COSI’ NICOLE MINETTI E CARLO NORDIO HANNO INGUAIATO MATTARELLA: “MA E’ COLPA DI BARTOLAZZI”
LA RABBIA DI MELONI E IL SILENZIO DI MATTARELLA CHE PRELUDE A QUALCOSA DI GROSSO
Su La Repubblica di oggi una vignetta di Ellekappa ritrae il ministro della Giustizia
Carlo Nordio subissato dalle carte su Nicole Minetti e un fumetto: «Va graziata: è la nipote di Almasri». In effetti l’ex igienista dentale da anni continua, involontariamente, a mettere in difficoltà uomini anziani: dopo i precedenti illustri ora tocca al Guardasigilli e a Mattarella. Ieri la nota del Quirinale che chiede a via Arenula lumi sulle «supposte falsità» contenute nella domanda di grazia. E oggi sui giornali proprio Nordio fa sapere che è stata Giusi Bartolozzi a gestire la domanda di Minetti. Mentre Meloni è furiosa e il Quirinale si rinchiude in quel silenzio che di solito prelude qualcosa di grosso.
Minetti, Nordio e la grazia
«È stata lei, la Zarina. Tutta colpa sua, come al solito. Una decisione così delicata non poteva che passare per le sue mani. Come sempre, del resto. L’ha gestita lei, perché lei non ha mai lasciato spazio a nessuno», è l’incredibile virgolettato che Il Fatto Quotidiano oggi attribuisce al Guardasigilli e che speriamo venga smentito. La Zarina è stata la capo di gabinetto di Nordio prima che Giorgia Meloni nella notte dei lunghi coltelli seguita al referendum decidesse per la sua defenestrazione insieme a Delmastro e Santanchè. Ma Nordio non può dare la colpa agli altri in primo luogo perché la capa di gabinetto se l’è scelta lui e in secondo luogo perché l’ha difesa andando molto oltre il ridicolo in questi anni di governo.
Il silenzio di via Arenula
Intanto, fa sapere il giornale, al ministero tutti sono in silenzio. Non parla Vanessa Gurrieri, direttrice non togata dell’ufficio grazie. Tace Sabrina Mostarda, al vertice della direzione generale degli Affari interni. Rinvia all’ufficio stampa Antonia Giammaria che dirige gli Affari di giustizia. Ma soprattutto adesso la posizione di
Nordio si fa ancora più difficile. E il timore che stavolta sia impossibile rimanere al proprio posto si fa sempre più vivo.
Anche se, fa sapere Repubblica, Meloni ha sentito al telefono il ministro. Il Guardasigilli cerca di venirne fuori chiedendo alla procura generale presso la Corte d’appello di Milano di acquisire nuove informazioni sulla richiesta di grazia. Ovvero di fare quello che avrebbe dovuto fare il ministero prima di inoltrare la domanda di grazia al Quirinale. E c’è anche chi fa notare che la famiglia Cipriani, di cui fa parte il compagno di Minetti, è della dinastia dell’Harry’s Bar di Venezia e Nordio li conosce bene.
«Cortese urgenza»
In più, nei giorni successivi alla grazia proprio la fu consigliera regionale lombarda è tornata al centro della storia. Perché Cipriani, il suo compagno, era socio di Epstein. E lei non avrebbe cambiato vita. Per quello il Quirinale ha usato la formula della «cortese urgenza» per mettere pressione a Nordio. Il quale aggiungeva, in serata, in maniera un po’ criptica, che «nessuno degli elementi presentati in recenti articoli di stampa consta agli atti della procedura».
Significa che i giornalisti hanno indagato meglio del ministero. D’altro canto una sentenza della Corte Costituzionale dice che il presidente della Repubblica deve decidere solo in base agli atti che gli arrivano dal ministero. Quindi Mattarella è in ogni caso coperto. E quello scoperto è Nordio: con quella nota l’ha ammesso lui stesso.
La rabbia del Quirinale
«Cosa dovevamo fare, mandare i corazzieri a indagare?», è la risposta che arriva dal Colle al Corriere della Sera. Il Quirinale «non dispone di autonomi strumenti di indagine» e l’Ufficio per gli affari della giustizia del Quirinale non può fare il lavoro che spetta ai magistrati. Vero o no che l’affidamento in prova di Minetti le avrebbe reso possibile la cura del figlio di 9 anni, affetto da «grave patologia»? Fosse falso, le ragioni per l’atto di clemenza verrebbero meno.
L’errore
Ma rimane un punto importante che riguarda anche Mattarella: il silenzio. Quello del Quirinale sulla grazia finché la notizia non è stata raccontata da Mi Manda Raitre e dal Fatto. Il portavoce Giovanni Grasso aveva motivato solo
successivamente sia la firma di Mattarella sia la scelta del silenzio: «Di mezzo c’è la tutela di un minore». Con il senno di poi, è stato anche quello un errore.
(da Open)
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