SCHLEIN E CONTE METTONO ALLE CORDE L’ARROGANTE: “SULLA SANITA’, DESTRA LETALE”… “NOI ABBIAMO PORTATO I SOLDI DEL PNRR, VOI 12 MILIARDI DI TAGLI”
FORSE PER UNA VOLTA SI SONO COORDINATI: ELLY PUNTA SULLA SANITA’ ALLO SFASCIO, CONTE COLPISCE SUI TEMI EUROPEI
Se non è uno schema a tenaglia coordinato quello dei due leader di Pd e M5s gli somiglia molto. Soprattutto considerando che il voto per il rinnovo di cinque Giunte regionali e del parlamento di Strasburgo sarà il primo vero test per le forze di maggioranza e opposizione.
La segretaria del Pd, ultima a intervenire durante il premier time a Montecitorio, esordisce con un aneddoto che l’ha molto colpita e che è diventato, per Schlein, paradigma dello stato attuale della sanità pubblica: «Mi ha colpito un messaggio ricevuto da una donna alla cui madre malata oncologica e cardiologica è stato fissato appuntamento a ottobre 2026. Non sa nemmeno se ci arriverà», spiega Schlein.
Il tono è fermo, la voce controllata. «Mancano almeno 30 mila medici, 70 mila infermieri, mentre 21 mila medici sono già fuggiti all’estero. Gli eroi della pandemia sono stati già dimenticati da questo governo».
L’unica strada per mettere mano al problema «è abbattere le liste d’attesa abbattendo il tetto alle assunzioni. Intendete farlo e mettere le risorse per un piano straordinario?», chiede Schlein che, poi, mette le mani avanti, chiedendo a Meloni di «non rispondere che potevamo farlo noi: io al governo non ci sono stata ancora e lei governa da 16 mesi».
Schlein alza il tono Nella controreplica. «Ma lei è andata al governo per risolvere i problemi o per continuare a fare opposizione scaricando su altri i problemi che ha creato lei? Perché nel 2009, quando è stato introdotto il tetto alle assunzioni, al governo c’era lei, da ministra», ricorda Schlein con un impeto fin qui inedito.
«Servono più risorse in sanità e voi fin qui avete tagliato. I tre miliardi in più non bastano nemmeno per i nuovi contratti”, aggiunge Schlein. «Ieri avete dato il colpo di grazia alla sanità con l’autonomia che spacca il Paese in pazienti di serie A e di di serie B», conclude la segretaria.
Tra gli applausi che sottolineano l’intervento di Schlein, c’è quello di Conte. I giornalisti in tribuna lo notano e lo riportano a Schlein. «Mi fa piacere», dice.
A differenza della leader dem, il presidente M5s può sfidare la premier avendo ricoperto lo stesso ruolo a Palazzo Chigi. Lo fa mettendo sul piatto il Pnrr ottenuto al termine di cinque giorni di trattative a Bruxelles, nel 2020. «Noi abbiamo portato i soldi del Pnrr, lei ha portato 12 miliardi di tagli che pagheranno gli italiani», attacca l’ex premier.
«Lei ha illuso gli italiani dicendo che sarebbe andata a Bruxelles e che avrebbe fatto tremare l’Europa», continua Conte: «Qui a tremare è l’Italia. E’ tornata con un ‘pacco’ di Stabilità che farà pagare agli italiani 12 miliardi l’anno. Cosa ha fatto a Bruxelles in 16 mesi? Non ci ha mai detto quale sarà la sua proposta. Le battaglie si possono perdere, ma non combattere significa perderle con disonore”, conclude.
Chi apprezza l’intervento di Conte è Schlein: «Ha fatto un bell’intervento» commenta la leader dem ricambiando la cortesia: “Ha fatto bene a battere sul tasto del Patto di Stabilità. Per noi era importante tenere alta l’attenzione sulla sanità», ribadisce Schlein.
La segretaria dem, infatti, ha intenzione di fare della sanità pubblica il pilastro della prossima campagna elettorale nelle regioni. È quello della sanità, per i dem, il punto debole delle amministrazioni di centrodestra a cui il Partito Democratico intende puntare e, questo, al di la’ delle manovre riguardanti alleanze e coalizioni.
Non a caso la segretaria ha avviato il giro di ascolto di medici, infermieri e operatori sanitari dall’Abruzzo, come ricorda anche oggi, una delle cinque regioni al voto nel 2024. Tutto questo continuando a “portare avanti il lavoro per cercare di arrivare a coalizioni quanto più ampie possibili nelle regioni che sono chiamate al voto».
Il “mantra” dei dem è sempre lo stesso ed è quello che Schlein ripete ai suoi. I segnali che arrivano da Piemonte, dove il tavolo con i Cinque Stelle è stato rinviato “sine die”, vengono letti con una «cauta fiducia» da un dirigente dem di primo piano. Il fatto che si sia rinviato, è il ragionamento, è segno che la partita rimane aperta. I leader dei due partiti continuano a lavorare per facilitare il lavoro, ma sempre «nel rispetto dell’autonomia dei territori», ripetono dai due partiti.
(da La Repubblica)
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