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“L’ESERCITO È DELLA PATRIA, NON DI UNA PARTE POLITICA”: IL CAPO DI STATO MAGGIORE DELL’ESERCITO, GENERALE CARMINE MASIELLO, REPLICA ALLE PAROLE DI GIANNI ALEMANNO SULLA FOLGORE, DEFINITA DALL’EX SINDACO DI ROMA “QUINTESSENZA DELLA DESTRA ITALIANA”

Agosto 1st, 2026 Riccardo Fucile

“NOI SIAMO LA QUINTESSENZA DELLA PATRIA, SIAMO LA QUINTESSENZA DEI VALORI DELLA COSTITUZIONE SU CUI AVETE GIURATO, CHE SONO STATI SCRITTI GRAZIE AL SANGUE VERSATO DA MILIONI DI PERSONE PRIMA DI NOI” … POI IL RICHIAMO AI GIOVANI MILITARI: “LA PACE NON È PIÙ SCONTATA”

Il generale Carmine Masiello non cita direttamente Gianni Alemanno, ma il riferimento alle sue parole appare evidente. Dal palco della caserma “Emidio Clementi” di Ascoli Piceno, il capo di Stato maggiore dell’Esercito ha risposto a chi, nei giorni scorsi, aveva accostato la Folgore alla storia e all’identità della destra italiana.
Masiello riprende proprio il termine utilizzato da Alemanno, “quintessenza”, per respingere qualsiasi tentativo di associare un reparto militare a una parte politica.
“Ho sentito qualche giorno fa qualcuno che, parlando di un’unità dell’Esercito, la definiva quintessenza di una parte politica”, ha ricordato il generale durante il giuramento dei Volontari in Ferma Iniziale del primo blocco 2026.
La risposta è netta: “Quell’unità dell’Esercito, come tutto l’Esercito, non è quintessenza di nessuno. Noi siamo la quintessenza della Patria, siamo la quintessenza dei valori della Costituzione su cui avete giurato, che sono stati scritti grazie al sangue versato da milioni di persone prima di noi”.
Un intervento che, pur senza pronunciare il nome di Alemanno né quello della Folgore, assume il significato di una replica istituzionale. Le tradizioni e la storia dei reparti militari, nel messaggio di Masiello, non possono essere utilizzate come simboli di appartenenza partitica: l’Esercito serve la Repubblica e rappresenta l’intera comunità nazionale.
Il tema attraversa tutto il discorso pronunciato davanti ai giovani volontari e alle loro famiglie. Per Masiello, la parola Patria deve essere sottratta alle contrapposizioni politiche e ideologiche.
“La Patria non è un concetto politico, non è un concetto partitico, non è un concetto ideologico”, ha sottolineato. Difenderla significa proteggere “uno stile di vita costruito sul sacrificio di milioni di italiani” e rispettare un dovere scolpito nella Costituzione.
Un dovere che non si fonda “sulle esclusioni né sulle divisioni”, ma sul senso di appartenenza a una collettività “che sa chi è, sa da dove viene e soprattutto sa dove vuole andare”. E che non può essere costruito attraverso “il tornaconto, la convenienza, la polemica o il pregiudizio”.

(da agenzie)

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CEUTA, TANTO RUMORE PER NULLA: 60.000 MIGRANTI SONO GIA’ TORNATI IN MAROCCO. E SANCHEZ BASTONA LA MELONI: “REAZIONE INSENSATA E ILLEGAL£”

Agosto 1st, 2026 Riccardo Fucile

E SI SCOPRE, ALLA FINE DEL TEATRINO, CHE IL GOVERNO MELONI NON HA DEPOSITATO ALCUNA RICHIESTA PER LA SOSPENSIONE DELL’ACCORDO DI SCHENGEN

Dopo due giorni con una quantità di ingressi irregolari senza precedenti, a Ceuta – exclave spagnola che si trova geograficamente in Marocco – la normalità sta tornando lentamente. Stando ai numeri ufficiali diffusi dalle autorità di Madrid, a ieri sera erano 48.300 le persone migranti rientrate volontariamente in territorio marocchino. Non c’è una stima definitiva su quanti fossero stati gli ingressi da giovedì in avanti, ma le stime oscillavano tra i 50mila e i 60mila. Le vittime rinvenute finora, morte mentre tentavano di entrare a nuoto a Ceuta, sono 67.
Con il rientro della fase più acuta della crisi, arriva anche la risposta politica del governo spagnolo. Il primo ministro Pedro Sanchez ha scritto alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen per chiedere un vertice urgente dei ministri dell’Interno europei, ma soprattutto per criticare la reazione dei Paesi che hanno “attaccato la Spagna”, tra cui l’Italia; un attacco, ha scritto, Sanchez, che è “contrario al più comune buonsenso”.
Quasi tutti i migranti rientrano in Marocco: “Ceuta sta tornando alla normalità”
Come detto, negli ultimi tre giorni gli ingressi sono stati troppi per fornire un conteggio preciso. Il governo centrale ha parlato di circa 50mila, mentre l’amministrazione di Ceuta si è spinta fino a 60mila. Un numero impossibile da gestire per l’exclave, che in totale ha poco più di 80mila abitanti. Così, nella giornata di ieri i negozi sono rimasti praticamente tutti chiusi per pausa di essere assaltati, mentre centinaia di persone giravano per strada in molti casi alla ricerca di cibo.
Continuano le domande sul come si sia arrivati a una quantità tale di ingressi. Molte ricostruzioni sottolineano la responsabilità delle autorità marocchine, che secondo alcune testimonianze avrebbero attivamente incoraggiato le persone migranti ad attraversare il confine. Il governo di Madrid però, a differenza di quanto fatto in passato, non ha attaccato quello di Rabat e ha dato la responsabilità principale alla disinformazione diffusa dalle “mafie”: si sarebbe sparsa la voce che, a seguito di una recente sentenza che ha limitato i respingimenti immediati, la frontiera sarebbe stata ‘aperta’; cosa che, evidentemente, non era.
Nella giornata di sabato, stando ai resoconti di chi si trova sul posto, i negozi hanno tornato ad aprire e i residenti a passeggiare per strada: “In meno di 48 ore, la situazione a Ceuta è completamente cambiata e si sta tornando alla normalità”, ha detto il ministro dell’Interno spagnolo Fernando Grande-Marlaska. Nella giornata di ieri i resoconti parlavano di file lunghissime di persone di ritorno in Marocco, dopo non aver trovato né cibo né posti per dormire a sufficienza nell’exclave spagnola: le autorità di Ceuta parlavano di 150 uscite al minuto.
Resta il bilancio delle vittime, ancora in aggiornamento. Questa mattina è salito a 67 il numeri di corpi recuperati in acqua. Si tratta di persone che hanno provato a superare a nuoto la recinzione di Ceuta, aggirandola via mare, ma non sono riuscite a completare la traversata.
La lettera di Sanchez contro l’Italia: “Reazione egoista, divisa e illegale”
Sul fronte politico, la reazione più dura è stata quella dell’Italia. Giorgia Meloni ha annunciato la sospensione dell’accordo di Schengen con Madrid, e quindi il ritorno dei controlli alle frontiere. Un annuncio che, va detto subito, ha due problemi. Il primo che è Schengen non c’entra nulla con gli ingressi da Ceuta. Il secondo è che, a quanto risulta al momento, l’Italia non avrebbe ancora comunicato formalmente a Bruxelles la sospensione di Schengen. Un atto che va motivato nel dettaglio, con precise procedure. Insomma, ci sarebbe il tweet della presidente del Consiglio ma non il documento che serve, legalmente, per far partire i controlli alle frontiere.
In ogni caso, Sanchez oggi ha risposto con una lettera alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen in cui ha chiesto una riunione urgente dei ministri dell’Interno dei 27 Paesi Ue per chiarire che “la sicurezza dei nostri confini esterni è una responsabilità condivisa”. Soprattutto, la lettera è stata un’occasione per difendere l’operato del suo esecutivo dagli attacchi arrivati nelle ultime ore da moltissimi esponenti dell’estrema destra internazionale.
Nella lettera il presidente del governo spagnolo parla di “preoccupazione” per la “reazione” di alcuni Stati alla situazione di Ceuta, e lamenta di aver ricevuto “ben poco sostegno da altri Paesi europei” nella gestione dell’emergenza, ricordando che invece la Spagna ha dato una mano in varie occasioni durante “crisi simili” in passato, ad esempio quella di “Lampedusa nel 2023”.
Sanchez si rivolge in particolare ai Paesi che “hanno scelto di attaccare la Spagna e di chiedere la sua temporanea esclusione dall’area Schengen”. Anche se non è citata esplicitamente, il riferimento è soprattutto all’Italia, accusata di un atteggiamento “guidato da pregiudizi, fake news, ignoranza o interesse politico”. Un atteggiamento che è contrario “al diritto europei, al diritto umanitario”, ma anche “agli interessi europei nel lungo termine e al più comune buonsenso”.
Infatti, ha spiegato ancora una volta Sanchez, “Ceuta non è parte dell’area Schengen, non c’è praticamente nessun migrante irregolare che non sia stato rimpatriato, e la Spagna, secondo Frontex, è una delle frontiere esterne dell’Ue meno attraversate”, con un numero di ingressi negli ultimi cinque anni che è “la metà, per esempio, di quello fatto registrare dall’Italia”. Il premier spagnolo non si è fermato: “L’Unione europea non si può permettere questo tipo di reazione egoista, divisiva e illegale”.

(da agenzie)

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CEUTA, INTERVISTA A OSCAR CAMPS DI OPEN ARMS: “FALLIMENTO EUROPEO, LE FRONTIERE USATE COME STRUMENTO DI PRESSIONE POLITICA TRA STATI”

Agosto 1st, 2026 Riccardo Fucile

“I MIGRANTI SONO QUELLI CHE PAGANO IL PREZZO DELLE DIATRIBE TRA STATI”… “DIETRO L’ESODO A CEUTA CI SONO LE AUTORITA’ DEL MAROCCO”

Lo spostamento di massa a piedi e a nuoto attraverso il confine tra Marocco e Ceuta, exclave spagnola, da parte di migliaia di migranti, ha portato alla morte di almeno 57 persone, i cui corpi sono stati recuperati in mare. Una tragedia umanitaria. I numeri sono impressionanti: si calcola che circa 50mila persone sono entrate a Ceuta in questi giorni, una cifra pari al 70% della popolazione dell’exclave spagnola. Secondo il ministero dell’Interno spagnolo, oltre 48.300 dei circa 50mila migranti entrati nel territorio spagnolo avrebbero già fatto rientro in Marocco, con rimpatri spontanei. Ma l’emergenza continua.
Il governo Meloni ha attribuito le responsabilità della crisi alla gestione del premier Sanchez, aprendo una crisi diplomatica con Madrid. Come misura di sicurezza, l’esecutivo ha stabilito, per la durata di un mese, la chiusura delle frontiere marittime e aeree con la Spagna. Il Viminale ha spiegato che la polizia di frontiera effettuerà verifiche “mirate e selettive” nei confronti di cittadini di Paesi terzi per verificare il possesso dei documenti idonei a circolare, secondo le norme dell’accordo Schengen. Mentre nessuna restrizione è prevista per chi dall’Italia si reca in Spagna.
Ma come si spiega quello che sta succedendo a Ceuta? Secondo Oscar Camps, fondatore di Open Arms, le responsabilità di questa gravissima crisi migratoria vanno ricercate unicamente a Bruxelles e nelle sue fallimentari politiche migratorie.
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Il governo spagnolo ha spiegato che quello che sta succedendo è l’effetto di una sentenza del Tribunale Supremo che vieta il rimpatrio di quanti raggiungono la costa a nuoto, e che sarebbe stata sfruttata dalle mafie locali. È così?
Attribuire la crisi a una sentenza giudiziaria significa semplificare il problema: una decisione che garantisce diritti non può essere presentata come la causa della tragedia. La causa di fondo resta la stessa che denunciamo da anni: l’assenza di vie legali e sicure, e una politica migratoria che spinge migliaia di persone a rischiare la vita in mare perché non esiste altra alternativa.
C’entra in qualche modo il governo marocchino? L’ambasciatrice del Marocco in Spagna ha assicurato che la crisi migratoria non voluta dal Regno del Marocco. È credibile che gli attraversamenti si siano verificati senza l’avallo delle autorità marocchine?
È difficile sostenere che un movimento di tale portata avvenga senza alcuna tolleranza da parte delle autorità marocchine nella zona di frontiera, come già accaduto nel 2021. Ma è esattamente questo che denunciamo da anni: la gestione delle frontiere è diventata uno strumento di pressione politica tra Stati, e le persone migranti sono quelle che pagano il prezzo di questo braccio di ferro.
Ceuta è un fallimento tutto europeo?
Sì. Il problema non nasce a Ceuta né in Marocco: nasce a Bruxelles, nella decisione di esternalizzare la gestione migratoria invece di costruire una politica comune basata su vie legali e responsabilità condivisa. Ciò che vediamo a Ceuta è la conseguenza di quella decisione, non un’anomalia isolata.
Il Governo italiano ha deciso di sospendere temporaneamente il regime di libera circolazione previsto da Schengen nei collegamenti marittimi e aerei con la Spagna, reintroducendo i controlli di frontiera nei confronti di cittadini di Paesi terzi. Ma c’entra qualcosa quell’accordo con l’attraversamento di migliaia di migranti della frontiera tra Marocco e Spagna?
Tecnicamente no. Ceuta e Melilla non hanno mai fatto pienamente parte dello spazio Schengen: la Spagna ha mantenuto un’eccezione per queste città quando ha aderito all’accordo, proprio per gestire il loro rapporto di frontiera con il Marocco. Minacciare di sospendere Schengen per ciò che accade in una frontiera che non appartiene nemmeno a quello spazio è, più che una risposta giuridica, un gesto politico rivolto all’elettorato interno. Va inoltre ricordato che, tra il 2021 e il 2026, secondo Frontex, sono entrate irregolarmente attraverso l’Italia 478mila persone, mentre in Spagna sono state 234mila.
Tajani ha anche detto che questa situazione è colpa del governo spagnolo e della recente procedura straordinaria di regolarizzazione dei migranti. Possiamo spiegare che Sanchez ha fatto semplicemente una regolarizzazione dando il permesso di soggiorno a 500mila migranti che già vivono e lavorano in Spagna, come del resto ha fatto l’Italia in passato durante i governi Berlusconi?
Il governo spagnolo ha approvato una regolarizzazione straordinaria che consente di ottenere il permesso di soggiorno e di lavoro alle persone che vivono e lavorano già in Spagna da prima della fine del 2025: è la settima regolarizzazione di questo tipo dal 1986, non una misura eccezionale nella storia migratoria spagnola. Presentare la regolarizzazione come causa della crisi a Ceuta ignora che si tratta di due fenomeni distinti: una cosa è dare i documenti a chi è già integrato nel mercato del lavoro, un’altra, ben diversa, è la gestione dei nuovi arrivi alla frontiera.

(da Fanpage)

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C’È LA MANONA DELLO ZIO SAM DIETRO IL CAOS MIGRANTI A CEUTA. DA MESI LA DESTRA AMERICANA RISERVA MOLTE ATTENZIONI ALL’EXCLAVE SPAGNOLA IN MAROCCO: NON SOLO SUPPORTANDO IDEOLOGICAMENTE LE SPINTE INDIPENDENTISTE, MA ANCHE IMMAGINANDO UNA “ONDA VERDE” DI PERSONE DISARMATE

Agosto 1st, 2026 Riccardo Fucile

THINK TANK E DEPUTATI VICINI A TRUMP HANNO STNZIATO 20 MILIONI DI DOLLARI PER SOSTENERE LE RIVENDICAZIONI SU CEUTA DEL MAROCCO… LA MONARCHIA NORDAFRICANA È UNO DEI PIÙ STRETTI ALLEATI DI TRUMP NEL CONTINENTE NERO: IL PRIMO A RICONOSCERE LA SOVRANITÀ DI RABAT NEL SAHARA OCCIDENTALE FU PROPRIO IL TYCOON, CHE VEDE IN SANCHEZ UN PARIA DISOBBEDIENTE DA RIMETTERE IN RIGA

In un’era geopolitica a propagazione immediata, ogni evento si trasforma in un test. A maggior ragione se l’attrito si registra lungo una fragile faglia del sistema: nel caso dei migranti di Ceuta, di fronte a Gibilterra, in uno dei pochi grandi stretti di mare ancora aperti senza condizioni e alla frontiera fra un Paese dell’Unione europea e uno africano a basso reddito che ha appena ricevuto 40 milioni di dollari dagli apparati militari e di sicurezza degli Stati Uniti.
Di certo è bastato poco perché ciascuno mostrasse i propri colori. Anche senza lo scontro fra Giorgia Meloni e il leader di Madrid Pedro Sánchez, l’Unione europea ha subito iniziato a dare nuovi segni di frammentazione.
Di fronte a quella che la Spagna vive come un’invasione e un’azione di guerra ibrida, il presidente (tedesco) del partito popolare europeo Manfred Weber ha reagito attaccando il governo socialista di Madrid per le sue politiche migratorie. Anche la Francia ha rafforzato la frontiera dei Pirenei, pur offrendo aiuto alla Spagna tramite l’agenzia europea Frontex.
La Russia, che ha una storia di uso dei migranti come armi da gettare contro i confini di Finlandia o Polonia (via Bielorussia), non ha perso tempo.
Si è subito infilata nella falla politica: Andrii Sibyha, ministro degli Esteri ucraino, osservava ieri come i media di emanazione di Mosca abbiano lanciato 1.500 articoli sulla crisi di Ceuta (con i media russi in Italia secondi per quantità di contenuti solo dopo quelli in Spagna).
Ma è la reazione americana quella più gravida di senso e di interrogativi. […] Donald Trump ha scaricato tutte le responsabilità sul governo di Madrid, un paria per la Casa Bianca specie dopo il rifiuto di Sánchez di concedere le basi iberiche per l’avventura iraniana. Subito il presidente si è presentato, all’opposto, come un baluardo contro i clandestini.
Eppure l’attenzione della destra americana su Ceuta non nasce ora. Vari indizi suggeriscono che, al contrario, essa è costante da tempo. In marzo un articolo del think tank washingtoniano di destra American Enterprise Institute sosteneva che il controllo spagnolo di Ceuta e Melilla sarebbe «illegittimo» e il Marocco dovrebbe reagire esattamente secondo lo scenario di questi giorni: con un’«onda verde» di migliaia persone disarmate che entrano a Ceuta.
In aprile poi Mario Diaz-Balart, deputato repubblicano e vicino a Trump, ha fatto approvare dalla commissione per gli stanziamenti della Camera un documento dal duplice significato. Sul piano politico, sostegno alle rivendicazioni del Marocco su Ceuta e Melilla, oggi ancora controllate da Madrid benché si trovino a sud dello stretto.
Questi finanziamenti sono il segnale più chiaro che fra l’intelligence di Rabat e quella americana si stava creando un’interazione più stretta. E che difficilmente la prima avrebbe potuto evitare di avvertire la seconda di quanto stava per accadere.
Uso politico della crisi da parte della Casa Bianca, think tank vicini ai Maga a favore dell’ondata migratoria, sostegno e finanziamenti del Congresso in chiave anti-spagnola e collaborazione fra intelligence: neanche cinque livelli di indizi, in geopolitica, fanno una prova. Ma restano cinque livelli di indizi.

(da Corriere della Sera)

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MELONI SI INVENTA LE FRONTIERE SIGILLATE. LA CHIUSURA DI SCHENGEN È UN BLUFF: LE LEGGI ATTUALI GIÀ PREVEDONO IL CONTROLLO DEI DOCUMENTI PER CHI ARRIVA DALLA PORZIONE DI TERRA SPAGNOLA IN NORDAFRICA (E TRA SPAGNA E ITALIA NON C’È UN CONFINE, QUINDI LA MOSSA VALE SOLO PER AEREI E NAVI, DOVE GIÀ CI SONO ISPEZIONI)

Agosto 1st, 2026 Riccardo Fucile

MA PER LA PREMIER, POCO IMPORTA: È UNA MOSSA POLITICA IN CHIAVE INTERNA, PER ARGINARE VANNACCI E DISTOGLIERE L’ATTENZIONE DAI GUAI DELLA MAGGIORANZA (ULTIMO, IL PASTICCIO DELLE CHAT DI DELMASTRO)

La strategia è quella fatta filtrare da fonti di Palazzo Chigi: «La linea italiana sui migranti trova consenso crescente», Roma «si conferma al centro del dibattito europeo sulle politiche migratorie».
Peccato che la Commissione europea sembri pensarla diversamente per quel che riguarda l’applicazione o meno di Schengen: con parole chiare, Buxelles ha specificato che, qualora uno Stato membro decidesse di ripristinare i controlli alle frontiere con un altro paese dell’area Schengen, come annunciato dall’Italia, tale decisione deve essere notificata e giustificata alle istituzioni europee.
«I regolamenti stabiliscono che gli Stati membri possono, eccezionalmente e temporaneamente, ripristinare i controlli alle frontiere interne come ultima risorsa per far fronte a gravi minacce all’ordine pubblico o alla sicurezza nazionale», e quando tale minaccia è «imprevedibile e richiede un intervento immediato», ha spiegato un portavoce della Commissione.
Il portavoce ha tuttavia sottolineato che lo Stato membro in questione deve notificare la propria decisione «alla Commissione, al Consiglio, al Parlamento e agli altri Stati membri, e spiegare in che misura la situazione di Ceuta costituisca una grave minaccia al suo ordine pubblico o alla sua sicurezza interna».
Al netto di precisazioni europee, Meloni ha incassato il consenso dei paesi del nord, i cosiddetti like minded con cui la premier ha stretto un raccordo proprio sulle questioni migratorie.
La sintesi, però, è tutta politica: sospendere Schengen è più complicato a farsi che a dirsi, tanto più perché Italia e Spagna non condividono un confine, quindi si sostanzierà in un rafforzamento dei controlli già esistenti per chi viaggia in aereo o in nave. Sospendere il patto e caricare la cosa di risvolti politici come ha fatto Meloni, però, parla soprattutto all’elettorato più di destra, oggi attirato dalle sirene di Vannacci.
Che già hanno iniziato a cantare: «Il popolo italiano si affidi a chi è in grado di difenderlo», ha detto il deputato di Fn Rossano Sasso, «Vannacci saprebbe cosa fare». A confermare il senso delle mosse meloniane sono anche fonti ministeriali: «Si tratta di una mossa soprattutto politica, per costringere l’Ue a rendersi conto del livello di emergenza», viene spiegato.
Per dimostrare di fare sul serio, la premier ha incontrato il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi: per aggiornamenti sulla situazione a Ceuta, ma anche per capire quanto sia necessario alzare le difese per possibili (quanto poco probabili) arrivi in massa in Italia. Al Viminale, infatti, è riunito anche il Comitato di analisi per l’immigrazione e la sicurezza delle frontiere, presieduto da Piantedosi, per analizzare i possibili scenari.

(da agenzie)

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LA STORIA DEI MIGRANTI DI CEUTA E’ MOLTO DIVERSA DA COME VE LA STANNO RACCONTANDO

Agosto 1st, 2026 Riccardo Fucile

UN GOVERNO DI FALLITI USA L’ARMA DI DISTRAZIONE DI MASSA PER DISTOGLIERE L’ATTENZIONE DAI PROBLEMI REALI

Mettiamo ordine un attimo.
No, non sono entrate decine di migliaia di persone africane in Europa. Erano a Ceuta, in un exclave spagnola in Africa. O, se preferite, in uno dei rimasugli delle colonialismo europeo in Africa.
No, aver varcato i confini di Ceuta non offre loro la possibilità di andare in Spagna e da lì di scorrazzare per l’Europa intera. Perché ci sono 28 km di stretto di Gibilterra, in mezzo.
No, il trattato di Schengen sulla libera circolazione delle persone tra i Paesi dell’Unione Europea non vale per gli stranieri in arrivo da Ceuta.
E quindi no, sospendere Schengen non ha nessun senso e non è di nessun aiuto alla nostra sicurezza, reale o percepita. È solo una misura simbolica per marcare una differenza tra la Spagna e noi, per ragioni di mera campagna elettorale. Anche se, come ha detto Sanchez, gli ingressi irregolari di migranti in Italia sono più del doppio di quelli spagnoli.
No, le leggi spagnole sull’immigrazione non c’entrano nulla per quel che è successo a Ceuta. Né i permessi di soggiorno offerti agli stranieri residenti, né le sentenze che dicono che se arrivi via mare a Ceuta necessità di una protezione speciale. Molte delle persone che sono arrivate nell’exclave spagnola, intervistate, nemmeno sapevano di questo.
No, i migranti che sono entrati a Ceuta non saranno aviotrasportati in Spagna, ma saranno tutti rimpatriati. Lo ha detto Sanchez, lo hanno ribadito alti funzionari dell’Unione Europea.
Sì, le destre europee e quella americana non aspettavano altro per andare contro l’anomalia europea per eccellenza, la Spagna, il Paese che regolarizza i migranti, che sanziona Israele e che sfida Trump.
Sì, stanno creando il mostro perfetto, il giovane nordafricano, meglio marocchino, delinquente in atto o comunque in potenza, corruttore della nostra società, portatore di caos.
Sì, lo stanno facendo perché altrimenti si parla di economia, di crescita che non c’è, di prezzo del carburante, di inflazione, di potere d’acquisto in picchiata. Dei veri fallimenti del nostro governo, insomma. E devi veri motivi per cui ha senso di preoccuparsi e avere paura.

(da Fanpage)

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IL RINASCIMENTO DEGLI SCEMI

Agosto 1st, 2026 Riccardo Fucile

E’ L’ETA DELL’ORO DEGLI IDIOTI, LO DIMOSTRA IL PROGRAMMA NATION’S DUMBEST SULLA RETE FOX… IN EFFETTI NEGLI USA TROVARE “IL PIU’ SCEMO DELLA NAZIONE” E’ IMPRESA ARDUA

È l’età d’oro degli idioti, dicono. Ci sono segnali ovunque. La cultura pop americana, che li ha sempre valorizzati, ora li celebra apertamente. E così “Pensavo che l’Everest fosse negli Stati Uniti”; e “Chi ha dipinto la Cappella Sistina? Leonardo Di Caprio”. E “Quante lettere ci sono nella parola “alfabeto? 24!”. Ora in tv sono le risposte giuste, che fanno vincere. Chi esibisce cultura e acume viene eliminato.
È il nuovo successo della rete Fox, Nation’s Dumbest, il più scemo della nazione, perfetto come titolo anche nell’Italia di oggi. È metà gioco a premi e metà reality, lo conduce comico britannico Jack Whitehall, è in onda dal 15 luglio, con puntate ogni mercoledì (dall’Italia, per ora, si può vedere col VPN, su Hulu o noleggiandolo su Prime).
I dodici concorrenti, le solite mezze celebrità di questo tipo di programmi, devono fare esami da scuola elementare, aritmetica, storia, quiz vari, prove atletiche (per dire, si volteggia appesi a un cavo cercando di acciuffare cassette della posta).
Spezza il cuore vedere tra i partecipanti Ice-T, il sergente Fin Tutuola di Law and Order SVU, lo credevamo persona seria. Si bada meno a Hilaria, moglie di Alec Baldwin, che ha sette figli e senza motivo si fingeva spagnola, o alla cantante Carmen Electra. Colpisce – e si teme sia la metafora di qualcosa – che ci sia Andrew Yang. Venture capitalist, candidato democratico alle primarie presidenziali 2020, sette anni fa spiegava che l’automazione e la digitalizzazione – non l’immigrazione e i dazi – stavano cancellando milioni di posti di lavoro, proponeva il reddito universale di base da super libertario, e altro. E forse vuole rilanciarsi come scemo sulla reality tv; come Donald Trump che dopo sei bancarotte si era reinventato con The Apprentice. Perché ora si fa così, perché, ha detto Vinson Cunningham, critico del New Yorker, «siamo in pieno Rinascimento idiota». Parte in America, dove c’è sempre stata una forte presenza di idioti di successo, nei film di Austin Power come in politica e tra gli straricchi. E ora che il soft power americano impone un’egemonia culturale idiotissima, dai social (che producono scemi di tutti i genere per fare clic) ad altri campi, si temono prossime e continue vittorie dei più scemi (ma se non si è scemi qualcosa ci si inventerà).

(da lastampa.it)

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QUANTO COSTA ALLA POLITICA TENERE IL POPOLO IN ALLARME PERENNE SULLA PROPRIA SICUREZZA

Agosto 1st, 2026 Riccardo Fucile

LA MOLTIPLICAZIONE DEI NEMICI DELLA SICUREZZA E’ UNA FABBRICA DEL CONSENSO CHE NON CHIUDE MAI

Ci sono da una parte il demos, il popolo deliberante, dall’altra il laos, il popolo in armi che rumoreggia. Certo, si tratta in qualche modo di due immagini mitiche che non si riscontrano nella realtà, per così dire, in purezza, e tuttavia esistono. Sono due proiezioni della nostra idea di popolo che vivono anche nella contemporaneità, agiscono intorno a noi, pulsano e pesano nei nostri pensieri. Si tratta infatti anche di due modi di intendere la democrazia. Vivono spesso fra loro mescolati, lasciano che l’uno prevalga sull’altro mostrando in alcune occasioni il volto riflessivo di un popolo attento al proprio destino o, in altre, quello della moltitudine in tumulto. Entrambe trovano una radice e una spiegazione psico-politica. Il problema, tuttavia, nasce quando la politica si accorge di quale potenziale di consenso sprigiona il laos, di che fonte energetica sia quella costituita da un popolo mantenuto in permanente allarme circa la propria sicurezza. Di come una collettività assediata dal crimine e per questo bisognosa di rassicurazione, penda dalle labbra del salvifico legislatore, di quel dispensatore di pene sempre più dure e intimidatorie e di sempre nuove fattispecie di reati, di aggravanti e di ostatività.
Dice il presidente Meloni, per giustificare il ddl sulla imputabilità dei minori, che “chi rapina, chi aggredisce, chi devasta deve pagare sempre, anche se ha quindici o sedici anni”. La riforma serve, a suo dire, a dare una raddrizzata a quella categoria di minori, evidentemente ritenuta assai vasta, “che pensano di fare come vogliono perché tanto sanno che non accadrà loro nulla”. Insufflare nell’opinione pubblica l’idea dell’impunità giova a galvanizzare l’aspettativa della risposta securitaria. Abbiamo già sentito in passato, nel medesimo mood della retorica giustizialista, il dottor Davigo elucubrare dei “codici spaventapasseri” e del paese nel quale gli assolti sono “colpevoli che l’hanno fatta franca”. Non si dice quanti siano i minorenni violentatori, rapinatori o devastatori che si sono sottratti al processo perché dichiarati non imputabili per immaturità ai sensi dell’art. 98 c.p. Ma è bene che il grande pubblico ignori le statistiche e i dati e creda che il nemico dal quale oggi occorre difendersi è costituito dall’esercito insidioso dei minorenni.
Questa propaganda funziona e corre veloce sui social. Quella norma prudente che investiva il giudice del controllo di maturità dei minorenni, scritta nel 1930 dal fascistissimo Guardasigilli Rocco, viene spazzata via dall’ennesima norma vessillo, indifferente all’art. 31 della Costituzione, che “protegge la gioventù favorendo gli istituti necessari a tale scopo”. La stessa norma che tutelava la maternità, anch’essa scritta nel codice fascistissimo, è stata travolta dall’ennesimo pacchetto sicurezza così che il nido di Rebibbia, che si era finalmente spopolato, ha per ospite una bimba di pochi mesi. La geografia securitaria ha disegnato una mappa sui nostri territori e le nostre città: le zone rosse del centro, le periferie suburbane abbandonate dei rave, le stazioni metropolitane dei rom, le strade dei maranza. La moltiplicazione e attualizzazione dei nemici della sicurezza, ancorata ai fatti della cronaca quotidiana, è una fabbrica straordinaria del consenso che non chiude mai. Si tratta di un dispositivo sempre efficace e a presunto costo zero, visto che i costi umani e i princìpi scritti nella nostra Costituzione, nelle Carte e nelle Convenzioni non hanno un pil. Non solo non vengono calcolati i costi delle carcerazioni, del sovraffollamento e dei suicidi, ma neppure quelli che sopporta la società nel vedere un minore, occasionale spacciatore, essere inserito in un circuito carcerario stigmatizzante e puramente punitivo, dal quale uscirà piuttosto come un più pericoloso spacciatore professionale.
Ma avere a disposizione un popolo in perenne tumulto, sensibile al populismo penale e alla retorica del giustizialismo, è così vantaggioso che nessuno più auspica il ritorno di quel demos deliberante, riflessivo e costruttivo, diffidente dell’immediato e portatore di un pensiero critico. Ma sfugge purtroppo che, a ben vedere – come ha scritto di recente Giordano Bruno Guerri – quella spinta che si somministra quotidianamente al pubblico inseguendone le pulsioni più viscerali non è né propulsiva, né propizia alla democrazia, ma “si fa zavorra per il popolo”, e lo inchioda a un perenne presente emotivo privo di ogni futuro.

(da ilfoglio.it)

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CARNE DA NAUFRAGIO

Agosto 1st, 2026 Riccardo Fucile

IL DISEGNO DI DESTABILIZZARE L’EUROPA, ODIATA DA CHI ODIA LA DEMOCRAZIA: DIETRO L’ATTACCO A SANCHEZ C’E’ L’INTERNAZIONAE CRIMINALE SOVRANISTA

L’ipotesi che i migranti possano essere utilizzati come arma politica, carne da sbarco e da naufragio tal quale in guerra la carne da cannone, è così cinica e disumana che si stenta a prenderla in considerazione.
Ma sono accadute tante cose, negli ultimi tempi, che avremmo pensato incredibili (una per tutte: Trump) e dunque è il caso di valutare seriamente l’idea che per destabilizzare l’Europa, odiata da chi odia la democrazia, ci sia chi organizza la manomissione del flusso, già disordinato, delle migrazioni.
La catastrofica vicenda di Ceuta è stata accolta dall’esultanza scomposta dei peggiori figuri del razzismo mondiale, come Ben-Gvir, Elon Musk e il mondo Maga; ma non hanno saputo sottrarsi al tiro a Sánchez e alla Spagna anche le destre europee di governo, Italia compresa, che impallinano il trattato di Schengen, che in tema di libera circolazione degli esseri umani è un poco la madre di tutte le garanzie.
Rendere ingestibile il governo di un fenomeno già di suo molto impattante, così da fare leva sulle paure dell’opinione pubblica, fare avanzare ovunque i partiti sovranisti e finalmente mettere una pietra sul concetto di Europa come terra dei diritti e della tolleranza.
Che questo sia un piano ben studiato, o solamente un’intenzione di infima moralità, ma di alto rendimento politico, non fa molta differenza. Il Marocco, migliore alleato di Trump nel Nord Africa, in questo caso sarebbe solo l’esecutore. I mandanti esultano sui social.

(da Repubblica)

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