IL SUD OSTAGGIO DI SALVINI, MA DIETRO L’EGOMANIA C’E’ UN CAPITALISMO RAPACE
LA POLITICA FREQUENTA LE CASE ELEGANTI CHE NON CORRONO IL RISCHIO DI CROLLARE, LA POVERA GENTE STA DA TUTT’ALTRA PARTE
Che il Sud sia preso in ostaggio dalla mania di protagonismo del ministro Salvini è ormai evidente. Il suo è un misto di colonialismo e populismo. Salvini non sa nulla del Sud, se non disprezza i suoi abitanti certamente ne ignora i bisogni, che sono invece sotto gli occhi di tutti. Eccolo il colonialismo: per lui il Sud è solo un terreno da sfruttare ancora una volta per l’arricchimento delle grandi imprese (presumibilmente settentrionali).
Ogni sua parola dedicata ai bisogni dei cittadini meridionali trasuda di paternalismo: di chi non si sporca né si spende per capire cosa serve, ma presume prima ancora di sapere come stiano davvero le cose. Accanto al colonialismo, il Sud paga anche gli effetti politici del populismo. Che ha trasformato definitivamente il lavoro del politico, almeno agli occhi degli stessi politici. Salvini sembra ossessionato dal ponte sullo Stretto. Un’ossessione che non gli permette di vedere nient’altro, di allargare lo sguardo, studiare.
Ma del resto il politico populista non vuole governare le cose degli uomini, vuole passare alla storia mediatica. Non è interessato al mondo così come è, gli interessa soltanto di come lui apparirà. Della sua reputazione, non della vita dei suoi sudditi cittadini.
Politica predatoria
Ma sarei ingeneroso se dicessi che il problema sta tutto nell’atteggiamento di una sola persona. La mania di grandezza di Salvini è un sintomo, non la causa. La causa è una politica incapace di fare altro che non sia accodarsi al capitalismo cannibale e diventare essa stessa predatoria. Da un lato i grandi eventi, le manovre-spot.
Dall’altro il paese reale, composto da persone abbandonate a loro stesse e che non sperano nemmeno più di essere prese in considerazione. Una dissonanza prospettica che la frana di Niscemi restituisce plasticamente ma che non possiamo non riconoscere in tanti piccoli eventi quotidiani.
Chissà perché, ma non riesco a non pensare che il senso di abbandono e di smarrimento provato da coloro che hanno perduto la loro casa per via della frana sia simile a quello provato dal povero bimbo di Belluno, lasciato al gelo fuori dal suo autobus perché il suo biglietto non era aggiornato al tariffario olimpico.
I fondi perduti per Niscemi
Eccola la politica predatoria: che celebra il benessere distribuito a pochi e lascia a piedi e senza casa i molti che non possono permettersi di accedere alle case eleganti e verticali di Milano (che valgono molto più di quelle di Niscemi, come ha sostenuto qualche giornalista che non riesce a celare il proprio odio di classe). È la rivoluzione passiva del nostro tempo: la politica che si affanna a difendere gli interessi di pochi e non coinvolge le masse popolari che vivono della fragilità delle loro case, della precarietà delle loro esistenze. Costretti soltanto a subirne le conseguenze.
Anche i fondi del Pnrr sono stati gestiti secondo un ordine di priorità rovesciato, nonostante gli avvertimenti. Sono stati rifatti i marciapiedi, i grandi gestori delle nostre strade hanno cantierato tutto. Ma le case crollano e nessuno se ne stupisce più; una parte consistente dell’Italia – quella che non è sulla linea dell’alta velocità – è ridotta a viaggi della speranza; le nostre autostrade sono ancora occupate dalle file ininterrotte di Tir perché non abbiamo saputo cambiare i nostri modelli di distribuzione fermi a cinquant’anni fa. Tutti lo sanno, ma tutti si sono ormai stancati di ricordarlo.
Privatizzare il mondo
È curioso che il governo, mentre difende il feticcio del Ponte, avanza come ricetta quella di rendere obbligatoria la polizza anti-calamità per le case a rischio. L’unica prospettiva che la destra sa proporre: la privatizzazione del mondo. Scaricare sui cittadini il prezzo da pagare per restare nelle loro misere case dove hanno trascorso una vita. Aumentare i biglietti degli autobus ai poveri bambini che continuano a vivere una vita normale mentre intorno si sta organizzando un grande evento che interessa i pochi che si potranno permettere di partecipare.
Continuiamo pure così: privatizziamo il mondo, scarichiamo sui cittadini inermi il prezzo dei nostri trionfi e delle nostre manie di protagonismo. Abbiamo un Ponte da costruire, un’Olimpiade da celebrare. Che importa se qualche bimbo resta al gelo, se qualche siciliano rimane senza la sua casa così misera e precaria. La politica frequenta le case eleganti e verticali, che non corrono il rischio di crollare per gli effetti della crisi ecologica (sarà per questo che la destra si affanna così spesso a negarla).
La povera gente sta da tutt’altra parte, dentro case costruite sul vuoto, lasciate a metà in attesa di ciò che viene, di un nuovo condono che prima o poi giungerà. Basta che la pioggia arrivi e tutto crolla, e allora non gli resta che arrangiarsi e cercare un modo per sopravvivere ancora una volta alla propria disperazione.
(da EditorialeDomani)
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