ASSEMBLEA PD, FASSINA A MUSO DURO CONTRO RENZI: “SE VUOI ANDARE ALLE ELEZIONI PRENDITI LE TUE RESPONSABILITÀ”
RENZI SMITIZZA L’ULIVO E BACCHETTA I MAGISTRATI… FASSINA: “SIAMO DIVENTATI IL PARTITO DELLA TROIKA, NON TI PERMETTERE DI FARE CARICATURE DI CHI DISSENTE DA TE”
Alle 11.15, con circa tre quarti d’ora di ritardo rispetto all’orario previsto, si è aperto all’hotel Parco dei Principi di Roma l’assemblea nazionale del Partito democratico. Parte l’Inno di Mameli e sul banco della presidenza tutti si mettono in piedi a cantarlo, a partire dal segretario e presidente del Consiglio Matteo Renzi, che indossa una camicia bianca senza cravatta.
“Pretendo lealtà ” è il messaggio di Renzi al suo partito, tra voglia di resa dei conti, la scissione minacciata da Pippo Civati (“Se si va alle elezioni, vedremo di creare qualcosa di diverso” ha dichiarato entrando) e la tentazione dei renziani di andare allo scontro finale.
Niente beghe, cambiamo l’Italia. “Grazie al Pd Grillo è sparito – esordisce il segretario nel suo discorso – Anche i Forconi potrebbero andare solo a Chi l’ha visto”.
E invita il partito a pensare al posto dell’Italia nel mondo e a non perdersi “nelle beghe interne”: “Questo partito vuole bene all’italia e non si accontenta di vedere i sogni dell’italia stuprati da anni di mal governo e da politiche assurde. Vi rendete conto – chiede all’assemblea – che stiamo affrontando la più gigantesca trasformazione? Voi siete qui non per discutere tra una corrente e l’altra. Siete qui per cambiare l’Italia”.
“Noto un certo richiamo all’Ulivo molto suggestivo e nostalgico – prosegue Renzi – ricordo cosa diceva l’Ulivo sul bicameralismo, quello che non ricordo è come si possa aver perso 20 anni di tempo senza aver realizzato le promesse delle campagne elettorali. Noi allora stiamo realizzando quelle promesse”.
La polemica con l’Anm.
E, riferito allo scandalo di mafia capitale, precisa: “Deve essere chiaro che chi è disonesto, non può camminare con noi. Non tutti gli onesti votano il Pd, ma tutti quelli che stanno nel Pd devono avere l’onestà come elemento fondamentale. Niente sconti su questo”.
Rivolto ai magistrati, attacca: “Quando leggo numerose interviste di magistrati che commentano le leggi che stiamo facendo, vorrei ringraziarli, ma credo che debbano parlare un po’ di più con le sentenze e non con le interviste”.
Frase, quest’ultima, che scatena la reazione di Rodolfo Sabelli, presidente dell’Anm (Associazione nazionale magistrati): “Parliamo per avere leggi migliori”.
No ai diktat della minoranza.
Poi, rivolto ai dissidenti, parla chiaro: “Non facciamo le riforme a colpi di maggioranza, ma non ci facciamo nemmeno bloccare le riforme dai diktat della minoranza. Non staremo fermi nella palude per guardare il nostro ombelico”.
E risponde a chi punta su nuovi equilibri nel partito (come Gianni Cuperlo e Stefano Fassina) e a chi vorrebbe un nuovo esecutivo (come Massimo D’Alema e Rosy Bindi, che a Sky Tg 24 dichiara: “Non siamo gufi e nessuno vuole lasciare il paese nella palude, ma il Parlamento non è uno scendiletto del governo”.): “Chi vuole cambiare segretario si metta il cuore in pace – ribadisce Renzi – ha tempo da qui al 2017. Chi vuole cambiare il premier si metta il cuore in pace: ha tempo da qui al 2018”.
Gli risponde il bersaniano Alfredo D’Attorre, che in assemblea chiarisce: “Non si deve parlare di trucchetti o giochini. Stiamo parlando della Costituzione. Nessuno ha lavorato per frenare, anche se capisco che il topos dei frenatori può far comodo. Basta nemici immaginari, segretario devi ringraziarci”.
Mentre Francesco Boccia taglia corto: “La conta non conta perchè i numeri sono quelli. L’assemblea di oggi dirà se siamo un partito riformista”.
Gli fa eco Gianni Cuperlo: “Saremo leali, ma pretendiamo autonomia. Nessuno cerca il fallimento delle riforme, nessuno vuole la palude. Il punto è aiutare il Paese con le riforme giuste. Non si tratta di mugugnare, ma di migliorare – conclude Cuperlo nel suo intervento dai toni concilianti – Dobbiamo indicare tutti insieme una via d’uscita a un’Italia lacerata dalle divisioni sociali”.
L’attacco di Fassina.
Durissimo l’intervento di Stefano Fassina che parte dallo sciopero generale di venerdì scorso per arrivare ad affermare che il Pd è diventato il “partito della Troika”: “Milioni di lavoratori venerdì hanno perso una giornata dei loro stipendi per dire al governo che la politica economica che porta avanti non va bene. E’ grave che il segretario non abbia detto una parola sullo sciopero – afferma Fassina – Significa che al Pd non importa nulla di quelle persone che hanno scioperato. Stiamo cambiando idendità , stiamo cambiando funzione politica. Stiamo diventando il partito dell’establishment che mette in atto l’agenda della Troika, non il partito della nazione”. E, rivolto al segretario, gli intima: “Non ti permetto più di fare le caricature di chi la pensa diversamente da te. E’ inaccettabile. La minoranza non fa diktat: se vuoi andare a elezioni dillo chiaramente e smettila di scaricare le responsabilità sulle spalle di altri”.
Assente la vecchia guardia.
E’ l’assemblea dei grandi assenti: manca D’Alema, che ha dichiarato alla stampa di non avere intenzione “di farsi minacciare da Renzi”. E non c’è nemmeno Pier Luigi Bersani, bloccato a casa dal mal di schiena.
Proprio con la minoranza meno oltranzista dell’ex segretario e di Roberto Speranza i renziani stanno tentando di trovare un accordo per portare a casa le riforme nei tempi previsti. Il voto finale di ieri notte in commissione dovrebbe allontanare una rottura drammatica.
(da “La Repubblica”)
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