C’È LO ZAMPONE DELL’ORSO RUSSO DIETRO LE MOSSE DI VANNACCI, RICORDIAMO CIO’ CHE DISSE MARIO DRAGHI AI PARTITI CHE AVEVANO SFANCULATO IL SUO GOVERNO: “LA DEMOCRAZIA ITALIANA NON SI FA BATTERE DAI NEMICI ESTERNI E DAI LORO PUPAZZI PREZZOLATI. È CHIARO CHE NEGLI ULTIMI ANNI LA RUSSIA HA EFFETTUATO UN’OPERA SISTEMATICA DI CORRUZIONE IN TANTI SETTORI, DALLA POLITICA ALLA STAMPA, IN EUROPA E NEGLI STATI UNITI”
VANNACCI DEVE RIUSCIRE NEL COMPITO IN CUI HA FALLITO SALVINI: DIVENTARE UN COLLETTORE DI FORZE FILO-RUSSE DEL MONDO FASCIO-GRILLINO … MOSCA GIA’ GODE NEL VEDERE IL GOVERNO FILO-UCRAINO DI MELONI SBANDARE PER NON PERDERE LO ZOCCOLO DURO DEGLI INCAZZATI PER LA SUA DERIVA DEMOCRISTIANA
Davanti ai sommovimenti politici recenti, è utile tornare al 2022. Era il 16 settembre e Mario Draghi,
premier in uscita e senza più freni di fronte alla litigiosa maggioranza che l’aveva sfanculato, nove giorni prima delle elezioni che avrebbero sancito l’inizio dell’era meloniana, disse velenoso come una vipera:
“La democrazia italiana è forte, non si fa battere dai nemici esterni e dai loro pupazzi prezzolati. È chiaro che negli ultimi anni la Russia ha effettuato un’opera sistematica di corruzione in tanti settori, dalla politica alla stampa, in Europa e negli Stati Uniti…”.
Con chi ce l’aveva allora Draghi? È una domanda che torna d’attualità oggi, con la scissione dalla Lega del putiniano Roberto Vannacci.
A chi giova l’uscita del generalissimo con la fissa per la Xmas dalla Lega, partito in cui era salito nemmeno dieci mesi fa, finendo subito promosso con i galloni di vicesegretario?
Di sicuro non se ne avvantaggia Giorgia Meloni che finora è riuscita, con il suo abilissimo camaleontismo, a barcamenarsi tra trumpismo alla vaccinara, europeismo un tanto al chilo mantenendo salda una postura filo-ucraina e anti-russa.
Altrettanto certo, però, che a Mosca, dove Vannacci è stato addetto militare all’ambasciata italiana tra la fine del 2020 e il maggio del 2022, abbiano stappato la vodka buona.
L’Italia, per la Russia, è sempre stata il ventre molle dell’Europa: ha un’opinione pubblica debole, che si informa poco e male, è storicamente imbelle e affascinata dai leader forti, meglio se con qualche pulsione autoritaria, come conferma un recente sondaggio di Ilvo Diamanti (il 57% ritiene che il Paese abbia bisogno di un uomo, o una donna, forte).
Cosa c’è di meglio di una nuova formazione politica che soffi sul fuoco e incalzi il governo cercando di bloccare gli aiuti militari all’Ucraina, come non è mai riuscito a fare Matteo Salvini in questi anni?
Curiose sono anche le prese di posizione di certi esponenti della Lega, partito da sempre vicino alla Russia di Putin (ci fu anche un’inchiesta, poi archiviata, su presunti fondi, di cui esponenti del Carroccio avrebbero discusso all’Hotel Metropol di Mosca), che adesso prendono le distanze sia da “Mad Vlad” che dal generale in vestaglietta.
Ieri Carmelo Caruso, sul “Foglio”, riportava una domanda del deputato Stefano Candiani: “Bisogna capire chi tira i fili di Vannacci: i russi?”. E se lo dicono gli uomini di Salvini, significa che qualcosa di strano si sta muovendo.
Curiosa anche l’uscita del politologo Alessandro Campi, vicino a Fratelli d’ITalia (ex direttore di “FareFuturo” ai tempi della svolta di Gianfranco Fini, e poi rimasto legato alla Fiamma, nonché fresco di ingresso nel board dei musei nazionali di Perugia, nominato da Alessandro Giuli).
Scrive Federico Capurso sulla “Stampa”: “lo strappo del generale ha ‘strane tempistiche – osserva Campi – e sembra dettato da ragioni non di politica interna, ma esterne ai confini nazionali’.
Detta fuori dai denti: ‘Avere una forza politica con posizioni apertamente filorusse potrebbe essere un interesse reale di Mosca, così come dell’estrema destra americana. Ci si interrogherà sui messaggi di Futuro Nazionale, sui suoi finanziamenti, sulla sua rete di relazioni europee'”.
Il primo effetto della scissione leghista sarà un “riposizionamento” politico: come emerge già dalla deriva “legge e ordine” sul tema sicurezza, l’attivismo di Vannacci non farà altro che spostare il Governo ancora più a destra: Giorgia Meloni è ben consapevole che l’elettorato duro e puro ex Msi, quello che la seguì dall’inizio, quando fondò Fratelli d’Italia, è deluso dal suo camaleontismo, e guarda con interesse all’esperimento vannacciano.
Sono significativi i dati del sondaggio Youtrend che assegna a “Futuro Nazionale”, il possibile partito di Vannacci, il 4,2%: secondo la rilevazione, toglierebbe infatti più voti a Fratelli d’Italia che alla Lega. Il partito meloniano perderebbe l’1,1%, il Carroccio lo 0,9%
Come scrive Antonio Polito sul “Corriere della Sera”, oggi: “C’è un magma elettorale indistinto che si agita soprattutto nel vasto oceano dell’astensione. ‘Angry white men’, come li chiamano i politologi americani; oppure ‘forgotten men’ come li chiama Trump; ‘nativi incazzati’, potremmo tradurre noi.
Gente che si sente dimenticata nella propria condizione sociale, e ne fa colpa agli immigrati. Elettori delusi dai partiti di destra, a partire da quello della premier, che hanno dovuto imparare l’arte pragmatica (ed europeista) del governo. […] Estremisti che scambierebbero volentieri Putin con i nostri politici”.
Un elettorato che in questi anni si è rifugiato via via dietro ai “vaffa” grillini, poi agli strali anti-migranti di Salvini nel primo governo Conte, e infine ha visto nella sora Giorgia il suo nuovo angelo vendicatore.
Si tratta di uno zoccolo duro di italiani su cui, in quattro anni di guerra in Ucraina, la propaganda putiniana ha attecchito molto bene, fomentata dai talk show di La7 e Rete4 dove vengono ospitati presunti esperti di provata fede putiniana. Pupazzi prezzolati, come li definiva Draghi.
La domanda da cento pistole è: c’è o non c’è lo zampone dell’orso russo dietro alla scissione di Vannacci?
Come si finanzia il nuovo partito del generale, sconosciuto a tutti fino al 2023, quando “Repubblica” parlò per prima del suo libro, autoprodotto, “il Mondo al Contrario”?
È vero che Salvini ha sempre votato con il Governo sui decreti che finanziavano gli aiuti militari all’Ucraina, ma è altrettanto vero che in questi anni ha sempre frenato ogni scatto in più della solidarietà verso Kiev con distinguo, prese di posizione, parole dure e alcune volte vergognose (l’ultima a dicembre, quando ripeté a pappagallo le tesi della propaganda di Putin, e finì citato dalla portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova: “Né Hitler, né Napoleone sono riusciti a mettere in ginocchio Mosca, dubito che ci riusciranno Kaja Kallas, Emmanuel Macron, Keir Starmer e Friedrich Merz.
Alle putinate di Salvini, si aggiungano anche le sbandate “pacifinte” del M5s e di Giuseppe Conte, che da premier nel 2020 fece sfilare l’esercito russo per le strade italiane per l’operazione “Dalla Russia con amore”.
Insomma, “Mad Vlad” in Italia ha già molti fiancheggiatori e trombettieri più o meno involontari: Vannacci a cosa serve?
Secondo Polito, il generale potrebbe essere il collettore del vasto mondo di “pacifinti” anti-occidentali, anti-sionisti, filo-putiniani che spazia dai vecchi fasci ai sinistrati come Barbero, Odifreddi, D’Orsi, sempre pronti a prendere le difese di Putin (lo storico che piace alla gente che piace l’altro giorno si è messo a ridere sostenendo che la Crimea sia Russia, e lo sia sempre stata):
“Quanti italiani così sarebbero mobilitabili se trovassero un capo credibile, sempre ammesso che Vannacci lo sia? Quanti ce ne sono anche nel campo dell’opposizione, e perfino della sinistra?
Non a caso dall’ex comunista Rizzo all’ex fascista Alemanno, dal pistolero ex Fdi Pozzolo al sindacalista ex Avs Soumahoro, le attrazioni fatali per il generale si sprecano (con l’ex grillino Di Battista in panchina che suona la balalaika). Invece del bianco, rosso e verde della bandiera italiana, Vannacci potrebbe finire così col vestire i colori rosso e bruno, mettendo insieme la prole dei due peggiori totalitarismi del Novecento”.
(da Dagoreport)
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