Settembre 16th, 2025 Riccardo Fucile
EZIO E LUCIANA: “ABBANDONATI E TRATTATI COME SCARTI”… OLTRE 50 FAMIGLIE DI PAZIENTI AFFETTI DA SLA RIMASTI SENZA ASSEGNI DA MAGGIO PERCHE’ IL FONDO REGIONALE DEDICATO NON E’ STATO RIPRISTINATO
“Siamo arrabbiati con le istituzioni perché invece di assisterci hanno fatto sentire mio
marito Ezio un peso, uno scarto e non un essere umano con sentimenti ed emozioni”.
A parlare è Luciana che dal 2016, anno in cui il marito Ezio ha ricevuto la diagnosi di Sclerosi Laterale Amiotrofica (Sla), si prende cura di lui. La coppia vive in Basilicata dove oltre 50 famiglie di pazienti affetti da Sla sono rimaste senza assegni di cura dal mese di maggio perché il Fondo Regionale dedicato alla patologia non è stato ripristinato.
“Per la Regione Basilicata noi malati di Sla siamo un peso. Mi sento abbandonato da chi non vuole la morte assistita e ci sta uccidendo diversamente”, ci dice Ezio che comunica grazie al puntatore oculare. “Sono arrabbiato con chi decide per la mia vita senza sapere cosa sia la Sla e parlo a nome mio, ma anche dei pazienti affetti da questa patologia”, aggiunge.
La denuncia della grave situazione arriva da AISLA (Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica) che ha messo in contatto Fanpage.it con Ezio e Luciana.
“A pochi giorni dalla Giornata Nazionale Sla (che ricorre il 18 settembre, ndr), mentre l’Italia intera si prepara ad abbracciare la comunità delle persone con Sla illuminando di verde centinaia di piazze e monumenti, in Basilicata oltre 50 famiglie vivono nel silenzio e nell’abbandono”, si legge in un comunicato diffuso da AISLA.
“Il Fondo regionale non è stato ripristinato; i pagamenti degli assegni di cura sono fermi a maggio 2025; le Cure Domiciliari non hanno alcuna prospettiva di rafforzamento; i contatti istituzionali promessi non hanno avuto seguito”, aggiunge l’Associazione.
La Sla è una malattia neurodegenerativa progressiva che colpisce i motoneuroni, le cellule nervose responsabili del controllo dei muscoli volontari, come quelli usati, ad esempio, per camminare, parlare, deglutire e respirare.
Con il tempo la patologia porta alla degenerazione e alla morte dei motoneuroni, causando una perdita progressiva della forza muscolare, fino alla paralisi.
Luciana ed Ezio parlano del giorno in cui è arrivata la diagnosi come di un “momento di sconforto, paura e rabbia”, di una “batosta”. “Ma per me, mia moglie e per amore dei nostri figli siamo stati forti e non ci siamo abbattuti. Certo, abbiamo sofferto tanto, ma siamo riusciti ad andare avanti per 9 anni”, racconta ancora Ezio.
“Abbiamo deciso di spendere le nostre energie sulla famiglia, di mantenere una vita quanto più possibile normale cercando di far
crescere quanto più sereni i nostri figli”, aggiunge Luciana.
Una situazione gravemente compromessa dalle mancanze della Regione Basilicata che per mesi ha fatto sentire abbandonate queste famiglie. L’assegno di cura è infatti il contributo economico che sostiene chi assiste a domicilio persone non autosufficienti, come anziani, disabili o malati gravi.
Si tratta di un aiuto economico fondamentale per favorire l’assistenza domiciliare, evitando il ricovero in strutture, per sostenere i caregiver familiari, che spesso non riescono a prendersi cura dei loro cari e a lavorare allo stesso tempo, per contribuire alle spese legate alle patologie, per farmaci, dispositivi e per personale specializzato.
Ma soprattutto, ed è forse la cosa più importante, contribuisce a migliorare la qualità della vita della persona assistita. Luciana infatti ci spiega che l’assegno di cura è importante anche per consentire a Ezio di spostarsi, visto che necessita di auto attrezzate per il trasporto di persone disabili.
I mezzi sono molto costosi e i fondi della Regione servono a far fronte a questa spesa. “Non ci aspettavamo una totale assenza di rispetto per la nostra situazione. – commenta ancora Luciana – Possono capitare ritardi nel ripristino, ma in questi mesi siamo stati proprio abbandonati a noi stessi”
Pochi giorni fa la Regione ha diffuso un comunicato con il quale l’Assessore alla Salute e Politiche per la Persona, Cosimo Latronico, confermava “il proprio impegno accanto alle persone con disabilità gravissime, comprese quelle affette da SLA, e alle
loro famiglie”.
Nonostante queste dichiarazioni, da quattro mesi la situazione non si è ancora sbloccata nel concreto. “Quando ci siamo fatti sentire con le istituzioni, siamo anche stati trattati male a volte, in maniera scorbutica. È come se si sentissero scocciati, come se la malattia fosse una cosa nostra, che ci dobbiamo gestire da soli”, racconta ancora Luciana.
“La SLA non si può mettere in pausa. Non è che quando loro prenderanno una decisione, le persone ricominceranno a essere malate. La malattia non aspetta – aggiunge – I soldi non venivano spesi per le cose futili, ma per necessità serie. Si parla tanto di integrazione, però così le persone affette da una patologia sono costrette a stare chiuse in casa”.
E conclude: “La malattia non l’abbiamo né voluta né cercata e preferirei di gran lunga avere la salute per mio marito che questo sostegno economico. Di cui, purtroppo, oggi non possiamo fare a meno”.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Settembre 16th, 2025 Riccardo Fucile
NEI GIORNI PRECEDENTI AGLI ATTENTATI CI SONO STATI QUATTRO VOLI DI AEREI MILITARI ISRAELIANI TRA SIGONELLA, MALTA E LA COSTA TUNISINA
Un documento dettagliato del Global Movement to Gaza (Gmg), una delle organizzazioni che fanno parte della Flotilla, ricostruisce i giorni che hanno preceduto gli attacchi incendiari del 9 e 10 settembre contro due navi della Global Sumud Flotilla, la Family e la Alma, ancorate in Tunisia e dirette a Gaza. Secondo Gmg, alcuni aerei israeliani avrebbero trasportato droni fino a Malta e alla Sicilia, da dove sarebbero poi partite le operazioni che hanno colpito le imbarcazioni; entrambi gli episodi non hanno causato vittime, ma hanno rallentato la partenza della Flotta con a bordo attivisti, giornalisti, politici e figure di rilievo internazionale. Come scrive il Fatto Quotidiano, il dossier “mette in fila il volo di un C-130 e di un C-130J, insieme a due Gulfstream israeliani da ricognizione” rilevati il 2 settembre su Malta e nel Mediterraneo centrale, definendo l’operazione “un gravissimo attacco contro la Flotilla civile”.
I voli tra Sigonella e Malta
Al centro delle contestazioni c’è l’atterraggio a Sigonella (Catania), il 2 settembre scorso, di un C-130 israeliano, un aereo da trasporto militare tattico, partito dalla base di Nevatim, nel sud di Israele, di cui Fanpage aveva dato notizia. La Difesa italiana aveva parlato allora di un semplice “atterraggio tecnico” per rifornimento, precisando che a bordo vi era solo personale logistico. Ma per Gmg, quel passaggio non sarebbe stato neutro: rientrerebbe infatti in una manovra più ampia, insieme all’atterraggio quasi contemporaneo a Malta di un C-130J Super Hercules, che avrebbe disattivato il transponder una volta a terra.
Il quotidiano catalano Ara, che ha pubblicato la notizia, dopo aver consultato i registri di volo della piattaforma indipendente ADS-B Exchange, aggiunge altri elementi: oltre ai due velivoli da trasporto, sarebbero decollati dalla stessa base israeliana anche due Gulfstream 5 da sorveglianza elettronica, che la sera del 2 settembre hanno sorvolato Malta e la costa tunisina rallentando la velocità e scomparendo dai radar. Secondo Ara, se i C-130 hanno effettivamente trasportato i droni fino a Malta e Sicilia, questi avrebbero poi raggiunto in autonomia la Tunisia, nella notte del 9 e 10 settembre, sganciando due cariche
incendiarie sulle navi della Flotilla; le testimonianze dei membri degli equipaggi, che dicono di aver sentito chiaramente il rumore dei droni, confermato anche dalle registrazioni video di bordo, rafforzano questa ipotesi.
Sorvoli e droni in Sicilia
Il Fatto Quotidiano aggiunge poi che tra la fine di agosto e l’11 settembre diversi droni statunitensi e mezzi dell’Aeronautica italiana hanno sorvolato più volte i porti di Catania, Augusta e Siracusa, dove si preparavano proprio le barche italiane della Flotilla. Un elicottero AW-139 italiano avrebbe effettuato sette missioni tra il 26 agosto e il 9 settembre, mentre un Atr-72 ha volato sull’area l’11 settembre, giorno in cui era prevista proprio la partenza da Siracusa (poi trasformata in una manifestazione pubblica). Per il Gmg si tratterebbe dunque di “attacchi premeditati con proiettili a bassa capacità, concepiti per intimidire”, condotti “dal territorio europeo e con l’uso di spazio aereo europeo” con il coinvolgimento e la collaborazione di Italia e Malta.
Un’accusa che potrebbe insomma aprire un caso politico-diplomatico anche per Italia, Malta e Unione europea.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Settembre 16th, 2025 Riccardo Fucile
IN PASSATO GESTIVA DUE RISTORANTI DI LUSSO IN CALIFORNIA, DA QUASI DIECI ANNI RISULTA IN BANCAROTTA PER CENTINAIA DI MIGLIAIA DI DOLLARI, ERA GIÀ FINITO IN MANETTE NEL 2018 PER ALTRE RAPINE… NIENTE POST DI ESECRAZIONE DI SALVINI E MELONI?
Ha i capelli lunghi e brizzolati, come la barba, l’uomo che cammina verso un
inserviente di una banca di San Francisco armato di una semplice lettera di carta. Nel biglietto scritto a mano chiede soldi, una velata minaccia a cui l’impiegato obbedisce. L’uomo prende la borsa zeppa di dollari, ringrazia ed
esce. Entra in un’altra banca e ripete il copione.
Entra in un’altra e fa lo stesso. Sono tre gli istituti di credito che Valentino Luchin, ex chef padovano residente all’ombra del Golden Gate, avrebbe rapinato in un solo giorno. L’italiano è stato arrestato e si trova ora in cella con l’accusa di rapina multipla e tentata rapina.
Nato nel 1963 a Este, in provincia di Padova, Valentino Luchin ha lavorato come chef in tutta Italia e all’estero. […] Poi nel 1993 il grande passo verso la California, dove aveva gestito come executive chef il ristorante “Rose Pistola” a North Beach e l’”Osteria Ottavio” a Walnut Creek. Questi investimenti, risultati alla lunga fallimentari, avevano lasciato l’uomo e sua moglie in gravi difficoltà economiche già a partire dal 2015 quando, secondo molti media americani, i due erano finiti in rosso per centinaia di migliaia di dollari.
Proprio dal 2018 era iniziata la carriera – anche questa fallimentare – di Luchin come rapinatore di banche. Sette anni fa venne infatti arrestato a Orina, sempre in California, dopo aver sottratto 18mila dollari a un istituto di credito. Dalla prigione aveva inviato una lettera di scuse agli impiegati: «Pensavo fosse un buon piano, ma non lo è stato. La mia azione non era aggressiva. Era una pistola falsa. Non so nemmeno come caricarne una vera». Poi aveva ripreso a lavorare come consulente per i ristoranti.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Settembre 16th, 2025 Riccardo Fucile
L’ESCAMOTAGE LEGALE, E NON UN SEMPLICE ESPROPRIO, PER CONSEGNARE LE RISERVE DI MOSCA ALL’UCRAINA, SAREBBE VERSARE I FONDI IN RATE DA 25-30 MILIARDI L’UNA, SOTTO FORMA DI PRESTITO IN ANTICIPAZIONE DELLE RIPARAZIONI PER I DANNI DI GUERRA CHE LA RUSSIA SARÀ CHIAMATA A PAGARE
L’aggressività di Mosca verso l’Ucraina e ora anche verso Paesi dell’Ue e della Nato come Polonia e Romania sembra aver trasmesso una scossa a Berlino. Per la prima volta il governo tedesco si sta mostrando potenzialmente aperto all’uso a favore di Kiev delle riserve russe congelate in Europa per oltre 200 miliardi di euro: sarebbe una tra le svolte più significative in Europa dall’inizio dell’aggressione all’Ucraina nel 2022.
Che qualcosa si stia muovendo si è capito negli ultimi giorni dalle parole di Günter Sautter, consigliere del cancelliere Friedrich Merz per la politica estera e di sicurezza.
Sautter ha parlato delle riserve congelate a Mosca nel 2022 dall’Unione europea e dai governi del G7 venerdì a Kiev, durante un incontro della Yalta european strategy.
Finora l’Unione europea — appoggiata dal G7 — ha deciso solo di estendere un prestito da circa 50 miliardi di dollari all’Ucraina, nell’idea di recuperare i fondi grazie ai proventi degli investimenti effettuati con le riserve russe congelate. Ma
non basta più. La fine degli aiuti americani a Kiev mette i Paesi europei sotto pressione perché si facciano carico da soli dei costi della guerra, che in un anno sono saliti — secondo il governo ucraino — da 140 a 172 milioni di dollari al giorno.
Si torna a cercare un modo legale, non un puro e semplice esproprio, per consegnare direttamente le riserve di Mosca all’Ucraina. Una strategia sembra emergere: versare i fondi di Mosca a Kiev in rate da 25-30 miliardi l’una, sotto forma di prestito in anticipazione delle riparazioni per i danni di guerra che la Russia sarà chiamata a pagare.
La decisione sui danni sarebbe sancita dalla International Claims Commission, appena lanciata presso il Consiglio d’Europa. L’Ucraina a quel punto dovrebbe rimborsare le riserve alla Russia solo se quest’ultima, in futuro, versasse davvero quelle riparazioni. […] la settimana scorsa Ursula von der Leyen ha segnalato il suo appoggio, mentre la Commissione di Bruxelles sta già proponendo un piano simile ai governi europei.
Venerdì da Kiev è arrivata l’apertura di Berlino, attraverso Sautter: «Adesso c’è una proposta sul tavolo su come quelle riserve potrebbero essere usate in modo più attivo, che non lede gli interessi futuri della Russia e non si limita ad aiutare l’Ucraina solo in un momento più avanti nel tempo, ma che potenzialmente accelera il processo». Per Sautter è già utile che il solo parlarne «generi insicurezza fra i russi». La Francia per ora si mostra più fredda. Per l’Italia […] ha parlato Fabrizio Saggio, consigliere diplomatico e di sicurezza nazionale di
Giorgia Meloni. «Non possiamo agire su questi aspetti solo a livello europeo — ha detto —. Ci dobbiamo coordinare con il G7». Dunque l’Italia aderirebbe all’idea, per ora, solo nel caso che Trump accetti di sequestrare i circa 5 miliardi di dollari di riserve di Putin detenuti oggi in America.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Settembre 16th, 2025 Riccardo Fucile
PER IL FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE SONO SACRIFICABILI LA FLAT TAX AGLI AUTONOMI, I TANTI BONUS E GLI SCONTI FISCALI
«Raggiungere un avanzo primario pari al 3% del Pil entro il 2027». È il suggerimento,
ma insieme anche la sfida, che il Fondo Monetario Internazionale lancia all’Italia, con le dichiarazioni del capo missione per il nostro paese Lone Christiansen al Country Focus.
L’Fmi nota che «malgrado l’incertezza globale, l’economia italiana ha dimostrato una certa resilienza e lo scorso anno le finanze pubbliche hanno registrato risultati migliori del previsto, con un avanzo primario pari allo 0,4% del Pil.
Tuttavia, le tensioni commerciali hanno aggravato i rischi, considerando in particolare la grande propensione all’esportazione dell’economia italiana. La crescita di lungo periodo è limitata dalla bassa produttività, dalla carenza di professionisti altamente qualificati e dal progressivo
invecchiamento e declino demografico».
Visti i dazi imposti da Trump, però, il «ruolo chiave delle esportazioni sta inevitabilmente esponendo l’economia all’incertezza degli scambi commerciali a livello globale. Si prevede per quest’anno un rallentamento della crescita allo 0,5%, che dovrebbe poi consolidarsi allo 0,8% nel 2026».
Secondo il Fondo «a frenare la crescita contribuiscono anche due problemi strutturali: l’invecchiamento della popolazione e la scarsa produttività. Si prevede che tra il 2024 e il 2050 la popolazione in età lavorativa subirà un calo a due cifre […]»
Il suggerimento per rimediare è questo: «In primo luogo, raddoppiare gli sforzi di riforma per stimolare la partecipazione alla forza lavoro e la produttività, tra cui la promozione delle donne.
Secondo le nostre stime, un pacchetto di riforme volto a incrementare la partecipazione femminile, aumentare il livello delle competenze e rafforzare la produttività potrebbe determinare un incremento della crescita media annua dello 0,1% e 0,4% tra il 2025 e il 2050».
Nello stesso tempo, però, bisogna agire sui conti: «Il buon andamento fiscale dello scorso anno ha determinato un avanzo primario dello 0,4% (entrate meno spese, al lordo degli interessi passivi), il che rappresenta un ottimo inizio.
Si raccomanda quindi di procedere a un consolidamento fiscale più ampio rispetto a quanto previsto, al fine di raggiungere un avanzo primario pari al 3% del prodotto interno lordo entro il
2027 (una correzione da 57 miliardi, ndr) Ciò contribuirà a ridurre il debito e ad aumentare la fiducia degli investitori». Il problema è come arrivarci. Per il Fondo sono sacrificabili la flat tax agli autonomi, i tanti bonus e gli sconti fiscali.
(da La Repubblica)
argomento: Politica | Commenta »
Settembre 16th, 2025 Riccardo Fucile
MA LA NATO RIBADISCE: “L’ITALIA HA INDICATO DI VOLERSI AGGIUNGERE”
Con una nota ufficiale, il dicastero della Difesa ha smentito la notizia dell’invio di due Eurofighter verso il confine Nato-Russia. Dai vertici Nato, però, filtra l’opposto
Su “Sentinella dell’Est”, la nuova operazione di deterrenza nei confronti della Russia targata Nato, al momento c’è una confusione totale. Poche ore dopo la notizia dell’adesione italiana al progetto, data in esclusiva dal Corriere e confermata da Ansa, è arrivata la smentita del ministero della Difesa: «Non è ancora stata assunta alcuna decisione in tal senso». Nel frattempo però, nascosto in una nota del Comando militare dell’Alleanza atlantica, l’Italia viene apertamente citata come Paese che ha già «indicato di volersi aggiungere».
La notizia e la smentita: «Mai neanche una richiesta ufficiale»
«L’Italia si prepara a partecipare all’operazione Sentinella dell’Est rafforzando con due caccia Eurofighter». Sui media italiani, nel pomeriggio, aveva iniziato a rimbalzare questa
anticipazione, secondo cui Roma avrebbe rimpolpato attivamente il contingente di dissuasione da inviare nei pressi del confine tra Nato e Mosca. Con una nota ufficiale del ministero della Difesa è arrivata la correzione del governo: «In merito a quanto riportato da alcune agenzie di stampa e organi di informazione su un presunto rafforzamento della presenza militare italiana sul Fianco Est con la partecipazione all’operazione “Sentinella dell’Est” tramite l’invio di due ulteriori caccia Eurofighter, si precisa che al momento non è giunta ancora alcuna richiesta ufficiale al Dicastero e pertanto non è stata assunta alcuna decisione in tal senso».
La nota della Shape: «L’Italia ha detto di voler partecipare»
Secondo il dicastero, continua la nota, ogni decisione deve essere «esaminata esclusivamente nelle sedi competenti dell’Alleanza Atlantica e successivamente sottoposta, come da prassi, all’approvazione degli Organi Istituzionali Italiani». In poche parole, dopo essere discussa nella giornata di martedì 16 novembre dal Consiglio atlantico, deve essere formalizzata dai singoli Paesi membri. Eppure sulla Eastern Sentry voci ufficiali si sono già espresse. In particolare lo Shape, il Supremo comando militare dell’Alleanza, che ha fatto sapere che «l’Italia e la Svezia hanno indicato di volersi aggiungere ai Paesi contributori».
L’ufficialità del Regno Unito: «Aerei Typhoon in Polonia»
L’operazione Eastern Sentry, appunto Sentinella dell’Est, aveva ricevuto la sua prima adesione ufficiale dal Regno Unito. È stato
lo stesso il primo ministro Keir Starmer ad anticiparlo, sebbene la riunione del Consiglio atlantico per ratificare l’operazione avverrà solo durante la giornata di martedì. Saranno i caccia Typhoon della Royal air force a decollare dalla base di Coningsby, nel Lincolnshire, con l’obiettivo di «scoraggiare le aggressioni e proteggere lo spazio aereo» dopo che negli scorsi giorni per due volte i droni russi sono entrati nello spazio aereo della Polonia e per una volta in quello della Romania.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Settembre 16th, 2025 Riccardo Fucile
“IL DEBITO PUBBLICO DELL’UE E’ DESTINATO A CRESCERE DI 10 PUNTI PERCENTUALI NEL PROSSIMO DECENNIO, SERVE NUOVA VELOCITA’”
«A un anno di distanza, l’Europa si trova in una situazione più difficile. Il nostro
modello di crescita sta svanendo. Le vulnerabilità stanno aumentando. E non esiste un percorso chiaro per finanziare gli investimenti di cui abbiamo bisogno». Queste le parole di Mario Draghi a Bruxelles per fare il punto con la presidente della Commissione Ursula von der Leyen. E un anno dopo il suo rapporto sulla competitività lancia un appello ai paesi Ue. Il rischio è che «l’inazione minacci non solo la nostra competitività, ma anche la nostra stessa sovranità».
«Servono azioni straordinarie»
«Abbiamo bisogno di date e risultati concreti, e di essere ritenuti responsabili per essi. Le scadenze dovrebbero essere abbastanza ambiziose da richiedere una reale concentrazione e uno sforzo collettivo. Questa è stata la formula alla base dei progetti di maggior successo dell’Europa: il mercato unico e l’euro. Entrambi hanno compiuto progressi attraverso fasi chiare, traguardi precisi e un impegno politico costante», ha dichiarato l’ex presidente della Bce. «I cittadini europei chiedono ai loro leader di alzare lo sguardo dalle preoccupazioni quotidiane e rivolgere lo sguardo al loro destino comune europeo, comprendendo la portata della sfida. Solo l’unità di intenti e l’urgenza della risposta dimostreranno che sono pronti ad affrontare tempi straordinari con azioni straordinarie», ha aggiunto.
«Il debito pubblico dell’Ue destinato a crescere di 10 punti percentuali»
«I cittadini e le aziende europee apprezzano la diagnosi, le priorità chiare e i piani d’azione. Ma esprimono anche una crescente frustrazione. Sono delusi dalla lentezza dell’Ue. Ci vedono incapaci di tenere il passo con la velocità del cambiamento altrove. Sono pronti ad agire, ma temono che i governi non abbiano compreso la gravità del momento», ha detto Draghi in un punto stampa. «Troppo spesso si trovano scuse per questa lentezza» e «questo è compiacimento», ha sottolineato, esortando a «nuova velocità» e risultati «nel giro di mesi, non di anni». «Il debito pubblico dell’Ue è destinato a crescere di 10
punti percentuali nel prossimo decennio, raggiungendo il 93% del Pil, con ipotesi di crescita più ottimistiche della realtà odierna. A un anno di distanza, l’Europa si trova quindi in una situazione più difficile», ha dichiarato. «Il nostro modello di crescita sta svanendo. Le vulnerabilità stanno aumentando e non esiste un percorso chiaro per finanziare gli investimenti che ci servono», ha sottolineato Draghi.
«Debito comune per progetti comuni»
Per l’ex numero uno della Bce è necessario «considerare un debito comune per progetti comuni – sia a livello Ue, sia tra una coalizione di Stati membri – per amplificare i benefici del coordinamento». «L’emissione congiunta non amplierebbe magicamente lo spazio fiscale. Ma permetterebbe all’Europa di finanziare progetti più grandi in settori che aumentano la produttività – innovazioni, tecnologie su larga scala, ricerca e sviluppo per la difesa o energia – dove la spesa nazionale non è più sufficiente», ha aggiunto.
I tre punti necessari per l’Europa (con l’intelligenza artificiale)
L’ex premier ha individuato tre aree su cui l’Ue deve puntare. Rimuovere anzitutto gli ostacoli alle nuove tecnologie, senza frammentazioni nei 27 paesi membri. Poi semplificare non burocratizzare nel campo dell’intelligenza artificiale. E infine favorire l’integrazione verticale dell’IA nell’industria, un’opportunità finora non utilizzata.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Settembre 16th, 2025 Riccardo Fucile
SI ESTENDE IN DIVERSE CITTA’ L’ITALIA LA MOBILITAZIONE: SE ISRAELE COMPIE UN ATTO EVERSIVO IN ACQUE INTERNAZIONALI LA PROTESTA BLOCCHERA’ INTERE CITTA’ ITALIANE
«Teniamoci pronti a bloccare tutto». È questo l’avviso, più che l’appello, diffuso sui social da Torino per Gaza, un coordinamento cittadino nato nel dicembre 2023, che riunisce collettivi studenteschi e altre realtà cittadine. L’appuntamento è fissato per lunedì 22 settembre in occasione dello sciopero generale indetto dall’Unione Sindacale di Base, ma, come avverte il collettivo, la mobilitazione potrebbe partire in qualsiasi momento: «Gli eventi potrebbero evolvere in maniera molto
rapida e la Global Sumud Flotilla potrebbe essere intercettata dalle forze di occupazione israeliane già nei prossimi giorni». Torino per Gaza rilancia infatti l’annuncio fatto dai portuali di Genova in occasione della partenza delle navi cariche di aiuti umanitari diretti a Gaza.
Le ragioni della protesta
Nel testo del messaggio diffuso online si legge che «Il blocco è uno strumento collettivo di lotta che permette di interrompere, in modo più o meno prolungato, il passaggio di persone, merci o veicoli. Fare un blocco significa usare i nostri corpi per occupare lo spazio, esercitare pressione e impedire lo svolgimento di una quotidianità che prova a normalizzare e abituarci alla violenza genocida di Israele». Secondo il coordinamento queste azioni si rendono necessarie per via dell‘immobilità delle istituzioni europee e italiane: «Sappiamo di non poterci aspettare più nulla dalle istituzioni del nostro paese e dai governi europei, che mentre affermano di sostenere la popolazione di Gaza con aiuti umanitari garantiscono il sostegno politico, economico e militare allo Stato d’Israele aumentando la spesa bellica e preparandoci a un futuro in guerra».
«Saremo muri umani»
«Saremo muri umani di giovani, anziani, bambin* e famiglie, a difesa del popolo palestinese e della Sumud Flotilla”, prosegue l’appello, invitando la cittadinanza ad unirsi alla manifestazione «Più saremo, più sarà difficile fermarci. Più sarà efficace il blocco, più saremo in grado di infliggere un danno reale a questo
sistema che si arricchisce sul sangue palestinese» conclude. Per la giornata di Lunedì 22 sono previsti due appuntamenti distinti: il primo alle 11 presso il Palazzo Nuovo e in seguito alle 18 in Piazza Castello.
(da Open)
argomento: Politica | Commenta »
Settembre 16th, 2025 Riccardo Fucile
LA SEGNALAZIONE DI UN DIRIGENTE DEL CNR
Il dirigente dell’Istituto di studi giuridici internazionale del Cnr Fabio Marcelli
denuncia il governo e le imprese italiane per il «genocidio» a Gaza. E lo fa davanti alla Corte Penale
Internazionale. Lo ha annunciato con un post su un blog del Fatto Quotidiano ripreso oggi da Il Giornale. «La guerra mondiale che si avvicina a grandi passi riempie di gioia e di speranza i rappresentanti della florida industria degli armamenti». Poi l’accusa: «Costoro sono responsabili in prima persona di guerre e genocidi in atto e per questo motivo la denuncia per complicità in genocidio che trasmetteremo a inizio ottobre alla Corte penale internazionale riguarderà, oltre a tre pilastri del governo italiano come Giorgia Meloni, Antonio Tajani e Guido Crosetto, anche l’amministratore delegato di Leonardo, Roberto Cingolani».
La denuncia
La Cpi quindi dopo il caso Almasri si troverebbe a dover valutare l’operato dell’esecutivo. Così come ha fatto con Benjamin Netanyahu, del quale ha chiesto l’arresto. Il capo d’imputazione sarebbe quello di genocidio. «Abbiamo un nuovo cattivo maestro» osservano da Forza Italia. «È gente talmente accecata dall’odio e dall’ideologia da non rendersi conto della gravità delle parole che pronuncia», dice Raffaele Nevi, portavoce azzurro. E il capogruppo Maurizio Gasparri parla di un clima d’odio alimentato di chi «confonde la realtà con la fantasia». Intanto il Consiglio regionale della Campania approva all’unanimità una mozione che «condanna gli atti di guerra a Gaza». E invita il governo a «sospendere ogni rapporto istituzionale e commerciale con il governo israeliano guidato da Netanyahu». La mozione, su iniziativa del consigliere Michele
Cammarano e di altri, ha unificato tutte le altre che erano state presentate in aula sulla guerra a Gaza.
La Spagna
Il governo spagnolo ha nel frattempo annullato un contratto del valore di quasi 700 milioni di euro per lanciarazzi di progettazione israeliana. La decisione arriva dopo che il premier Pedro Sanchez la scorsa settimana ha annunciato che il suo governo avrebbe «consolidato per legge» il divieto di vendita o acquisto di equipaggiamento militare con Israele a causa della guerra condotta dall’Idf a Gaza. Il contratto, assegnato a un consorzio formato da aziende spagnole, prevedeva l’acquisizione di 12 unità del sistema lanciarazzi ad alta mobilità sviluppato a partire dal sistema Puls del gruppo israeliano Elbit Systems, secondo il “Military Balance” dell’International Institute for Strategic Studies.
L’economia di Israele
E 80 tra i più importanti economisti israeliani hanno detto che l’economia del paese è in pericolo, in un documento visionato da Yedioth Ahronoth. «Questo èun severo avvertimento per il timore di una catastrofe economica senza precedenti in Israele, se non si verifichera’ un drastico cambiamento nell’attuale situazione politica e di sicurezza del Paese, che continua a peggiorare», hanno affermato. Stamane il premier Netanyahu ha riconosciuto la difficile situazione in cui si trova il Paese che sta scivolando verso l’isolamento internazionale. La soluzione, ha aggiunto, è diventare una “super-Sparta” e adottare una
economia con «caratteristiche autarchiche». Per il leader dell’opposizione Yair Lapid è una follia: «L’isolamento non è un destino, è il risultato delle politiche sbagliate e fallimentari di Netanyahu e del suo governo, che stanno trasformando Israele in un Paese del terzo mondo e non stanno nemmeno cercando di cambiare la situazione».
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »