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CASO ALMASRI, CASARINI: “L’ITALIA HA UN GOVERNO DI PIAZZISTI, HANNO AIUTATO LA FUGA DI UN CRIMINALE”

“LA COMPLICITA’ TRA IL NOSTRO GOVERNO E I CRIMINALI LIBICI E’ EVIDENTE”… “E’ MANTOVANO CHE DECIDE, NON NORDIO”

Il caso Almasri è tornato prepotentemente agli onori delle cronache, dopo le ultime rivelazioni del Corriere sulla chiusura dell’indagine avviata dal Tribunale dei ministri, che dimostrerebbero come il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, sarebbe stato al corrente di tutte le informazioni riguardo ad Osama Najeem Almasri. Nella tesi sostenuta dal governo fino a qui, e nella stessa relazione al parlamento fatta da Nordio, il ministro asserì di non essere stato informato per tempo di quello che stava accadendo. L’indagine del tribunale dei ministri, che ora dovrà decidere se archiviare o procedere con l’incriminazione, dimostra che la capa di gabinetto di Nordio, Giusi Bartolozzi, non solo era al corrente di ciò che stava avvenendo, e diede le indicazioni ai magistrati del Dipartimento degli affari di Giustizia di parlarsi con cautela, e soprattutto di non lasciare tracce. Gli ultimi sviluppi arrivano dopo che il governo libico attraverso il premier Dabaiba aveva smentito
clamorosamente la versione data dall’Italia alla Corte penale internazionale sul mancato arresto di Almasri. Il nostro governo aveva scritto alla CPI che prioritariamente era stata soddisfatta una richiesta di estradizione da parte della Libia, cosa smentita in maniera netta dal premier libico. I primi a dare la notizia dell’arresto di Almasri nel gennaio scorso furono Mediterranea Saving Humans e Refugees in Libya, che immediatamente diffusero alla stampa anche tutte le notizie relative ai crimini commessi da Almasri nei lager libici e per i quali è ricercato. Con Luca Casarini, fondatore di Mediterranea, vittima di un altro scandalo, quello del caso Paragon, insieme ai giornalisti di Fanpage.it e ad altri, abbiamo provato ad analizzare il caso Almasri alla luce dei nuovi fatti che, ove mai fosse possibile, delineano dei contorni ancora più inquietanti sul comportamento del governo di Giorgia Meloni su questo caso che mina pesantemente la credibilità internazionale del nostro paese.
Secondo l’indagine del Tribunale dei ministri sembrerebbe che Nordio abbia raccontato delle bugie al parlamento, che impressione trai su tutta la vicenda dopo le nuove rivelazioni?
A me non ha sorpreso molto questa incongruenza tra quello che viene dichiarato da un Ministro in parlamento e quella che è la realtà dei fatti, non mi ha sorpreso perché mi sembra che uno dei nodi di esercizio del potere di questa destra, non solo in Italia, sia la caratteristica di un comportamento da imbonitori verso le istituzioni ed il popolo, non ci si comporta con un senso dello Stato. E’ un atteggiamento da influencer, potremmo dire da piazzisti, da venditori di fumo, non è certo quello che ricordavamo come un elemento di serietà istituzionale, questo lo fanno sempre, non solo sul caso Almasri. E questo non lo ha fatto solo Nordio, ma è successo altre volte. I rapporti con la Libia sono uno di quei terreni dove il nostro governo si comporta come un gruppo di piazzisti.
A proposito di Italia e Libia, pochi giorni fa il Ministro degli Interni Piantedosi è stato respinto dal governo di Haftar, come è stato possibile?
Perché in Libia andavano a fare i piazzisti. La delegazione era composta dall’Italia, che ha rapporti ormai noti con i mafiosi libici e di cui il caso Almasri ne è un esempio, da Malta uno dei
paesi che ha uno storico rapporto con la criminalità libica sul contrabbando di petrolio, una che indagava molto su questo era Dafne Caruana Galizia che è stata fatta saltare in aria, e poi c’era la Grecia, il paese in cui è maggiormente documentato il ripetersi di casi di respingimenti di migranti particolarmente crudeli, anche di bambini, anche dalla terra al mare. E cosa ci andavano a fare in Libia i ministri degli interni di Italia, Malta e Grecia, insieme al commissario europeo? Andavano a fare i piazzisti. La vicenda è sempre la stessa: vi diamo soldi, mezzi, opportunità di affari, passaporti con cui muoversi liberamente, e voi dovete fermare le partenze dei migranti. Come lo fate è un problema vostro. Ecco, questo fanno i governi europei in Libia, ed il rispetto per i diritti umani non è richiesto nemmeno per finta. In passato almeno “pro forma” si chiedeva il rispetto dei diritti umani, oggi non lo fanno nemmeno più. Haftar li rimanda indietro perché chiaramente queste sono trattative, perché così ci si comporta tra piazzisti. L’Italia e gli altri offrono soldi, mezzi e affari, Haftar vuole di più, vuole il riconoscimento del suo governo a livello internazionale, cosa che i governi europei non
hanno ancora fatto. Ed è per questo che li ha respinti, esponendoli ad una figuraccia internazionale. L’ennesima. Poi ci sono anche i rapporti tra Haftar e Putin, la Russia ha avuto un ruolo importante in quel pezzo di Libia orientale, attraverso la Wagner, e sicuramente a Mosca hanno apprezzato il respingimento di ministri europei, anche rispetto al fronte ucraino.
Almasri oggi è un fuggitivo in Libia, dopo che le milizie di Haftar sono entrate a Tripoli un mese fa. L’Italia è passata dai rapporti con Almasri a quelli con Haftar?
Perché i piazzisti fanno così, mica guardano in faccia chi hann davanti, l’importante è vendere l’aspirapolvere. In Africa si comportano con uno spirito coloniale, gli sventolano sotto al naso ai signorotti della guerra, milioni di euro, possibilità di legalizzare i loro business, per ottenere che fermino donne, uomini e bambini in ogni modo. Un Ministro italiano sa perfettamente a cosa sta condannando migliaia di esseri umani quando fa accordi con questi personaggi. Uno dei motivi per cui Almasri non doveva essere preso e consegnato alla corte penale
internazionale è che se avesse parlato sarebbe uscito fuori di tutto. Fatti e circostanze che tirerebbero in ballo anche l’Italia. Quando le truppe di Misurata sono entrate a Tripoli, hanno ucciso Al Khikli, anche lui ricercato dalla Cpi, l’anno scorso avevano giustiziato Bija, anche lui con un mandato di cattura internazionale. Almasri adesso è un fuggitivo, sono certo che i servizi segreti occidentali non vedono l’ora di eliminarlo, per stare più sicuri. Il tentativo, sia da parte dell’Italia che dal lato libico, è evitare che si incardini un processo all’Aja, con Almasri come unico testimone. Sarebbe una riedizione di Norimberga. Le complicità dell’Unione Europea, dei governi europei e con le milizie libiche sono altissime. Almasri potrebbe raccontare come gli arrivavano i soldi nelle valigette all’aeroporto di Mitiga, magari con lo stesso aereo Falcon che lo ha portato a casa dall’Italia. Per questo si favorisce la latitanza di un pericoloso criminale. Forse di questo dovevano parlare su Signal.
Tu sei tra gli spiati di Paragon, che effetto ti ha fatto leggere che al Ministero della giustizia davano indicazioni di usare Signal
per non essere spiati mentre parlavano di un criminale di guerra?
Signal viene usato perché i normali trojan non riescono a forzarlo e quindi non è intercettabile. Paragon invece lo forza, per questo ce lo hanno messo a noi. Usano Signal perché loro stavano organizzando forse qualcosa di illegale, qua stiamo parlando del favoreggiamento della latitanza di un criminale ricercato. Io credo che si sono organizzati per farlo scappare. Quello che mi colpisce è che non hanno usato il segreto di Stato, era previsto dall’ordinamento ed ha molti precedenti nella storia di questo paese. Non hanno voluto usare questo strumento che li avrebbe messi al riparo da figuracce, secondo me perché avrebbero dovuto ammettere, anche ai fini dell’inchiesta internazionale sulla Libia, i loro rapporti con trafficanti e criminali. Ci sono 86 mandati di cattura della Cpi sul caso Libia, ma io non sono certo che siano tutti libici, potrebbero esserci anche dei nomi italiani. Stiamo parlando di fosse comuni, lager, omicidi di massa, torture, stupri, ma anche quello che i signorotti della guerra ricevono in cambio, quindi soldi, lasciapassare che servono a condurre gli affari in Europa, mezzi.
La Cpi ha ricostruito il giro di interessi di Almasri in Europa, tra Londra, la Germania, la Francia e l’Italia e questa rete di contatti ha molti terminali in diversi paesi europei. Nel suo ultimo viaggio Almasri fa una serie di incontri, la Cpi ha monitorato tutto, e solo alla fine del viaggio, prima di tornare in Libia, c’è l’arresto in Italia. Quindi la Cpi sa anche tutti gli appuntamenti fatti prima. La complicità dell’Italia è proprio nella fuga di Almasri. In tutto questo al povero Nordio gli fanno fare questa figura. La credibilità non si gioca più nel rapporto istituzionale, il loro unico problema è la diretta televisiva al question time, i loro interventi sono indirizzati a questo, mica a rispondere al parlamento. Un po’ come i video della Meloni. Stanno raccontando una sequela di balle mostruosa, mentendo al parlamento e raccontandole al popolo. Quel meccanismo un po’ sacrale di serietà è caduto. Poi, ricordiamoci che siamo il paese della P2, di Gladio, di Falcone e Borsellino, stiamo semplicemente proseguendo su quel solco.
Che idea ti sei fatto del ruolo del sottosegretario Alfredo Mantovano
Ha un ruolo molto superiore a Nordio, che è un ministro un po’ anziano, un “ministro bandiera” messo lì per dare legittimità sulla riforma della giustizia. Spesso è chiaro che non sa nemmeno di cosa parla, lo vediamo sulle carceri. Nordio è un paravento. Mantovano invece comanda. Lui ha preso in mano i servizi segreti dall’inizio del governo Meloni, lo ha fatto a partire dal suo passato di magistrato ma anche di politico di destra di razza. Quando ha preso in mano i servizi ci sono stati conflitti, la Belloni è scappata, lui ha fatto il padre padrone. Oggi la Meloni ha messo Rizzi al Dis, poi c’è Parente alla polizia di prevenzione, io li conosco da anni, sono stati messi ai vertici per pulire i casini che ci sono stati, ovvero l’uso politico degli apparati di sicurezza. Sono figure che non fanno le porcherie viste negli ultimi anni. Mantovano ha usato i servizi per fini politici, ed ha fatto disastri, ma non solo Paragon o il caso Almasri, ma anche il caso Giambruno, lo spionaggio ai danni del capo di gabinetto della Meloni. Tutte attività che non sono servite a prevenire reati, ma a fare dossier. Questo è il tratto distintivo della gestione dei servizi segreti sotto
Mantovano, quello di fare dossier. Questo è stato fatto evidentemente anche nel caso di Fanpage o di D’Agostino. L’applicazione di Paragon nei miei confronti è un paradigma. La magistratura autorizza lo spionaggio nei miei confronti per 4 anni, per indagare “un più ampio raggio di relazioni”. Ed è chiaro che tra le persone che soccorriamo in mare possono esserci stati anche dei potenziali testimoni dei crimini di Almasri. Nel maggio del 2024 però questa attività si ferma, e si conclude ufficialmente davanti al procuratore della Corte d’appello di Roma. Tutto quel materiale raccolto deve essere distrutto per legge, ma ad oggi il Copasir ci dice che non sa se è stato distrutto o meno. Io dico che è diventato un dossier, come i dossier sono stati fatti su Fanpage e anche sul caso Giambruno. Una volta finita questa attività a settembre 2024, Mantovano decide di usare Paragon contro di noi. E c’è una cronologia inquietante. Poche settimane prima dell’inizio dello spionaggio, Mantovano partecipa ad un convegno, di cui abbiano le registrazioni, in cui era presente il cardinale Parolin, il segretario di Stato Vaticano di Papa Francesco. Mantovano, nello spirito
dei piazzisti che contraddistingue questo governo, si era preso il compito anche di curare i rapporti con la Chiesa, ma Papa Francesco non voleva averci nulla a che fare con questa gente. In quel convegno con Parolin, Mantovano fece un intervento contro le Ong che salvano vite in mare. Era un avvertimento. E’ come il “ne prendo atto, vale tutto” detto dalla Meloni dopo l’inchiesta “Gioventù meloniana” di Fanpage. Il 5 settembre 2024 mi mettono Paragon, io dopo pochi giorni entro in Vaticano per partecipare al sinodo dei vescovi invitato da Papa Francesco e ci rimango un mese. Quindi c’è il tema, è stato sospeso Paragon sul mio telefono mentre ero in uno Stato straniero ed ero con il Papa? Qual era la motivazione di indagine se quella precedente era stata conclusa e non prorogata? L’obiettivo è fare dossier, non certo solo contro di me, ma contro tanti. Mantovano è l’ideatore del sistema dei dossieraggi ed è il regista anche della vicenda Almasri. Solo che ha fatto il passo più lungo della gamba. Il caso Paragon è stato scoperto, così come tutta la vicenda Almasri sta venendo fuori per quella che è. Sono stati scoperti su tutto, hanno fatto un casino ridicolo,
volevano fare il grande apparato da deep state, invece qua tutti sappiamo tutto.
(da agenzie)

This entry was posted on sabato, Luglio 12th, 2025 at 15:24 and is filed under Politica. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can leave a response, or trackback from your own site.

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