Dicembre 10th, 2010 Riccardo Fucile
ASSESSORI, CONSIGLIERI, CAPOGRUPPO PDL: OGNUNO HA PARENTI PIAZZATI IN POSTI SICURI… LO SCANDALO DI UN CENTRODESTRA CHE AVREBBE DOVUTO DIMOSTRARE LA PROPRIA “DIVERSITA”… E’ QUESTA LA MERITOCRAZIA CHE POI VIENE ANNUNCIATA IN TV?
Agenzia di collocamento Campidoglio.
Ovvero come aggirare l’obbligo dei concorsi pubblici, previsto per legge negli enti locali, assumendo a chiamata diretta nelle aziende comunali parenti, amici e sodali vari.
«Quello messo in piedi dal clan Alemanno è un vero e proprio sistema », racconta un fedelissimo che, in cambio dell’anonimato, è disposto a svelare numeri e metodi del reclutamento avvenuto a partire dal 2008 in Atac e Ama, per dimensioni le due principali società capitoline escludendo Acea (gestore dell’elettricità e dell’acqua quotato in borsa e perciò sottoposto a controlli più stringenti).
«Un sistema a carattere piramidale », prosegue la fonte. «Significa che la regia di tutte le assunzioni è politica, serve per accontentare clientele e creare consenso, ripaga dell’astinenza decennale che molti nel centrodestra, sotto Rutelli e Veltroni, hanno vissuto male».
In cima c’è il sindaco Alemanno, cui spetta indicare i manager e attraverso di loro controllare gestione e personale delle ex municipalizzate, affiancato da un paio di fedelissimi, ciascuno competente nel proprio settore, che ricevono i desiderata, smistano le istanze, soddisfano le richieste. Imbucate con molta disinvoltura nelle molteplici aziende del Campidoglio, un bacino potenzialmente senza fondo trasformato in un centro per l’impiego di mogli, figli, generi e nuore di parlamentari, assessori, dirigenti aziendali e persino sindacalisti.
In l’Atac, azienda dei trasporti, il dominus è il coordinatore regionale nonchè deputato del Pdl Vincenzo Piso.
È lui che ha trattato le oltre 850 assunzioni per chiamata diretta effettuate a partire dal 2008.
Con la fattiva collaborazione del coordinatore romano di rito forzista Gianni Sammarco e dell’ex ad Adalberto Bertucci, già consigliere comunale di An. Lungo l’elenco dei congiunti illustri.
L’ex capogruppo capitolino di An ora in Parlamento, Marco Marsilio, ha per esempio sistemato alla Direzione Comunicazione la sua compagna, Stefania Fois, un trascorso da pittrice semi- affermata come dimostra il sito internet che porta il suo nome; il senatore pdl Stefano De Lillo ha ottenuto per la moglie avvocato, Claudia Cavazzuti, la responsabilità dell’Area Normativa e Disciplina; il deputato Vincenzo Aracri ha fatto arruolare il genero, Nicola Valeriani, così come ha fatto l’ad Bertucci con il marito della figlia; per poi inserire anche la cognata del primogenito Marco e la figlia della sua segretaria (a sua volta distaccata dal Campidoglio e promossa dirigente).
Ma, a darsi da fare, è stato soprattutto l’assessore ai Trasporti: Sergio Marchi ha iniziato aiutando la fidanzata, Flavia Marino, a trasferirsi in Atac dalla società regionale Cotral (all’epoca gestita dal centrosinistra), ha continuato facendo assumere la sua segretaria, Loredana Adiutori, e la di lei figlia, si è superato con la consulenza di 4 mesi assegnata al cognato presso l’Agenzia di Mobilità , dove sono state prese pure con un contratto a progetto la moglie del suo capo staff, Enrico Guarnieri, e la ex fidanzata di un altro collaboratore, Peppe Leoni.
Non che i consiglieri comunali siano restati a guardare: l’ex An Marco Visconti ha sponsorizzato l’ingresso come quadro della compagna Barbara Pesimena; il generale prestato alla lista civica di Alemanno, Antonino Torre, il reclutamento del figlio come informatico.
Nutrito, come non bastasse, anche l’elenco sindacale: il segretario autoferrotranvieri della Faisa-Cisal, Camponeschi, ha piazzato moglie e figlia; il presidente Moro la sorella e la fidanzata; il segretario regionale della Cisl Chiricozzi il figlio; il segretario regionale Uil Napoleoni due figli, un nipote e la fidanzata del figlio; l’ex segretario della Cgil Murri la figlia.
Più controllato ma non meno copioso l’accesso in Ama.
Merito di quella vecchia volpe di Franco Panzironi, braccio operativo della Fondazione alemanniana Nuova Italia e gran procacciatore di fondi e affari. Da agosto 2008 è lui l’ad della società capitolina dei rifiuti.
Fra le sue mille assunzioni, c’è finito di tutto.
Dal genero, Armando Appetito, preso un mese dopo il suo arrivo, alla figlia del caposcorta del sindaco.
E poi ancora mogli, cugini, cognati di «una pletora di politici che storicamente utilizzano l’azienda per saldare cambiali elettorali»
Giovanna Vitale
(da “La Repubblica“)
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Dicembre 9th, 2010 Riccardo Fucile
COINVOLTA ANCHE L’AZIENDA RIFIUTI, VIA IL CAPOSCORTA DI ALEMANNO… ALL’ATAC CHIAMATE 850 PERSONE, CIRCA 1.000 GLI ARRUOLATI ALL’AMA… APERTO FASCICOLO DA PARTE DELLA PROCURA E DELLA CORTE DEI CONTI
Non bastava la bufera esplosa sulla Parentopoli in Atac, la società del trasporto pubblico romano che dopo l’elezione di Gianni Alemanno in Campidoglio ha imbarcato più di 850 persone, tutte per chiamata diretta e legate da rapporti familiari o politici ad esponenti del centrodestra locale, dirigenti aziendali e sindacalisti.
Ora, per il sindaco della capitale si apre un nuovo fronte: il reclutamento di un migliaio di nuovi dipendenti (sui 7mila totali) in un’altra ex municipalizzata, l’Ama, che si occupa di raccogliere e smaltire i rifiuti della città .
Dove, partire dal 2008, sono stati assunti, tra gli altri, il genero dell’ad Franco Panzironi, braccio operativo della Fondazione alemanniana Nuova Italia; la figlia del caposcorta del sindaco, Giorgio Marinelli, il quale aveva già provveduto a piazzare il primogenito in Atac; la compagna dell’ex capogruppo pdl in Campidoglio, ora traslocato a La Destra, Dario Rossin; oltre alla solita pletora di mogli, cognati e cugini di vari pidiellini di secondo piano, ma assai utili in campagna elettorale.
La prova provata di come l’occupazione clientelare delle società controllate dal Comune sia ormai diventato un sistema. Ai confini del lecito.
Tant’è che sia la Procura della Repubblica sia la Corte dei Conti hanno aperto un fascicolo per accertare eventuali responsabilità sotto il profilo penale e del danno erariale.
Finora l’unico a rimetterci è stato il caposcorta del primo cittadino che si è dimesso dal suo incarico.
Ad annunciarlo, lo stesso inquilino del Campidoglio: «Marinelli non è più il mio caposcorta, è ritornato in polizia», decisione assunta «in via precauzionale per evitare speculazioni sull’accaduto», ha spiegato Alemanno, negando tuttavia ogni suo coinvolgimento.
«Non mi occupo di assunzioni, sull’Ama non mi risultano particolari scandali e poi non mi ricordavo neanche che quell’agente avesse una figlia», ha tagliato corto.
E pazienza che l’azienda dei rifiuti abbia sostanzialmente confermato il numero dei dipendenti (954) arruolati a partire dal «9 agosto 2008, giorno di insediamento della nuova amministrazione», e ammesso di aver effettuato, «come prevede la normativa vigente», delle semplici selezioni affidate ad agenzie per l’impiego pubbliche e private.
Per il sindaco sotto assedio ora è tempo di cambiare: «Bisognerebbe rendere obbligatoria la pratica dei concorsi anche per le municipalizzate, così come si fa al Comune, in modo da superare il problema delle chiamate dirette o dalle selezioni fatte da agenzie interinali», dice ora che dalle sue parti tutto il sistemabile è stato sistemato.
Che triste immagine della destra…
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Dicembre 9th, 2010 Riccardo Fucile
DOPO MOGLI, FIGLI E NIPOTI, I CASI DELLE EX ASSISTENTI DI ANTONIO TAJANI E GIORGIO SIMEONI… LO SCANDALO DI 854 ASSUNZIONI PER CHIAMATA DIRETTA ALL’AZIENDA TRASPORTI… MANCANO GLI AUTISTI (ASSUNTI SOLO DUE NEL 2010), PROLIFERA LA CORTE
Atac, il capolinea delle segretarie. 
Sia di politici sia di sindacalisti.
Il percorso, più o meno, è simile per tutte: anni, o mesi, di collaborazione con personaggi influenti e poi – oplà – si spalancano le porte di viale Ostiense. In questo senso, la segretaria dell’assessore alla Mobilità Sergio Marchi (Loredana Adiutori, passata in Atac dopo una lunga carriera nella pubblica amministrazione) e quella del segretario della Fit Cisl Roma e Lazio Alberto Chiricozzi (Francesca Roiate), sono in buona compagnia.
Non sempre è dato sapere cosa fanno adesso in azienda, ma di sicuro si sa cosa facevano prima.
La «Parentopoli» in Atac (854 assunzioni a chiamata diretta negli ultimi due anni), finita in un’inchiesta della Procura per abuso d’ufficio, si arricchisce dunque di un nuovo tipo di legame.
Non solo mogli, cugini, fratelli, figli, o direttamente esponenti politici: tra i beneficiari del «posto fisso» nella municipalizzata del Campidoglio, adesso, ci sono anche le ormai ex segretarie.
Il «metodo» è identico ad altri casi già noti.
Ci sono quelle – come l’assistente personale dell’ex ministro Claudio Scajola, Fabiana Santini – che diventano assessori regionali.
E altre che, più modestamente, trovano un posto di lavoro all’Atac, dove una scrivania e un computer, a quanto pare, non si negano quasi a nessuno. L’importante, al di là delle formali procedure di selezione, è che il tramite sia la politica.
È il caso di Michela Martucci, nata a Roma il 5 febbraio ’77, ex assistente di Giorgio Simeoni, l’ex vicepresidente alla Pisana con Francesco Storace eletto nel 2008 alla Camera (fa parte, sarà senza dubbio una coincidenza, della commissione Trasporti).
La Martucci, mora, capelli lunghi, appassionata di viaggi tra Capri e la Sardegna, frequentatrice del «Sofia» – la stessa discoteca dove è un habituè Gianni Sammarco, coordinatore romano del Pdl– è stata candidata per il Pdl al V Municipio nel 2008, senza risultare eletta, e ha fatto parte dei giovani Pdl.
Da Montecitorio, in qualche modo, è finita in Atac.
Simeoni nega di averla «raccomandata»: «Ha lavorato per me una vita fa, è una persona seria e io certamente non ho dato alcuna indicazione sul suo nome, nè l’ho segnalata».
Sicuramente, nessuno ha segnalato che all’azienda servivano gli autisti.
E infatti nel 2010 ne sono stati presi pochissimi: stando ai dati della terza trimestrale dell’azienda 2 sono state le assunzioni, contro le 123 «cessazioni» (tra pensionamenti e uscite varie).
Sulle ex segretarie mancano dati ufficiali.
Ma, oltre alle già citate, ha trovato un posto in azienda anche Emanuela Gentili, classe ’74, una figlia di un anno.
Lei è stata l’assistente parlamentare di Antonio Tajani, figura di spicco del Pdl: in Atac, esattamente nell’Area relazioni industriali, Gentili entra nell’ottobre 2009.
Nella stessa selezione della Martucci, pure lei con un passato da assistente a un politico Pdl.
Chissà se, per arrivare alla «selezione», hanno preso lo stesso autobus.
Alessandro Capponi
Ernesto Menicucci
(da “il Corriere della Sera“)
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Novembre 8th, 2010 Riccardo Fucile
L’ASSESSORE ALLA CULTURA DI ROMA, REDUCE DA BASTIA UMBRA: “NON HO ANCORA ADERITO , MA PENSO CHE LO FARO'”…POSSIBILI MOLTI ALTRI PASSAGGI DAL PDL: AIUTI HA GIA’ FATTO TOGLIERE DAL SUO SITO LA FOTO CON BERLUSCONI
A Bastia Umbra, ad applaudire l’intervento nel quale Gianfranco Fini ha chiestO, tra le
ovazioni della platea, a Silvio Berlusconi di dare le dimissioni ed aprire la crisi parlamentare, c’era anche un ospite «particolare»: Umberto Croppi, assessore alla Cultura del Comune, amico di vecchia data dal sindaco Gianni Alemanno.
Che Croppi, l’inventore dei famosi «Campi Hobbit» della destra anni ’70, fosse vicino a Fini non è certo una novità : da diverse settimane, infatti, il suo nome compare nella lista dei “futuristi”.
Però, il week end umbro dell’assessore ha un sapore diverso: è quasi l’ufficializzazione del suo passaggio a Fli.
Lui, però, spiega: «Non ho firmato nessun manifesto e non ho ancora aderito a Fli. Quando si aprirà il tesseramento, è quasi certo, o naturale, che lo farò». Croppi, poi, non si è limitato a fare l’ospite di passaggio.
A Bastia Umbra è stato due giorni interi, alloggiando nello stesso albergo di Fini e dei vari deputati.
E ieri, dopo il discorso del presidente della Camera, c’era anche lui in un brindisi ristretto nel padiglione dal quale ha parlato Fini: una quindicina di persone, in tutto, con lo stato maggiore di Fli (i vari Bocchino, Buonfiglio, Urso, Ronchi, Salatto, Perina…).
Il discorso di Fini, con il passaggio sulle dimissioni del premier?
«L’ho applaudito. È stato lucido, esauriente. Sono d’accordo con lui: la crisi era già aperta da luglio ed è giusto che il cofondatore del Pdl chieda un nuovo patto. Quel progetto politico è finito, potremmo dire anche fallito, nel momento in cui Fini è stato espulso dal partito».
Croppi ed Alemanno sono amici da tempo.
Che dice il sindaco del passaggio dell’assessore a Fli?
«Ne abbiamo parlato – dice Croppi – sia prima che dopo l’appuntamento di Perugia. Ho spiegato a Gianni che il mio rapporto di lealtà con lui viene prima di tutto: lui mi ha nominato, lui mi può revocare».
Lo farà ? «Ha detto che anche per lui non cambia niente. Poi le situazioni politiche le valuteremo insieme».
Qualcuno pensa che Croppi, adesso, si metterà a fare «campagna acquisti » per Fli dentro al Campidoglio: «Non è questo il mio ruolo. E, non essendo stato eletto, non darò neppure vita al gruppo consigliare».
È chiaro, però, che le fibrillazioni non mancheranno.
E che qualcuno possa chiedere la «testa» di Croppi: «È probabile che accada. Ma non lo posso preventivare».
Il coordinatore romano di Fli, Potito Salatto, mette le mani avanti: «Se il sindaco sostituisse Croppi, la considereremmo una mossa strumentale. E quindi ne trarremmo le dovute conseguenze».
Anche perchè, al Comune, gli uomini vicini a Fini sono molto attivi.
E si parla di altri possibili passaggi a Fli.
Uno degli indiziati è Fabrizio Santori, che ha lasciato la componente di Fabio Rampelli.
Un altro è Fernando Aiuti, eletto come capolista Pdl al Campidoglio: «Alemanno mi ha chiesto che cosa voglio fare, ma il mio referente resta il sindaco».
Il caso Ruby, però, ha scosso il professore: «Sul mio sito c’era una mia foto con Berlusconi. L’ho fatta togliere. Fini ha ragione: certi comportamenti, da un punto di vista etico, sono fondamentali».
Ernesto Menicucci
(da il “Corriere della Sera“)
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Ottobre 6th, 2010 Riccardo Fucile
NON GLI BASTAVA UNA BADANTE: ORA BOSSI HA ASSUNTO IL CAMERIERE CHE GLI ACCENDE IL SIGARO E LA POLVERINI CHE LO IMBOCCA…. LA DESTRA DEI SERVI VA IN SCENA IN PIAZZA MONTECITORIO PER IL “PRANZO DELLA PACE”…COME SE BOSSI AVESSE SOLO SCHERZATO E GLI INSULTI AI ROMANI NON FACESSERO PARTE DI UNA IDEOLOGIA CHE DA ANNI MIRA A DIVIDERE IL PAESE
Umberto Bossi e Gianni Alemanno arrivano in piazza Montecitorio per il cosiddetto “pranzo della pace” a base di polenta, cicoria e vino dei Castelli e si scatena l’assedio di fotografi, giornalisti e tv per uno dei più patetici avanspettacoli che la politica potesse mostrare al Paese.
Il pranzo era stato organizzato forse da qualche produttore di format televisivi per sancire la pace fra la Capitale e Bossi, dopo le polemiche sulla frase del leader della Lega: sono porci questi romani.
Ad accompagnare il leader della Lega c’è una folta delegazione del Carroccio: oltre ai ‘padroni di casa’, il ministro della Semplificazione Normativa, Roberto Calderoli, Luca Zaia, il ministro della Difesa Ignazio La Russa e la presidente della Regione Lazio Renata Polverini.
“Spero proprio che con questo pranzo si possa mettere fine a questa lite che è fatta soprattutto di parole e non di fatti – ha detto la governatrice (che poveretta non ha capito nulla dell’ideologia del Carroccio) – siamo tutti qui per dare un segnale positivo e mi auguro che questo paese sia in grado di accogliere questo segnale”.
Certo quello dei tromboni che non sanno cosa dicono…
La Russa, protagonista, tanto per cambiare, di un diverbio con alcuni avversari politici, a un certo punto è stato accompagnato via dagli uomini della sicurezza:”Vergogna, buffone, ti sei venduto Roma”.
“E’ stato lui a venirci contro dicendo che siamo vergognosi”.
Il pranzo tra il sindaco Gianni Alemanno e alcuni rappresentanti della Lega, si è trasformato in un patetico evento da «tifo da stadio».
Da una parte e i leghisti con bandiere della Padania che gridano «Bossi, Bossi», e rappresentanti del Popolo di Roma, organizzazione vicina al sindaco, che gridano: «Alemanno, Alemanno sindaco di Roma».
Uno a uno e palle al centro.
Visto che il ministro per le riforme Umberto Bossi non aveva il piatto con i rigatoni al sugo è stato il presidente della Regione Lazio Renata Polverini a imboccare il Senatur per fargli assaggiare il piatto romano.
Patetica.
Bossi, Alemanno e Polverini hanno anche assaggiato la polenta, la coda e il parmigiano e bevuto Lambrusco e Frascati doc.
Poco dopo, il primo cittadino di Roma, in un eccesso di servilismo, ha preso un accendino e acceso il sigaro a Bossi.
Entro novembre Alemanno vorrebbe portare a casa anche il decreto che stabilisce i nuovi poteri alla Capitale e cercare di rivedere il numero dei consiglieri capitolini, ridotti proprio da Calderoli da 60 a 48.
Un «antipasto» già pesante, al quale far seguire i nodi (strettissimi) dell’introduzione dei pedaggi sul Gra e sulla Roma-Fiumicino e lo svolgimento di una tappa del Gran Premio a Roma.
No avendo capacità di ottenerle in proprio, pur militando nel primo partito italiano, deve fare il maggiordomo.
Dignità zero.
C’è stata anche una contestazione che ha portato in piazza circa 200 persone.
Hanno cantato a squarciagola l’inno d’Italia e lanciato cori contro il sindaco di Roma (“Ladri ladri” e “Andate a lavorare”) con esposizione di diversi striscioni: “Sindaco vassallo”, “Alemanno cameriere”.
Promossi.
“Cattivo gusto, cattivo gusto…”, lamenta il leader Udc Pier Ferdinando Casini: “Ci sono tante trattorie, piazza del Parlamento non è il luogo per fare banchetti. Alemanno poteva invitarlo in trattoria o a casa sua”.
Sarcastico ma realistico.
Can can finale: la presa per i fondelli è finita.
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Agosto 10th, 2010 Riccardo Fucile
…E GRAZIE
Ci prendiamo qualche giorno di ferie, certi che mercoledì 18 agosto vi ritroveremo con
noi.
Grazie a voi, il nostro/vostro sito, voce libera nella palude del conformismo politico che ha cloroformizzato la destra sociale nel nostro Paese, ha raggiunto traguardi impensati: migliaia di contatti giornalieri, anche attraverso forum e aggregatori, attenzione dei media, articoli sempre tra i più votati persino su “Tocqueville”, il principale aggregatore dei blog di area, dove pur va per la maggiore l’appiattimento dei berluscones.
Per troppi anni la destra sociale nel nostro Paese è stata solo enunciata, mai vissuta con corenza: per arrivare a essere rappresentata, per dirla alla Buttafuoco, da un sindaco di Roma che a un premio letterario, per non apparire troppo di destra, si vergogna persino di votare per Antonio Pennacchi.
O come chi ha assalito la casa del “Grande Fratello” in nome di “valori” diversi, dipingendo Berlusconi come il male terreno, salvo poi cambiare opinione per poter entrare a Palazzo Grazioli per fare le pulizie e per un posto da assessore al comune di Roma.
O come chi urlava in Tv “Berlusconi le donne le vuole solo orizzontali”, salvo prostrarsi dopo pochi mesi sui cuscini del sultano.
Una cosa ce la concederete: abbiamo spesso anticipato di mesi sommovimenti e stati d’animo che a destra stavano implodendo e che solo la vigliaccheria dei troppo cortigiani voleva tenere nascosta, come la polvere sotto il tappeto.
Scandali e corruzione, interessi e lobbie, mancanza di etica politica e di senso dello Stato, interessi e leggi ad personam hanno caratterizzato un governo forzaleghista, sempre più lontano dal programma del Pdl e dal comune sentire del popolo di destra.
Lo abbiamo ribadito più volte: al governo non c’è una coalizione di destra, ma un raggruppamento aziendalista-xenofono, interessato solo a spartirsi prescrizioni, lodi e potere locale.
Se destra è legalità , socialità , senso delle Istituzioni, rispetto di magistratura e forze dell’ordine, etica politica, lotta alla casta, solidarietà sociale, unità del Paese, amore per la propria nazione, meritocrazia vera, lotta alla corruzione, nulla di tutto di ciò è riferibile all’attuale governo.
E’ poi arrivata l’iniziativa di Fini, volta a far capire che esiste non “un’altra destra possibile”, ma una destra moderna e repubblicana.
Lo ribadiamo, abbiamo lottato venti anni contro Fini a suo tempo, quindi sbaglia indirizzo chi ci accusa di collusione con il “nemico”.
Noi abbiamo come riferimento le idee e i valori, non le persone. Continua »
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Luglio 26th, 2010 Riccardo Fucile
FINI E’ TRANQUILLO: “CLIMA DA INQUISIZIONE, NON CADRO’ NELLA TRAPPOLA”: HA IN MANO SONDAGGI CHE LO DANNO AL 15% … IL PREMIER “NON POSSO ROMPERE, LA GENTE NON CAPIREBBE, NEANCHE FARE UN NUOVO PARTITO, COME FACCIO POI A SPIEGARLO?” … FINI : “E ORA ANDIAMO ALL’ASSALTO DELLA LEGA: PONIAMO IL PROBLEMA DEL MEZZOGIORNO, SILVIO SARA’ COSTRETTO A VENIRMI DIETRO”
Pochi contro tutti o più di quelli che voci interessate tendono ad accreditare? Per chi
conosce bene Fini, come gli ex colonnelli “buttiglione”, non resta molto tempo e non a caso il loro nervosismo cresce di giorno in giorno.
O riescono a far fuori Fini a breve, o per loro sarà la fine.
Il sentore non è tanto in parlamento, dicono, ma sul territorio, dove non riescono più a tenere le truppe ex An.
Uno di loro ha dichiarato alla stampa che “nelle province i rapporti di forza stanno mutando, non avremmo mai immaginato una cosa del genere: pidiellini delusi e incazzati, gente che era stata emarginata, ex An, hanno trovato un riferimento nazionale per le loro battaglie. Il fenomeno si sta diffondendo a macchia d’olio e Fini sta guadagnando spazi impensabili”.
Ecco perchè premono sul premier per regolare i conti ed escono con frasi sconnesse.
La Russa che propone a Fini il ministero di Scajola, per sentirsi rispondere con ironia da Bocchino: “Fini semmai potrebbe prendere un ministrero della legalità , magari la “Difesa”, quello che Ignazio è riuscito ad avere solo grazie a lui”.
Matteoli ricorda che i partiti hanno bisogno di leadership e a chi non l’aveva (riferimento a Fini in An) “l’abbiamo costruita noi”: chissà quando Altero ci spiegherà quali interessi avrà avuto per costruire una leadership a Fini, a che scopo l’ha fatto, invece di pensare in grande in proprio.
Alemanno ha attaccato Granata consigliandogli di “farsi un giro fuori”: ma come, se quando era tuo vice i giri li facevi insieme a lui, non ricordi quando eri rautiano, poi sociale, poi finiano per poi passare ora al viale del “tremonti”? Continua »
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Luglio 23rd, 2010 Riccardo Fucile
DOVEVANO RIDURRE ASSESSORI, CONSIGLIERI, MUNICIPI, INDENNITA’… ALLA FINE GLI ASSESSORI PASSANO DA 12 A 15, I CONSIGLIERI RESTANO 60, I GETTONI DI PRESENZA VENGONO SOSTITUITI DA UNA INDENNITA’ FISSA DI FUNZIONE…AUMENTANO LE RENDITE, ALTRO CHE TAGLI ALLA POLITICA: MAGGIORANZA E OPPOSIZIONE SI SONO TROVATE D’ACCORDO
Meno consiglieri, meno assessori, meno Municipi e meno soldi di indennità ai vari
rappresentanti: era questo l’impegno iniziale della bozza del decreto attuativo per la riforma dello status di “Roma capitale”, varato dal governo nelle scorse settimane.
Ma nel passaggio obbligatorio in Campidoglio è avvenuto il miracolo.
I consiglieri comunali all’unanimità hanno subito cancellato la riduzione del loro numero da 60 a 48.
Hanno poi fatto sparire anche l’articolo che fissava “a un quarto dell’assemblea dei consiglieri”, quindi a 12, il numero degli assessori.
Alla fine nella versione modificata gli assessori salgono a 15, tre in più di quelli che compongono l’attuale giunta Alemanno.
Il numero dei Municipi doveva scendere da 19 a 12: ora si legge genericamente che “il numero dei Municipi, inferiore a quello attuale, verrà individuato nello Statuto di Roma Capitale”.
I gettoni di presenza vengono invece sostituiti da un’indennità di funzione, cioè da un vero e proprio stipendio da determinare.
Questi i fatti e la volontà politica emersa: la Casta romana ha colpito ancora in modo bipartisan, anche in tempo di crisi.
Con l’arrivo di tre nuovi assessori e lo stipendio al posto del gettone di presenza, la rendita di posizione aumenterà ancora di più. Continua »
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Luglio 21st, 2010 Riccardo Fucile
IL SONDAGGIO DI CRESPI MOSTRA UN AUMENTO DI UN “PARTITO DI FINI” DEL 2% IN UNA SOLA SETTIMANA…BELPIETRO: “INUTILE GIRARCI INTORNO: SULLE INTERCETTAZIONI HA VINTO FINI, ORMAI E’ IN GRADO DI MODIFICARE OGNI PROVVEDIMENTO DEL GOVERNO”… CALA IL PDL (33,5%) MENTRE SINISTRA E LIBERTA’ DI VENDOLA SALE AL 5%
Il clima che si respira nel centrodestra, dopo le modifiche apportate alla “legge
bavaglio” sulle intercettazioni, è simboleggiato non solo dalla delusione manifesta del premier, ma anche da quanto scrive stamane su “Libero” il direttore Maurizio Belpietro: “Inutile girarci intorno: ha vinto Fini. Al di là del naufragio della legge, appare evidente che d’ora in poi la corrente che fa capo all’ex presidente di An è in grado di fermare o modificare ogni provvedimento del governo: tutte le ritorsioni minacciate contro i finiani si sono rivelate cartucce con le polveri bagnate. Se Berlusconi non fa qualcosa in fretta siamo spacciati, Ci tocca morire finiani”.
Per la prima volta ieri Berlusconi ha certificato la sua sconfitta su un tema che gli stava a cuore, ribadendo la sua ossessione: “non si può stare al telefono senza il timore di essere intercettati”.
Poco importa che in Italia gli intercettati siano solo 6.000, l’unica cosa che gli interessa è non essere intercettato lui.
Non ha compreso che basterebbe evitare di fare pressioni al telefono su esponenti di Agcom o parlare con procacciatori di escort, per evitare conseguenze sgradevoli.
Ha voluto insistere su una legge invisa alla maggioranza degli elettori di centrodestra che avrebbe limitato la libertà di stampa e di indagine, spacciandola per “riforma della giustizia” e ora ne paga le conseguenze, insieme al suo entourage di miracolati di corte.
La retromarcia di ieri è una vittoria di Fini, ma ha trovato ampi consensi anche tra la corrente pidiellina di Liberamente che esulta per la brutta figura dei coordinatori.
I più preoccupati sono ora gli ex An Gasparri e La Russa: avevano garantito al premier che avrebbero isolato Fini, ora si ritrovano con le truppe in subbuglio, pronte a disertare. Continua »
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