C’È LA MANONA DELLO ZIO SAM DIETRO IL CAOS MIGRANTI A CEUTA. DA MESI LA DESTRA AMERICANA RISERVA MOLTE ATTENZIONI ALL’EXCLAVE SPAGNOLA IN MAROCCO: NON SOLO SUPPORTANDO IDEOLOGICAMENTE LE SPINTE INDIPENDENTISTE, MA ANCHE IMMAGINANDO UNA “ONDA VERDE” DI PERSONE DISARMATE
THINK TANK E DEPUTATI VICINI A TRUMP HANNO STNZIATO 20 MILIONI DI DOLLARI PER SOSTENERE LE RIVENDICAZIONI SU CEUTA DEL MAROCCO… LA MONARCHIA NORDAFRICANA È UNO DEI PIÙ STRETTI ALLEATI DI TRUMP NEL CONTINENTE NERO: IL PRIMO A RICONOSCERE LA SOVRANITÀ DI RABAT NEL SAHARA OCCIDENTALE FU PROPRIO IL TYCOON, CHE VEDE IN SANCHEZ UN PARIA DISOBBEDIENTE DA RIMETTERE IN RIGA
In un’era geopolitica a propagazione immediata, ogni evento si trasforma in un test. A
maggior ragione se l’attrito si registra lungo una fragile faglia del sistema: nel caso dei migranti di Ceuta, di fronte a Gibilterra, in uno dei pochi grandi stretti di mare ancora aperti senza condizioni e alla frontiera fra un Paese dell’Unione europea e uno africano a basso reddito che ha appena ricevuto 40 milioni di dollari dagli apparati militari e di sicurezza degli Stati Uniti.
Di certo è bastato poco perché ciascuno mostrasse i propri colori. Anche senza lo scontro fra Giorgia Meloni e il leader di Madrid Pedro Sánchez, l’Unione europea ha subito iniziato a dare nuovi segni di frammentazione.
Di fronte a quella che la Spagna vive come un’invasione e un’azione di guerra ibrida, il presidente (tedesco) del partito popolare europeo Manfred Weber ha reagito attaccando il governo socialista di Madrid per le sue politiche migratorie. Anche la Francia ha rafforzato la frontiera dei Pirenei, pur offrendo aiuto alla Spagna tramite l’agenzia europea Frontex.
La Russia, che ha una storia di uso dei migranti come armi da gettare contro i confini di Finlandia o Polonia (via Bielorussia), non ha perso tempo.
Si è subito infilata nella falla politica: Andrii Sibyha, ministro degli Esteri ucraino, osservava ieri come i media di emanazione di Mosca abbiano lanciato 1.500 articoli sulla crisi di Ceuta (con i media russi in Italia secondi per quantità di contenuti solo dopo quelli in Spagna).
Ma è la reazione americana quella più gravida di senso e di interrogativi. […] Donald Trump ha scaricato tutte le responsabilità sul governo di Madrid, un paria per la Casa Bianca specie dopo il rifiuto di Sánchez di concedere le basi iberiche per l’avventura iraniana. Subito il presidente si è presentato, all’opposto, come un baluardo contro i clandestini.
Eppure l’attenzione della destra americana su Ceuta non nasce ora. Vari indizi suggeriscono che, al contrario, essa è costante da tempo. In marzo un articolo del think tank washingtoniano di destra American Enterprise Institute sosteneva che il controllo spagnolo di Ceuta e Melilla sarebbe «illegittimo» e il Marocco dovrebbe reagire esattamente secondo lo scenario di questi giorni: con un’«onda verde» di migliaia persone disarmate che entrano a Ceuta.
In aprile poi Mario Diaz-Balart, deputato repubblicano e vicino a Trump, ha fatto approvare dalla commissione per gli stanziamenti della Camera un documento dal duplice significato. Sul piano politico, sostegno alle rivendicazioni del Marocco su Ceuta e Melilla, oggi ancora controllate da Madrid benché si trovino a sud dello stretto.
Questi finanziamenti sono il segnale più chiaro che fra l’intelligence di Rabat e quella americana si stava creando un’interazione più stretta. E che difficilmente la prima avrebbe potuto evitare di avvertire la seconda di quanto stava per accadere.
Uso politico della crisi da parte della Casa Bianca, think tank vicini ai Maga a favore dell’ondata migratoria, sostegno e finanziamenti del Congresso in chiave anti-spagnola e collaborazione fra intelligence: neanche cinque livelli di indizi, in geopolitica, fanno una prova. Ma restano cinque livelli di indizi.
(da Corriere della Sera)
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