“NON CI SONO LE CONDIZIONI PER SOSPENDERE IL PATTO DI STABILITÀ”: VON DER LEYEN SPEGNE I SOGNI DEL GOVERNO ITALIANO, CHE VUOLE UN STOP ALLE REGOLE DI FINANZA PUBBLICA PER LA CRISI ENERGETICA
AL VERTICE A CIPRO, E’ EMERSA LA SOLITA SPACCATURE NELL’UE: DA UNA PARTE I PAESI CHE VOGLIONO PIÙ DEBITO E FLESSIBILITÀ, DALL’ALTRA I “FRUGALI” CHE CHIEDONO RIGORE … FAR QUADRARE I CONTI DEL PROSSIMO BILANCIO SARÀ DURA: VANNO FINANZIATI INVESTIMENTI IN DIFESA, COMPETITIVITÀ E IA – A PARTIRE DAL 2028 BISOGNERA’ RESTITUIRE I FONDI DEL NEXT GENERATION EU RACCOLTI DAI MERCATI: SERVONO, IN MEDIA, 24 MILIARDI L’ANNO. E L’ITALIA CHE FARA’: NUOVE TASSE O TAGLI ALLE SPESE?
«Ok Ursula, facciamo così: ti chiamo e ne parliamo». Al termine della due giorni di vertice
europeo a Cipro, Giorgia Meloni si è appiccicata a Ursula von der Leyen nel
percorso tra la sala dell’incontro e il cortile dove i leader si sono messi in posa per la foto di gruppo
La premier non è affatto soddisfatta delle proposte avanzate dalla presidente della Commissione per affrontare la crisi energetica e vuole di più.
Su una questione, però, Von der Leyen è stata ancora una volta netta: «Non ci sono le condizioni per sospendere il Patto di Stabilità» perché servirebbe «un grave deterioramento della situazione economica», ma «fortunatamente non ci troviamo in questa condizione».
Secondo il commissario all’Economia, Valdis Dombrovskis, l’impatto della crisi sul Pil europeo sarà «tra lo 0,2 e lo 0,6%» e dunque, allo stato, non c’è una recessione in vista
La premier è subito andata a cercare il padrone di casa, il presidente cipriota Nikos Christodoulides, e si è intrattenuta anche con lui. Von der Leyen e Christodoulides, che guida la presidenza di turno dell’Unione, rappresentano i due mazzieri che hanno il potere di dare le carte nella difficile partita europea per trovare le risposte alla crisi energetica. Meloni ha bisogno di loro perché il confronto nell’isola del Mediterraneo ha permesso di capire che gli altri protagonisti al tavolo di gioco si stanno rivelando più ostici del previsto.
Il presidente cipriota ha annunciato che il suo ministro delle Finanze porterà la questione all’Ecofin, che nel mese di maggio si riunirà due volte, per vedere quali soluzioni proporre. Non solo: a giugno spetterà proprio a Nicosia mettere nero su bianco le cifre della cosiddetta “negobox”, lo schema di partenza per il prossimo bilancio pluriennale dell’Unione europea (2028-2035).
La cifra di partenza sono i duemila miliardi proposti dalla Commissione. Un volume «inaccettabile» per il premier olandese Rob Jetten. Ieri mattina il tema ha fatto emergere la più classica delle divisioni interne all’Ue: da una parte i Paesi che vogliono più debito, più fondi comuni e più flessibilità, dall’altra quella i “frugali” che chiedono di tirare la cinghia.
In questa partita, Giorgia Meloni e Friedrich Merz giocano su sponde opposte. La premier ha approfittato dei tempi morti del vertice per colmare le distanze con il cancelliere, con il quale ha avuto un bilaterale giovedì sera al termine della prima sessione di lavoro. «Dobbiamo cercare di venirci incontro» ha detto la premier.
due hanno lasciato il vertice ad Ayia Napa Marina insieme, ma è bastato ascoltare le parole del tedesco all’indomani del faccia a faccia per capire che, nonostante i tentativi di riavvicinamento, Berlino e Roma hanno visioni completamente opposte. Meloni è molto più in sintonia con il rivale politico Pedro Sanchez, che ha chiesto – senza ottenere – di estendere la scadenza per spendere i fondi del Pnrr.
Per Merz gli eurobond «sono fuori discussione» e per finanziare le nuove priorità nel prossimo bilancio dell’Unione c’è una sola soluzione: tagliare le spese. Meloni ha risposto dicendo che i fondi per «coesione e agricoltura sono le nostre linee rosse» perché «è inutile occuparsi di sicurezza se non ci occupiamo prima di sicurezza alimentare».
Resta il fatto che far quadrare i conti del prossimo bilancio Ue non sarà affatto facile
Ci sono nuove priorità da finanziare – Difesa, competitività e intelligenza artificiale – e soprattutto a partire dal 2028 bisogna iniziare a restituire i fondi del Next Generation EU che sono stati raccolti dai mercati: servono, in media, 24 miliardi di euro l’anno. E le soluzioni possibili sono tre: un aumento dei contributi nazionali (ai quali Germania e Paesi Bassi, ma non solo, si oppongono nettamente), l’introduzione di nuove risorse proprie (ossia tasse comuni di cui tutti parlano, ma che sono difficili da far digerire alle proprie opinioni pubbliche) oppure tagli alle spese.
(da La Stampa)
Leave a Reply