Dicembre 22nd, 2025 Riccardo Fucile
PREVEDE IL PARACADUTE PER I DATORI DI LAVORO CHE SOTTOPAGANO I DIPENDENTI: NON SARÀ TENUTO A CORRISPONDERE LA DIFFERENZA NEL CASO “CI SIANO ATTENUTI AGLI STANDARD DI ALCUNI CONTRATTI COLLETTIVI”. INSORGE L’OPPOSIZIONE: “ENNESIMA VERGOGNA CONTRO I LAVORATORI POVERI”
Gli imprenditori che, sulla base di quanto stabilito dai giudici, non pagano adeguatamente i propri lavoratori, non saranno tenuti a corrispondere la differenza nel caso si siano comunque attenuti agli standard di alcuni contratti collettivi. Lo prevede una modifica alla manovra approvata in commissione al Senato e contenuta nel testo all’esame dell’Aula.
Si tratta di casi in cui, secondo i giudici, il trattamento economico non sia conforme “ai princìpi” dell’articolo 36 della Costituzione sulla retribuzione proporzionata. Il dossier del Servizio Studi del Parlamento chiede quindi che “si valuti l’opportunità di chiarire, in relazione all’orientamento giurisprudenziale suddetto, la portata giuridica di tali riferimenti”.
“In questa manovra non c’è nulla sui salari ma addirittura, a notte fonda, la maggioranza ha approvato un emendamento che già in passato avevamo bloccato dopo una battaglia serratissima. Una norma secondo cui tutti i lavoratori che hanno ottenuto delle sentenze in cui è scritto che i loro salari non rispondono ai criteri di dignità sanciti dall’art. 36 della Costituzione non avranno più diritto gli arretrati.
FdI, Lega e FI hanno colpito ancora una volta i più deboli, i lavoratori più poveri e fragili. Tra l’altro, il tutto avviene con un emendamento ordinamentale. Torneremo a dare battaglia contro questa ennesima vergogna”. Così la capogruppo del M5S in 10a commissione al Senato e vicepresidente di Palazzo Madama Mariolina Castellone.
“Non solo non vogliono il salario minimo e aumentano senza ammetterlo l’età pensionabile, ma privano anche i lavoratori e lelavoratrici delle retribuzioni dovute, cercando di far passare emendamenti nella manovra che, invece di aumentare tutele e diritti, ne tolgono”.
Così Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico. “È il caso – aggiunge – delle disposizioni in materia di accertamento giudiziale dell’applicazione degli standard retributivi previsti dai contratti collettivi di lavoro, introdotte con l’emendamento 7.9 del testo che il Senato si appresta a votare. Il partito di Giorgia Meloni aveva provato già in estate, con il decreto Ilva, a inserire una misura simile, ma le opposizioni erano riuscite a fermarla”.
“Ora – conclude – ripropongono, in fretta e furia e con metodi del tutto svilenti per il ruolo del Parlamento, un cambiamento che avrebbe degli effetti decisamente negativi. Farebbe sì che, nel caso in cui il giudice dichiari insufficiente la retribuzione prevista dal Ccnl applicato, il lavoratore o la lavoratrice non abbia diritto a tutti gli ‘arretrati’ ma solo a quelli dovuti dopo la proposizione del ricorso. Una vergogna che è già approvata in Commissione e che, nel silenzio generale, potrebbe cambiare, in peggio, le condizioni di lavoro di molte e molti” conclude Gribaudo.
“Dentro la Manovra il governo ha infilato di nascosto una norma che cambia in peggio la vita di migliaia di lavoratori. È la stessa misura che Fratelli d’Italia aveva già tentato di far passare nei mesi scorsi e che era stata fermata grazie alla battaglia del M5S e delle altre opposizioni. Hanno avuto il coraggio di ripescarla approfittando della confusione in commissione Bilancio al Senato”. Lo dichiara in una nota la Deputata del M5S Chiara Appendino.
“Con questa scelta, se un giudice accerta che un salario non rispetta l’art. 36 della Costituzione, il lavoratore non potrà più recuperare quanto gli è stato ingiustamente tolto negli anni precedenti. È un messaggio devastante: puoi sottopagare e violare la legge senza pagare il conto. È l’ennesima prova – conclude – di una destra che umilia chi lavora. Noi non lo accetteremo e continueremo a contrastare ogni tentativo di svuotare la Costituzione e i diritti conquistati con fatica”.
(da agenzie)
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Dicembre 22nd, 2025 Riccardo Fucile
I GIUDICI CONTABILI AVRANNO SOLO TRENTA GIORNI PER CONTROLLARE ATTI E APPALTI CHE RIGUARDANO SPESSO MILIONI DI INVESTIMENTI (COME IL PNRR E I FONDI EUROPEI). SE IL PARERE NON ARRIVA IN TEMPO, SCATTA IL SILENZIO-ASSENSO E L’ESENZIONE DALLA COLPA GRAVE E DAL DANNO ERARIALE ,,, LA PROTESTA DELLE TOGHE: “IN NOME DELLA SEMPLIFICAZIONE, SI APRONO SCENARI DI ILLEGALITÀ DIFFUSA E DI INEFFICIENZA”
Trenta giorni: è questo lo spazio della legalità nella nuova riforma della Corte dei conti
che il Parlamento si appresta ad approvare. Trenta giorni per controllare atti che valgono decine di miliardi di euro, almeno 100 miliardi tra Pnrr e fondi europei.
Se il parere non arriva in tempo, scatta il silenzio-assenso e con lui l’esenzione dalla colpa grave e dal danno erariale.
Questo fine legislatura regalerà all’Italia una nuova Corte dei conti: il Senato il 27 discuterà per approvarla la riforma fortemente voluta dal governo Meloni e che di fatto stravolge il più antico presidio di legalità del paese (pensato da Cavour,
venne istituito nel 1862 dal governo Rattazzi «perchè vigilasse sulle amministrazioni per prevenire ed impedire sperperi e cattive gestioni»)
Una riforma che, in nome della semplificazione, aprirà «scenari di illegalità diffusa e di inefficienza» hanno denunciato i magistrati contabili in questi mesi, sempre inascoltati.
Il rischio è sistemico. Su almeno 100 miliardi di euro di appalti Pnrr potrebbe scattare il silenzio-assenso, rendendo di fatto impossibile contestare danni erariali anche in presenza di scelte macroscopicamente sbagliate. Un problema anche per il rispetto degli impegni europei, proprio mentre l’Italia è il paese con il maggior numero di indagini sui fondi comunitari
La riforma interviene anche sull’assetto interno della Corte. Mentre sulla magistratura ordinaria si spinge sulla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri nella magistratura contabile si va in una direzione che sembra opposta. La norma prevede infatti un’unificazione delle funzioni di controllo e giurisdizione e la soppressione dei procuratori generali regionali concentrano il potere in poche mani.
Un solo procuratore generale dovrà vagliare gli atti di citazione, con il rischio concreto di rallentare o bloccare l’azione contro amministratori e funzionari. In questo quadro, il presidente della sezione regionale unificata assume un ruolo decisivo. Sarà lui a stabilire quali atti sottoporre a controllo e quali lasciare scivolare verso il silenzio-assenso. Una discrezionalità enorme, che incide direttamente sulla possibilità di accertare responsabilità e recuperare risorse pubbliche disperse o sperperate.
Sul giudizio di responsabilità, la riforma introduce poi un tetto massimo al risarcimento pari al 30 per cento del danno contestato. Una soglia che, nella pratica, rischia di diventare un incentivo all’illecito. In regioni come Calabria, Sicilia e Campania circa il 30 per cento delle citazioni riguarda frodi ai fondi europei in agricoltura e turismo, spesso commesse da soggetti privati. Se a fronte di un danno da un milione di euro il risarcimento massimo è di 300 mila, la deterrenza evapora.
Chi sbaglia quindi paga meno, molto meno. I magistrati contabili lo dicono in modo netto: «Con questa riforma» ha denunciato l’Associazione nazionale dei magistrati della Corte con una lettera aperta alla premier nell’aprile scorso, si «svilisce la funzione giurisdizionale» e si indebolisce il principio di responsabilità che aveva una funzione preventiva prima ancora che punitiva: chi rompe, paga. Ora non sarà così scontato.
(da agenzie)
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Dicembre 22nd, 2025 Riccardo Fucile
NEL VILLAGGIO DI HRABOVSKE, L’ESERCITO DI MOSCA HA PRELEVATO 50 NONNINE DALLE LORO CASE E LE HA PORTATE IN RUSSIA. E NESSUNO SA DOVE SI TROVINO,TRA I RAPITI C’E’ UNA SIGNORA DI 89 ANNI
Il ratto delle anziane si è compiuto nella notte tra il 19 e il 20 dicembre, quando le truppe russe erano nel villaggio di Hrabovske già da qualche ora. I soldati della 36esima brigata mandati da Mosca hanno oltrepassato il confine della regione di Sumy e sono andati casa per casa, prelevando più di 50 persone, quasi tutte signore di una certa età, e portandole nella Federazione Russa. Non si sa dove siano. «Forse sono nei campi di filtraggio nemici», è la voce che circola nei villaggi attorno a Hrabovske, ormai svuotato dei suoi ultimi abitanti.
Hrabovske è un borgo di povere abitazioni di campagna che ha la caratteristica di trovarsi proprio sul confine con la regione russa di Belgorod. Non è l’unica sfortuna: è in una posizione strategica, dista appena dieci chilometri dalla autostrada R45 Sumy-Kharkiv usata dalle forze armate ucraine per posizionare mezzi e pezzi di artiglieria a ridosso della frontiera.
Hanno preso tutti i civili che avevano deciso di rimanere a
Hrabovske nonostante l’ordine di evacuazione emanato dalle autorità militari: avevano tutti firmato il documento che solleva il governo di Kiev da ogni responsabilità. Di solito sono i filo-russi a non abbandonare i villaggi investiti dal fronte, perché attendono l’arrivo delle truppe di Mosca. In questo caso, data l’età (uno dei rapiti ha 89 anni), è probabile che si tratti di donne e uomini che non avevano né la forza di andare altrove, né la voglia di cercare un altro posto dove vivere.
Dato l’elevato rischio di rapimento nei villaggi della regione di Sumy vicini al confine, Zelensky ha dato l’ordine di procedere all’evacuazione coatta su mezzi blindati di tutti i 5.700 abitanti, tra cui 38 bambini, che finora si sono rifiutati di sfollare. La Croce Rossa e i volontari dell’unità White Angels hanno già trasferito un quarto degli abitanti, il resto è ancora a casa.
Ulteriori movimenti di fanteria russa sono segnalati nelle fattorie di Ryasne, non lontano da Hrabovske. Lo Stato maggiore ha inoltre aggiunto che, a causa dell’offensiva delle truppe nemiche, le Forze di difesa ucraine si sono ritirate da diverse posizioni, dove sono attualmente in corso operazioni di stabilizzazione. Secondo il difensore civico Dmytro Lubinets, gli illegalmente deportati sono stati trattenuti in isolamento e in condizioni difficili, per poi essere trasferiti in Russia. Nessuno di loro ha avuto modo di contattare i parenti.
(da agenzie)
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Dicembre 22nd, 2025 Riccardo Fucile
“HA DECISO DI ARRUOLARSI NEL FRONTE DEL NEMICHETTISMO PUR DI NEGARE LA FORZA DEI FATTI E DEI NUMERI. DOPO AVER CONFIDATO A SUO TEMPO CHE AVEVA RIFIUTATO L’ONORE DI DIVENTARE IL MINISTRO DELLA CULTURA DEL GOVERNO MELONI, OGGI SVERSA SU DI NOI LA BILE NERA DI CUI TRABOCCA IL SUO ANIMO RICOLMO DI CIECO RIMPIANTO”… PARLA PROPRIO GIULI CHE SCRISSE UN LIBRO CONTRO LA DESTRA DI GOVERNO
Polemica a destra. Il ministro della Cultura, Alessandro Giuli se la prende con Marcello
Veneziani: “Consentitemi di esprimere una dose omeopatica di contravveleno nei confronti di chi, da sinistra o da una sempre più presunta destra, ha deciso di arruolarsi nel fronte del nemichettismo pur di negare la forza dei fatti e dei numeri; invece di incoraggiarci o almeno di giudicare con equanimità”, ha detto il ministro nel messaggio inviato alla presentazione del rapporto “Ales verso il 2026 – Report annuale: risultati e prospettive future” in corso a Palazzo Montecitorio.
Giuli ha proseguito: “A tale riguardo, una dose di vaccino anti nemichettista la inoculiamo volentieri nella pelle esausta del vecchio amico Marcello Veneziani: egli, dopo aver confidato a suo tempo che aveva rifiutato l’onore di diventare il ministro della Cultura del governo Meloni, oggi sversa su di noi la bile nera di cui trabocca evidentemente il suo animo ricolmo di cieco rimpianto.
Si rassereni: nello sciagurato giorno in cui il nemichettismo dovesse espugnare Palazzo Chigi, il nostro ex consigliere Rai in quota An (per tacer d’altro) sarà senz’altro premiato honoris causa. Buone festività”.
Ieri Veneziani, in un editoriale su La Verità dal titolo “Sta meglio la Meloni che la destra al governo”, aveva scritto: “Da quando è al governo la destra non è cambiato nulla nella nostra vita di italiani, di cittadini, di contribuenti e anche in quella di ‘intellettuali’, di ‘patrioti’ e di uomini ‘di destra’. Tutto è rimasto come prima, nel bene, nel male, nella mediocrità generale e particolare. E perdura anche il clima di intolleranza e censura verso le idee che non rientrano nel mainstream. Non saprei indicare qualcosa di rilevante che segni una svolta”.
(da Repubblica)
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Dicembre 22nd, 2025 Riccardo Fucile
“NON SIAMO PICCOLI GIARDINIERI INTENTI A CURARE IL PROPRIO ORTO, MA SIAMO DISCEPOLI E TESTIMONI DEL REGNO DI DIO, CHIAMATI AD ESSERE IN CRISTO LIEVITO DI FRATERNITÀ UNIVERSALE”
“L’amarezza a volte si fa strada anche tra di noi quando, magari dopo tanti anni spesi al servizio della Curia, notiamo con delusione che alcune dinamiche legate all’esercizio del potere, alla smania del primeggiare, alla cura dei propri interessi, non stentano a cambiare. E ci si chiede: è possibile essere amici nella Curia Romana?”. Lo dice il Papa.
“Nella fatica quotidiana, è bello quando troviamo amici di cui poterci fidare, quando cadono maschere e sotterfugi, quando le persone non vengono usate e scavalcate, quando si riconosce a ciascuno il proprio valore e competenza, evitando di generare insoddisfazioni e rancori”.
Leone ha indicato come “compiti quanto mai urgenti ad intra e ad extra”, “missione e comunione”. “Ad intra – ha spiegato -, perché la comunione nella Chiesa rimane sempre una sfida che ci chiama alla conversione”, “noi siamo la Chiesa di Cristo, siamo le sue membra, il suo corpo. Siamo fratelli e sorelle in Lui” e “pur essendo molti e differenti, siamo una cosa sola”, ha aggiunto citando il suo motto, “In Illo uno unum”.
“Siamo chiamati anche e soprattutto qui nella Curia – ha sferzato Leone -, ad essere costruttori della comunione che chiede di prendere forma in una Chiesa sinodale, dove tutti collaborano e cooperano alla medesima missione, ciascuno secondo il proprio carisma e il ruolo ricevuto”.
“Ma questo – ha avvertito – si costruisce, più che con le parole e i documenti, mediante gesti e atteggiamenti concreti che devono manifestarsi nel nostro quotidiano, anche nell’ambito lavorativo. C’è una conversione personale che dobbiamo desiderare e perseguire, perché nelle nostre relazioni possa trasparire l’amore di Cristo che ci rende fratelli. Questo diventa un segno anche ad extra – ha sottolineato Prevost -, in un mondo ferito da discordie, violenze e conflitti, in cui assistiamo anche a una crescita di aggressività e di rabbia, non di rado strumentalizzate dal mondo digitale come dalla politica”.
“Il Natale – ha detto quindi – reca con sé il dono della pace e ci invita a diventarne segno profetico in un contesto umano e culturale troppo frammentato. Il lavoro della Curia e quello della Chiesa in generale va pensato anche in questo orizzonte ampio: non siamo piccoli giardinieri intenti a curare il proprio orto, ma siamo discepoli e testimoni del Regno di Dio, chiamati ad essere in Cristo lievito di fraternità universale, tra popoli diversi,
religioni diverse, tra le donne e gli uomini di ogni lingua e cultura. E questo avviene se noi per primi viviamo come fratelli”.
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Dicembre 22nd, 2025 Riccardo Fucile
L’OBIETTIVO È DI “INFILARLO” NEL DDL PER LA RIFORMA DEL TESTO UNICO DELL’EDILIZIA, UNA PATETICA MOSSA PER SCAVALCARE SALVINI, CHE HA FATTO DEI CONDONI SULLE CASE UNO DEI SUOI CAVALLI DI BATTAGLIA
L’espediente è un ordine del giorno alla manovra. Recita così: «Impegna il governo ad
adottare» il nuovo condono edilizio «nel primo provvedimento utile». Il contenitore è stato già individuato: il disegno di legge per la riforma del Testo unico dell’edilizia, approvato dal consiglio dei ministri e ora in attesa
del via libera del parlamento.
«Sarebbe la soluzione ideale», spiega Lucio Malan, capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato. In realtà il partito di Giorgia Meloni preferirebbe una corsia più veloce, quella garantita dal decreto legge, ma il rischio – spiegano fonti interne – è incorrere in un richiamo del Colle per l’assenza del requisito dell’urgenza che è il presupposto del decreto.
Poco male – ragionano i parlamentari di FdI – l’importante è salire sul primo treno utile. E contenderlo a Matteo Salvini. La sfida non si limiterà all’irruzione nel testo sull’edilizia […]
Si arricchirà di una serie di provvedimenti che puntano a ridisegnare il Piano casa, un altro cavallo di battaglia del leader della Lega. Il menù è pronto: il recupero del patrimonio pubblico, dalle caserme dismesse alle scuole chiuse, fino allo sgombero degli immobili occupati. Arriverà anche una campagna sugli sfratti.
Prima il condono. La mossa è stata allestita in risposta agli assalti dei leghisti alla legge di bilancio che stamattina inizierà il suo iter nell’aula di Palazzo Madama. Il via libera domani, con il lucchetto del voto di fiducia. Poi la corsa alla Camera, dove l’ok definitivo è in calendario il 30 dicembre.
(da agenzie)
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Dicembre 22nd, 2025 Riccardo Fucile
L’ORGANIZZAZIONE HA TEMPO FINO AL 13 GENNAIO PER CAMBIARE LE ATTIVITÀ DEI VARI MUSEI IN BASE ALLE INDICAZIONI DELLA CASA BIANCA
La Casa Bianca mette pressione sullo Smithsonian, una delle massime istituzioni culturali d’America e del mondo, minacciando di tagliare i fondi di sua competenza se entro il 13 gennaio non fornirà programmi e linee guida per l’anniversario dei 250 anni degli Stati Uniti, modellando le attività dei vari musei in base alle indicazioni tutte «positive» dell’amministrazione Trump.
Il Washington Post dà notizia di una email inviata al segretario dell’Istituto, Lonny G. Bunch III, e firmata dal direttore del bilancio della Casa Bianca, Russell Vought, e dal direttore del Consiglio per la politica interna Vince Haley.
Nella missiva si lamenta il fatto che il materiale mandato dallo Smithsonian a settembre non è sufficiente. Lo stesso Trump è spesso intervenuto sui suoi social, accusando lo Smithsonian di
non mettere in luce l’eccezionalità degli Stati Uniti, e di dare troppo spazio a temi come lo schiavismo e la storia afro-americana.
(da “Corriere della Sera”)
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Dicembre 22nd, 2025 Riccardo Fucile
QUANDO I BAMBINI SONO STATI TOLTI AI GENITORI, LO SCORSO 20 NOVEMBRE, LA FIGLIA MAGGIORE, 11 ANNI, ERA AFFETTA DA BRONCHITE ACUTA CON BRONCOSPASMO E NON ERA MAI STATA CURATA. È POSSIBILE CHE SI SIA AMMALATA A CAUSA DELLE CONDIZIONI ABITATIVE PRECARIE DELLA FAMIGLIA NEORURALE – LA STRAMPALATA GIUSTIFICAZIONE DEI GENITORI, CHE SOSTENEVANO CHE I FIGLI FOSSERO AL SICURO POICHE’ CONDUCEVANO “UNA VITA ALL’INSEGNA DELLA NATURA ED AL RIPARO DALLE INFLUENZE MEDIATICHE NOCIVE”
È severo eppure temporaneo — per ammissione degli stessi giudici — il provvedimento
di sospensione della potestà genitoriale di Nathan e Catherine Trevallion, la coppia neorurale del bosco di Palmoli (Chieti).
Dal provvedimento emesso venerdì scorso si ricava il «prima» e il «dopo» della vicenda e, per così dire, la graduale «conversione» degli anglo-australiani al rispetto delle norme. Una testimonianza di affetto verso i figli, senz’altro, oltre a un legittimo istinto di sopravvivenza del nucleo familiare.
Quanto fosse complicata e controversa la vita agreste dei piccoli Trevallion si ricava da un dettaglio contenuto a pagina 11 del documento, nel quale si evidenzia che «i minori, inizialmente privi di un medico di base, hanno effettuato la prima visita pediatrica il 24/7/2025», in età compresa fra i 6 e gli 8 anni. E quanto poi fosse seria la sottovalutazione delle tematiche relative alla loro salute appare da un’altra circostanza: «La minore al momento dell’inserimento in casa famiglia era affetta da bronchite acuta con broncospasmo non segnalata e non curata dai genitori».
La patologia della bimba è il probabile esito delle lacune abitative. La casetta nel bosco è infatti un fabbricato dagli infissi problematici. In Abruzzo. D’inverno. E gli atti testimoniano come — prima della marcia indietro conseguente alla decisione del Tribunale per i minorenni — la famiglia manifestasse un’avversione ai controlli sanitari, visto che i genitori hanno sostenuto come i bambini facessero «una vita all’insegna della
natura ed al riparo dalle influenze mediatiche nocive»
Ma se in una prima fase Nathan e Catherine hanno sottratto i figli al completamento del ciclo vaccinale, così come pure agli «esami ematochimici e alla visita neuropsichiatrica prescritti dalla pediatra», nel «dopo» però si sono sforzati di recuperare questo gap rendendosi disponibili a effettuare i controlli.
Discorso simile anche per l’istruzione. Bene infatti la scelta dell’istruzione «parentale». Male però, secondo i giudici, che la famiglia Trevallion non abbia mai avvisato il dirigente scolastico della scuola più vicina, come prevedono le norme, dichiarando anno per anno «il possesso della capacità tecnica o economica per provvedere all’insegnamento parentale».
Oggi la sfida alle istituzioni parrebbe rientrata. E anche sotto il profilo della socializzazione, i tre bambini hanno familiarizzato assai rapidamente con i coetanei presenti nella casa famiglia.
In ogni caso i figli dei Trevallion verranno sentiti di nuovo dal Tribunale senza la presenza dei genitori, diversamente da quanto avvenne nei mesi scorsi quando mamma Catherine traduceva per i piccoli.
Infine, la conclusione dei giudici in difesa dei principi metodologici seguiti: «Costituisce principio consolidato nella giurisprudenza Cedu (la Corte europea dei diritti dell’uomo, ndr ) quello secondo cui sottrarre i minori alle cure dei genitori è un’ingerenza nella vita familiare che esige una giustificazione legata alla necessità di attuare il migliore interesse del minore; l’ingerenza va considerata una misura temporanea da sospendere appena le circostanze lo permettano».
(da Corriere della Sera)
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Dicembre 22nd, 2025 Riccardo Fucile
LE DIVISIONI SU ISRAELE, IL RUOLO DEI NEONAZISTI DI NICK FUENTES, IL RUOLO INGOMBRANTE DI COSPIRAZIONISTI ALLA CANDACE OWENS E DEI SUPREMATISTI ANTI-IMMIGRANTI
Ecco un po’ di “carinerie” alla rinfusa da Phoenix, dove il movimento Tpusa – che fu di Charlie Kirk, assassinato in settembre, e ora è guidato dalla vedova Erika ed è il cuore di Maga – fa la sua convention. Ad AmericaFest ci sono 30 mila persone in maggioranza giovani e studenti di college e licei.
Ben Shapiro, fondatore di The Daily Wire, ebreo ortodosso su Carlson Tucker: «Truffatore e imbroglione». Steve Bannon, guru Maga ante-litteram su Shapiro: «È quanto più lontano dal mondo Maga». O ancora: «È un cancro che si sta diffondendo». Shapiro su Bannon: «Addetto stampa di Epstein». Megyn Kelly, giornalista podcaster a Shapiro: «Non siamo più amici». E ancora sui compagni che sbagliano della galassia Maga: «Ciarlatani che parlano in nome di principi ma danno fiato a cospirazioni e disonestà».
A proposito di cospirazionisti. Non c’è Candace Owens, ex dipendente di Tpusa, ora influencer con 5,4 milioni di seguaci su You Tube, ma è sulla bocca di tutti. E diventata celeberrima per due cose: la prima è aver definito Brigitte Macron un uomo e non aver mai cambiato idea. La seconda per aver costruito un
castello di teorie cospirative attorno alla morte di Kirk, il colpo di Tyler Robinson, il killer, è stato eterodiretto da qualche governo straniero o da qualcuno dentro Turning Point Usa.
Ha litigato con Erika Kirk, le due si sono incontrate qualche giorno fa. Se si sono chiarite è questione aperta. Benny Johnson denuncia: «Sono stufo delle divisioni». Il mondo Maga è spaccato in tribù, ognuno a caccia di visibilità e seguaci e […] di «milioni di dollari».
A Phoenix è andato anche JD Vance incassando applausi e ovazioni. È il primo non candidato della storia a ricevere un formale endorsement per le elezioni del 2028. Non ha ancora detto se correrà, ma Erika Kirk ha già schierato il suo staff con lui. La prima mossa sarà essere operativi in tutte le 99 contee dell’Iowa, prima tappa delle primarie del 2028.
La realtà è che dentro la galassia Maga si combatte una “guerra civile”, le divisioni sono sì fra personalità forti (eccentriche in alcuni casi), ma anche i temi dividono. Vivek Ramaswamy, già candidato alle primarie nel 2024 e ora in corsa per governatore dell’Ohio, ha ad esempio gettato in pasto alla folla la sua idea che la cittadinanza per «sangue e nascita è non americana». Lui, milionario del biotech, originario dell’India, ha smontato l’idea di un dono divino per i bianchi americani da generazioni negli States.
Di fatto colpendo uno dei capisaldi della visione di JD Vance. Discutono su Israele pure i Maga e sull’antisemitismo. Shapiro è un ebreo ortodosso e ha criticato aspramente Tucker per aver trasmesso un’intervista con Nick Fuentes, simpatie hitleriane poco sopite. Ed è andato contro l’Heritage Foundation, il think
tank conservatore il cui presidente Kevin D.
Roberts, ha legittimato la messa in onda dell’intervista: «Ora l’Heritage cambi rotta». Qualcuno dei Maga definisce genocidio quanto accade a Gaza; altri sono schierati con Israele. Dialettica che il mondo Maga […] fatica a sposare visto che in un decennio ha trovato compattezza e forza nello sfidare cancel culture, wokismo e le battaglie di quella che il popolo Maga, Trump in testa, chiama «la sinistra lunatica radicale».
(da La Stampa)
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