I FESTINI ALLA TENUTA “GIN TONIC”, LA SCOMPARSA DELLA MADRE NATURALE DEL BAMBINO IN ADOZIONE: TUTTO QUELLO CHE NON TORNA NELLA GRAZIA A NICOLE MINETTI
COME HA FATTO IL MINORE A ESSERE OPERATO NEGLI USA NEL 2021, SE L’EX IGIENISTA DENTALE E IL SUO COMPAGNO, GIUSEPPE CIPRIANI, HANNO OTTENUTO LA PATRIA POTESTÀ SOLO DUE ANNI DOPO? … IL BAMBINO, CHE NELL’ISTANZA DI CLEMENZA VIENE DESCRITTO COME “ABBANDONATO ALLA NASCITA”, IN REALTÀ HA UNA MADRE E UN PADRE, A CUI LA COPPIA MINETTI-CIPRIANI HA FATTO CAUSA …LE OMBRE SULLE SERATE NEL VILLONE “GIN TONIC” A PUNTA DEL ESTE, NICOLE MINETTI AVREBBE AVUTO UN RUOLO DI MADAMA, SCEGLIENDO LE ESCORT: “ESTA CHICA ME GUSTA, ESTA NO”… PERCHÉ IL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA NON HA RILEVATO TUTTI QUESTI ELEMENTI NELL’ISTRUTTORIA?
C’è una versione ordinata, costruita con cura, depositata agli atti. Ed è la versione su cui si fonda la grazia concessa a Nicole Minetti: una storia di redenzione personale, di reinserimento, di volontariato. E soprattutto la storia di un bambino malato, abbandonato alla nascita, che ha bisogno della madre per curarsi. È questo il cuore della memoria difensiva firmata dall’avvocata Antonella Calcaterra: la pena non serve più, la vita è cambiata, la priorità è il minore.
Ma quando quella versione viene messa accanto ai fatti emersi in queste ore tutto smette di essere lineare. E si apre una sequenza di contraddizioni che non riguardano dettagli, ma i presupposti stessi della grazia.
Fatti, è bene dirlo, che non risultano dai documenti arrivati al Quirinale: né quindi dalla istruttoria della procura generale. Né tantomeno dal lavoro del ministero della Giustizia che non ha chiesto, come pure avrebbe potuto fare, alcun supplemento di controlli prima di inviare gli atti al Colle.
La prima crepa è quella più evidente: il bambino. Nell’istanza è «abbandonato alla nascita», senza legami familiari, inserito in un istituto e poi accolto dalla coppia. È su questa immagine che si costruisce l’urgenza morale.
Ma gli atti del tribunale uruguaiano raccontano altro: il bambino aveva una madre e un padre, entrambi vivi. Non solo. Nicole Minetti e Giuseppe Cipriani avviano un procedimento contro di loro per ottenere la perdita della potestà genitoriale, concluso solo nel 2023. È un cambio di prospettiva radicale: da minore senza nessuno, a minore sottratto a un nucleo esistente
La seconda contraddizione è temporale e giuridica. La memoria insiste sul 2021 come passaggio decisivo: il bambino viene portato negli Stati Uniti e operato in una struttura altamente specializzata, il Boston Children’s Hospital. È il momento che giustifica tutto: l’impegno della madre, la necessità della sua presenza. Ma in quell’anno la procedura di adozione non era ancora conclusa. La potestà definitiva arriverà solo due anni dopo.
Il terzo punto riguarda proprio il pilastro clinico. L’istanza parla di una patologia grave, documentata, e di pareri contrari ricevuti in Italia che avrebbero reso necessario il ricorso a specialisti americani. Ma quei pareri — secondo quanto emerso — non risultano allegati né verificabili. I medici indicati non avrebbero mai visitato il bambino. Si parla del San Raffaele di Milano e dell’ospedale di Padova.
Di più: a Repubblica risulta che nelle verifiche già effettuate in queste ore il minore non compare nei registri delle strutture citate. Non è una questione formale: è la base su cui si regge l’atto di clemenza.
Poi c’è il contesto in cui tutto questo accade. Nella versione difensiva è un percorso di solidarietà: la coppia che frequenta l’Uruguay, sostiene un istituto per minori, apre la propria casa, costruisce relazioni. È lì che incontra il bambino. Ma altre
ricostruzioni descrivono un ambiente molto più ambiguo: un sistema segnato da diseguaglianze profonde, dove gli istituti per l’infanzia sono stati al centro di scandali, tra adozioni forzate e gestione opaca dei minori.
(da Repubblica)
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