Settembre 16th, 2025 Riccardo Fucile
QUANDO OLTREPASSI UN CERTO LIMITE ABBI IL DECORO DI NON LAMENTARTI
Come qualche lettore più assiduo saprà, tra i mille visitatori che ogni giorno si affacciano al nostro blog, ho vissuto i tempi degli “opposti estremismi” militando nella Destra sociale (che non ha nulla a che vedere con quella sedicente accozzaglia sovranista che ha dato fiato alla parte peggiore del nostro Paese).
Fissando un primo paletto: chi fa una scelta di vita deve accettarne le conseguenze e non lamentarsi. Che poi ti segua il 30% del Paese o il 4% personalmente non mi ha mai interessato: contano le idee che trasmetti, non correre dietro ai meschini interessi di chi potrebbe votarti vota (razzisti, evasori, omofobi e complessati vari).
Ne avrei avuto motivo, ma non ho mai denunciato un avversario politico, le cose te le regoli da solo.
Una cosa era chiara anche decenni fa: chi tira le fila del Sistema non è la politica, ma gli interessi finanziari che si servono della politica per raggiungere i propri obiettivi. Nascono partiti per tutelare questi interessi e arrivano a governare.
Esiste da sempre una subdola “violenza di Stato” che reprime o dirotta il dissenso, lo incanala in forme asettiche, il famoso “cambiare tutto per non cambiare nulla”.
Si insinua attraverso la strategia che mira al monopolio dell’informazione, al controllo sulla magistratura, serve alimentare la paura del diverso, la lotta tra poveri, gli stranieri “criminali” salvo che non servano a raccogliere i pomodori a 1 euro l’ora, vietare manifestazioni e cortei, inasprire le pene per reati minori e condonare i colletti bianchi, gli evasori, i corruttori e i corrotti, togliere i sussidi a chi non ce la fa ad andare avanti per sputtanarli in opere inutili.
Nulla di nuovo sotto il sole, ma c’e’ un limite oltre il quale non si puo’ andare e quando te ne accorgi spesso è troppo tardi.
Non sei più credibile quando denunci “un clima di violenza” dimenticando che molte stabili democrazie sono sorte da ribellioni e violenze di massa contro regimi oppressivi e democrazie corrotte.
Perchè a quel punto non si tratta più di violenza, ma di legittima difesa.
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Settembre 16th, 2025 Riccardo Fucile
IL GIORNALISTA DOVRÀ RISARCIRE CON 35 MILA EURO LO SCRITTORE E DOVRÀ SGANCIARE ANCHE 6.759 EURO DI SPESE PROCESSUALI
Alessandro Sallusti, direttore di Libero, è stato condannato per aver diffamato Antonio
Scurati, appellandolo più volte in un suo articolo “uomo di M”. Il giornalista dovrà risarcire con 35 mila euro l’autore della serie di romanzi storici su Mussolini. Più 6.759 euro di spese processuali. Lo ha deciso il tribunale civile di Milano.
La condanna per Sallusti arriva per un suo editoriale del 28 settembre 2022 dal titolo “L’accolita dei rosiconi”. Articolo pubblicato sulla prima pagina dell’edizione cartacea del quotidiano Libero del 28 settembre 2022, corredato dalla fotografia di Scurati e dal titolo a caratteri cubitali “Il principe dei rosiconi. L’uomo di M”.
Nel testo si faceva riferimento, scriveva il giornalista, a “una intervista rilasciata a un importante sito francese”, dove “Scurati ha definito Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia “gli eredi di Mussolini” e in quanto tali pericolosi per l’Italia, l’Europa e penso l’umanità intera”.
Proprio l’appellativo “uomo di M”, sottolinea la sentenza, che Sallusti attribuisce “in maniera reiterata nel testo dell’articolo” a Scurati, costituisce il cuore della querela. Secondo lo scrittore, rappresentato dagli avvocati Giulio Enea Vigevani e Carlo Melzi D’Eril, infatti “questa definizione sarebbe equivalente all’espressione infamante “uomo di merda” e non al nome della trilogia dei suoi romanzi intitolati: “M. Il figlio del secolo”, “M. Uomo della provvidenza”, “M. Gli ultimi giorni dell’Europa”.
Nell’accogliere le spiegazioni date da Scurati e dal suo legale, il giudice nella sentenza scrive inoltre che “a differenza del diritto di cronaca, il diritto di critica, quale modalità sovente corrosiva spesso impietosa se esercitato nelle forme della satira, è sottratto al parametro della verità, in quanto esprime, mediante il paradosso e la metafora surreale, un giudizio ironico su un fatto”.
(da agenzie)
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Settembre 16th, 2025 Riccardo Fucile
ERA OSPITE DI UN CORSO DI DOTTORATO
Al Politecnico di Torino Pini Zorea, docente dell’università israeliana di Braude, ospite (guest lecturer) di un corso di dottorato, durante una lezione ha difeso l’Idf definendolo “l’esercito più pulito al mondo”.
Il Politecnico condanna quanto espresso dal docente e precisa che il corso è di sua esclusiva titolarità senza alcuna collaborazione con l’Università di Israele. “Appena venuto a conoscenza dell’inaccettabile esternazione, ho disposto, con effetto immediato, l’interruzione del modulo e la sospensione di ogni rapporto con il docente”, commenta con fermezza il rettore Stefano Corgnati che convocherà il docente per un chiarimento. “Il Politecnico, anche attraverso i suoi organi di governo, ha da sempre condannato con piena evidenza – sottolinea il rettore – ogni forma di violenza, ripudiando la guerra e esprimendo sdegno e riprovazione per il continuo massacro della popolazione civile a Gaza, sollecitando altresì le istituzioni governative e universitarie a impegnarsi fattivamente per raggiungere una situazione di pace. Tale posizione è oggi ancora più forte e risoluta a seguito degli inaccettabili eventi di questi giorni”.
La lezione del docente Zorea Pini si è svolta nell’ambito dell’insegnamento “Principles of digital image processing and technologies” all’interno del corso di dottorato in Elettrica, Elettronica e delle Telecomunicazioni, corso che prevede anche lezioni erogate da ospiti (guest lecturer) internazionali. L’insegnamento di dottorato, a scelta libera con 16 ore di lezione sulle tecniche di base di analisi delle immagini, è attivo dal 2022. Il docente era un guest lecturer in mobilità didattica nell’ambito del programma Erasmus+ dell’Unione Europea. Il corso di dottorato è di esclusiva titolarità del Politecnico di Torino, senza alcuna collaborazione con la Braude University.
(da agenzie)
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Settembre 16th, 2025 Riccardo Fucile
NEL PARAPIGLIA IL DOCENTE RIMANE LEGGERMENTE CONTUSO (7 GIORNI DI PROGNOSI) : BASTAVA GESTIRE LA SITUAZIONE USANDO IL CERVELLO
Momenti di tensione questa mattina all’Università di Pisa, dove un gruppo di studenti
pro Palestina ha fatto irruzione in un’aula del Polo Piagge, interrompendo una lezione del dipartimento di Scienze Politiche. L’insegnamento era tenuto dal professor Rino Casella, docente associato di diritto comparato, definito dai manifestanti sui social come “professore sionista”.
Secondo quanto riferito dall’Ateneo, il docente ha tentato di opporsi all’ingresso degli studenti, senza riuscirvi. Durante il blitz, l’aula è stata occupata e Casella ha riportato alcune contusioni, tanto da dover recarsi al pronto soccorso. Successivamente il professore si è recato in questura per sporgere denuncia.
Sul profilo Instagram degli studenti pro Palestina di Pisa è stato pubblicato un messaggio in cui si giustifica l’azione: “Stamattina le lezioni non sono iniziate nella tranquillità della routine, perché non c’è niente per cui stare tranquilli. Con le bandiere della Palestina, i pugni stretti per la rabbia dettata dalle notizie che ci arrivano da Gaza e la voce alta siamo entrate nelle aule del Polo Piagge. Abbiamo fermato le lezioni”.
Gli studenti annunciano inoltre un corteo cittadino per questa sera, alle 20 in piazza XX Settembre, e uno sciopero generale previsto per il 22 settembre per “bloccare tutto”.
(da agenzie)
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Settembre 16th, 2025 Riccardo Fucile
“NON CI SONO GRAVI INDIZI DI COLPEVOLEZZA. EMERGE UN QUADRO FATTUALE CONFUSO IN CUI NON VI È ALCUNA PROVA DEL PATTO CORRUTTIVO” – AL GIP VIENE RIMPROVERATO DI AVER “OMESSO DI CONSIDERARE LE RISULTANZE PROBATORIE”
«È svilente la semplificazione argomentativa» della Procura e del Gip di Milano nella inchiesta sull’urbanistica cittadina, e cioè la tesi per cui «sarebbe sufficiente l’esistenza di un pagamento e lo svolgimento della funzione pubblica in presunto conflitto di interessi per poter ritenere sussistente un accordo corruttivo».È per mancanza di gravi indizi di colpevolezza sul reato di corruzione, e non per difetto di esigenze cautelari, che il Tribunale del Riesame di Milano lo scorso 12 agosto ha annullato il primo degli arresti operati dal gip Mattia Fiorentini, quello dell’architetto Alessandro Scandurra per i suoi rapporti professionali con lo sviluppatore immobiliare di Coima sgr, Manfredi Catella.
Lo si ricava dalle motivazioni depositate martedì mattina dalle giudici Pendino-Ghezzi-Papagno, per le quali «non si comprende sulla scorta di quali evidenze il gip abbia ritenuto che gli incarichi di progettazione siano stati affidati a Scandurra in ragione della sua funzione pubblica» di componente della Commissione Paesaggio del Comune di Milano, «e no dell’attività di libero professionista.
A diverse conclusioni potrebbe giungersi laddove fosse stato dimostrato il patto corruttivo con Catella, «ma ciò non è avvenuto». Per il Tribunale del Riesame «emerge in definitiva un quadro fattuale confuso» delle indagini, «che non permette di apprezzare se Scandurra avesse concretamente polarizzato attorno a sé una cerchia di imprenditori risoluti a pagarlo per ottenere l’aggiudicazione di pareri favorevoli dalta Commissione per il Paesaggio».
Anche la fattura di 22.000 euro, che per il gip sarebbe stata falsa, alla luce dei documenti valorizzati dai difensori Giacomo Lunghini e Luciano Paris «non è affatto falsa ma riferita all’attività svolta da Scandurra per Coima
«Dunque, se queste sono le evidenze, non vi è alcuna prova del patto corruttivo. Scandurra – scrive il tribunale – ha partecipato alla “decisiva” seduta del 5.10.2023 della Commissione Paesaggio prima che il rapporto con Coima fosse formalizzato e in aderenza a quella che era la nuova disciplina del conflitto di interessi».
Il Tribunale del Riesame incrina anche l’altro caposaldo dell’indagine, e cioè la contestazione di falso sulle dichiarazioni delle qualità personali da parte dei professionisti che, nominati in Commissione Paesaggio del Comune di Milano, non si astenevano quando esaminavano progetti di costruttori con i quali avessero rapporti patrimoniali.
Le difese avevano sempre rimarcato il fatto che il Regolamento
Edilizio Comunale, per quanto strano potesse sembrare, fino a giugno 2023 imponesse l’astensione soltanto sui progetti che gli architetti avessero direttamente realizzato, non anche sugli altri progetti di costruttori loro clienti.
E comunque «non si evince da alcuna delle evidenze investigative che Scandurra fosse consapevole di un dovere di astensione di portata più ampia rispetto a quello previsto dal Regolamento Edilizio del Comune».
Più in generale al gip viene rimproverato di aver «omesso di considerare le risultanze probatorie nella loro dimensione dinamica, riproponendole acriticamente e connotandole di autoevidenza come dimostrano le chiose finali, comuni a tutti gli indagati ed ai rispettivi capi di incolpazione».
(da Corriere della Sera)
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Settembre 16th, 2025 Riccardo Fucile
CAIRO VUOLE RIPOSIZIONARE IL QUOTIDIANO SU POSIZIONI MENO APPIATTITE SUL GOVERNO (ESSERE LA GAZZETTA DI FAZZOLARI NON PORTA ALL’EDICOLA NUOVI LETTORI)
Nessuna scossa al timone del Corriere della Sera. Urbano Cairo, editore del giornale
milanese, non ha intenzione di sostituire il direttore Luciano Fontana, a dispetto dei rumors che circolano su un possibile avvicendamento. Nelle scorse settimane, infatti, erano rimbalzate varie voci, come la possibile promozione di una tra le vicedirettrici Barbara Stefanelli e Fiorenza Sarzanini, del vicedirettore Venanzio Postiglione o di Aldo Cazzullo, editorialista e volto televisivo. Cazzullo è andato molto vicino alla direzione lo scorso anno, poi Cairo ha preferito frenare.
Fino alle elezioni politiche del 2027 si andrà avanti – salvo sorprese – nel segno della continuità. Cairo è soddisfatto dell’andamento e della linea editoriale del Corriere. La scelta di andare avanti con Fontana è stata accolta con favore anche a palazzo Chigi. Giorgia Meloni ha sempre apprezzato la disponibilità al confronto del direttore, che negli ultimi anni ha stravinto la partita con il concorrente storico La Repubblica.
(da Domani)
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Settembre 16th, 2025 Riccardo Fucile
“LA VIOLENZA NON È MAI STATA DI UNA SOLA PARTE. LA VIOLENZA È STATA DI SINISTRA E DI DESTRA, DI MATRICE COMUNISTA E FASCISTA”
Improvvisamente siamo tornati a parlare di Brigate Rosse, i fantasmi degli Anni Settanta sono riapparsi nel nostro dibattito politico e si sono riaccese paure antiche.
Ma davvero oggi viviamo un clima paragonabile a quello del decennio più difficile e tragico della storia italiana? Non credo proprio.
Negli Anni Settanta il terrorismo faceva proselitismo nelle fabbriche e nelle università, trovava terreno fertile alla sua propaganda; la violenza politica era diffusa, quotidiana e continua. Fare paragoni tra quella stagione e l’Italia di oggi è fuorviante e fuori luogo.
La mia famiglia ha pagato un prezzo terribile per la violenza della sinistra extraparlamentare e questo mi spinge ad essere sempre vigile di fronte alle derive violente, anche solo verbali, ma non mi impedisce di vedere che il nostro tempo non ha nulla a che fare con quella stagione.
È fondamentale prendere immediatamente le distanze da chi inneggia o anche solo “giustifica” l’omicidio di un uomo, bisogna isolare i fanatici e denunciarli, ma la storia e la memoria
non possono essere utilizzate oggi in modo strumentale per fare polemica politica.
Le vittime degli Anni di Piombo non possono essere sfruttate, come si sta facendo in queste ore, per ragioni di campagna elettorale: ciò non è rispettoso di chi ha pagato con la vita il servizio allo Stato e la fedeltà alle proprie idee.
Sono figlio di un uomo ucciso dalla sinistra estremista, ma questo non mi impedisce di essere obiettivo: la violenza non è mai stata di una sola parte. La violenza è stata di sinistra e di destra, di matrice comunista e fascista.
Accanto al terrorismo brigatista non possiamo dimenticare la stagione delle stragi neofasciste che ha insanguinato l’Italia. Chi occupa posizioni di responsabilità e guida le Istituzioni dovrebbe fare molta attenzione a raccontare tutta la Storia, a fare i conti con il passato e ad utilizzare con accortezza le parole.
Avere a cuore la pace sociale e preoccuparsi di fermare le derive violente significa, prima di tutto, non gettare benzina sul fuoco. E allora, mentre denunciamo la morte di Charlie Kirk, mentre solidarizziamo con la vedova e i suoi bambini, dovremmo anche ricordare che questa estate americana è stata aperta a metà giugno dall’omicidio della deputata democratica dello Stato del Minnesota Melissa Hortman, assassinata insieme al marito Mark da un fanatico di destra.
Dovremmo vedere che la violenza ci circonda e riempie ogni giorno i nostri occhi, da Gaza all’Ucraina. Dovremmo avere parole per denunciare tutte le morti.
Mario Calabresi
per “la Repubblica”
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Settembre 16th, 2025 Riccardo Fucile
“FARE PARAGONI TRA QUELLA STAGIONE E L’ITALIA DI OGGI È FUORVIANTE E FUORI LUOGO”
La macchina della propaganda meloniana detta la linea e l’intendenza segue. Dopo
l’attacco ad alzo zero della presidente del Consiglio contro le opposizioni di sinistra — accusate di fomentare l’odio politico prendendo a pretesto l’omicidio dell’attivista Maga Charlie Kirk nello Utah per evocare il ritorno in Italia degli anni di piombo — sono i due vicepremier a incaricarsi di suonare lo stesso spartito.
A partire da Antonio Tajani che, a dispetto dell’abito moderato sempre esibito per distinguersi dallo scalmanato collega leghista, sceglie stavolta di alzare i toni. «Ricordiamo la storia del commissario Calabresi», esordisce il ministro degli Esteri a margine di una iniziativa pubblica: «Contro di lui venne orchestrata tutta una campagna per criminalizzarlo» e alla fine «Calabresi venne assassinato».
Un paragone azzardato, che offende la memoria della vittima e
persino la biografia recente della nazione. Ma Tajani non se ne cura: «Bisogna stare attenti ad aizzare l’opinione pubblica perché non è detto che sia per forza un militante politico a colpire».
Ce l’ha con «i cattivi maestri», il segretario forzista, quelli che negli anni ‘70 fornirono supporto ideologico alle Brigate rosse, ora tornati sotto le mentite spoglie dei leader d’opposizione: «Dicendo cose magari non con obiettivi violenti possono toccare alcune menti malate che possono reagire chissà come, abbiamo visto cosa è successo negli Stati Uniti». Qualcosa che rischia di ripetersi a Roma: complice «un clima di odio che mi preoccupa assai».
Parole che suggeriscono un parallelo senza alcuna aderenza né con l’Italia di oggi né con la realtà americana. Chiaro l’obiettivo: azzoppare gli avversari alla vigilia di elezioni cruciali.
E non farsi scavalcare da professionisti del ramo alla Roberto Vannacci, che ieri ha ribadito: «La violenza viene sempre da sinistra», prova ne sarebbero «le espressioni veramente esecrabili di chi sostiene che Kirk l’omicidio se lo sia andato a cercare o che ci siano valori della vita differenziati in base alle idee che si propongono: qualcuno ha detto che uccidere lui non è come uccidere Martin Luther King. Una vergogna».
Non fa nomi né cognomi, l’ex generale, pure perché non c’è un solo politico di centrosinistra ad aver mai pronunciato affermazioni del genere. Ma a Matteo Salvini tanto basta per rincarare: «Sono incattiviti e arrabbiati perché sanno che non torneranno al governo per i prossimi anni» e perciò fomentano
l’odio.
(da La Repubblica)
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Settembre 16th, 2025 Riccardo Fucile
IL CASO DELLA “G7 INTERNATIONAL”, CHE HA COME AMMINISTRATORE UNICO E PRESIDENTE LUCIANO CAMPOLI, EX 007, IN PASSATO MOLTO VICINO A IGNAZIO LA RUSSA, E CHE LAVORA CON IL MINISTERO DELLA DIFESA, CONSAP, KMPG, LEONARDO… E POI LA SOCIETÀ DI INTERCETTAZIONI “BITCORP”, CHE FORNISCE I SUOI SERVIZI A PROCURE, ESERCITO
Hanno speso una vita al servizio dell’arma. Poi sono diventati spioni. Investigatori pronti a scavare nelle vite delle persone: dai dipendenti infedeli passando per le mogli fedifraghe fino agli avversari politici.
L’inchiesta della procura di Milano su Equalize non ha sventato soltanto un sistema fatto di ombre e misteri. Ha anche raccontato il mondo delle agenzie investigative a partire dalle professionalità impiegate.
Hacker, consulenti informatici, ex poliziotti, manager legati a doppio filo alla politica e misteriose figure che si muovono tra generali e ufficiali degli apparati dei servizi segreti. Tradotto: il sistema delle “porte girevoli”. Che non riguarda esclusivamente la centrale dell’ex presidente di Fondazione Fiera Milano, Enrico Pazzali, nei cui confronti è stato notificato un avviso di conclusione indagini, e dell’ex poliziotto Carmine Gallo, morto a marzo di infarto. Ma tutta una serie di altre aziende che offrono servizi di business intelligence e molto spesso risultano avviate da esponenti dei servizi in pensione.
Anche G7 International, ad esempio, non tradisce questo schema. Della srl che si occupa di «security, investigazioni e risk management», come raccontato da Domani, è amministratore unico e presidente Luciano Campoli, ex 007, in passato molto vicino al presidente del Senato Ignazio La Russa.
Campoli, che ha tenuto a specificare a questo giornale che l’attività della sua azienda è «sideralmente lontana da quella di
Equalize», era già balzato agli onori delle cronache perché assunto da Lorenza Lei, all’epoca manager Rai. Perché un agente segreto del Sismi, oggi Aise, avrebbe dovuto prendere servizio nell’azienda pubblica?
In un’audizione a San Macuto, in commissione di Vigilanza, la Rai si era giustificata. «Perché Campoli è stato assunto? In Rai ci sono molti problemi di sicurezza», le scarne motivazioni.
Oggi il presidente di G7 non lavora più in Rai – l’esperienza risale a più di dieci anni fa – e, come detto, è a capo della società con clienti d’eccellenza: dal ministero della Difesa a Consap, passando da colossi come Eni, Ansaldo, Kmpg e Leonardo, che risulta a Domani aver dato lavori a G7 per circa un milione di euro.
Alle sue dipendenze ci sono, inoltre, l’ex numero due al Viminale, il grillino Carlo Sibilia, e l’ex agente di polizia, imputato in un processo a Potenza insieme a Piero Amara e all’ex procuratore Carlo Maria Capristo, Filippo Paradiso. Anche Paradiso ha avuto legami col mondo dell’intelligence: è ritenuto infatti molto vicino a Marco Mancini, il caporeparto del Dis “pensionato” dal governo Draghi.
Tornando a Equalize e ai suoi atti giudiziari a venire a galla è pure la società di intercettazioni Bitcorp, che lavora con le procure, l’esercito, la Difesa. L’azienda è finita nelle carte della centrale di via Pattari perché a collaborarci, in qualità di chief innovation officer, era Gabriele Edmondo Pegoraro, l’hacker che lavorava da “esterno” con Equalize, oggi indagato in un ulteriore
filone milanese della maxi inchiesta, riguardante la presunta manipolazione di chat tra l’archistar Stefano Boeri e la dirigente della Triennale di Milano, Carla Morogallo.
La Bitcorp è «stata fondata – si legge negli atti – da due carabinieri in servizio almeno sino al dicembre 2022». Si tratta di Christian Fabio Persurich (non indagato) e Gianluca Tirozzi (non indagato). I due non sono più nell’arma. «Ex operatori di intelligence», scrivono sui loro profili.
E proprio Persurich risulta ex socio, insieme a Tirozzi, della Skp Global Intelligence, di proprietà dell’ex guardia del corpo di Berlusconi, Antonio Luca Tartaglia: società verso cui Equalize ha emesso fatture nel 2019. Dall’analisi del cellulare di Pegoraro una conversazione infittisce il mistero. Persurich scrive a Pegoraro: «Hanno chiamato dall’Aise, domani vengono a Milano, abbiamo qualcosa da dargli?».
Intrighi, insomma, gialli e misteri. E reti segrete che conducono gli investigatori fino alle stanze dell’intelligence o appunto di ex militari. Un dato, quest’ultimo, che emerge anche nell’interrogatorio dello scorso novembre dei pm meneghini a Leonardo Maria Del Vecchio jr, il capo di Luxottica non raggiunto dall’avviso di conclusione indagine. In che modo Del Vecchio jr sarebbe stato messo in contatto con Equalize?
La risposta la fornisce agli inquirenti proprio l’interrogato: tramite Mario Cella, che «aveva fatto parte dell’arma, conosceva Vincenzo De Marzio (uno dei principali indagati dell’inchiesta, meglio noto come agente Tela, ndr)» ed era addetto alla sua
«sicurezza personale».
«Io – dice Del Vecchio jr – avevo già iniziato a ricevere delle minacce di estorsione da una persona che mio padre aveva assunto per la mia sicurezza a Montecarlo. Poco dopo che è morto mio padre (questa persona, ndr), anche con minacce velate o più o meno velate mi richiedeva delle somme di denaro per il fatto che mio padre l’avesse licenziato».
A questo punto «entra in gioco De Marzio». Il misterioso De Marzio. «Mario me lo presenta, dicendomi che è una persona che conosce da trent’anni, lo presenta come un fratello».
Sarà proprio l’ex agente, in riferimento al dossier confezionato (e rivelatosi falso) sul fratello Claudio, a chiedere a Del Vecchio quello che quest’ultimo riferisce ai magistrati: «Questo (il dossier, ndr) è quello che abbiamo trovato, cosa facciamo? Perché questa cosa qui potrebbe danneggiare molto Claudio, magari potrebbe aiutare te, o comunque può danneggiare l’azienda se cadesse in mani sbagliate».
A fronte di tutto ciò il patron di Luxottica dice agli inquirenti di essersi sentito «un po’ estorto».
(da “Domani”)
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