A DESTRA SI LITIGA ANCHE NEL NUOTO, VOLANO PAROLE GROSSE TRA RAMPELLI (FDI) E BARELLI (FORZA ITALIA)SULLA PRESIDENZA DELLA FEDERAZIONE NUOTO
RAMPELLI: “ESCLUSA LA MIA CANDIDATURA, FARO’ RICORSO, NON SIAMO IN COREA DEL NORD… REPLICA BARELLI: “NON C’E’ SPAZIO PER NESSUN PARVENUE”
Non ci sta Fabio Rampelli. Il derby a destra per il ruolo di presidente della Federazione italiana nuoto continua. Il vice presidente FdI della Camera ha deciso di sfidare Paolo Barelli, capogruppo di Forza Italia a Montecitorio e dal 2000 alla guida della Fin. Ma ha fatto sapere di avere ricevuto proprio dalla Fin “la comunicazione dell’esclusione della candidatura alla presidenza, per averla presentata oltre i termini, anche se oltre i termini c’è stata solo la rettifica a una presentazione inoltrata entro la scadenza. Faccio presente, senza alcuna polemica, che la decisione è stata presa dal segretario generale, direttamente nominato dal presidente uscente” (e quindi Barelli) “tanto per far capire quante anomalie da riformare esistano nella Federnuoto. Presenterò ricorso, che verrà però esaminato da un organismo sempre di nomina del Presidente uscente, tanto per confermare i dubbi precedenti”, riferisce Rampelli di Fratelli d’Italia.
Rampelli era una promessa del nuoto. Gareggiava nella Cs Imperi e partecipò ai campionati del mondo di Berlino del 1978 con la 4 per 100, poi un infortunio mentre si allenava con la nazionale di Bubi Dennerlein alla vigilia delle Olimpiadi di Mosca del 1980. È ancora un nuotatore ed entra in vasca alla Larus Nuoto di Torpignattara. Barelli guida la Fin dal 2000, è stato venti volte campione italiano e olimpionico (a Monaco nel 1972). Nei suoi 24 anni di presidenza , il nuoto italiano è arrivato ai vertici mondiali con 22 medaglie olimpiche in cinque edizioni dei Giochi, 157 mondiali in 13 edizioni. Taglia corto Barelli: “Io sono il presidente e se lo voglio ancora le società io ci sono. Ai tempi miei andare in finale agli europei era il massimo della vita, oggi se non portano a casa cinque o sei medaglie è un fallimento. Questo è grazie al lavoro di tutta una federazione portata ad esempio non solo in Italia ma nel mondo. Questo merito non va a Paolo Barelli ma a tutto un sistema che si è imposto a livello mondiale. Insomma, non c’è spazio per nessun parvenu”.
Ma Rampelli non rinuncia alla sfida e non nasconde il nervosismo. “Voglio essere ottimista e auspicare che una delle Federazioni sportive più importanti d’Italia possa avere uno sfidante e non un unico candidato come capita in Corea del Nord. Rimango con umiltà a fare il mio lavoro, a disposizione di un mondo che merita trasparenza, equità, modernizzazione, efficienza, sostegno alle società di base e democrazia. Infatti nessuno può con arroganza dire: ‘Rampelli il presidente della Fin non lo farà maì perché il voto è prerogativa unicamente delle società sportive. Così come è una cafonata – sottolinea ancora – strumentalizzare le medaglie olimpiche: è noto che i successi degli atleti si conquistano con gli allenamenti e con i sacrifici di società e tecnici. Il mio riferimento alla parola ‘umiltà’ non è casuale viste le cadute di stile di queste ore”.
Il vicepresidente della Camera, una volta iper-meloniano, ci tiene poi a precisare diversi punti, soprattutto di “avere a cuore la democrazia che, come testimoniano le leggi per l’elezione di sindaci e governatori, si fonda sull’alternanza mentre un presidente che ha un ‘mandato perpetuo’ non può offrire alcuna garanzia di equilibrio e trasparenza. Lo testimoniano la sospensione per oltre un anno da parte della Federazione internazionale e la condanna definitiva della Corte dei conti. Tuttavia se i ‘giudici interni alla Federazione’ giungeranno a confermare la mia esclusione definitiva, mi trasformerò in una scheda bianca vivente volta a non far conseguire il 67% all’uscente per andare con nuove candidature plurali dopo 60 giorni. Sarà una campagna impersonale – conclude Rampelli – come quelle che piacciono ai mediani di spinta, ancora più affascinante, ancora più efficace”.
(da agenzie)
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