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“SE GIORGIA MELONI CONTINUERÀ A MOSTRARSI LA LEADER EUROPEA PIÙ DEVOTA A TRUMP, MALGRADO I SUOI ATTACCHI ALL’EUROPA E LA SUA OPERA DI DISTRUZIONE DELLO STATO DI DIRITTO IN PATRIA E NEL MONDO, MI VERREBBE DI PENSARE CHE ABBIA ANCHE LEI, NELL’INTIMO, UNA VOCAZIONE AUTORITARIA”

Gennaio 28th, 2026 Riccardo Fucile

IL SENATORE A VITA MARIO MONTI: “CERTI TRATTI DELL’AUTORITARISMO DI TRUMP SI AVVICINANO AD ALCUNE CARATTERISTICHE CHE L’ITALIA PER FORTUNA NON HA PIÙ VISTO, DOPO IL REGIME FASCISTA. NON PRENDERE LE DISTANZE DA QUESTI ASPETTI DI TRUMP, LA METTEREBBE IN DIFFICOLTÀ”

Perché Giorgia Meloni è ancora oggi molto vicina a Donald Trump? Un anno fa, tre solidi motivi potevano spiegarlo. Primo, l’affinità ideologica e di visione politica tra due esponenti di punta del nazionalismo conservatore, uno in America, l’altra in Italia e in Europa.
Secondo, la convenienza politica: essere l’unico capo di governo europeo in grado di parlare a Trump con scioltezza, riscuotere visibilmente la sua fiducia era un fattore di prestigio e di forza, spendibile dalla premier Meloni nell’arena politica italiana e forse dall’Italia nel contesto europeo e globale.
Terzo, una missione strategica: all’apparire dei primi contrasti tra gli Stati Uniti e l’Europa, la nostra premier si è data l’obiettivo di essere un ponte tra le due sponde dell’Atlantico
Al passare del tempo, tuttavia, è emerso con evidenza che l’ostilità del presidente Trump verso l’Europa, e in particolare verso l’Unione europea, non era alimentata tanto da specifici dissensi quanto da una dottrina geopolitica ben radicata nel movimento Maga.
Inoltre, i più duri colpi di maglio ai rapporti transatlantici e alla coesione dell’Occidente venivano inferti proprio dal presidente Trump, più portato a rispettare i leader autoritari delle grandi potenze autocratiche come la Russia o la stessa Cina che i grigi governanti delle democrazie liberali.
Infine, negli ultimi mesi sono cresciute, in America e nel mondo, le preoccupazioni per lo stile di governo del presidente Trump, forse legato anche ad alcuni tratti della sua personalità. è ormai chiaro che Trump non considera più lo stato di diritto come un vincolo, né sul piano interno né su quello internazionale. Egli stesso ha del resto dichiarato il 9 gennaio al New York Times : «Io non sono tenuto a rispettare il diritto internazionale. La mia moralità e il mio giudizio sono la sola cosa che può fermarmi».
Che vi siano decine di milioni di americani che appoggiano questo loro carismatico presidente al di là della loro Costituzione e dei Trattati internazionali approvati dagli Stati Uniti, non può essere invocato come attenuante («è stato eletto») alla sistematica distruzione dello stato di diritto, in America e nel mondo, per fare posto alla prepotenza del più forte.Negli Stati Uniti i sondaggi mostrano peraltro un forte declino del tasso di approvazione dell’operato di Trump, che si colloca ora mediamente al 40%. gli europei, i bastonati per eccellenza, cominciano a rivoltarsi contro gli atteggiamenti e le misure di Trump, anche nei Paesi che tradizionalmente […] sono stati molto in armonia con gli Stati Uniti.
Secondo il recentissimo sondaggio di «Grand Continent» il 90% degli italiani, francesi e tedeschi vede in Trump tendenze autoritarie o addirittura dittatoriali. In
quegli stessi Paesi, quasi il 70% degli interpellati considera la sua politica estera come un disegno di ricolonizzazione e predazione.
Alla luce di questi dati, è difficile ormai vedere una convenienza politica nella fedeltà a oltranza. Insomma, dei tre solidi motivi che un anno fa potevano spiegare il desiderio di Giorgia Meloni di essere molto vicina a Donald Trump […] il secondo e il terzo si sono evaporati.
Se questa analisi è corretta, la particolare vicinanza che persiste deve essere legata essenzialmente all’affinità ideologica e di visione politica. Questo può anche fare onore alla nostra premier: anche quando vengono meno le convenienze politiche, le convinzioni ideologiche vengono mantenute. Questa sarebbe però una conclusione molto preoccupante, per l’Italia.
Già nello scorso aprile, alla vigilia della prima visita di Giorgia Meloni alla Casa Bianca, osservavamo su queste colonne che se per ingraziarsi Trump avesse assunto una postura subordinata, senza prendere in alcun modo le distanze dai primi segni evidenti del regime autoritario che si stava profilando, travolgendo gli argini rappresentati dallo stato di diritto, avrebbe corso un rischio.
Certi tratti dell’autoritarismo di Trump si avvicinano ad alcune caratteristiche che l’Italia per fortuna non ha più visto, dopo il regime fascista. Non […] prendere le distanze da questi aspetti di Trump, sempre più evidenti […], la metterebbe in difficoltà sul presente e sul futuro, ancora più importanti della lettura del passato. Una vicinanza, con un silenzio acritico, all’autoritarismo di Trump oggi, anche nei confronti dell’Europa, creerebbe allarmi che neppure una secca condanna del fascismo potrebbe attenuare.
Un tale atteggiamento potrebbe inoltre destare preoccupazioni fondate anche rispetto ad altre iniziative del governo e della maggioranza. Si prenda la riforma della giustizia. Sul referendum io ad esempio sono indeciso, vedo luci e ombre. Ma se la nostra premier continuerà a mostrarsi la leader europea più devota a Trump, malgrado i suoi continui attacchi all’Europa e la sua opera di distruzione dello stato di diritto in patria e nel mondo, mi verrebbe di pensare che abbia anche lei, nell’intimo, una vocazione autoritaria. Meglio allora, concluderei, non metterle in mano strumenti che potrebbero agevolare la messa in pratica dell’autoritarismo
(da Corriere della Sera)

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DIO, PATRIA E LOBBY: LA MAGGIORANZA UTILIZZA IL DECRETO MILLEPROROGHE PER STRIZZARE L’OCCHIO ALLE “CASTE” E ALLE CATEGORIE AMICHE, ALLA FACCIA DELLA CONCORRENZA

Gennaio 28th, 2026 Riccardo Fucile

FORZA ITALIA PUNTA A FAR SLITTARE PER L’ENNESIMA VOLTA LE GARE PER I BALNEARI, NONOSTANTE LE REGOLE EUROPEE. E C’È IL TENTATIVO DI DILATARE LE SCADENZE PER LE CONCESSIONI AGLI AMBULANTI … PREVISTA UNA NORMA PER MANTENERE LO STATUS QUO SUL SISTEMA DI ACCREDITAMENTO AL SISTEMA SANITARIO NAZIONALE: UNA MANO TESA AD ANGELUCCI E AI RAS DELLA SANITÀ PRIVATA … È FALLITO IL BLITZ PER RIAPRIRE IL CONDONO EDILIZIO DEL 2003: I TRE EMENDAMENTI DI FDI, LEGA E FORZA ITALIA SONO STATI RITENUTI INAMMISSIBILI

Slittamento pluriennale delle gare per le concessioni balneari, la mano tesa agli imprenditori della sanità privata e le sanatorie di ogni tipo. Il decreto Milleproroghe, quest’anno più che mai, è diventato uno strumento perfetto per la destra che lo vuole utilizzare per strizzare l’occhio alle lobby amiche.
Gli emendamenti al provvedimento, in esame nelle commissioni Affari costituzionali e Bilancio della Camera, sono una summa del pensiero del governo Meloni. Sembra una legge anti-concorrenza.
L’approdo in aula è stato calendarizzato a metà febbraio per un decreto che deve essere approvato, anche al Senato, entro il 1° marzo
È comunque arrivato puntuale il tentativo di far slittare le gare sulle concessioni demaniali marittime, a dispetto delle bocciature arrivate in tribunale sulla smania di prorogare i tempi dei bandi. La proposta è firmata dalle deputate di Forza Italia, Deborah Bergamini e Rosaria Tassinari, che puntano a rimandare tutto sine die […]
Nell’emendamento si prova a condurre in porto un’operazione diversa rispetto al solito: sospendere il percorso verso la liberalizzazione delle concessioni balneari, agganciando la situazione italiana ad altri paesi.
In attesa della «definizione di un quadro regolatorio nazionale coerente con le disposizioni applicate negli altri paesi dell’Unione», si legge nell’emendamento, le gare saranno congelate «sino al dodicesimo mese successivo all’applicazione degli
esiti delle procedure di infrazione (sull’uso delle zone costiere, ndr) di Spagna e Grecia».
Sempre in materia di “non libero mercato”, c’è il tentativo di dilatare a dismisura le scadenze per le concessioni agli ambulanti. L’emendamento è stato presentato dalla Lega, a prima firma Silvana Comaroli, e da Forza Italia con Roberto Pella. In questo caso l’intento è quello di far slittare, fino alla fine del 2032, le gare per chi è già titolare di una concessione.
Un irrigidimento della maggioranza che potrebbe tuttavia creare frizioni con il Quirinale. A gennaio 2024, il capo dello stato, Sergio Mattarella, aveva inviato una lettera ai presidenti delle Camere, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, per manifestare le proprie perplessità sulle proroghe predisposte – già allora – in materia di concessioni, sia per i balneari sia per gli ambulanti. Ma, oltre all’aspetto istituzionale, resta il cortocircuito politico: i partiti che si professano liberali, Forza Italia su tutti, si arroccano a difesa degli interessi particolari di precisi settori.
Tra gli emendamenti del Milleproroghe a Montecitorio è arrivato poi un altro grande classico della destra: la norma per non intaccare lo status quo sul sistema di accreditamento al sistema sanitario nazionale. Da quando si è insediato il governo Meloni si sono susseguiti interventi ad hoc per stoppare la riforma, varata dal precedente esecutivo, guidato da Mario Draghi.
Insomma, la destra confeziona l’ennesimo regalo per i big della sanità privata, di cui in parlamento c’è un rappresentante di rilievo: Antonio Angelucci, deputato della Lega e capostipite dell’impero del gruppo San Raffaele, oggi affidato ai suoi figli. Ovviamente la disposizione interessa tutti gli attori del settore, inclusi i gruppi San Donato, Humanitas e Kos.
Il testo, presentato dalla deputata di Forza Italia, Annarita Patriarca, propone di rinviare al dicembre 2027 la riforma, varata dal governo Draghi, che prevedeva un’apertura al mercato dell’accreditamento con apposite gare. In pratica se ne parlerebbe nella prossima legislatura.
Ma non è il solo emendamento che tenta di dilatare i tempi: anche i renziani di Italia viva, con Davide Faraone, puntano a riscrivere la normativa sulle strutture convenzionate. Mettendo come punto iniziale il rinvio dei bandi per aggiudicarsi l’accreditamento.
Al gran ballo delle proposte a favore di lobby, spuntano due cavalli di battaglia
della destra negli ultimi venti anni: sanatoria fiscale e condono edilizio. Il forzista Pella propone un’ulteriore estensione, dal 2022 al 2023, del ravvedimento speciale. Insomma, chi non è in regola con i pagamenti avrebbe un tempo supplementare per scongiurare le emissioni delle cartelle esattoriali.
Il tema del condono edilizio, come anticipato da Repubblica, è stato infine rilanciato da Fratelli d’Italia, con l’emendamento della deputata Imma Vietri, seguito da Lega, con il testo firmato da Giampiero Zinzi, e Forza Italia, con la proposta depositata da Patriarca. Una tempistica quantomeno infelice, visto quando sta accadendo a Niscemi.
Alla fine, la dichiarazione di inammissibilità (per estraneità al provvedimento) degli emendamenti sul condono, firmata dai presidenti delle commissioni Affari costituzionali e Bilancio, Nazario Pagano e Giuseppe Mangialavori, ha tolto dall’impaccio la maggioranza.
(da Domani)

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SE L’ESTREMA DESTRA EUROPEA GRIDA ALLA “REMIGRAZIONE”, LA SPAGNA SCEGLIE L’INCLUSIONE: IL GOVERNO PROGRESSISTA DI PEDRO SANCHEZ AVVIA L’ITER PER LA REGOLARIZZAZIONE DI OLTRE MEZZO MILIONE DI IMMIGRATI IRREGOLARI, PRESENTI NEL PAESE DA ALMENO CINQUE MESI PRIMA DEL 31 DICEMBRE 2025 E SENZA PRECEDENTI PENALI

Gennaio 28th, 2026 Riccardo Fucile

MADRID LEGA LA CRESCITA ECONOMICA DEGLI ULTIMI ANNI (+2,9% DEL PIL NEL 2025, OLTRE IL DOPPIO DELLA MEDIA EUROPEA E UN TASSO DI DISOCCUPAZIONE SOTTO IL 10% PER LA PRIMA VOLTA DA 18 ANNI) AL CONTRIBUTO DELL’IMMIGRAZIONE

Madrid si smarca dalla linea dominante in Europa: mentre molti governi irrigidiscono confini e norme, l’esecutivo progressista di Pedro Sanchez avvia una regolarizzazione straordinaria destinata a oltre mezzo milione di immigrati irregolari.
Una scelta politica e simbolica che intreccia diritti, demografia ed economia, rivendicata come risposta “realistica” a una trasformazione già in atto nella società spagnola.
“Oggi è una giornata storica per il nostro Paese”, ha dichiarato la ministra dell’Inclusione, Previdenza sociale e Migrazioni, Elma Saiz, al termine del Consiglio dei ministri. “Rafforziamo un modello migratorio fondato sui diritti umani, sull’integrazione e sulla convivenza, compatibile con la crescita economica e la coesione sociale”.
La misura – concordata con Podemos e adottata via decreto dall’esecutivo di coalizione minoritario Psoe-Sumar, per evitare le forche caudine del Parlamento – apre l’iter per la concessione di un permesso di residenza legale a “circa mezzo milione di stranieri” presenti in Spagna da almeno cinque mesi prima del 31 dicembre 2025 e privi di precedenti penali.
Inizialmente annuale, consentirà fin da subito l’accesso al lavoro “in tutti i settori e ovunque nel paese” ai richiedenti. Che, poi, concluderanno l’iter di integrazione tramite la normativa ordinaria sugli Stranieri. Include i ricongiungimenti familiari da subito anche per i figli minori. I termini per la presentazione delle richieste di regolarizzazione inizieranno da aprile per concludere il 30 giugno.
I numeri spiegano le ragioni della scelta. In Spagna vivono oltre 7 milioni di stranieri su 49,4 milioni di abitanti (dati Ine) e che rappresentano il 16% degli iscritti alla Previdenza sociale, come ha evidenziato la ministra Saiz. Gli irregolari, secondo un report de centro di analisi Funcas, sono circa 840mila, otto volte più che nel 2017. In larga maggioranza (circa 91%) provenienti dall’America Latina. con nazionalità colombiana, peruviana e honduregna particolarmente numerose, di madrelingua ispanica.
Una forza lavoro in gran parte già inserita nei gangli dell’economia e che potrà essere ora regolarizzata. Mentre i flussi degli irregolari sono in calo: nel 2025 sono entrati in Spagna circa 37mila migranti irregolari, pari a – 42% rispetto al 2024, secondo il ministero dell’Interno.
Il governo lega apertamente la robusta crescita economica degli ultimi anni (del 2,9% del Pil nel 2025, oltre il doppio della media europea) al contributo dell’immigrazione. Non a caso Sanchez ha ripetuto che “è decisivo per l’espansione dell’economia”. E, proprio oggi, i dati diffusi dall’Ine sull’occupazione nel 2025 hanno segnato record di oltre 22,4 milioni di lavoratori, con un tasso di disoccupazione sceso sotto il 10% per la prima volta da 18 anni. E con quasi mezzo
milione di persone in più nella forza lavoro attiva, che hanno attenuato le pressioni legate all’invecchiamento della popolazione, sostenendo il sistema di welfare.
La sanatoria, ispirata a un’iniziativa legislativa popolare del 2023, sostenuta da 700.000 firme del mondo associativo (inclusa la Chiesa spagnola) ma bloccata in Parlamento, ha però esasperato lo scontro politico. Il partito di estrema destra Vox, guidato da Santiago Abascal, ha reagito con toni estremi, bollandola come un “effetto di richiamo” per migliaia di persone.
Ha accusato il governo di voler “sostituire il popolo spagnolo” e ha invocato “espulsioni e rimpatri forzati”. Mentre il leader del conservatore Partido Pupular, Alberto Nunez Feijoo, ha definito la regolarizzazione “una cortina di fumo” tesa a “distogliere l’attenzione” da criticità, come la gestione dei trasporti pubblici, dopo le recenti tragedie nazionali della strage ferroviaria di Adamuz (Cordoba) in cui sono morte 45 persone.
(da agenzie)

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GIORGIA MELONI LASCIA NISCEMI CON LE SOLITE PROMESSE E, A OLTRE UNA SETTIMANA DALLA DISTRUZIONE DEL CICLONE HARRY, VA A FARE LA SUA PASSERELLA A CATANIA PER UN VERTICE SUI DANNI DEL MALTEMPO

Gennaio 28th, 2026 Riccardo Fucile

LA PROCURA DI GELA HA APERTO UN PROCEDIMENTO PENALE PER DISASTRO COLPOSO E DANNEGGIAMENTO CONTRO IGNOTI E L’EX “IENA” ISMAELE LA VARDERA INFILZA NELLO MUSUMECI, EX GOVERNATORE DELLA REGIONE SICILIANA, OGGI MINISTRO DELLA PROTEZIONE CIVILE: “C’È UN PIANO DI EMERGENZA CHE ESISTEVA GIÀ DAL 2019, FIRMATO DA MUSUMECI. COSA È STATO FATTO IN QUESTI ANNI PER IL DISSESTO IDROGEOLOGICO? NULLA”

Visita della premier Giorgia Meloni a Niscemi, il paese in provincia di Caltanissetta interessato da un vasto movimento franoso che sta mettendo a rischio una parte del centro abitato. Mercoledì 28 gennaio, dopo aver sorvolato in elicottero la zona colpita dalla frana la premier è andata in municipio insieme al capo della Protezione civile, Fabio Ciciliano per una riunione operativa,«Quanto accaduto per la frana del 1997 non si ripeterà, il governo agirà in maniera celere» sarebbe stata la rassicurazione (secondo quanto scrive l’agenzia Ansa) fatta da Giorgia Meloni durante la riunione. Sempre in mattinata la Procura della Repubblica di Gela ha aperto un procedimento penale per disastro colposo e danneggiamento. Il procedimento è assegnato a due pm oltre che al procuratore capo Salvatore Vella ed è, allo stato, a carico di ignoti. «La frana di Niscemi non è nata oggi, ha una storia. Cercheremo di capire se potevano essere adottate delle contromisure per fermarla e non è stato fatto o se addirittura è stato fatto qualcosa, o non è stato fatto, che ha aggravato», ha spiegato Vella.
“Come e’ possibile che siamo arrivati a questa situazione perche’ al di la’ delle parole vuote c’e’ un piano di emergenza che esisteva gia’ dal 2019, firmato da un signore che si chiama Nello Musumeci, oggi ministro della Protezione civile. Cosa e’ stato fatto in questi anni per il dissesto idrogeologico?
Nulla, nonostante gia’ gli esperti della regione avevano legittimato che quella collina stesse franando. Al di la’ di tutto dobbiamo andare a comprendere le responsabilita’”. E’ quanto ha affermato il deputato regionale, Ismale Lavardera, leader del movimento Controcorrente, oggi a Niscemi.
“Leggo esterrefatto l’intervista odierna al ministro Nello Musumeci, sul Corriere della Sera, che afferma testualmente: ‘Il comune di Niscemi nei miei 5 anni non ha sollevato il problema dell’abitato’. Non c’è nulla di più falso e il Pai lo inchioda. In quel documento c’è la sua firma politica. Niscemi era già stata attenzionata dall’ex presidente, Nello Musumeci che nel 2022, con il Piano per l’assetto idrogeologico, sapeva i gravi rischi del terreno franoso e del potenziale pericolo. Il dipartimento aveva segnalato tutto. Dopo quell’atto, in cui veniva messo nero su bianco dalla stessa Regione che Niscemi aveva bisogno di interventi urgenti per consolidare il territorio nulla è stato fatto”.
Lo dice il deputato regionale e leader di Controcorrente Ismaele La Vardera “Ecco Musucemi oggi – prosegue – è diventato ministro per la Protezione civile dimenticandosi proprio quella emergenza da lui stesso lanciata. Dal 2022 ad oggi, né il ministro, che conosceva la situazione, né la Regione che la certificava ha fatto atti per mettere in sicurezza quel territorio
Sono vicino a quelle comunità che oggi vivono un incubo, ma l’emergenza non deve fare scappare dalle responsabilità chi sapeva: e Musumeci da ministro deve dare spiegazioni non solo alla Sicilia, ma a tutti gli italiani. Oggi sarò a Niscemi con il deputato e leader di Avs Angelo Bonelli e chiederò ufficialmente di far istituire alla Camera una commissione d’inchiesta sul caso”.
(da agenzie)

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I VESCOVI STRONCANO L’IPOTESI CHE LA MILIZIA TRUMPIANA “ICE” SIA PRESENTE ALLE OLIMPIADI DI MILANO-CORTINA: “CI AUGURIAMO CHE IL RISPETTO DELL’ORDINE PUBBLICO SIA ASSICURATO IL PIÙ POSSIBILE DALLE NOSTRE AUTORITÀ”

Gennaio 28th, 2026 Riccardo Fucile

LE BORDATE DEL PRESIDENTE DELLA CEI SULL’ITALIA IN PIENO “SPAESAMENTO CHE PRODUCE MALESSERE, PAURA E VIOLENZA” E SU UNA REALTÀ CHE DOVE “PREVALE LA LOGICA GREZZA E ILLUSORIA DEL PIÙ FORTE” (A MELONI E TRUMP SARANNO FISCHIATE LE ORECCHIE)

È un’Italia in pieno «spaesamento che produce malessere, paura e violenza». Un Paese immerso nell’«età della forza», dice il presidente della Cei, il cardinale Matteo Zuppi, citando il sindaco “santo” di Firenze, Giorgio La Pira, «con il corteo di antagonismi, polarizzazioni, odio manipolato da campagne interessate che inquinano nel profondo le relazioni e le menti» e che fanno crescere «il disprezzo della vita, dal suo inizio alla sua fine».
Eppure esiste e resiste anche una «diffusa Italia cattolica» che è popolata «di tante “case” diverse, in cui si prega, si fa pace, si servono i poveri, si vive la fraternità»; che «si prende cura delle ferite del prossimo»; che chiede di «riaccendere la passione di fare comunità», antidoto a «un condominio anonimo che condanna alla solitudine»; che, sulla scia della Cammino sinodale, vuole superare «lo scollamento fra la fede e la vita». Il cardinale Zuppi apre il Consiglio permanente della Conferenza episcopale che si tiene da oggi a mercoledì a Roma
E nella sua introduzione spiega che accanto a una realtà che dove «prevale la logica grezza e illusoria del più forte» c’è un «popolo che, pur condividendo le difficoltà di tutti, ha fisso lo sguardo al Signore, speranza e consolazione» e che «cerca il volto di Dio e chiede di incontrare non idee o ennesimi consigli virtuali ma comunità, case di fraternità, relazioni umane disinteressate». Un «mondo», come il cardinale lo definisce, che «è una ricchezza» per l’intera Penisola e che «evita lo smottamento del terreno umano e sociale, quel dissestamento spirituale di una città di tanti individui soli».
Una Chiesa viva che è anche presente nella vita pubblica e fa sentire la sua voce sui temi civili. Come il referendum costituzionale sulla giustizia e sulla separazione delle carriere dei magistrati. Una questione che, afferma il presidente della Cei, «come Pastori e come comunità ecclesiale, non ci deve lasciare indifferenti. C’è un equilibrio tra poteri dello Stato che i padri costituenti ci hanno lasciato come preziosa eredità e che è dovere preservare.
Autonomia e indipendenza sono connotati essenziali per l’esercizio di un processo giusto, e tali valori devono essere perseguiti, pur nelle diverse possibili realizzazioni storiche e pluralità di opinioni e orientamenti». Zuppi torna sull’allarmante fuga degli elettori dalle urne che ha caratterizzato le ultime tornate elettorali nel Paese. «Sentiamo l’esigenza di ribadire l’importanza della partecipazione.
Tutti noi parteciperemo, perché corresponsabili del bene comune del nostro Paese. Invitiamo quindi tutti ad andare a votare, dopo essersi informati e aver ragionato sui temi e sulla posta in gioco per il presente e per il futuro della nostra società, senza lasciarsi irretire da logiche parziali». Dalla Cei giunge anche l’auspicio che «continui, anche dopo il referendum, l’attenzione sull’esercizio concreto della giurisdizione nel nostro Paese, snodo importante per la custodia del bene comune»
(da Avvenire)

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LA FOLLIA DI TRUMP ORA SPAVENTA ANCHE I TRUMPIANI: IL PRIMO MINISTRO SLOVACCO, ROBERT FICO, HA CONFESSATO AGLI ALTRI LEADER UE DI ESSERE RIMASTO “SCIOCCATO” PER LO STATO MENTALE DEL PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI D’AMERICA

Gennaio 28th, 2026 Riccardo Fucile

LA NOTIZIA, RIPORTATA DA “POLITICO.EU”, È STATA CONFERMATA DA CINQUE DIVERSI DIPLOMATICI EUROPEI INFORMATI SUI FATTI

Il primo ministro slovacco ha detto ai leader dell’Unione europea, durante un vertice la scorsa settimana, che un incontro con Donald Trump lo ha lasciato scioccato per lo stato mentale del presidente degli Stati Uniti, secondo quanto riferito da cinque diplomatici europei informati sulla conversazione.
Robert Fico, uno dei pochi leader dell’Ue a sostenere frequentemente la linea di Trump sulle debolezze dell’Europa, era preoccupato per lo “stato psicologico” del presidente americano, hanno detto due dei diplomatici.
Secondo altri due, Fico ha usato la parola “pericoloso” per descrivere l’impressione che Trump gli ha fatto durante il loro incontro faccia a faccia nella tenuta di Mar-a-Lago, in Florida, il 17 gennaio.
La conversazione tra Fico e i suoi omologhi europei ha avuto luogo a Bruxelles il 22 gennaio, a margine di un vertice Ue di emergenza convocato per discutere delle relazioni transatlantiche dopo le minacce di Trump di impadronirsi della Groenlandia.
Il primo ministro slovacco ha fatto queste osservazioni in un incontro informale separato tra alcuni leader e i vertici dell’Ue, e non durante le tavole rotonde ufficiali, hanno riferito i diplomatici. Nessuno dei diplomatici che hanno parlato
con POLITICO era presente, ma singoli leader li hanno informati separatamente sul contenuto della conversazione poco dopo che era avvenuta.
Tutti i diplomatici hanno ottenuto l’anonimato da POLITICO per poter discutere degli scambi riservati tra i leader. Provengono da quattro diversi governi dell’Ue. Il quinto è un alto funzionario europeo. Tutti hanno detto di non conoscere i dettagli di ciò che Trump avrebbe detto a Fico e che avrebbe provocato quella reazione.
commenti di Fico sono particolarmente significativi perché è tra i politici europei più filo-Trump: dopo l’incontro a Mar-a-Lago ha rivendicato il suo accesso al presidente statunitense in un video su Facebook e ha espresso sostegno all’approccio di Washington alla guerra tra Russia e Ucraina.
Un anno fa, Fico ha parlato alla Conservative Political Action Conference, dicendo agli americani che “il vostro presidente sta rendendo un grande servizio all’Europa”.
Un alto funzionario dell’amministrazione, che era presente all’incontro tra Trump e Fico e ha parlato in forma anonima per descrivere la conversazione, ha detto di non ricordare momenti imbarazzanti né scambi fuori tono. Ha aggiunto che l’incontro, richiesto da Fico, è stato piacevole e normale e ha incluso anche alcuni momenti leggeri, immortalati da un fotografo della Casa Bianca.
Fico sarebbe apparso “traumatizzato” dall’incontro con Trump, ha detto uno dei diplomatici europei. Fico avrebbe descritto Trump come “fuori di testa”, secondo le parole riferite al diplomatico dal proprio leader, che era direttamente coinvolto nella conversazione.
Le preoccupazioni private di Fico contrastano con il resoconto pubblico della sua visita a Mar-a-Lago, fornito tramite un post ufficiale su Facebook.
In quel video, Fico ha detto che l’invito nella residenza in Florida di Trump era un segno di “alto rispetto e fiducia” da parte del presidente americano. I due leader hanno discusso dell’Ucraina e della loro visione condivisa secondo cui l’Ue si trova in una “crisi profonda”, durante quelli che Fico ha definito “colloqui informali e aperti”.
Fico, che durante il viaggio negli Stati Uniti ha firmato un accordo di cooperazione civile sul nucleare con Washington, nel video non ha menzionato le rivendicazioni di Trump sulla Groenlandia né la sua operazione per rovesciare il leader venezuelano Nicolás Maduro all’inizio di gennai
Ha detto che i colloqui si erano concentrati su temi come l’Ucraina, sostenendo che Washington cercava il suo punto di vista perché la Slovacchia “non è un pappagallo di Bruxelles”, cioè non si limita a ripetere le posizioni delle istituzioni euroRobert Fico avrebbe descritto Donald Trump come “fuori di testa”, ha detto un diplomatico, usando le parole riferitegli dal proprio leader, direttamente coinvolto nella conversazione. | Shawn Thew/EPA
Anche senza le osservazioni di Fico, i leader europei e gli alti funzionari sono sempre più preoccupati per l’“imprevedibilità” del presidente statunitense, secondo un sesto diplomatico dell’Ue che non è stato informato direttamente da un leader sulla conversazione della scorsa settimana.
Le paure riguardo alla salute del presidente degli Stati Uniti stanno “rapidamente diventando un tema di discussione sempre più frequente a tutti i livelli”, ha detto un funzionario europeo coinvolto nei dibattiti politici a Bruxelles e tra le capitali.
Trump, 79 anni, ha ripetutamente e con forza negato di soffrire di qualsiasi condizione che influisca sulle sue capacità cognitive, dichiarando questa settimana a New York Magazine di non essere affetto dal morbo di Alzheimer.
“Non lo farò, ok?”
(da agenzie)

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REFERENDUM GIUSTIZIA, I NO RAGGIUNGONO I SI’, SONO I PIU’ ANZIANI A PROPENDERE PER IL SI’, TRA I GIOVANI PREVALE NETTAMENTE IL NO

Gennaio 28th, 2026 Riccardo Fucile

DONNE PREVALE IL NO, TRA GLI UOMINI IL SI’… FINO A 55 ANNI VINCE IL NO

Mentre il Tar del Lazio esamina il ricorso presentato dal comitato del No guidato dall’avvocato Carlo Guglielmi, e si attende un responso nelle prossime ore sulla richiesta di sospendere la delibera con cui il governo ha fissato la data del referendum sulla riforma della Giustizia per il prossimo 22 e 23 marzo, un sondaggio certifica per la prima volta un avvicinamento del fronte del No a quello dello Sì.
Secondo i sondaggi dell’Istituto Ixe, ci sarebbe in questo momento un testa a testa. Stando alla fotografia scattata dall’istituto di ricerca, il fronte del Sì, a gennaio
2026, si attesterebbe intorno al 50,1% (contro il 53% di novembre) mentre quello del No sarebbe al 49,9% (47% a novembre). Per quanto riguarda l’affluenza, il 61,5% degli italiani dovrebbero partecipare alla consultazione, che non prevede però un quorum: significa che il referendum sarà considerato valido a prescindere dalla partecipazione.
Il 90% degli elettori di Fdi pensa di votare Sì, solo il 10% si esprimerà con un No. Tra gli elettori del Pd prevalgono nettamente i No: sono il 92%. Anche nel M5s la maggioranza degli elettori, l’83%, è per il No (voterà Sì il 17%). Tra gli azzurri di Forza Italia la stragrande maggioranza, cioè il 96%, è per il Sì alla riforma. La Lega ha una percentuale di No più cospicua, 19%. Tornando alle opposizioni, Avs può contare su un elettorato schierato per il No (91%).
I Sì e i No sono diffusi in modo abbastanza omogeneo tra uomini e donne: il 53% della popolazione di sesso maschile sostiene la riforma, mentre il 47% vota No. Al contrario, il suo 47% delle donne è per il Sì, mentre voterà No il 53% delle elettrici. I No prevalgono nella fascia 18-34 anni (66%), mentre i No e Sì sono più equamente distribuiti nelle altre fasce d’età: vuole respingere la riforma il 56% dei 35-44enni, mentre vuole confermarla il 44% di loro. Nella fascia 45-54 anni i No prevalgono ancora, e sono il 54%, mentre i Sì sono il 46%; salendo ancora, tra coloro che hanno 55 anni c’è invece una preferenza per il Sì (62%), contro il 38% di loro che è per il No. Infine la parte più anziana della popolazione, quella over 65, sembra essere più a favore della riforma: i Sì sono al 57% e i No sono al 43%.
A breve si saprà cosa deciderà il tribunale amministrativo se dovesse accogliere il ricorso, ci potrebbe essere uno slittamento del referendum. Intanto oggi, alle 9, il comitato dei quindici giuristi si recherà a depositare le firme in Cassazione: sia le 546.463 raccolte con il portale online che quelle prese con i moduli cartacei, arrivate nelle scorse ore. Il portavoce del comitato Carlo Guglielmi ha scritto in una nota: “Ci riconoscerete perché avremo un’aria qualunque, e qualche piccolo faldone sotto braccio”.
(da Fanpage)

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PORDENONE, IL PROF CHE HA DENUNCIATO LE LISTE DI AZIONE STUDENTESCA CONTRO I DOCENTI DI SINISTRA: “E’ ILLEGALE”

Gennaio 28th, 2026 Riccardo Fucile

“SE METTO UN 4 IN GRECO A UNO STUDENTE, RISCHIO DI ESSERE SEGNALATO COME COMUNISTA?”

La vicenda del liceo Leopardi Majorana di Pordenone non si è ancora chiusa, sebbeneil manifesto di Azione studentesca, che tramite un qrcode rimandava a un sondaggio, sia stato rimosso dai muri dell’istituto da qualche giorno.
Il manifesto incriminato, esposto sabato 17 gennaio, chiedeva sostanzialmente agli studenti di partecipare alla stesura di un report nazionale, per individuare i nom
degli insegnanti di sinistra che sono accusati di fare “propaganda”. Praticamente delle liste di proscrizione. Il sondaggio poneva un quesito semplice: “Hai uno o più professori di sinistra che fanno propaganda durante le lezioni?”. E poi: “Descrivi uno dei casi più eclatanti”. Il manifesto non è stata una ‘bravata’. La stessa iniziativa, con le stesse modalità, è stata segnalata anche in altre scuole di Pordenone, Alba, Cuneo e Palermo. Si tratta del tentativo di organizzare una campagna nazionale, partita dal movimento di estrema destra, come si vede anche da alcune foto che compaiono sul profilo social di Azione studentesca.
Sulla vicenda si sono espresse anche le istituzioni, a partire dal sindaco di Fratelli d’Italia Alessandro Basso, che invece di condannare l’iniziativa ha minimizzato il gesto, limitandosi a criticare le modalità: “Usare la politica in classe non va bene, sia a destra che a sinistra. Bisognava prendere gli studenti e dire ‘bene, volete fare un sondaggio di questo tipo? Dovete farlo bene’. Riconosco che è stato fatto in modo un po’ disordinato, non si possono chiedere i nomi e utilizzare i dati in modo maldestro”, ma questi studenti “hanno probabilmente toccato un tasto dolente, hanno toccato una certa sensibilità di alcuni insegnanti che si sono sentiti chiamati in causa”, ha detto in un video il primo cittadino, secondo cui è giusto in una scuola democratica “far esprimere gli studenti, insegnando loro a esprimere un dissenso, anche se quel dissenso non proviene da sinistra”. Per Basso è stato sbagliato “chiudere la bocca agli studenti”.
Il docente Paolo Venti a Fanpage.it: “Quando faccio lezione non sono un jukebox”
Paolo Venti, un docente del liceo Leopardi Majorana, che da 35 anni insegna latino e greco, è venuto a conoscenza una settimana fa del manifesto, e ha denunciato l’episodio prima alla dirigente scolastica e poi in prefettura. Ma non ha ottenuto risposte. Ha riferito a Fanpage.it che il volantino ora è scomparso. Ma il problema resta, come dimostrano anche gli interventi di tanti politici di destra che hanno commentato quando accaduto a Pordenone.
“Ci accusano di fare propaganda di sinistra. Ma non si può fare lezione, soprattutto quando si parla di materie come lettere, filosofia o storia, senza che sia una lezione anche politica. Con i ragazzi si deve ragionare, ai miei alunni dico come la penso, ognuno poi è libero di interpretare le cose nel modo che ritiene più opportuno. Non ho mai sanzionato nessuno, né ho mai cercato di convincere gli alunni delle mie idee. Ma non sono un jukebox, in cui inserire la monetina per far partire la lezione.
Quando parlo dico quello che penso. Cosa diversa è la propaganda, nessuno di noi si permetterebbe di farla. Ma non è possibile che una persona autorevole come un sindaco minimizzi quest’iniziativa”, dice a Fanpage.it il docente.
“Si tratta di una raccolta di dati, che viola palesemente la privacy. Si chiede un giudizio agli studenti sull’operato degli insegnanti. Se qualcuno dovesse notare qualcosa che non va in classe potrebbe rivolgersi alla dirigente, esistono gli strumenti per i controlli, come le ispezioni. Ma se metto un 4 in greco a uno studente, rischio poi di essere segnalato come comunista?”, si sfoga ancora Venti.
Il commento del sindaco è stato secondo il docente “inqualificabile”: “Sono disposto a parlare con i ragazzi che hanno affisso il volantino, non ce l’ho con loro. Anche se il mio sospetto è che ci sia qualcuno dietro a manovrarli”. Il riferimento del prof è al fatto che l’iniziativa non è stata appunto circoscritta, ma è stata organizzata in modo simile anche in altre città. “È un’operazione illegale”, continua. “Oggi chiedono di schedare gli insegnanti di sinistra, domani potrebbero schedare gli omosessuali. Qualcuno, attraverso gli studenti, sta cercando di spostare i paletti che abbiamo fissato 80 anni fa”.

(da Fanpage)

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NELLA FRANA DI NISCEMI C’E’ TUTTO QUEL CHE NON VA DELL’ITALIA

Gennaio 28th, 2026 Riccardo Fucile

DAL CAMBIAMENTO CLIMATICO AL DISSESTO IDROGEOLOGICO, DALLA POLITICA CHE SE NE FREGA ALLE BUROCRAZIE LOCALI CHE NON SPENDONO SOLDI

Nella frana di Niscemi, sul ciglio di quel precipizio da cui sta cadendo un paese intero della provincia di Caltanissetta, più o meno, c’è tutto.
C’è il cambiamento climatico, ovviamente, sotto forma di Ciclone Harry, evento metereologico estremo che sarà sempre più la regola e sempre meno l’eccezione nel bacino del Mediterraneo. Piccolo dettaglio: ora l’aumento delle temperature è di 1,3 gradi. Più la temperatura crescerà, più questi eventi saranno distruttivi. Ma, pensate che strano, più la temperatura cresce e più gli eventi climatici estremi stanno aumentando, più abbiamo deciso di ignorarli e far finta di niente. Perché? Provate a rispondere da soli.
C’è il dissesto idrogeologico, perché il clima non basta a frantumare come un biscotto la terra su cui poggia un intero paese. Nelle mappe della Protezione Civile, la zona di Niscemi è stata classificata a rischio molto elevato di dissesto geomorfologico. Un rischio che è aumentato parecchio, in Italia, negli ultimi anni, con la superficie pericolosa che è aumentata del 15% in quattro anni: oggi è esposto a frane il 95% del territorio e il 10% è zona ad alta pericolosità.
C’è il disinteresse della politica. A Niscemi, dove uno si aspetta manutenzione, attività di prevenzione, interventi urgenti, e invece niente. Perché ovviamente i soldi sono per le grandi opere come il Ponte, non per i piccoli interventi di manutenzioni come quello di Niscemi. O per le varie ed eventuali del Pnrr, con cui è stato finanziato di tutto, ma non il rischio idrogeologico, cui è stato destinato solamente l’1,3% dei 194,4 miliardi del piano.
C’è il disastro degli enti locali, perché dove ci sono i soldi, non vengono spesi. Nel 2021, una relazione della Corte dei conti rilevava che alla Sicilia erano stati assegnati circa 789 milioni per la mitigazione del rischio. Di quei 789 milioni ne
erano stati pagati 45 e liquidati solamente 29. Magari, spendendo quei pochi soldi che c’erano oggi non staremmo parlando di frane e sfollati.
C’è, infine, la strumentalizzazione della tragedia. Quella di chi parla delle responsabilità del governo in carica o degli enti locali solo quando gli enti locali sono della parte avversa, qualunque essa sia. Quando invece le responsabilità sono equamente condivise da chiunque abbia governato questo Paese negli ultimi trent’anni almeno.
Perché sì, nella frana di Niscemi più o meno c’è tutto. E siamo tutti responsabili, eletti ed elettori, governanti e governati. Nessuno escluso.
(da Fanapge)

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    • SUL DISASTRO DI NISCEMI È INIZIATO IL SOLITO SCARICABARILE. IL MINISTRO NELLO MUSUMECI, EX PRESIDENTE DELLA REGIONE SICILIANA FINITO NEL MIRINO PER NON ESSERSI MOSSO CON OPERE DI PREVENZIONE, PROVA A FAR RICADERE LA COLPA SUI SINDACI CHE SI SONO SUCCEDUTI AL COMUNE: “LA REGIONE NON NE SAPEVA NULLA”
    • L’IPOTESI CHE VANNACCI CREI IL SUO PARTITO HA UN EFFETTO DIROMPENTE ANCHE SULLA RIFORMA ELETTORALE. MASSIMO FRANCO: “FINORA, L’IPOTESI DI PALAZZO CHIGI ERA DI FISSARE UNO SBARRAMENTO ALL’INGRESSO IN PARLAMENTO DEI PARTITI CON MENO DEL 3% DEI VOTI: UN MODO PER AIUTARE ‘AZIONE’ DI CALENDA, CHE SI STA AVVICINANDO ALLA MAGGIORANZA”
    • NISCEMI & SCEMUNITI: IL PAESE SICILIANO FRANA E AL GOVERNO MELONI VOLANO COLTELLI: GIORGIA MELONI, NEL VIAGGIO A NISCEMI, PER NON RICEVERE CONTESTAZIONI, EVITA DI FARSI “SCORTARE” DAL MINISTRO MUSUMECI, EX GOVERNATORE DELLA SICILIA, INCHIODATO PER IL PIANO SULL’ASSETTO IDROGEOLOGICO DEL 2022 CHE DIMOSTRA COME LA REGIONE, PUR SAPENDO CHE ERANO NECESSARI INTERVENTI URGENTI, NON SI E’ MOSSA
    • AVVISATE GIORGIA MELONI: AGLI ITALIANI LA SUA SUDDITANZA A TRUMP NON PIACE: SECONDO IL SONDAGGIO “IZI”, IL 70% DEI CITTADINI CREDE CHE LA PREMIER ABBIA UN ATTEGGIAMENTO TROPPO ACCONDISCENDENTE NEI CONFRONTI DEL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO
    • MENO MALE CHE MATTARELLA C’E’. IL COLLE BLOCCA LO SCUDO PER LE IMPRESE CHE SOTTOPAGANO I DIPENDENTI CHE IL GOVERNO MELONI AVEVA INSERITO NELL’ULTIMA BOZZA DEL PNRR: LA NORMA È STATA CANCELLATA ALL’INGRESSO DEL GOVERNO IN CDM DOPO UN’INTERLOCUZIONE CON GLI UFFICI DEL QUIRINALE CHE AVREBBERO ESPRESSO “DUBBI TECNICI”
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