CENTRONE (CORTE DEI CONTI): “CON LA RIFORMA DEL GOVERNO L’INDIPENDENZA DEI MAGISTRATI CONTABILI E’ A RISCHIO”
RIDISEGNATI I MECCANISMI DI CONTROLLO E SANZIONI DEI PUBBLICI AMMINISTRATORI
Alla fine del 2025, il parlamento ha approvato in via definitiva la riforma della Corte dei conti, che ridisegna il sistema dei controlli e i meccanismi di responsabilità degli amministratori pubblici. La legge è stata oggetto di dure critiche da parte dell’Associazione Magistrati della Corte dei conti. Voci che ora
tornano a farsi sentire, mentre si discutono i decreti attuativi della seconda parte della riforma, che dovranno ridisegnare l’organizzazione della Corte. Ne abbiamo parlato con Donato Centrone, presidente del “sindacato” dei giudici contabili.
Presidente, dopo la sconfitta della riforma Nordio al referendum pensavamo di non sentir parlare per un po’ di separazione delle carriere. Ma per quanto vi riguarda, la questione non è affatto chiusa
Esatto, perché all’interno dei criteri di delega della riforma della Corte dei conti vi è anche la prospettiva della separazione delle funzioni e delle carriere dei magistrati contabili. Noi riteniamo questi due criteri di delega non più da attuare alla luce dell’esito del referendum costituzionale.
Al referendum però si votava sulla riforma della magistratura ordinaria, non di quella contabile
Ma i cittadini italiani si sono espressi in netta prevalenza contro la separazione delle carriere. Inoltre, bocciando le modifiche su Alta Corte Disciplinare e Csm, hanno ribadito un principio fondamentale, cioè quello di garantire l’indipendenza e l’autonomia della magistratura. Di fronte a questo, tutto ciò che è contenuto nella legge delega di riforma della Corte dei conti e che è ispirato ai medesimi principi a cui era ispirata la riforma costituzionale, per noi deve trovare un ripensamento da parte del Governo. I cittadini italiani si sono espressi contro la separazione carriere e per l’autonomia e l’indipendenza di ogni magistratura.
Altro punto che contestate è la riorganizzazione delle procure territoriali, con un eccesso di subordinazione nei confronti del Procuratore generale. Ci spiega cosa può cambiare nella pratica e come questo impatterebbe sul funzionamento della Corte?
Attualmente il Codice di giustizia contabile già contempla un potere di coordinamento del Procuratore generale nei confronti dei Procuratori regionali, ma è un potere di coordinamento fra pari. La riforma accentua questo potere, prevedendo che alcuni atti possano essere addirittura dichiarati nulli, se non accompagnati da una firma congiunta del Procuratore regionale e del Procuratore generale. Prevede inoltre, senza delimitare rigorosamente le fattispecie, un potere di avocazione da parte del Procuratore generale, che potrà chiamare a sé fascicoli di
competenza dei Procuratori regionali. E prevede ancora che il Procuratore generale possa avere accesso diretto, anche per via informatica, agli atti dei procuratori regionali, controllando in tempo reale la loro attività. Noi riteniamo che la somma di questi poteri conduca a una forte compromissione dell’autonomia e dell’indipendenza dei pubblici ministeri contabili garantita, come per tutti gli altri magistrati, dall’articolo 108 della Costituzione.
Durante la campagna elettorale del referendum sulla magistratura ordinaria, il fronte del No ha espresso con forza il timore che l’obiettivo finale della riforma fosse sottoporre i pm al controllo della politica. Vede un rischio simile anche nel vostro caso?
Al momento onestamente no, anche perché la nomina del Procuratore generale della Corte dei conti è sostanzialmente ad appannaggio del nostro Consiglio di Presidenza e solo formalmente recepita in un decreto della Presidenza del Consiglio. Però è chiaro che se la delega dovesse rafforzare in maniera esponenziale i poteri di coordinamento del Procuratore generale, un domani la tentazione della politica di cercare di controllare, attraverso la nomina del Pg, l’attività di tutte le procure della Corte dei Conti potrebbe effettivamente anche insorgere.
Insomma, il cambio di organizzazione delle procure potrebbe rappresentare un viatico?
È chiaro che un domani potrebbe esserci questo rischio però, ripeto, al momento attuale non è presente, anche perché nella legge delega non c’è una modifica della procedura di nomina del Procuratore generale.
Una parte consistente della legge è invece già in vigore e modifica profondamente controlli e sanzioni. L’Associazione Magistrati della Corte dei conti è stata molto dura su diverse norme presenti nel testo. Quali sono per voi i problemi principali?
La criticità numero uno è l’eccessiva limitazione della responsabilità amministrativa. Il legislatore ha previsto, in caso di condanna per colpa grave, un tetto del risarcimento pari al solo 30 percento del danno accertato e, comunque, a due annualità di stipendio. Questo rischia di riversare la restante parte del danno sulle amministrazioni pubbliche e quindi sui cittadini. Con una sua sentenza, la
Corte costituzionale aveva legittimato, per una serie di motivi, un regime di responsabilità più favorevole per dipendenti ed amministratori pubblici, ma sempre salvaguardando l’effetto deterrente della responsabilità amministrativa. Ora questo doppio tetto – che non esiste nemmeno per i medici – rischia di produrre effetti paradossali: prendiamo il caso di una non corretta gestione di un patrimonio immobiliare pubblico, collocato a canoni fuori mercato o con ampie percentuali di evasione. La responsabilità dei funzionari viene accertata, non per dolo o illecito arricchimento, senza reato, ma diciamo per sciatteria amministrativa. In questo caso un danno magari di un milione di euro viene limitato nemmeno a 300mila, probabilmente anche a molto meno, se consideriamo il parametro delle due annualità di stipendio del funzionario responsabile.
Ci faccia altri esempi che ci aiutino a capire la portata della modifica
Pensiamo a una simile negligenza nella gestione dei rapporti con la sanità privata accreditata, che assorbe un’ampia parte delle risorse del Servizio sanitario nazionale. E alle responsabilità che possono sorgere nella gestione di contratti da milioni di euro, da una non corretta verifica delle prestazioni erogate dalle case di cura private accreditate e dei parametri economici di budget, che ogni anno devono rispettare. Ma i nuovi limiti pongono un problema anche per danni di non rilevante entità, per esempio un incarico di consulenza, affidato quando non c’erano i presupposti. Il fatto che ci sia il doppio tetto porta a un risarcimento che non può superare il 30 percento del danno accertato, anche se le due annualità di stipendio sarebbero superiori come importo. In sintesi, si crea un effetto limitativo, che a nostro giudizio è eccessivamente favorevole verso i responsabili. A questo proposito, proprio negli scorsi giorni è stata sollevata la questione di legittimità costituzionale di questa norma, da parte di una delle nostre Sezioni d’Appello. Quindi su questo tema si pronuncerà la Corte Costituzionale, anche se noi confidiamo che il Governo intervenga prima.
In realtà fino a oggi il governo non si è mostrato particolarmente aperto al confronto
Sulla parte già entrata in vigore, noi come magistrati dobbiamo ovviamente applicare la legge, ma come Associazione auspichiamo degli interventi correttivi. Per quanto riguarda il percorso di attuazione della delega, il confronto del Governo con i nostri vertici istituzionali sta proseguendo perché è attivo un tavolo paritetico, dove si stanno scrivendo le norme attuative. Però noi come Associazione Magistrati abbiamo sempre manifestato l’esigenza di un nostro confronto, sia con i nostri vertici istituzionali, sia con il Governo. Quello che abbiamo chiesto è di non dare attuazione a quelle parti della delega di cui abbiamo parlato prima, su cui ha inciso il referendum costituzionale. Confidiamo che queste nostre richieste possano essere considerate.
Tra giugno e agosto l’Italia dovrà chiudere e rendicontare tutti i progetti del Pnrr. Le modifiche al sistema di controlli della Corte dei conti potrebbero creare difficoltà in quella fase?
No, perché credo che la maggior parte dei controlli sui fondi Pnrr da parte della Corte siano stati già effettuati. Quello che vedo invece come un potenziale impatto molto negativo è la previsione – presente all’interno della delega – che estende il controllo preventivo di legittimità agli atti degli enti locali. Parliamo di ottomila enti sul territorio. Se quella norma entrasse in vigore, prevedendo anche solo cinque atti all’anno per ogni Comune da sottoporre a controllo preventivo, avremmo un afflusso aggiuntivo di 40mila atti l’anno. Vuol dire un totale più che doppio rispetto al 2025, con conseguenze sull’organizzazione del lavoro non indifferenti. Che potrebbero essere affrontate in due modi: o incrementando l’organico, cosa che pone un problema di spesa. Oppure drenando risorse ad altre attività, quindi col rischio che – soprattutto sul territorio – non siano più adeguatamente espletati i controlli sui bilanci di Regioni, enti locali ed enti del servizio sanitario. Cioè quei controlli che negli ultimi anni hanno consentito, cercando di prevenire situazioni di crisi finanziaria, una corretta erogazione dei servizi pubblici e dei servizi sanitari da parte degli enti del territorio.
A inizio febbraio il governo ha varato un nuovo decreto sul Ponte di Messina, che dovrebbe servire a risolvere le questioni sollevate dalla Corte dei Conti sul piano economico e finanziario dell’opera. In attesa dell’esito della nuova istruttoria, le sembra superato quel fastidio che era emerso abbastanza evidente da parte dell’esecutivo, per i rilievi della magistratura contabile sul progetto del Ponte?
Non saprei, confido di sì, perché è chiaro che ognuno – nel rispetto del ruolo istituzionale che ricopre – deve cercare di adempiere a quella funzione nel miglior modo possibile. Ora, a me non risulta arrivato un nuovo atto che riguarda il Ponte sullo Stretto al controllo preventivo della Corte dei conti. Cioè, al momento non è ancora arrivato nulla né da parte del Cipess, per quanto riguarda l’atto integrativo della convenzione attuativa, né da parte del Ministero delle Infrastrutture, per quanto riguarda il decreto approvativo del progetto definitivo. Può darsi che siano in elaborazione, ma al momento niente è pervenuto. Naturalmente quando arriveranno, la Corte valuterà la mera ed esclusiva legittimità, in maniera assolutamente serena.
L’Esecutivo sembrava pronto a nominare come nuovo giudice della Corte dei conti Marco Mattei, capo di gabinetto del ministro della Salute Schillaci, ex sindaco di Albano Laziale, formazione professionale da ginecologo. L’indiscrezione ha suscitato molte polemiche nel mondo politico per il profilo del candidato, considerato inadatto al ruolo. Anche lei a nome dell’Associazione dei magistrati contabili ha scritto una lettera ai vertici istituzionali della Corte, per chiedere chiarimenti
Spieghiamo. Un contingente di magistrati della Corte dei conti – come del Consiglio di Stato – viene nominato dal Governo, lo prevede la legge da tempo immemore. Ma i magistrati di nomina governativa devono avere un determinato profilo professionale e di curriculum, che in termini generali è delineato nella stessa legge. D’altronde le competenze proprie della Corte dei conti non necessitano solo di preparazione giuridica. Al nostro interno sono presenti una serie di colleghi con elevatissima preparazione professionale: parliamo di ex direttori generali di Agenzie fiscali, di enti pubblici economici, di Camera e Senato, della Banca d’Italia, eccetera eccetera. Insomma, è necessario appunto – proprio perché non è una nomina concorsuale – che il profilo sia professionalmente pertinente rispetto alla funzione da svolgere e ampiamente qualificato. Se così non è, può nascere un problema di adeguato espletamento del ruolo all’interno della Corte. E può venire il dubbio che ci sia un tentativo di favorire una nomina per motivi politici, più che per meriti professionali. Siccome il numero dei magistrati di designazione governativa
è una percentuale significativa all’interno della Corte, questo può diventare un modo per controllare politicamente la Corte stessa, cosa che, invero, fino a ora, anche con questo Governo, non è accaduta. Questo è il senso della nostra richiesta di verificare rigorosamente la presenza dei requisiti. Naturalmente questa è una necessità di carattere generale che prescinde dalla persona della cui nomina si discute in questo momento, non è certamente un fatto personale.
(da Fanpage)
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