Gennaio 31st, 2026 Riccardo Fucile
“QUANTO A BARDELLA, È UN MISTERO. UN UOMO VUOTO, RIEMPIBILE DI QUALSIASI CONTENUTO, QUINDI MANIPOLABILE. PER QUESTO PIACE A UNA PARTE CRESCENTE DELL’ESTABLISHMENT FRANCESE”
Marion Maréchal Le Pen ha sempre rappresentato l’ala conservatrice, anzi diciamo pure reazionaria, della famiglia. Jean-Marie era un istrione, la cui simpatia di persona era inversamente proporzionale all’odiosità delle cose che diceva, come quando definì le camere a gas naziste «un dettaglio della storia», e venne condannato in tribunale per questo.
Marine, sua figlia, è un personaggio molto interessante. Ha capito che ormai la vera frattura non è più tra destra e sinistra ma tra l’alto e il basso della società, infatti ha conquistato il voto popolare, mentre la ricca Parigi vota Macron o Mélenchon.
Marion sinceramente mi sembra un personaggio meno interessante, più tradizionale. Rappresenta un certo cattolicesimo legittimista, la Francia nostalgica
dei tempi che precedettero la Rivoluzione, l’Ancien Régime. Non è un caso che Jordan Bardella, pur elogiando ovviamente Marine, si sia avvicinato a lei.
Marine con Marion non ha mai avuto un buon rapporto, se è per questo neanche con il padre: quando la intervistai, alla vigilia del ballottaggio del 2017, mi fece notare che Jean-Marie era andato alla ricerca di tutti i neonazisti francesi — «ma quanti neonazisti ci saranno in Francia? Dieci? Bene, lui è andato da tutti loro pur di ostacolarmi», poi in qualche modo si riconciliarono quando il patriarca si avvicinò alla fine, ma Marine ha passato la vita a far dimenticare di essere la figlia di Jean- Marie e ad aprire una nuova stagione politica, che escludesse qualsiasi cenno razzista — «non ho mai giudicato una persona dal colore della sua pelle» — e andasse oltre la destra più retriva.
Marion da questo punto di vista rappresenta a mio avviso un passo indietro. Non a caso ha intitolato la sua autobiografia «Se ti senti Le Pen», da una frase che le disse il nonno per spronarla all’impegno politico. Quanto a Bardella, è un mistero. Il perfetto Manchurian Candidate: un uomo vuoto, riempibile di qualsiasi contenuto, quindi manipolabile. Per questo piace a una parte crescente dell’establishment francese.
(da Corriere della Sera)
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Gennaio 31st, 2026 Riccardo Fucile
“MI HA PROVOCATO UNA REAZIONE FISICA, CONATI DI VOMITO NEL VEDERE ALLA TELEVISIONE ALCUNE DI QUESTE IMMAGINI”… “MIA FIGLIA È TERRORIZZATA. MI DICE: ‘PAPÀ, IO SONO NATA IN SPAGNA. MI POSSONO VENIRE A CERCARE’” – “MA LA COSA PIÙ DURA DI TUTTE È VEDERE CHE QUESTO SIGNORE (TRUMP) LO HANNO VOTATO”
“Non ho mai visto nulla di più vergognoso della banda di teppisti che ha inventato
questo signore,”. E’ quanto ha affermato l’attore e regista spagnolo, Antonio Banderas, nel criticare con fermezza l’azione dell’Ice, la polizia anti-immigrazione creata dall’amministrazione Trump, a Minneapolis.
In un’intervista radiofonica alla Cadena Ser, Banderas ha descritto con molta preoccupazione le scene riprese nei video degli interventi dell’Ice diffusi questa settimana dai media: “Non credo di aver mai visto nulla di più vergognoso di quello che sta facendo questa banda di teppisti, cacciando persone anziane dalle loro case, praticamente nude, buttandole nella neve, portando via bambini in manette, bambini di 12 anni”, ha detto l’attore.
“Mi ha provocato una reazione fisica, conati di vomito vedere alla televisione alcune di queste immagini”, ha spiegato Banderas. Soprattutto, “vedere una ragazza che era a terra mentre questi teppisti la pestavano”. Un’azione assolutamente
ingiustificabile: “C’è bisogno c’è di questo? Che necessità c’è di tirare fuori una pistola e sparare dieci colpi contro un uomo che portava un cellulare in mano? Che bisogno c’è?”, ha domandato Banderas riferendosi all’uccisione dell’infermiere Alex Pretti a Minneapolis da parte di agenti dell’Ice.
Banderas, che fra l’altro è padre di Stella del Carmen, la figlia avuta dalla relazione con l’attrice Melanie Griffith, ha assicurato che i suoi figli “sono terrorizzati”. “Mia figlia mi dice, papà, io sono nata in Spagna. Mi possono venire a cercare…”. “E’ molto duro”, ha osservato l’attore. “Ma la cosa più dura di tutte è vedere che questo signore lo hanno votato”, ha aggiunto l’attore nel riferirsi a Donald Trump.
(da agenzie)
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Gennaio 31st, 2026 Riccardo Fucile
PER L’ESECUTIVO EUROPEO, LA LEGISLAZIONE ITALIANA “NON GARANTISCE LA REGISTRAZIONE DI OGNI PERMESSO DI PRELIEVO O DI RACCOLTA DELL’ACQUA”. INOLTRE, LE CONCESSIONI NON SONO SOGGETTE AD ALCUNA REVISIONE PERIODICA… PALAZZO CHIGI HA DUE MESI DI TEMPO PER RISPONDERE
La Commissione europea ha aperto una procedura di infrazione contro l’Italia, la Danimarca e il Lussemburgo per non aver recepito correttamente la direttiva quadro sulle acque, compreso l’obbligo di effettuare revisioni periodiche delle autorizzazioni in materia di acque.
Lo annuncia l’esecutivo Ue in una nota, precisando che la legislazione italiana non “garantisce la registrazione di ogni permesso di prelievo o di raccolta dell’acqua, come la raccolta dell’acqua mediante la costruzione di una diga”.
Inoltre, puntualizza Palazzo Berlaymont, le concessioni non sono soggette ad alcuna revisione periodica, sebbene i periodi di validità possano essere di 30 o 40 anni”. E questo “non è in linea con gli obiettivi della direttiva”.
I tre Paesi hanno due mesi di tempo per rispondere alle criticità espresse dalla Commissione che, in assenza di una risposta soddisfacente, potrà decidere di emettere un parere motivato, portando avanti l’iter di infrazione.
(da agenzie)
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Gennaio 31st, 2026 Riccardo Fucile
LE LEZIONI DI DANIEL PENNAC: “LA SCUOLA HA SENSO SE CONTRIBUISCE A INCURIOSIRE SUL MONDO E SUL MODO DI FARNE PARTE. SE LASCI IL TELEFONO A UNO STUDENTE QUANDO ENTRA IN CLASSE, GLI DAI IL MEZZO PER USCIRNE SUBITO. UN SUICIDIO SCOLASTICO” … “LA FRANCIA? È POSSIBILE CHE L’ESTREMA DESTRA POSSA FARCELA. D’ALTRA PARTE NOI COPIAMO L’ITALIA. DOPO BERLUSCONI È ARRIVATO SARKOZY. DOPO MELONI ARRIVERÀ LE PEN O BARDELLA”
«L’Italia è la mia seconda patria letteraria, grazie a Stefano Benni, che ha fatto
conoscere i miei libri a Feltrinelli». Daniel Pennac, 81 anni, nato a Casablanca, residente a Belleville nel multietnico XX arrondissement di Parigi dove ha ambientato la saga famigliare dei Malaussène, sta scrivendo un libro sullo scrittore bolognese scomparso a settembre e domani sarà al Circolo dei lettori di Torino per Francesissimo.
Lei ha insegnato Lettere per quasi trent’anni al liceo, ma quando ci siamo incontrati tempo fa a Parigi in una pasticceria nota per i macaron raccontò di essere deluso da una scuola divenuta un mercato per studenti consumatori. A cosa serve per lei l’istruzione pubblica e ha ancora senso nel mondo digitale?
«La scuola è sempre stata al centro dei miei pensieri, dunque delle mie speranze e delle mie critiche. E non solo delle mie. In Francia come in Italia la scuola è oggetto di disputa permanente. Tra il modello laico e quello religioso per esempio.
Tra gestione pubblica e privata. Tra un’idea di istruzione chiusa e aperta, severa e permissiva. Credo però che il punto fondamentale di questo tema sia il rapporto tra l’insegnamento e la realtà. La scuola per me ha senso se contribuisce a incuriosire sul mondo e sul modo di farne parte».
In qualche caso invece la scuola non serve a molto?
«Se prendiamo la scuola russa o cinese si tratta di luoghi di indottrinamento ideologico. La scuola Usa è talmente deficitaria che un personaggio come Donald Trump è stato eletto. Quella è la misura del disastro dell’istruzione americana. Le conseguenze di un sistema scolastico sbagliato possono essere atroci».
Come influiscono gli smartphone sui ragazzi e quando è giusto permetterli?
«Se lasci un telefono a uno studente quando entra in classe gli dai il mezzo per uscirne subito. Un suicidio scolastico che i governi accettano per non opporsi al commercio. Gli smartphone vanno lasciati fuori dalla classe. E i genitori devono decidere quando permetterli rispettando la dignità loro e dei loro figli».
Il segreto del suo successo?
«Uno scrittore ha soprattutto delle cose che non può fare, ma sarebbe troppo tecnico parlarne. Posso dire che per me un romanzo non è un soggetto, ma è come la vita, deve essere un mondo».
Cosa pensa della Francia di oggi?
«Difficile capire che Paese diventerà. Uno dei giochi preferiti dei francesi è prendersela con il presidente, ma francamente non so giudicare Macron, se non dire che è bravo in politica estera».
Dopo di lui il diluvio?
«È possibile che l’estrema destra stavolta possa farcela. D’altra parte noi copiamo l’Italia. Dopo Berlusconi è arrivato Sarkozy. Dopo Meloni arriverà Le Pen o Bardella».
L’Unione Europea si salverà?
«Da amante di Victor Hugo spero come lui nel futuro dell’Europa».
E l’Ucraina?
«Non va lasciata sola».
Va difesa con armi e soldati?
«Faccio lo scrittore, mica il ministro della Difesa».
Teme la guerra in Europa?
«C’è già, l’Ucraina è Europa. E da tempo la Russia ci minaccia».
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