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“PERCHÉ LA MELONI NON VIENE A ‘OTTO E MEZZO’ E NON PARLA CON I GIORNALISTI? COSA LE FA TANTA PAURA?” : LILLI GRUBER FA LO SHAMPOO ALLA PREMIER, INSOFFERENTE CON LA STAMPA (CHE EVITA PER POI VANTARSENE CON TRUMP)

Settembre 15th, 2025 Riccardo Fucile

LA POLEMICA SULLA MORTE DI CHARLIE KIRK: “LA MELONI DOVREBBE DIRE CON CHIAREZZA CHI AVREBBE ‘FESTEGGIATO’. NESSUNO. LE SUE ACCUSE SONO GENERICHE, INFONDATE E STRUMENTALI, E SERVONO SOLO A GENERARE QUELL’ODIO E QUELLA TENSIONE CHE DICE DI VOLER COMBATTERE” … “L’ECONOMIA BOCCHEGGIA. IL CETO MEDIO È IMPOVERITO. LA SANITÀ PUBBLICA È IN FORTE DIFFICOLTÀ. SUL PIANO INTERNAZIONALE L’ITALIA VA A RICASCO DI TRUMP, E IN EUROPA LA MELONI MANTIENE UN’AMBIGUITÀ”

Lilli Gruber, oggi riparte Otto e mezzo. Quali novità possiamo aspettarci?
«Otto e mezzo è uno dei programmi di approfondimento più longevi della tv italiana, un “long-seller”. La scorsa stagione è stata la migliore di sempre, l’obiettivo è di ripeterci con la nostra formula: giornalismo critico, attinenza ai fatti, niente propaganda e analisi accurate. Le novità saranno determinate dai fatti. Che dall’Italia al resto del mondo sono sempre più inquietanti».
Lei è critica con tutti, ma con la destra al governo in particolare. Perché lei è di parte? O perché è giusto essere particolarmente critici con il governo?
«Io faccio la giornalista, non la politica. E il giornalismo è critico con tutti, o non è. Chi è al potere ha l’obbligo della cosiddetta accountability, di rendere conto del suo operato. Per quanto riguarda la mia “parte”, è quella di sempre: la Costituzione, i
valori democratici e la correttezza professionale».
Il campione della destra sarà ancora il povero Italo Bocchino? Quando vedremo Giorgia Meloni nella sua trasmissione?
«La seconda domanda va rivolta a Giorgia Meloni. Per lei le porte di Otto e mezzo — trasmissione che ha ampiamente frequentato prima di diventare presidente del Consiglio — sono sempre aperte. Su Italo Bocchino, lascio a lei la responsabilità di qualificare “povero” un professionista che invito regolarmente. Così come invito altri rappresentanti di questa destra oggi al potere».
Era una battuta. Ma lasciamo stare Italo Bocchino. Parliamo di Giorgia Meloni. Che impressione le ha fatto quando si è vantata con Trump di non rispondere alle domande dei giornalisti?
«Ricordo una Giorgia Meloni giovane leader della destra che, con il suo piglio spavaldo e aggressivo, non temeva di rispondere alle critiche. Oggi cosa le fa tanta paura? Chiunque la consigli su questo fronte, la consiglia male. Il rifiuto del confronto è un segnale di debolezza. È per questo che anche da noi vengono attaccati e delegittimati sistematicamente i poteri di controllo, dai giornalisti alla giustizia.
E uno showman come Trump, che effetto le fa?
«È riduttivo e pericoloso definirlo uno showman. Trump corrode la democrazia americana, delegittima le organizzazioni che garantiscono il diritto internazionale, fa valere il diritto della forza invece della forza del diritto, destabilizza l’economia mondiale. Inoltre utilizza in modo scientifico la menzogna come unico registro di comunicazione. Non è una “simpatica canaglia”; è un leader sempre più autocratico, figura che
l’Occidente pensava di avere archiviato per sempre».
L’assassinio di Charlie Kirk: la Meloni denuncia un clima di odio e teme che un caso del genere possa accadere anche in Italia. Lei cosa ne pensa?
«Intanto, la Meloni dovrebbe dire con chiarezza chi, in ambito politico, avrebbe “festeggiato” l’omicidio di Kirk. Nessuno, ci risulta. Le sue accuse sono generiche, infondate e strumentali, e servono solo a generare quell’odio e quella tensione che dice di voler combattere.
Ci vorrebbe maggiore cautela a seguire acriticamente il bullo-in-chief Trump, straordinario fomentatore di odio e disprezzo. Che ha subito attaccato i democratici, bollandoli come “pericolosi e orrendi”, responsabili della violenza in America».
Lei da molti anni si occupa di politica internazionale. Se non si riesce a chiudere la guerra in Ucraina, pensa che ci sia davvero il rischio di una guerra mondiale? Anche con l’uso dell’arma nucleare?
«Cito le parole del presidente Mattarella, che ha fatto un paragone con il 1914. Con la differenza che oggi tanti Paesi hanno armi nucleari e che i conflitti si combattono con l’intelligenza artificiale. La politica in mano ai bulli sta azzerando la via della diplomazia e del negoziato. Ma non è questo il ruolo principale della politica responsabile?».
A Gaza è genocidio o no?
«Lascio il giudizio alla Corte penale internazionale, agli storici e ai giuristi che se ne stanno occupando. Di certo a Gaza è in corso una tragedia epocale. E mi chiedo cosa stiano facendo in concreto le nostre classi dirigenti per fermare la carneficina
quotidiana della destra oltranzista di Netanyahu, che sta inoltre destabilizzando tutta l’area del Medioriente. Vedi l’attacco al Qatar, alleato dell’Occidente e fino a ieri dello stesso Israele».
In Italia i prossimi mesi saranno importanti per la politica: le regionali, il referendum sulla giustizia, la lunga volata verso le elezioni. Cosa dice il suo fiuto? Tutto tranquillo per la Meloni? O no?
«La Meloni è forte nei sondaggi e ha un governo per ora stabile. Ma ha anche molte divisioni nella sua maggioranza, a partire dalla questione dei candidati alle regionali. E la tornata di referendum sarà sicuramente insidiosa per una leader che ha così tanto personalizzato l’immagine del governo».
Qual è secondo lei il bilancio dei primi tre anni del governo di destra?
«L’economia non crolla ma boccheggia. Il ceto medio è impoverito. La sanità pubblica è in forte difficoltà. Gli sbarchi di migranti non sono diminuiti rispetto all’anno scorso. Sul piano internazionale l’Italia va a ricasco di Trump, e in Europa la Meloni mantiene un’ambiguità di fondo sulle questioni cruciali. Oltre a questo, c’è tanta propaganda, tanta polarizzazione, tanti nuovi reati inutili, e un nemico al giorno per tenere alta la tensione».
È celebre la sua critica a Elly Schlein per il linguaggio incomprensibile. Nel frattempo la segretaria del Pd è migliorata, almeno come comunicazione?
«La leader del Pd ha sicuramente fatto esperienza in questi due anni e mezzo alla guida del partito. Ma la sinistra, non solo Elly Schlein, ha storicamente un rapporto controverso con la
comunicazione. A questo si aggiunge un problema più serio: la mancanza oggi di una proposta politica chiara e comprensibile».
L’intelligenza artificiale la spaventa o la elettrizza? Come cambierà l’informazione?
«Ho girato la stessa domanda a ChatGPT. Ha risposto così: “L’intelligenza artificiale, se lasciata senza regole, rischia di amplificare le fake news, di sostituire la competenza con l’illusione di un sapere immediato e di ridurre la qualità del dibattito pubblico”. Sono d’accordo. Con l’intelligenza artificiale serviranno più giornalisti bravi e scrupolosi, non meno».
Il dolore per la morte di Pippo Baudo e di Giorgio Armani è stato impressionante. Siamo un Paese vecchio e nostalgico? Dove sono i nuovi grandi?
«In settori diversi Baudo e Armani hanno saputo unire il Paese, forgiare un immaginario collettivo con garbo, carattere e professionalità. Non so se l’Italia sia un Paese nostalgico. Di certo la società è più sfilacciata e incattivita. Ma i talenti ci sono. Basta saperli riconoscere e dargli un’opportunità».
Un grande è senza dubbio Sinner. È impressionante quanto l’Alto Adige, o il Sud Tirolo…a proposito, Alto Adige o Sud Tirolo?
«Südtirol» (Lilli Gruber sorride).
…abbia dato all’Italia in pochi decenni. Per restare allo sport, Gustav Thoeni, Klaus Dibiasi, Reinhold Messner e appunto Sinner. Qual è il vostro segreto?
«L’Alto Adige è passato da terra di confine e fratture a laboratorio di fruttuosa coabitazione. Questo richiede disciplina e mettersi in gioco sempre. Proprio come fanno i nostri grandi
campioni sportivi. In ogni caso, di Sinner ne nasce uno ogni cento anni».
Lei una volta disse di non sentirsi patriota. Perché? Come si sente? Sudtirolese, italiana, europea?
«Io mi sento profondamente europea. Non ce l’ho con la parola patriota; ce l’ho con la strumentalizzazione che certa destra fa di questo termine. Con l’idea che debba alzare steccati e confini. Preferisco pensare a Sandro Pertini, che chiamava patrioti i partigiani della Resistenza che liberarono l’Italia dal nazi-fascismo».
(da Corriere della Sera)

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ALLARME ROSSO IN RAI: MEDIASET HA PRESO IL LARGO, IL BISCIONE HA SUPERATO ABBONDANTEMENTE LA RAI, CONSOLIDANDO UN SORPASSO CHE NON È PIÙ EPISODICO MA ORMAI STRUTTURALE

Settembre 15th, 2025 Riccardo Fucile

SE IN CASA BERLUSCONI GODONO PER IL 38.5% DI SHARE, IL SERVIZIO PUBBLICO SI FERMA AL 33.2% … A RIFILARE LO SCHIAFFONE FINALE È STATO IL SORPASSO DI GERRY SCOTTI SU STEFANO DE MARTINO: MENTRE LA RAI CONTINUA A MANDARE REPLICHE, MEDIASET HA STUDIATO UNA CONTROPROGRAMMAZIONE CHE HA SPAZZATO VIA LA PAX TELEVISIVA

La stagione in corso rischia di diventare un passaggio traumatico per la Rai: Mediaset ha preso il largo, e i numeri certificano un distacco che, solo pochi mesi fa, sembrava impensabile. Il 27 settembre il Consiglio d’amministrazione sarà chiamato a fare chiarezza, ma il clima a Viale Mazzini è già tesissimo.
I numeri del sorpasso
Secondo quanto risulta dai dati sulla stagione in corso aggiornati a venerdì 12 settembre – e che siamo in grado di rivelare – Mediaset ha superato abbondantemente la Rai, consolidando un
sorpasso che non è più episodico ma ormai strutturale. Il confronto tra i principali gruppi televisivi è chiaro.
Mediaset: 38,5% di share,
Rai: 33,2%,
Discovery: 10,1%,
Sky: 7,6%,
Cairo: 4,4%.
A pesare è anche la classifica dei singoli canali, dove Canale 5 supera Rai1, con un 17% netto di share contro il 16,5% della rete ammiraglia del servizio pubblico. Seguono:
Rai3: 6%,
Rete4: 5,7%,
Italia1: 4,9%,
Raidue: 4,6%,
La7: 3,8%.
La preoccupazione dei vertici Rai
A Viale Mazzini c’è malcontento perché questi numeri rischiano di far perdere alla Rai la storica “centralità”
Fonti interne parlano di vertici “molto preoccupati” dal quadro che sta emergendo. La linea scelta da viale Mazzini della prudenza sembra non reggere più, soprattutto di fronte alla strategia aggressiva portata avanti da Cologno Monzese.
La strategia del Biscione
Dall’altra parte, Mediaset non solo non ha rallentato, ma ha intensificato la pressione. Nessuna tregua estiva: programmazione pensata al dettaglio, volti forti rimasti in onda, reality, show e repliche calibrate sul pubblico stagionale.
Mentre la Rai sembrava gestire l’estate col pilota automatico, il
Biscione ha lavorato per occupare tutto lo spazio disponibile.
Il confronto Gerry Scotty-De Martino
Particolarmente amaro, in casa Rai, è il sorpasso ormai consolidato di Gerry Scotti su Stefano De Martino nel preserale. De Martino era stato scelto come simbolo di una nuova generazione, chiamato a traghettare l’offerta Rai verso un pubblico più giovane. Ma la sfida con un veterano come Scotti si sta risolvendo a favore di quest’ultimo. Una battuta d’arresto che pesa, anche a livello simbolico.
In crisi anche l’informazione
Non meno rilevanti sono le difficoltà dell’informazione. Il nuovo Tg2 non sta funzionando come previsto e il tentativo di rilanciare Tg2 Post non sta dando i risultati sperati.
I dati restano bassi. Un altro fronte critico, insomma. Tutti questi elementi confluiranno nel Consiglio d’amministrazione del 27 settembre, in cui si discuteranno i dati complessivi della stagione. Sarà un passaggio cruciale, forse anche uno spartiacque. Le tensioni già affiorano, e non si esclude che vengano sollevate questioni di responsabilità diretta nei confronti di reti, direzioni e figure chiave.
(da agenzie)

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TRUMP SE NE FOTTE DELL’EUROPA. E COSÌ RIMARRA’ DA SOLO CONTRO CINA E RUSSIA. IL “FINANCIAL TIMES”: “GLI USA HANNO BISOGNO DI ALLEATI SOLIDI CHE LI AIUTINO NELLA REINDUSTRIALIZZAZIONE E NEL CONTRASTARE SIA L’INFLUENZA ECONOMICA E POLITICA DI PECHINO SIA LA CRESCENTE AGGRESSIVITÀ DI MOSCA”

Settembre 15th, 2025 Riccardo Fucile

“IL PRESIDENTE PIÙ INAFFIDABILE DELLA STORIA USA RISCHIA L’ISOLAMENTO QUANDO RICHIEDE CHE L’EUROPA, COME PREZZO PER L’AIUTO ALL’UCRAINA, ENTRI IN UNA GUERRA COMMERCIALE TOTALE CON CINA E INDIA, IMPONENDO DAZI DEL 100% SUI PRODOTTI DI ENTRAMBI PAESI, REI DI ACQUISTARE PETROLIO RUSSO”

Nell’era attuale di grande conflitto tra potenze, gli Stati Uniti hanno disperatamente bisogno di alleati solidi per aiuto nella reindustrializzazione e per contrastare sia l’influenza economica e politica della Cina sia la crescente aggressività della Russia in Europa, entrambe in mostra di recente.
Ma per ogni passo avanti, questa Casa Bianca ne fa due indietro. Consideriamo l’alleanza di investimento USA-Giappone recente, in cui uno dei più grandi alleati dell’America in Asia dovrà accettare dazi del 15 per cento in cambio del privilegio di versare 550 miliardi di dollari nell’economia statunitense. Anche dopo aver recuperato il suo investimento, ne raccoglierà solo il 10 per cento dei guadagni finali.
Poi ci sono state le retate dell’Immigration and Customs Enforcement USA in una fabbrica Hyundai in Georgia, avvenute solo due settimane dopo che i dirigenti sudcoreani avevano incontrato i loro omologhi americani a Washington per celebrare i contributi del loro paese alla rivitalizzazione industriale degli USA
Nel frattempo, Donald Trump ha annunciato che l’India – che
doveva essere la grande scommessa asiatica dell’America per il disimpegno dalla Cina – è “stata persa” verso la “più profonda e oscura Cina”. Il presidente USA ha invitato l’Europa a imporre dazi del 100 per cento su entrambi i paesi, che continuano ad acquistare petrolio russo.
Dato che gli USA si stanno spostando verso un approccio simile alla dottrina Monroe di protezione non del mondo ma solo dell’emisfero occidentale, e in particolare della patria americana, la Finlandia è un alleato che conta davvero. Confina con la Russia ed è cruciale per la sicurezza artica, grazie alla sua forte presenza marittima in quella che sta diventando un fronte di difesa chiave per gli USA
I cinesi e i russi stanno trasportando più risorse naturali attraverso la Rotta del Mare del Nord, che passa vicino ai confini canadese e statunitense. Stanno anche militarizzando la regione, che è una delle più grandi fonti rimaste non solo di gas naturale e petrolio, ma anche dei minerali di terre rare necessari sia per la difesa sia per la transizione verde.
Il presidente finlandese Alexander Stubb e Trump sono amici (Stubb è un golfista politicamente astuto che ha passato del tempo nella Florida repubblicana), e Stubb è diventato un canale tra Europa e USA. Uno degli accordi di “friendshoring” più interessanti degli ultimi anni è quello tra USA, Canada e Finlandia per la costruzione di rompighiaccio.
Finlandia e Canada stanno già procedendo: hanno iniziato la costruzione delle loro prime navi realizzate congiuntamente, per la Guardia Costiera canadese, da produrre nei cantieri navali di Helsinki, due settimane fa. Ma mentre sono state fatte grandi
promesse tra aziende USA e partner canadesi e finlandesi, e Trump ha invocato che nuovi rompighiaccio siano in acqua “entro 36 mesi”, non è stato ancora firmato alcun contratto USA.
È qualcosa che l’amministrazione dovrebbe sistemare al più presto, specialmente dato che solo la settimana scorsa Davie, il proprietario canadese dei cantieri di Helsinki, ha effettivamente promesso di investire un miliardo di dollari in una nuova struttura per rompighiaccio in Texas una volta che avranno un contratto firmato.
Questo segue un annuncio di partnership separato a luglio da parte di Bollinger, un costruttore navale USA che lavora con le aziende finlandesi Aker Arctic e Rauma, e la canadese Seaspan. Si penserebbe che, con droni russi abbattuti sulla Polonia e Israele che attacca il Qatar apparentemente senza l’approvazione USA, la Casa Bianca si concentri almeno nel spingere avanti un piccolo accordo cruciale per la storia dell’emisfero occidentale, nonché per la sicurezza più ampia delle catene di approvvigionamento militari e commerciali.
I rompighiaccio sono stati posizionati, sia dalle amministrazioni Biden che Trump, come il primo passo in partnership più ampie di costruzione navale USA con Europa e Asia, per contrastare il dominio cinese nella logistica marittima. Ma persino mentre Trump parla in grande di navi, ha declassato l’ufficio marittimo della Casa Bianca dal Consiglio di Sicurezza Nazionale all’Ufficio di Gestione e Bilancio e ha alienato il governo canadese con una guerra commerciale inutile.
Questo non è il modo di fare una politica industriale intelligente. La reindustrializzazione e la sicurezza dell’emisfero occidentale
richiedono che la mano destra sappia cosa fa la sinistra, e questo è un problema all’interno di questa Casa Bianca. Richiedono anche amici, non frenetici.
Sia gli USA che l’Europa hanno bisogno l’uno dell’altra per creare resilienza di fronte alla più stretta cooperazione tra Cina e Russia. Ma mentre è stato positivo che Trump abbia condannato fermamente l’aggressività russa in Polonia la settimana scorsa (lui e Putin sono i frenetici originali), non sono ottimista riguardo a una cooperazione USA-UE più profonda per ora.
È un rischio enorme per l’UE entrare in una guerra commerciale totale con Cina e India solo perché Trump – il presidente più inaffidabile della storia USA – lo richiede come prezzo per l’aiuto all’Ucraina. Gli europei stanno già vacillando dalle nuove minacce di dazi di Trump su paesi che “discriminano” le aziende tech americane.
Forse più importante di tutto, come mi ha detto un funzionario finlandese la settimana scorsa, “il friendshoring richiede una profonda fiducia da parte dei partecipanti”. Il problema è che Trump non è davvero affidabile. Il suo approccio sia alla politica che all’economia è transazionale e a breve termine. È un modo pessimo per trattare amici e nemici allo stesso modo.
(da agenzie)

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LA STRATEGIA DELLA DISTRAZIONE DI GIORGIA MELONI: PER LA DESTRA DE’ NOANTRI, IL DELITTO KIRK NON È UNA STORIA AMERICANA DEFLAGRATA ALL’INTERNO DEL MONDO DEI “MAGA” TRUMPIANI. NO, È ROBA DA BRIGATE ROSSE IN VIAGGIO PREMIO NEGLI USA

Settembre 15th, 2025 Riccardo Fucile

IL CADAVERE DI UN ATTIVISTA DI UN PAESE DOVE LE ARMI LE COMPRI DAL TABACCAIO È GIUNTO AL MOMENTO GIUSTO PER ESSERE STRUMENTALIZZATO AD ARTE DALLA PROPAGANDA DI PALAZZO CHIGI, COPRENDO CON DICHIARAZIONI FUORI DI SENNO LE PROPRIE DIFFICOLTÀ … ALLE PRESE CON UN PAESE CHE SENZA LA FORTUNA DEI 200 MILIARDI DEL PNRR SAREBBE IN RECESSIONE COME LA FRANCIA E LA GERMANIA, NE È CONSAPEVOLE LO STESSO ESECUTIVO, IN PIENO AFFANNO PER TROVARE LE RISORSE NECESSARIE ALLA FINANZIARIA DI FINE D’ANNO – RENZI: “GIORGIA MELONI ALIMENTA LA PAURA PERCHÉ LEI HA PAURA…”

Viviamo in un’Italia da “anni di piombo”, tra bandiere rosse e P38, attentati di Brigate Rosse e stragi di Stato, cariche di poliziotti e guerriglia giovanile a colpi di molotov, Moro tra errore e terrore?
Acqua passata da ormai mezzo secolo. Viviamo nell’epoca di Internet e Silicon Valley, di Putin e di Trump, in cui, come scriveva Baudelaire, le cose non deformate non hanno volto. E l’attuale disordine mondiale è lo specchio deformante di questa realtà.
Uno spazio di sovrabbondante, di falsificazione e simulazione, cui basta strumentalizzare l’assassinio di Charlie Kirk pe
approfittare dei soliti idioti digitali armati di meme (la foto dell’attivista trumpiano a testa in giù, con la scritta “- 1”), e mettere su una campagna di propaganda contro l’avversario politico. Oppure attaccarsi ai post di Piergiorgio Odifreddi e di Roberto Saviano.
Del resto, sfruttate l’emozione, al fine di provocare un corto circuito su un’analisi razionale e manipolare il senso critico del cittadino, introducendo paure e timori, è una tecnica antica quanto la politica. Già Silvio Berlusconi, al cospetto di un democristiano laureato come Romano Prodi, allarmava gli italiani annunciando che erano ritornati i “comunisti che mangiano bambini”, come ai tempi di Baffone Stalin.
Con il secondo mandato di Trump, la mistificazione via social ha toccato il climax. ‘’L’elemento primordiale del controllo sociale”, scrive Noam Chomsky, “è la strategia della distrazione che consiste nel deviare l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dei cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche, attraverso la tecnica del diluvio o inondazioni di continue distrazioni e di informazioni insignificanti”.
La “strategia della distrazione” è anche indispensabile per impedire al pubblico d’interessarsi ai veri problemi reali ed essenziali, deviandola su temi e fatti senza vera importanza, oppure, come il caso dell’omicidio Kirk, che appartiene a un universo di violenza dove l’omicidio politico ha lunga storia e sanguinosa tradizione, da Abramo Lincoln a John e Robert Kennedy, fino a Martin Luther King (gli americani, nel corso della loro storia, di presidente ne hanno ammazzati quattro).
La sinistra italiana avrà tante egolatriche deficienze e falle mentali ma dalla fine degli anni Settanta in poi è del tutto estranea all’equazione “sinistra uguale odio e violenza”.
A protestare contro i salari bassissimi e un carrello della spesa sempre più ingrato, non ci sono nemmeno più i sindacati di una volta, quelli dei Lama e Trentin. Almeno loro, con le manifestazioni di massa, avrebbero dato fastidio al “manovratore” di Palazzo Chigi che gode della cecità e dell’opportunismo di gran parte dei media.
Evidentemente non basta. Alla festa romana dell’Udc, sfoggiando incongruenti toni da “emergenza democratica” in Italia, il vittimismo chiagne e fotti di Giorgia Meloni è arrivata a superare le macchiette di Crozza: “È arrivato il momento di chiedere conto alla sinistra italiana di questo giustificazionismo? Dobbiamo immaginare pene inferiori per chi spara a un esponente di destra?”.
Ieri, durante la convention dell’ultradestra spagnola di Vox, in corso a Madrid, dimenticando di essere la prima inquilina di Palazzo Chigi baciata dal 30% di consensi nazionali, la Statista di Colle Oppio è ritornata sul caso Kirk con accenti da martire della Fiamma, che vive ostaggio dell’odio e della violenza della sinistra:
“Voglio rendere omaggio a un giovane coraggioso. Il suo sacrificio – è stata la premessa da Agnus Dei con gli occhioni rivolti al cielo – ci ha ricordato un’altra volta da che lato stanno la violenza e l’intolleranza”.
Per poi aggiungere una tanica di benzina al suo più bieco opportunismo: “Voglio dire alto e chiaro a tutti quegli odiatori ed estremisti nascosti per strada, e a quei falsi maestri in giacca e
cravatta nascosti nei salotti, che non cadremo nella loro trappola, di chi vuole trascinare le nostre nazioni in una spirale di violenza’’.
Per la destra de’ noantri, il delitto Kirk non è una storia americana dai contorni ancora ambigui, deflagrata all’interno del discordante mondo dei “Maga” trumpiani.
No, è roba da Brigate Rosse in viaggio premio negli Stati Uniti. Il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, ha accusato le opposizioni di alimentare l’odio arrivando a paragonarle alle Brigate Rosse.
“Ho pianto”, ci fa sapere dalle colonne del “Corriere” un Salvini in pieno strazio: “Questo può essere un episodio che cambia la storia, come ha detto la vedova di Charlie Kirk”.
A sconvolgere l’animo delicato e nobile di colui che s’inventò la “Bestia” di Morisi e chiedeva “i pieni poteri” spiaggiato al Papeete, è stato “il fiume di rabbia e cattiveria non più nascosta” emersa con l’orribile omicidio di un trentenne più trumpiano di Trump, legatissimo al figlio del presidente americano, Eric, e a Jd Vance, protagonista di un podcast ad altissimo ascolto, dove i politici si mettevano in fila per essere intervistati.
“Non voglio dire che sia tutta la sinistra, ovunque ci possono essere persone poco equilibrate. Ma è la prima volta che si tocca con mano un odio e una soddisfazione per la morte di un giovane padre, da anni bui”, ha aggiunto Salvini, posando l’ennesimo bicchiere di mojito.
Persino quel pesce bollito di Tajani s’infiamma, passando dalla strategia della distrazione di massa direttamente all’’’offesa di massa”: “Ci sono in Italia troppi cattivi maestri che usano un
linguaggio violento nei confronti degli avversari politici. Basta con questo linguaggio violento si sta trasformando la politica in una caccia all’avversario. Non possiamo tacere perché la situazione sta peggiorando”.
Che la destra di governo sia, pancia a terra, in piena campagna elettorale, inquieta (eufemismo) come non mai per l’esito delle Regionali d’autunno, il cui voto sarà dirimente in vista delle politiche del 2027, alle prese con un paese che senza la fortuna ricevuta dai 200 miliardi del Pnrr sarebbe in recessione come la Francia e la Germania, ne è consapevole lo stesso esecutivo, in pieno affanno per trovare le risorse necessarie alla finanziaria di fine d’anno.
Ecco: il cadavere di un attivista di un paese dove le armi le compri dal tabaccaio è giunto al momento giusto per essere sfacciatamente strumentalizzato ad arte dalla propaganda di Palazzo Chigi, coprendo con dichiarazione fuori di senno le proprie difficoltà domestiche.
(da Dagoreport)

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A PROPOSITO DI CHI SEMINA ODIO. TWEET CONTRO ANTONELLA BUNDU, CANDIDATA ALLE REGIONALI IN TOSCANA, SCATENA COMMENTI RAZZISTI

Settembre 15th, 2025 Riccardo Fucile

A FAR PARTIRE LA CAMPAGNA DI OFFESE UNA ATTIVISTA DI ESTREMA DESTRA DI PRIMATO NAZIONALE… PIANTEDOSI QUANDO PROVVEDI IN BASE ALLA LEGGE MANCINO A IDENTIFICAZIONI E DENUNCE?

Insulti razzisti su X rivolti ad Antonella Bundu, candidata alle prossime regionali per Toscana Rossa. Lo rende noto la stessa Bundu in un post sui propri canali social dopo un tweet di Francesca Totolo “attivista – ricorda – dell’estrema destra e collaboratrice del giornale neofascista Il Primato Nazionale”.
In particolare gli insulti sono arrivati nei commenti a un tweet sulla partecipazione della candidata di Toscana Rossa al Meeting internazionale antirazzista di Cecina (Livorno). Un tweet, spiega “dove vengo definita ‘sierraleonese con cittadinanza italiana’.
Chiaramente non per spiegare una doppia appartenenza, come se fosse qualcosa in più. No. Lo fa per sottolineare che io non sono italiana come lei. Che la mia italianità è un’aggiunta, una concessione, non un diritto”.
E sotto le offese: ‘Tornatene da dove sei venuta’, sicuramente non inteso come ‘tornatene a Firenze’, dove sono nata”, sottolinea Bundu, che elenca poi gli altri insulti.
“‘Buttatele in mare’, ‘torna in Africa’, ‘fuori le scimmie dall’Italia’, ”non dovete far inserire la vostra religione musulmana, tornatene in Africa’, a me atea, ma nata a Firenze e battezzata al Battistero di Firenze”.
Per Bundu è “l’ennesima dimostrazione di quanto ancora sia radicata, in Italia, una cultura razzista e fascista che non è mai stata davvero sconfitta. Una cultura che trova spazio anche nei giornali legati a CasaPound”, un’organizzazione che, conclude Bundu,” va sciolta. Ora.
(da agenzie)

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I CATTIVI MAESTRI DEL SUPREMATISMO BIANCO

Settembre 15th, 2025 Riccardo Fucile

NEGLI ULTIMI 10 ANNI IN ITALIA L’UNICA TENTATA STRAGE E’ STATA QUELLA DEL SUPREMATISTA BIANCO TRAINI, CON UN PASSATO NELLA LEGA… L’UNICO ARSENALE CON FUCILI E RAZZI SEQUESTRATO A UN GRUPPO DI ESTREMA DESTRA DEL NORD… E LA RELAZIONE DEI SERVIZI SEGRETI SEGNALA IL PERICOLO DEI MOVIMENTI NEONAZISTI

Cos’è la sicurezza? È una domanda cruciale perché, nell’ultimo quindicennio, abbiamo abusato di questo concetto, collegandolo a fenomeni che spesso sono di altra natura. Un esempio lampante è quello dei migranti: un fenomeno strutturale che affrontiamo
da almeno vent’anni, ma che viene gestito in modo emergenziale per farlo percepire come una minaccia alla nostra sicurezza.
Nel 2018, l’allora Ministro dell’Interno Marco Minniti, durante il governo Gentiloni, arrivò a dichiarare di aver temuto per la tenuta democratica del Paese proprio a causa della gestione dei flussi migratori. Ma la sicurezza è anche un fatto di percezione: a volte, la paura di una città insicura o di una criminalità in aumento supera i dati reali.
La strumentalizzazione politica della paura
Da venerdì stiamo assistendo a un gioco politico molto pericoloso da parte della maggioranza e del governo. Ieri, durante un congresso di Vox, partito di estrema destra spagnolo, Giorgia Meloni ha accusato la sinistra di essere portatrice di violenza e intolleranza, in un chiaro riferimento all’omicidio di Charlie Kirk.
La Russa, Salvini, Sallusti su Il Giornale, Pillon e molti altri esponenti di governo hanno subito cavalcato la falsa pista che l’assassino fosse un militante di sinistra, alimentata da proiettili con scritte che richiamavano Bella Ciao e da un finto passato fascista della vittima.
Eppure, il vero accusato, Tyler Robinson, è un giovane vicino ai repubblicani, figlio di un mormone, con una grande passione per le armi, proprio quelle che Kirk e tutto il movimento MAGA difendevano. Nonostante sia evidente che non ci sono legami tra la sinistra e l’omicida, e che gli slogan sui proiettili provengano da ambienti legati a videogiochi online o a organizzazioni di estrema destra statunitensi (come i Groypers, che hanno Bella Ciao in una loro playlist), in Italia è in atto un tentativo di
sollevare un polverone contro la sinistra.
Pillon e altri esponenti raccontano una narrativa distorta, secondo cui la sinistra italiana sarebbe la “mandante morale” dell’omicidio di Kirk. A conferma di questa strategia, il Ministro Piantedosi ha chiesto di aumentare la sicurezza dei ministri e degli esponenti vicini al governo.
L’Italia e il (basso) conflitto sociale
Tutto questo accade in un Paese dove il conflitto sociale non è mai stato così basso e dove le lotte per i diritti sono in difficoltà da oltre un ventennio. Basti confrontare i dati con la Francia, dove il conflitto sociale è ancora molto forte: tra il 2008 e il 2018, la media di giorni di sciopero all’anno ogni mille lavoratori è stata di 112 in Francia contro i 42 in Italia.
L’Italia, inoltre, è il Paese dove nel 2021 c’è stato un attacco a 40 lavoratori in presidio a Piacenza e dove chi blocca una strada per pochi minuti rischia anni di carcere.
Se c’è un problema di sicurezza, è altrove
Vale la pena ricordare che l’unico attentato di matrice politica realizzato sul suolo italiano negli ultimi 10 anni è stato compiuto da un suprematista bianco, Luca Traini, che nel 2018 a Macerata è uscito di casa armato per cercare di uccidere quante più persone nere possibile. L’unico motivo per cui non ci sono stati morti è stata la sua mira pessima. Traini aveva un passato legato alla Lega.
Nel 2019, la Procura di Torino ha sequestrato un arsenale di 20 fucili automatici, un missile aria-aria e altro materiale bellico a un gruppo di estrema destra radicato nel Nord Italia.
Se un problema di sicurezza c’è, come ha sottolineato Mario di
Vito in un suo recente articolo su Il Manifesto, è altrove. La relazione dei Servizi Segreti italiani lo conferma: nel 2024 “si è confermato il trend di progressivo innalzamento del rischio derivante dall’estrema destra suprematista e accelerazionista internazionale, che spesso si declina in rete attraverso la diffusione di incitazioni alla violenza nichilista, indiscriminata e d’impronta politica e razziale”.
Eppure, i Servizi d’Intelligence lavorano per il governo, la delega è nelle mani di Mantovano, un fedelissimo di Giorgia Meloni. Piantedosi e la premier dovrebbero sapere qual è il vero rischio.

(da Fanpage)

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LA MUSICISTA EBREA, IL PADRE CHE L’HA PROMESSO ALLA FIGLIA, L’86ENNE: LE STORIE A BORDO DELLA FLOTILLA

Settembre 15th, 2025 Riccardo Fucile

VI RACCONTO CINQUE LORO STORIE, RAPPRESENTATIVE DI LORO STESSI MA IN FONDO ANCHE DI TUTTO IL MOVIMENTO

Ne avevo lette molte in questi mesi. La Global Sumud Flotilla descritta come un gruppo di scappati di casa, o composta da politicanti ideologici, finanche terroristi; e ancora: incapaci, drogati di dopamina, amanti del rischio, pagliacci, armata brancaleone, radical chic, croceristi, fighetti in barca a vela e sostanzialmente una massa di stupidi. E sono andato a memoria, scrivendo solo i primi insulti che ho letto.
Per questo ho raggiunto il porto di Augusta sette giorni fa, prima ancora di sapere se mi sarei davvero imbarcato: prima di tutto volevo capire, parlando con le persone.
Così ho trascorso i primi giorni a terra chiacchierando con le persone che poi si sarebbero imbarcate in questa missione umanitaria, sulle barche della Global Sumud Flotilla, e forse io lo avrei fatto insieme a me
Qui di seguito cinque delle loro storie, rappresentative di loro stessi e di loro stesse, ma in fondo anche di tutto il movimento.
La ragazza a bordo della Taijete: “Mi imbarco per tre differenti motivi”
“Artist against apartheid” è scritto sulla maglietta di una ragazza con i capelli rossi, ricci, a guardarli sembrano delle onde, a proposito del mare. Parla inglese. Si imbarcherà sulla Taijete. Non ha mai avuto dubbi. Si imbarcherà per tre differenti motivazioni, e nel raccontarle mi fa il segno “tre” con le dita. La prima è per usare l’onda lunga della sua voce e della sua fama di fronte alle ingiustizie, dice proprio così: “Io posso e voglio
mettermi nel mezzo fra oppresso e oppressore”. E mentre me lo spiega, di nuovo, muove le mani.
Poi continua: “La seconda motivazione è che sono ebrea, e come persona ebrea voglio mostrare di non essere d’accordo – né io né la mia famiglia – con quello che sta accadendo a Gaza e in Palestina. E ci sono per dire che non è giusto usare il nostro nome di ebrei per coprire il genocidio che sta avvenendo. La terza motivazione è che sono americana, e voglio dirlo anche al governo del mio Paese”.
Sono musicista da vent’anni, questa è l’operazione più diretta nella quale mi sia trovata. Negli ultimi cinque anni ho lavorato organizzando le voci degli artisti, ho cercato di metterle insieme contro le ingiustizie. È questo che ho fatto fino a oggi. Poi sono stata sempre più coinvolta da quello che sta accadendo in Palestina, perché appunto sono ebrea. E quando c’è stata la possibilità di imbarcarmi sono corsa qua.
“Vogliamo portare aiuti, in questi giorni qualcosa sta cambiando”
Ha la mia età, è italiano e ha la barba. Ogni tanto se la tocca. Parte spiegandomi quello che hanno fatto fino a oggi con un gioco di parole: “Abbiamo ‘armato’ le barche, si dice così in gergo. Significa “sistemare le barche”, renderle adatte alla navigazione. Ed è una parola strana riferita alle nostre barche, perché noi siamo nonviolenti e disarmati. Noi viaggiamo con le mani alzate, le uniche armi che abbiamo sono le cime e dei salvagenti, sperando di non doverli usare. Sperando cioè che non ci buttino in acqua.
Noi vogliamo portare aiuti, ci sono scatole con aiuti raccolti da
persone come me, non aziende, non ricconi, ognuno ha fatto una spesa normale e l’ha messa insieme alle altre. Siamo gente fatta così. Ti dico una cosa: una parte di me pensa che in questi giorni qualcosa stia cambiando e che alla fine si aprirà il corridoio per sbarcare gli aiuti. Mi dicono ‘romantico’ come fosse una condanna, ma perché? Sarebbe la cosa più giusta. Lo vedi anche tu quante persone stanno scendendo in piazza, in tutta Italia e in tutto il mondo: centinaia di migliaia. E allora ce la possiamo fare. Anche secondo te questo significa essere romantico? Politicamente non mi sono mai realmente schierato, ma sono umano e questo per me vale molto. È la mia coscienza. Se posso fare qualcosa per aiutare io ci sono, eccomi qui. “Sono umano” l’ho già detto?
Il papà che l’ha promesso alla figlia piccolaHo molta paura. Sento l’oppressione. Te la spiego meglio: c’è un popolo oppresso e questo dolore mi stressa. Saranno dieci giorni di navigazione con una pesantezza enorme, non sarà una crociera. Qualche volta non riesco a trovare senso nell’umanità, la mia non è una questione politica. Sono devastato da quello che leggo e da quello che vedo. Sono qui perché l’ho promesso a mia figlia, ha 5 anni e mezzo. Sono stato uno degli ultimi ad aver saputo di potermi imbarcare, sono arrivato solo due giorni fa. So che ci sono persone come te che sono qui da giorni.
La promessa è questa: ci siamo messi seduti e le ho spiegato che il loro papà andrà a portare da mangiare a bambini della sua età, qualcuno più piccolo, qualcuno più grande. Bambini che non hanno da mangiare e che perciò hanno fame. E sai lei che cosa ha fatto? È andata a prendere il suo primo pupazzetto, quello di
quando era piccola, e me lo ha dato dicendo: ‘Dallo al primo bambino che incontri!’ Quindi ho anche una responsabilità su di lei e la sento tutta, mi ha affidato il suo pupazzetto, capisci? E ora scusami se mi sono commosso. Avere una responsabilità su mia figlia piccola significa anche che magari fra quindici anni, quando lei magari studierà storia contemporanea e mi chiederà: ma tu quindici anni fa – durante questo genocidio – dov’eri? Cosa hai fatto? Ecco: io voglio poter rispondere senza dovermi vergognare.
L’uomo che parte per Gaza a 86 anni: “Troppo vecchio? Decido io”
Io ho 86 anni, ma di solito rispondo sempre che ne ho 68 e se vogliono la verità devono invertire i numeri. Perché parto? Ma che domanda è? C’è un popolo che viene spazzato via, qualcuno pensa che io sia troppo vecchio ma non decidono gli altri, decido io. Cosa ho fatto fino a oggi? Tante cose. Da che parte? Dalla parte di chi è oppresso. Mi sento un po’ anarchico. Sono contro tutti i poteri e contro tutte le gerarchie, anche in barca. Infatti non sarà facile.
Io ho sempre lavorato per il mercato del lusso, realizzavo gioielli, in particolare orologi di alto design, l’ho fatto per tanti anni ma poi ho smesso e da tanto tempo realizzo soltanto orologi in acciaio, bronzo e alluminio. Cioè la qualità del prodotto a livello mentale e intellettuale rimane, ma non a livello economico, perché quello deve essere raggiungibile da tutti. Per questo ho abbandonato il lusso, e su questo principio vado avanti. Io parto senza nessuna speranza, perché non ha senso andare da Israele a chiedergli di lasciarci entrare a liberare il
prigioniero, perché il guardiano non ti darà mai la chiave, però noi ci proviamo lo stesso. Perché solo una cosa sicura: in questo momento c’è un genocidio. E allora parto anche se ho 86 anni, anzi ne ho 68. Ma se vuoi la verità devi invertire i due numeri.
“I governi non fanno niente, ora tocca a noi”
Poi lei, è una ragazza molto giovane ed è svizzera. “Io parto per Gaza perché stiamo assistendo da due anni a un genocidio in diretta streaming e i governi non stanno facendo niente, allora tocca alla popolazione civile fare qualcosa. Io penso che ogni persona su questa terra debba fare tutto quello che può. Ho iniziato il mio impegno per l’ambiente, quando ero più giovane, e per i diritti degli animali. Due anni fa ho iniziato il mio impegno anche per la Palestina. Una persona per tutte, e tutte le persone per una. Io la penso così”
Per questo alla fine ho scelto di imbarcarmi: la Global Sumud Flotilla è la più grande e variegata missione umanitaria a memoria umana
(da Fanpage)

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NON DITE A ELON MUSK, CHE DURANTE IL SUO COLLEGAMENTO ALLA MANIFESTAZIONE DI ESTREMA DESTRA INGLESE HA DETTO CHE “LA SINISTRA È IL PARTITO DELLA VIOLENZA E DEGLI OMICIDI”, CHE I NAZISTELLI BRITANNICI CHE HANNO PARTECIPATO AL RADUNO SI SONO SCONTRATI CON LA POLIZIA, FERENDO UNA TRENTINA DI AGENTI CIRCA 150MILA PERSONE SI SONO RADUNATE PER PROTESTARE CONTRO L’IMMIGRAZIONE NEL REGNO UNITO

Settembre 15th, 2025 Riccardo Fucile

LA FECCIA SOVRANISTA HA ATTACCATO LA POLIZIA, NESSUNA PAROLA DI SDEGNO DAL NOSTRO GOVERNO?

E’ salito a una trentina di agenti feriti o contusi il bilancio degli scontri avvenuti ieri a Londra a margine del raduno senza precedenti promosso da settori dell’ultradestra britannica ed europea per protestare contro l’immigrazione nel Regno Unito e nel continente, oltre che per ricordare Charlie Kirk, l’attivista Maga ucciso negli Usa, e denunciare asserite minacce “alla libertà di parola”.
Lo riporta la Met Police (Scotland Yard), evocando un livello “inaccettabile” di violenza da parte di frange significative di manifestanti: scontratesi con alcuni fra le centinaia di agenti schierati per garantire la sicurezza e per tenere separati i manifestanti del corteo principale – scesi in strada con cartelli pro Kirch e anti-migranti, al grido di ‘Unite the Kingdom’, fra slogan patriottici, bandiere britanniche e bandiere inglesi con la croce di San Giorgio – da una controdimostrazione animata di circa 5000 attivisti “anti-razzisti”.
In totale, secondo le stime aggiornate delle forze dell’ordine, la prova di forza di piazza della destra, guidata da Tommy Robinson, tribuno del nazionalismo radicale extraparlamentare più volte condannato dalla giustizia britannica, ha raccolto fra 110.000 e 150.000 persone. Mentre lo stesso Robinson ha commentato le immagini della marea umana snodatasi nel centro della capitale parlando addirittura di “un milione” di partecipanti.
Gli arresti di dimostranti violenti al momento confermati sono 25. Nell’ambito di un evento che il progressista Guardian descrive oggi come una sorta di “marcia su Londra di Elon Musk” e sottolineando il discorso in videocollegamento con cui l’uomo più ricco del pianeta ha arringato alla fine dagli Usa i presenti: bollando la sinistra come una forza “omicida”, in relazione al caso Kirk, e auspicando anche nel Regno Unito la caduta dell’attuale governo laburista (moderato) del premier Keir Starmer.
Premier che proprio la settimana entrante si appresta a ricevere calorosamente il presidente americano Donald Trump assieme a re Carlo III, per un’inedita seconda visita di Stato nel Regno. In molti sull’isola notano del resto come la manifestazione sia stata una sfida non solo a sir Keir, ma pure a Reform UK, il partito britannico della nuova destra che domina da mesi i sondaggi di popolarità nel Paese. Partito il cui leader, Nigel Farage, amico personale di Trump, ha sempre tenuto a distanza Robinson, tanto da rompere con Musk di cui è divenuto un bersaglio.
(da agenzie)

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FRANCIA, IL PREMIER DESIGNATO LECORNU VA ALLA RICERCA DELLA FIDUCIA DEI PARTITI PER IL SUO GOVERNO MA TRA PIAZZE IN AGITAZIONE, MERCATI IN ALLARME, SONDAGGI NEGATIVI E OPPOSIZIONI IN FERMENTO LA VIA E’ STRETTISSIMA

Settembre 15th, 2025 Riccardo Fucile

OGGI I PRIMI EFFETTI IN BORSA IN SEGUITO AL DOWNGRADE DELL’AGENZIA DI RATING FITCH (LA FRANCIA HA UN DEFICIT AL 5,8% DEL PIL E IL DEBITO AL 114%, IL TERZO PIÙ ALTO DELL’EUROZONA DOPO GRECIA E ITALIA)… LECORNU HA SOLO L’APPOGGIO DEL 16% DEI FRANCESI

Dopo il taglio di Fitch, che venerdì ha abbassato il rating della Francia da AA- a A+, il livello più basso mai registrato, i riflettori sono puntati su Parigi.
La settimana scorsa, nel giorno della sfiducia a François Bayrou, il Cac 40 aveva chiuso in lieve rialzo (+0,19%) e lo spread era rimasto stabile a 74 punti, con un rendimento al 3,41%, poco sotto quello del Btp italiano.
I record dello spread francese risalgono al 2024, con 79 punti base dopo lo scioglimento dell’Assemblée nationale e 88 punti dopo la caduta del governo Barnier a dicembre. Sullo sfondo, un deficit al 5,8% del Pil e il debito al 114%, il terzo più alto dell’eurozona dopo Grecia e Italia.
Tra mercati in allarme, sondaggi negativi e opposizioni in fermento, il nuovo premier Sébastien Lecornu deve convincere i socialisti a trattare senza cedere troppo, rassicurare Bruxelles e la Bce e, allo stesso tempo, contenere le pressioni di sindacati e padronato.
Lecornu ha annunciato la rinuncia alla soppressione di due giorni festivi, misura simbolica della manovra da 44 miliardi voluta da Bayrou, e ha assicurato di voler «scommettere sul dialogo» con le parti sociali. Dopo l’incontro di venerdì con la leader della Cfdt, oggi riceverà quella della Cgt, mentre giovedì i sindacati hanno convocato una giornata di scioperi e cortei contro l’austerità.
La presidente dell’Assemblée nationale, Yaël Braun-Pivet, ha invitato governo e partiti a trovare un compromesso sulla Finanziaria 2026. «Dobbiamo discutere e abbassare l’ambizione dei risparmi», ha detto, fissando l’asticella a 35-36 miliardi di euro.
Sul piano politico, le tensioni restano altissime. I Verdi hanno
confermato che voteranno la sfiducia contro Lecornu: «Pensiamo che non ci sia posto per lui come primo ministro», ha spiegato la leader Marine Tondelier.
Marine Le Pen non lascia margini di trattativa. Davanti a seimila militanti riuniti a Bordeaux, la leader del Rassemblement National ha predetto che il governo Lecornu «sarà sfiduciato, probabilmente tra qualche settimana o mese», invitando i suoi sostenitori a prepararsi a nuove elezioni legislative.
Lecornu, 39 anni, deve ancora formare il suo governo. Secondo un sondaggio Ipsos/Bva, solo il 16 per cento dei francesi ha un’opinione favorevole del nuovo premier, contro il 40 per cento di giudizi negativi.
È un risultato peggiore rispetto a Bayrou, che aveva cominciato con il 20 per cento. In una rilevazione dell’Ifop i consensi salgono al 38 per cento, ma resta una sfiducia di fondo.
La maggioranza dei francesi non crede infatti che Lecornu riuscirà a trovare un compromesso politico per far passare la Finanziaria 2026.
(da agenzie)

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