Novembre 29th, 2025 Riccardo Fucile
“PREVISTO UN FITTO CALENDARIO DI TOUR PER I PRESEPI ARTISTICI, CUSTODITI IN CHIESE E DIMORE, IN COLLABORAZIONE CON LA CURIA”… “INVITO L’OPPOSIZIONE AD AVERE MAGGIOR RISPETTO DELLE TRADIZIONI CHE NON SI OSTENTANO MA SI CELEBRANO”
A corto di argomenti, in attesa di rendere conto alla magistratura e alla Corte dei Conti
del buco di 90 milioni creato nelle casse della municipalizzata trasporti, i sovranisti questa volta si attaccani al presepe che la giunta Salis avrebbe ‘eliminato’ dal palazzo comunale per motivi ideologici. l’assessora Beghin fa chiarezza sulle scelte dell’amministrazione, tratteggiando una realtà diversa. “Valorizziamo il Natale con eventi e tour dei presepi della città, non ostentandolo nel palazzo comunale”
L’assessora alle Tradizioni Tiziana Beghin ha risposto spiegando la posizione della giunta: “L’amministrazione attuale non cancella, ma valorizza la tradizione culturale del Natale. Non è di certo ostentando l’allestimento di presepi nel colonnato del palazzo civico che si è valorizzata la tradizione presepiale della nostra città in questi anni, come certi esponenti della minoranza vorrebbero far credere alle genovesi e ai genovesi. Il mio assessorato, insieme al collega alla Cultura Montanari, ha predisposto un fitto calendario di eventi e in programma un tour per i principali presepi artistici, custoditi nelle chiese e nei luoghi del nostro straordinario patrimonio Unesco. Presenteremo alla
città nei prossimi giorni un ricco calendario di iniziative, alcune anche in collaborazione con la Curia di Genova. Invito le minoranze ad avere maggiore rispetto delle tradizioni, compreso il Natale, evitando strumentalizzazioni che saranno, come sempre, smentite nei fatti”.
(da Genova24)
argomento: Politica | Commenta »
Novembre 29th, 2025 Riccardo Fucile
SOLO VAGHE RASSICURAZIONI DAL GOVERNO NELL’INCONTRO DI IERI A ROMA, ALLA PRESENZA DEL SINDACO DI GENOVA… E LUNEDI RIPARTE LA MOBILITAZIONE DEI LAVORATORI
“Ennesima gara, ennesimo rinvio, ennesime incertezze – commenta la prima cittadina -. Il governo, attraverso il ministro Adolfo Urso, ha mostrato ancora una volta di non avere alcuna strategia per risolvere la crisi ex Ilva e continua a navigare a vista. A questo punto, è necessario che intervenga direttamente la presidenza del Consiglio per dare risposte concrete, garanzie pubbliche e tempi certi ai lavoratori e ai territori”.
“Oggi ci è stata illustrata una proposta solo sulla carta migliorativa rispetto a quella che dieci giorni fa aveva portato a far saltare il tavolo sindacale – prosegue la sindaca -. Ma nella realtà sarebbe una soluzione del tutto transitoria e non applicabile”.
In sostanza, verrebbe confermato il blocco della zincatura a Cornigliano e si prevederebbe un sovraimpiego sulla banda stagnata. Ma “senza sapere per quanto e con che tipo di investimenti e di garanzie da parte dello Stato”.
Ma cosa succederà se anche la nuova gara dovesse essere un nuovo fallimento? “Lo abbiamo chiesto al ministro – racconta la sindaca – e non abbiamo ottenuto risposte convincenti. Questo non va bene: Genova ha bisogno di certezze e di garanzie.
L’eventuale chiusura di Ilva a Cornigliano rappresenterebbe una bomba sociale per la nostra città. Il nostro stabilimento lavora per un terzo del suo potenziale, se non meno. Ci aspettiamo risposte a breve e a lungo termine”.
La sindaca chiede, inoltre, “che cosa succederà se non ci saranno investitori privati? Che cosa succede a Genova, agli impianti del Nord, se a Taranto non riparte la produzione? Vogliamo che lo Stato ci dia la garanzia che, se i privati non faranno un’offerta soddisfacente, queste fabbriche non chiuderanno e questi lavoratori non resteranno a casa. È l’unica cosa che ci interessa, l’unica domanda che ci fanno lavoratrici e lavoratori”.
Salis ha ribadito al ministro la necessità che il governo garantisca la produzione nell’immediato e che diventi il regista di una partecipazione pubblica alla gara per mantenere l’unitarietà del gruppo ex Ilva, per garantire la produzione, l’occupazione e i salari per i lavoratori.
“Non vorremmo che questo diventasse il governo che sancisce la fine della storia dell’ex Ilva”. In conclusione, rimarca la sindaca, “non abbiamo ricevuto impegni chiari. Aspettiamo ora le decisioni dei lavoratori, a cui ribadiamo che non faremo mancare il nostro sostegno”.
(da Genova24)
argomento: Politica | Commenta »
Novembre 29th, 2025 Riccardo Fucile
EFFICIENZA SOVRANISTA: AVEVANO PROMESSO “UNA SVOLTA” INVECE FA ACQUA DA TUTTE LE PARTI
Anche quattro ore per prenotare visite ed esami attraverso gli sportelli del nuovo Cup
(Centro Unico Prenotazioni) regionale della Lombardia. E una volta faticosamente ottenuto, il più delle volte il paziente scopre che l’appuntamento dal medico è distante mesi e mesi, con rischi rilevanti per la salute di chi deve essere curato. Chi può, in questa situazione, si rivolge al privato, dove trova servizi e visite disponibili già dal giorno successivo. Ma chi non può? Cosa fa chi non possiede risorse economiche sufficienti per permettersi prestazioni a pagamento, o non dispone di una rete di conoscenze per “saltare la fila” e ottenere una scorciatoia
È quello che accade oggi in Lombardia, dove il problema delle liste d’attesa e delle prenotazioni di prestazioni sanitarie si fa sempre più pressante. Questo nonostante l’avvento del nuovo Cup regionale, annunciato dall’assessore al Welfare Guido Bertolaso come “una riforma strutturale che rappresenta un punto di svolta nella gestione delle prenotazioni sanitarie” per risolvere uno degli intoppi che da anni blocca il sistema e mette in stand-by la salute dei pazienti lombardi tra disorganizzazione, disservizi, lungaggini, carenza cronica di personale sanitario. Ma che, nei fatti, non ha cambiato niente. Anzi.
Le attese al Policlinico di Milano
All’ospedale Policlinico di Milano, ogni giorno, la realtà quotidiana racconta infatti di estenuanti attese fino a tre, quattro ore solo per prenotare un esame, disservizi di ogni genere,
cittadini esasperati. “Da circa un mese, presso il padiglione Ponti del Policlinico, il punto prelievi è nel caos a causa dell’introduzione del nuovo sistema informatico dei Centri Unici di Prenotazione (CUP), parte del progetto di digitalizzazione voluto da Regione Lombardia”, ha dichiarato Paola Pizzighini, consigliera del M5S in Lombardia che ha recentemente presentato un’interrogazione sul tema.
“Pazienti, soprattutto fragili e oncologici, si trovano nell’impossibilità di prenotare visite ed esami, con agende già chiuse fino al 2026. Gli sportelli sono presi d’assalto, con attese di ore e momenti di tensione sempre più frequenti. I volontari devono intervenire ogni giorno per gestire code e malumori, mentre il personale sanitario è allo stremo”, sempre la consigliera. “A peggiorare la situazione, anche le casse automatiche per i pagamenti e il ritiro referti risultano inutilizzabili, perché non integrate con il nuovo sistema. È inaccettabile che una Regione che parla di innovazione ed efficienza metta in ginocchio il sistema sanitario con un software che non funziona”.
“Anche oggi i computer sono andati in blocco. La situazione a livello organizzativo è drammatica”, ha raccontato di recente una paziente a Fanpage.it, che con una telecamera nascosta è entrata al Policlinico, al Fatebenefratelli e al Macedonio Melloni (questi ultimi due entrambi afferenti a Asst Fatebenefratelli-Sacco) per documentare il caos creato dal nuovo sistema informatico. “Non
parliamo neanche dei tempi. Per prenotare un’ecografia all’addome, dopo due ore e mezza di attesa, ho ricevuto l’appuntamento a ottobre 2026. Tra un anno esatto. Quindi andrò privatamente, mi sembra chiaro. Non posso aspettare tutto questo tempo. Senza code, e senza impazzire”.
Ma non solo. “Spesso non funziona nemmeno il pagamento elettronico dei totem, quindi si fa la fila pure in quel caso”, racconta un altro paziente. “Ho fatto di recente un intervento odontoiatrico e, ancora dolorante e con i punti in bocca, mi è toccato fare un’ora e mezza di coda solo per pagare il ticket”.
Le prenotazioni onlin
E non va certo meglio sul sito delle prenotazioni sanitarie di Regione Lombardia. “Di recente, al sesto mese di gravidanza, il ginecologo mi ha prescritto con urgenza un esame importante, soprattutto per me che ho svariati fattori di rischio”, ci ha raccontato un’altra paziente ancora. “Prescrizione medica alla mano, ho prenotato online, trovando come prima struttura disponibile l’Istituto dei Tumori di Milano”.
Ma il giorno dell’appuntamento, all’orario prestabilito, la donna riceve una brutta notizia. “Mi è stato detto che l’ospedale non eroga quel tipo di servizio, e di chiamare il centralino al telefono per capire dove poter effettuare l’esame. Ma allora perché il sito dà la possibilità di prenotare quel tipo di esame in quella specifica struttura, se poi una volta arrivati lì è sbagliata? Senza contare che, per presentarmi lì quella mattina, sono stata
costretta a sprecare un permesso al lavoro, organizzarmi faticosamente con la famiglia. Tutto inutile”. Come è finita? “Ho prenotato quell’esame in una clinica privata sotto casa, all’orario e nel giorno che volevo io, a fronte di un pagamento di circa 40 euro. Ho saldato il conto all’arrivo, e il referto è arrivato via sms già la mattina seguente”.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Novembre 29th, 2025 Riccardo Fucile
IL COSTO DELL’OPERA, CARA A SALVINI, È TROPPO VAGO, NON È LEGITTIMO IL FATTO CHE L’ESECUTIVO NON HA EFFETTUATO UN’ALTRA GARA D’APPALTO RISPETTO A QUELLA DEL 2003… INOLTRE, IL PROGETTO DEL PONTE VIOLA NON UNA, MA BEN DUE DIRETTIVE DELL’UNIONE EUROPEA (UNA SULL’AMBIENTE, L’ALTRA SUGLI APPALTI)
Mancato rispetto delle direttive sull’ambiente e sugli appalti dell’Unione europea. Incertezza sul costo finale dell’opera e sul relativo piano finanziario. E, ancora, mancato coinvolgimento di enti pubblici come l’Autorità di regolazione dei trasporti e il Consiglio superiore dei lavori pubblici.
Si concentra su questi argomenti la delibera della Corte dei conti con le annesse motivazioni che hanno portato alla bocciatura del governo sul ponte sullo Stretto (e del relativo atto del Cipess). Secondo i magistrati, in soldoni, si dovrebbe comunque bandire una nuova gara: ed è questo l’ostacolo più pesante adesso per il governo che ha impegnato 13,5 miliardi di euro per la grande opera voluta su tutti dal ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini.
Appresa la notizia del mancato via libera a inizio novembre Salvini e la premier Giorgia Meloni avevano attaccato i magistrati contabili parlando di «intimidazione» e atto politico. Adesso, pubblicate le motivazioni che hanno portato alla bocciatura dell’iter, i toni di Palazzo Chigi, del ministero delle Infrastrutture e della Stretto di Messina sono del tutto diversi:
«Piena collaborazione, faremo approfondimenti». E Salvini: «Non polemizzo, mi tengo per me i miei pensieri».
Al primo punto, per motivare la bocciatura della delibera Cipess, i magistrati contabili mettono la violazione della direttiva europea Habitat. Il governo ha provato ad aggirare il rispetto di questa direttiva definendo l’opera strategica con la procedura Iropi (inserendola anche come infrastruttura militare nell’ottica della difesa Nato). Per la Corte dei conti un escamotage nemmeno motivato dal punto di vista tecnico: «Nel caso in esame per quanto sia stato rappresentato che la relazione Iropi è stata predisposta a seguito di un confronto con tutte le amministrazioni competenti, non è stato prodotto altro atto istruttorio, oltre la relazione medesima peraltro mancante di qualsiasi elemento identificativo quali data e sottoscrizione…Né maggiori e più circostanziate valutazioni sull’assenza di soluzioni alternative alla costruzione del Ponte sono rinvenibili nella stessa relazione Iropi».
In sintesi il governo non può o derogare in questo modo dal rispetto della direttiva Habitat. Ma la Corte dei conti sottolinea anche come la Commissione europea abbia acceso più di un faro sul tentativo del governo di andare in deroga alle norme ambientali.
Ma il cuore della bocciatura del Ponte ha a che fare con il costo, troppo vago, e con l’iter voluto dal governo: non fare cioè una nuova gara ma rimettere in piedi quella del 2003 vinta da
Eurolink. Gara che però era stata indetta a condizioni del tutto diverse. Secondo i magistrati contabili il governo sta adesso ledendo la concorrenza e le norme europee che prevedono il tetto del 50 per cento come costo in più accollabile a una vecchia gara
Anche perché nel frattempo sono cambiati i criteri dello stesso appalto e sempre a favore dei privati. Nel 2003 il costo era in gran parte a carico del privato, adesso tutto sulle spalle dello Stato. In ogni caso il piano attuale non garantisce il rispetto del tetto del 50 per cento di costi in più sulla vecchia gara imposto dalle norme Ue: «Osserva il Collegio come ogni valutazione in merito al rispetto del vincolo del 50% risulti, allo stato, condizionata dall’incerta definizione dei costi dell’opera. Sotto tale profilo si osserva come detti costi sono in parte meramente stimati».
(da “la Repubblica”)
argomento: Politica | Commenta »