Aprile 24th, 2017 Riccardo Fucile
E’ GIA’ ARRIVATO ALL’AEROPORTO DI BOLOGNA
Gabriele Del Grande è stato liberato. Il giornalista italiano fermato dalla polizia turca il 9 aprile, è
arrivato all’aeroporto di Bologna.
Appena sceso dall’aereo è stato accolto dal ministro degli esteri Angelino Alfano, che lo ha accompagnato in una saletta riservata dell’aeroporto.
Lì Del Grande ha riabbracciato la compagna e gli altri familiari e ha sentito al telefono il premier Paolo Gentilon.
“Appena parlato al telefono con Gabriele Del Grande. Ben tornato in Italia!”, ha scritto il premier su Twitter.
L’annuncio che la vicenda del regista-blogger era ad una svolta, era stata data stamattina dal ministro degli Esteri Angelino Alfano su Twitter. “Gabriele Del Grande è libero. Gli ho parlato adesso, sta tornando in italia. Ho avuto la gioia di avvisare i suoi familiari. Lo aspettiamo”, ha scritto il ministro.
Alfano ha aggiunto di avere ricevuto “questa notte” la notizia della “decisione” da parte del collega turco Mevlut Cavusoglu. “Lo ringrazio”, ha aggiunto in un altro tweet.
“La notte è passata al lavoro, è stato un lavoro in realtà silenzioso in questi giorni, comunque è andata bene, sono molto soddisfatto di questo”, ha detto a Rai News 24 il ministro Alfano.
“Sono davvero soddisfatto del lavoro che è stato fatto da tutti e del fatto che Gabriele torni ad essere un uomo libero”.
“Sono molto soddisfatto, tutto bene quel che finisce bene”, ha poi detto il ministro intervenendo telefonicamente a Uno mattina. “Ho parlato con Gabriele, l’ho trovato sollevato e desideroso di rientrare in Italia”, ha aggiunto, esprimendo “grande apprezzamento per il lavoro silenzioso della Farnesina e della rete diplomatico-consolare”.
Emozionato, Massimo Del Grande, padre di Gabriele: “Stiamo andando a prenderlo, è un gran giorno”, ha detto sempre a Rainews 24. “Mi ha chiamato il ministro Alfano. Ci hanno detto che sta bene”, ha detto ancora aggiungendo che la prima cosa che farà sarà di “abbracciarlo forte”.
Massimo Del Grande ha avuto un colloquio telefonico anche con il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni: “Oggi è una bellissima giornata”, ha detto il padre del blogger al premier ringraziandolo.
“Mi ha chiamato il ministro Alfano questa mattina alle 7,30, Non me lo aspettavo. Mi ha detto che l’aereo di Gabriele stava decollando. Chiaramente hanno lavorato per tutte queste due settimane ma nelle utime ore hanno agito in maniera più incisiva”, ha detto Alexandra D’Onofrio, compagna di Gabriele.
“Bentornato #gabrieledelgrande finalmente rilasciato. Libertà di espressione e di informazione da tutelare per tutti in #turchia”, ha scritto su Twitter la presidente della Camera Laura Boldrini.
Gabriele Del Grande era stato fermato il 9 aprile nella provincia sudorientale dell’Hatay, al confine con la Siria, dove si era recato per raccogliere materiale per un libro sui profughi siriani.
Nella zona non è consentito l’accesso: i giornalisti devono essere muniti di accredito stampa rilasciato dalle autorità di Ankara. Lo stato di emergenza in vigore nel Paese inasprisce il controllo, specie al confine siriano, dove il regista è stato trovato sprovvisto di tali documenti. Le autorità turche non avevano reso noti i motivi del provvedimento. Fonti diplomatiche avevano definito incerti i tempi del rimpatrio.
(da agenzie)
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Aprile 6th, 2017 Riccardo Fucile
ALFANO LO CACCIA DAL PARTITO, MA FIGURIAMOCI SE LUI MOLLA I BENEFIT DA PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE AFFARI COSTITUZIONALI
«Come si fa? Che fanno? C’è un’espulsione? Roba che nemmeno il PCUS…»:
Salvatore Torrisi, eroico senatore eletto presidente della Commissione Affari Costituzionali, sfotte così Angelino Alfano che oggi gli ha prima chiesto di dimettersi e poi ha preso atto della sua risposta dichiarandolo fuori da Alternativa Popolare, il neonato partitino che ha preso il posto del defunto NCD.
Nell’irreale teatrino della politica italiana il caso Torrisi aveva aperto scenari di inenarrabile dramma: i giornali avevano raccontato della volontà di Matteo Renzi di far cadere il governo Gentiloni vista la scarsa consistenza della maggioranza e drammatizzando le ricadute del voto sulla legge elettorale.
Scenari smentiti dall’ex premier ma ancora presenti nella giornata politica, tutta incentrata sullo scontro interno alla maggioranza e sugli sfottò dell’opposizione.
Ieri il senatore si era preso dodici ore di tempo, ma anche questa mattina a diversi esponenti di Alternativa Popolare ha spiegato di voler andare avanti, anche grazie alle garanzie istituzionali ricevute.
Alfano, però, ha chiesto le sue dimissioni: “la presenza di Salvatore Torrisi in Alternativa popolare sarà incompatibile se non rinuncerà alla presidenza della commissione” — ha sottolineato il ministro degli Esteri, aggiungendo che “se Orfini vuole la crisi lo dica chiaramente”.
Anche la capogruppo Bianconi, insieme a Simona Vicari e Federica Chiavaroli, ha sottolineato la necessità di un passo indietro del collega Torrisi.
Tuttavia, riferiscono fonti parlamentari di Ap citate dall’agenzia di stampa AGI, qualora Torrisi venisse espulso, diversi senatori centristi minaccerebbero di andare con lui e uscire dal partito.
Ap, quindi, è spaccata mentre al Pd a questo punto importa poco lo sviluppo sulla presidenza della commissione Affari costituzionali, anche perchè — rimarca un big dem — l’alternativa sarebbe Mazzoni di Ala e non cambierebbe nulla.
Il nodo — aggiungono le stesse fonti all’AGI- è che la maggioranza, al Senato è residuale, le fibrillazioni restano e ci saranno soprattutto dopo il 30 aprile quando si saprà quanta gente andrà a votare per Renzi e con quale percentuale vincerà , come sembra probabile, l’ex premier.
Tecnicamente anche i renziani vedono pochi spazi pere un voto anticipato, ma non si esclude nulla.
Ieri pomeriggio Renzi, dopo il voto in prima commissione, a caldo con i suoi ha considerato la legislatura pressochè finita, ma spiegano fonti parlamentari, nelle prossime ore non ci sara’ alcuno strappo formale, sotto la sottolineatura che il passaggio al Senato ha testimoniato l’impossibilità di mettere mano a una legge elettorale e l’inaffidabilità di MDP nel fare gioco di maggioranza.
Alternativa Popolare ora teme ripercussioni sulla legge elettorale: il rischio è che non vengano abbassate le soglie di sbarramento e che la strada di Renzi possa essere quella di un tentativo di intesa con i 5 Stelle sulla possibilità di estendere l’Italicum al Senato. Oppure, come dice Calderoli, il rischio è che AP finisca per espellere Alfano.
Il Partito democratico aveva annunciato la richiesta di un colloquio con il capo dello Stato per sottolineare la “gravità ” di quanto accaduto.
Ma oggi l’ex segretario del PD Matteo Renzi ha buttato acqua sul fuoco: “L’episodio di ieri è grave e antipatico. Il nostro linguaggio non può tornare alla prima Repubblica. Noi la parola crisi di governo — ha sottolineato — non la vogliamo utilizzare, come fanno Ncd o Mdp”. In ogni caso, viene ribadito, il capo dello Stato non interviene nelle dinamiche parlamentari e ha assoluto “rispetto del Parlamento”.
Intanto l’eroico subcomandante Torrisi non molla: «Il gruppo di Alternativa Popolare al Senato mi ha espresso solidarietà , ha condiviso la mia posizione. Io resto al gruppo», ha detto stasera all’Adn Kronos.
E in Parlamento si sussurra che sarà difficile che cada anche perchè ha la fiducia dell’intera commissione, che ha presieduto spesso, mentre il candidato alternativo è visto come un renziano di ferro e non riscuote grandi simpatie nel resto della commissione. Intanto rimane il mistero su chi abbia eletto Torrisi: i bersaniani scissionisti, accusati ieri furiosamente dai renziani, si sono discolpati e hanno detto di cercare all’interno del PD per trovare i voti che hanno portato il senatore di AP alla presidenza.
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 6th, 2017 Riccardo Fucile
ALFANO DOVREBBE CONOSCERE I SUOI POLLI: QUANDO MAI UNO RINUNCIA ALLA POLTRONA?
“Ho chiesto a Torrisi di rinunciare perchè siamo leali e rispettiamo i patti e nei patti la presidenza
spettava al Pd. Non era il nostro obiettivo avere il presidente della commissione. Gli ho parlato e mi ha chiesto di rifletterci 24 ore ed essendo una persona stimata ho acconsentito. Gli ho detto che per noi è una questione di principio e gli ho detto che la sua presenza alla presidenza della Commissione è alternativa alla sua presenza in Ap”. Lo ha detto il leader di Ap Angelino Alfano nel corso di una conferenza stampa.
“Noi abbiamo votato a favore del candidato del Pd perchè quella presidenza toccava al Pd: noi rispettiamo i patti, siamo leali”, ha aggiunto Alfano. “Il massimo che potevamo fare era quello che abbiamo fatto, chiedere a Torrisi di rinunciare alla Presidenza. Ogni volta che facciamo battaglia politica – conclude Alfano – andiamo avanti a viso aperto, in chiaro”.
“Le parole di oggi di Orfini sono surreali. Se qualcuno cerca pretesti per far cadere il governo e arrivare alle elezioni anticipate come mi pare di capire dalle parole di Orfini, lo dica chiaro e si assuma la responsabilità . Non siamo nati ieri, abbiamo capito il giochino, non ci prestiamo”, ha affermato Alfano.
La replica di Torrisi. “Mi sembra inconcepibile, assolutamente irrituale. Sono preoccupato per Alfano”. Il neo presidente della Commissione Affari costituzionali del Senato Salvatore Torrisi, commenta così con i cronisti la richiesta di dimissioni che gli ha rivolto Alfano. “Manco il partito comunista sovietico faceva queste cose – aggiunge – Se mi fossi dimesso ieri, oggi non saremmo riusciti a chiudere la discussione generale sul decreto sicurezza e a fissare il termine per gli emendamenti. Io lavoro per le istituzioni”.
Tradotto : non molla la poltrona.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 18th, 2017 Riccardo Fucile
“ALTERNATIVI A LEPENISTI, ALLA SINISTRA, A CHI HA IN MENTE SOLO LA RUSPA”
Il Nuovo Centrodestra si scioglie, nasce Alternativa Popolare. 
È questa la decisione che arriva all’Assemblea Nazionale di Ncd organizzata a Roma. «Noi siamo alternativi ai lepenisti, alla sinistra dell’indietro tutto, a chi ha in mente solo la ruspa, a chi dice no, a chi non ha cura della Repubblica», annuncia il ministro degli Esteri Angelino Alfano «offrendo questa alternativa ai liberali e moderati».
«Creare un nuovo centrodestra in Italia si è rivelato impossibile, perchè nuove paure sono nate dopo la crisi economica, quella migratoria e il terrorismo: quella missione è diventata impossibile», ha detto Alfano.
«Quindi – ha aggiunto – ci sono nuovi movimenti che vanno nella direzione opposta a quella che abbiamo pensato. C’è una incompatibilità tra l’area liberalpopolare e il dissenso verso l’Europa rappresentato dai lepenisti e da M5S. Questo ha reso impossibile la missione di costruire un centrodestra nuovo».
E inoltre ha sottolineato «c’è stato un travaso di voti da Forza Italia alla Lega e alla destra» anche se ha specificato che Alternativa Popolare «non vira a sinistra».
«Noi vogliamo favorire l’incontro» con chi «ha gli stessi ideali pur trovandosi oggi in posizioni diverse. Vogliamo favorire l’incontro senza voler guidare la creatura finale. Il metodo che noi proponiamo è uniamoci e poi sia il popolo con delle primarie a scegliere il leader di un raggruppamento liberal-popolare. È un metodo democratico. Proponiamo primarie non solo per il leader ma anche per i parlamentari», conclude il leader di Alternativa Popolare.
(da agenzie)
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Marzo 2nd, 2017 Riccardo Fucile
“OCCORRE COSTRUIRE UNA NUOVA CASA COMUNE DEI MODERATI”
Angelino Alfano, ministro degli Esteri del Governo Gentiloni e già ministro dell’Interno con Matteo Renzi e prima ancora con Enrico Letta, annuncia la fine di NCD, il partito nato dopo la sua uscita dal PdL/Forza Italia.
L’esperienza del partito che ha consentito a Renzi di stare in sella per 1000 giorni si concluderà il 18 marzo.
Alfano ha dato l’annuncio in un’intervista concessa al TG1 dove ha detto «dal 18 marzo noi diremo che l’esperienza del Nuovo centrodestra si conclude con degli ottimi risultati, ma che adesso dobbiamo unirci con altri per riuscire a centrare l’obiettivo di dare finalmente una casa comune ai moderati liberali popolari italiani». Inutile quindi proseguire con l’accanimento terapeutico e meglio invece tornare a costruire una casa comune dei moderati italiani, ovvero quei milioni (e milioni) di elettori che non hanno intenzione di trovarsi nella stessa barca con Matteo Salvini e allo stesso tempo non vogliono allearsi con il PD, il partito con cui il Alfano è attualmente alleato e al governo:
“Noi vogliamo dare una casa ai moderati italiani. Chi sono i moderati italiani? Milioni e milioni di italiani che non vogliono allearsi con Salvini e non vogliono neanche, perchè non sono di sinistra, allearsi con il Partito Democratico. Loro vogliono uscire dall’Europa, noi vogliamo cambiare l’Europa, difendendo le grandi conquiste di questi decenni a cominciare dalla pace e dalla sicurezza.
La decisione di Alfano arriva il giorno dell’Assembla Nazionale di NCD (che avrà luogo oggi a Roma) e conferma quanto già scritto dal Ministro in una lettera al Corriere il 24 febbraio dove Alfano aveva parlato di un’occasione per Forza Italia “per riavvolgere il nastro e non annegare irreversibilmente la propria vocazione riformista nel mare del populismo anti europeo, anti euro, anti libera circolazione, anti libero mercato, anti solidarietà ” spiegando che “tra i popolari (anche europei) e i populismi estremisti ci sono delle differenze enormi” e rilevando l’incompatibilità tra il programma di FI e dei moderati e quelli dei sovranisti alla Salvini (Giorgia Meloni non viene menzionata).
Che fine farà il Governo del quale il partito di Alfano è una delle componenti chiave? Il Ministro spera che l’esecutivo Gentiloni «duri, del resto sta facendo bene e poi noi chiediamo al Partito Democratico di non scaricare sull’Italia il peso delle contraddizioni e delle liti interne al Congresso del Partito Democratico stesso».
(da agenzie)
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Febbraio 13th, 2017 Riccardo Fucile
RINVIATE A GIUDIZIO 17 PERSONE, TRA CUI IL SOTTOSEGRETARIO CASTIGLIONE (NCD)
E’ bufera sull’Ncd, il partito del ministro degli Esteri Angelino Alfano, dopo che la Procura distrettuale di Catania ha confermato la notizia apparsa oggi sul quotidiano “La Sicilia” con la richiesta di rinvio a giudizio di 17 persone per turbativa d’asta nell’ambito dell’inchiesta sulla concessione dell’appalto dei servizi, dal 2011 al 2014, al Cara di Mineo.
Si tratta del centro di accoglienza più grande d’Italia, istituito dal governo Berlusconi, dove vivono quasi 4000 persone, compresi i 450 operatori, molti dei quali – per loro stessa ammissione testimoniale -sarebbero stati assunti con voto di scambio, a favore del Pdl prima e dell’Ncd poi.
A Mineo l’Ncd può vantare un percentuale bulgara di voti: il 39 per cento alle amministrative del 2014 rispetto al 4 per cento della media nazionale.
Tra gli indagati il sottosegretario all’Agricoltura, Giuseppe Castiglione (Ncd), in qualità di soggetto attuatore del Cara, insieme con il suo grande accusatore Luca Odevaine, il sindaco di Mineo, Anna Aloisi (Ncd), ex presidente del consorzio dei Comuni «Calatino Terra d’ Accoglienza»; l’ ex direttore del consorzio, Giovanni Ferrera; gli ex vertici dell’ Ati interessati.
L’udienza preliminare è stata fissata per il 28 marzo prossimo, davanti al Gup Santino Mirabella. La richiesta di rinvio a giudizio è stata avanzata dal procuratore Carmelo Zuccaro e dai sostituti Raffaele Vinciguerra e Marco Bisogni.
La Procura ha chiesto il rinvio a giudizio, per reati amministrativi, anche del consorzio Sol.calatino scs.
Nel provvedimento, di 14 pagine, firmato dai sostituti Raffaella Agata Vinciguerra e Marco Bisogni, e vistata dal procuratore Carmelo Zuccaro e dall’aggiunto Michelangelo Patanè, è stata stralciata la posizione di cinque indagati, su cui sono in corso ancora accertamenti e valutazioni.
Al centro dell’inchiesta le gare d’appalto per la gestione dei servizi del Cara fra il 2011 e il 2014, intervallata da sette proroghe avallate da un protocollo con la Prefettura di Catania.
Secondo l’accusa, Castiglione, che entra nell’inchiesta non per l’attuale incarico ma perchè all’epoca dei fatti soggetto attuatore del Cara, assieme a Odevaine e Ferrera, quest’ultimi due in qualità di presidente e componente la commissione aggiudicatrice, avrebbero «predisposto il bando di gara con la finalità di affidamento all’Ati appositamente costituita».
La Procura distrettuale di Catania ritiene, inoltre, che le coop interessate si «costituivano appositamente in Ati» dopo avere «ricevuto rassicurazioni sull’aggiudicazione degli appalti», il cui «bando era concordato con lo stesso Castiglione, Odevaine e con Ferrera».
A Castiglione e al sindaco di Mineo, Anna Aloisi, e Paolo Ragusa, in qualità di presidente del consorzio Sol Calatino, è contestata anche la corruzione «per la promessa di voti per loro e i gruppi politici nei quali gli stessi militavano (Pdl, lista Uniti per Mineo e Ncd)» in cambio di «assunzioni al Cara».
Ferrera e Odevaine sono indagati anche per falso ideologico per l’assunzione di quest’ultimo al Cara di Mineo come esperto di fondi Ue.
Un `faro’ sull’appalto da quasi 100 milioni di euro era stato acceso anche dall’Autorità Anticorruzione guidata da Raffaele Cantone che alle Procure di Catania e Caltagirone ha inviato la documentazione sull’appalto per la gestione della struttura, definendo la gara «illegittima» e lesiva dei principi di «concorrenza» e «trasparenza».
(da agenzie)
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Gennaio 18th, 2017 Riccardo Fucile
IL RAPPORTO DELLA GDF SULLA SUA ASSUNZIONE: “SUO NOME CERCATO DIRETTAMENTE”… ORA IL CONTRATTO RISCHIA DI ESSERE NULLO
Nessuna “scheda di richiesta assunzione“, nessun “riscontro della convocazione per un colloquio conoscitivo” , ma solo una semplice ricerca diretta su Linkedin, il social network professionale per chi offre o cerca un posto di lavoro.
Sono queste le anomalie riscontrate dagli investigatori della Guardia di Finanza nell’assunzione da parte di Postecom, società controllata dal gruppo Poste, di Alessandro Alfano, il fratello minore del ministro degli Esteri, già finito diverse volte nella bufera.
Anomalie contenute nel rapporto che i finanzieri hanno depositato sul tavolo della Corte dei conti.
Da alcuni mesi, infatti, i magistrati contabili indagano sul quel contratto d’oro sottoscritto dal fratello del leader Ncd nel 2013: uno stipendio da 160 mila euro all’anno, poi cresciuto fino a quota 200 mila. Incarico che Alfano junior avrebbe ottenuto grazie all’interessamento del faccendiere Raffaele Pizza, il fratello di Giuseppe, ex sottosegretario del governo Berlusconi, almeno stando alle intercettazioni dell’inchiesta che nel luglio scorso ha coinvolto anche il deputato di Ncd Antonio Marotta.
Atti investigativi che l’attuale ministro degli Esteri aveva definito come un “riuso politico di scarti dell’inchiesta”.
Nel mirino degli investigatori — come racconta Repubblica — sono finite proprio le modalità con cui Alfano è stato assunto da Poste. Un contratto che rischia di essere dichiarato nullo dai magistrati contabili, mentre se sarà provato il danno erariale il fratello dell’ex ministro dell’Interno dovrà restituire quanto percepito durante il suo incarico.
Per i finanzieri, infatti, la sua assunzione sarebbe stata ordinata “senza alcuna procedura comparativa documentata e documentabile”. Alessandro Alfano — sostengono gli inquirenti — “non era neppure stato annoverato nella rosa dei primi cinque candidati individuati nel 2013 e, neppure quando si è deciso di accantonare tali nominativi e di procedere alla ricerca del candidato con il profilo più adatto sul profilo Linkedin, inserendo le caratteristiche richieste, il suo nominativo è apparso”.
Colpa forse del titolo di studio vantato dal fratello del ministro, una laurea Economia e Commercio, conseguita a 34 anni e finita — tra l’altro — al centro di un’inchiesta poi archiviata dalla procura di Palermo.
“Visto l’esito negativo della ricerca effettuata con i parametri curriculari — spiegano sempre i militari della Finanza — i vertici di Poste hanno cercato direttamente sul portale Linkedin il nominativo di Alessandro Alfano, di cui è apparsa la schermata“. Come fare dunque per assumere direttamente il fratello del ministro?
Basta cercare direttamente il suo nome su Linkedin: semplice no?
Eppure l’ex amministratore delegato di Poste Massimo Sarmi non è d’accordo. E infatti ha dichiarato che l’assunzione di Alfano junior è dovuta solo “alla sua buona conoscenza del territorio del Sud Italia“.
E dire che la sede di lavoro di Alessandro Alfano “era Roma e non il Meridione”e il vice di Sarmi, Claudio Picucci, ha ammesso che: “Il nome era altisonante”.
Antonio Mondardo, consigliere d’ amministrazione di Poste, ha spiegato: “Il cda non era stato messo a conoscenza dell’ esigenza di ricoprire detto ruolo e che per tale carica fosse prevista l’ assunzione di Alessandro Alfano”.
Poco importa, però. Perchè dopo averlo cercato — e trovato — su Linkedin, i vertici di Poste assumono Alfano.
E in tre anni gli aumentano lo stipendio da 160 a 200 mila euro, nonostante — secondo gli stessi finanzieri — non abbia mai firmato un documento.
In compenso si fa segnalare per la diffida inviata alla trasmissione Report, che lo aveva intervistato dopo aver raccontato del bagno chimico da 5.600 euro costruito nel suo ufficio su sua espressa richiesta.
Come dire: un posto d’oro con bagno d’argento.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 17th, 2017 Riccardo Fucile
IL RAPPORTO DELLA GDF… L’EX AD SARMI, CHE AVEVA AFFERMATO DI NON AVER RICONOSCIUTO IL FRATELLO DEL MINISTRO AL MOMENTO DELL’ASSUNZIONE, SMENTITO DAL SUO BRACCIO DESTRO PICUCCI
Quattro anni in Poste. E nessun documento firmato.
È quanto emerge dal rapporto che la guardia di finanza ha consegnato nei giorni scorsi alla procura presso la Corte dei Conti.
L’indagine riguarda l’assunzione e la carriera record di Alessandro Alfano, il fratello del potentissimo Angelino, ex ministro della Giustizia nel governo Berlusconi, ex ministro dell’Interno nei governi Letta e Renzi, ora ministro degli Esteri nel governo Gentiloni, nonchè ex segretario politico del Pdl e ora leader di Ncd.
La carriera record del fratello del Ministro. Alessandro, una laurea triennale in economia conseguita a 34 anni, ha bruciato le tappe nella carriera da dirigente in Postecom.
Il suo stipendio è passato dal 2014 al 2016 da 160 a 200 mila euro.
Ora però un’inchiesta della Corte dei Conti – affidata al nucleo valutario della guardia di finanza – cerca di capire se le promozioni di Alfano jr (a cominciare dall’assunzione), siano avvenute per meriti professionali. O per meriti di parentela causando, se dimostrata questa ultima ipotesi, un danno erariale.
“Siamo di fronte a un ri-uso politico di scarti di inchiesta giudiziaria”, si era difeso il ministro Alfano.
I dubbi sull’assunzione.
Ma le carte giudiziarie sembrano raccontare un’altra storia. Il consigliere d’amministrazione di Poste Italiane, “dottor Antonio Mondardo aveva manifestato la propria perplessità all’allora ad Massimo Sarmi circa le motivazioni che avevano portato all’assunzione di Alessandro Alfano, senza che il cda fosse portato a conoscenza dell’esigenza di dover ricoprire tale ruolo, e che per tale carica fosse prevista l’assunzione del citato dirigente”.
Nel luglio del 2016, dopo essere stato sfiduciato dal direttivo regionale, Antonio Mondardo, 51 anni, aveva tentato il suicidio.
L’ex ad Sarmi sbugiardato dal collaboratore.
Ma c’è dell’altro, perchè lo stesso Sarmi, sentito nel febbraio scorso a sommarie informazioni dai finanzieri, avrebbe mentito: “Sapeva che Alessandro Alfano era il fratello del ministro?”, gli chiede la finanza. “No, non mi sembra che all’epoca si era preso in considerazione questo legame”, risponde Sarmi.
A sbugiardarlo ci pensa il suo stesso braccio destro in Poste, Claudio Picucci. “Lei aveva informato Sarmi che Alessandro era il fratello del ministro?”, domandano gli investigatori. “Sicuramente sì, anche perchè il nome era altisonante”, afferma Picucci. “E chi aveva presentato il cv di Alessandro Alfano?”, incalzano gli inquirenti. “Ritengo (l’allora, ndr) l’ad di Poste, Sarmi”.
“Di sua iniziativa – precisa Picucci- (Sarmi, ndr) mi inviò il curriculum non per soddisfare un’esigenza immediata, ma per tenerlo in considerazione nel caso in cui fossero emerse necessità ”.
Le intercettazioni del faccendiere.
Ci sono poi le intercettazioni della procura capitolina su un uomo vicino ad Angelino Alfano, il faccendiere Raffaele Pizza, arrestato il 6 luglio.
In una delle conversazioni intercettate nel gennaio del 2015, Pizza si vantava con Davide Tedesco, storico collaboratore del ministro Alfano, di aver facilitato, grazie ai suoi rapporti con l’ex amministratore di Poste, Sarmi, l’assunzione del fratello del ministro in una società del Gruppo, Postecom.
Pizza diceva: “Lui come massimo (di stipendio, ndr) poteva avere 170 mila euro e io gli ho fatto avere 160 mila. Tant’è che Sarmi stesso gliel’ha detto ad Angelino, ‘Io ho tolto 10 mila euro d’accordo con Lino’ (Pizza, ndr), per poi evitare. Adesso va dicendo che l’ho fottuto perchè non gli ho fatto dare i 170 mila”.
Primo stipendio, 160mila euro. E così Alfano jr entra in Postecom nel 2013 con uno stipendio lordo da 160 mila euro l’anno. Diventano 180 quando Alessandro Alfano, nel gennaio del 2015, passa a un’altra società del gruppo, Poste Tributi.
E infine l’ultima promozione per il fratello del ministro porta la data del maggio 2016, passaggio in Poste italiane e salario (lordo) da 200 mila euro.
(da “La Repubblica”)
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Ottobre 17th, 2016 Riccardo Fucile
MANDA UNA DIFFIDA A REPORT… LA GABANELLI: “ANDRA’ IN ONDA”
Un bagno chimico privato pagato 5600 euro da Poste italiane e le contestazioni sulla carriera nell’azienda.
Il fratello di Angelino Alfano vuole bloccare il servizio di Report su Rai3, in onda questa sera, in cui il giornalista Giorgio Mottola racconta del suo privilegio ottenuto nella direzione “Sud 2”.
Domenica 16 ottobre Alessandro Alfano, il parente del ministro dell’Interno ha inviato personalmente una diffida per chiedere che le sue dichiarazioni, “ottenute contro la mia volontà e da una persona che non si è qualificata come giornalista”, non siano trasmesse:
“Vi ricordo”, ha aggiunto, “che compito del servizio pubblico nazionale è quello di informare, non creare tesi diffamatorie“. La conduttrice Milena Gabanelli ha replicato: “Le assicuro che andrà in onda e avrà modo di sentire che il collega si è presentato con nome e cognome e qualifica”.
Al centro del servizio tv c’è la sua contestata carriera come dirigente delle Poste, ma non solo.
Nel pezzo, come racconta Repubblica che ha potuto vederlo in anteprima, si racconta di un bagno chimico che Alessandro Alfano si è fatto costruire ad hoc nel suo ufficio. Dopo aver valutato tubature e struttura, il dirigente responsabile ha dovuto accontentarsi di un bagno chimico e non in muratura.
La richiesta è costata, sempre secondo Report, 5600 euro all’azienda durante i lavori dell’adeguamento della sede del 2016.
L’intervista che Alfano si rifiuta venga mandata in onda è stata raccolta davanti al suo ufficio di dirigente responsabile.
Il giornalista ha chiesto spiegazioni ad Alfano junior anche in merito alla sua assunzione nel 2013, attualmente al vaglio della Corte dei conti come raccontato dal Fatto Quotidiano.
Nella relazione inviata dalla Procura di Roma si spiegano le tappe della sua carriera sulla base degli elementi emersi nell’inchiesta Labirinto che vede indagato l’uomo vicino ad Angelino Alfano Raffaele Pizza (arrestato il 6 luglio scorso).
Proprio lui, in una intercettazione del 2015, diceva al collaboratore del ministro Davide Tedesco di aver permesso l’assunzione di Alfano junior grazie ai suoi rapporti con l’ex amministratore di Poste Massimo Sarni: “Lui come massimo (di stipendio, ndr) poteva avere 170mila euro e io gli ho fatto avere 160mila. Tant’è che Sarmi stesso gliel’ha detto ad Angelino: ‘Io ho tolto 10 mila euro d’accordo con Lino’ (Pizza, ndr), per poi evitare. Adesso va dicendo che l’ho fottuto perchè non gli ho fatto dare i 170 mila”.
Ma non è la sola macchia nella carriera di Alfano: nel 2009 ha ottenuto la laurea triennale in Economia e commercio, ma nel 2011 finisce indagato insieme a trenta studenti con l’accusa di aver pagato un’impiegata della segreteria per far inserire nel database esami mai sostenuti.
La sua posizione verrà poi archiviata. Poi c’è la questione del concorso vinto per diventare segretario generale della Camera di Commercio di Trapani (mettendo nel curriculum una carica in Confindustria mai ricoperta), esito che era stato predetto da un esposto anonimo che lo costringerà alle dimissioni.
Anche di questo il giornalista di Report ha chiesto spiegazioni ad Alfano junior, che ora chiede sia bloccato il servizio.
“Non si tratta di una mia intervista”, ha detto in una nota, “ma di dichiarazioni che sono state registrate da un soggetto che non si è in alcun modo qualificato come giornalista e riprese da una telecamera inizialmente occultata. Metodologia che sicuramente non risponde ai canoni professionali del giornalista e, ancor più grave in questo caso, del servizio pubblico”.
Il fratello del ministro ha quindi chiesto “di non mandare in onda dette dichiarazioni poichè le stesse sono state ottenute contro la mia volontà e non sono accompagnate dal alcuna mia dichiarazione liberatoria. Qualora mi fosse stata richiesta un’intervista l’avrei senz’altro rifiutata in pieno ossequio alle direttive aziendali che regolano la comunicazione esterna dei dirigenti di Poste Italiane. Solo il rispetto di questi obblighi, quindi, mi impedisce di entrare nel merito, in questa sede, delle infamanti e non veritiere accuse che mi vengono mosse con il citato servizio televisivo”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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