Febbraio 7th, 2026 Riccardo Fucile
PER LEI SI STAREBBE CERCANDO UN POSTO ALTERNATIVO, MAGARI ALL’ESTERO: MAI VISTA TANTA GENTE DARSI TANTO DA FARE PER TROVARE UN INCARICO A QUALCUNO’ SI IRONIZZA… LA FIGURACCIA FATTA DAL GOVERNO DIVENTA PLANETARIA. L’AUTOREVOLE RIVISTA ‘OPERNWELT’: “LE RAGIONI ARTISTICHE PER LA NOMINA DI VENEZI SI CERCANO INVANO'”
Oltre a quelli che si è autoinflitta la destra, l’affaire Venezi a Venezia sta causando dei danni collaterali a tutti i teatri lirici italiani. Il governo è infatti in rotta di collisione con un mondo che ha avuto l’ingratitudine di ribellarsi al suo amichettismo. E le conseguenze potrebbero anche essere pesanti.
Intanto, gli aggiornamenti. Alla Fenice è stallo. Né minacce né blandizie e nemmeno lo scippo di una parte della loro retribuzione hanno fatto arretrare i professori dell’Orchestra che non ce l’hanno né con la persona né con le sue idee politiche, ma con una nomina indifendibile nel merito e indecente nel metodo.
Le spillette simbolo della resistenza al sopruso vanno a ruba in tutta Italia e ne sono appena state ordinate altre diecimila. Se la situazione non si sblocca, il peggio deve ancora venire. Appare infatti evidente a chiunque sappia come funziona un teatro che non si può imporre un direttore musicale che nessuno vuole: è come se qualcuno volesse a tutti i costi entrare in un club i cui soci gli hanno votato contro all’unanimità.
Forse per questo girano voci insistenti di una possibile rinuncia di Beatrice Venezi, per la quale si starebbe cercando un posto alternativo, magari all’estero: «Mai vista tanta gente darsi tanto da fare per trovare un incarico a qualcuno», si ironizza nell’ambiente. Chissà. Di certo c’è che la figura di beeep! fatta dal governo diventa sempre più planetaria.
Ultima arrivata, giovedì, la Neue Zürcher Zeitung che titola: «In Italien gerät die Oper in die Fänge der Politik», in Italia l’opera finisce nelle grinfie della politica, citando l’autorevole rivista Opernwelt: «Le ragioni artistiche per la nomina di Venezi si cercano invano». E dire che, nella sua conferenza stampa di Pisa che ha versato ulteriore benzina sul fuoco, la direttrice aveva assicurato che il mondo intero è invece scandalizzato perché la Fenice «è in mano ai sindacati».
Nel frattempo, fra teatri e ministero è scontro. Sulla questione, il ministro, Alessandro Giuli, a parte le sue ridicole assicurazioni che Venezi diventerà «la principessa di Venezia», come se la Fenice fosse un cartone Disney e non una delle principali istituzioni culturali italiane, risulta non pervenuto.
Chi mena la danza è il suo sottosegretario, Gianmarco Mazzi, che descrivono irritatissimo perché i sindacati «non sono riconoscenti» per i dieci milioni di euro trovati per chiudere il contratto nazionale del triennio 2019-22. Adesso ci sarebbe da sanare quello del 2022-24, ma i fondi sono misteriosamente svaniti. I sindacati hanno chiesto al ministero un incontro per ben due volte, senza ottenere risposta. Di conseguenza, denunciando «l’assordante silenzio» del Mic, bloccano gli straordinari e annunciano lo stato di agitazione.
In generale, la destra di governo appare curiosamente schizofrenica. Al debutto del Meloni I, sembrava di capire che avesse individuato nell’opera un elemento chiave per fare una politica culturale vera (che è cosa leggermente più complessa che piazzare amici, sodali e camerati vari su ogni poltrona disponibile), anche perché fortemente identitario e “nazionale”.
Lo stesso Mazzi, che viene dal pop, confessava candidamente di non saperne molto, ma assicurava studio, ascolto e buona volontà. Seguirono l’ottenimento del bollino blu dell’Unesco per il canto lirico, in pratica inutile ma prestigioso, e il rinnovo del primo contratto scaduto. Poi con la sciagurata operazione Venezi(a) che ha scatenato il finimondo e incartato una politica (mal)destra che non sa assolutamente come uscirne, la buona volontà è finita.
Oltretutto, il governo ha appena piazzato in una serie di fondazioni (Genova, Trieste, Bologna, Venezia, Napoli, Bari) degli uomini «d’area», o almeno non ostili, e incredibilmente, in alcuni casi, perfino competenti. Eppure fa la guerra a un mondo che avrebbe voluto sedurre.
(da La Stampa)
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Febbraio 7th, 2026 Riccardo Fucile
IL GIORNALISTA, IN UN ARTICOLO INTITOLATO – “COME I RUSSI HANNO USURPATO LA MIA IDENTITÀ DI GIORNALISTA A LE PARISIEN PER ATTACCARE EMMANUEL MACRON”, RACCONTA DI ESSERSI ACCORTO DOPO QUALCHE ORA CHE IL SUO FALSO PEZZO CIRCOLAVA SUI SITI ON LINE, MOLTIPLICATI DA NOTIFICHE E DA RIPRESE SUI SOCIAL. IN POCHE ORE, IL FALSO ARTICOLO È STATO LETTO MILIONI DI VOLTE SUI SOCIAL
“Come i russi hanno usurpato la mia identità di giornalista a Le Parisien per attaccare
Emmanuel Macron”. Questo il titolo di un articolo in cui il giornalista del quotidiano francese, Victor Cousin, racconta la sua disavventura: hacker russi che la notte scorsa, utilizzando la sua firma e la sua fotografia, hanno scritto un articolo su un falso sito di attualità in cui inventano gravi accuse contro Macron legate al caso Epstein.
Il giornalista racconta di essersi accorto dopo qualche ora che il suo falso pezzo circolava sui siti on line, moltiplicati da notifiche e da riprese sui social. In poche ore, il falso articolo è stato letto milioni di volte sui social.
Nel testo, la falsa notizia che il nome del presidente francese circolerebbe sui file di Epstein perché menzionato dal complice francese del miliardario russo, Jean-Luc Brunel, ritrovato impiccato nel febbraio 2022 nel carcere della Santé. Brunel, nella falsa comunicazione a Epstein inventata dagli hacker, avrebbe scritto nel 2017 dopo l’elezione di Macron: “Il nuovo presidente francese organizzerà una festa ad avenue Foch…ci porterò qualche ragazzo…a lui piacciono più giovani”.
Falsa anche la risposta di Epstein: “Troppo giovani. Io direi che va bene. Sappiamo quello che gli piace”. “Tutto è falso – scrive oggi il giornalista – l’articolo in quanto tale, ma anche il sito di attualità sul quale è pubblicato, francesoir.net, una copia contraffatta di francesoir.fr. In poche ore, una gran quantità di account complottisti si sono impadroniti della fake news su X. L’articolo che io non avevo mai scritto viene accompagnato on line da un video che prende di mira Macron, con post cliccati oltre un milione di volte”.
(da agenzie)
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Febbraio 7th, 2026 Riccardo Fucile
LA RIVOLTA DEGLI ATLETI AMERICANI: GUS KENWORTHY, SCIATORE ANGLO-AMERICANO, DUE GIORNI FA HA POSTATO UNA FOTO DI UNA SCRITTA SULLA NEVE (FATTA CON LA PIPÌ): “ICE VAFFANCULO”
La Casa Bianca ha pubblicato sul suo profilo X un video della Nbc della cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali ieri a San Siro in cui non si sentono i fischi del pubblico rivolti al vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance mentre viene inquadrato quando sul palco sfila la squadra di atleti americani.
Lo riferisce il Guardian, sottolineando inoltre che l’emittente americana – che ha i diritti sui giochi invernali – ha omesso di commentare quanto accaduto.
Non è più tempo per i pugni chiusi alla Tommie Smith, con i suoi guanti neri alti nel cielo di Messico ’68, né per la protesta in ginocchio negli anni in cui la rabbia di Black Lives Matter è finita sui campi dell’Nfl, il football d’oltreoceano. Nelle Olimpiadi più blindate, protocollate, controllate di sempre, però, ci sono anche gli atleti americani che hanno trovato il loro spazio per altre forme di dissenso.
Difficilmente leggeremo «Ice Out» sulle tute di chi nelle prossime settimane gareggerà in Italia, i regolamenti a riguardo sono rigorosissimi, ma il messaggio in qualche modo è passato. Una rivolta silenziosa, fatta di post, reel, condivisioni social più o meno esplicitamente diretti alle politiche dell’amministrazione Trump, alle violenze dell’Ice e alle tensioni su immigrazione, diritti e disuguaglianze, che negli Stati Uniti non è passata inosservata. Il volto simbolo di questa prova di «resistenza culturale» a distanza, – è una delle definizioni usate nelle piazze post Minneapolis – è del resto una delle stelle più luminose della spedizione Usa di Milano-Cortina.
Chloe Kim, 25 anni, snowboardista californiana di genitori coreani, oro olimpico di halfpipe a Pyeongchang 2018 e Pechino 2022 con ambizioni da tris la prossima settimana a Livigno. Super atleta da copertina che già aveva trovato il modo di evitare di stringere la mano all’attuale presidente nel 2018, tempi di primo mandato Trump, saltando tra le polemiche la cerimonia organizzata alla Casa Bianca per celebrare le vittorie olimpiche di allora. E che al suo arrivo sulla neve italiana ha voluto ribadire il concetto con meno nettezza, ma altrettanta chiarezza.
Una stoccata riconosciuta alla deriva dell’ultima America, che non per caso è stata condivisa da tutte le sue compagne di squadra di snowboard e (tra i tanti) più di un componente della nazionale americana di sci nordico. Ma anche Gus Kenworthy, sciatore freestyle anglo americano che due giorni fa postava un più esplicito «Fuck Ice», o Ukaleq Slettemark, la biatleta groenlandese diventata virale (anche) per aver definito Trump «un idiota». «Che siate repubblicani, democratici o indipendenti, il governo americano fa il tifo per voi», ha detto il vicepresidente JD Vance agli atleti al suo arrivo a Milano. Non tutti, però, fanno il tifo per il governo americano.
(da agenzie)
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Febbraio 7th, 2026 Riccardo Fucile
LA LETTERA: “VIVIAMO TEMPI IN CUI SEMBRANO SMARRITI I LIVELLI MINIMI DI DECENZA. SONO PAROLE CHE COLPISCONO LA DIGNITÀ DI CHI HA SERVITO CON LEALTÀ E CORAGGIO, E FERISCONO LE FAMIGLIE CHE HANNO GIÀ DATO TUTTO”
I commenti americani sui soldati europei e italiani morti in venti anni di guerra in Afghanistan
“hanno svilito e offeso i militari dei Paesi alleati, sostenendo che operassero nelle retrovie”. Sono parole che “colpiscono la dignità di chi ha servito con lealtà e coraggio, e feriscono le famiglie che hanno già dato tutto”.
È il pensiero del ministro della Difesa Guido Crosetto, come si apprende dalla lettera da lui scritta ai famigliari dei 53 italiani caduti in missione e pubblicata dal quotidiano il Messaggero.
“Scrivo a voi – inizia la missiva che risulta datata il 2 febbraio – con il rispetto che si deve a chi ha pagato il prezzo più alto che la Nazione possa chiedere”. Nella lettera, ricorda il Messaggero, il riferimento statunitense è chiaro, anche se non è mai nominato esplicitamente Trump. Le sue frasi riservate alle divise italiane sono, per il ministro, “false”, “sordide”, “vergognose”: un “vilipendio all’onore dei nostri caduti”.
Per questo, come riporta il quotidiano, alle famiglie Crosetto ha scritto che “viviamo tempi in cui sembrano smarriti i punti di riferimento e persino i livelli minimi di decenza”. Quindi, “il dovere delle istituzioni è ancora più chiaro: dire la verità, difendere l’onore, custodire la memoria: su questo non ci saranno mai esitazioni”.
(da agenzie)
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Febbraio 7th, 2026 Riccardo Fucile
“DIVENTA CELEBRE PER AVER TRASMESSO, DA DIRETTORE DI RAINEWS, 47 MINUTI ININTERROTTI DELLA CONFERENZA STAMPA CON CUI MELONI INAUGURAVA I DUE CENTRI MIGRANTI IN ALBANIA” – “LA TELECRONACA DI PETRECCA È, D’ALTRA PARTE, UN PERFETTO ESEMPIO DI MADE IN ITALY. ‘COSA C’È DI PIÙ ITALIANO DI UNO PIAZZATO SU UNA POLTRONA PER MERITI POLITICI CHE SI AUTO-NOMINA PER RICOPRIRE UN RUOLO PER IL QUALE È TOTALMENTE INADEGUATO?”
Le gare sono appena cominciate, eppure abbiamo già il primo vincitore di una medaglia olimpica: Paolo Petrecca, il direttore di Rai Sport, premiato con l’oro in “telecronaca più disastrosa della storia delle Olimpiadi”. Se avete avuto la brillante (davvero) idea di seguire la cerimonia inaugurale delle olimpiadi altrove, non potete capire cos’è andato in onda ieri sera su Rai Uno, e quindi proverò a spiegarvelo.
Paolo Petrecca, tra il lusco e il brusco, si è trovato a dover condurre la telecronaca della serata un po’ a sorpresa. Una sorpresa soprattutto per se stesso, visto che sembrava preparato e a suo agio quanto Hugh Grant quando sale sul palco col bambino in About a Boy.
Ma va compreso, è stato chiamato a una decisione repentina: il commentatore designato, Auro Bulbarelli, è stato destituito brutalmente (da Petrecca) pochi giorni fa per aver spoilerato la gag di Mattarella con Valentino Rossi sul tram, capite il dramma, e quindi, dopo ore di febbrili riflessioni e avendo valutato decine di candidati plausibili, il direttore Petrecca ha deciso di sostituirlo con… se stesso.
D’altra parte Petrecca ha un curriculum sportivo di tutto rispetto: vanta un’esperienza decennale in ossequi a Giorgia Meloni, disciplina di cui, va detto, è uno dei massimi rappresentanti italiani. Dopo numerose interazioni su Twitter da vero fan, diventa celebre per aver trasmesso, da direttore di RaiNews, 47 minuti ininterrotti della conferenza stampa con cui Meloni inaugurava i due centri migranti in Albania, cosa che gli fruttò una (ennesima) dura contestazione da parte del comitato di redazione di RaiNews ma, evidentemente, anche una bella pacca sulla spalla da parte di Giorgia. E quindi eccolo qui, in diretta su Rai1, in versione Bruno Pizzul a cinque cerchi, pronto ad accompagnarci lungo le tre (lunghissime) ore della cerimonia inaugurale.
“Buonasera dallo stadio Olimpico”. Lo stadio era quello di San Siro. Erano letteralmente le prime quattro parole, e le ha sbagliate. Non era facile. Così come non era facile distinguere Mariah Carey da Matilda de Angelis. Voglio dire, hanno così tanto in comune. Età, fisicità, nazionalità, praticamente due gocce d’acqua. Non era facile, e infatti Petrecca procede a introdurre il momento di Matilda de Angelis con “e adesso, ecco Mariah Carey”.
A togliergli le castagne dal fuoco ci pensa però lo scrittore Fabio Genovesi, suo compagno di telecronaca: “Matilda de Angelis è una direttrice d’orchestra e a suonare davanti a lei ci sono Verdi, Puccini e Rossini. Mi viene da dire che se Puccini si fosse chiamato Bianchini avremmo avuto il tricolore in questi nomi”.
Anche perché Petrecca riprende subito il pallino dello show. “Ecco Mattarella con sua figlia”. Ma era la presidente del Comitato Olimpico Internazionale, Kirsty Coventry. Ora, mettetevi un attimo nei suoi panni: Mattarella è sempre in giro con la figlia, Petrecca se l’era preparata così, e così l’ha detta. Come quelli che imparano l’interrogazione a memoria e rispondono ‘nel 1492’ anche se la domanda dell’insegnante è ‘Dove è morto Napoleone?’. Avrebbe detto ‘con sua figlia’ pure se di fianco al presidente ci fosse stato Adriano Panatta.
Ma non c’è tempo nemmeno per godersi le gaffe, perché arrivano una dietro l’altra. Entrano gli atleti della Macedonia, che secondo Petrecca “si chiama così perché come quella di frutta è composta da popoli diversi”, entrano i brasiliani che “hanno il ritmo nel sangue”, entra Samantha Cristoforetti durante una coreografia sulla galassia che avrebbe dovuto omaggiare Margherita Hack “la prima grande divulgatrice, perché la scienza non è nulla se non arriva a noi”.
Chi non è arrivato a noi è stato invece Ghali, mai menzionato. All’inizio pensavo fosse intenzionale, viste le polemiche sulla sua partecipazione e la collocazione politica del cronista. Ma poi ho capito, visto l’andazzo, che probabilmente non aveva semplicemente idea di chi fosse, e quindi meglio non nominarlo che tentare un temerario ‘ecco un tizio abbronzato con le treccine’.
Anche perché il direttore di RaiSport dimostra di non riconoscere il trio di tedofore composto soltanto dalle CAMPIONESSE OLIMPICHE DI PALLAVOLO, né quello successivo composto dai CAMPIONI MONDIALI DI PALLAVOLO, definiti genericamente ‘altri tedofori’.
Poi però è in grado di riconoscere perfettamente Niccolò Govoni, manco fosse il Papa, e di attribuirgli due Nobel per la pace, così a caso, anche se non ne ha mai vinto nemmeno uno. Vabbè, non è importante la precisione, dopotutto mica è un campione olimpico di qualche sport.
Anche la telecronaca di Petrecca è, d’altra parte, un perfetto esempio di made in Italy. Come ha scritto Dario Ronzulli su X, “cosa c’è di più italiano di uno piazzato su una poltrona per meriti politici che si auto-nomina per ricoprire un ruolo per il quale è totalmente inadeguato?’.
Selvaggia Lucarelli
dalla newsletter “Vale tutto”
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Febbraio 7th, 2026 Riccardo Fucile
DAL 14 SETTEMBRE, IL TG1 DI CHIOCCI HA PERSO 2 PUNTI DI SHARE, PARI A 87 MILA SPETTATORI, SCAPPATI SU CANALE5 …VA PEGGIO AL TG2, IN CALO DI QUASI IL 10%
La grande fuga. Non solo dai pacchi di Stefano De Martino, pure dall’informazione Rai. I cui
ascolti stanno evaporando, a vantaggio della concorrenza. Negli ultimi cinque mesi, i tre principali telegiornali del servizio pubblico hanno perso spettatori, al contrario dei tre Mediaset che ne hanno invece guadagnati. Un travaso che segnala due cose: la fame di news televisive c’è ancora, ma quelle confezionate a Saxa Rubra piacciono sempre meno. Spingendo centinaia di migliaia di italiani a cambiare canale.
A provarlo sono i dati Auditel elaborati dallo Studio Frasi. Dall’inizio della stagione, partita il 14 settembre, le edizioni serali di Tg1 Tg2 e Tg3 hanno subito una progressiva erosione. In 20 settimane, il telegiornale della rete ammiraglia diretto da Gian Marco Chiocci, pur conservando il primato dello share (23,7% in media), perde quasi due punti di audience, pari a 87.572 spettatori scappati altrove.
Dove? In maggioranza al Tg5, che va in onda alla stessa ora e sale dell’1,83%, ossia 69.177 teste in più. E ancora peggio va alla testata cadetta: il direttore Antonio Preziosi, in discesa costante, si è fatto sfuggire 83.091 telemorenti (cit. Dagospia), pari a — 9,17% punti di ascolto. Mentre il Tg4 ne recupera 11, avanzando di 74.171 unità. In sofferenza pure il Tg3 che, assediato da programmi sovranisti, ha visto sparire 106mila utenti (-5,4% di ascolto).
Gode Studio Aperto, che su Italia1 sale di 6,17 punti e 38mila sintonizzati in più. La maglia nera va però alla TgR guidata da Roberto Pacchetti (quota Lega), abbandonata da oltre 164mila persone: — 6,64% di ascolto.
Un fenomeno che, secondo Francesco Siliato, media analyst di Studio Frasi, «non è spiegabile se non con una separazione tra quel che ci si aspetta dall’informazione pubblica e quel che offre». In uno scenario interno e internazionale complicato, infatti, «l’audience dei tg dovrebbe aumentare: accade sempre così in tempi di guerra, conflitti e tensione sociale», osserva l’esperto.
«Il fatto che i telegiornali Rai non riescano a intercettare i flussi di crescita significa che faticano a entrare in empatia col sentire generale del pubblico». E neppure vale l’obiezione che ormai larga parte della popolazione, specie giovane, si informa sui social: «I tg Rai», conclude Siliato, «hanno un pubblico più anziano, dovrebbero reggere meglio». Invece accade il contrario
(da Repubblica)
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Febbraio 7th, 2026 Riccardo Fucile
I DUE SI ERANO GIÀ SCONTRATI LO SCORSO AUTUNNO A CAUSA DI VIDEO PRODOTTI CON L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE E RILANCIATI DAL PRESIDENTE SU TRUTH, IN CUI JEFFRIES INDOSSAVA UN SOMBRERO: “QUESTO VIDEO DISGUSTOSO, È STATO PUBBLICATO DAL COSIDDETTO PRESIDENTE INTENZIONALMENTE. E’ UN COMPORTAMENTO VILE, RAZZISTA E MALIGNO. E’ UN INDIVIDUO SQUILIBRATO E SPREGEVOLE”
Il leader della minoranza democratica alla Camera, Hakeem Jeffries ha attaccato duramente Donald Trump dopo la pubblicazione sui social di un video razzista sugli Obama, poi rimosso. “Vaffanculo Donald Trump”, dice Jeffries in un video diventato virale sui social media.
Si tratta di una netta escalation nella retorica del leader dem, in un momento di delicate trattative alla Camera sull’applicazione delle leggi sull’immigrazione. Ma non è la prima volta che i rapporti tra Trump e Jeffries si inaspriscono a livello personale: i due si erano già scontrati lo scorso autunno a causa di video prodotti con l’intelligenza artificiale e rilanciati dal presidente su Truth, in cui Jeffries indossava un sombrero.
“Questo video disgustoso, è stato pubblicato dal cosiddetto presidente intenzionalmente”, ha dichiarato Jeffries nel video. “Vaffanculo Donald Trump e al suo comportamento vile, razzista e maligno. E’ un individuo squilibrato e spregevole”, ha continuato il leader democratico.
Donald Trump ha detto di “non aver visto” il video razzista sugli Obama prima di pubblicarlo su Truth. “Ho guardato solo la prima parte…e non ho visto tutto il video”, ha detto il presidente americano aggiungendo di averlo “dato” al suo staff perché lo pubblicasse e che neanche loro non avevano visto la clip per intero.
Trump ha aggiunto che non intende scusarsi per il video razzista sugli Obama: “Non ho commesso nessun errore”, ha dichiarato.
(da agenzie)
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Febbraio 7th, 2026 Riccardo Fucile
“DOMANI”: “UNA NOMINA DECISA DALLE SORELLE MELONI E CHE FARÀ DISCUTERE: I DATI SANITARI SONO TRA I PIÙ SENSIBILI, COME PUÒ GESTIRLI UNA PERSONA CHE PER ANNI È STATA NEI SERVIZI SEGRETI?” … “L’INFLUENZA DELLE SORELLE MELONI SULLA SANITÀ NON È UN MISTERO. ARIANNA HA SPONSORIZZATO LA NOMINA DEL MINISTRO SCHILLACI E PRESIDIA L’AMBITO SANITARIO SUPERVISIONANDO LA REGIONE LAZIO CON FRANCESCO ROCCA. RITA DI QUINZIO, FEDELISSIMA DELLA PREMIER, È STATA PIAZZATA A CAPO DELLA SEGRETERIA DEL MINISTERO DELLA SALUTE. ORA CON TANESE DG DI AGENAS IL CERCHIO SI CHIUDE”
Dopo 18 mesi di guerra tra regioni, il governo chiude la partita con una nomina che scavalca il
Ministero della Salute. Alla guida dell’Agenzia che controlla la sanità regionale (Agenas) arriva un dirigente ancora in forza all’Intelligence. In particolare al Dis, il dipartimento informazione e sicurezza, che coordina Palazzo Chigi con le due agenzie Aisi e Aise.
Una nomina che farà discutere: i dati sanitari sono tra i più sensibili, contestano i critici della nomina, come può gestirli una persona che per anni è stata nei servizi segreti? La soluzione allo stallo di Agenas porta la firma di Palazzo Chigi, che ha suggerito Angelo Tanese, cinquantanove anni, dirigente di prima fascia della Presidenza del Consiglio e ancora in forza al Dipartimento Informazioni e Sicurezza come capo del personale: è lui il nuovo direttore generale di Agenas.
Una nomina che sarebbe stata decisa dalle sorelle Meloni e che trasforma l’ente tecnico in un terminale diretto dell’esecutivo. Il manager dall’ottobre 2022 guida
l’ufficio del personale del Dis, dopo una carriera costruita alla guida della Asl Roma 1 tra il 2016 e il 2022. Ora Tanese fa il percorso inverso: dall’intelligence torna alla sanità pubblica con un ruolo di controllo strategico sulle Regioni. Contattato, Tanese contattato da Domani ha rifiutato commenti sulla nomina.
La scelta di affidare la direzione di Agenas a un uomo dei servizi arriva dopo un commissariamento durato mesi. Il primo agosto 2025 il governo ha nominato Americo Cicchetti commissario straordinario con pieni poteri, aggirando l’intesa con le Regioni e installando una figura in linea con la politica dell’esecutivo. Cicchetti, ex direttore generale della Programmazione sanitaria del ministero, aveva firmato report e indicatori che hanno scatenato malumori tra i governatori penalizzati nelle classifiche sui livelli essenziali di assistenza.
Le sue pagelle hanno fatto infuriare le regioni, soprattutto quelle che si sono viste declassate nei ranking nazionali sulla qualità dei servizi sanitari e hanno finito per costargli il posto. Le stesse regioni che erano state criticate pochi giorni fa dal ministro della Salute, Orazio Schillaci, accusate di manipolare i dati sulle liste d’attesa per apparire più virtuose di quanto siano in realtà.
Ma la guerra per il controllo di Agenas è esplosa nel giugno 2024 quando il Consiglio dei ministri ha destituito con un provvedimento ad hoc Enrico Coscioni, il cardiochirurgo fedelissimo di Vincenzo De Luca che dal 2020 presiedeva l’ente. Da quel momento è iniziato un durissimo braccio di ferro tra i governatori del Nord e quelli del Sud.
La soluzione finale ha favorito Massimiliano Fedriga, presidente leghista della Regione Friuli Venezia Giulia e della Conferenza delle Regioni, che ha assunto la presidenza. Nel consiglio di amministrazione sono entrati il presidente della regione Campania Roberto Fico, Domenico Mantoan per il Ministero della Salute ex dg di Agenas fino al 2024 e Angelo Giovanni Ientile per l’Anci.
Ma l’influenza delle sorelle Meloni sulla sanità non è un mistero. Arianna Meloni ha sponsorizzato la nomina del ministro Orazio Schillaci e presidia l’ambito sanitario supervisionando la Regione Lazio con Francesco Rocca. Rita Di Quinzio, fedelissima della premier, è stata piazzata a capo della segreteria del ministero della Salute. Ora con Tanese alla direzione generale di Agenas il cerchio si chiude.
(da “Domani”)
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Febbraio 7th, 2026 Riccardo Fucile
ANCHE IL LEGHISTA CANDIANI SI DOMANDA: “SENTO PARLARE DI RUSSI CHE COMPRANO IL SUO LIBRO. DA QUANDO QUESTA PASSIONE PER L’ITALIANO?”… E CALENDA VA GIU’ DURO: “A VANNACCI ARRIVANO I SOLDI DA OLTRECORTINA? SENZA DUBBIO”
Come si scrive Vannacci in cirillico? Tutti cercano valigette a doppio fondo, ma basta sfogliare le pagine del suo libro e guardare la classifica di Amazon. Lo ha detto Stefano Candiani: “Chi muove i fili di Vannacci? I russi? Sento parlare di russi che comprano il suo libro. Da quando questa passione per l’italiano?”. Calenda è un altro: “A Vannacci arrivano i soldi da oltrecortina? Senza dubbio”.
Ora c’è anche Enzo Amendola, ex ministro degli Affari Europei, uno che le capitali del mondo le frequenta e che ha scritto il romanzo per Mondadori “L’imam deve morire”. Si domanda Amendola: “Come è nato il fenomeno Vannacci? Ricordate? E’ nato un’estate con le vendite del suo libro, autoprodotto, dal titolo “Il mondo al contrario”. Bene, io mi chiedo come fa a schizzare un libro in classifica, dal nulla. Sento anche io parlare di russi che comprano i suoi libri online. I russi perchè comprano i libri di Vannacci? Io qualche domanda me la farei…”.
Quanti russi, da Mosca, stanno comprando online il libro di Vannacci? Continua Amendola: “E per carità, smettiamola di dire che Vannacci può far vincere la sinistra. Vannacci trascina nella sua spirale, fa parlare solo di sicurezza, destra. La sinistra non ha bisogno di Vannacci, la sinistra deve essere ferma sull’Ucraina. E’ l’Ucraina, il sostegno italiano, che costringerà Meloni a scegliere: o Vannacci o Ucraina”. Dalla Russia chi vuole aiutare il Beppe Grillo in vestaglietta compra il libro e lo finanzia. Il suo rublo è la virgola.
(da il Foglio)
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