BERLUSCONI INCASSA IL RISULTATO: “IL PATTO CON RENZI HA RETTO MA AL SENATO RISCHIA DI SALTARE TUTTO”
MA IL CAVALIERE E’ PREOCCUPATO ANCHE PER LE DIVISIONI INTERNE A FORZA ITALIA
Il patto con Renzi ha retto, «il fatto è che il segretario Pd non tiene i suoi, al Senato rischia di saltare tutto» confida al telefono coi suoi da Arcore il Cavaliere.
In realtà più che soddisfatto per come sono andate le cose a Montecitorio nelle ultime 48 ore di corsa a ostacoli della legge elettorale.
«Il Partito democratico è allo sbando, si è spaccato, se non ci fossimo stati noi il governo sarebbe andato già sotto» si compiace Silvio Berlusconi.
In stretto contatto con lo stato maggiore a Roma. Giovanni Toti, spedito sul «campo», come pure il capogruppo al Senato Paolo Romani, presente in Transatlantico durante le votazioni delicate di ieri pomeriggio.
Buona parte del lavoro lo avevano già messo a punto due giorni fa Denis Verdini e Daniela Santanchè (anche grazie al colloquio riservato col ministro delle Riforme Maria Elena Boschi).
«Renzi e Berlusconi vogliono affrontare insieme le riforme – spiega il consigliere politico Toti – Guardiamo con favore agli sforzi del governo, non so se ci riuscirà , ma di sicuro occorre cambiare le regole del gioco e quelle istituzionali».
Il clima è un po’ questo, tutt’altro che ostile. Il capo si è tenuto lontano da Roma. Rientrerà solo oggi, a riforma approvata.
Anche perchè troppe crepe ha aperto all’interno del gruppo la vicenda della parità di genere, le donne da una parte (Carfagna, Prestigiacomo, Ravetto, Biancofiore e tante altre) e i capigruppo alla Camera Brunetta e Gelmini dall’altro.
Il leader di Forza Italia, che come al solito anche in questa vicenda si è districato applicando il suo divide et impera, ha evitato fino a ieri qualsiasi commento pubblico sulla questione delle quote rosa, come sulle preferenze.
Le ferite nel gruppo sono tutt’altro che sanate: l’house organ “Il mattinale” che fa capo a Brunetta in mattinata bollava la questione della parità come «fasulla», un escamotage «per assicurarsi il posto».
Mara Carfagna ha ribattuto a tono: «Forza Italia non è il M5s, il dissenso è, o almeno dovrebbe essere, un diritto: che il dibattito debba essere dileggiato dagli organi di informazione del mio stesso gruppo rattrista moltissimo, è sconveniente, denota mancanza di rispetto umano, prima che politico».
Mezzo gruppo ormai è in piena rivolta contro Brunetta, del resto, e non da ora.
Fibrillazioni, veleni, che rischiano di avere ripercussioni sulle Europee imminenti.
Sembra che ad Arcore per esempio non vedano di buon occhio una corsa dei big alla candidatura. Se davvero oltre a Raffaele Fitto anche lo stesso Brunetta accarezza l’idea di misurarsi nel Nordest, (lì o a Ovest correrà Giovanni Toti), il rischio è che per Forza Italia la competizione si trasformi in una sorta di primarie, coi dirigenti intenti a pesarsi in guerra tra loro. E la faccenda messa così piace pochissimo a Berlusconi, di suo già allergico alle primarie.
E infatti, su Fitto come su Brunetta l’ex premier sarebbe tentato dal porre il veto, raccontano. Ma la partita è ancora tutta aperta e in Forza Italia non escludono affatto colpi a sorpresa, soprattutto per compensare la pressochè certa assenza del capo dalle liste elettorali.
Già , perchè è già cominciato il conto alla rovescia, quello più delicato.
Chi gli ha parlato in queste ore non fa mistero del fatto che il Cavaliere sia assai distratto dalle vicende politiche, riforme incluse.
È in attesa del 10 aprile e del pronunciamento del Tribunale di Milano sulla pena accessoria, i nove mesi da trascorrere ai servizi sociali o, peggio, ai temuti domiciliari.
Troppo alto il rischio di essere tagliato fuori dalla scena politica fino al prossimo anno, Berlusconi non vuole correrlo ma resta convinto che «faranno di tutto per eliminarmi in vista delle Europee».
Anche per questo è prevalsa la linea della cautela e la strategia comunicativa – a parte le ripetitive telefonate ai club – prevede l’inabissamento fino alla decisione del Tribunale.
Il leader parlerà per comunicati o per atti, come la nomina dell’ufficio di presidenza del partito che molti danno per probabile entro questa settimana.
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica“)
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