Luglio 1st, 2014 Riccardo Fucile
UNA VERGOGNOSA SANATORIA PER RIMEDIARE AGLI ERRORI DELLA REGIONE CHE HA VIOLATO LE NORME COMUNITARIE IN TEMA DI VALUTAZIONE DI IMPATTO AMBIENTALE
La creatività si sa è una dote rara, e per questo spicca sempre tra le banalità delle idee.
Quanto a creatività la Regione Marche non si può dire che non ne abbia da vendere, pur di rimediare ad un ”errore” riconosciuto dalla stessa Corte Costituzionale e che ora ha costretto persino il Presidente del Consiglio Renzi ad intervenire a livello nazionale con un ddl Agricoltura.
Un capitolo senza fine quello relativo alla vicenda del Biogas nelle Marche: non solo una questione ambientale di rilievo, ma soprattutto una battaglia per la legalità e il rispetto delle leggi nazionali e comunitarie, disattese dalla giunta regionale.
Un evento che ha procurato un effetto domino anche nei comuni, coinvolti in una vicenda ormai dai toni “paradossali” dove si combatte per la certezza del diritto.
Un braccio di ferro tra normative comunitarie e dgr regionali in contrasto con esse e con il buon senso..
Ma ricordiamo i fatti:: la regione Marche ha concesso l’autorizzazione alla costruzione di impianti inferiori a 1Mw , senza passare attraverso la procedura di V.I.A, in deroga persino alle normative comunitarie.
Il Via è notoriamente una procedura amministrativa di supporto per l’autorità decisionale finalizzato a individuare, descrivere e valutare gli impatti ambientali prodotti dall’attuazione di un determinato progetto.
Essa si basa sia sulle informazioni fornite dal proponente del progetto, sia sulla consulenza di altre strutture della pubblica amministrazione, sia sulla partecipazione della gente e dei gruppi sociali.
Obbiettivo del VIA è quindi quello di favorire la partecipazione dei cittadini nei processi decisionali realtivi all’approvazione dei progetti.
Nello specifico, la situazione di palese violazione delle normative europee ha portato alla nascita di comitati sorti proprio contro questo “escamotage procedurale della Regione per installare velocemente centrali di biogas, che se fossero state sottoposte ad una procedura di V.I.A non avrebbero ottenuto i relativi permessi.
Come è dimostrato dai successivi ricorsi al TAR vinti dai comitati promotori .
Lo stesso consiglio di Stato aveva dichiarato inammissibile il procedimento sprovvisto di V.I.A perchè in violazione delle normative della Unione europea.
Da non sottovalutare poi il passaggio in cui nell’ordinanza il Consiglio di Stato aveva bocciato anche l’ipotesi del VIA a posteriori già avanzata dalla Regione Marche.
Nell’ordinanza il Consiglio di Stato ha richiamato la «nota e consolidata giurisprudenza — anche europea — che non ammette una VIA ex post».
Cosi interviene Il Presidente del Consiglio Renzi che ha introdotto una sorta di “ciambella di salvataggio ” per salvare la Regione, inserendo nel DDL Agricoltura un comma ad hoc nell art. 24, con il quale si interviene per “sanare” tale situazione illegittima, inserendo il VIA ex post.
Tutto ciò nonostante il quadro normativo stabilisca che la VIA è ” una valutazione ambientale che deve essere effettuata prima di ottenere le autorizzazioni .
Una sorta di “sanatoria” delle procedure in violazione di legge
L’approvazione di questo DDL Agricoltura , fa venir meno quel senso di giustizia e legalità che
dovrebbe costiture una garanzia costituzionale per i cittadini.
Il ddl pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale qualche giorno fa, ormai è a tutti gli effetti in vigore: grazie ad esso anche le centrali dichiarate illegittime, perchè senza procedura V.I.A, potranno continuare ad essere operative, grazie a questa sorta di “sanatoria” .
Abbiamo un presidente del consiglio che parla di moralità , salvo poi nei fatti “coprire” gli errori di una giunta regionale che autorizza l installazione di centrali a biogas non rispettando la legge. n
A tutto ciò si aggiunge una procedura giudiziaria a livello regionale ancora aperta.
Nessuno mette in dubbio l’importanza delle energie alternative necessarie anche per un indipendenza territoriale e meno impattanti rispetto ad altre forme più inquinanti.
Ma tutto questo deve avvenire, nel rispetto delle normative comunitarie, al fine di non stravolgere le motivazioni per cui sono state introdotte.
Ora arriva la ciambella di salvataggio che rende inutili tutte le battaglie e i ricorsi al TAR portati avanti e vinti in sede giudiziaria dai cittadini.
Nonostante le sentenze del T.A.R., nonostante la sentenza dell’Alta Corte che ha bocciato gran parte della normativa Regionale Marche, nonostante la normativa Europea, nonostante la procedura di infrazione “2009/2086 UE, il Pd regionale ha proseguito nella lesione di un diritto fondamentale quale “il senso della legalità ”
Conseguenze di questo ennesimo pasticcio all’italiana?
Il rischio di ulteriori contenziosi perchè tutti coloro che hanno installato le centrali Biogas in comuni in violazione di legge, sarebbero sanati al pari di quelli invece che le norme le hanno rispettate.
Non solo: ad essi si aggiungeranno probabilmente interventi punitivi da parte dell’Unione europea, che si è gia espressa con la procedura di infrazione 2009/2086 UE
Auspichiamo uno scatto di orgoglio della buona politica che sappia rimettere a posto le cose sfuggite di mano a troppi soggetti, una soluzione nel rispetto delle leggi e della salvaguardia dei cittadini .
Le energie rinnovabili, frutto della green Economy, sono strumenti che, se ben gestiti, rappresenterebbero delle risorse non solo vantaggiose all’economia ma anche all’ambiente, a patto che vengano rispettati i principi per cui sono stai introdotti,
Gessica Menichelli
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Giugno 17th, 2014 Riccardo Fucile
DOPO GLI SCOOP E LE PASSERELLE DEI POLITICI, E’ CALATO UNO STRANO E PERICOLOSO SILENZIO SU UN DISASTRO AMBIENTALE CHE HA GENERATO UN’ELEVATO INCREMENTO DELLA MORTALITA’ PER TUMORI
Della “terra dei fuochi” non si parla più, soprattutto a livello nazionale.
Poche settimane fa il “premier” Renzi è stato in Campania ma sull’annoso dramma il silenzio più assoluto. Eppure la “terra dei fuochi” continua a bruciare ed a tutte le ore, soprattutto di notte
La sera, anche se sei assorto nei pensieri, mentre guidi, ti accorgi che sei quasi ritornato a casa perchè senti quel puzzo di fumo che non accenna a scomparire.
E poi, in rete, le news della nostra gente non mancano: pagine facebook e siti internet dedicati; foto, commenti, post, denunce di ogni tipo.
Ciò non di meno non se ne parla più, come se il problema non esistesse; come se tumori ed inquinamento ambientale non fossero reali; come se fosse tutto ormai passato..
E’ vero che questo Paese soffre della “politica di pancia”.
E’ vero che la politica si ha abituato al “vabbè, se ne parlerà per qualche giorno, poi ci sarà silenzio”, ma le cose non possono e non devono andare sempre così.
Dall’ultima mappatura completa dei 1.076 chilometri quadrati di terreni sospettati di essere contaminati da discariche abusive, sarebbe risultato un rischio contaminazione solo per il 2% del territorio totale.
Poco, troppo poco, sinceramente, anche perchè delle “tre l’una”: o i “pentiti” di camorra, nei mesi scorsi, hanno raccontato soltanto frottole, magari agendo come strumenti del “sistema” per la consumazione dell’ennesima speculazione da parte dello scellerato patto affaristico che ha mietuto vittime e sangue in questa terra (forse la strategia era quella di diffondere eccessivo allarmismo per far eseguire scavi e operazioni di bonifica anche quando non necessari per consumare l’ennesimo business?), o il fenomeno non è stato affrontato fino in fondo oppure ancora si è consumata la solita “necessità di conservazione del potere”, quella voglia di far finta di nulla, di far scemare l’allarmismo anche in carenza di certezze assolute.
Qualunque sia la verità , la terra dei fuochi continua a bruciare e i risultati diffusi dai vari centri specializzati continuano a dare atto della presenza di un’elevatissima mortalità per tumori in una terra della quale si parla solo quando conviene, magari per fare carriera politica o per diversamente speculare.
Al di là delle innegabili complessità degli accertamenti di specie, sull’intera vicenda è doveroso esigere che il Governo e le Istituzioni tutte consumino un pregnante approfondimento: dopo vent’anni di assenze e di collusioni non si può liquidare la questione con pochi mesi di verifiche tecniche, anche se svolte con ritrovato zelo e dedizione.
C’è necessità di certezze assolute per la salute della gente e per tutti gli operatori agroalimentari di riferimento.
E c’è assoluto bisogno di controllare il territorio riaffermando tutta l’autorità della Legge.
Le forze dell’Ordine del territorio sono già super-impegnate ed occorrono integrazioni: i mille soldati che sono stati mandati in Campania nei mesi scorsi sono pochi, sono troppo pochi per una terra che resta sempre in ascetica attesa che lo Stato affermi sè stesso fino in fondo.
Senza se e senza ma.
Salvatore Castello
www.rightblu.it
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Maggio 19th, 2014 Riccardo Fucile
E’ CANDIDATO PER GREEN ITALIA ALLE EUROPEE: “UN PROGETTO NUOVO CHE UNISCE UOMINI DI PROVENIENZA DIVERSA”… “OGGI IL CONFLITTO NON E’ PIU’ TRA DESTRA E SINISTRA, MA TRA CHI PENSA CHE TUTTO ABBIA UN PREZZO E CHI INTENDE DIFENDERE CIO’ CHE HA VALORE”…”TERRA, TRADIZIONE E TALENTO: L’IMMAGINE PER LA VALORIZZAZIONE DELLA MIA SICILIA”
Vi sono politici che frequentano salotti e rilasciano interviste in sale ovattate, altri che trovi più
facilmente ai banchetti di propaganda nelle piazze e che quasi confondi con i semplici militanti.
Fabio Granata appartiene alla seconda categoria e chiacchierare con lui è come rivivere una intera stagione della politica italiana.
Oggi è il capolista di Green Italia – Verdi europei per la circoscrizione Isole (Sicilia e Sardegna), nonchè candidato anche nella circoscrizione meridionale (Abruzzo, Puglia, Campania, Basiicata e Calabria)
Il suo è un lungo percorso politico di militanza a destra, vissuto sempre con passione. Cosa ha rappresentato per lei l’impegno politico?
La politica è passione o non è: chi ha avuto come punti di riferimento grandi uomini prima che grandi politici ha imparato a essere ribelle, a mettersi in gioco, ad andare oltre il contingente e le ideologie. Essere eretici non garantisce poltrone, ma lascia una traccia nelle intelligenze e nelle coscienze. Non so se ci sono riuscito, ma certo ci ho provato.
Del giovane ventenne diventato consigliere comunale a Siracusa sono rimasti ancora dei valori di riferimento o il tempo ha prodotto cambiamenti?
Un calciatore a vent’anni non ha magari una grande visione di gioco e sopperisce con l’agonismo e la corsa. Quando è più avanti negli anni cerca di non disperdere energie, l’esperienza gli permette di vedere prima il compagno smarcato e la traiettoria per il lancio vincente. Ma in entrambi i casi occorrono motivazioni ideali e voglia di vincere, altrimenti meglio accomodarsi in panchina. Ecco, io mi vedo ancora in campo
Lei ha passato varie fasi della destra italiana, da quella rautiana ad An, fino a seguire Fini in Futuro e Libertà , con ruoli di rilievo: oggi la Destra in Italia esiste ancora?
Posso dire di essere stato fortunato: ho vissuto nel Movimento sociale le prime battaglie giovanili, le eresie di Beppe Niccolai, il fascino delle idee sociali di Pino Rauti, gli albori dell’ ecologismo, la cultura di destra, i campi Hobbit, le lacerazioni fino a Fiuggi, i “mali assoluti” fino alla nefasta confluenza nel Pdl. E’ stata una stagione irripetibile per circostanze e motivazioni fino al sogno della rivolta attraverso quel “dito puntato”e le giornate esaltanti di Bastia Umbra. Fino alla triste consapevolezza della totale inadeguatezza della gestione di quel gesto di ribellione contro un potere politico, economico, mediatico e criminale enorme. Ma resta l’orgoglio per le aspre battaglie parlamentari in difesa di legalità e dignità , i tetti della Sapienza, l’incontro con le agende rosse,Via D’Amelio e la nuova cittadinanza, la speranza di una Destra legalitaria e repubblicana moderna. Oggi la destra è conformismo, servilismo, liberismo, tentativi di anteporre interessi personali a quelli della Comunità . Non è la mia destra.
Una volta sciolto Futuro e Libertà , alcuni suoi ex esponenti hanno scelto di aderire a Fratelli d’Italia. Una scelta incompatibile per lei?
Non mi sono mai iscritto al partito dei reduci e degli opportunisti quando avrai potuto trarne vantaggio. Non entro nella macchina del tempo per ritrovarmi a servire a tavola chi oggi è costretto a sua volta dalla legge a prestare servizi sociali ad altri. La destra ha bisogno di idee nuove non di volti nuovi in photoshop con idee vecchie.
La sua decisione di aderire al progetto ambientalista di Green Italia è sembrata a molti una rottura con il suo passato. Ma l’ambientalismo e la tutela dei beni artistici sono battaglie così estranee e lontane da una certa destra italiana ?
Tutt’altro: la dfesa del patrimonio ambientale e culturale trova radici profonde nella cultura di destra e nella visione tradizionale della comunità nazionale. Ricordo che 30 anni fa sorsero a destra avanguardie ecologiste che seppero condurre battaglie sul territorio e crearono interesse nei media. Purtroppo non furono supportate adeguatamente, ma questa è una caratteristica costante della classe dirigente di destra.
Dopo l’esperienza dei Verdi al governo, il movimento ambientalista non ha saputo rinnovarsi, mentre in Europa tuttora rappresenta la quarta forza politica. Problema di leadership o di contenuti?
Penso che il prevalere della connotazione politica su quella tecnica non abbia giovato. Così come la scarsa incisività quando sono stati assunti ruoli governativi. L’identificazione “a sinistra” ha garantito inizialmente un “fondo cassa” elettorale, ma alla lunga, esauritosi questo bacino per il sorgere di concorrenti, non c’è stato il colpo d’ali necessario per affrontare il mare aperto.
Green Italia in cosa è difforme dalle precedenti esperienze ambientaliste? La prima cosa che si nota è che raccoglie esponenti di vario orientamento politico. Può essere un valore aggiunto?
Certamente sì: trovare intorno a un progetto comune uomini e donne provenienti da esperienze diverse, permette di crescere nel confronto rispetto alla moda del pensiero unico. Senza fretta, con capacità di analisi, competenze e progettualità , Green Italia è destinata a far parlare di sè nel panorama politico italiano come altri gruppi verdi hanno saputo in Europa rappresentare un’alternativa al modello di sviluppo imperante.
Perchè la tutela ambientale è considerata in Italia ancora una battaglia di nicchia ?
Esiste un motevole bacino potenziale, basti esaminare il successo di trasmissione televisive dedicate a temi di tutela ambientale e artistica. In Italia paga la politica urlata, noi proponiamo temi concreti: quando gli italiani capiranno che gli urlatori non risolvono i problemi reali torneranno a cercare alternative.
Non è che il vostro raggio d’azione è di fatto limitato dal successo dei Cinquestelle? Da parte loro è vero ecologismo o si limitano solo a cavalcare battaglie come quella sul Tav?
La componente ecologista era presente nei meet-up grillini agli albori del Movimento e ne ha costituito per molto tempo una qualificata componente. La deriva populista ha portato a rincorrere tutto e il contrario di tutto, alla sola ricerca del consenso elettorale. E inevitabilmente snaturando la genuinità di certe battaglie. Chi ha il 25% di consensi ha il dovere di ottenere dei risultati: i cortei fini a stessi li può fare chi raccoglie il 2% di consensi, da chi ha il voto di un italiano su quattro si pretendono fatti, non parole. Ma se si cerca il voto sia dell’ambientalista che dell’inquinatore è un po’ difficile mantenere la parola con entrambi…
Una domanda che molti elettori potrebbero porvi: in che coalizione vi collochereste attualmente in Italia?
Non ci interessano coalizioni, ci preme far approvare progetti di recupero del patrimoni artistico e culturale, di bonifiche del territorio, di misure contro l’inquinamento. Siamo noi a domandare agli altri: chi ci sta? Un esempio: chi è disposto a impegnarsi per risolvere il problema del dissesto idrogeologico del territorio? Noi le idee le abbiamo chiare, gli altri no.
Lei è stato assessore regionale ai beni culturali e al turismo in Sicilia: quali successi rivendica?
Un’azione costante di tutela e valorizzazione: 73 vincoli ambientali, l’approvazione del Piano paesaggistico regionale, l’istituzione della Soprintendenza del mare, la legge Granata sul sistema dei Parchi archeologici e la legge quadro sul turismo, l’utilizzo sapiente dei fondi comunitari con il recupero del patrimonio monumentale, artistico e archeologico, il conseguimento di due riconoscimenti Unesco per il Val di Noto e Siracusa-Pamtalica.
Pensa che concetti come “identità culturale” e “difesa della Bellezza”, oltre che valori, siano anche una moneta produttiva spendibile al Sud?
Il Sud è un campo sterminato di potenzialità paesaggistiche, artistiche e culturali. Io ho sintetizzato nello slogan “Terra, Tradizione e Talento” una possibile e concreta linea di intervento che nel Meridione d’Italia porterebbe sviluppo e occupazione, riqualificazione e valorizzazione delle intelligenze. Investire su questi tre concetti vorrebbe dire diventare un polo di attrazione turistica che darebbe lavoro pulito ai giovani della mia terra. Interventi che possono essere finanziati dalla Ue se sappiamo fornire tempi certi, progetti d’avanguardia e meno burocrazia.
In Sicilia fa discutere il progetto MUOS, gestito dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti per la realizzazione di un sistema di comunicazioni satellitari: quali sono le ragioni di chi, come voi, si oppone al progetto?
I cittadini temono le conseguenze dell’istallazione di tale sistema su: salute umana, ecosistema della Sughereta di Niscemi, qualità dei prodotti agricoli, diritto alla mobilità e allo sviluppo del territorio, diritto alla sicurezza del territorio e dei suoi abitanti. Gli americani hanno installato tre sistemi analoghi in aree desertiche, mentre in Sicilia ciò avviene nel cuore di un’area molto popolata che già subisce a pochi chilometri la presenza della raffineria di Gela, tra le più inquinanti del mondo.
Voi proponete la rinconversione ecologica del polo petrolchimico, la bonifica dei terreni contaminati e lo sviluppo delle energie rinnovabili in Sicilia: è un programma fattibile?
E’ fattibile in un contesto di intervento coordinato. Occorre inserire nel codice penale i delitti contro l’ambiente dando alla magistratura strumenti efficaci contro ecomafie e avvelenatori industriali e chiamare tutte le imprese più inquinanti a finanziare un Fondo nazionale con cui provvedere agli interventi di bonifica nei Siti d’Interesse Nazionale. Nell’area di Priolo, Augusta , Melilli, Siracusa, contaminate da decenni di avvelenamento industriale, vivono centinaia di migliaia di italiani che, a causa dell’inquinamento, si ammalano e muoiono di più che nel resto del Paese. Ricordo i dati drammatici del Progetto Sentieri (Studio Epidemiologico Nazionale sui territori inquinati). dove si evidenzia che per il mesotelioma, patologia per cui risulta l’associazione con le esposizioni ambientali rilevate, nell’area di Priolo sono morti uomini e donne in numero 4 volte maggiore rispetto a ciò che avviene nel resto della Sicilia.
Lei è stato in prima linea sul tema della lotta alla mafia e la difesa della legalita: sono battaglie che intende ancora portare avanti?
Oggi una delle principali fonti di reddito della criminalità mafiosa deriva dalla gestione dei rifiuti tossici. Non ci può essere tutela ambientale e bonifica delle aree inquinate senza il ripristino della legalità e una profonda lotta anche culturale alla mafia. Ma va cambiata anche quella parte di classe politica che trasversalmente è profondamente “inquinata” dalla illegalità e dalla corruzione e di conseguenza connivente con la criminalità .
Se un domani nascesse una moderna destra in Italia potrebbe contare ancora su Fabio Granata?
Chi combatte in nome di valori universali non sceglie spesso lui il campo di battaglia, sono le circostanze a indicarne la rotta. Per dirla alla De Benoist “la differenza e il conflitto non sarà più tra destra e sinistra, ma tra coloro che credono che tutto abbia un prezzo e chi invece ritiene di dover difendere ciò che ha valore”.
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Maggio 7th, 2014 Riccardo Fucile
AMBIENTE, APPALTI, GIUSTIZIA: BEN 114 LE PROCEDURE UE CONTRO L’ITALIA
È un fatto di credibilità oltre che di soldi, di tanti soldi.
Con la bellezza di 114 procedure di infrazione pendenti di fronte a Bruxelles l’Italia è maglia nera assoluta per il livello di illegalità nel rispetto delle regole comuni ai 28 paesi dell’Unione.
A contribuire alla Waterloo italica ci sono un po’ tutti: ministeri, regioni e burocrazie varie che non adottano le direttive europee o che proprio non riescono a rispettarle
Un’emergenza che ci può costare centinaia di milioni di sanzioni che, in periodo di crisi, fanno gridare allo scandalo.
Basti contare che la multa minima che Bruxelles può adottare contro l’Italia al termine dei contenziosi è di 8 milioni ai quali si aggiungono penalità da 10 mila a 642 mila euro per ogni giorno in cui il Paese non rientra nella legalità dopo una sentenza definitiva.
Cifre da capogiro. E poi come chiedere all’Europa di cambiare, come si propone Matteo Renzi, se oltre ad avere il secondo debito pubblico dell’eurozona ogni anno si buttano via miliardi di fondi strutturali e oltretutto si è il Paese con più infrazioni del Continente?
Se lo chiedono a Palazzo Chigi, dove stanno preparando un pacchetto d’emergenza per arrivare al semestre italiano di presidenza dell’Unione con le carte in regola per ridiscutere le regole base della moneta unica.
Già , perchè non è facile pretendere dall’Europa più solidarietà (si parli di debiti sovrani, di lotta alla disoccupazione o di immigrazione) e più flessibilità sui conti pubblici quando si buttano via i soldi. E per giunta per inettitudine.
Basti pensare che delle 114 procedure di infrazione a carico dell’Italia, 34 sono provocate dalla mancata trasposizione nel nostro ordinamento delle direttive comunitarie, leggi Ue che i nostri governi hanno approvato insieme agli altri partner al Consiglio europeo.
Nulla di imposto o sgradito, dunque.
E poi ci sono le 80 procedure per violazione delle regole comunitarie.
Scorrendo le tabelle si capisce subito che il problema più grave le nostre amministrazioni ce l’hanno con l’ambiente, che con 21 procedure pendenti è il settore più colpito da Bruxelles (14% del totale).
E quasi sempre quando si parla di ambiente la colpa è delle regioni.
Seguono i trasporti con 16 procedure aperte, ma ce n’è per tutti: dagli appalti al lavoro passando per salute, tutela dei consumatori, economia e giustizia.
A far paura sono le sedici infrazioni che a breve possono trasformarsi in multe.
In cima alla lista c’è la procedura aperta nel 2003 per il mancato rispetto delle direttive Ue sulle discariche.
La Commissione di Bruxelles ha chiesto 61 milioni di multa e una penalità di 256mila euro per ogni giorno in cui l’Italia non si è conformata ai richiami.
A breve arriverà la sentenza finale della Corte di giustizia del Lussemburgo e la condanna definitiva potrà essere evitata solo chiudendo prima del giudizio, ovvero in tempi rapidissimi, le discariche fuori norma.
L’altra stangata dietro l’angolo nasce dall’emergenza rifiuti in Campania, quella che il governo Berlusconi prometteva di risolvere con la bacchetta magica: la Commissione chiede alla Corte il via libera a 34 milioni di multa più una penalità di mora di 94 milioni all’anno a partire dal 2014. E ci sono altre due procedure in fase finale: quella per gli aiuti illegali ai servizi pubblici del 2006 e quella per gli aiuti alle imprese di Venezia e Chioggia: Bruxelles a breve proporrà ai giudici del Lussemburgo le multe da comminare all’Italia.
Lo stesso potrebbe avvenire per le altre infrazioni in fase finale che riguardano l’uso delle reti a strascico nei nostri mari (vietate), i mancati controlli sugli impianti industriali inquinanti, la responsabilità civile dei magistrati (contenzioso che dovrebbe essere chiuso a breve con la legge comunitaria) e il mancato recupero dei fondi illegali alle municipalizzate della “Tremonti bis”.
C’è poi la bomba ad orologeria delle quote latte, con Bruxelles che a breve potrebbe andare all’escalation visti i ritardi del recupero degli aiuti concessi agli allevatori del Nord dalla coppia Bossi-Tremonti, gentile regalo che all’Italia potrebbe costare carissimo
C’è infine la Corte dei diritti dell’Uomo di Strasburgo, tribunale non dell’Unione bensì del Consiglio d’Europa, organismo al quale aderiscono 47 paesi compresi tra il Portogallo e la Russia.
Tristemente nota la condanna all’Italia per il sovraffollamento delle carceri. La sentenza è sospesa fino al 28 maggio, data entro la quale Roma dovrà convincere Strasburgo di avere messo fine ai trattamenti «inumani e degradanti» dei detenuti. Ci proverà argomentando che ora ogni carcerato ha a disposizione più di tre metri in cella e che il sovraffollamento sta diminuendo grazie all’eliminazione del reato di clandestinità , alle misure alternative e all’abrogazione della Fini-Giovanardi.
Se non ci riuscirà verrà condannata a 100mila euro per ogni ricorso: al momento sono già 800. Senza dimenticare che il Belpaese ha già pagato centinaia di milioni di multe per l’eccessiva durata dei processi, problema ben lungi dall’essere risolto e che ogni anno ci “regala” nuove sanzioni.
A Palazzo Chigi stanno studiando un piano d’emergenza per la riduzione del danno.
Se ne occupa il sottosegretario alle Politiche europee Sandro Gozi che ha ideato un «pacchetto speciale » per l’abbattimento del numero di procedure Ue.
Gozi, oltre a pressare ministeri e amministrazioni ad agire, vuole usare gli strumenti messi a disposizione dalla legge 234 (che ha scritto con Buttiglione e Pescante nel 2012) approvando una legge comunitaria bis (prima se ne poteva fare solo una all’anno) per chiudere parte delle infrazioni dovute alla mancata applicazione delle direttive e due nuovi leggi di delegazione europea (prima non esistevano) per il recepimento delle direttive ignorate.
Una lotta non facile visto che i funzionari di Bruxelles quando la Commissione è a fine mandato tendono a “svuotare i cassetti”, con nuove infrazioni che a breve potrebbero planare su Roma vanificando parte degli sforzi del governo per ridurne il numero.
Alberto D’Argenio e Fabio Tonacci
(da “La Repubblica“)
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Maggio 1st, 2014 Riccardo Fucile
QUARTA FORZA IN EUROPA, I VERDI SI PRESENTANO IN ITALIA CON CANDIDATI TRASVERSALI E SIMBOLI DELLA LOTTA AI VELENI DELL’ILVA
Nell’Italia dove conta più apparire che essere, dove si concede più credito alle parole e alle
promesse che ai fatti concreti, la presenza alle elezioni europee di una lista che punta sui contenuti non dovrebbe passare inosservata.
Invece accade che la nuova aggregazione ecologista “Green Italia – Verdi europei” sia finora snobbata dai media nazionali, pur avendo in sè degli elementi innovatori rispetto ai tradizionali partiti verdi del passato.
In particolare il recupero di temi non solo strettamente ambientalisti ma anche di tutela dei beni artistici del nostro Paese, una modernizzazione green che sappia coniugare tutela ambientale e paesaggistica con occupazione e impresa, elaborando un nuovo modello di sviluppo avanzato che faccia emergere idee e talenti.
La lista è espressione del partito Verde Europeo che rappresenta il quarto gruppo per numero di deputati nel parlamento di Bruxelles.
Nel Meridione spicca la candidatura dell’allevatore tarantino Vincenzo Fornaro che da anni si batte per difendere l’agricoltura e la zootecnia del suo territorio dai veleni dell’Ilva.
Grazie al coraggio e alla determinazione di Fornaro la Procura della Repubblica di Taranto ha scoperchiato il pentolone del malaffare che ha portato alla richiesta di rinvio a giudizio di 53 persone tra cui il presidente della regione Puglia Nichi Vendola, il sindaco di Taranto Stefano e il presidente della Provincia Florido.
Sono presenti anche rappresentanti della battaglia che i campani stanno facendo per bonificare la Terra dei fuochi in nome della conversione ecologica e strategica per far nascere una nuova economia pulita.
Green Italia ricorda come 3,5 miliardi di euro destinati alla conversione industriale in aree in crisi, non sono mai stati utilizzati dall’Italia.
Altro elemento di spicco è il capolista nelle Isole, Fabio Granata, solide radici a destra e da sempre sensibile alla difesa dei beni artistici della Sicilia: “Ci proponiamo come forza in grado di aggregare tutti i siciliani che sono stanchi della rivoluzione di Crocetta promessa e mai avvenuta. Penso al clamoroso voltafaccia sul no ai Muos su cui il presidente ha fatto tutta la campagna elettorale e che ora lo vede fra i sostenitori”.
Punti di forza del programma l’abbandono delle politiche di austerity, la green economy e il rilancio per la Sicilia delle attivita’ legate alla cultura, al turismo, alla bellezza dell’isola.
Un tentativo intelligente di gettare le basi di una forza verde trasversale su un progetto comune.
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Marzo 28th, 2014 Riccardo Fucile
“TUTTE LE AZIENDE CHIMICHE INQUINANO, IN ITALIA TENERE APERTA UNA FABBRICA E’ DIVENTATO UN CRIMINE”
Per Leonardo Capogrosso, l’uomo che secondo la Procura di Pescara è l’autore del “pizzino” della Montedison con la consegna del silenzio («non dobbiamo spaventare chi non sa» era scritto a penna sul documento ritrovato nel suo ufficio) e che è sotto processo per avvelenamento delle acque e disastro ambientale (insieme a altri 18 imputati), la fabbrica dei veleni di Bussi non esiste. «Mi scusi, ma quante persone sono morte dopo aver bevuto quell’acqua? Glielo dico io, nessuna. Quindi, di quale fabbrica dei veleni stiamo parlando?»
L’ex dirigente che secondo le indagini della Forestale di Pescara è l’autore di quel foglietto che nel marzo del 2001 invitò i tecnici di una ditta (Hpc) incaricata dei rilevamenti sull’inquinamento del polo chimico di Bussi sul Tirino a taroccare i dati, oggi è un pensionato di 75 anni che vive a Spinetta Marengo in provincia di Alessandria a due passi da un altro stabilimento ex Montedison Ausiliare (ora Solvay) e che attende l’esito del processo in primo grado in Corte d’Assise a Chieti.
Ci spiega quel “pizzino”, quel foglietto?
«E che ne so? Chi l’ha visto… Dicono che faccia parte della documentazione sequestrata nei nostri uffici. Sicuramente se è così chiariremo tutto».
Voi avete truccato i dati sull’inquinamento, questo è scritto nelle carte dell’accusa.
«È falso, ma risponderemo nelle sedi opportune. Punto su punto».
E allora le mail, i pizzini? Le pressioni alla ditta incaricata dei rilevamenti per far taroccare i dati? Che scopo avevano?
«Guardi, io alla Montedison Ausiliari lavoravo dodici ore ogni giorno, non certo per occuparmi dei dati dell’inquinamento, ma per mandare avanti la fabbrica ».
Sì, ma adesso avete lasciato lì la più grande discarica d’Europa.
«Veramente ho scoperto l’esistenza di questa discarica il giorno che la Forestale ha fatto scattare i sequestri…».
Lei ha scoperto l’esistenza della discarica da pensionato, dopo oltre 30 anni di lavoro?
«Sì, sono andato in pensione nel 2003 e mi sono accorto di tutto guardando la tv, il giorno dei sigilli».
Nel 2007? Possibile?
«Certo, guardi che a Bussi sui terreni della Montedison non c’era un cartello con la scritta “discarica”… La verità è un’altra ».
E qual è?
«Sui quei terreni sono stati sotterrati rifiuti industriali dal 1950 al 1965. Io sono entrato in azienda, come anche altri 16 imputati di questo processo, dopo il 1970. Quindi non sapevamo proprio nulla della discarica. Ora però siamo tutti sotto processo perchè non potevano non sapere… La qual cosa è folle in quanto non potevamo effettivamente sapere cosa ci fosse sotto quei terreni. Potevamo immaginarlo, forse»
Ora sa cosa c’è lì sotto?
«Certo, ma si tratta di rifiuti, le ripeto, interrati tra gli anni 50 e gli anni 60. Questo è».
Avevate comunque l’obbligo di gestire lo stabilimento chimico senza inquinare.
«E secondo lei è possibile produrre chimica senza inquinare? Tutte le aziende chimiche inquinano. Tutte. La verità è che con le nuove norme non si può tenere aperta una fabbrica di quel tipo, perchè basta un errore, un incidente…»
Non le sembra un’affermazione quantomeno esagerata?
«Posso dirle che in Italia tenere aperta una fabbrica è diventato un crimine».
Però sotto processo ci siete voi, per inquinamento delle acque e disastro ambientale.
«Ma quale avvelenamento… È morto qualcuno? Non mi risulta. Comunque chiariremo in tribunale ».
Il danno ambientale è sotto gli occhi di tutti. L’Istituto superiore di sanità sostiene che è stata messa a rischio la vita di 700mila persone. Lo sa che nel paesino di Bussi oggi c’è una incidenza della diffusione dei tumori supera del 70 per cento la media regionale?
«Ho letto e mi dispiace, ma non ci sono elementi certi per collegare questi dati con la storia del polo chimico di Bussi».
In quel “pizzino”, in quel biglietto c’era scritto “occorre non spaventare chi sa…” che significava?
«Non ne so nulla, non mi ricordo ».
Guseppe Caporale
(da “La Repubblica”)
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Marzo 27th, 2014 Riccardo Fucile
NEL 2007 L’ALLORA PRESIDENTE DELL’AUTORITà€ DI BACINO GIORGIO D’AMBROSIO (OGGI IN LISTA COL PD ALLE REGIONALI) INTERVENNE CON DEI FILTRI RISULTATI ANCORA PIÙ INQUINANTI
La grande fabbrica” dava da mangiare a più di duemila famiglie. 
Ma fino al 2007 ha inquinato l’acqua di 700mila persone.
Qui, in località Tremonti, ora vedi ghiaia e recinti:è una delle due discariche dell’immenso polo chimico, che si estende su 17 ettari, da monte a valle, tra i fiumi Pescara e Tirino.
Siamo nel cuore dello scandalo Bussi: questa discarica mette paura soltanto a guardarla, per quant’è vicina al fiume Pescara. Così vicina che ne costeggia l’argine.
Questo resta, del grande polo chimico un tempo targato Montedison.
Lo scrive adesso l’istituto superiore di Sanità : “Una massiva contaminazione delle acque, superficiali, sotterranee e destinate al consumo”.
Lo leggiamo oggi tutti sapevano, ma nessuno ha avvertito gli abruzzesi: piuttosto s’è pensato a una presunta bonifica, da ben 50 milioni stanziati con l’emendamento bipartisan spinto da Gianni Letta e Franco Marini, che saranno usati soprattutto dall’imprenditore Carlo Toto, che proprio lì vuol costruire un cementificio..
Sapeva l’Arta, l’agenzia regionale per la tutela dell’Ambiente, che lo certifica sin dal 2004.
Lo sapeva, già nel 2007, lo stesso Iss, quando Massimo Ottaviani, direttore del reparto igiene delle acque, viene sentito dal corpo della Guardia forestale, guidato dal comandante Guido Conti, che avviò l’attività d’indagine: “Sono stato informato che i pozzi insistono a valle di un sito fortemente inquinato… al fine di prevenire un potenziale pericolo per la salute umana, vista la possibilità di fonti idriche alternative, l’utilizzo dei pozzi presenti andrebbe evitato”.
Invece, almeno in un primo momento, si optò per una decisione diversa:l’apposizione di filtri ai pozzi inquinanti.
Soluzione di fatto voluta dall’allora presidente dell’Ato (l’autorità di bacino) Giorgio D’Ambrosio — oggi candidato per il Pd alle regionali —, costata 1,3 milioni di euro, che produsse un risultato : l’acqua dei pozzi “collegati ai filtri 1 e 2 non veniva efficacemente filtrata, ma bensì si otteneva l’effetto opposto: la cessione dell’inquinante, piuttosto che la sua rimozione”.
Anche questo si legge negli atti del processo sul caso Bussi, che è diviso in due tronconi.
Il primo presso la Corte d’Assise di Chieti che, dopo l’inchiesta del Corpo forestale, vede imputati 19 dirigenti ed ex dirigenti di Montedison e Solvay, per avvelenamento di acque e disastro ambientale. A Pescara, in fase preliminare, è aperto il fascicolo che vede indagati alcuni dirigenti dell’Azienda consortile acquedottistica.
Quei filtri, per esempio, non meritavano di essere montati a detta dello stesso dirigente dell’Iss: “L’utilizzo di risorse idriche provenienti da siti inquinati” con “idonee procedure di trattamento” può “essere giustificato solo dalla mancanza di risorse idriche alternative”.
E qui bastava scavare qualche centinaio di metri più in là per trovare acqua buona. Il dato più incredibile dell’interrogatorio di Ottaviani è, però, il seguente: “Già dal 2004, dalle indagini analitiche dell’Arta, è stata accertata la presenza di una serie di sostanze organiche, in particolare alogenoderivati…”. Era tutto noto. Sin dal 2004. Ma nessuna istituzione ha avvertito adeguatamente la popolazione.
Tra le denunce — a parte quella del Wwf e del Forum abruzzese dei movimenti dell’Acqua — si trova soltanto un esponente politico.
È Maurizio Acerbo, consigliere regionale di Rifondazione comunista che nel 2007, quand’era deputato, prese sul serio le denunce di cittadini e associazioni e presentò un’interrogazione parlamentare. E fu accusato di aver creato allarme
Racconta Acerbo: “I responsabili della mancata chiusura dei pozzi contaminati, della mancata informazione ai cittadini, dei laboratori Aca non funzionanti, accusarono noi, di diffondere notizie false. Primo tra tutti, l’allora presidente dell’Ato (ente che sovrintendeva alla gestione del servizio idrico, ndr) Giorgio D’Ambrosio, che ci accusò di aver creato un ingiustificato allarme sociale e intervenne anche per far riaprire uno dei pozzi di campo Sant’Angelo. Ed è inquietante che lui — come i principali leader del noto ‘partito dell’acqua’ — sarà candidato alle prossime elezioni regionali con il Pd”. Che Acerbo, il corpo forestale, la procura e il Wwf avessero ragione, è ora certificato dalle 70 pagine della relazione firmata Iss, depositata durante il processo di Bussi in Corte d’Assise. Nel documento, redatto da Riccardo Crebelli e Luca Lucentini, si legge che “l’acqua contaminata da sostanze di accertata tossicità è stata distribuita in un vasto territorio e a circa 700 mila consumatori, senza limitazioni d’uso e controllo, anche per utenze sensibili come scuole e ospedali”.
I campioni sono stati prelevati — oltre che dai pozzi Sant’Angelo —dalle fontane pubbliche di Torre de’ Passeri e Pescara, dai rubinetti delle case di Chieti e Popoli.
Il rapporto evidenzia la presenza di cloruro di vinile, tricloroetilene, cloroformio: tutti agenti cancerogeni. È stato “determinato un pericolo reale e concreto per la salute”.
E “ai consumatori è mancata ogni informazione sui potenziali rischi associati al consumo di tali acque e a cui pertanto era preclusa la possibilità di adottare misure specifiche di prevenzione e mitigazione di tali rischi”.
La relazione ha preso in esame “una minima parte dello scenario di rischio a cui i consumatori sono stati esposti”.
Senza contare che “tracce d’inquinamento di tetracloroetilene nelle acque per uso potabile sono evidenziate già nel 1992” (dati Arta).
Melissa Di Sano e Antonio Massari
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 26th, 2014 Riccardo Fucile
UNA DISCARICA DI 30 ETTARI DOVE SONO STATI INTERRATE 250.000 TONN. DI RIFIUTI TOSSICI E SCARTI INDUSTRIALI EX POLO CHIMICO MONTEDISON
Una discarica di veleni tossici dell’ex polo chimico Montecatini Edison che ha contaminato l’acqua “distribuita a circa 700 mila persone senza controllo e persino a ospedali e scuole“.
L’Istituto Superiore di sanità riporta in una relazione le conclusioni dell’analisi delle acque contaminate dalla discarica in Provincia di Pescara, richiesta dall’Avvocatura dello Stato e depositata a Chieti, dove sono sotto processo i vertici di Montedison e Solvay con oltre 20 indagati dopo l’inchiesta del Corpo Forestale.
Per l’Iss “la qualità dell’acqua è stata indiscutibilmente, significativamente e persistentemente compromessa per effetto dello svolgersi di attività industriali di straordinario impatto ambientale in aree ad alto rischio per la falda acquifera e per le azioni incontrollate di sversamento”.
La discarica di Bussi, secondo il presidente della Commissione Ambiente e Lavori Pubblici della Camera Ermete Realacci, è “una bomba ecologica, la più grande d’Europa, sepolta ai piedi del Parco del Gran Sasso e di quello della Majella, in Abruzzo”.
Si tratta, ha proseguito Realacci che ha “presentato un’interrogazione ai ministri dell’Ambiente e dello Sviluppo Economico”, di “una discarica di circa trenta ettari, a poca distanza dalla confluenza dei fiumi Tirino e Pescara, dove sono state interrate quasi 250 mila tonnellate di rifiuti tossici e scarti industriali della produzione di cloro, soda, varechina, formaldeide, perclorati e cloruro di ammonio dell’ex polo chimico Montecatini Edison, per un danno ambientale stimato in 8,5 miliardi di euro e un costo di 600 milioni per la bonifica. Che continuano a inquinare la terra e il sottosuolo”.
E dopo 40 anni di denunce, che stanno portando i responsabili di questo disastro nelle aule giudiziarie, potrebbe finalmente partire “un’operazione di bonifica e riqualificazione che funga da modello per le riconversioni industriali del Paese”, ha aggiunto Realacci.
“Ai ministri interrogati ho inoltre chiesto — ha concluso — se vogliano istituire, di concerto con la Regione Abruzzo e il Comune, un tavolo tecnico per favorire la riconversione dell’area con progetti che siano compatibili con gli interventi di bonifica e la tutela dell’ambiente”.
In merito all’interrogazione ai ministri sulla discarica di Bussi è intervenuta anche la senatrice Pd Stefania Pezzopane secondo cui “il rischio, come ci conferma l’Ispra, è gigantesco e i quantitativi di materiali e scorie di rifiuti tossici enormi. Il risanamento ambientale e la bonifica di quei siti — continua Pezzopane — sono da troppi anni dimenticati e rinviati. Tra l’altro — ricorda la senatrice ed ex presidente della Provincia de L’Aquila — Bussi è anche un comune inserito nel cratere sismico del tragico terremoto del 2009 e mi chiedo e chiedo al governo che fine abbiano fatto quei 50 milioni stanziati dal Parlamento e prelevati dai fondi per la ricostruzione post sisma e che nelle intenzioni presumo dovessero servire a riqualificare e reindustrializzare quel territorio”.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Marzo 6th, 2014 Riccardo Fucile
SU 151 REATTORI NUCLEARI OPERATIVI IN EUROPA (ESCLUSA LA RUSSIA), 67 HANNO PIU’ DI 30 ANNI, 25 PIU’ DI 35, 7 PIU’ DI 40
Questa mattina siamo entrati in azione in sei nazioni europee — Belgio, Svizzera, Svezia, Francia,
Spagna e Paesi Bassi — per chiedere ai governi UE di non investire più su reattori nucleari ormai vecchi e pericolosi e puntare su fonti di energia pulite e sicure come le rinnovabili.
In contemporanea in tutta Europa, 240 nostri attivisti hanno preso parte alle proteste per evidenziare i rischi dell’invecchiamento degli impianti nucleari in Europa.
Mantenere in attività queste centrali nucleari obsolete, mette tutti noi cittadini europei di fronte ad enormi rischi dovuti a possibili incidenti.
Per denunciare questa situazione, abbiamo lanciato oggi un nostro nuovo importante rapporto, ‘Lifetime extension of ageing nuclear power plants: Entering a new era of risk’ (L’estensione della durata di vita delle vecchie centrali nucleari: inizio di una nuova era di rischio), da cui emerge che su 151 reattori nucleari operativi in Europa (esclusa la Russia), 67 hanno più di trent’anni, 25 più di trentacinque e 7 di loro oltre quarant’anni.
Di norma, il ciclo di vita di un reattore è di trenta/quarant’anni.
La nostra analisi invece mostra che il 44 per cento dei reattori nucleari europei hanno oltre trent’anni, con un’età media di ventinove.
Un’ombra sul nostro futuro: se i governi europei continueranno a voler investire su questi impianti datati e obsoleti invece di puntare su fonti rinnovabili, dovranno affrontare la prospettiva di una nuova e pericolosa era a rischio di incidenti nucleari in tutta Europa e dovranno darne conto a tutti noi cittadini.
L’Europa è a un bivio fondamentale. I leader che a fine marzo si riuniranno a Bruxelles per decidere della politica energetica comunitaria da qui al 2030, dovranno assolutamente cogliere l’opportunità e decidere di puntare in modo deciso sullo sviluppo di energie sicure e pulite, fissando target vincolanti e ambiziosi, come quello del 45 per cento di rinnovabili da noi auspicato.
Non possiamo perdere altro tempo.
È il momento di dire basta al nucleare e scegliere un futuro verde e rinnovabile.
È il momento giusto per la nostra Energy Revolution.
Greenpeace.org
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