GREGORETTI: LE MENZOGNE DI SALVINI E QUANTO HA REALMENTE TESTIMONIATO IL MINISTRO LAMORGESE STAMANE A CATANIA
CON LAMORGESE MEDIA DI DUE GIORNI E MEZZO PRIMA DI FAR SBARCARE I MIGRANTI…E NEI PRIMI TRE CASI IN CUI SI E’ ATTESO UN TEMPO SUPERIORE MASSIMA ATTENZIONE ALLE CONDIZIONI DI SALUTE DEI MIGRANTI E ALLA PRESENZA DI MINORI … E MAI NEGATO PORTO SBARCO
Una testimonianza «lunga, approfondita e documentata» è stata fornita dalla ministra dalla ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese, oggi in occasione dell’udienza preliminare per il caso Gregoretti a Catania, su tutti i passaggi che hanno determinato le decisioni prese in occasione degli sbarchi di migranti.
La titolare del Viminale ha risposto a tutte le domande rivolte dai magistrati, dagli avvocati di parte civile e dalla legale di Matteo Salvini, Giulia Bongiorno.
Lamorgese ha parlato soltanto – carte alla mano – di quanto avvenuto sotto la sua gestione, nel Governo Conte II.
In questo periodo il tempo medio di permanenza in mare dei migranti soccorsi da navi umanitarie – secondo la testimonianza resa – è stato di due giorni e mezzo dal momento della richiesta del Pos (il porto sicuro) in acque sar italiane all’effettivo sbarco.
Per i primi tre casi successivi al suo insediamento il 5 settembre 2019 (riguardanti le navi Ocean Viking, Alan Kurdi e Aita Mari) la procedura seguita è stata quella del Governo precedente, con l’autorizzazione allo sbarco seguita all’ottenimento della disponibilità di accoglienza da parte dei Paesi Ue e la media non è stata rispettata.
Ma in seguito, dal novembre del 2019, c’è stato un riallineamento dei tempi tra la ricerca della solidarietà europea e la concessione del Pos.
La ministra ha riferito che comunque ogni evento fa storia a sè ed ha le sue peculiarità . Ha spiegato le complicazioni determinate dalla pandemia da Covid, con la difficoltà di trovare un porto adatto ed organizzare l’accoglienza a terra. Ed ha inoltre rivendicato l’efficacia delle navi-quarantena nella gestione degli arrivi durante l’emergenza Coronavirus.
Fermo restando che anche nei primi tre casi in cui la procedura è stata di attendere l’ok dall’Europa prima di autorizzare lo sbarco si è sempre tenuta sotto controllo ogni emergenza che potesse verificarsi a bordo, la presenza di minori e lo stato di salute dei migranti. Nessuna analogia quindi con i casi precedenti gestiti da Savini dove si era negato lo sbarco persino ai minori.
(da “La Sicilia”)
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