è pari al 4% del Pil. Il confine rimane l’articolo 5 che obbliga alla difesa a vicenda. I 100 mila soldati Nato schierati a est fanno parte della Response Force, ovvero il nucleo di reazione rapida a un attacco a sorpresa. Gli Usa hanno anche già installato nel paese un comando di corpo d’armata. E rafforza la protezione per la Bulgaria. A est la presenza avanzata della Nato (Forward Presence) comprende otto gruppi tattici multinazionali. Sono forniti dalle nazioni quadro e da altri alleati su base volontaria.
Dove sono le truppe Nato a Est
Le truppe, sotto diretto comando Nato, sono oggi dislocate in Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Slovacchia, Ungheria, Bulgaria e Romania. Mentre in Lettonia, Polonia, Slovacchi e Romania sono di stanza i gruppi di difesa missilistica. In tutti i paesi è attiva la sorveglianza aerea. Dopo il 24 febbraio 2022 gli effettivi sono saliti a 40mila uomini e l’Alleanza ora è impegnata nel processo di portare i battaglioni al livello di brigata (da 1.000 a 5.000 uomini l’uno). Il New Force Model sta rimpiazzando la Responce Forze. Il Commander-in-Chief alleato (nome in codice: Saceur) avrà a disposizione «100mila uomini entro 10 giorni, 200mila tra 10 e 30 giorni, almeno 500mila tra 30 e 180 giorni». Gli Usa hanno 90 mila soldati in Europa, di cui 10 mila in Polonia. La Germania sta piazzando 5 mila uomini in Lituania al confine con la Bielorussia.
Svezia e Finlandia
Poi ci sono Svezia e Finlandia che blindano il confine Nato a nord e a nord-Est. Per adesso non ci sono piani per dislocare truppe in zona. Proprio perché si ritiene che Helsinki e Stoccolma siano in grado di presidiarlo. Anna Zafesova su La Stampa intanto spiega che in Russia ormai credere alle rivendicazioni dell’Isis significhi fare il gioco degli occidentali. In questo quadro gli estremisti islamici sono stati addestrati dagli ucraini, a loro volta al servizio degli anglosassoni. Un cocktail cospirazionista fatto di terroristi islamici, nazisti ucraini, Cia, Interpol, Nato e Isis. Da agitare, ma non mescolare. Anche perché, si ragiona a Mosca, i terroristi hanno «confessato». Il fatto che uno fosse senza un occhio, uno senza un orecchio e un altro in carrozzina evidentemente è soltanto un dettaglio.
(da Open)
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Marzo 27th, 2024 Riccardo Fucile
QUANDO IL CATTIVO ESEMPIO VIENE DALL’ALTO
Leggendo la ridicola versione del governo russo sulla carneficina di Mosca (sarebbero stati ucraini, americani e inglesi a organizzarla), ho ripensato all’abc del giornalismo, non sempre applicato da giornali e giornalisti (diciamo, ottimisticamente: non da tutti), ma insomma impossibile da ignorare per chi scrive le notizie e per chi le legge.
Verifica delle fonti al primo posto: vuol dire, grosso modo, che non puoi raccontare una cosa se non ne sei sicuro. Se non hai almeno qualche concreta, credibile pezza d’appoggio. In breve: non si devono dire balle.
Beh, mi sembra giusto valutare quanto questo concetto elementare di correttezza, già spesso disatteso sui media “classici” quanto sui social, sia sistematicamente aggirato in politica. La menzogna e la propaganda (termini quasi sinonimi) sono il bastione che regge la comunicazione di una moltitudine di governi.
Inarrivabile la Russia di Putin, ma finché campiamo non potremo mai dimenticare le «armi di distruzione di massa» inventate da Bush e Blair per attaccare l’Iraq. O le atroci balle di Boris Johnson durante la campagna pro-Brexit. Una bugia, benché occidentale, rimane pur sempre una bugia.
Ora, la domanda da farsi è questa: come possiamo pretendere dalla vox populi, che è l’anima dei social, un minimo di rispetto della realtà, se il cattivo esempio arriva dall’alto?
Se l’arte di negare l’evidenza, contraffare la realtà, manipolare gli eventi, è praticata spesso e volentieri prima di tutto dalla boriosa voce ufficiale di grandi potenze e di applauditi leader, come pretendere nitidezza di pensiero, e onestà di parola, dalla folla sottostante? Il pesce puzza sempre dalla testa, come si usa dire.
(da repubblica.it)
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