Febbraio 4th, 2026 Riccardo Fucile
RICORDATE L’ASSALTO ALLA CGIL? MELONI E SALVINI IN QUEL CASO NON SI SENTIRONO COMPLICI E NESSUNO LI ACCUSO’ DI COPERTURE POLITICHE AI VIOLENTI… IN QUEL CASO COME MAI LA POLIZIA NON C’ERA?
“Migliaia di manifestanti sono scesi in piazza per protestare legittimamente contro i provvedimenti del governo e di cui nessuno parlerà per colpa di delinquenti che usano ogni pretesto per mettere in atto violenze gravi e inaccettabili”.
Indovinate chi ha detto questa frase.
No, non è il segretario dei verdi Angelo Bonelli che si difende dalle accuse di “complicità” con chi ha pestato un poliziotto, che Bruno Vespa gli ha rivolto nel suo programma pre serale su Rai Uno. E no, non è nemmeno qualche altro deputato di sinistra che si difende dall’accusa di aver fatto da “copertura politica” degli scontri di piazza a Torino di sabato scorso, parole e musica del ministro dell’interno Matteo Piantedosi.
No, a dire quelle parole è Giorgia Meloni. Sono parole del 9 ottobre del 2021, il giorno del famigerato assalto alla CGIL da parte dei militanti neofascisti di Forza Nuova. Meloni, allora, era leader dell’unico partito di opposizione al governo Draghi. L’unica, insieme a qualche esponente della Lega e al neonato movimento Italexit guidato – a volte i ricorsi storici – dal fuoriuscito leghista Gianluigi
Paragone, ad accompagnarli più volte nelle piazze, oltre che a sostenere le loro istanze nei palazzi della politica.
Allora Meloni li difese a spada tratta, quei manifestanti che non ci stavano e che si opponevano pacificamente ai provvedimenti del governo. E con lei lo fece pure Matteo Salvini che mentre i neofascisti di Forza Nuova distruggevano la sede romana del sindacato guidato da Maurizio Landini, espresse vicinanza “a lavoratrici e lavoratori che difendono, pacificamente, i loro diritti e le loro libertà”.
Quasi dimenticavo: indovinate chi era il prefetto a Roma, quel 9 ottobre del 2021? Esatto, proprio Matteo Piantedosi, oggi ministro dell’interno. Ma allora, contro chi assaltava e faceva a pezzi la sede di un sindacato italiano non ci furono né manganellate sulla testa dei manifestanti, né lacrimogeni ad altezza uomo.
Segniamocelo, quindi: quando sono i neofascisti a seminare odio e violenza politica, colpendo i sindacati, gli altri manifestanti sono tutte brave persone, i politici che li hanno sostenuti sono vittime a loro volta della violenza di quei “delinquenti” e di complicità, connivenze, coperture politiche, tolleranza zero, decreti sicurezza e arresti preventivi neanche a parlarne.
Così è troppo facile, però. No?
(da Fanpage)
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Febbraio 4th, 2026 Riccardo Fucile
IL MODELLO SONO I NEONAZISTI DI AFD IN GERMANIA, CON L’OBIETTIVO DI DIVENTARE L’APOSTOLO DI TRUMP IN ITALIA… MELONI PREOCCUPATA: “UN ASSIST PER IL CAMPO LARGO”
La regia di Bannon e l’esultanza di Renzi. E il nuovo partito sul modello dell’Afd tedesca.
Roberto Vannacci lascia la Lega dopo il classico tira-e-molla della politica italiana e punta su un Futuro Nazionale che presto finirà sub judice. Ma quanto vale alle urne il generale in pensione? «500 mila voti suoi? Ne ha presi tanti perché lo abbiamo sostenuto noi. Da solo ne varrà 80 mila», pronostica Matteo Salvini, mentre il leader di Italia Viva dice che la percentuale di voti «è sicuramente più alta di quello che vogliono far credere da Palazzo Chigi. È la prima grana politica nella legislatura per Giorgia Meloni. Ed è un assist al Campo Largo. Se la sinistra sta insieme alle prossime elezioni vince».
Vannacci lascia la Lega
Salvini ha avvisato Meloni dell’addio di Vannacci lunedì sera. Dopo l’ultimo colloquio con l’ex generale: «Giorgia, ho appena parlato con lui: mi ha detto che lascia la Lega». Dentro FdI per ora dicono di «non essere preoccupati da questa mossa». Spiegano che il generale «è partito troppo presto, che le elezioni sono lontane» e che «i like sono una cosa, i voti un’altra».
La Stampa ipotizza che dietro l’addio al Carroccio ci sia una strategia dettata da Steve Bannon. Nell’orizzonte dell’europarlamentare del resto c’è l’avvicinamento all’Alternative für Deutschland, in testa ai sondaggi in Germania. Vannacci potrebbe entrare nel gruppo di Afd a Strasburgo. I punti nel programma sono simili: remigrazione, fine del sostegno all’Ucraina. Ed implosione dell’Unione europea.
Il nuovo partito
E il nuovo partito di Vannacci quanto vale? Livio Gigliuto, presidente dell’Istituto Piepoli, spiega: «Oggi è ancora sotto il 2%. Perché non basta un singolo. Un contenitore del 5-6% si fa con la struttura. Ovvero con i consiglieri comunali, regionali».
Per Antonio Noto, direttore dell’omonimo istituto di sondaggi, «il suo partito è in una forbice compresa tra il 2,5 e il 4,5%». Percentuali che potrebbero spingere il centrodestra verso due strade: alzare la soglia di sbarramento al 4% della prossima legge elettorale. Mettendo in difficoltà anche Carlo Calenda e la sua Azione. Si sussurra che Vannacci potrebbe correre alle comunali di Roma o Milano per testare il suo peso elettorale. Danneggiando il centrodestra. Per questo c’è chi ipotizza di coinvolgerlo nell’alleanza per le elezioni politiche del 2027. Come fece Silvio Berlusconi con Alternativa Sociale di Alessandra Mussolini.
L’Afd italiana
Giulio Curatella, responsabile per il Centro-Sud del direttivo nazionale de “Il Mondo al contrario”, è il tramite tra Vannacci e Bannon. «Io sono amico di Harnwell. Lui parla con Bannon, io con il generale. Auspico un suo viaggio, presto, negli Stati Uniti», spiega a La Stampa Curatella che nella vita fa l’agente finanziario e vive a Venosa, in Basilicata.
Ieri il presidente di Mondo al Contrario Guido Giacometti ha mandato una mail agli iscritti: «Ognuno di voi è chiamato ad interrogarsi e a decidere da che parte stare, con lealtà, onestà intellettuale e piena consapevolezza del contesto. Le prossime fasi non ammettono infatti improvvisazione: richiedono disciplina, senso del dovere e capacità di fare squadra».
Chi ci sarà (e chi no)
Nel nuovo partito ci saranno i fedelissimi, piazzati ultimamente in vari consigli regionali: Massimiliano Simoni in Toscana (unico eletto del Carroccio, che quindi sparisce dall’assemblea toscana) e Stefano Valdegamberi in Veneto. In Parlamento, lo appoggeranno Edoardo Ziello (Lega), probabilmente l’ex FdI Emanuele Pozzolo, forse anche i leghisti Domenico Furgiuele e Rossano Sasso, che si è dato due giorni per pensarci: «Sarà una scelta non di convenienza ma valoriale». «Non sono sorpreso, era un corpo estraneo. Probabilmente aveva già un altro progetto», dice invece Luca Zaia che parla anche per il resto del Carroccio.
Il nome
Il 16 febbraio è stata convocata un’assemblea straordinaria dell’associazione Mondo al Contrario. La raccolta firme sulla proposta di legge di iniziativa popolare “Remigrazione e Riconquista” è arrivata a quasi 100 mila. Per il nome della creatura si dovranno attendere i responsi del tribunale. Futuro Nazionale è un marchio già registrato nel 2011 da un ex M5S oggi deceduto, Riccardo Mercante. Francesco Giubilei invece gli dà del “traditore” e annuncia una diffida per il simbolo simile a Nazione Futura. E il programma? Dalla scuola di Trisulti passerebbe l’idea di infiltrare l’Ue, come previsto da “Project 25”, il manuale teorizzato dal think thank Heritage Foundation cui in parte si ispira la seconda presidenza Trump e la versione apocrifa della “Strategia americana di sicurezza” della Casa Bianca che punta ad allontanare Italia, Austria, Polonia, Ungheria dall’Unione. E Vannacci potrebbe essere l’apostolo del trumpismo in Italia.
(da Open)
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Febbraio 4th, 2026 Riccardo Fucile
PIANTEDOSI NON VUOLE L’OPPOSIZIONE IN PIAZZA
Difendere la polizia, a costo di provocare le opposizioni. E far capire che in questo modo non si potrà più manifestare. Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, si presenta alla Camera per riferire sulle violenze di Torino da parte di alcuni militanti del centro sociale Askatasuna nei confronti della polizia e alza il livello dello scontro: paragona i fatti di sabato a “dinamiche squadristiche e terroristiche” per compattare “la galassia anarco-antagonista” e attacca chi, tra le opposizioni, era a Torino e “offre prospettive di impunità”. I poliziotti, invece, hanno “svolto un grande lavoro” evitando “danni ben più gravi”. La manifestazione di sabato, continua Piantedosi, era una “resa dei conti con lo Stato” e in piazza c’erano anche i “Pro Pal in solidarietà ad Hannoun”.
Attacchi molto forti che sembrano anticipare anche le norme che saranno approvate giovedì nel pacchetto Sicurezza da parte del Consiglio dei ministri. E indicare come e con chi si dovrà manifestare.
Un primo indizio arriverà già questa mattina al Senato quando Piantedosi farà le comunicazioni a cui seguiranno risoluzioni e un voto. Una richiesta che è arrivata dalla premier Giorgia Meloni e ribadita ieri dal presidente del Senato Ignazio La Russa che fino all’ultimo ha provato a mediare con le opposizioni per arrivare a un sostegno condiviso e all’unanimità in conferenza di capigruppo.
Niente da fare, alla fine ognuno voterà la propria risoluzione. Le opposizioni accusano il governo di “strumentalizzare” le violenze e lavorano a una risoluzione unitaria. Elly Schlein accusa il governo anche di non aver voluto il voto dopo l’informativa di Musumeci di questa mattina sul maltempo
Nella mozione di maggioranza, anticipata ieri sul sito del Fatto, si individuano tre impegni: oltre alla solidarietà alle forze dell’ordine, si chiede di tutelare gli agenti nelle “azioni svolte nell’esercizio delle loro funzioni” (lo scudo penale), consentire di “effettuare con maggiore efficacia l’attività di prevenzione della commissione di reati in occasione di pubbliche manifestazioni” e infine proseguire “l’azione di sgombero degli immobili pubblici e privati illegalmente occupati secondo i criteri oggettivi di priorità delle Prefetture”.
Proprio sul pacchetto Sicurezza ieri è iniziata una sorta di trattativa con il Quirinale. Il decreto e il disegno di legge sono stati mandati ieri mattina agli uffici giuridici del Colle e, per dare il tempo al presidente della Repubblica Sergio Mattarella di leggere le norme, si è deciso di rinviare di 24 ore il Consiglio dei ministri previsto inizialmente per oggi e che si terrà domani pomeriggio. Per tutta la giornata, ieri, sono andati avanti i contatti tra il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e i collaboratori di Mattarella. Poi in serata a Palazzo Chigi si è tenuta una riunione degli uffici tecnici e legislativi dei ministeri. Nel decreto entrerà sicuramente la stretta sui cosiddetti “maranza” con la limitazione dell’uso dei coltelli per i minorenni. Forse anche lo scudo penale per gli agenti che, come richiesto dal Quirinale, riguarderà tutti i cittadini e non solo i poliziotti per non confliggere con l’articolo 3 della Carta.
In queste ore l’articolo è in fase di riscrittura per tipizzare la norma e inserirla nel provvedimento. Questo porterebbe a uno scambio che preveda che la norma sul fermo di 12 ore – quella che convince meno il Quirinale – possa finire nel disegno di legge (quindi con tempi più lunghi) e non nel decreto. Anche su questa il governo tenterà fino all’ultimo di forzare la mano: l’obiettivo è scrivere una misura circoscritta come avviene oggi per gli ultras negli stadi. L’ipotesi è quella di fermare preventivamente solo coloro che hanno precedenti o sono sospettati di compiere atti a offendere le persone. Non ci sarà invece la cauzione per i manifestanti chiesta dalla Lega. Meloni invece vuole dare un segnale subito, anche per iniziare a coprirsi a destra dopo l’uscita di Vannacci dalla Lega.
(da agenzie)
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Febbraio 4th, 2026 Riccardo Fucile
“NAZIONALIZZARE IL VOTO”: DOPO LE SCONFITTE IN TEXAS, IL PRESIDENTE CHIEDE CHE LE ELEZIONI NEI VARI STATI VENGANO CONTROLLATE DA WASHINGTON… L’IMBROGLIONE CRIMINALE VUOLE MANIPOLARE I RISULTATI
Nazionalizzare le elezioni, ossia togliere il controllo alle autorità locali, per dare al governo
federale la possibilità di manipolarle. È difficile interpretare questa uscita del presidente Trump in un altro modo, anche tenendo presenti le altre iniziative che ha già preso per interferire con il voto midterm di novembre che teme di perdere.
Il problema è che parecchi americani credono alla sua denuncia delle consultazioni rubate nel 2020, al punto che il 6 gennaio del 2021 avevano assaltato il Congresso per impedirne la certificazione. Quindi ogni seme piantato per inculcare il dubbio sulla credibilità e l’onestà del sistema rischia di generare altri mostri.
Intervenendo nel podcast di Dan Bongino, il propagandista conservatore che aveva nominato vice capo dell’Fbi ma poi si era dimesso, il capo della Casa Bianca ha parlato così: «I repubblicani dovrebbero dire: noi prendiamo il controllo». Quindi ha aggiunto: «Dovremmo gestire il voto in almeno una quindicina di luoghi. I repubblicani devono nazionalizzare le elezioni».
L’Article I, Section 4, Clause 1 della Costituzione, noto anche come “Elections Clause”, stabilisce che “le modalità, i luoghi e i tempi per lo svolgimento delle elezioni dei senatori e dei deputati saranno stabiliti in ciascuno Stato dalla rispettiva legislatura; tuttavia, il Congresso potrà in qualsiasi momento, mediante legge, stabilire o modificare tali norme, ad eccezione dei luoghi in cui vengono eletti i senatori”. Finora questa clausola è stata interpreta con l’assegnazione agli stati del diritto di organizzare come vogliono le elezioni, salvo interventi del Congresso, come ad esempio la decisione di avere un solo giorno comunque a tutto il paese per votare. Karoline Leavitt, portavoce della Casa Bianca, ha spiegato così le parole di Trump: «Il presidente crede nella Costituzione. Tuttavia ritiene che si siano verificati evidenti casi di frode e irregolarità nelle elezioni americane. Di
conseguenza, l’identificazione degli elettori è una misura molto popolare e di buon senso che intende promuovere per la quale vuole approvare una legge che la renda obbligatoria in tutti gli stati del paese».
È vero che Trump vuole imporre questo obbligo, perché accusa i democratici di far votare gli immigrati illegali non cittadini americani, e punta ad eliminare l’invio delle schede via posta, ma il suo commento non sembrava limitarsi solo alla richiesta di presentarsi ai seggi con un documento. Nei mesi scorsi ha spinto stati repubblicani come il Texas a ridisegnare i distretti, con operazioni di “gerrymandering” finalizzate a guadagnare seggi, a cui i democratici hanno risposto con mosse simili, ad esempio in California.
Durante le proteste a Minneapolis, la segretaria alla Giustizia Bondi ha chiesto al governatore Walz di consegnare gli elenchi degli elettori, in cambio del ritiro degli agenti Ice. La settimana scorsa l’Fbi ha perquisito i seggi della Fulton County in Georgia, dove Trump pensa siano avvenuti brogli nel 2020. Un sistema federale unico e uguale per tutti potrebbe avere senso, ma i repubblicani hanno sempre difeso l’autonomia degli stati. Lanciare ora questa manovra sembra nascere al timore di perdere le midterm, dopo le recenti sconfitte, come quella di sabato in Texas. In questo quadro, nazionalizzare le elezioni gli consentirebbe di interferire e manipolarle.
(da agenzie)
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Febbraio 4th, 2026 Riccardo Fucile
RIMETTERCI IL DOPPIO DI AFFITTI E’ BUON SENSO?
Per lo Stato vendere gli immobili pubblici e poi riaffittarli ha portato vantaggi? Dopo vent’anni si possono fare i conti. Partiamo dal Palazzo degli Uffici Finanziari di Milano, via della Moscova, a due passi dal Quadrilatero della moda: oltre 60 mila metri quadrati di facciate in travertino bianco, soffitti a volta e una grande vetrata che si affaccia sulla «Loggia della Fortuna», dove fino agli anni ’90 si riuniva la commissione per le estrazioni del Lotto. Da almeno 80 anni lo stabile è occupato dagli uffici dell’Agenzia delle entrate, del Catasto, del Ministero delle Finanze e più recentemente dai Nas. In tutto oltre mille dipendenti pubblici che presto verranno trasferiti in altre sedi più periferiche (i Nas se ne sono già andati altrove), perché il proprietario, un fondo gestito da Investire Sgr, intende ricavarci hotel di lusso, uffici, appartamenti, negozi, ristoranti.
I sindacati protestano da mesi: far sloggiare gli impiegati significa anche complicare la vita ai cittadini che d’ora in avanti per parlare con il Fisco dovranno andare al Lorenteggio, un quartiere difficile e di periferia. Del resto il contratto d’affitto è scaduto nel 2022, il proprietario per riprendersi l’immobile ha dovuto fare pure causa al Demanio, e la Corte d’appello di Milano a giugno 2024 gli ha dato ragione.
Da proprietario a inquilino
Fino al 2004 il palazzo era proprietà dello Stato, che con una mano l’ha ceduto al fondo Fip (Fondo Immobili Pubblici) e con l’altra l’ha preso in affitto a quasi un milione di euro al mese. Il Fip è un fondo riservato con all’interno banche e assicurazioni. A gestirlo è Investire Sgr, controllata da Banca Finnat della famiglia Nattino; secondo azionista è Regia srl, la holding di Sabrina Benetton (suo marito Ermanno Boffa è vice presidente di Investire), e a seguire l’Ente di previdenza dei farmacisti, un paio di fondazioni bancarie e la Cassa Geometri. Il palazzo fu venduto per 174,6 milioni di euro, e in questi 20 anni gli enti pubblici hanno versato 237,2 milioni di euro di affitto. In più ci sono le spese di manutenzione e
restauri a carico dei locatari: solo l’Agenzia delle Entrate negli ultimi tre anni ha messo in programma interventi per 1,2 milioni.
Nel 2024 Investire Sgr ha deciso di sganciarlo dal Fip per cucirgli addosso un nuovo fondo ad hoc, il Fondo Moscova, così da attirare nuovi investitori. La sostanza non cambia: secondo la Federazione degli agenti immobiliari (Fiaip) l’edificio si quota intorno ai 500 milioni di euro (8.000-9.800 euro al mq), ma già nel 2005 non ne valeva 174, ma fra i 228-324 milioni (3.800-5.400 euro al mq). Di certo, un ottimo affare per l’acquirente privato, pessimo per lo Stato. Ma dove origina questa operazione e chi ha stimato il prezzo?
La grande svendita
Settembre 2001, ministro dell’economia Giulio Tremonti: con decreto (qui) il governo Berlusconi decide per «straordinaria necessità ed urgenza» di vendere parte del patrimonio immobiliare dello Stato per fare cassa, così da arginare il debito pubblico e farla finita con le spese di manutenzione che costano fino a 10 volte più che nel privato. Perché il pubblico spenda così tanto per mantenere la funzionalità degli edifici, non è chiaro. Probabilmente, osserva la Corte dei conti, c’è «un uso inefficiente e poco giustificabile del patrimonio pubblico». Ma tant’è.
Giugno 2004, al Mef c’è ancora Tremonti, che avvia la costituzione del primo fondo di investimento immobiliare dedicato a edifici pubblici. Sei mesi dopo vengono trasferiti al Fip 396 palazzi, oltre 3 milioni di metri quadrati, la metà in pieno centro storico delle principali città. Nell’operazione, il Mef si fa assistere da 4 banche (Banca Imi, Lehman Brothers, Barclays e Royal Bank of Scotland) che scelgono chi gestirà il fondo: Investire Sgr. A questo punto ci si aspetterebbe che, per stimare il valore dei palazzi, lo Stato si affidi ai propri tecnici. E invece no. A scegliere è Investire Sgr, che indica l’americana Reag (oggi gruppo Kroll). A sua volta la Reag si appoggia per i rilievi alla Ipi Spa, società di servizi immobiliari che in seguito otterrà da Investire l’incarico di vendita, in esclusiva, degli immobili Fip. Per la Reag gli immobili valgono 3,6 miliardi, ma siccome è previso uno sconto del
10%, allo Stato spettano 3,3 miliardi, che in parte incassa subito e in parte sotto forma di quote che rivenderà in seguito.
Il valore reale
I 396 immobili sono occupati da agenzie fiscali, caserme, sedi ministeriali ed enti previdenziali (Inps, Inail, Inpdap), ma i dipendenti pubblici restano dove sono, perché lo Stato da proprietario diventa inquilino e paga l’affitto al Fondo. Il contratto è di 9 anni rinnovabili per altri 9: in totale fanno 270 milioni di euro di canoni l’anno, più un aggiornamento in base all’inflazione. E così, già nel 2013 si tocca quota 294 milioni.
Da subito il Mef rassicura gli italiani: sia le banche consulenti che l’Agenzia del Territorio hanno giudicato «congrue» le stime. In realtà, secondo i calcoli dell’Agenzia del Territorio i 396 immobili valgono 4,2 miliardi di euro, e stima un canone annuo, ai parametri di mercato, di 252 milioni e non di 270. Una differenza che però non è stata considerata rilevante e infatti non ha avuto alcun effetto pratico. Appena due anni dopo la Corte dei conti scriverà che le banche per «loro natura (…) non hanno prestato particolare attenzione al monitoraggio di costi e benefici pubblici», mentre l’Agenzia del Territorio ha agito «senza effettuare sopralluoghi dettagliati né verifiche strutturali», ma sulla base dei documenti forniti da Reag, perché il governo le metteva fretta, e che forse avrebbe fatto meglio a rispondere che in quelle condizioni un parere di congruità «non poteva essere formulato». È evidente, ribadiranno anche in seguito i giudici, la «scarsa convenienza per l’Erario dell’operazione Fip».
Il tempo l’ha confermato. Che i canoni siano cari lo dice, nel 2022, anche l’allora presidente dell’Inps, Pasquale Tridico: «Nel momento in cui lasciamo gli immobili del Fip e ne affittiamo altri sul mercato, riusciamo ad avere dei prezzi più bassi». Sta di fatto che ancora oggi Investire Sgr gestisce un portafoglio di 106 edifici Fip, mentre 290 nel frattempo li ha rivenduti, compresa l’ex sede Inps di piazza Augusto Imperatore a Roma che ora ospita l’hotel Bulgari. Ad acquistarla nel 2020, per
l’ottimo prezzo di 150 milioni, la Edizione Property, la holding immobiliare della famiglia Benetton, che per il 20% appartiene a Regia srl, secondo azionista di Investire Sgr. In sostanza i Benetton si sono ritrovati con un piede nella società che vende e uno in quella che compra.
Il bilancio finale
Con la digitalizzazione degli archivi e il lavoro diventato più snello con l’ammodernamento tecnologico, per lo Stato poteva essere l’occasione di ottimizzare l’enorme patrimonio immobiliare pubblico e sbarazzarsi degli uffici diventati superflui. Purtroppo è andata diversamente: i 18 anni del contratto di locazione dei 396 palazzi sono scaduti nel 2022, ma solo 159 sono stati liberati chiudendo le sedi o trasferendo gli uffici in spazi meno costosi. Per 215 palazzi continuiamo a pagare l’affitto direttamente ad Investire Sgr o ai privati ai quali la società nel corso degli anni ha venduto i muri. Non solo: dopo aver versato per anni affitti su affitti, lo Stato si è pure ricomprato 22 immobili a prezzo di mercato, spendendo complessivamente 400 milioni di euro. E altri ne riacquisterà prossimamente, perché – secondo i conti del Demanio – è l’unico modo per risparmiare 20 milioni l’anno di locazioni. Va anche ricordato che le manutenzioni delle quali bisognava liberarsi con la vendita del 2004, perché al pubblico costano fino a 10 volte in più rispetto al privato, sono sempre rimaste in capo all’affittuario.
Tirando le somme: lo Stato ha incassato poco più di 3,3 miliardi di euro, e in 20 anni ne ha spesi 5,4 in affitti, più i riacquisti, più le manutenzioni, per un totale di circa 6 miliardi di euro. E altri ne sborserà, visto che non è più proprietario. Intanto il debito pubblico, che nel 2004 era di 1.400 miliardi, oggi supera i 3mila miliardi.
Milena Gabanelli e Andrea Priante
(da corriere.it)
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Febbraio 4th, 2026 Riccardo Fucile
LE BUFALE DEL MINISTRO ZANGRILLO
«Prima di noi la sinistra ha governato per dieci anni», dice il ministro Zangrillo intervistato, si
fa per dire, nella fascia mattutina di Radiorai, solidamente presidiata dalle forze governative. Lo dice per un paio di volte, con grande enfasi polemica, e il sottotesto è che chi ha tenuto in pugno il Paese, combinando solo disastri, adesso deve solo tacere.
Questo della sinistra che ha spadroneggiato in Italia è il falso storico prediletto dalla propaganda di destra. Il più necessario psicologicamente, la coperta di Linus. Varia solo nell’arco temporale (Zangrillo si limita a soli dieci anni, altri, per dire quanto doloroso sia stato vivere sotto il tallone di ferro dei rossi, risalgono fino a Garibaldi).
Fare presente al ministro Zangrillo che è una bugia (una palla, direbbe lui, che si esprime con gergo e tono da spogliatoio di padel) è inutile e forse crudele, come smontare a un bambino il suo pensiero magico.
Solo per i miei lettori, dunque, non per Zangrillo, specifico che nei dieci anni precedenti il governo Meloni, preceduti da una interminabile serie di governi Berlusconi, si sono succeduti: il governo Monti (tecnico, e il partito di Zangrillo era nella maggioranza); il governo Letta (larghe intese, e il partito di Zangrillo era nella maggioranza); il governo Renzi (centrosinistra); il governo Gentiloni (governo “di scopo”, coalizione di centrosinistra e centristi); governo Conte 1 (Cinquestelle e Lega); governo Conte 2 (Cinquestelle e sinistra); governo Draghi (unità nazionale, il partito di Zangrillo era in maggioranza).
Ora: alla luce di quanto riportato, cioè della realtà, invitiamo il ministro Zangrillo a uscire dal pensiero magico (tipico, dicono i testi, dell’età tra i due e gli otto anni) e di tornare tra noi. Non che ci sia stretta necessità: ma è meglio che la politica possa contare anche su un pensiero adulto.
(da Repubblica)
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Febbraio 4th, 2026 Riccardo Fucile
SALVINI DELIRA: “TRADIMENTO COME FINI CON BERLUSCONI”… LA LEGA TEME DI SCENDERE AL 5%
È finita come previsto: Roberto Vannacci ha lasciato la Lega e ha messo nei guai Matteo Salvini. Alla fine sono volate le accuse di «tradimento» in un clima di alta tensione. Un’espressione offensiva come pochi per un generale.
«Saremo presenti alle politiche del 2027, siamo l’unica novità politica degli ultimi dieci anni», ha annunciato Vannacci, lanciando il guanto di sfida. L’eurodeputato si è quindi proposto «come serio interlocutore del centrodestra», «lanciando il manifesto della destra «vitale», «non moderata». La «vera destra», secondo le sue intenzioni. Al netto della propaganda, non vuole collocarsi fuori dal perimetro dell’alleanza. Preferisce che siano gli altri partiti a escluderlo dalla coalizione.
Ma è difficile pensare che Giorgia Meloni voglia caricarsi un profilo del genere, la Lega chiaramente non vuol saperne: «Chi esce dal centrodestra aiuta la sinistra», la posizione consegnata dai vertici del partito.
La mossa del generale ha fatto tirare un sospiro di sollievo ad alcuni. «È un elemento di chiarezza, le provocazioni di Vannacci erano incompatibili con il centrodestra», ha detto il leader di Noi moderati, Maurizio Lupi. Un pensiero che trova d’accordo tutta Fratelli d’Italia, che ha preferito non infilarsi nelle beghe leghiste.
Doppio ko
Una giornata nera per Salvini, anche per il pressing delle opposizioni sulle vicende extra-italiane. «Il nome di Salvini ricorre per ben 96 volte negli Epstein Files. Messaggi si concentrano nel periodo in cui la Lega, non a caso, raggiunge il suo massimo storico di consenso elettorale», ha detto la deputata di Avs, Elisabetta Piccolotti, chiedendo un’informativa in parlamento. Al netto di queste vicende, il leader leghista resta il grande sconfitto della telenovela interpretata dal generale. I motivi sono due. Il primo è elettorale: il partito di Vannacci, Futuro nazionale, diventa un competitor a destra sul territorio dell’estremismo. Se anche togliesse il 2 per cento alla Lega, sarebbe un guaio per il leader che crollerebbe intorno al 5 per cento. Un timore che cova tra le file salviniane. Uno dei primi atti è stata l’espulsione dal gruppo dei Patrioti europei, la casa leghista in Ue, ma anche l’appropriazione vannacciana della battaglia sulla remigrazione.
La seconda ragione della debacle salviniana ha una matrice tutta politica: il vicepremier ha voluto Vannacci. Lo ha candidato e sponsorizzato alle Europee, poi lo ha inserito tra i vicesegretari, nonostante lo scetticismo nel partito. È stata una scommessa del leader leghista e l’ha persa in pochi mesi. «In qualche modo Salvini pagherà un prezzo all’errore», è il ragionamento che rimbalza nella Lega. Una resa dei conti che non è avvenuta al consiglio federale di ieri, in cui ha prevalso la linea unitaria. Il processo maturerà nelle prossime settimane.
Non è stata nemmeno gradita la strategia di non espellere Vannacci, ma aspettare che se ne andasse. Salvini ha dovuto così «prendere atto» della separazione, si è detto «deluso e amareggiato». E non ha risparmiato code al veleno: sui social ha postato il video in cui Vannacci, a Pontida, negava di voler uscire dalla Lega respingendo le maldicenze di chi lo accusava di averla usata come «taxi». Non un taxi, bensì un comodo volo verso l’Europarlamento.
Un capolavoro politico al contrario per Salvini, ora costretto a contrattaccare. Puntando sulla richiesta di dimissioni: «Quanti ne abbiamo visti cambiare bandiera e partito, senza ovviamente lasciare il posto in Parlamento e tradendo voto e fiducia dei cittadini», ha insistito il vicepremier. E ancora il parallelo su quanto accaduto nell’allora Popolo delle Libertà: «Su chi tradisce e fugge non vale la pena perdere troppo tempo, come accadde con Fini in passato».
Lo spin comunicativo era pianificato: tracciare un parallelo tra l’ex presidente della Camera, che aveva lasciato Silvio Berlusconi, e il generale. Il concetto è stato ribadito dalla Lega: sui profili social del partito è stata postata l’immagine di Fini, al momento del lancio del progetto (fallimentare) di Fli. Chiara la dicitura: «La storia si ripete». Mentre Matteo Renzi ha visto un’occasione politica: «Per la prima volta da anni, la destra si divide».
Ultradestra Vannacci
Il copione dell’addio era comunque scritto. Si trattava solo di capire il timing. Vannacci è stato visto sempre come un corpo estraneo soprattutto da parte della classe dirigente: aveva provato a prendersi il partito, lanciando l’opa a Pontida. La
reazione della platea è stata positiva, ma la scalata alla leadership era impossibile, a causa dell’ostilità della classe dirigente. Così ha deciso di fondare Futuro nazionale.
La linea politica non è difficile da immaginare: occupare l’area di estrema destra, riproponendo il modello di Afd in Germania. Il primo interlocutore potrebbe essere CasaPound. Ma l’associazione ha (per ora) stoppato l’ipotesi: «Non siamo interessati alle dinamiche interne del centrodestra» e non faremo «parte del nuovo partito Futuro Nazionale», ha precisato il movimento neofascista.
La partenza non è delle più agevoli per Fn (la stessa sigla del movimento neofascista Forza nuova di Roberto Fiore), anche per la questione simbolo. Francesco Giubilei, volto mediatico della destra e presidente dell’associazione Nazione futura, ha rilanciato la battaglia legale sul logo: «Oltre al ricorso, faremo anche diffida».
Vannacci deve adesso cercare di organizzare le proprie truppe. Rossano Sasso, fino a sera, non aveva ancora deciso il da farsi: «Non è facile lasciare». L’uomo-macchina di Fn sarà Edoardo Ziello, deputato eletto con la Lega, pronto a seguire il generale. Gestirà l’organizzazione di Futuro nazionale per reclutare dirigenti nella struttura e preparare le liste per il 2027. Anche se la sua fuoriuscita può avere un effetto collaterale: spingere la Lega ad accettare la riforma della legge elettorale tanto cara a Meloni. E così, per uno strano intreccio del destino, la premier dovrebbe ringraziare Vannacci.
(da agenzie)
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Febbraio 4th, 2026 Riccardo Fucile
“I DECRETI RAVE, CUTRO E CAIVANO SONO TUTTI STATI PENSATI PER INSEGUIRE LE ULTIME NOTIZIE, SONO REAZIONI DI PANCIA”
«Il disegno è evidente», dice Gaetano Azzariti, costituzionalista dell’Università La Sapienza: «Il
governo utilizza i fatti di cronaca per costruire un modello ideale di ordine pubblico sempre più autoritario».
Quali sono gli altri casi?
«È successo con il decreto Rave, con il decreto Cutro, con il decreto Caivano: sono tutti stati pensati per inseguire le ultime notizie. È una reazione di pancia a fatti certamente gravi. Ora la storia si ripete con l’ennesimo decreto Sicurezza».
Non servono norme più severe?
«Le leggi forniscono già tutti gli strumenti per contrastare la violenza e sanzionare eventuali reati. È il compito dell’autorità giudiziaria, che infatti sta già svolgendo le sue indagini. All’esecutivo, invece, spetta salvaguardare lo Stato di diritto e tutelare la libertà democratica di migliaia di persone che hanno protestato in modo pacifico nel capoluogo piemontese, così come altrove».
Secondo la presidente del Consiglio sono i magistrati con il loro “lassismo” a rendere vano il lavoro di forze dell’ordine e parlamento.
«Mi sembra un modo per strumentalizzare quello che è accaduto in ragione della campagna verso il referendum del 22-23 marzo. Personalmente ritengo non si dovrebbe mai piegare i fatti di cronaca per convincere gli elettori a votare in un modo o nell’altro, ma vedo che invece è un vizio ricorrente».
Entriamo nel merito del pacchetto Sicurezza. Tra le ipotesi c’è quella di introdurre un fermo preventivo di 12 ore per soggetti sospetti. Si può fare?
«Leggeremo i dettagli quando ci sarà il testo, ma non si può intervenire con un
fermo di polizia senza nessun grave indizio di reato. Sostanzialmente si assegna alle forze di polizia la possibilità di fermare chi vogliono sulla base di elementi molto generici. Un volto coperto da una sciarpa rientrerà negli strumenti che rendono difficoltoso il riconoscimento delle persone?».
Sarebbe incostituzionale?
«Per come viene presentata, questa misura rischia di compromettere la libertà di riunione, che deve essere assicurata ad ogni cittadino, un principio di carattere costituzionale».
Vale anche per lo scudo penale? Alla fine, pare non sarà solo per gli agenti ma per tutti i cittadini: una maxi-estensione della legittima difesa.
«Se c’è un ferimento grave, o persino un omicidio, è normale che sia necessaria un’indagine per accertare le responsabilità. Chiunque partecipi a un atto di violenza deve essere indagato, e poi eventualmente prosciolto se non ha commesso nulla ovvero se ha operato in stato di necessità. E poi c’è un altro elemento».
Quale?
«Lederebbe il principio della obbligatorietà dell’azione penale. Si imporrebbe ai magistrati di escludere alcune ipotesi di reato disciplinando in maniera particolare l’attività di indagine».
(da La Repubblica)
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Febbraio 4th, 2026 Riccardo Fucile
TOGLIEREBBE UN 1,1%A FDI, LO 0,9% ALLA LEGA, LO 0,2% A FORZA ITALIA… IL RESTANTE 2% DA ASTENUTI E DESTRA ESTREMA
La scissione della Lega con la discesa in campo della lista Futuro Nazionale guidata da Roberto Vannacci produce un effetto sul quadro elettorale. È quanto emerge dal sondaggio realizzato da YouTrend per SkyTg24. In questa prima rilevazione la lista si collocherebbe al 4,2%, risultando poco al di sopra della soglia di sbarramento
nazionale anche in caso di aumento dal 3% al 4%. L’ex generale toglie più a FdI (23%) che alla Lega (18%), ma raccoglie anche da altri, indecisi e astenuti.
Spostamenti interni al centrodestra
Dal punto di vista delle intenzioni di voto, l’introduzione della lista Vannacci comporterebbe una erosione di consensi soprattutto a destra: Fratelli d’Italia (-1,1%) e Lega (-0,9%) sono i partiti che registrano le perdite più evidenti, mentre Forza Italia subisce un impatto più contenuto (-0,2%). Nessun effetto significativo emerge invece sul campo del centrosinistra e sulle forze centriste, i cui consensi restano sostanzialmente stabili.
L’analisi dei flussi elettorali chiarisce la natura della nuova lista: poco meno della metà degli elettori della lista Vannacci proviene dall’area della destra parlamentare (Fratelli d’Italia e Lega), ma una quota rilevante arriva da formazioni minori, dall’area sovranista extraparlamentare (fra gli altri, Italia Sovrana e Popolare di Marco Rizzo e Alternativa Popolare di Stefano Bandecchi). Una quota minoritaria degli elettori di Futuro Nazionale, inoltre, arriverebbe da elettori che in precedenza si collocavano tra astenuti e indecisi (il 13,5% del totale della nuova lista).
Nel complesso, i dati suggeriscono che in questa prima fase la lista di Vannacci potrebbe emergere più come fattore di redistribuzione interna all’area di destra e come canale di mobilitazione di elettori periferici o disallineati. Fiducia al 14%, ma molti elettori di centrodestra sospendono il giudizio.
Il profilo personale e politico di Vannacci appare comunque fortemente polarizzante. Tra chi lo conosce, la non fiducia supera di gran lunga la fiducia (53% contro 14%), con una netta segmentazione politica: giudizi relativamente più positivi tra gli elettori di Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega, e livelli di sfiducia quasi totali tra gli elettori di Partito democratico e Alleanza verdi sinistra.
Molto rilevante anche la quota di elettori di centrodestra che sospendono il giudizio, rifugiandosi nel “non so”: addirittura il 48% degli elettori leghisti prende questa posizione, sottolineando la fluidità delle opinioni sulla figura di Vannacci in questo momento di conflitto con l’establishment salviniano.
(da agenzie)
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