Agosto 8th, 2025 Riccardo Fucile
LIDI INACCESSIBILI, UNA FAMIGLIA MEDIA IN UNA SETTIMANA DEVE SPENDERE 800 EURO A TESTA SOLO PER MANGIARE… BASTA PRENDERE PER IL CULO I TURISTI, OGNUNO HA QUELLO CHE SI MERITA
Si è turisti anche senza essere in vacanza, in Salento. Che un po’ si svuota e un po’ tira
la cinghia, com’è costretto a fare chi ci abita tutti i giorni.
È l’effetto della corsa ai rincari che, nell’estate 2025, sospinta dall’onda lunga del turismo di massa, sta interessando il sud della Puglia. Dove pure una semplice frisella condita può arrivare a costare 8 euro. Mettici anche due fette di melanzana, del tonno, mozzarella e pomodori e il prezzo può raddoppiare: al lido Malibù di Torre San Giovanni una frisa gourmet tocca i 17 euro. E non è un caso isolato. In altri stabilimenti balneari della zona, una puccia ben farcita può superare i 14.
Anche lo street food – da sempre alleato delle tasche più oculate – subisce rincari consistenti nelle sagre estive: un bicchiere di vino e un cartoccio di patatine possono costare 5 euro l’uno. Per molte famiglie, una cena “informale” raggiunge facilmente i 30 euro a testa.
Una spesa che, moltiplicata per una settimana, supera i 200 euro. Nemmeno la pizza, un tempo rifugio di chi a caccia di un pasto economico, è risparmiata dagli aumenti: in molti locali si registrano rincari di 1 o 2 euro rispetto all’estate 2024. A Castrignano del capo, nella pizzeria “Antiche delizie”, una margherita è passata da 6,50 a 7,50 euro. E c’è chi si lamenta. “Vengo qui da anni – racconta Davide Martella, di Brindisi – ma mai avevo visto la pizza semplice costare quasi quanto una bistecca. È diventato tutto sproporzionato”. Persino l’acqua frizzante da 75 cl, in alcuni ristoranti, supera i 3 euro.
L’aperitivo al tramonto, rito estivo per eccellenza, sta diventando un lusso. I cocktail, spesso serviti in location curate e accompagnati da musica selezionata, costano tra i 10 e i 14 euro, a seconda della zona o del prestigio del locale. Al pub Maestrale di Otranto, sul lungomare, quello tra i più richiesti – un gin tonic al rosmarino – è venduto a 13 euro.
“Non possiamo permettercelo ogni sera, ma due volte in una settimana ci siamo concesse questo sfizio”, dice una turista di 27 anni, in vacanza con le amiche da Bari.
Anche la giornata al mare incide pesantemente sul bilancio delle vacanze. In alcune strutture i prezzi per ombrellone e due lettini vanno oltre ogni previsione: al Togo Bay, ad agosto, si sfiorano i 100 euro. All’Eco Resort di Gallipoli si parte da 80 euro al giorno.
Per qualcuno c’è chi se la cerca: “Ovviamente se si scelgono posti di lusso – dice Ivana Demonte, residente a Lecce – uno deve essere consapevole che non puoi pretendere di pagare lo stesso prezzo di altri ristoranti o stabilimenti. Ma poi il mare è bello ovunque e ci si rilassa lo stesso anche senza spendere troppo”.
Ma in generale con meno di 40 cavarsela diventa difficile, specie nei fine settimane, quando le tariffe schizzano anche di 20 euro, come nel caso del Conchiglia azzurra, a Torre Lapillo. Fino allo scorso anno bastava cambiare versante: dall’Adriatico allo Ionio, quest’ultima a lungo zona franca al riparo dai rincari. “Dalla primavera del 2025 – spiega Maurizio Rampino, di Udicon (Unione a difesa dei consumatori) Lecce – la situazione si è abbastanza uniformata. I prezzi nei lidi sulla costa ionica sono
lievitati fino a 10 euro in più, spiazzando tanti frequentatori abituali”.
Ma la spesa non si ferma sotto l’ombrellone: i parcheggi rappresentano una delle principali criticità segnalate da residenti e turisti. A Torre Lapillo, Porto Cesareo e Gallipoli trovare un posto libero è spesso una sfida. Non mancano i parcheggi “improvvisati”, con tariffe che possono arrivare a 5 o 6 euro l’ora nei pressi dei lidi più frequentati. E se di giorno il problema è il costo, la sera emerge quello dell’accessibilità.
A Melendugno, durante la tradizionale “Sagra te lu Purpu”, alcune strade pubbliche sono state transennate per istituire aree di parcheggio a pagamento obbligatorio. Sui social il malumore è esploso: “Siamo alla frutta” e “È assurdo far pagare anche per accedere a una sagra di paese” sono solo alcune delle frasi circolate nei gruppi locali. Molti turisti scelgono ormai strategie alternative: sveglia all’alba per raggiungere le spiagge libere, arrivo prima delle 8 e ripartenza entro le 10, per evitare parcheggi a pagamento e affollamenti. Altri preferiscono mete meno battute o si rifugiano nell’entroterra, dove i costi sono più contenuti e l’esperienza resta autentica.
Capitolo vita notturna. Qui i prezzi si sono mantenuti tutto sommato stabili e in linea con le precedenti annate. Tra i 15 ai 30 euro per una serata in discoteca, con punte fino a 60 euro per concerti o eventi con artisti di richiamo. In una settimana di vacanza dedicata alla movida, si possono superare facilmente i 100 euro – senza considerare i drink, i parcheggi o i trasporti. Non è un paese per giovani.
E lontani appaiono i tempi in cui il Salento poteva considerarsi un ripiego come un buon compromesso, per alcuni la soluzione dell’ultimo minuto. “Piuttosto la Croazia – dice una turista – La organizzi due settimane di partire prima e te la cavi con meno. E con dieci euro in discoteca il drink è incluso”.
(da agenzie)
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Agosto 8th, 2025 Riccardo Fucile
“E’ IMPORTANTE SAPERE CHE NON ESISTE ALCUNA NORMATIVA CHE LO VIETA”
“Sono vent’anni che vado in spiaggia in topless, in tutta Italia, e non mi era mai successo nulla del genere. Ero semplicemente al mare con mia sorella, avevo appena fatto il bagno e, tornando verso l’ombrellone, il bagnino mi ha chiesto di coprirmi”. Raffaella, attivista per i diritti civili e dirigente provinciale di Udine del partito Possibile, racconta così l’episodio che l’ha vista protagonista pochi giorni fa in un lido attrezzato di Castellaneta Marina, in provincia di Taranto.
I fatti sono avvenuti lunedì scorso: Raffaella si sta godendo una giornata di mare quando viene avvicinata da un bagnino che, con tono cortese ma fermo, le chiede di coprirsi i seni. “Mi ha detto: ‘Devo chiederle di coprirsi’, senza neanche guardarmi in faccia”,
racconta la donna. Lei, forte anche di una lunga militanza politica e di una certa padronanza dei suoi dritti, non accetta passivamente la richiesta. “Gli ho risposto: ‘Con me caschi male, perché conosco la normativa: non esiste alcun divieto nazionale al topless, e dal 1978 non è più considerato un atto contro la pubblica decenza’”.
Sulle prime il bagnino non si arrende e replica che si tratta di un “lido privato”, come se questa circostanza lo esentasse dal rispettare le leggi nazionali; ma Raffaella, studentessa all’ultimo anno di giurisprudenza, ribatte con fermezza: “Il tratto di spiaggia è un bene demaniale con uso pubblico, quindi non possono imporre regole arbitrarie che violano i diritti individuali. Inoltre, nel contratto stipulato al momento della prenotazione online non era indicato alcun divieto relativo al topless”.
La questione per lei non è solo giuridica, ma profondamente culturale. “Il mio è stato un gesto consapevole: non mi sono coperta e sono tornata sotto l’ombrellone. Il bagnino non mi ha più detto nulla, probabilmente si è informato. Basta cercare su Google per scoprire che il topless in spiaggia non è vietato”. Tuttavia, il senso di disagio non l’ha abbandonata per tutta la giornata. “Non sono più tornata in acqua. Non per paura, ma perché l’episodio mi ha tolto la serenità”.
Raffaella ha deciso di raccontare pubblicamente la sua esperienza anche per sottolineare il valore simbolico di ciò che le è accaduto. “In vent’anni non mi era mai successo, eppure oggi sento che c’è un clima che legittima sempre più spesso atteggiamenti restrittivi e discriminatori, soprattutto verso i corpi femminili e le identità non conformi”. Ha poi aggiunto:
“Nessuno ha pensato che potessi essere una persona trans o non binaria. Quel gesto automatico, il chiedermi di coprirmi, è frutto della sessualizzazione del corpo femminile, un riflesso che colpisce solo le donne. A nessun uomo è mai stato chiesto di coprirsi in spiaggia”.
Una riflessione che va oltre il singolo episodio. “Negli anni Ottanta vedevo molto più spesso donne in topless. Oggi sembra quasi sparito, e chi lo fa si sente osservata, giudicata”, osserva. Per Raffaella, l’invito a “coprirsi” è stato un attacco alla libertà di espressione: “Non stavo praticando nudismo, non stavo commettendo atti osceni né violando alcun regolamento. Solo che, nel contesto attuale, anche un seno scoperto sembra diventare un problema di ordine pubblico”.
Il messaggio che lancia, alla fine della sua testimonianza, è chiaro: “Vorrei che tutte le persone, donne e non solo, si sentissero libere di vivere il proprio corpo senza vergogna, senza pressioni. In spiaggia ci si deve poter sentire a proprio agio, non giudicate. E soprattutto è importante sapere che non esiste alcuna normativa che vieta il topless. Il diritto c’è, bisogna solo rivendicarlo”. In attesa di concludere gli studi in giurisprudenza, Raffaella continuerà a battersi per i diritti civili. E anche per un diritto, apparentemente semplice, come quello di prendere il sole in libertà.
(da Fanpage)
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Agosto 8th, 2025 Riccardo Fucile
I PIÙ AMATI? PAPA LEONE XIV E, A SORPRESA, VOLODYMYR ZELENSKY, CHE OTTIENE IL 52% DI OPINIONI FAVOREVOLI
Il sondaggio Gallup, condotto tra il 7 e il 21 luglio, ha chiesto agli americani cosa
pensassero di 14 personaggi pubbliche statunitensi e internazionali: il 61% degli intervistati ha espresso un’opinione negativa su Musk, il 6% ha dichiarato di non avere un’opinione, mentre solo il 33% ha una visione favorevole del miliardario di Tesla.
Musk ha sostenuto economicamente la campagna di Donald Trump verso la Casa Bianca, investendo quasi 300 milioni di dollari. La sua vicinanza al leader MAGA gli era valsa il
soprannome di “first buddy” del presidente, oltre alla guida della task force per i tagli alla spesa, il cosiddetto Dipartimento per l’Efficienza del Governo (DOGE
Ma il rapporto tra i due si è deteriorato rapidamente, e Musk è stato estromesso. Il disincanto si riflette nei sondaggi: l’ultimo, condotto da Gallup, mostra che Musk è meno popolare persino del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.
Rispetto ai dati di gennaio, la reputazione di Musk è precipitata più velocemente delle vendite di Tesla: la differenza tra chi è favorevole e chi non lo è passata da -4 a -28.
Anche altri nomi legati all’amministrazione Trump hanno ottenuto valutazioni negative. Il segretario alla Sanità Robert F. Kennedy Jr. ha registrato il punteggio migliore con -5, seguito dal presidente Joe Biden e dal vicepresidente JD Vance, entrambi a -11.
Donald Trump ha ottenuto -16, lo stesso punteggio del segretario di Stato Marco Rubio. Tutti sono stati superati dalla deputata democratica Alexandria Ocasio-Cortez (-4) e dal senatore Bernie Sanders (+11), suo alleato nel tour contro gli oligarchi.
Al vertice della classifica ci sono il presidente ucraino Volodymyr Zelensky (+18) — definito da Trump un “dittatore” — e Papa Leone XIV (+46), primo pontefice americano.
L’ingresso di Musk nell’amministrazione Trump ha danneggiato profondamente la sua immagine. Ha alienato i Democratici, che nel sondaggio Gallup gli attribuiscono un punteggio netto di -86, per la sua adesione alla politica MAGA. Ha poi irritato anche la base trumpiana criticando pubblicamente il presidente, culminando in una rottura caotica in cui Musk ha affermato che
Trump sarebbe citato nei fascicoli del caso Epstein.
Anche le sue aziende ne stanno risentendo: lo scorso mese Tesla ha registrato un calo del 16% negli utili netti del secondo trimestre 2025 e una diminuzione del 12% nei ricavi.
Secondo uno studio del Williams College, Musk avrebbe addirittura scoraggiato il pubblico dall’acquisto di auto elettriche in generale, non solo dei modelli prodotti da Tesla.
(da agenzie)
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