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“BEATRICE VENEZI E’ INADEGUATA PER IL CURRICULUM”: L’ACCUSA DELL’EX SOVRINTENDENTE DELLA FENICE

Settembre 30th, 2025 Riccardo Fucile

IL VENEZIANO CHIAROT: “NON HA COMPETENZE PROFESSIONALI”

Beatrice Venezi non ha il curriculum per guidare il Teatro La Fenice. A dirlo è Cristiano Chiarot, veneziano, ex sovrintendente alla Fenice dal 2010 al 2018, poi al Maggio di Firenze, e nel teatro della Laguna ci ha lavorato dal 1980. Ma l’attuale sovrintendente Nicola Colabianchi non si pente della nomina. Pensa di aver chiamato «una direttrice d’orchestra giovane e di talento». E non ha mai pensato di fare un passo indietro: «No, confermo la mia scelta».
In due interviste al Corriere della Sera e a La Repubblica parlano passato e presente del teatro veneziano. E sembrano non essere per niente d’accordo.
«Soprattutto non c’entra niente che sia di centrodestra o sostenuta dal centrodestra. Smettiamola con queste sciocchezze. Beatrice Venezi semplicemente non ha il curriculum di competenze professionali all’altezza di un teatro del prestigio internazionale de La Fenice di Venezia. Questo è il punto», chiarisce Chiarot nel colloquio con Anna Bandettini. «Non fai primario di cardiologia uno solo perché dicono che sia bravo, ma per i galloni che si è costruito nella sua professione. Le competenze professionali Beatrice Venezi ancora non le ha, men che meno per diventare direttrice musicale di un teatro del livello della Fenice dove hanno suonato da Muti a Sinopoli, da Myung-Whun Chung a Marcello Viotti», aggiunge.
Il curriculum
Secondo il maestro Venezi non ha il curriculum giusto per la Fenice: «Un direttore musicale deve avere una expertise
specialistica che non è dire “sei bravo” o “non sei bravo”, ma sono le collaborazioni con orchestre internazionali, le partecipazioni a festival di primaria importanza. E da questo punto di vista è impressionante la scarsità del curriculum della Venezi. Anche la discografia è ridottissima…».
È fatta tra l’altro di un gala per Placido Domingo: «Appunto. Un recital di un artista a fine carriera a Bangkok è un punto di merito?». Quanto alla direzione musicale del Teatro Colón di Buenos Aires, sostiene Chiariot «è famoso perché è distante, ma è un ex-importante. I teatri internazionali che contano sono ben altri, e infatti in giro ci sono direttori e direttrici con ben altre competenze all’attivo».
I candidati migliori
E ancora: «In altri teatri, anche meno quotati della Fenice, se pur validissimi come il Comunale di Bologna, la direttrice, Oksana Lyniv, che sta facendo un lavoro ottimo, viene chiamata da anni a Bayreuth, ha diretto al Met di New York, all’Opera di Parigi. C’è Speranza Scappucci, che è ora direttrice ospite principale del Covent Garden. Lo sponsor di Venezi, Federico Mollicone deputato FdI, dice che lei ha diretto 160 concerti. Poi vai a vedere, e in lista c’è anche un concerto alla Fenice di otto minuti per un evento sponsorizzato durante il Covid».
Tutti comunisti
Poi Chiarot attacca: «L’ha voluta il sovrintendente che nelle Fondazioni liriche italiane è l’unica nomina fatta dalla politica, mentre le altre cariche riguardano le competenze professionali. Alla Fenice il sovrintendente è un esponente vicino a Fratelli di Italia, peraltro accolto con tutta serenità all’interno del teatro”

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IL PIANO DI ISRAELE PER FERMARE LA GLOBAL SUMUD FLOTILLA CON DRONI E MINIBOMBE: “RISCHIO RIBELLIONE NELLE PIAZZE ITALIANE”

Settembre 30th, 2025 Riccardo Fucile

MINI DRONI SUBAQUEI ED ESPLOSIVI PER DANNEGGIARE LE BARCHE CON CUI “SI RISCHIA IL MORTO”… PIAZZE PRONTE A DISORDINI QUANDO INTERVERRANNO I TERRORISTI ISRAELIANI… TUTTO PERCHE’ IL GOVERNO ITALIANO E’ INCAPACE DI FAR RISPETTARE IL DIRITTO

Le navi della Global Sumud Flotilla si trovano a 270 miglia nautiche da Gaza. Tra 36 ore entreranno nella zona a rischio. E Israele si prepara al blitz. Con mini droni subacquei.
L’Idf ha un piano per fermare la missione senza affondare le barche in acque internazionali. Le unità della Shayetet 13 hanno l’ordine di non usare «la forza letale». E agiranno prima dello Yom Kippur. Ovvero nelle prossime 48 ore. Intanto in Italia il governo si prepara al peggio. Sia per il destino degli attivisti: «Anche nell’abbordaggio si rischia il morto». Sia per le reazioni all’eventuale attacco israeliano. Con il Viminale che non esclude
problemi di ordine pubblico e disordini in piazza.
Il piano di Israele per la Global Sumud Flotilla
Il piano per fermare i ProPal in Israele è già pronto. Potrebbe scattare entro 48 ore. L’ultima volta sono intervenuti a 100 miglia (circa 185 chilometri) dalla costa. In acque internazionali. Ovvero alla distanza che la Flotilla raggiungerà entro le prossime 24 ore. La ricorrenza dello Yom Kippur cade tra martedì e mercoledì 1 ottobre. «Conoscendogli israeliani potrebbero inventarsi un colpo a sorpresa utilizzando dei mini droni subacquei con una limitata carica esplosiva in grado di mettere fuori uso il timone, la deriva o l’elica delle barche della Flotilla diretta a Gaza», spiega oggi un veterano dei corpi speciali italiani al Giornale. Secondo la fonte il mezzo impiegato sarà lo Shayetet 13, l’unità di incursori della Marina.
I mini droni subacquei
L’attacco partirebbe con il lancio di mini droni sotto la superficie del mare. Sarebbero corredati con 40 grammi di esplosivo. E l’obiettivo di colpire i timoni o le eliche delle barche. Senza farle affondare. Si potrebbero usare anche droni aerei per danneggiare gli alberi delle navi. I rischi in questo caso sono i danni collaterali provocati dalle schegge. Poi arriverebbero gli incursori: «Le squadre di abbordaggio con gommoni rigidi». Contro almeno 45 imbarcazioni e circa 300 persone compresi parlamentari nazionali ed europei. «Potrebbero lanciare una cima orizzontale allo scafo che andrebbe ad imbrigliarsi nell’elica bloccandola, se l’imbarcazione manovra a motore», è un’altra delle possibilità. Gli incursori si muoveranno all’assalto in mare e con i mini droni kamikaze.
La forza letale
Il piano prevede poi l’espulsione dei fermati. Le unità della Shayetet 13 hanno l’ordine di non usare la forza letale. La nostra fregata Alpino potrebbe recuperare naufraghi, feriti o vittime. Per evitare un’escalation. Intanto, spiega La Stampa, nelle triangolazioni di comunicazioni tra l’intelligence israeliana e gli 007 europei si parla del rischio che ci scappi il morto. Le navi sono infatti molte di più delle ultime missioni umanitarie sabotate da Israele in questi anni. E c’è ancora il precedente della Freedom Flotilla. Con la tragedia della nave Marmara nel 2010: dieci attivisti morti. Oggi gli israeliani pensano anche alla possibilità di agguati. Nessuno può dire con certezza che non ci siano armi a bordo, è il ragionamento dell’intelligence.
La Gsf e il governo
Il governo confida nella nave della Marina che ha ricevuto il mandato di soccorrere e salvare chi finirà in mare. La nave si fermerà, ma non a 100-120 miglia marine dal Gaza. Dove tenterà di far cambiare idea agli attivisti. Il blocco navale è indicato nei documenti ufficiali del governo israeliano: la zona interdetta inizia a 50 miglia nautiche dalla linea delle 12 miglia delle acque territoriali. «Firmerei perché ci fossero soltanto arresti», ha detto il ministro della Difesa Guido Crosetto. Ma la paura del governo guarda anche in casa. E ai recentissimi report delle intelligence, che parlano di piazze pronte ad accendersi nel momento dell’intervento dell’Idf.
L’ordine pubblico
Non con manifestazioni organizzate ma con proteste improvvise. L’«equipaggio di terra» della Global Sumud Flotilla è pronto da
giorni. Presidi permanenti per Gaza sono in tutte le città. Una manifestazione è in programma sabato 4 ottobre a Roma. Il corteo Pro-Pal sfilerà da Porta San Paolo fino a San Giovanni. Per la mobilitazione è stato presentato dagli organizzatori un preavviso per 20 mila persone. Ma si pensa che a scendere in piazza quel giorno possano essere molti di più. Come già avvenuto in occasione dello sciopero generale per Gaza. Quando le presenze alla manifestazione romana sono state nettamente più alte rispetto alle ottomila preannunciate. E quando si sono registrati scontri a Milano.
Le paure del Viminale
Per questo il Viminale prova a serrare i ranghi. La questura della Capitale sta già lavorando su due capisaldi in vista della mobilitazione: «Massimo rigore» contro le illegalità e consentire alle forze di polizia di operare in sicurezza. Il dispositivo di sicurezza verrà messo a punto durante un Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza in programma oggi in prefettura con il ministro Matteo Piantedosi. Di sicuro sabato ci saranno accurati controlli a ridosso del luogo di concentramento dei manifestanti e non solo. Sotto la lente i principali snodi di accesso alla Capitale: stazioni, caselli autostradali e fermate metro. In campo anche gli idranti, pronti ad entrare in azione in caso di disordini.
Le occupazioni
E in attesa del 4 ottobre, si moltiplicano le iniziative pro Pal. Movimenti studenteschi e universitari proseguono con i presìdi permanenti e le occupazioni nelle scuole e negli atenei. Il gruppo di Cambiare Rotta, assieme a diversi collettivi, ha annunciato per oggi un corteo alla Sapienza “per la Palestina e per la Global
Sumud Flotilla”. Mentre ieri, sempre nella Capitale, è stato occupato il liceo Cavour, a due passi dal Colosseo. In agitazione pure licei e atenei a Torino. Giovedì a Roma, infine, protesteranno in Campidoglio anche i movimenti per la casa con lo slogan «Blocchiamo tutto! Anche gli sgomberi».
La Svezia e la Gsf
Intanto la Svezia ha fatto sapere agli attivisti del suo paese che «non è in grado di fornire supporto consolare in mare». Tra loro c’è l’attivista Greta Thunberg. Il ministero ha sottolineato in una nota che «Israele ha pubblicamente comunicato la sua intenzione di mantenere il blocco al largo della costa di Gaza, il che significa che impedirà alla flottiglia di raggiungere la sua destinazione. Per 10 anni, il ministero degli Affari Esteri ha sconsigliato qualsiasi viaggio a Gaza ed esorta gli svedesi a seguire tale consiglio. Ciò significa: non recatevi lì in nessuna circostanza», afferma la nota. «L’avviso di viaggio è un forte segnale che la situazione della sicurezza è grave e che le persone dovrebbero considerare di astenersi dal viaggiare», è la conclusione.
(da Open)

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IL PIANO IN 20 PUNTI DI TRUMP, IL TESTO COMPLETO

Settembre 30th, 2025 Riccardo Fucile

UNA STESURA CUI HANNO PARTECIPATO SOLO USA E ISRAELE, NESSUN RICONOSCIMENTO DELLO STATO PALESTINESE E FAVORI AGLI SPECULATORI IMMOBILIARI

Ecco la traduzione completa del piano proposto dal presidente Usa Donald Trump al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.
1. Gaza sarà una zona deradicalizzata e libera dal terrorismo che non rappresenterà una minaccia per i suoi vicini.
2. Gaza sarà riqualificata a beneficio della popolazione di Gaza, che ha sofferto più che abbastanza.
3. Se entrambe le parti accetteranno questa proposta, la guerra terminerà immediatamente. Le forze israeliane si ritireranno sulla linea concordata per preparare il rilascio degli ostaggi. Durante questo periodo, tutte le operazioni militari, inclusi i bombardamenti aerei e di artiglieria, saranno sospese e le linee di battaglia rimarranno congelate fino a quando non saranno soddisfatte le condizioni per il ritiro completo e graduale.
4. Entro 72 ore dall’accettazione pubblica di questo accordo da parte di Israele, tutti gli ostaggi, vivi e deceduti, saranno restituiti.
5. Una volta rilasciati tutti gli ostaggi, Israele rilascerà 250 ergastolani più 1700 cittadini di Gaza detenuti dopo il 7 ottobre 2023, comprese tutte le donne e i bambini detenuti in tale contesto. Per ogni ostaggio israeliano i cui resti saranno rilasciati, Israele rilascerà i resti di 15 cittadini di Gaza deceduti.
6. Una volta restituiti tutti gli ostaggi, i membri di Hamas che si impegnano a una coesistenza pacifica e a smantellare le proprie armi otterranno l’amnistia. Ai membri di Hamas che desiderano lasciare Gaza verrà garantito un passaggio sicuro verso i paesi di destinazione.
7. All’accettazione del presente accordo, tutti gli aiuti saranno immediatamente inviati nella Striscia di Gaza. Come minimo, le quantità di aiuti saranno coerenti con quanto previsto dall’accordo del 19 gennaio 2025 in materia di aiuti umanitari, tra cui la riabilitazione delle infrastrutture (acqua, elettricità, fognature), la ristrutturazione di ospedali e panetterie, e l’invio delle attrezzature necessarie per la rimozione delle macerie e la riapertura delle strade.
8. L’ingresso di distribuzione e aiuti nella Striscia di Gaza avverrà senza interferenze da parte delle due parti attraverso le Nazioni Unite e le sue agenzie, e la Mezzaluna Rossa, oltre ad altre istituzioni internazionali non associate in alcun modo a nessuna delle due parti. L’apertura del valico di Rafah in entrambe le direzioni sarà soggetta allo stesso meccanismo implementato nell’accordo del 19 gennaio 2025.
9. Gaza sarà governata da un comitato palestinese tecnocratico e apolitico, responsabile della gestione quotidiana dei servizi pubblici e delle amministrazioni comunali per la popolazione di Gaza. Questo comitato sarà composto da palestinesi qualificati ed esperti internazionali, con la supervisione di un nuovo organismo internazionale di transizione, il “Board of Peace”, che sarà presieduto dal Presidente Donald J. Trump, con altri membri e capi di Stato da decidere, tra cui l’ex Primo Ministro Tony Blair. Questo organismo definirà il quadro e gestirà i finanziamenti per la riqualificazione di Gaza fino a quando l’Autorità Nazionale Palestinese non avrà completato il suo programma di riforme, come delineato in varie proposte, tra cui il piano di pace del Presidente Trump del 2020 e la proposta franco-saudita, e potrà riprendere il controllo di Gaza in modo sicuro ed efficace. Questo organismo farà appello ai migliori standard internazionali per creare una governance moderna ed efficiente al servizio della popolazione di Gaza e che favorisca l’attrazione di investimenti.
10. Un piano di sviluppo economico di Trump per ricostruire e rivitalizzare Gaza sarà elaborato riunendo un gruppo di esperti che hanno contribuito alla nascita di alcune delle fiorenti e moderne città del Medio Oriente. Molte proposte di investimento ponderate e idee di sviluppo entusiasmanti sono state elaborateda gruppi internazionali ben intenzionati e saranno prese in considerazione per sintetizzare i quadri di sicurezza e governance per attrarre e facilitare questi investimenti che creeranno posti di lavoro, opportunità e speranza per la futura Gaza.
11. Verrà istituita una zona economica speciale con tariffe di accesso agevolate da negoziare con i paesi partecipanti.
12. Nessuno sarà costretto a lasciare Gaza e coloro che lo desiderano saranno liberi di farlo e di tornare. Incoraggeremo le persone a rimanere e offriremo loro l’opportunità di costruire una Gaza migliore.
13. Hamas e le altre fazioni concorderanno di non avere alcun ruolo nella governance di Gaza, direttamente, indirettamente o in qualsiasi forma. Tutte le infrastrutture militari, terroristiche e offensive, inclusi tunnel e impianti di produzione di armi, saranno distrutte e non ricostruite. Ci sarà un processo di smilitarizzazione di Gaza sotto la supervisione di osservatori indipendenti, che includerà la messa fuori uso permanente delle armi attraverso un processo concordato di dismissione, supportato da un programma di riacquisto e reintegrazione finanziato a livello internazionale, il tutto verificato dagli osservatori indipendenti. La Nuova Gaza sarà pienamente impegnata a costruire un’economia prospera e a una pacifica coesistenza con i propri vicini.
14. I partner regionali forniranno una garanzia per assicurare che
Hamas e le fazioni rispettino i propri obblighi e che la Nuova Gaza non rappresenti una minaccia per i propri vicini o per la sua popolazione.
15. Gli Stati Uniti collaboreranno con i partner arabi e internazionali per sviluppare una Forza Internazionale di Stabilizzazione (ISF) temporanea da dispiegare immediatamente a Gaza. L’ISF addestrerà e fornirà supporto alle forze di polizia palestinesi selezionate a Gaza e si consulterà con Giordania ed Egitto, che vantano una vasta esperienza in questo campo. Questa forza costituirà la soluzione di sicurezza interna a lungo termine. L’ISF collaborerà con Israele ed Egitto per contribuire a proteggere le aree di confine, insieme alle forze di polizia palestinesi di recente addestramento. È fondamentale impedire l’ingresso di munizioni a Gaza e facilitare il flusso rapido e sicuro di merci per ricostruire e rivitalizzare Gaza. Un meccanismo di deconflittualità sarà concordato dalle parti.
16. Israele non occuperà né annetterà Gaza. Man mano che le Forze di Difesa Israeliane (IDF) ristabiliscono il controllo e la stabilità, le Forze di Difesa Israeliane (IDF) si ritireranno in base a standard, tappe e tempistiche legate alla smilitarizzazione che saranno concordate tra le IDF, le IDF, i garanti e gli Stati Uniti, con l’obiettivo di una Gaza sicura che non rappresenti più una minaccia per Israele, l’Egitto o i suoi cittadini. In pratica, le IDF cederanno progressivamente il territorio di Gaza che occupano alle IDF in base a un accordo che stipuleranno con l’autorità di transizione fino al loro ritiro completo da Gaza, fatta eccezione per una presenza di un perimetro di sicurezza che rimarrà finché Gaza non sarà adeguatamente protetta da qualsiasi minaccia terroristica.
17. Nel caso in cui Hamas ritardi o respinga questa proposta, quanto sopra, inclusa l’intensificazione dell’operazione di aiuti, proseguirà nelle aree libere dal terrorismo consegnate dall’IDF.
18. Sarà avviato un processo di dialogo interreligioso basato sui valori della tolleranza e della coesistenza pacifica per cercare di cambiare la mentalità e le narrazioni di palestinesi e israeliani, sottolineando i benefici che possono derivare dalla pace.
19. Con l’avanzare dello sviluppo di Gaza e la fedele attuazione del programma di riforma dell’Autorità Nazionale Palestinese, potrebbero finalmente crearsi le condizioni per un percorso credibile verso l’autodeterminazione e lo Stato palestinese, che riconosciamo come l’aspirazione del popolo palestinese.
20. Gli Stati Uniti avvieranno un dialogo tra Israele e i palestinesi per concordare un orizzonte politico per una coesistenza pacifica e prospera.

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ECCOLO IL NUOVO CORSO DI DESTRA: RICCHE MANCE AGLI AMICI. SEI MILIONI DI EURO DI CONTRIBUTI STATALI A TRE ASSOCIAZIONI RICONDUCIBILI O MOLTO VICINE A GIUSEPPE GALATI, VICEPRESIDENTE NAZIONALE E COORDINATORE REGIONALE IN CALABRIA DI NOI MODERATI, IL PARTITO DI MAURIZIO LUPI

Settembre 30th, 2025 Riccardo Fucile

“DOMANI”: “GALATI È SCHIERATO A SUPPORTO DI OCCHIUTO PER LE REGIONALI DEL 5-6 OTTOBRE, CON LO SCOPO DI CONFERMARE IL PROPRIO PESO ELETTORALE IN CALABRIA”

Una serie di emendamenti, firmati e approvati dal centrodestra, ha portato un totale di 6 milioni di euro di contributi statali a diverse associazioni, riconducibili o comunque molto vicine a Giuseppe Galati, vicepresidente nazionale e coordinatore regionale in Calabria di Noi Moderati (Nm), il partito presieduto da Maurizio Lupi.
Una sostanziosa dote da spalmare nel prossimo triennio. Principali beneficiarie sono due associazioni, Europa Mediterraneo e I Sud del Mondo: il direttore del comitato scientifico di questo secondo ente è proprio Galati. Si aggiunge poi una terza realtà, che gravita sempre nell’ambito del centrodestra calabrese, di nome Tracciamenti.
Il ministero dell’Università (Mur) guidato da Anna Maria Bernini, dove sono stati allocati questi capitoli di spesa da parte del ministero dell’Economia, ha provveduto nei mesi scorsi ai relativi versamenti.
Il Mur è diventato l’ente pagatore, senza tanti spazi di manovra, perché gli emendamenti sono stati approvati in parlamento. Fatto sta che i decreti sono stati firmati dal dicastero, rendendo esecutivo il saldo delle cifre pattuite.
Dietro c’è un intreccio di fondi pubblici e beneficiari vicini alla maggioranza, in particolare a Noi Moderati, partito in cui Galati è uno dei big. Oggi, da leader calabrese, è schierato a supporto di Roberto Occhiuto per le regionali del 5-6 ottobre, con lo scopo di confermare il proprio peso elettorale in Calabria
La terra natia ha rappresentato da sempre un granaio di voti. E gli ha garantito posizioni di prestigio: è stato sottosegretario nei governi Berlusconi, prima alle Attività produttive e poi all’Istruzione.
Galati è stato anche parlamentare per cinque legislature, con un cursus honorum da post democristiano, prima nell’Udc, poi dentro Forza Italia e con Ala, il movimento di Denis Verdini, nato dopo la scissione con i berlusconiani. Fino all’approdo alla corte dei centristi di Lupi.
Ad aprile di quest’anno ha vinto una battaglia personale lunga 10 anni: gli è stato riconosciuto il risarcimento per ingiusta detenzione, dopo la custodia cautelare che gli fu imposta nel 2018 nell’ambito di un’inchiesta. Passata la tempesta, ora, secondo rumor di palazzo, punta a tornare in parlamento al prossimo giro.
Nella manovra varata a dicembre dello scorso anno è stato approvato dalla maggioranza, tra i vari emendamenti parlamentari, il finanziamento a I Sud del Mondo. E chi ha proposto lo stanziamento? Calogero Pisano, deputato di Noi Moderati, proprio il partito di cui Galati è vicepresidente. Tutto è passato sottotraccia nella selva di mancette.
Il risultato è che l’associazione ha ottenuto 800mila euro nel 2025, 1,2 milioni di euro nel 2026 e un milione di euro nel 2027: un totale di 3 milioni di euro che alimenta l’attività della sua realtà associativa. Grazie alla manina amica di Pisa no.
L’associazione è presieduta da una vecchia co noscenza dell’ex deputato, Pompeo Torchia, mentre Galati che è ufficialmente “solo” direttore del comitato scientifico.
Ma qual è la mission? «Ci occupiamo di sviluppo e cooperazione, i nostri progetti sono tutti disponibili online. Abbiamo organizzato vari convegni, a ottobre avremo un altro evento al Senato», dice Torchia, contattato da Domani. E, tiene a precisare, «non ci finanziamo solo con i contributi pubblici, ma anche con elargizioni liberali».
L’associazione è difatti il braccio operativo per iniziative culturali e politiche del numero due del partito di Lupi. La sede di presidenza è non lontano dallo stadio Olimpico, a Roma, proprio negli stessi uffici dello studio legale della famiglia di Galati.
Così I Sud del Mondo pianifica i vari appuntamenti. La scorsa settimana ha organizzato un incontro alla Camera, nella sala del Refettorio, con il titolo “Nodi intermodali, logistica e mobilità”. A fare da cerimonieri, ovviamente c’erano Galati e Torchia, insieme a vari esperti del settore con una presenza politica d’eccezione, il sindaco di Fiumicino, Mario Baccini, con cui l’ex sottosegretario vanta un antico feeling politico.
Insomma, I Sud del Mondo è l’associazione che si muove di pari passo con Galati.
Diverso è il discorso per Europa Mediterraneo, altra realtà beneficiaria di fondi pubblici, che secondo quanto riporta il sito ufficiale, ha tra i vari obiettivi la cooperazione internazionale, la formazione e la ricerca. La somma di risorse pubbliche che entrerà nelle casse ammonta a 1,5 milioni di euro per tre anni.
Europa Mediterraneo ha già ricevuto il pagamento di 250mila euro dal ministero dell’Università, solo la prima tranche del totale spettante nel triennio 2024-2026. E cosa c’entra il leader
calabrese di Noi Moderati? Il presidente è Armando De Bonis, anche lui avvocato di professione, che vanta un lungo sodalizio con Galati.
È stato il suo più stretto e fidato collaboratore fin da quando è stato – dal 2001 al 2006 – sottosegretario alle Attività produttive. De Bonis è stato sempre considerato un fedelissimo di Galati. Poi le traiettorie hanno preso un’altra direzione. Ma senza mai allontanarsi.
Non a caso la sede di Europa Mediterraneo è in via Barletta, a Roma, esattamente dove è segnalata anche un’altra sede (quella operativa) de I Sud del Mondo. Per l’assegnazione delle risorse pubbliche a Europa Mediterraneo, la battaglia è stata condotta al Senato, nella legge di Bilancio licenziata a dicembre 2023, da Alejandro Borghese, senatore eletto all’Estero, e oggi esponente del Maie, il movimento degli italiani all’estero. Cosa c’entra con Galati?
Il Maie è alleato con Noi Moderati. Alla Camera i due partiti sono nello stesso gruppo parlamentare. Borghese vanta un buon rapporto personale con il vicepresidente di Nm. Nel mese di marzo, Borghese ha promosso un incontro, a Buenos Aires. E chi c’era nel parterre degli invitati? Sia De Bonis che Galati.
Nel dicembre 2023, il senatore del Maie ha proposto a palazzo Madama un ordine del giorno (approvato dalla maggioranza) per concedere i finanziamenti all’associazione Europa Mediterraneo per «gli aiuti umanitari e la pace internazionale, attraverso programmi scientifici e culturali».
A chiudere il tridente c’è un’altra associazione, Tracciamenti, che si divide tra le sedi di Roma e Bologna. Come per I Sud del
Mondo, lo stanziamento è stato bollinato nell’ultima manovra: mezzo milione di euro all’anno per un triennio.
Questa volta la firma sull’emendamento è del deputato di Forza Italia, Francesco Cannizzaro, calabrese come Galati e come l’origine del presidente di Tracciamenti, Giuseppe Maria Tarsitano, di professione architetto, che da sempre gravita nell’alveo del centrodestra.
Nel 2009 è stato candidato con Occhiuto alle provinciali di Cosenza, mentre alle politiche del 2018 ha corso nelle liste di Ala, il movimento di Verdini, mancando l’elezione alla Camera
Alle Europee del 2024 ha sostenuto il candidato di Noi Moderati, Riccardo Rosa.
Insomma, la sessione di bilancio sta per arrivare, gravida di incognite, con il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, che deve far quadrare i conti tra le pressanti richieste dei partiti e la necessità di non fare debito. Ma come ogni manovra sono attese mance ad associazioni amiche da inserire al momento opportuno. Noi Moderati-Galati docet.
(da agenzie)

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GLI OTTO PUNTI DI DISTACCO CON CUI HA VINTO ACQUAROLI SONO GLI STESSI CHE IL CENTRODESTRA AVEVA UN ANNO FA ALLE EUROPEE: RICCI ERA UN PERICOLO ED E’ STATO AZZOPPATO DA DUE ELEMENTI MESSI SCIENTIFICAMENTE IN CAMPO

Settembre 29th, 2025 Riccardo Fucile

IL VOTO AI PARTITI DIMOSTRA CHE FDI E LEGA HANNO PERSO CONSENSI, IL PD NO… CALA AVS E SOLITO DISASTRO M5S … RICCI HA PERSO A PESARO E VINTO AD ANCONA: E RITORNIAMO ALLA NOSTRA TESI…

Qualche breve considerazione sulla vittoria del centrodestra nelle Marche e sulla sconfitta annunciata di Ricci. Partendo da un dato di fatto: prima della operazione giudiziaria montata contro di lui, Ricci era poco avanti o poco indietro nei sondaggi rispetto ad Acquaroli. Il governo non poteva permettersi di perdere le Marche (primo step di altre Regioni al voto) ed è scattato il soccorso grigio (chiamarlo nero sarebbe già un complimento).
Ed ecco che Ricci viene indagato sul nulla (infatti ora che lo scopo è stato raggiunto la sua posizione sarà archiviata) e contestualmente il governo promette 70 milioni per le Marche annunciando opere mirabolanti o inevase da anni.
Piovono soldi accompagnati dalla grancassa, vengono spesi vagonate di quattrini per pubblicizzare il tutto, poco di mancava che Meloni gettasse banconote dal palco dei comizi  tenuti in Regione.

Operazione a tenaglia; sputtanare Ricci e circuire i pirla, macchina del fango e promettere la Luna, strategia in cui i sovranisti sono maestri, magari anche con le lacrime versate per la perdita di un razzista diventato milionario facendo il razzista (rende, rende…).
E’ finita come sapevamo da diverse settimane, ma andiamo avanti, diamo un’occhiata ai voti ai partiti.
Lasciate perdere il raffronto con le Regionali di 5 anni, ormai in politica 5 anni sono 20 anni luce. Guardiamo al voto europeo nelle Marche un anno fa.
Fdi passa dal 32,9% al 28,1% (non esiste una lista civica sovranista di appoggio ad Acquaroli per giustificare il calo)
La Lega cala ancora dall’ 8,2% al 7,1%.
Fora Italia sale dal 7% all’8,2%
Si aggiungono briciole percentuali da 4 liste civiche di centro moderato.
Il Pd aveva un anno fa il 25,5% ora ha raccolto il 22,8% a cui va aggiunto la lista di sinistra per Ricci presidente con il 7,1%, totale 29,9%.
Avs scende dal 5,7% al 4,2%. Il M5S dal 9,7% al 5,2%.
Anche qui percentuali ridotte per varie liste civiche di centrosinistra.
Piccola nota: Ricci, che persino gli avversari ammettono che ha governato bene Pesaro, indovinate dove ha perso di 6 punti? Nella provincia di Pesaro a causa delle astensioni (effetto della inchiesta giudiziaria, è evidente).
Mentre ha vinto di tre punti in provincia di Ancona, tanto per rendere l’idea (scontate le vittoria di Acquaroli ad Ascoli e Macerata).
Poi ognuno faccia le proprie riflessioni, ma abituati ad analizzare i dati come siamo, pensiamo di aver fornito elementi utili.

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ACQUAROLI RINGRAZIA LE PROMESSE DI GIORGIA MELONI, HA FUNZIONATO SOPRATTUTTO LA MARTELLANTE CAMPAGNA GOVERNATIVA: DALL’INSERIMENTO DELLA REGIONE NELLA ZONA ECONOMICA SPECIALE (PER ORA SOLO UN DISEGNO DI LEGGE), AI 60 MILIONI DECISI DA PALAZZO CHIGI DIECI GIORNI PRIMA DEL VOTO

Settembre 29th, 2025 Riccardo Fucile

L’UNICO A NON RIDERE NEL CENTRODESTRA È MATTEO SALVINI

Una sconfitta netta nel Pd e nel team di Matteo Ricci nessuno se l’aspettava. Con le proiezioni che lo danno dai sette agli otto punti sotto il presidente uscente Francesco Acquaroli, il dato è senza appello. Il calo dell’affluenza di quasi dieci punti, rispetto a cinque anni fa, ha colpito in maniera orizzontale, senza avvantaggiare quello che si riteneva il candidato con l’elettorato più fidelizzato e politicizzato.
Niente da fare, nemmeno il finale di campagna elettorale tutto virato sul sostegno a Gaza è servito a Ricci a risalire la china e anche il deludente dato di Alleanza Verdi e Sinistra, sotto il 5%, dimostra che la Palestina per i marchigiani resta lontana.
Ha funzionato il presentarsi di Acquaroli come l’uomo tranquillo, quello della aurea mediocrità, L’amico di gioventù di Giorgia Meloni ma anche l’uomo “dei fatti e dell’umiltà”, come lo descrive una raggiante Lucia Albano, la prima a presentarsi al comitato elettorale ad Ancona, contro un campione nazionale come Ricci.
Non è servito l’impegno molto forte di Elly Schlein, che nelle Marche è venuta sette volte a sostegno del suo candidato. E non c’è dubbio che la sconfitta sia anche sua oltre che del Pd locale, che anzi tiene con un dignitoso 22,8% a cui va sommato un lusinghiero 7,1% della lista civica di Ricci. E non ha funzionato la presenza di Giuseppe Conte, con il misero 5,2% del Movimento Cinque Stelle.
Ha funzionato soprattutto la martellante campagna governativa di promesse a favore delle Marche, dall’inserimento della regione nella Zona Economica Speciale (per ora solo un disegno di legge, ma almeno è qualcosa), ai 60 milioni last minute decisi da palazzo Chigi dieci giorni prima del voto.
L’unico a non ridere in questa serata anconetana è forse Matteo Salvini. Il crollo rispetto a cinque anni fa è verticale, dal 22 al 7,1 per cento, Forza Italia sorpassa il Carroccio 8,2% a 7,1% evidentemente la presenza fissa di Salvini nell’ultima settimana non ha portato il boost sperato al risultato della lista leghista.
(da Repubblica)

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I CACCIA SOPRA L’ESTONIA, I SOLDATI MIGLIORI CHE VENGONO RISPARMIATI DALL’UCRAINA, I CARRI ARMATI “SPARITI”: SOLO I CIECHI NON VEDONO CHE SIAMO GIÀ IN GUERRA CON LA RUSSIA. E LO CONFERMA ANCHE L’EX CAPO DEI SERVIZI SEGRETI BRITANNICI

Settembre 29th, 2025 Riccardo Fucile

PUTIN SI PREPARA ALLA PROSSIMA GUERRA: DA GENNAIO HA RECLUTATO TRECENTOMILA SOLDATI, CHE NON SONO STATI DISPIEGATI AL FRONTE NEL DONBASS, MA VENGONO ADDESTRATI NELLE ZONE DI CONFINE CON FINLANDIA E POLONIA

Chi dice che il Regno Unito e l’occidente siano già in guerra con la Russia “potrebbe avere ragione”. Parola della 77enne baronessa Eliza Manningham-Buller, spia britannica di carriera e capo dei servizi segreti interni di Sua Maestà dell’MI5 fra il 2002 e il 2007.
In un intervento scritto per una pubblicazione della Camera dei Lord, di cui fa parte con diritto al titolo di baronessa, Eliza Manningham-Buller riprende sull’argomento le posizioni di Fiona Hill, cremlinologa britannica naturalizzata americana in fama di falco ed ex membro del Consiglio di sicurezza nazionale Usa per due anni ai tempi della prima presidenza di Donald Trump (del quale oggi è una durissima critica): “Fin dall’invasione dell’Ucraina, e basandomi su varie cose che ho letto riguardo al sabotaggio russo qui da noi, Fiona Hill –
conclude – potrebbe avere ragione nel dire che siamo già in guerra con la Russia”.
Nello stesso scritto, Manningham-Buller ricorda poi di avere incontrato Vladimir Putin a margine del G8 del 2005. Allora, sotto la premiership di Tony Blair, “speravano che la storia passata della Russia non avrebbe prevalso e che, finita l’Urss, saremmo potuti diventare partner”, afferma.
“Ma ci siamo sbagliati perché Mosca è estremamente ostile all’Occidente, lo possiamo vedere in tutta una serie di forme” prosegue, ammettendo in prima persona di non aver “previsto” che solo un anno dopo, nel 2006, Putin “avrebbe dato l’ordine di far uccidere nelle strade di Londra” l’ex spia russa dissidente Aleksandr Litvinenko.
Quasi trecentomila nuovi soldati in meno di nove mesi. C’è uno studio che negli ultimi giorni circola insistentemente tra le scrivanie della Nato a Bruxelles e nelle Istituzioni dell’Unione europea.
Si tratta di un rapporto elaborato dall’Institute for the Study of War che ha sede a Washington. Presenta una serie di dati numerici sull’impegno militare della Russia. E l’elemento che ha colpito diversi esponenti dell’Alleanza Atlantica e dell’Ue consiste nell’azione di reclutamento messa in opera da Mosca.
Dal primo gennaio al 15 settembre 2025, ossia fino a due settimane fa, il ministero della Difesa russo ha firmato contratti di “assunzione” di nuove reclute per circa 292 mila unità. Con un ritmo di 7900 a settimana. Il che vuol dire che ad oggi potrebbero aver superato i trecento mila reclutamenti. Dati che non hanno precedenti nel recente passato.
L’aspetto più inquietante è che questa immensa quantità di nuovi soldati (tanto per usare un termine di paragone, tutti i militari italiani sono poco più di 160 mila) non è stata dispiegata in Ucraina. Ma va a ingrossare le file complessive dell’esercito
Sostanzialmente si tratta una gigantesca costruzione di «riserva strategica». E dietro la definizione «riserva strategica» si può stagliare qualsiasi tipo di futuro.
Nessuno si azzarda a interpretare apertamente le scelte del Cremlino come l’avvio di un conflitto ad ampio raggio. Ma di certo come una garanzia da utilizzare in qualsiasi momento e per qualsiasi occasione.
Dalla scorsa primavera i russi hanno ridotto al minimo l’impiego in battaglia dei mezzi corazzati e usano quasi esclusivamente i modelli più vecchi. Dove sono finiti i T90M, i tank migliori che vengono prodotti in oltre venti esemplari al mese?
Si calcola che il Cremlino ne abbia accumulati almeno cinquecento e non compaiono quasi mai nei combattimenti. Lo stesso sembra accadere con i cingolati che danno il supporto di fuoco alla fanteria, come i BMPT o gli ultimi BMP-3 sfornati dalle fabbriche: non si vedono né nel Donbass né a Zaporizhzhia.
Ci sono indiscrezioni di intelligence che li vogliono schierati nelle nuove basi sulla frontiera finlandese e in quelle siberiane, dove i reparti ricevono un addestramento molto accurato: quattro-sei mesi di formazione, contro i 30 giorni dei fanti anzianotti mandati nel tritacarne del Donetsk.
L’ipotesi prevalente è che Mosca stia costituendo nuove unità, con uomini ed equipaggiamenti che fanno tesoro dell’esperienza del conflitto ucraino – ad esempio nella guerra di droni – ma
restano in riserva per scenari ancora non definiti.
«L’Ucraina di oggi non è il terreno ideale per mettere in campo grandi forze corazzate – commenta un ufficiale dell’Alleanza che chiede l’anonimato – ma sono le uniche con cui si possono tentare operazioni come un attacco al corridoio di Suwalki».
E’ l’incubo della Nato: la striscia di boschi tra la Polonia dai Paesi Baltici, un tragitto compreso tra 65 e 100 chilometri che può riportare Mosca alla vecchia frontiera sovietica
L’interrogativo è stato sollevato anche nel dossier presentato a luglio dall’Us Army Europe sull’aggiornamento delle tattiche russe: il comando del generale Gerasimov dall’inizio dell’anno non fa più intervenire al fronte i “complessi militari maggiori” – corpi d’armata o divisioni, ma neppure brigate – e usa invece gruppi composti di battaglioni eterogenei.
Domande sono state poste pure sul numero crescente di soldati di leva [che firmano per il passaggio nelle forze professionali. C’è chi ipotizza che vengano obbligati a farlo, in modo da sopperire al calo dei volontari spinti ad arruolarsi dalle ricche paghe. Ma c’è anche chi ritiene che siano scelte spontanee di giovani convinti ad entrare nei corpi scelti, come i dronisti delle squadre Rubikon, i parà o i marines. Diciottenni a cui è stato promesso di non finire nel tritacarne ucraino, ma di prepararsi a contribuire al futuro della patria russa.
Anche la Commissione Ue ha predisposto un documento in cui elenca tutte le nuove intrusioni russe, sia dal punto di vista tradizionale (i Mig che sorvolano l’Estonia) sia da quello nuovo senza il coinvolgimento di soldati: i droni, la guerra ibrida, l’interferenza nelle comunicazioni, i possibili attentati alle
infrastrutture. E nel quale si evidenzia che è in corso un incremento consistente di queste operazioni.
(da agenzie)

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PORTATE I SALI A VIALE MAZZINI, I DATI DI ASCOLTO DELLA RAI TRACOLLANO : RISPETTO AL SETTEMBRE DELL’ANNO SCORSO, RAI1 PERDE IL PRIMATO CON CANALE5 CHE LA SOPRAVANZA DI 153MILA SPETTATORI IN PRIMA SERATA E DI 69MILA NELL’INTERA GIORNATA

Settembre 29th, 2025 Riccardo Fucile

VA PEGGIO SE SI SOMMANO LE RETI: IN PRIMA SERATA LE TRE GENERALISTE MEDIASET SUPERANO DI OLTRE 250MILA SPETTATORI LE TRE RAI – AL SERVIZIO PUBBLICO È ALLARME ROSSO

Inizio stagione da dimenticare per la Rai. Trainato da un’estate non esattamente brillante — inzeppata di repliche e vecchi format come Techetecheté che ha affossato l’access prime time, la fascia d’ascolto più pregiata ai fini pubblicitari — l’avvio dei palinsesti autunnali ha trasformato in un settembre nero il mese destinato a dare slancio all’intero anno televisivo.
La fotografia scattata dallo Studio Frasi su dati Auditel conferma infatti il sorpasso di Mediaset sulla tv di Stato nel confronto fra gruppi editoriali, inclusi cioè i canali tematici.
E sebbene le tre reti generaliste Rai risultino ancora davanti ai principali concorrenti, lo scarto si è ridotto all’osso, scendendo a meno di 40mila spettatori: 27,99% di share contro 27,52 sul giorno medio.
Al punto da regalare al Biscione, come mai avvenuto prima, la vittoria in prima serata, quella che rende più di tutte in termini di incassi da spot e sponsor. Ergo: se il buongiorno si vede dal mattino, in viale Mazzini — che, non per caso, ha già dedicato ben due cda al calo degli ascolti — c’è poco da stare allegri.
Spiega Francesco Siliato, partner dello Studio Frasi: «Nel settembre di quest’anno Rai 1 perde il primato che deteneva con buon vantaggio nel settembre dello scorso anno. A superarla nelle preferenze dei pubblici televisivi è Canale 5, che la sopravanza di 153mila spettatori in prima serata e di 69mila nell’intera giornata».
Il report parla chiaro: nel mese Auditel di settembre (dal 31/08 al 27/09) la rete ammiraglia del servizio pubblico si lascia sfuggire nel prime time oltre trecentomila spettatori (-8% sugli ascolti del settembre 2024).
Nell’arco dell’intera giornata di 24 ore, Rai 1 limita le perdite al -3%, ma Rai 3 — ormai completamente snaturata rispetto all’identità originaria plasmata da Angelo Guglielmi — crolla, registrando il -9% in prima serata nel confronto tra i due settembre Auditel.
Nel quadro di una fuga generalizzata dalla tv, tuttavia, il calo degli ascolti di Rai 3 ma anche di Rai 2 nell’arco delle 24 ore è speculare a quello di Italia 1: circostanza che consente al servizio pubblico di far prevalere le proprie reti generaliste su quelle Mediaset.
Va diversamente nella fascia oraria più ricca di pubblico e investimenti pubblicitari: in prima serata le tre generaliste Mediaset superano di oltre 250mila spettatori le tre Rai.
«A settembre 2025 su settembre 2024 Canale 5 è l’unica rete generalista ad incrementare il proprio pubblico, tutte le altre perdono». Un successo dovuto in gran parte ad un vecchio game show rivisto ed aggiornato, La ruota della fortuna, condotto da un navigato Gerry Scotti.
«Mediaset ha inserito il programma in palinsesto in piena estate (14 luglio) con l’idea di testarlo per una eventuale sostituzione di una stanca Striscia la notizia: mossa indovinata», spiega il data analyst.
Partito Affari tuoi, la vittoria di fascia è rimasta a Canale 5: finora la Ruota della fortuna ha vinto tutte le sfide dirette. E dire che Rai 1, a inizio della scorsa stagione godeva di un vantaggio di oltre un milione di spettatori (1.1005.025), mentre in queste prime due settimane (14-27 settembre) è sotto di 412mila in prima serata
Un’autentica debacle per Stefano De Martino, dipinto ai piani alti della Rai come il successore di Pippo Baudo e Mike Bongiorno, degno erede di Fiorello.
Da qui la necessità di correre ai ripari: intanto chiudendo programmi che al debutto hanno fatto flop, a cominciare dall’edizione serale di BellaMa, condotto alla domenica da Pierluigi Diaco
E provando a spacchettare le trasmissioni in due parti per gonfiare gli ascolti: è il caso de La Volta buona di Caterina Balivo subito dopo il Tg1 delle 13,30, che continua a restare parecchio sotto le soap turche trasmesse da Canale 5. E lo stesso dicasi per Agorà, al mattino di Rai 3, battuto per quasi tutta l’estate — e spesso anche in questo primo scorcio di stagione — da Omnibus su La7.
(da agenzie)

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“L’UCRAINA STA VINCENDO LA GUERRA” – LA PROVOCAZIONE DELLO STORICO YUVAL NOAH HARARI SUL “FINANCIAL TIMES”: “LA RUSSIA CONTROLLA MENO TERRITORIO UCRAINO DI QUANTO NON FACESSE NELL’AGOSTO 2022. È COME SE, A PIÙ DI TRE ANNI DALL’INVASIONE DELL’IRAQ NEL 2003, GLI STATI UNITI FOSSERO RIUSCITI A CONQUISTARE SOLO IL 20 PER CENTO DEL PAESE SUBENDO NEL FRATTEMPO UN MILIONE DI VITTIME. QUALCUNO CONSIDEREREBBE QUESTA UNA VITTORIA?”

Settembre 29th, 2025 Riccardo Fucile

“LA GUERRA NON È VINTA DALLA PARTE CHE CONQUISTA PIÙ TERRE O UCCIDE PIÙ PERSONE, MA DA CHI REALIZZA I PROPRI OBIETTIVI. E PUTIN NON È RIUSCITO A RAGGIUNGERE IL SUO”

Contrariamente alla narrativa diffusa dalla propaganda russa, finora l’Ucraina sta vincendo la guerra. Perfino il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che nel febbraio 2025 aveva ammonito il presidente ucraino Volodymyr Zelensky che doveva cedere alle richieste russe perché “non hai le carte in mano”, questa settimana ha dichiarato che “l’Ucraina, con il sostegno dell’Unione Europea, è in condizione di combattere e VINCERE”.
Quando il conflitto è iniziato nel 2014, l’Ucraina sembrava completamente indifesa di fronte all’aggressione russa, e i russi conquistarono facilmente la Crimea e altre parti dell’Ucrain orientale. La guerra è entrata in una fase più intensa il 24 febbraio 2022, quando la Russia ha lanciato un assalto totale, con l’obiettivo di sottomettere l’intera Ucraina e porre fine alla sua esistenza come nazione indipendente.
All’epoca, la leadership russa e molti osservatori in tutto il mondo si aspettavano che la Russia conquistasse Kyiv e sconfiggesse in modo decisivo l’esercito ucraino in pochi giorni. Perfino i sostenitori occidentali dell’Ucraina erano così incerti sulle sue possibilità di resistenza che offrirono di evacuare il presidente Zelensky e la sua squadra e aiutarli a stabilire un governo in esilio.
Ma Zelensky scelse di restare a Kyiv e combattere, dicendo secondo quanto riportato agli americani: “Ho bisogno di munizioni, non di un passaggio”. Le forze ucraine, nettamente inferiori per armamenti, sbalordirono il mondo respingendo l’assalto russo a Kyiv
L’esercito ucraino contrattaccò poi alla fine dell’estate del 2022, vinse due grandi battaglie nelle regioni di Kharkiv e Kherson, e liberò gran parte del territorio conquistato dai russi nella prima fase dell’invasione.
Da allora, a parte guadagni limitati da entrambe le parti, la linea del fronte non si è spostata molto. I russi cercano di creare l’impressione di un’avanzata inesorabile, ma il fatto è che, dalla primavera del 2022, non sono riusciti a conquistare alcun obiettivo di grande importanza strategica come le città di Kyiv, Kharkiv o Kherson.
Nel 2025, al costo di circa 200.000-300.000 soldati uccisi e feriti, l’esercito russo è riuscito finora a conquistare solo una
sottile striscia di zona di frontiera che, secondo le fonti più affidabili, ammonta a circa lo 0,6 per cento del territorio totale dell’Ucraina.
Al ritmo con cui stanno procedendo nel 2025, ci vorrebbero teoricamente circa 100 anni e decine di milioni di vittime per conquistare il resto dell’Ucraina. In realtà, nell’agosto 2025, la Russia controllava meno territorio ucraino di quanto non facesse nell’agosto 2022.
La verità è che l’Ucraina è riuscita a portare la Russia a uno stallo. Come ha scritto di recente il generale maggiore australiano in pensione Mick Ryan, è come se, a più di tre anni dall’invasione dell’Iraq nel 2003, gli Stati Uniti fossero riusciti a conquistare solo il 20 per cento del paese subendo nel frattempo un milione di vittime. Qualcuno considererebbe questa una vittoria americana?
In mare, il successo ucraino è stato altrettanto impressionante. Il 24 febbraio 2022, la Flotta russa del Mar Nero aveva completa superiorità navale, e sembrava che l’Ucraina non avesse alcun mezzo per contrastarla. Uno degli episodi più famosi di quel giorno si verificò sull’Isola dei Serpenti. La nave ammiraglia della flotta russa del Mar Nero, l’incrociatore Moskva, inviò un messaggio radio alla piccola guarnigione dicendo: “Sono una nave da guerra russa. Vi consiglio di deporre le armi e arrendervi per evitare spargimento di sangue e vittime inutili”. In risposta, la guarnigione inviò il messaggio: “Nave da guerra russa, vai a farti fottere”.
Anche se l’Isola dei Serpenti fu rapidamente conquistata dai russi, alla fine di giugno 2022 gli ucraini la riconquistarono. A quel punto, la Moskva e numerose altre imbarcazioni russe giacevano sul fondo del Mar Nero. Con un uso innovativo di missili e droni, gli ucraini riuscirono a neutralizzare la superiorità navale della Russia, a cambiare la stessa natura della guerra navale e a costringere ciò che restava della flotta russa del Mar Nero a cercare rifugio in porti sicuri lontani dal fronte.
Anche in aria, la Russia ha fallito. Mentre nella sua guerra di 12 giorni contro l’Iran nel giugno 2025 Israele conquistò il controllo dei cieli iraniani in circa 36 ore senza perdere un solo aereo con pilota, la Russia finora non è riuscita a ottenere il controllo dei cieli ucraini. L’aeronautica russa ha subito perdite devastanti — non ultime nello strike ucraino contro la flotta di bombardieri strategici russi a giugno.
La Russia ha reagito affidandosi a missili a lungo raggio e droni per terrorizzare le città ucraine. L’Ucraina si è astenuta dal rispondere nello stesso modo ed evita in gran parte di colpire obiettivi civili in Russia, ma i droni ucraini hanno dimostrato una notevole capacità di colpire aeroporti e infrastrutture, in particolare raffinerie di petrolio, a centinaia di chilometri all’interno della Russia.
Va anche notato che prima del 24 febbraio 2022 e per molto tempo dopo, i paesi della Nato si rifiutarono di fornire all’Ucraina molti tipi di armi pesanti più sofisticate e ne limitarono l’uso. Alcune di queste restrizioni sono ancora in vigore.
Di conseguenza, nel 2022 gli ucraini vinsero le battaglie di Kyiv, Kharkiv e Kherson con armamenti solo limitati. Se avessero ricevuto pieno sostegno dall’inizio, avrebbero potuto vincere la
guerra già alla fine del 2022 o nell’estate del 2023, prima che la Russia potesse ricostruire il suo esercito e la sua economia di guerra.
Nel 2025, l’anello debole delle difese ucraine risiede ancora nelle menti dei suoi amici occidentali. Poiché la Russia non è riuscita a ottenere la superiorità aerea e navale né a sfondare le difese ucraine via terra, la strategia russa cerca di aggirare la posizione ucraina attaccando la volontà di americani ed europei.
Diffondendo propaganda sull’inevitabilità della vittoria russa, i russi sperano che americani ed europei perdano coraggio, ritirino il loro sostegno all’Ucraina e la costringano ad arrendersi. Soccombere a questa propaganda sarebbe un disastro non solo per l’Ucraina, ma anche per i paesi della Nato che perderebbero gran parte della loro credibilità, oltre che la loro migliore difesa contro le crescenti minacce russe.
Mentre la Russia continua ad espandere il proprio esercito e la sua economia di guerra, l’Europa si affanna a riarmarsi, ma nel frattempo la più grande e più esperta forza combattente tra l’esercito russo e Varsavia, Berlino o Parigi è l’esercito ucraino. Gli eserciti polacco, tedesco e francese contano ciascuno circa 200.000 soldati, la maggior parte dei quali non ha mai visto il combattimento. L’esercito ucraino, al contrario, ha circa 1 milione di soldati, la maggior parte dei quali sono veterani esperti.
Dopo due settimane in cui si sono registrate incursioni di jet russi in Estonia e droni russi sopra Polonia e Romania (e forse anche Danimarca), gli europei dovrebbero riflettere sul fatto che se la Russia attaccasse l’Europa domani, e gli Stati Uniti
scegliessero di restarne fuori, il più grande asset militare europeo sarebbe l’esercito ucraino.
Anche l’esercito americano ha molto da imparare dall’esperienza ucraina sul campo di battaglia e dall’industria bellica d’avanguardia. In particolare nel campo della guerra con i droni, le innovazioni ucraine e la mole di dati raccolti la rendono un leader mondiale. È probabilmente anche per questo che il presidente Trump è diventato recentemente più favorevole all’Ucraina. Gli piace sostenere i vincitori.
È impossibile dire come si svilupperà la guerra, poiché dipende dalle decisioni future. Ma sotto un aspetto cruciale, la vittoria ucraina è già decisiva e irreversibile. La guerra è la continuazione della politica con altri mezzi. La guerra non è vinta dalla parte che conquista più terre, distrugge più città o uccide più persone. La guerra è vinta dalla parte che realizza i propri obiettivi politici. E in Ucraina è già chiaro che Putin non è riuscito a raggiungere il suo obiettivo principale — la distruzione della nazione ucraina.
In molti dei suoi discorsi e saggi, Putin ha sostenuto che l’Ucraina non è mai stata una vera nazione. Questo, ad esempio, era il messaggio principale del suo lungo saggio intitolato Sull’unità storica di russi e ucraini, pubblicato nel luglio 2021. Secondo Putin, l’Ucraina era un’entità fittizia, incoraggiata dalle potenze straniere come stratagemma per indebolire la Russia. Putin ha lanciato la guerra per dimostrare al mondo che la nazione ucraina non esiste, che gli ucraini sono in realtà russi e che, data la possibilità, gli ucraini sarebbero stati felici di essere assorbiti dalla Madre Russia
Nessuno sa quante altre persone moriranno a causa delle illusioni e delle ambizioni di Putin, ma una cosa è stata resa abbondantemente chiara a tutto il mondo: l’Ucraina è una nazione molto reale, e milioni di ucraini sono disposti a combattere con le unghie e con i denti per rimanere indipendenti dalla Russia.
Le nazioni non sono fatte di zolle di terra o di gocce di sangue. Sono fatte di storie, immagini e ricordi nella mente delle persone. Non importa come si evolverà la guerra nei prossimi mesi, la memoria dell’invasione russa, delle atrocità russe e dei sacrifici ucraini continuerà a sostenere il patriottismo ucraino per le generazioni a venire.
Yuval Noah Harari

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