Agosto 14th, 2015 Riccardo Fucile
LA DENUNCIA DI LEGA AMBIENTE
Chi pensava che con lo Sblocca Italia, l’estrazione degli idrocarburi, le nuove grandi e inutili opere, il governo avesse toccato il fondo delle politiche ambientali, sbagliava di grosso.
L’ultima conferma arriva con lo schema di Dpcm sull’incenerimento dei rifiuti in attuazione dell’articolo 35 del decreto Sblocca Italia che prevede 12 nuovi inceneritori in Italia (3 nel nord Italia, 4 nel centro, 3 nel Sud e 2 in Sicilia) che si aggiungerebbero a quelli già attivi, di cui non si prevede lontanamente lo spegnimento, neanche di quelli evidentemente “cotti” e quindi da dismettere (e ce ne sono diversi)
Si tratta di una proposta da respingere al mittente per tanti motivi evidenti.
Il primo motivo è che Palazzo Chigi fa finta di non vedere che ancora una volta manca l’oggetto del contendere, e cioè i quantitativi di rifiuti.
Sfidiamo chiunque a garantirsi quelle quantità di rifiuti da bruciare previste nella bozza di Dpcm ed è impossibile non tener conto dell’aumento inesorabile delle quantità avviate a riciclo, oltre che di quelle oggetto delle inevitabili politiche di prevenzione.
I quantitativi da bruciare in nuovi impianti sono sovrastimati dal governo perchè sono calcolati su un obiettivo del 65% di raccolta differenziata già ampiamente superato in diverse regioni (a partire da Veneto, da Friuli Venezia Giulia, Marche).
Non si considerano nè il programma nazionale di prevenzione (ma il ministro Galletti si ricorda che il suo predecessore ha approvato quel piano nel 2013 e che lui stesso ha messo in piedi un Comitato scientifico presieduto dal professor Andrea Segrè per la sua attuazione?) nè il fatto che l’altra lobby concorrente, quella del cemento, sta cercando di bruciare nuovi quantitativi di combustibili da rifiuti (Css) nei loro impianti.
Tra l’altro già oggi gli impianti da poco costruiti, come ad esempio quello di Parma, sono in grande difficoltà perchè grazie alle raccolte differenziate domiciliari e la tariffazione puntuale non hanno più i rifiuti dal territorio che li ospita e sono costretti a cercarli da altre regioni.
Lo stanno facendo utilizzando proprio l’articolo 35 dello Sblocca Italia che smonta il condivisibile principio di prossimità , moltiplicando i viaggi dei rifiuti urbani da una parte all’altra del paese (opzione che andrebbe invece minimizzata), e permette anche di ri-autorizzare gli impianti sul carico termico massimo, aumentando i quantitativi di rifiuti da bruciare (a proposito, le capacità di trattamento descritte nella bozza di Dpcm non tengono conto di queste nuove autorizzazioni).
Insomma sull’incenerimento il governo dà veramente i numeri
Il secondo motivo è che ancora una volta si guarda agli interessi di poche società e non a quelli del paese.
Si tratta infatti di una bozza di decreto che è a nostro avviso il frutto della sommatoria delle richieste singole delle aziende di gestione dei rifiuti, soprattutto delle multiutilities del nord, che ancora non hanno capito che in questo paese il vento è cambiato e che non c’è più spazio per nuovi inceneritori.
Opzione che va invece ridotta inesorabilmente nel prossimo futuro a vantaggio della economia circolare di cui si è tornato a parlare finalmente in Europa (è curioso notare come la responsabile del dossier su questo tema sia la parlamentare europea PD Simona Bonafè, molto vicina al premier Renzi).
Ancora una volta il governo scrive un decreto sotto dettatura di una lobby: del resto, vedendo la distribuzione territoriale dei 12 impianti, è abbastanza semplice capire chi sono i promotori dei singoli progetti che il governo ha prontamente fatto propri.
Il Paese invece avrebbe bisogno di tanti impianti che non ci sono e che servirebbero molto ai cittadini e alle loro tasche.
Serve realizzare, soprattutto nel centro sud, gli impianti per trattare l’organico differenziato (recuperando energia con il biogas), raccolto dai sempre più numerosi Comuni ricicloni, che purtroppo continua a viaggiare quotidianamente su gomma per diverse centinaia di chilometri, spendendo inutilmente soldi in inquinanti trasporti e consumando gasolio.
Serve costruire la rete capillare degli impianti per la massimizzazione del riciclaggio (ecodistretti, fabbriche dei materiali, etc) e per la preparazione per il riutilizzo dei rifiuti. Tutti quegli impianti che alla base della legge di iniziativa popolare
“Rifiuti zero”, curiosamente in discussione in Commissione Ambiente della Camera dei deputati, mentre il Governo spinge sull’incenerimento
Insomma gli impianti servono, e ce ne vogliono davvero tanti nuovi sul territorio nazionale, ma non quelli che hanno in testa le società di igiene urbana quotate in Borsa, a partire da A2A, Hera e Iren, tutte aziende che guidano la “nuova confidustria dei rifiuti, dell’acqua e del gas” da poco costituita, che si chiama Utilitalia
Il terzo motivo è che questo schema di dpcm non fa altro che spostare l’attenzione su un piano che non si concretizzerà mai per questioni politiche (tutte le Regioni hanno già detto “no grazie”), sociali (quali sono i territori disponibili ad ospitare impianti di questo tipo?), ma soprattutto economiche. I potenziali prezzi di conferimento dei nuovi impianti non sarebbero infatti competitivi con gli inceneritori esistenti, a partire da quelli del nord Europa, che continuerebbero inevitabilmente a bruciare anche i rifiuti italiani con buona pace di chi ha scritto lo Sblocca Italia (non è un decreto che definisce le rotte dei rifiuti ma è il costo di conferimento all’impianto: gli impianti nord europei sovradimensionati e costruiti negli anni ’90 garantiscono prezzi bassissimi che nessun inceneritore italiano, vecchio o nuovo, è in grado di assicurare). Tutto questo ci farà purtroppo perdere altro tempo che soprattutto in alcune regioni critiche (come ad esempio Sicilia, Puglia o Lazio) non abbiamo
Insomma non scherziamo: se il governo vuole lavorare sul serio sulla gestione dei rifiuti cancelli questa bozza di Dpcm e scriva un nuovo testo che punta davvero all’economia circolare.
Basterebbe rivedere completamente il principio di penalità e premialità economica nel ciclo dei rifiuti e il cambio di passo sarebbe garantito. Serve tartassare le discariche utilizzando al meglio l’ecotassa (perchè non cambiare quello strumento ormai datato, approvato nel lontano 1995, trasformando il tetto massimo di 25 euro/t della tassa in un tetto minimo di 50 euro/t come da nostra proposta?): in questo modo il costo della discarica schizzerebbe in alto e si ridurrebbe in pochi mesi il flusso di rifiuti smaltiti sotto terra.
Gli incentivi alla produzione di elettricità da incenerimento vanno cancellati e questo è il momento giusto: in questi mesi infatti sono in discussione nella bozza di decreto sulle rinnovabili non fotovoltaiche, dove nella prima bozza del decreto erano ancora previsti mentre nella seconda sono fortunatamente spariti (la loro ricomparsa sarebbe uno schiaffo al mondo delle vere rinnovabili).
Se invece l’esecutivo continuerà sulla strada del Dpcm in discussione, ci sarà un solo risultato: lo stallo totale che farà felici ancora una volta i tanti signori delle discariche che continuano a fare soldi e governare il ciclo dei rifiuti grazie alle inesistenti politiche di settore.
In barba alle tante esperienze virtuose messe in campo dai comuni ricicloni e dalle aziende serie che hanno sottoscritto con entusiasmo il nostro manifesto per un’Italia rifiuti free.
Stefano Ciafani
(da “legambiente.it”)
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Luglio 26th, 2015 Riccardo Fucile
UN GENERE DI CRIMINE CHE LE NUOVE NORME SUGLI ECOREATI RISCHIANO DI LASCIARE IMPUNITO
Il più importante processo contro le ecomafie in Campania si celebra in un’aula vuota. 
Non ci sono associazioni, pochi giornalisti, zero televisioni, e quando vengono chiamati gli avvocati delle parti civili, tranne rare eccezioni, sono assenti.
Eppure per la prima volta, tocca proprio al principale imputato rispondere alle domande del pubblico ministero della direzione distrettuale antimafia di Napoli Alessandro Milita.
Alla sbarra c’è Cipriano Chianese, avvocato, imprenditore, candidato alla Camera senza successo nel 1994 per Forza Italia.
Il processo si celebra nell’aula 116 davanti alla V Sezione della Corte di Assise del Tribunale di Napoli.
Chianese risponde di associazione mafiosa, disastro ambientale, estorsione, avvelenamento delle acque.
La Procura lo considera “l’inventore e ideatore dell’Ecomafia in Campania”. Insieme al vertice del clan dei Casalesi, in particolare Francesco Bidognetti, conosciuto come Cicciotto ‘e mezzanotte, ha imbastito il grande affare del pattume tossico.
Con loro Gaetano Cerci, in aula dietro le sbarre, imparentato con Bidognetti e legato con la massoneria di Licio Gelli.
Al termine di un’udienza, Chianese si avvicina a Cerci e sussurra, intercettato dai microfoni di ReInchieste: “Quando vi deciderete a parlare sarà forse troppo tardi”.
Chianese è un uomo potentissimo, capace di cenare con ministri, interloquire con generali delle forze dell’ordine, favorire trasferimenti di agenti dei servizi, finanziare, grazie alla sua enorme disponibilità economica, perfino l’Arma dei Carabinieri.
Lo racconta a processo tra gli sguardi sorpresi dei giudici popolari.
Lo Stato si presentava nell’ufficio dell’avvocato con il cappello in mano: “Ogni tanto ho dato soldi in occasioni di feste dei Carabinieri, l’ultima volta 25mila euro. Qualche volta regalavo frigoriferi e televisori. Mi chiedevano anche di poter entrare nel mio studio per scrivere un verbale con la mia macchina da scrivere”.
L’interrogatorio di Chianese si aggroviglia nelle dispute sulle autorizzazioni e l’organizzazione della sua creatura, la discarica Resit di Giugliano.
Alla Resit erano indirizzati camion dei veleni e pattumi provenienti dalle aziende del nord.
Una perizia consegnata alla Procura di Napoli, nel 2010, ha ipotizzato che nel 2064 ci sarà il picco della degenerazione delle sostanze inquinanti e in particolare del percolato prodotto dalle 341mila tonnellate di rifiuti speciali pericolosi (a cominciare dai fanghi dell’Acna di Cengio).
A questi vanno aggiunte poi le 500 tonnellate di rifiuti speciali non pericolosi e le 305mila tonnellate di rifiuti solidi urbani che raggiungeranno le falde più profonde avvelenando irreversibilmente centinaia di ettari di terreno.
Chianese si rende conto delle accuse che gli vengono mosse? “Non posso parlare con voi, comunque sono tranquillo, non serafico, il serafico ha qualcosa da nascondere. I media enfatizzano”.
In giacca e cravatta, Chianese è un distinto signore, capace, secondo l’accusa, di imbastire il traffico illecito dei veleni dal nord al sud del Paese.
Lui invece ricorda rapporti e amicizie, così come il suo curriculum ricco di incarichi e incontri prestigiosi compreso un convegno con il consolato americano del 1999 per organizzare video-conferenze e dare consigli su come gestire lo smaltimento dei rifiuti.
Quando si passa al nodo dei rapporti con la politica il sostituto procuratore chiede: “Ha mai cercato di essere nominato consulente del ministero dell’Ambiente?”.
E l’avvocato, già condannato in primo grado in un altro processo per estorsione, risponde: “Io non ho mai cercato nessuno, sono sempre gli altri a cercarmi. Me l’hanno proposto nel 1994, nel 1995, nel 2000. Me l’hanno proposto sempre”.
Ma Chianese i nomi non li ricorda: “Vari personaggi politici, funzionari del ministero dell’Ambiente che bontà loro mi ritenevano esperto. I nomi erano talmente tanti che, in questo momento, non me li ricordo. Si possono ricavare dalle intercettazioni”.
L’accusa insiste e Chianese risponde elencando i suoi incarichi così come le vicinanze politiche “Loro mi portarono pure a cena con l’allora ministro Matteoli”.
La serata con l’allora responsabile dell’Ambiente, estraneo all’inchiesta, è documentata in un’informativa inedita depositata agli atti del processo e firmata dall’investigatore della polizia Roberto Mancini, ammalatosi di cancro indagando sulla terra dei fuochi e morto mesi fa.
Nello studio di Chianese sono state trovate anche delle bozze non ufficiali di documenti della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti.
Il sospetto è che Chianese fosse in rapporti con alcuni parlamentari della Commissione, rapporti tendenti a controllare e modificare gli atti prima della pubblicazione.
“Non è una cosa irrilevante – sottolinea il pm Milita – avere contatti con membri della Commissione per correggere le bozze”.
Chianese è ancora avvocato, come risulta dal sito dell’ordine e si dichiara innocente.
La discarica Resit, con il suo carico di veleni, è ancora un inferno.
Qualche settimana fa ha preso fuoco e aspetta la messa in sicurezza mentre il suo padrone racconta alle sedie vuote tre decenni di compromissione e contiguità tra Stato, imprenditoria criminale e camorra.
Luca Ferrari e Nello Trocchia
(da “La Repubblica“)
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Giugno 16th, 2015 Riccardo Fucile
A CALVI RISORTA SCOPERTI FANGHI INDUSTRIALI, SOSTANZE CHIMICHE TOSSICHE, FUSTI DETERIORATI… I PM: “ANALISI PER STABILIRE DANNOSITA'”
Si ritiene che questa possa essere la discarica abusiva più grande d’Europa, ma la procura di S. Maria Capua Vetere, che ha disposto gli scavi, invita alla prudenza: “Il materiale è in fase di campionamento — si legge in una nota — solo all’esito delle analisi si potrà valutare l’effettiva natura dei rifiuti e quindi la loro eventuale potenzialità dannosa“.
Sono ormai molto numerose le buche realizzate dalle ruspe dell’esercito sotto lo sguardo degli uomini della Forestale che coordinano le operazioni per conto della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere; e in ogni buca i rifiuti fuoriescono già a livello della superficie, a conferma delle cifre date ieri dal Comandante Regionale del Corpo Forestale dello Stati, Sergio Costa, che aveva parlato di una discarica sotterranea di circa 25 ettari per un volume di rifiuti sotterrati di due milioni di metri cubi.
“Presto — assicura Costa — saremo in grado di stabilire anche a chi sono stati venduti questi prodotti realizzati all’estero”.
Secondo Costa “nell’area ex Pozzi di Calvi Risorta i rifiuti sono stati tombati secondo un sistema quasi scientifico usato dal clan dei Casalesi”.
“Il nostro è uno spunto investigativo che va approfondito — prosegue — ma abbiamo constatato che qui a Calvi Risorta come in altre zone del Casertano, dove i rifiuti sono stati sotterrati dai Casalesi, sono state usate modalità che rendono il terreno compatto e non franoso, con vari strati di rifiuti e terra che si sovrappongono fino all’ultimo strato superficiale di poche decine di centimetri di terreno in buono stato. Quel che sembra certo è che chi ha eseguito il tombamento dei rifiuti è un soggetto diverso da chi la commissionato”.
L’ufficio inquirente retto da Raffaella Capasso ha poi confermato che nella giornata di ieri sono emersi dagli scavi sacchi riportanti le seguenti scritte: “politilene/riblene”, “pliolite/Good Year chimica Division”, “Basf”, “Eltex”.
Sono stati rinvenuti inoltre altri quattro fusti di cui uno riportante la scritta “Pozzi vernici”.
Sul posto erano presenti anche i vigili del fuoco di Caserta del Nucleo Nbcr che non hanno al momento rinvenuto tracce di sostanze radioattive. Domani arriveranno i tecnici dell’Ingv per ulteriori analisi sul terreno.
Il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti ha convocato per la giornata di domani al ministero una riunione urgente: presenti il Corpo Forestale dello Stato, il Comando Carabinieri per la Tutela dell’Ambiente e le strutture tecniche del Dicastero.
Galletti ha già incaricato Corpo Forestale e Carabinieri di compiere immediate e dettagliate verifiche sull’inquinamento ambientale delle aree interessate.
Don Patriciello: “Il presidente Mattarella venga qui”
“Questa mattina in una lettera scritta al direttore di Avvenire ho invitato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a venire qui a Calvi Risorta, dove sta emergendo un vero disastro ambientale — dice il parroco antiroghi di Caivano (Napoli), don Maurizio Patriciello -. Già qualche mese fa — prosegue il sacerdote icona della battaglia contro il degrado ambientale nella Terra dei Fuochi tra Napoli e Caserta — scrissi una lettera al Capo dello Stato in cui lo invitato a venire nelle nostre terre per stare vicino alla gente e vedere di persone questo scempio. Ora spero che dopo la scoperta di questa bomba ecologica possa accettare l’invito e venire a Calvi”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Giugno 6th, 2015 Riccardo Fucile
BUND, LA PIU’ GRANDE ORGANIZZAZIONE AMBIENTALISTA TEDESCA DI ORIENTAMENTO CONSERVATORE, SFILERA’ INSIEME ALLA GALASSIA ANTAGONISTA CONTRO LA RIUNIONE DEI GRANDI
Tra le migliaia di manifestanti che protestano in Baviera in occasione del G7 ci sono anche loro, gli
ambientalisti bavaresi conservatori di Bund fà¼r Umwelt und Naturschutz Deutschland, una delle principali organizzazioni tedesche che si occupano di ambiente e conservazione della natura.
In un’insolita alleanza — scrive il Financial Times — i conservatori di Bund sfilano accanto a una galassia antagonista composta da marxisti, anarchici e gruppi radicali come Blockupy, il collettivo che all’inizio dell’anno ha bloccato le strade di Francoforte, scontrandosi duramente con la polizia.
Per i sostenitori di Bund, si tratta di una compagnia decisamente insolita.
“Veniamo da un background borghese e conservatore, ma vogliamo lo stesso un cambiamento radicale nel mondo”, ha spiegato il presidente dell’organizzazione, il 68enne Hubert Weiger, che ha contribuito alla sua fondazione nel 1975.
L’organizzazione oggi può contare su oltre 500mila membri soltanto in Baviera, lo Stato più conservatore della Germania, molti dei quali votano per la Christian Social Union bavarese, partito cristiano e conservatore che sostiene a livello regionale la CDU di Angela Merkel.
I conservatori di Bund non sono tuttavia l’unico gruppo “insolito” per una manifestazione anti-G7.
Il Financial Times spiega che alle proteste partecipano anche organizzazioni protestanti e cattoliche, gruppi di allevatori e coltivatori, e altre organizzazioni di stampo conservatore.
È massima l’allerta per il rischio scontri, sia tra i manifestanti e la polizia che tra le varie anime della protesta.
“C’è una gamma di cittadini estremamente ampia”, ha commentato Weiger. “Ci sono dei manifestanti violenti. Ma i gruppi pacifici sono cento volte più grandi”.
Per gli ambientalisti di Bund, la priorità è la lotta al degrado ambientale e al cambiamento climatico.
Altri gruppi, invece, sono a Garmisch-Partenkirchen (la cittadina più vicina a Elmau, dove si terrà il vertice del G7) per far sentire la loro voce contro povertà , fame e ineguaglianza, e chiedere ai leader dei 7 Paesi uno sforzo maggiore in fatto di diritti, lavoro e solidarietà . In tutto sono attesi oltre 10mila manifestanti.
Già dalle prime ore di oggi, un migliaio di manifestanti si sono riuniti con tende e sacchi a pelo in un campo che circonda la città , mentre da tutto il Paese ne stanno arrivando altri in autobus.
Gli organizzatori di ‘Stop Elmau’ auspicano che le proteste non siano violente.
Più di 20mila poliziotti sono stati dispiegati per garantire la sicurezza al summit, cui parteciperanno i leader di Stati Uniti, Gran Bretagna, Canada, Italia, Francia, Giappone e Germania.
I manifestanti contro il G7 hanno dato il via alle loro proteste giovedì scorso, quando in circa 35mila si sono riuniti a Monaco di Baviera chiedendo, tra l’altro, ai leader del vertice di intervenire per scongiurare la minaccia del riscaldamento globale.
(da “Huffingtonpost”)
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Giugno 5th, 2015 Riccardo Fucile
LA PROTESTA SUI CIELI DI EXPO 2015
“L’agricoltura industriale fa male al Pianeta, invertiamo la rotta“: ecco il messaggio che sta
sorvolando Milano “a bordo” del nostro dirigibile, indirizzato ai Ministri dell’agricoltura riuniti a Expo 2015 per il Forum Internazionale dell’Agricoltura.
Quale migliore visibilità di uno striscione di quasi 200 metri quadrati nel cielo, per chiedere un cambiamento radicale dell’attuale sistema agricolo e di produzione del cibo?
Ai ministri, impegnati nelle prossime ore a discutere sul futuro di agricoltura e produzione del cibo, vogliamo infatti ricordare che c’è bisogno di un cambio di rotta: non possiamo continuare ad alimentare un sistema fatto di pesticidi e fertilizzanti di sintesi, OGM e monocolture intensive, e controllato da un ristretto gruppo di multinazionali.
Molti agricoltori sono già pronti ad adottare pratiche agricole più sostenibili, ma sono ostacolati da un sistema economico che rende ancora troppo difficile abbandonare la dipendenza da sostanze chimiche, costose e inquinanti.
La verità è che i Paesi che partecipano a EXPO non dovrebbero permettere alle grandi multinazionali di promuovere un modello di agricoltura vecchio e malato che antepone il profitto alle persone, snaturando il senso che in origine aveva questo evento
Non possiamo più aspettare: servono impegni reali e concreti per promuovere un’agricoltura davvero sostenibile.
La buona notizia? Migliaia di persone sono già parte del cambiamento e si stanno mettendo in gioco in prima persona sul nostro sito SoCosaMangio.Greenpeace.it con impegni concreti da mettere in atto ogni giorno per cambiare il futuro del cibo e del Pianeta.
Partecipa anche tu
(da “greenpeace.org”)
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Maggio 22nd, 2015 Riccardo Fucile
LA NUOVA LEGGE RITENUTA “PIU’ FAVOREVOLE AL REO” RSPETTO AL REATO DI DISASTRO INNOMINATO PER CUI I RIVA SONO IMPUTATI A TARANTO
La parola d’ordine è “temporeggiare”. Le dichiarazioni di Matteo Renzi sull’Italia che “riparte da Taranto” all’inizio del 2015 sono ormai un ricordo sbiadito.
La questione Ilva può aspettare. Anche la proposta di patteggiamento dinanzi al Tribunale di Taranto può restare in qualche cassetto del ministero dello Sviluppo economico, che avrebbe dovuto dare il via libera al collegio difensivo dell’azienda in amministrazione straordinaria.
In una riunione tenuta martedì 19 maggio tra il ministro Federica Guidi e la struttura commissariale guidata da Piero Gnudi, presente Paola Severino in veste di consulente legale del commissario, si è deciso appunto di frenare sul patteggiamento.
A quanto risulta al Fatto Quotidiano, nel vertice si è anche parlato del fatto che la nuova legge sugli ecoreati (approvata proprio martedì sera) potrebbe avere un impatto sul processo in corso a Taranto essendo ritenuta più “favorevole al reo” rispetto al reato di “disastro innominato” per cui l’azienda, la famiglia Riva e altri vengono perseguiti a Taranto.
Trovano così una prima conferma i timori finora non ufficiali della Procura e del Tribunale della città pugliese sugli effetti che la nuova legge sugli ecoreati potrebbe avere sul maxi-processo Ilva.
D’altronde anche magistrati esperti del tema come Gianfranco Amendola, uno dei padri dell’ambientalismo italiano, e Raffaele Guariniello lasciano intendere che il lavoro del Parlamento non sia stato così accurato come ci si aspetterebbe per una normativa attesa da vent’anni almeno.
Intanto il 28 maggio — data in cui è fissata l’udienza preliminare del procedimento “ambiente svenduto” — si avvicina.
I legali dell’Ilva avevano ipotizzato di chiedere l’applicazione di una pena che prevedeva una multa da 3 milioni di euro, l’interdizione per 8 mesi e la confisca di 2 miliardi di euro come profitto del reato.
Nei fatti l’uscita dell’Ilva dal processo penale, però, avrebbe gravato solo sulle tasche dei cittadini: i due miliardi di euro per il risarcimento, infatti, sarebbero stati recuperati grazie a obbligazioni garantite dallo Stato in attesa che fossero svincolati i soldi sequestrati su alcuni conti svizzeri alla famiglia Riva dalla Procura di Milano (che indaga per evasione fiscale) e da usare per il risanamento della fabbrica secondo un decreto del governo di Mario Monti (il Guardasigilli, come si sa, era Paola Severino).
Sul piano giuridico, però, il patteggiamento qualcosa lo avrebbe prodotto eccome: l’ammissione di responsabilità dell’azienda (cioè il commissario) avrebbe pregiudicato in modo significativo la posizione penale degli altri imputati.
I Riva, infatti, lo hanno interpretato come una sorta di tradimento della struttura commissariale.
Come che sia, qualcosa durante il cammino verso il patteggiamento deve essersi inceppato.
E stando a quanto riferito da fonti interne all’azienda, uno dei principali oppositori alla proposta di patteggiamento sarebbe l’ex ministro della Giustizia Paola Severino che, da consulente legale di Gnudi, difende l’Ilva commissariata nel procedimento in corso al Tribunale di Milano.
L’ex Guardasigilli, peraltro, ha una discreta competenza in tema di disastri ambientali visto che fu nel collegio di difesa della Montedison anche nel caso della discarica di Bussi, in Abruzzo, su cui — dopo le rivelazioni del Fatto Quotidiano — ora indaga il Csm per presunte pressioni sui giudici popolari per far assolvere l’azienda.
Ora, curiosamente, proprio l’ex Guardasigilli che contribuì a scrivere il decreto che consentiva l’utilizzo dei fondi svizzeri, sembra intenzionata a consigliare all’azienda di fare un passo indietro.
Il motivo? Si teme che il patteggiamento a Taranto possa condizionare la banca svizzera spingendola a non svincolare il miliardo e 200 milioni di euro sequestrati alla famiglia Riva.
Un punto che però — secondo fonti aziendali — è particolarmente pretestuoso: “La Svizzera sbloccherà il denaro solo quando ci sarà una sentenza definitiva di condanna a Milano”.
Tutti lo sanno, insomma, ma nessuno lo dice.
Un’ipotesi che, visti i tempi della giustizia italiana e un maxi-processo con oltre 50 imputati, non promette bene. Anzi.
Francesco Casula e Marco Palombi
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Maggio 20th, 2015 Riccardo Fucile
“MEGLIO IL VECCHIO CODICE PENALE DEGLI ANNI ’30”
Vent’anni per averla, tre elementi per renderla inutile, se non dannosa”.
A spiegare le criticità della legge sugli ecoreati — che ieri è passata in carrozza in Senato — è il procuratore capo di Civitavecchia, Gianfranco Amendola, uno dei padri dell’ambientalismo italiano: “Il primo problema si pone sul termine ‘abusivamente’: mette paletti rispetto alla punibilità di alcuni importanti reati come il ‘disastro ambientale’. La legge non prevede che sia punito chi commette un omicidio ‘abusivamente’ o chi provoca un incendio ‘abusivamente’. È un termine superfluo”.
E allora perchè lo hanno scritto?
Per accontentare Confindustria, che vuole sempre avere la ‘certezza del diritto’. Hanno paura che, pur rispettando tutte le leggi ambientali, le imprese finiscano sotto processo. Ma è un falso problema. Qualsiasi studente di diritto penale sa che non esiste la responsabilità oggettiva, si è puniti solo se si agisce con dolo o colpa: cioè, nel nostro caso, imprudenza, imperizia, negligenza e inosservanza di norma.
Insisto: perchè abusivamente?
Per avere un termine che condizioni la punibilità . Quella parola è già nel Testo unico ambientale, ma si riferisce a “chi gestisce abusivamente ingenti quantità di rifiuti”. La precisazione è necessaria, perchè non si può perseguire chiunque gestisca rifiuti, ma solo chi lo fa senza autorizzazione. In questo caso però mi chiedo: come può una persona essere autorizzata a commettere un disastro?
C’è chi contesta questa sua interpretazione.
In audizione in Senato, a settembre, Confindustria ha sostenuto esattamente la tesi secondo cui “abusivamente” significa “senza autorizzazioni”. Davano per scontato che, se un’azienda è autorizzata, non sia punibile per disastro ambientale. Solo che non gli bastava: siccome per la Cassazione un’autorizzazione illegittima non esiste, volevano che “abusivamente” coprisse anche questi casi. La responsabilità della ditta dovrebbe insomma scattare solo in caso di corruzione. La tesi di Legambiente, invece, che sostiene che l’avverbio estende il campo di applicazione della legge non ha senso. Semplicemente, hanno trovato un compromess
Cioè?
Gli industriali non hanno contrastato il ddl, ma hanno preteso che restasse il termine. Le leggi sono frutto di compromessi.
Quali saranno le conseguenze?
Ce n’è una sola per l’indefinitezza dei termini e la presenza di aggettivi vaghi come “significativo deterioramento” dell’ambiente: si lascia spazio all’interpretazione e diventa più difficile accertare il reato.
Cosa ne pensa delle pene?
Secondo punto critico. Non credo che la difesa del territorio si faccia con la galera, ma ci sono normative Ue che richiedono sanzioni “efficaci, proporzionali e dissuasive”. Questa legge prevede, per il disastro ambientale, una pena fino a 15 anni di reclusione. Poi però dice che nell’ipotesi di disastro colposo — cioè quello che succede sempre, perchè solo i terroristi lo causano di proposito — la pena si riduce a cinque anni. Uno scippo ne ‘vale’ sei. Poi c’è il “ravvedimento operoso”: se chi sta commettendo il reato ambientale si ravvede e cerca di sistemare le cose, può puntare allo sconto di due terzi della pena. Ci manca che gli diano un premio.
Qual è il terzo punto critico?
Reati già previsti, ma che non costituiscono delitto. Chiunque, ad esempio, gestisce una discarica senza autorizzazione potrà avere un termine temporale entro cui mettersi in regola. Le prescrizioni gliele dà la polizia giudiziaria e, se si mette in regola, il processo penale si estingue. Questa legge elimina parte del poco che c’è e il nuovo che porta non è granchè.
Perchè quasi tutto l’ambientalismo italiano sostiene la legge?
Anch’io, come loro, all’inizio pensavo “meglio poco che niente”, ma c’è un limite oltre il quale non si può andare. Legambiente ha replicato alle mie posizioni dicendo che nel 1999 sono stato consulente per una norma simile. Non me lo ricordo, ma non è il consulente che fa le leggi. Una caduta di stile.
Cosa succederà adesso?
In attesa che cambino le condizioni politiche e si possa migliorare questa legge, per fortuna resta in vigore il buon vecchio codice penale degli anni ’30.
Virginia Della Sala
(da “La Repubblica”)
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Maggio 20th, 2015 Riccardo Fucile
I CINQUESTELLE, PUR DI INTESTARSI LO SPOT, APPROVANO SENZA CAPIRE… L’UNICO CHE HA COMPRESO E’ BONELLI DEI VERDI
L’unico a esprimere perplessità sullla legge appena passata al Senato sugli Ecoreati è stato il
co-portavoce dei Verdi Angelo Bonelli per alcune evidente e volute falle che lasceranno impunite situazioni come quelle dell’Ilva o di Porto Tolle.
Ricorda Bonelli: ” La legge sugli ecoreati contiene una norma, l’articolo 452 quater, che stabilisce che il reato di disastro ambientale è tale solo se “cagionato abusivamente”. Con questa norma l’inchiesta “Ambiente Svenduto” sull’Ilva, e quindi il processo, non ci sarebbe mai stato. Non si potranno più svolgere i processi contro quelle grandi industrie che impunemente hanno inquinato e attentato alla salute dei cittadini, ma lo hanno fatto in nome di un’autorizzazione dello Stato e quindi non abusivamente, facendo dipendere l’esistenza del delitto da un intervento solo amministrativo quale è il rilascio di un’autorizzazione. ”
Aggiunge Bonelli: ” Oltre al disastro ambientale abusivo questa legge ha un altro punto debole: per essere considerato disastro, il deterioramento ambientale di aria, acqua deve essere misurabile e devono essere compromesse porzioni significative di suolo e sottosuolo. Senza dire, però cosa significa e come si misura. E quali sono le “porzioni significative” del suolo e del sottosuolo?”
E ancora: “Per chi attenta all’ambiente e alla salute dei cittadini, poi, è previsto il ravvedimento operoso con lo sconto della pena del 67 per cento. Ma, domando: perchè il disastro ambientale per essere punito dalla legge deve essere abusivo? Esistono, forse, disastri ambientali non abusivi?”
Autorevoli magistrati, come Gianfranco Amendola e Maurizio Santoloci, da mesi avevano chiedendo, inascoltati, di modificare quelle norme.
Implicitamente il disastro ambientale abusivo è un salvacondotto penale: lo stesso, con diversa scrittura, che è stato concesso a chi gestisce l’Ilva di Taranto, città dove i bambini si ammalano di tumore per un +54% rispetto alla media nazionale.
Ecco perchè la nuova legge è una grossa patacca, uno spot elettorale di cui anche i grillini hanno dimostrato di non capire le conseguenze.
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Febbraio 25th, 2015 Riccardo Fucile
TRIVELLAZIONI, LIVELLI DI SCARICHI IN MARE, NUOVI INCENERITORI: IL GOVERNO HA FATTO CARTA STRACCIA DI 20 ANNI DI BATTAGLIE
Il 2014 è stato un anno nero durante il quale ambiente, salute ed economia verde sono state piegate alle esigenze di lobby” e “industria inquinante.
Il Governo ha “messo in ginocchio ambiente, economia verde e salute in Italia”, come hanno più volte denunciato negli ultimi mesi i Verdi e i movimenti ambientalisti.
All’indomani della sentenza Eternit che ha dichiarato prescritto il reato di disastro ambientale e annullato i risarcimenti per le vittime dell’amianto, nonostante i proclami del Governo non ci sono interventi legislativi in grado di colpire realmente quanti hanno danneggiato territori, lavoratori e cittadini.
Anzi il nuovo decreto varato dall’esecutivo di Matteo Renzi ha persino depenalizzato i reati ambientali dall’abuso edilizio all’avvelenamento del suolo e del sottosuolo, dall’incendio di rifiuti agli scarichi industriali non autorizzati.
INQUINAMENTO LEGALE
Con il decreto Ambiente il ministro Gian Luca Galletti ha innalzato i limiti di emissione per gli scarichi a mare di gradi industrie inquinanti proporzionandoli ai livelli di produzione.
Più sarà alta la produzione meno restrittivi saranno i limiti.
E anche nelle aree militari, come i depositi di carburante o i poligoni di tiro come quello di Quirra dove i terreni sono altamente inquinati da Ipa, benzene, metalli pesanti o anche da sostanze radioattive, il decreto Ambiente prevede valori limite fino a 500 volte meno restrittivi rispetto alle normative finora in vigore e facendo risparmiare così al ministero della difesa le spese per la bonifica e il risanamento ambientale.
SILENZIO ASSENSO
Le agenzie di protezione ambientale avranno 45 giorni per verificare l’avvenuta bonifica dei siti da parte degli inquinatori, altrimenti il silenzio assenso garatntirà il salvacondotto legale. ENERGIA PULITA CAMBIA VERSO
Sotto la presidenza del ministro dell’Ambiente Galletti, l’accordo raggiunto al termine dal vertice sui cambiamenti climatici ha previsto la riduzione del 30 percento di anidride carbonica fino al 2030: per l’ufficio europeo del Wwf “gli sforzi iniziali dell’Europa per combattere i cambiamenti climatici e far avanzare l’energia pulita, sono stati gettati via”.
A questo si aggiunge anche il calo degli investimenti nella green economy che, secondo quanto riportano i Verdi riportando i dati diffusi da Bloomberg New Energy Finance, nel 2013 gli investimenti sulle rinnovabili in Italia sono scesi da 15,2 a 4,3 miliardi di dollari perdendo 50 mila posti di lavoro.
Il decreto Ambiente ha inoltre messo in discussione anche grandi installazioni fotovoltaiche che avrebbero consentito di ridurre le spese di importazione di combustibili fossili di diversi miliardi di euro all’anno e salvare migliaia di vite umane.
CORSA A ORO NERO, CEMENTO E RIFIUTI
Con il decreto Sblocca Italia, il Governo ha autorizzato le trivellazioni in Basilicata, nel mar di Sicilia e nello Ionio prevedendo procedure semplificate per raddoppiare la produzione di petrolio in Italia lasciando intere regioni nei tentacoli delle lobby petrolifere.
Inoltre quasi la metà dei circa 4 miliardi destinati alle grandi opere servirà per costruire strade e autostrade nonostante il consumo di suolo sia di 70 ettari al giorno: il terreno ricoperto dall’asfalto e reso fragile dal disboscamento e dall’erosione al primo acquazzone finisce per mandarci sott’acqua o franarci sotto i piedi.
Ancora. La norma inserita nel decreto prevede un piano nazionale per la costruzione di inceneritori e nessun piano per la raccolta differenziata, recupero e riciclo dei rifiuti che avrebbe garantito oltre 10 mila nuovi posti di lavoro.
DEPENALIZZATI I REATI AMBIENTALI E CRESCITA SMOG
Nessun inasprimento delle pene per colpire chi attenta all’ambiente e alla salute dato che il decreto legislativo approvato qualche settimana fa dispone la non punibilità per i reati con pene fino a cinque anni per “le modalità della condotta o per l’esiguità del danno o del pericolo, l’offesa è di particolare tenuità e il comportamento risulta non abituale”.
Una norma che violerebbe il dettato europeo che al contrario impone di rafforzare la tutela penale dell’ambiente, ignorata dall’Italia che detiene già il record europeo dell’illegalità ambientale. Infine nessun provvedimento per la lotta allo smog che provoca una danno ambientale enorme all’economia pari a 43 miliardi di euro ovvero 2,5 punti del Pil.
Per i Verdi, come denunciano Angelo Bonelli e Luana Zanella, coportavoci nazionali e firmatari di un circostanziato dossier, nel 2014 la crisi economica è stata utilizzata per emanare provvedimenti “pericolosi e aggressivi nei confronti dell’ambiente, dell’economia verde e della salute dei cittadini.
Sollecitiamo al governo — dicono Bonelli e Zanella — un radicale cambio di rotta sulle politiche ambientali così non si aiuta l’economia e tanto meno il futuro delle generazioni presenti e future del nostro paese”.
Francesco Casula
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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