Settembre 16th, 2025 Riccardo Fucile
“EVIDENTE L’INTENTO DI DISTRUGGERE I PALESTINESI”
Gli investigatori indipendenti delle Nazioni Unite hanno accusato Israele di aver commesso un “genocidio” a Gaza con l’intento di “distruggere i palestinesi”, attribuendo la responsabilità al primo ministro Benjamin Netanyahu e ad altri vertici dello Stato.
Nel nuovo rapporto, pubblicato a quasi due anni di distanza dall’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, la Commissione d’inchiesta internazionale ha rilevato che le forze israeliane hanno compiuto “quattro dei cinque atti genocidi previsti dalla Convenzione del 1948”, tra cui uccisioni, gravi danni fisici e psicologici e condizioni di vita mirate alla distruzione della popolazione.
“La responsabilità per questi crimini atroci ricade sulle autorità israeliane ai più alti livelli”, ha dichiarato la presidente Navi Pillay, ex giudice del tribunale per il Ruanda, avvertendo che il silenzio della comunità internazionale “equivale a complicità”. Secondo dati Onu, dall’inizio della guerra sono state uccise quasi 65.000 persone a Gaza e gran parte della popolazione è stata
sfollata, mentre è in corso una carestia conclamata. La Commissione collabora con la Corte penale internazionale, che ha già emesso mandati d’arresto contro Netanyahu e l’ex ministro della Difesa Yoav Gallant per crimini di guerra e contro l’umanità.
L’invasione di Gaza City è cominciata. Con un bilancio provvisorio di 62 morti e l’ok di Marco Rubio. Mentre Andrew Cuomo, il candidato a sindaco di New York e convinto sostenitore di Israele, chiede la fine della «carneficina» in Palestina, dove la situazione è «orribile». Un bombardamento ha colpito la città poco dopo la visita a Gerusalemme del segretario di Stato Usa. «Per strada ho visto una bambina senza testa», racconta un bambino che fa parte degli sfollati. Dopo il bombardamento, mentre scappavano tra i cadaveri e i feriti, il bimbo ha visto riverso in strada il corpo mutilato di una bambina piccola.
La commissione d’inchiesta Onu: «Israele responsabile di genocidio»
«Siamo giunti alla conclusione che a Gaza è in atto e continua a verificarsi un genocidio, e che la responsabilità ricade sullo Stato di Israele», ha dichiarato la presidente della commissione d’inchiesta internazionale indipendente delle Nazioni Unite, Navi Pillay, in un’intervista all‘Afp. La commissione d’inchiesta guidata da Pillay ha accusato Israele di aver commesso un «genocidio» nella Striscia di Gaza dall’inizio della guerra il 7 ottobre 2023, con «l’intenzione di distruggere» i palestinesi. Ad essere responsabili del crimine per la commissione sono «il presidente israeliano Isaac Herzog, il primo ministro Benjamin Netanyahu e l’ex ministro della Difesa Yoav Gallant» colpevoli di aver «incitato al genocidio». Responsabili anche le autorità israeliane per non aver «preso alcuna misura nei loro confronti per sanzionare tale incitamento»
Il bombardamento
«Ci sono bombardamenti massicci e incessanti su Gaza City e il pericolo continua ad aumentare», ha detto all’agenzia di stampa Afp Ahmed Ghazal, un residente della zona. Il venticinquenne ha descritto un’«esplosione che ha scosso violentemente il terreno nel quartiere» poco dopo l’1:00 di martedì 16 settembre, ora locale. A quel punto è corso in strada e ha visto tre case di un isolato residenziale «completamente rase al suolo». Secondo il testimone ci sono molte persone intrappolate tra le macerie: «Possiamo sentire le loro urla». Mahmoud Bassal, portavoce della Difesa Civile di Gaza, ha detto che il numero di morti e feriti continua ad aumentare. E ha parlato di un «massacro di vasta portata» in un complesso residenziale vicino a piazza Al-Shawa. Intanto il segretario di Stato Rubio è atteso a Doha oggi. Ha promesso il «sostegno incrollabile» degli Stati Uniti a Israele per eliminare Hamas.
Fonti di Gaza hanno riferito che i tank di Tsahal sono entrati in via Al-Jalaa, nel cuore di Gaza City. Bombe-robot hanno abbattuto gli edifici. Una funzionaria della Sicurezza israeliana ha parlato con la tv pubblica Kan affermando che «l’Idf sta attaccando con forza». Contemporaneamente al via dell’operazione Carri di Gedeone 2, il presidente Usa ha minacciato Hamas dopo aver saputo che alcuni ostaggi sono stati fatti uscire dai tunnel per essere usati come scudi umani.
Nel frattempo, il gruppo terrorista ha infatti portato alcuni degli ostaggi nelle tende e negli edifici di Gaza city. E ha affidato il coordinamento del cosiddetto legitimacy ambush (imboscate e guerriglia) a Izz al-Din Haddad, capo dell’ala militare, Raed Saad, comandante della divisione operativa, Muhammad Odeh, che guida l’intelligence e Mohand Rajab, militare di alto rango della Brigata Gaza.
La risposta di Hamas
Secondo l’Ansa la strategia di Hamas comprende azioni contro i residenti per impedire che seguano gli avvisi di evacuazione e si spostino a sud. Circa 700mila persone sono ancora a Gaza, nonostante i bombardamenti intensi delle ultime settimane. In 320mila si sono trasferiti verso la parte meridionale, nei campi di al Mawasi, a Kan Younis. Ma l’Idf, pur aspettandosi che centinaia di migliaia lascino Gaza city non appena iniziate le operazioni di terra, non si illude sulle difficoltà: civili usati come scudi umani, miliziani in infradito e bombe nello zainetto mimetizzati tra la gente.
I testimoni
Il quotidiano La Stampa pubblica intanto un articolo di Majd al-Assar Nuseirat nel quale si racconta dei 300 mila gazawi in marcia verso Sud. Nel Capital Shelter Camp, il campo rifugiat
di Nuseirat, arrivano famiglie ogni giorno. La maggior parte scappa dai quartieri di Gaza City, a Nord e a Est, Shujaiya, al-Tuffah, Sabra, al-Saftawi e al-Zeitoun. Tra loro c’è Mervat Abdullah al-Jarjawi, una donna di 57 anni del quartiere Sabra di Gaza City. Arrivata con la nuora, che è vedova del suo unico figlio, morto a luglio durante un bombardamento ad al-Rimal. «In passato, ci aggrappavamo alla speranza di ritornare, un giorno. Questa volta, invece, mio figlio non c’è più. La nostra casa non c’è più. Non è rimasto niente. Soltanto macerie», dice.
La bambina senza testa
Il nipotino Abdelrahman la interrompe e dice: «Per strada ho visto una bambina senza testa». La madre spiega che sono scappati tra i cadaveri e i feriti e il ragazzino ha visto riverso a terra il corpo mutilato di una bambina piccola
(da agenzie)
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Settembre 16th, 2025 Riccardo Fucile
“NEGLI USA MALE ENDEMICO, UCCISI PRESIDENTI E LEADER POLITICI. QUI SOLITO ANTICOMUNISMO INCENDIARIO DELLA PREMIER”
Massimo Cacciari non è sorpreso dalle invettive di Giorgia Meloni contro la
sinistra, sulla base di un inesistente legame con la violenza politica americana. Né dell’avviso del vicepremier Antonio Tajani che evoca il terrorismo e l’omicidio Calabresi. «I toni incendiari di certi settori dell’ideologia o della politica di destra in Europa e negli Stati Uniti nei confronti delle cosiddette sinistre è storia vecchia come tutto il ‘900».
Non crede che un attacco del genere, preparato a Palazzo Chigi e su basi inesistenti, sia inaudito?
«Si tratta del solito anticomunismo violento e incendiario. Forse i settori della destra di cui le dicevo sono diventati preponderanti».
È una possibilità, ma possiamo paragonare quel che accade oggi nel nostro Paese con quanto sta accadendo in America in quanto a violenza politica?
«No perché dovremmo sapere bene che negli Stati Uniti si tratta di un male endemico: hanno ucciso presidenti come John Fitzgerald Kennedy, candidati presidenti come Robert Kennedy, hanno ucciso Martin Luther King e Malcolm X, hanno tentato di uccidere Reagan, poi Trump».
Tutto questo, secondo la presidente del Consiglio, viene da sinistra.
«Che sia a sinistra sono balle, è pura ideologia. Io credo non si possa in questo caso parlare di destra e sinistra, perché il problema è la situazione politica generale. È quel che accade nel mondo che fa sì che queste manifestazioni d’odio, e anche questo linguaggio d’odio, deflagrino».
Si riferisce alle guerre in corso e all’inerzia con la quale vanno avanti?
«In una dimensione di eterno conflitto le parole d’odio diventano particolarmente pericolose e sintomatiche. Il linguaggio è il sintomo di una situazione più generale in cui è venuta meno perfino la deterrenza atomica. Tutti parlano di guerra come fosse qualcosa che è nella fisiologia dell’agire politico, e questo rende particolarmente significative le esternazioni d’odio».
Che sarebbero il sintomo di quale malattia?
«Di una politica che ormai si concentra esclusivamente sulla soluzione militare».
Non è fuori misura evocare il delitto Calabresi sulla base di qualche fischio alla festa dell’Unità di Torino contro il ministro Zangrillo?
«A essere esagerata è la situazione generale, parliamo di cose serie non di Tajani!».
Che è comunque il ministro degli Esteri e dovrebbe forse per primo stare attento alle dichiarazioni incendiarie, o no?
«Nella situazione di cui io le parlo, il moltiplicarsi di voci alla
Tajani o alla Meloni è segno che il grave sta diventando sempre più grave».
Come si risponde?
«Bisogna cominciare a fare un discorso di ragionevolezza, costruire dei percorsi di pace per i conflitti in corso. Prima di tutto, fermare l’eterna guerra civile europea perché prima o poi capita una Sarajevo, il patatrac che nessuno vuole, ma che sarà inevitabile se non cerchiamo di ragionare. Ha mai visto, in una situazione di guerra, dilagare un linguaggio diverso da quello dell’odio?».
No, ma probabilmente negli Stati Uniti c’è un elemento in più che è il culto delle armi proprio della destra e soprattutto della destra Maga trumpiana.
«Anche quello è un aspetto caratteristico della cultura americana che riguarda grandi aree del Paese, a meno che non continuiamo a pensare che gli Stati Uniti siano New York e Hollywood».
Quando parla di guerra civile europea, si riferisce all’Ucraina?
«Più guerra civile di quella».
Una guerra cominciata con l’aggressione della Russia contro uno Stato sovrano.
«Certo che è stata un’aggressione perché i due Paesi erano divisi, ma le guerre europee sono state tutte guerre civili. Ed è ora che l’Europa finisca di prepararle, perché sono sempre state preparate dalle potenze europee».
In questo caso la guerra a Kiev l’ha preparata Vladimir Putin.
«Basta andarsi a leggere come si è arrivati fin qui»
Proviamo a cambiare punto di vista. Crede che l’Europa che parla di riarmo stia tradendo le promesse della sua fondazione?
«Certo. Ha tradito tutti i discorsi dei padri fondatori fuorché quello della libertà di mercato e della moneta unica. Ma i principi di solidarietà, di sussidiarietà sono falliti nel mancato adempimento delle riforme democratiche necessarie, lasciando tutto al dominio dei Paesi più grandi. Così come sono fallite la politica mediterranea, quella medio-orientale e non sono state impedite né le guerre civili nei Balcani né la guerra in Ucraina».
Cosa poteva fare l’Europa?
«La politica come la medicina è per metà prevenzione. Vedere il bubbone, agire in tempo perché non scoppi».
Tra gli scontri dialettici più accesi, c’è quello che riguarda il Medio Oriente. Forse l’assenza dell’Europa si è sentita soprattutto nei confronti di Gaza, non crede?
«Su Gaza le élite politiche europee hanno segnato il punto di massima vergogna della loro storia. Non sono riuscite a fare nulla, neanche una sanzioncina nei confronti di Netanyahu. Non hanno più niente da dire».
Neanche il governo italiano ha preso le distanze con una qualsiasi azione concreta.
«No certo, di fronte a tragedie di questo genere ci ricordiamo della vituperata Prima Repubblica, quando l’Italia – pur restando dentro l’Alleanza atlantica – aveva una politica estera».
(da repubblica.it)
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Settembre 16th, 2025 Riccardo Fucile
SALVINI, IL GENERALE, LA PREMIER E BERLUSCONI: L’ANTOLOGIA SCELTA DI INSULTI E MINACCE
I dirigenti della destra sono tutti protesi a ricordare quanto il “clima d’odio” imperante dopo l’uccisione di Charlie Kirk sia una prerogativa specifica della sinistra, dei suoi intellettuali, della sua cultura. In realtà, tutto il dibattito, abbastanza strumentale, italiano, ruota attorno a una presa di posizione di Giorgia Meloni contro un post Instagram di due associazioni studentesche di Potere al Popolo, tra l’altro cancellato subito dopo la pubblicazione. Un po’ poco per prendere di petto il centrosinistra e i vari Elly Schlein, Giuseppe Conte o Nicola Fratoianni. Anche perché, a ben guardare, il clima d’odio è ben radicato proprio nella destra.
Vannacci odia.
Uno che ieri ha lanciato gli attacchi più duri è Roberto Vannacci, generale ultra destro della Lega il quale però, è comunemente ricordato per perle come questa: “Per quanto esecrabile, l’odio è un sentimento, un’emozione che non può essere represso in un’aula di tribunale. Se questa è l’era dei diritti allora, come lo fece Oriana Fallaci, rivendico a gran voce anche il diritto all’odio e al disprezzo e a poterli manifestare liberamente nei toni e nelle maniere dovuti”. E infatti, l’ex generale si distingueva poco tempo fa per questi giudizi: “Cari omosessuali, normali non lo siete, fatevene una ragione! La normalità è l’eterosessualità. Se a voi tutto sembra normale, invece, è colpa delle trame della lobby gay internazionale che ha vietato termini che fino a pochi anni fa erano nei nostri dizionari: pederasta, invertito, frocio, ricchione, buliccio, femminiello, bardassa, checca, omofilo, uranista, culattone che sono ormai termini da tribunale”. Viva l’amore.
A Salvini prudono.
“Con tutto il rispetto, non ci mancherà” diceva Matteo Salvini, che in questi giorni si dice piangente per la morte di Kirk riferendosi a un immigrato ucciso dai poliziotti solo perché
aveva in mano un coltello. Meglio però su Elsa Fornero, autrice della famigerata riforma delle pensioni: “La signora meriterebbe di piangere per il resto dei suoi giorni… Sono un pacifista, ma quando mi dicono Fornero mi incazzo come una bestia e mi prudono le mani. Fortuna che non è in casa oggi”. Fortuna.
Titoli intelligenti.
I titoli dei giornali di destra meriterebbero una rubrica a parte. Vale la pena ricordare quello di Libero in occasione della morte di Enzo Baldoni, il giornalista italiano ucciso in Iraq: “Vacanze intelligenti”. Un titolo d’amore.
Il ministro latente.
Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, invita anch’egli a non avvelenare il clima anche se poi condivide pienamente le parole di Meloni (che il clima l’avvelena). Tempo fa, a Tomaso Montanari, reo di aver criticato le parole del generale Figliuolo sull’inno di Mameli – “Stringerci a coorte? Lo ha detto Crozza? Non dovrebbe stare lì, una democrazia non ne ha bisogno” – su X si lasciò andare a un pensiero affettuoso: “È un brigatista latente”. Ma Crosetto è anche famoso per litigare con gli utenti del social di Elon Musk. A uno di questi che lo accusava di giocare a scopone “con tutti i problemi che abbiamo in Italia” lui rispondeva: “Problemi di cui mi occupo sempre, stia tranquillo. Cosa faccio nel mio tempo libero, di sera, hater di M… sono fatti miei. Si faccia una vita propria”.
Dàgli al “criminale”.
La sinistra è la depositaria del clima d’odio, del linguaggio
violento, dell’insulto all’avversario, dice Giorgia Meloni in tutte le occasioni. Indovinate chi è che dava a Giuseppe Conte, in piena emergenza pandemica, del “criminale”? “È criminale” disse in tv, anzi “è criminale l’atteggiamento verso l’Italia delle politiche Covid”. Meloni ha fatto carriera con frasi di grande impatto e che sottolineano la violenza: “Non vi daremo tregua fin quando non restituirete agli italiani la libertà”, come se in Italia ci fosse stata la dittatura, dice alla Camera in uno dei suoi tanti discorsi. E non sono stati deputati di sinistra, ma di Fratelli d’Italia e della Lega ad assalire il 5stelle Leonardo Donno perché aveva sventolato il tricolore in faccia a Roberto Calderoli. Il tricolore, mica una pistola.
In principio fu Silvio.
Ma se si vuol capire l’evoluzione del linguaggio dell’odio occorre andare all’origine del fenomeno italiano. E, sfidando le contumelie di chi dirà che siamo ossessionati, l’origine si chiama Silvio Berlusconi: “Siete ancora, e oggi come sempre, dei poveri comunisti”; “Chi vota a sinistra è un coglione”; “La magistratura è un cancro, i magistrati sono matti”; “La vera anomalia italiana non è Silvio Berlusconi, ma sono i pm comunisti e i giudici comunisti” tra le frasi più note di chi voleva fondare “il partito dell’amore”.
(da ilfattoquotidiano.it)
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Settembre 16th, 2025 Riccardo Fucile
LA VITA CIVILE NEGLI USA SUBIRA’ UNA TORSIONE AUTORITARIA ULTERIORE… NEL CASO DI MELONI PIU’ CHE DI STRUMENTALIZZAZIONE SI DOVREBBE PARLARE DI PARASSITISMO
L’irresponsabilità politica della destra al governo è un segno della sua labilità
democratica e del mai abbandonato progetto di dominare la società con metodi autoritari, con l’obiettivo di limitare le libertà civili e politiche come se ci trovassimo in uno stato di guerra. Uno stato che la destra crea ad arte, con la retorica e le politiche liberticide, per poter giustificare l’escalation autoritaria. E per far questo è pronta ad usare a suo favore tutto quel che accade nel mondo, nel proprio paese e a migliaia di chilometri di distanza. Come se lo Utah fosse una provincia dell’Italia. Tutto fa brodo.
In questa età di ideologia dei social, si fa abuso del discorso incendiario per scatenare emozioni violente e creare mostri,
magari situandoli tra coloro che appartengono alla parte avversa. Per la destra non ci sono avversari politici; ci sono nemici. Per la destra, la politica è una guerra.
La destra crea col discorso una società spaccata in due, dichiarando che una sola è degna di rispetto e di essere trattata secondo il diritto; mentre l’altra, l’opposizione, è in una condizione di permanente sorveglianza perché dichiarata non uguale, corpo estraneo alla nazione. L’appropriazione del diritto e dei diritti da parte di chi governa è lo stesso che stracciare il diritto e i diritti. Questo sta avvenendo oggi nelle democrazie costituzionali dell’Occidente e in Italia.
L’occasione d’oro è stata offerta dall’omicidio di Charlie Kirk mentre teneva un discorso allo Utah Valley University campus. Kirk era un esponente ideologico di punta del Maga, leader giovane e in ascesa, molto noto al pubblico americano per la capacità retorica e la radicalità delle sue posizioni politiche. La sua morte è un vero regalo alla destra e ai propositi ormai evidenti che essa ha di picconare le garanzie costituzionali e procedere speditamente verso una militarizzazione del paese.
«Tempi di McCarthy»
La vita civile e politica negli Stati Uniti subirà una torsione autoritaria ulteriore. Le prime avvisaglie già si vedono: l’università di Berkeley ha consegnato al governo federale una lista di centosessanta nomi di studenti, personale amministrativo e insegnanti, con l’accusa di essere antisemiti. Nella lista compare il nome di Judith Butler, una delle più note intellettuali
americane, ebrea e critica del governo Netanyahu. Questo è il commento di Butler a questa lista di proscrizione: «Trasmettere tali nomi, una pratica ben nota fin dai tempi di McCarthy, potrebbe sottoporre numerosi docenti, membri del personale o studenti a una sorveglianza diffusa, costituendo una grave violazione della fiducia, dell’etica e della giustizia».
L’uccisore di Kirk, il ventiduenne Tyler Robinson, è un lupo solitario che viene in Italia presentato come un confuso folle di sinistra. La stessa presidente del Consiglio ha tuonato contro il clima di odio e violenza generato dalla sinistra.
I quotidiani di destra si sono lanciati in narrative di esilarante stupidità romanzando sui proiettili usati da Robinson marcati con “Bella ciao”, uno slogan che in Italia è identificato con la sinistra (un’identificazione faziosa, poiché i partigiani hanno combattuto anche per la libertà di chi ha idee di destra e ora è libero di urlarle e di governare nel loro nome) e la cui musicalità lo rende piacevole in tutto il mondo.
L’assassino di Kirk proviene da una famiglia di destra estrema, più a destra di Maga (la fotografia del compleanno dell’allora adolescente Robinson con la madre che esalta le sue bravure con le armi sta facendo il giro del mondo). Destra estrema vuol dire in questo caso critica agli esponenti Maga di essere troppo moderati, revisionisti, traditori di un’idea radicale di pulizia della nazione bianca da ogni contaminazione.
Parassitismo politico
Ora, quando la presidente del Consiglio si lancia dal palco di una festa di partito in una requisitoria contro la sinistra italiana che semina odio e violenza, fa un’operazione retorica e politica molto poco moderata. Tremenda anzi, perché indica una parte della cittadinanza come nemica dello Stato. E perché fa di un evento successo in uno stato straniero un uso e consumo funzionale. Più che di strumentalizzazione si dovrebbe parlare di parassitismo.
Il j’accuse contro le opposizioni (parlamentari e non) lanciato dalla responsabile del governo di tutti gli italiani testimonia di una visione faziosa della politica e dello Stato. Nella nostra democrazia i nemici sono solo coloro che vogliono attentare alla nostra Costituzione.
(da agenzie)
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Settembre 16th, 2025 Riccardo Fucile
HANNO PARLATO I PEGGIORI PUTTANIERI OMOFOBI E RAZZISTI DEL PIANETA, STUPRATORI DI MINORENNI CHE POI PAGANO PER OTTENERNE IL SILENZIO… IL PD CHIEDE INTERVENTO DELLA MELONI (HANNO TEMPO DA PERDERE…)
I social americani si scagliano contro la segretaria del Pd, Elly Schlein. Il volto della segretaria del Partito Democratico è accompagnato da un post che recita: «Molte persone non lo sanno, ma l’attuale leader del partito di sinistra in Italia è una donna bisessuale che si chiama Elly Schlein, che appare così e ha una relazione con un’altra donna. Lei ha tre cittadinanze. È
anche ebrea e ama la Palestina».
L’autore del post è l’influencer conservatore Joey Mannarino che nei commenti si dilunga anche in altre considerazioni. Come quando una follower gli chiede se «si tratta davvero di una donna», e lui risponde: «Non voglio essere io ad accertarlo», seguito da una emoticon che vomita del liquido verde.
Il Partito Democratico reagisce con i suoi capigruppo: «Non entriamo nel merito delle offese che l’influencer statunitense Joey Mannarino ha rivolto, in un post sui suoi profili social, alla segretaria del Pd, Elly Schlein. Joey Mannarino è un influencer conservatore italo-americano. E’ un amico della destra. Quegli insulti vengono da destra».
Spiegano i capigruppo dem di Senato e Camera Francesco Boccia e Chiara Braga e il capo delegazione del Pd a Bruxelles Nicola Zingaretti. «Come Pd abbiamo sempre condannato ogni tipo di violenza politica e chi fomenta l’odio. Ora ci aspettiamo che la destra italiana, invece di alimentare strumentalmente un clima di tensione, con affermazioni gravi come quelle del ministro Ciriani e accusando l’opposizione, lo ha fatto la stessa Presidente del Consiglio, di fomentare un clima di odio prenda la distanze dalle dalle offese e dagli insulti di Joey Mannarino, e che Giorgia Meloni difenda Elly Schlein e chieda scusa al Pd e alla sua segretaria».
(da agenzie)
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Settembre 16th, 2025 Riccardo Fucile
SI ERA IMMERSO IN UNA SUBCULTURA DI ESTREMA DESTRA, ARMI E VIDEOGIOCHI DOVE KIRK ERA CONSIDERATO TROPPO MODERATO
Le indagini sull’assassinio dell’attivista conservatore Charlie Kirk sono ormai
entrate nel vivo: a cinque giorni dal delitto, che ha sconvolto gli Stati Uniti ed ha avuto ricadute politiche persino in Italia, sono emersi nuovi dettagli sul presunto responsabile e le possibili motivazioni del gesto. Tyler Robinson, il 22enne dello Utah accusato dell’omicidio, comparirà domani davanti al tribunale statale mentre gli inquirenti lavorano per ricostruire il percorso che lo ha portato al gesto estremo e soprattutto comprendere quale sia stato il movente del suo gesto.
Il profilo del sospetto
Robinson, studente del terzo anno di un corso di apprendistato come elettricista, è attualmente detenuto senza possibilità di cauzione nella prigione della Contea dello Utah. Le autorità lo hanno posto in isolamento e sotto sorveglianza speciale in attesa di una valutazione psichiatrica che potrebbe richiedere diversi giorni
Il governatore Spencer Cox ha confermato che Robinson si rifiuta di collaborare con gli investigatori, costringendo la polizia a ricostruire quanto accaduto attraverso testimonianze di familiari, amici e conoscenti.
Dalle prime ricostruzioni emerge il ritratto di un giovane cresciuto nella tranquilla comunità suburbana di Washington, nello Utah, ma apparentemente radicalizzato attraverso la frequentazione di ambienti digitali estremi. A differenza di quanto affermano esponenti della destra, anche in Italia, il suo orientamento politico è tutt’altro che definito.
Robinson, fin dall’inizio dipinto come un “nemico ideologico” della destra e un prodotto della “cultura woke”, è invece cresciuto in una famiglia repubblicana dello Utah e sarebbe legato ai Groyper, un movimento di estrema destra.
Come ha rivelato la nonna dell’assassino, inoltre, gran parte dei suoi familiari sarebbero elettori di Trump: “Mio figlio, suo padre, è un repubblicano per Trump. La maggior parte dei miei familiari è repubblicana. Non conosco nessuno che sia democratico”.
Robinson, insomma, potrebbe non essere affatto il “nemico ideologico” immaginato dai primi commentatori: non un militante di sinistra o un attivatore antifa, ma un giovane cresciuto in un ambiente repubblicano, immerso in una subcultura di estrema destra, armi e videogiochi.
La pista del “dark web”
Gli inquirenti inoltre hanno individuato nel mondo dei videogiochi e nelle zone più oscure di internet i possibili catalizzatori della radicalizzazione di Robinson.
“C’era molto gaming, e gli amici hanno confermato quella cultura profonda e oscura di internet, Reddit e altri luoghi bui del web dove questa persona si stava immergendo”, ha spiegato il governatore Cox, riferendosi anche ai messaggi trovati incisi sui bossoli dell’arma utilizzata nell’attentato.
Gli esami del Dna
Le tracce di Dna rilevate sull’asciugamano avvolto intorno all’arma con il quale è stato ucciso Charlie Kirk sono compatibili con Tyler Robinson, il sospetto che ha confessato l’assassinio dell’attivista conservatore. Lo ha dichiarato il direttore dell’Fbi, Kash Patel, a Fox News. Positivo anche il confronto con il Dna presente su un cacciavite trovato sul tetto dove Robinson si sarebbe posizionato per sparare a Kirk. “Posso riferire oggi che l’analisi delle tracce di Dna sull’asciugamano che era avvolto intorno all’arma da fuoco e sul cacciavite hanno dato esito positivo per quanto riguarda la compatibilità con il sospetto in arresto”, ha affermato Patel. Il Dna rilevato sull’arma non è invece ancora stato analizzato.
La lettera ancora sotto analisi
Elemento potenzialmente decisivo è l’esistenza di una lettera lasciata da Robinson, la cui esistenza è stata confermata dal governatore Cox, seppur con cautela. Il documento, di cui si è
venuti a conoscenza attraverso conversazioni su Discord tra il coinquilino del sospetto e un amico, è ancora in fase di analisi per verificarne autenticità e contenuto.
Inoltre, il presunto killer Charlie Kirk ha scritto che aveva “l’opportunità di eliminare” l’influencer conservatore e “la coglierò al volo”, ha rivelato il capo dell’Fbi Kash Patel.
Il messaggio è stato scritto prima dell’attentato di mercoledì, ha detto a Fox News. Non è chiaro quale forma abbia assunto. Patel lo ha descritto sia come un “biglietto” che come uno “scambio di messaggi di testo”. Il capo del Bureau ha riferito che il testo è stato poi “distrutto” ma è stato recuperato dagli investigatori.
(da Fanpage)
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Settembre 16th, 2025 Riccardo Fucile
SANCHEZ HA TENUTO FEDE AGLI IMPEGNI PRESI A DIFFERENZA DEI GOVERNI COMPLICI DEL GENOCIDIO SIONISTA
Il governo spagnolo ha annullato un contratto del valore di quasi 700 milioni di euro per lanciarazzi di progettazione israeliana. Lo riporta un documento ufficiale visionato oggi dall’Afp. La decisione segue l’annuncio del primo ministro Pedro Sanchez che la scorsa settimana aveva comunicato che il suo governo avrebbe «consolidato per legge» il blocco del transito di armi e stabilito il divieto legale e permanente di comprare e vendere
munizioni ed equipaggiamento militare a Israele. Si tratta, aveva spiegato Sanchez, di «azioni volte a fermare l’aggressione a Gaza, perseguire i suoi esecutori e sostenere la popolazione palestinese». Il premier ha oggi rimarcato anche l’impegno nel diritto internazionale: «Abbiamo riconosciuto lo Stato di Palestina, cosa che questo stesso mese all’Assemblea generale delle Nazioni Unite faranno altri grandi Paesi europei, per cui non è che eravamo soli, è che siamo stati i primi».
La Spagna chiede che Israele sia escluso dalle competizioni sportive e dall’Eurovision
La rottura tra la Spagna e Israele si sta consumando su tutti i fronti che coinvolgano le due nazioni. La denuncia del premier Sanchez si è allargata anche alle competizioni sportive internazionali: «Perché si è espulso la Russia e non si espelle Israele?», ha attaccato. «Fino a che non avrà fine la barbarie, né Russia né Israele devono essere presenti a nessuna competizione internazionale». Una condanna simile, ma in ambito musicale, è arrivata nuovamente dal ministro spagnolo della Cultura, Ernets Urtasun, che in un’intervista alla radio nazionale pubblica Rne ha minacciato: «Se non riusciamo a espellere Israele, la Spagna non deve partecipare» all’Eurovision.
Sanchez: «Immenso rispetto per la società spagnola che si mobilita contro l’ingiustizia»
Il premier spagnolo è tornato anche su quanto accaduto domenica alla Vuelta, il Giro ciclistico spagnolo, quando un gruppo di attivisti pro-Pal – che già si era fatto notare durante le tappe precedenti – provocato l’annullamento dell’ultima tappa. Pur condannando la violenza, Sanchez ha detto di provare «un
immenso rispetto e ammirazione per la società spagnola che si mobilita contro l’ingiustizia e difende i diritti umani in maniera pacifica. Il suo esempio dovrebbe arrivare a tutti gli angoli del mondo».
(da agenzie)
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Settembre 16th, 2025 Riccardo Fucile
COLPEVOLE DI AVER DEFINITO KIRK IN UN POST SOCIAL “UOMO BIANCO CHE SPOSA L’ODIO E LA VIOLENZA” (OVVERO LA VERITA’ ESPRESSA PURE CON MODERAZIONE)
Vestito blu fino ai piedi, rosa rossastra in bocca nella posa inconfondibile della
Statua della Libertà. Nella mano destra, a mo’ di torcia accesa, una edizione in fiamme del Washington Post, il giornale per cui lavorava. Così l’editorialista Karen Attiah ha annunciato il suo licenziamento in tronco dallo storico giornale della capitale americana, perché accusata di «grave negligenza» e di aver messo in pericolo fisicamente i suoi colleghi.
Nelle ore successive all’assassinio di Charlie Kirk, attivista trumpiano, la commentatrice afroamericana lo aveva duramente criticato, descrivendolo come «un uomo bianco che sposa l’odio e la violenza».
Il post social incriminato
«Il Washington Post mi ha licenziato, ma la mia voce non sarà silenziata», è il titolo dell’articolo che Karen Attiah ha pubblicato sul suo Substack, raccontando la sua versione degli eventi. Secondo la donna, entrata nella redazione stabilmente
undici anni fa per «illuminare con la mia penna le zone oscure», nell’ultimo anno gli editoriali sarebbero stati rivoluzionati su ordine del proprietario Jeff Bezos, in modo che abbracciassero temi come «libertà personali e liberi mercati».
Commentando sul social Bluesky l’assassinio, la 39enne aveva scritto: «Parte di ciò che mantiene l’America così violenta è il continuo insistere affinché le persone dimostrino cura, inutile bontà e assoluzione nei confronti degli uomini bianchi che sposano l’odio e la violenza».
Attiah e le critiche all’ideologia di Kirk
Parole che la stessa commentatrice ha definito «premonitrici», perché scritte prima dell’individuazione del presunto colpevole Tyler Robinson, 22enne bianco. Ma di Kirk, di cui evidentemente non sposava l’ideologia, Karen Attiah aveva criticato numerose altre uscite, tra cui quella contro la giudice della Corte Suprema Ketanji Brown Jackson e contro la ex deputata del Texas Sheila Jackson Lee, definite – in uno spezzone di video – come persone senza «capacità di elaborazione cerebrale [sufficienti] per essere davvero prese sul serio».
Il «falso cordoglio» per Charlie Kirk e il corso universitario cancellato
La sua colpa, riassume Attiah, sarebbe stata quindi quella di «denunciare l’accettazione dell’odio e della violenza politica, delle morti per arma da fuoco specialmente quando la violenza è perpetrata da uomini bianchi».
Da qui il licenziamento «senza alcuna discussione preventiva o revisione». Nella lettera affidata al suo Substack, la commentatrice ha anche spiegato di essersi volontariamente astenuta dal «cordoglio falso» per una persona che avrebbe «ripetutamente attaccato le donne nere, che ha condannato il Civili Rights Act e che si è espresso favorevolmente nei confronti di un libro che chiamava i liberali “disumani”».
La 39enne ha raccontato anche che il suo corso alla Columbia School of international and public affairs è stato cancellato, ma che lei si è messa in proprio lanciandone uno suo: «Da questo momento in poi la mia voce diventerà solo più forte».
(da agenzie)
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Settembre 16th, 2025 Riccardo Fucile
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA RUCEVA LA NAZIONALE FEMMINILE DI PALLACANESTRO E L’UNDER 20… MATTARELLA CONVOCHI PIANTEDOSI E LO INFORMI CHE ESISTONO LE LEGGI CONTRO IL RAZZISMO, BASTA ANDARLI A PRENDERE A CASA
Gli insulti ai ragazzini dell’Under20 che avevano vinto gli Europei di Creta avevano fatto scoppiare il caso. Sui social c’è chi sosteneva che ragazzini neri, nati in Italia, o arrivati da bambini e cresciuti qui non potevano giocare con la Nazionale. Lo hanno rifatto agli Europei con i ragazzi di Pozzecco impegnati a Cipro: Douf e Niang, talenti azzurri e colonne della squadra, insultati da qualche mente limitata.
Le durissime parole di Mattarella
Al presidente della Presidente della Repubblica non sfugge la delicatezza della questione. E davanti alla due Nazionali, la squadra femminile che ha vinto il bronzo agli Europei in Grecia e l’U20 maschile, Mattarella attacca: “Avete parlato di “commenti sgradevoli”, vi “ringrazio per l’understatement forse dovuti a questo salone,. Forse avreste voluto usare termini più forti e più severi e l’avrei fatto anche io. Queste misere manifestazioni di inciviltà non turbano ma anzi segnalano importanza dell’inclusione, dello stare insieme”.
(da agenzie)
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