SECONDO I PM DI MILANO, IN ALMENO TRE OCCASIONI DAL TESORO SONO ARRIVATE DICHIARAZIONI FALSE SULLA SCALATA DI MPS A MEDIOBANCA
LA PRIMA RIGUARDA L’ASTA DELL’ANNO SCORSO CON CUI IL MEF MISE SUL MERCATO IL 15% DELLE AZIONI DEL “MONTE”: IL DG DEL TESORO, FRANCESCO SORO, NEGÒ CONTATTI CON GLI INVESTITORI CHE POI ACQUISTARONO QUELLE QUOTE. UNA VERSIONE SBUGIARDATA DALLO STESSO CALTAGIRONE IN AUDIZIONE ALLA CONSOB – A PROPOSITO DI QUELL’ASTA, GIORGETTI HA SEMPRE DIFESO L’AFFIDAMENTO A BANCA AKROS GIUSTIFICANDOLO CON IL “PREZZO PIÙ CONVENIENTE”. MA NON È VERO: ALTRI ISTITUTI AVEVANO INIZIALMENTE OFFERTO LO STESSO SCONTO SUL PREZZO DI BASE (LO 0,2%). INFINE, LE DIMISSIONI DEI CONSIGLIERI “INDIPENDENTI” DI MPS: IL MINISTERO HA SEMPRE SOSTENUTO DI NON AVERLI CONTATTATI. E INVECE, LE DIMISSIONI “FURONO CHIESTE O IMPOSTE DAL DEPUTATO DELLA LEGA, ALBERTO BAGNAI, CHE DISSE DI ESPRIMERSI PER CONTO DEL MINISTERO”
Tre dichiarazioni ufficiali inveritiere del ministero dell’Economia e delle Finanze, e altri due episodi di «supporto governativo» quali un sms del ministro Giorgetti e un intervento del deputato leghista Bagnai, nella ricostruzione della Procura di Milano hanno storicamente costellato la scalata di Mps Monte
dei Paschi di Siena a Mediobanca, per la quale i pm sul versante giudiziario indagano l’imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone e il presidente Francesco Milleri della holding Delfin della famiglia Del Vecchio, in concorso con l’amministratore delegato di Mps, Luigi Lovaglio, per le ipotesi di reato di aggiotaggio e di ostacolo alle Autorità di vigilanza Consob, Banca centrale europea e Ivass nel concerto non dichiarato al mercato.
Il costruttore e Delfin: noi invitati dal Tesoro
La prima cosa non vera dichiarata dal Ministero riguarda l’operazione con la quale il 13 novembre 2024 il governo Meloni mise sul mercato il 15% delle azioni del Mps Montepaschi di Siena di cui era principale azionista.
Il 29 luglio 2025, infatti, il direttore generale del dicastero guidato da Giancarlo Giorgetti, Francesco Soro, ha negato contatti o interlocuzioni con gli investitori (come appunto Caltagirone e Delfin) che poi ebbero ad acquisire quelle quote (al pari dei loro simpatizzanti Banco Bpm e Anima Holding) al termine di una controversa procedura accelerata di cessione, le cui tante «opacità e anomalie» per i pm ora non integrano il reato di turbativa d’asta in una gara pubblica soltanto perché la […] normativa non rende possibile qualificarle come gare pubbliche.
Scrive Soro alla Consob: «Con riferimento alla richiesta di chiarire se codesto Ministero abbia avuto […] interlocuzioni in relazione alla vendita delle azioni Mps con gli azionisti che
hanno poi acquisito una partecipazione rilevante in Mps (Delfin, Caltagirone, Anima, Bpm) e/o con altri potenziali investitori e/o con la medesima banca, si precisa che non vi è stata alcuna interlocuzione, contatto o scambio».
Peccato che proprio il costruttore-finanziere-editore Francesco Gaetano Caltagirone abbia candidamente risposto alla Consob l’esatto contrario del Ministero, e lo stesso abbia fatto pure l’amministratore di Delfin, Romolo Bardin.
«Caltagirone – traggono infatti i pm da atti acquisiti in Consob – ha dichiarato di essere stato interpellato nel mese di ottobre 2024 dal Ministero» (a ridosso della pubblicazione della procedura di vendita delle azioni Mps del governo) perché il Ministero era «interessato a creare un nucleo di investitori italiani per Mps», e «di aver rappresentato la propria disponibilità ad investire anche a ragione della buona conoscenza della banca di cui in precedenza era stato azionista rilevante e vicepresidente».
Caltagirone ha aggiunto che, «successivamente, dal Ministero gli era stata data sommaria indicazione degli altri soggetti che sarebbero stati invitati alla procedura» di cessione delle azioni Mps del governo. Riconvocato da Consob su questo punto lasciato a mezz’aria, Caltagirone ha specificato che «tra i soggetti interessati di cui il Ministero del Tesoro gli aveva fatto menzione c’erano proprio Delfin, Bpm e Anima».
E alla Consob anche l’amministratore di Delfin, Romolo Bardin, ha «confermato i contatti di Milleri» (n.1 di Delfin) «co
Caltagirone ed altri esponenti istituzionali », e ha aggiunto che «in tali circostanze Milleri aveva racc’interesse del Ministero per la creazione di un nucleo di investitori italiani in Mps».
Di «supporto governativo» e «ruolo facilitatorio» del Ministero parla chiaramente lo stesso banchiere Mps Lovaglio secondo un indiretto documento che i pm collocano pochi giorni dopo la cruciale assemblea Mps in cui il 17 aprile 2025 passa l’approvazione dell’aumento di capitale finalizzato alla scalata di Mediobanca: il 29 aprile «Lovaglio incontra il presidente dell’Ivass (Autorità di vigilanza sulle assicurazioni, ndr) insieme al suo capo segreteria, il quale […] riporta come l’amministratore delegato di Mps Lovaglio abbia fatto notare che “l’intenzione di dare corso all’Offerta su Mediobanca è risalente, e che la presenza di ‘alcuni soci e il supporto governativo’ hanno avuto in questo momento un ‘ruolo facilitatorio'”».
Del resto per gli scalatori si sarebbe speso pochi giorni prima direttamente il ministro Giorgetti, inviando un messaggio di sollecitazione all’amministratore delegato («Ceo» in inglese) del fondo americano Blackrock (detentore del 2% di Mps) per cercare di influire sul voto del fondo in assemblea Mps, infine rimasto invece contrario all’aumento di capitale Mps: questo, almeno, stando a quanto si raccontano proprio Lovaglio e Caltagirone in una conversazione intercettata dalla GdF all’indomani dell’assemblea Mps, il 18 aprile 2025
Usando con Caltagirone il plurale («Qualcuno ci ha fatto il bidone») per commentare questo mancato allineamento di Blackrock, Lovaglio racconta a Caltagirone una circostanza riguardante Giorgetti e Marcello Sala, allora direttore generale del Ministero prima di Soro: «Io avrei giurato (di arrivare, ndr) all’83%, poi le spiego perché qualcuno ci ha fatto il bidone, perché Blackrock è un 2% (…) Io ho scritto al Ceo (di Blackrock, ndr), e so che il ministro ha scritto un sms perché io gli ho detto “Oh, guarda che non ha votato!”, quindi gli ho detto a Sala hanno scritto un sms, nonostante questo…non è andata bene».
Non si sarebbe quindi mai spezzato il fil rouge governativo palesatosi sin dall’inizio, in quella procedura di vendita delle azioni Mps «organizzata il 13 novembre 2024 in modo da apparire come una gara competitiva e trasparente, viceversa caratterizzata da opacità e anomalie, e costruita in modo tale che risultassero acquirenti i soggetti che avevano condiviso e che avrebbero beneficiato del progetto di controllo di Mediobanca”
E tra queste numerose anomalie indicate dai pm c’è appunto un’altra cosa non vera dichiarata dal governo alla Consob.
Il Ministero affidò il ruolo di raccogliere gli ordini di acquisto delle azioni governative Mps per determinarne il prezzo […] ad un intermediario insolito quale Banca Akros, talmente piccolo […] da dover farsi prestare una garanzia di 600 milioni dalla propria controllante Bpm, poi acquirente proprio del 5% delle azioni governative Mps, accanto al 3% di Anima Holding in quel
momento sotto Opa di Bpm.
Questa scelta, ad avviso della Procura, «non è spiegabile, se non nel senso di voler pilotare l’attività di dismissione». Il Ministero di Giorgetti replica che la scelta di Akros fu giustificata dal fatto che Akros avesse offerto il più conveniente sconto sul prezzo di base, lo 0,05%. Ma i pm rimarcano che Akros inizialmente offrì lo 0,2%, proprio come i colossi Bank of America e Jefferies, solo che poi fu «l’unica a ricevere dal Ministero la richiesta di un rilancio: nella nota del 29 luglio 2025 alla Consob, il Ministero afferma che scelse Akros in virtù dell’offerta migliore, senza però specificare che solo a questa banca venne richiesto il cosiddetto “second round”, ossia un invito a migliorare l’offerta».
Le dimissioni spinte dal deputato Bagnai
Il supporto del governo e di parlamentari della maggioranza si sarebbe espresso anche al momento in cui il 27 dicembre 2024, meno di un mese prima del lancio della scalata di Mps su Mediobanca, Caltagirone e Delfin poterono entrare nella cabina di regia di Mps attraverso propri consiglieri, subentrati nel cda Mps ai dimessisi cinque consiglieri «indipendenti» che erano stati eletti nella lista del Ministero
In una società i consiglieri «indipendenti» sono quelli la cui autonomia di giudizio non deve essere influenzabile da rapporti economici, professionali o personali con chi controlla la società. E anche qui il Ministero avrebbe dichiarato una cosa non vera,
«attestando di non aver contattato i consiglieri uscenti, e tantomeno di averne sollecitato le dimissioni». Invece, «[…] le dimissioni furono richieste o imposte dal Ministero, o in un caso dal deputato della Lega Alberto Bagnai, che aveva detto di esprimersi per conto del Ministero».
(da Corriere della Sera)
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