Settembre 18th, 2013 Riccardo Fucile
SONO A SCALA DEI TURCHI, UNA SARA’ DELLA PRESTIGIACOMO
Sul costone roccioso più suggestivo della costa agrigentina, la Scala dei Turchi, una parete di candida marna a picco su spiagge di sabbia finissima, candidata per la sua bellezza a diventare patrimonio mondiale dell’Unesco, rispunta l’incubo cemento: gli scheletri edilizi con doppia elevazione sono diventati tre e una villetta bianca, con gli infissi azzurri, è già stata definita: “È quella dell’ex ministro Stefania Prestigiacomo”, sostiene Marcello La Scala di Mareamico, che la settimana scorsa, insieme a Lega Ambiente, Wwf Agrigento e altre associazioni ambientaliste ha chiamato a raccolta i cittadini davanti al municipio di Realmonte per denunciare l’ennesimo scempio.
Una manifestazione che ha suonato la sveglia anche alla Sovrintendenza ai Beni ambientali, che il giorno dopo, in autotutela, ha bloccato i nuovi lavori, dopo che la Procura di Agrigento ha aperto un fascicolo sulla vicenda.
In questo paradiso naturale in contrada Canalotto le ruspe della società immobiliare Co.Ma. E. R. di Sebastiano Comparato vanno avanti da circa due anni, ma nessuno si era accorto di nulla fino a quando, a sporcare le immagini da cartolina scattate dal mare, sono spuntate le doppie elevazioni in una lottizzazione di oltre 60.000 metri quadri che prevede la realizzazione di 20 ville con piscina e ogni altro comfort, già prenotate, oltre che dalla Prestigiacomo, secondo il sito di informazione Grandangolo, anche dall’allenatore della Fiorentina Vincenzo Montella e dall’attore Teo Mammuccari.
Per capire meglio come sia stato possibile rilasciare tutte le autorizzazioni necessarie, e soprattutto verificarle una per una, l’assessore regionale all’Ambiente Mariella Lo Bello ha promesso l’invio di un paio di ispettori.
“Occorre tenere alta l’attenzione — dice l’assessore — per evitare che investimenti privati possano aumentare i già esistenti rischi idrogeologici di quella parte del territorio agrigentino. Se la situazione è così come appare dalle foto pubblicate su Internet dal-l’associazione Mareamico Agrigento non e’ da escludere un nuovo caso Scala dei Turchi”.
E sulle ruspe piazzate sulle falesia hanno puntato i propri riflettori anche i deputati del movimento 5 Stelle che hanno annunciato di avere iniziato una verifica al piano regolatore, risalente al 1976, e agli elenchi delle concessioni edilizie rilasciate dal 2007 a oggi dal comune di Realmonte.
Ci sarà da spiegare, tra l’altro, se il sindaco allora in carica, l’ingegner Vincenzo Farruggia, autore del rilascio delle concessioni sia la stessa persona che compare nel-l’elenco dell’impresa appaltatrice di Siracusa, quale direttore dei lavori.
In questa stessa zona, a giugno, le ruspe erano entrate in azione per abbattere un ecomostro, uno scheletro edilizio realizzato nel 1989 che secondo alcuni imprenditori sarebbe dovuto diventare un albergo.
Ed era stato il procuratore aggiunto di Agrigento Ignazio Fonzo, che ha rivitalizzato una serie di sentenze definitive di demolizione di edifici abusivi mai eseguite, ad intimare alla Scatur, la società proprietaria dell’immobile, a demolirlo, restituendo la scogliera alla sua naturale bellezza.
Giuseppe Lo Bianco
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Settembre 17th, 2013 Riccardo Fucile
I RIVA E LA POLITICA CERCANO DI SCARICARE SULLA PROCURA LA RESPONSABILITà€ DELLO STOP DELLE FABBRICHE AL NORD CON 1400 POSTI A RISCHIO
Se i magistrati commentano i provvedimenti sono politicizzati.
Se tacciono, come la Gip Patrizia Todisco e il pool di Taranto titolare dell’inchiesta su “Ambiente svenduto”, vengono accusati di arrecare danni all’economia, all’occupazione e di generare tensioni sociali.
Insomma, parafrasando Antoine: “Se lavori ti tirano le pietre… non fai niente e ti tirano le pietre qualunque cosa fai sempre pietre prenderai”.
Al punto che il Procuratore capo Franco Sebastio, uomo pacato, è costretto a intervenire con un comunicato: “La continuità produttiva non è a rischio”.
La Procura, contrariamente a quanto sostiene il sindaco di Verona Flavio Tosi o l’ex ministro Mariastella Gelmini, non è la causa della “messa in libertà ” di 1400 operai delle 13 società del Nord Italia del Gruppo Riva Acciaio.
“I beni sequestrati (conti correnti e partecipazioni azionarie) verranno immediatamente affidati all’amministratore giudiziario” Mario Tagarelli, commercialista di Taranto, nominato a suo tempo dal giudice “proprio per garantirne la gestione e prevenire effetti negativi sulla prosecuzione dell’attività industriale”.
Nessun divieto d’uso, dunque, blocco di disponibilità finanziarie che saranno gestite dall’amministratore.
Ma il Gruppo Riva Acciaio afferma che “le banche hanno disposto il congelamento totale o la revoca dei fidi, e il blocco degli impianti e dei conti correnti impedisce alla società di svolgere la normale attività produttiva, operazioni come pagare le utenze o gli spedizionieri per la consegna dei materiali già venduti”.
Quello che ha tutta l’aria di un sequestro inaspettato, in realtà , spiega il Procuratore Sebastio, è “l’esecuzione del provvedimento di sequestropreventivofunzionalealla confisca del 22 maggio ai sensi del decreto legislativo 231/2001” (responsabilità amministrativa delle imprese).
Provvedimento “confermato dal Tribunale del Riesame” che riguardava Riva Fire spa, Riva Forni Elettrici spa e Ilva spa, e che “prevedeva la sua estensione anche a ulteriori società controllate, collegate o comunque sottoposte all’influenza dominante” delle stesse. In base alla legge 231 del 2012, tutela dellacontinuità produttivapereffettuare interventi di risanamento ambientale, come prescritto dall’Aia, l’Ilva di Taranto, di Genova e di Novi, affidate al commissario Enrico Bondi, sono escluse dal sequestro.
Inutile chiedere commenti alla gip Todisco, che entra in ufficio al mattino ed esce a notte fonda e a qualunque domanda con un sorriso risponde: “Mi scusi, debbo andare”.
Amici intimi raccontano che per evitare di vedere le foto del suo compleanno su qualche giornale lo ha festeggiato in un ristorante fuori Taranto.
Da ambienti della Procura apprendiamo che il sequestro è conseguenza della perizia dei consulenti da lei nominati: per il risanamento dell’Ilva e per la bonifica ambientale occorrono 8 miliardi di euro.
Che la famiglia Riva si guarda bene dal tirare fuori, nonostante anche per il segretario della Fiom, Maurizio Landini, abbia “precise responsabilità nell’incapacità dell’Ilva di produrre senza inquinare. L’attuale assetto proprietario dell’Ilva non è in grado di dare alcuna continuità occupazionale e produttiva. Se vogliamo salvare la siderurgia in Italia non possiamo escludere un intervento diretto dello Stato”.
Mentre Susanna Camusso, Cgil, chiede una norma per scongiurare la chiusura degli stabilimenti decisa dalla proprietà contro (e non a seguito) del sequestro dei beni disposto dall’autorità giudiziaria.
Secondo una ricerca della facoltà di Veterinaria dell’Università di Bari, pubblicata su una rivista americana, a Taranto anche cani e gatti sono gravemente contaminati dalla diossina.
Animali da compagnia che, non fumano — questa volta Bondi non potrà dare la colpa alle sigarette — ma che si cibano spesso delle stesse cose che mangiano i loro padroni e respirano la stessa aria.
Sandra Amurri
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Agosto 26th, 2013 Riccardo Fucile
ASFALTO SULLE CHIANCHE, IL SINDACO SI GIUSTIFICA: “ABBIAMO RICOPERTO LE BUCHE”
Colate di asfalto davanti al Duomo romanico di Molfetta.
Questa mattina sono stati eseguiti dei lavori per sistemare la pavimentazione della zona antistante la chiesa del XII secolo.
Chianche e cemento — di un colore molto più chiaro — presentavano qualche buca.
E così per mettere in sicurezza l’area sono stati disposti i lavori i cui effetti sono quanto meno discutibili.
Soltanto pochi giorni fa il neo sindaca Paola Natalicchio aveva «liberato» piazza Duomo dal parcheggio selvaggio con una ordinanza, realizzando specifici parcheggi per i residenti del centro storico.
L’iniziativa è stata apprezzata da più parti: decine le fotografie pubblicate su Facebook per celebrare l’evento.
Adesso, invece, a distanza di pochi giorni le immagini più pubblicate dai molfettesi ritraggono le scempio appena realizzato.
Ma la Natalicchio su Facebook difende l’obrobriosa macchia di asfalto. «Stiamo ri-asfaltando – scrive sul social network – solo le parti già asfaltate di piazza Duomo e banchina San Domenico. Nemmeno un centimetro delle basole esistenti è stato ricoperto, mentre sono state coperte le buche pericolose e dissestate che erano presenti nelle due aree».
Per verificare l’esistenza delle chianche al di sotto dello strato di asfalto basterà un semplice saggio, ma la bruttura rimane.
L’asfalto nero contrasta con le bianche pietre del Duomo romanico.
Alla Soprintendenza l’ultima parola.
(da “il Corriere della Sera“)
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Agosto 18th, 2013 Riccardo Fucile
LE NAVI DA CROCIERA IN PIAZZA SAN MARCO: QUANDO, SCRITTO UN DIVIETO, BASTEREBBE SOLO ATTUARLO
Se le navi da crociera continuano a fare l’onda in piazza San Marco è anche merito dell’astuta inerzia del
ministro dell’Ambiente Andrea Orlando: un genio,nell’accezione dettata nel 1975 a contemporanei e posteri da Mario Monicelli con il film Amici miei.
Più di due mesi fa aveva parlato chiaro: “Va stabilito un termine certo per questo divieto”.
Ineccepibile, tanto più che il divieto era stato istituito già oltre un anno prima dal decreto Clini-Passera, dopo il naufragio della Costa Concordia all’isola del Giglio.
Come sempre, scritto un divieto bisogna poi attuarlo.
Detto il 12 giugno che bisognava fissare un termine, Orlando ha continuato a studiare in silenzio, mettendo a confronto mezza dozzina di alternative, in una esplosione di fantasia alla quale manca solo lo scavo di un canale verso nord per deviare le navi verso Treviso e di lì fino ad Amburgo.
Il 25 luglio si è riunito di nuovo a Roma con il ministro dei Trasporti Maurizio Lupi e il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni.
Dopo lunga e cooperativa disamina, Orlando ha dato il lieto annuncio: “Abbiamo definito un obiettivo temporale che è quello della fine di ottobre”.
Lupi, intanto, commentava senza ridere: “Quello che a noi importa come governo è dare un segnale fortissimo che si vogliono prendere le decisioni”.
Per i comuni mortali il governo del fare si era preso altri tre mesi.
Solo loro, gli addetti ai lavori, potevano invece sapere che era scattato il genio.
Arrivando a fine ottobre si compirà il miracolo: da novembre le navi dovranno comunque tenersi alla larga da Venezia, e dirottarsi su Ravenna o Trieste, per i lavori del Mose, il mostruoso sistema di dighe mobili contro l’acqua alta.
Così Orlando avrà tenuto fermo il punto (“no alle grandi navi nel canale San Marco!”) senza entrare in urto con gli interessi del business delle crociere, che a Venezia significa anche migliaia di posti di lavoro.
E dunque che cos’è il genio?“Fantasia, intuizione, decisione e velocità di esecuzione”, come abbiamo imparato da Amici miei.
Orlando è stato beneficiato da madre natura, con abbondanza, soprattutto della velocità di esecuzione.
A 44 anni, sostenendo che le cose prima si fanno e poi si dicono, ne ha già fatte tante senza fare niente.
Funzionario del Pci a vent’anni, assessore nella sua La Spezia per alcuni lustri, deputato dal 2006, ha dimostrato fantasia e velocità di esecuzione assurgendo alla politica nazionale come fassiniano, per restarci con incessanti trasmutazioni: da fassiniano a veltroniano, da veltroniano a dalemiano e bersaniano, e poi giovane turco e ministro.
Di lui si ricordano più incarichi che cose fatte: segretario organizzativo dei Ds, portavoce del primo Pd di Veltroni, responsabile giustizia del Pd di Bersani, commissario politico del Pd di Napoli.
Una galoppata sempre rasente i muri, senza fare mai niente di visibile, perchè se fai sbagli e la carriera può risentirne.
Non c’è memoria di sue battaglie, vittorie, sconfitte.
Le sue evoluzioni sono così rapide da non lasciare traccia nella retina, anche grazie a un altro strumento prezioso sdoganato da Amici miei, la supercazzola.
Dice di aver scoperto nei primi cento giorni da ministro che “l’assunzione di una visione strategica delle politiche di sostenibilità e di tutela e valorizzazione ambientale impone un cambiamento di cultura politica.
L’ambiente (…) come orizzonte strategico capace di interpretare la realtà ed orientare le scelte di fondo della società moderna”.
A dimostrazione di tanta lungimiranza, rivendica: “Uscire dalla mera gestione delle emergenze, pur presidiando le diverse situazioni di crisi, è stata l’impronta che ho inteso dare a questi primi 100 giorni”.
Coerentemente, è uscito dalla gestione di ogni emergenza.
Quando è stato nominato commissario per l’Ilva il manager scelto dai Riva, Enrico Bondi, Orlando ha salutato la prudente scelta come “punto di equilibrio”, per poi affiancargli col realismo che non gli manca un subcommissario più sensato come Edo Ronchi.
Appena Bondi è finito nel fuoco delle polemiche, con l’accusa di aver sostenuto che i tarantini si prendono il cancro perchè fumano troppo,lui ha alzato la voce comunicando di averlo perentoriamente convocato, dimenticandosi però di farci sapere che cosa si sono detti due settimane dopo, quando Bondi si è degnato di presentarsi.
La velocità di esecuzione deve essere accompagnata dalla rapidità dell’oblio, in cui Orlando eccelle.
Il 6 marzo scorso, per esempio, all’indomani della non vittoria elettorale di Pier Luigi Bersani, era più che sdraiato sulla linea del segretario, governo di cambiamento con Grillo, e proponeva alla distratta direzione del Pd le lotte di piazza contro l’austerità : “Non possiamo lasciare la piazza solo agli altri perchè altrimenti il rapporto con il M5S, che credo sia l’unica via possibile in questo momento, si sviluppa su un piano di subalternità ”.
Cinquanta giorni dopo, il 26 aprile, dopo un fulmineo giro di valzer renziano, il nostro era già pronto alla poltrona di ministro nel governo delle larghe intese, pretesa con il ditino alzato: “Saremo leali con Enrico Letta ma serve un governo innovativo. E noi giovani turchi non siamo nè sull’Aventino, nè alla ricerca di poltrone”.
Infatti, non cercata, la poltrona piovve dal cielo 48 ore dopo.
Giorgio Meletti
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Agosto 9th, 2013 Riccardo Fucile
IN 48 ORE ANDATI IN FUMO 8.000 ETTARI DI BOSCO, UN FERITO GRAVE… PER ORE NON SONO STTI IMPIEGATI GLI AEREI ANTINCENDIO
La Sardegna è ancora avvolta dalle fiamme — in 48 ore bruciati oltre 8mila ettari di verde — e intorno al ministro della Difesa Mario Mauro divampano le polemiche. Dov’erano gli aerei antincendio mentre il fuoco si mangiava intere fette di isola?
Da ieri il grido di rabbia dei deputati sardi, dal Pdl ai Cinque Stelle, rimbomba nelle orecchie del ministro, che proprio oggi è in visita alle caserme sarde.
“Rinunciando all’acquisto di un F35 – tuona Mauro Pili (Pdl) – si potevano comprare 8 Canadair”.
“Vorrei sapere – dice invece il deputato di Sel Michele Piras – da chi ha sostenuto il governo Monti e poi l’attuale governo, quando chiederanno scusa ai sardi per il danno che hanno procurato sottraendo risorse e mezzi, riducendo la flotta dei Canadair, lasciando la strada spianata e le vite delle persone esposte ai delinquenti ed alla devastazione del territorio”.
“Ieri mattina sono andati via gli aerei senza avvertici, ci hanno lasciato scoperti dalle 10 e per quasi sei ore siamo rimasti senza nulla”, accusa il sindaco di Laconi (Oristano), Ignazio Paolo Pisu.
“Alle 16:30 quando la situazione stava precipitando sono stato costretto ad alzare i toni, ho chiamato chiunque: la Prefettura, l’assessore regionale, ho parlato con il capo Dipartimento della Protezione civile nazionale Franco Gabrielli, con il presidente della Regione, poi sono anche arrivati i deputati Caterina Pes (Pd) e Mauro Pili (Pdl). Alla fine sono arrivati cinque elicotteri e tre canadair”.
A chi tira in ballo l’acquisto degli F35, Mauro risponde che si tratta di un “paragone improprio”.
“Quando parliamo di acquisto degli F35, parliamo di operazioni che all’interno di un bilancio dello Stato hanno una loro ragione intrinseca”, sostiene Mauro, in vista nelle caserme della Sardegna, rispondendo alla polemica innescata ieri dai parlamentari sardi in seguito agli incendi che negli ultimi due giorni hanno devastato l’Isola e che hanno chiesto meno F35 e più Canadair.
“Se concettualmente tolgo un F35, posso fare un asilo, una scuola, un ospedale o acquistare un aereo antincendio. Il programma F35, però, è partito 20 anni fa”, aggiunge il ministro.
“Dovevano essere 150 ora siamo a 90. Con i 60 che sono stati tagliati quante scuole, quanti asili e quanti Canadair sono stai acquistati? Bisogna fare attenzione. Gli F35 vengono acquistati perchè 254 aerei dell’Aeronautica vanno in pensione”.
“In questo paese la Difesa fa molto — si difende ancora Mauro – raccoglie l’immondizia, pattuglia le strade, trasporta gli organi, lo fa per senso dello Stato, per le capacità logistiche e tecniche che esprime. Tutto quello che abbiamo potuto fare nel passato, che esprimiamo nel presente, e che continueremo a fare nel futuro anche per situazioni di Protezione civile, tra cui la lotta agli incendi”.
Parole che però non bastano a lenire la rabbia di molti cittadini sardi, a cominciare dal presidente della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci (Pdl), che tuona: “Il ministro della Difesa ha parlato di un pericolo a 10mila chilometri di distanza che può esplicare i suoi effetti anche in Sardegna. Gli ho raccontato che ieri, ma è un fatto assai frequente nell’isola, il pericolo non era così lontano, ma a pochi metri da case e comunità “.
Ieri, in un colloquio con Cappellacci sull’emergenza incendi, Mauro aveva motivato così la necessità di affrontare la spesa per l’acquisto di 90 caccia F35.
Una risposta che, al presidente della Sardegna, non basta: a cosa serve preoccuparsi di un pericolo a 10mila chilometri di distanza, quando non si riesce a proteggere i cittadini da eventi prevedibili e ciclici come degli incendi estivi?
Il bilancio delle 48 ore di inferno vissute dall’isola è pesantissimo: quattro feriti, di cui uno gravissimo, mezzo paese (compresa una casa di riposo per anziani) e una colonia penale evacuati, 8mila ettari bruciati. Incendi sono divampati a Laconi-Nurallao-Isili (il più esteso), Ghilarza e Sinnai – i più gravi, senza contare gli altri 12 roghi in tutta l’isola.
Un uomo di 52 anni, che ha tentato il tutto per tutto per salvare le sue 15 vacche nelle campagne di Ghilarza (Or), è in coma farmacologico al Ss. Annunziata di Sassari con ustioni sul 70 per cento del corpo e lotta tra la vita e la morte.
Un sottufficiale della forestale è stato ricoverato per un’intossicazione da fumo a Sinnai (Ca). Altri due sono feriti lievemente.
Di fronte a un tale disastro, il presidente della Regione Sardegna non esita a definire “inaccettabile la non sensibilità del governo”.
“Bene la Conferenza nazionale sulle servitù militari, ma è inaccettabile che lo Stato consideri per un verso strategica la Sardegna, ma per altro verso non abbia la stessa sensibilità quando sono in gioco la vita e la reale vocazione della nostra comunità e si tratta di difendere la nostra terra dalla piaga criminale ed assassina degli incendi”.
(da “L’Huffington Post“)
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Luglio 28th, 2013 Riccardo Fucile
PROGRESSI NELL’USO DELLE RISORSE MA MANCA UN RIFERIMENTO AI LIMITI DELLE STESSE
La legislazione dell’Unione europea ha stabilito più di 130 distinti target ambientali ed
obiettivi da raggiungere tra il 2010 e il 2050, secondo il rapporto “Towards a green economy in Europe — EU environmental policy targets and objectives 2010—2050″, pubblicato dall’Agenzia europea dell’ambiente (Aea), «Insieme, questi possono fornire traguardi utili per sostenere la transizione dell’Europa verso la “green economy”».
Presentando il corposo rapporto di 50 pagine l’Aea sottolinea che «La “green economy” è emersa come una priorità nella discussione politica degli ultimi anni. Ma cosa significa, in pratica, questo concetto e come si può misurare il progresso verso questo obiettivo strategico?».
Il nuovo rapporto tenta proprio di rispondere a queste due domande e fornisce alcune risposte attraverso una panoramica completa degli obiettivi ambientali e degli obiettivi stabiliti dalle normative dell’Ue per il quarantennio 2010-2050, fornendo esempi di analisi dei progressi realizzati.
Una definizione a nostro avviso corretta, ma interpretabile in quanto non sembra presupporre il concetto di limite.
Ad esempio l’uso per quanto efficiente di una risorsa può comunque condurne al sovra sfruttamento.
Minando quindi gli equilibri di un pianeta che resta finiti nei suoi limiti fisici.
La risposta sulla green economy sta nella sua definizione data dall’Aea: «E’ un modello economico che mira ad aumentare la prosperità , utilizzando le risorse in modo efficiente, oltre a mantenere la resilienza dei sistemi naturali che sostengono la società ».
Con il suo “Environmental indicator report 2012”, l’Aea ha intrapreso la sua prima analisi dei progressi fatti in Europa nella transizione verso la green economy, utilizzando indicatori per valutare l’efficienza delle risorse e per affrontare la resilienza degli ecosistemi.
I risultati dimostrano un andamento “misto”, anche se suggeriscono che l’Ue abbia fatto più progressi nel migliorare l’efficienza delle risorse che nel salvaguardare la resilienza degli ecosistemi.
Il direttore esecutivo dell’Aea, Hans Bruyninckx, ha detto che «Questo rapporto dimostra che, mentre siamo riusciti a concordare una vasta gamma di politiche per la protezione dell’ambiente, l’attuazione di queste politiche resta una sfida. Stiamo facendo alcuni progressi verso l’obiettivo dell’Ue di creare una green economy, ma dobbiamo mantenere alta la pressione fino al 2020 ed oltre».
“Towards a green economy in Europe” individua 63 targets giuridicamente vincolanti (legally-binding targets) e 68 obiettivi non vincolanti (non-binding) fissati dalla politica dell’Ue per il periodo 2010-2050.
Dei 63 obiettivi giuridicamente vincolanti, 62 scadono nel 2020 o prima e l’Aea avverte che «La maggior parte degli attuali target e degli obiettivi possono essere visti come passi intermedi verso la transizione alla green economy, perchè nella maggior parte dei casi eradicare i problemi richiederà un impegno a lungo termine, oltre il 2020».
Il nuovo quadro proposto dal rapporto rappresenta una base completa per valutare i progressi compiuti in passato e per prendere in considerazione le prospettive per soddisfare i futuri target ed obiettivi della politica ambientale europea.
L’Aea riassume in 5 punti i progressi verso i target ambientali dell’Ue.
1) L’Ue ha l’obiettivo non vincolante di ridurre entro il 2020 il consumo di energia a livelli del 20% inferiori alla proiezioni business-as-usual . Sebbene questo implichi che il consumo debba essere poco inferiore al livello della metà degli anni ’90, il trend da allora è stato verso l’alto. Quindi è probabile che il raggiungimento degli obiettivi al 2020 richiederà una più forte attuazione delle politiche e, eventualmente, ulteriori impulsi di politica.
2) Accanto a politiche volte a mitigare i cambiamenti climatici, l’Ue ha diverse politiche per aiutare gli Stati membri ad adattarsi. La Commissione europea incoraggia tutti gli Stati membri ad adottare strategie globali di adattamento. Entro la metà del 2013, 16 Stati membri hanno raggiunto questo obiettivo.
3) Per quanto riguarda l’inquinamento atmosferico, l’Ue ha generalmente compiuto buoni progressi verso gli obiettivi di emissioni fissati nel 2010 dalla strategia tematica sull’inquinamento atmosferico . Il raggiungimento di tutti i target per il 2020 richiederà ulteriori sforzi. Solo nel caso del particolato fine (PM 2,5) c’è un evidente necessità di accelerare in modo significativo gli sforzi per ridurre le emissioni. Il modelling suggerisce anche che il raggiungimento degli obiettivi è tecnicamente fattibile per tutti gli inquinanti tranne che per le PM 2.5.
4) Secondo un altro obiettivo “non-binding”, entro il 2020 la produzione pro capite di rifiuti dovrebbero essere in forte declino. Ma l’Aea evidenzia che «La produzione di rifiuti mostra un trend che, se estrapolato, suggerisce che l’Ue dovrebbe mancare per poco il suo obiettivo per il 2020. Tuttavia, la tendenza è certamente ambigua ed il declino della produzione dei rifiuti dal 2007 è incoraggiante.
5) Gli Stati membri hanno anche un altro obiettivo legato ai rifiuti: lo smaltimento in discarica vicino allo zero entro il 2020, però tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, o meglio le politiche e le infrastrutture per gestire davvero tutto il ciclo dei rifiuti, tanto che il rapporto conclude: «L’estrapolazione dei trend point, con un calo da 179 kg pro capite nel 2011 a 114 kg pro capite nel 2020, in modo da raggiungere l’obiettivo di discarica vicino allo zero, sembra richiedere un cambiamento radicale nelle pratiche di gestione dei rifiuti».
In questi cinque punti, sembrerebbe che come al solito siano negletti i flussi di materia, che per un orizzonte di sostenibilità devono essere contabilizzati e ridotti al pari di quelli di energia e che quindi dovrebbero godere della stessa considerazione.
In realtà nel testo si legge, anche se sotto il capitolo “Rifiuti” (significativo pure questo), la volontà di perseguire il piano Resource Efficient Europe che noi sappiamo bene aver assai chiara l’importanza della materia e della sua rinnovabilità .
Una magra consolazione, comunque, perchè tutti coloro che a differenza di noi non avranno voglia di leggersi le 50 e passa pagine del documento, si fermeranno a dar notizia se va bene delle sole iniziative — buone sia chiaro ma non esaustive — per contrastare i cambiamenti climatici e dare alternativa e rinnovabilità all’uso dell’energia.
(da “Greenreport.it“)
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Luglio 8th, 2013 Riccardo Fucile
COME POTERE E PRIVILEGIO SI POTREBBERO CONIUGARE IN POSITIVO
Non c’è spiaggia abbastanza appartata, vetta sufficientemente alta. 
Non esiste ombrellone che ti ripari. Ti raggiungono ovunque. Inesorabili con il loro ronzio, come mosconi estivi. Come zanzare tigre.
Sono le polemiche politiche. E poi ti dicono pure che sei diventato anti-politico.
Ma se guardi il giornale con il distacco della vacanza — chi può permettersela — ti viene un dubbio: la politica è davvero la faccia tirata come un violino di Berlusconi, sono le estenuanti polemiche per la segreteria del Pd?
Oppure è un vigile del fuoco che rischia la pelle per salvare i nostri boschi perchè hanno tagliato i fondi per i Canadair?
Ce lo siamo detti tante volte cominciando la settimana, ogni lunedì: ritroviamo il senso profondo delle parole. La politica è potere.
Ma quello stesso vocabolo, potere, ha due significati profondamente diversi. Può essere un sostantivo, parola immobile, respingente e minacciosa perfino nel suono martellante: po-te-re. Ma anche verbo, movimento.
Ecco il punto, abbiamo trasformato un’azione in una cosa.
Abbiamo dimenticato quello che può davvero voler dire “potere”: avere, appunto, la possibilità , l’occasione straordinaria di incidere nella realtà .
Occuparsi delle vite delle persone.
Vale anche per la parola privilegio. Che per noi ha ormai il suono dell’ingiustizia, dell’arbitrio. Ma sarebbe anche altro: l’occasione — frutto del merito o della sorte — concessa a pochi di raggiungere una posizione che consenta di fare qualcosa di grande.
Allora pensiamo ai giornali, ai telegiornali, ai nostri discorsi.
Alla parola politica ormai associamo le sparate di Berlusconi preoccupato di dover passare le giornate ad Arcore agli arresti domiciliari, per serate poco eleganti con vestito a righe.
La colleghiamo a Matteo Renzi, ai vertici del Pd che come stalker ci perseguitano con polemiche sul regolamento del partito.
à‰ questa la politica?
O forse, come raccontiamo oggi, sarebbe piuttosto occuparsi della prevenzione degli incendi che si mangiano milioni di ettari di boschi.
Che mettono a repentaglio la vita di volontari, vigili del fuoco e piloti di Canadair.
Non è politica capire che non si possono tagliare milioni ai voli anti-incendio quando se ne spendono 22 soltanto per mantenere gli aerei blu?
Quando si destinano miliardi agli F35?
Difficile trovare una risposta.
Poi arriva tuo figlio e ti chiede: “Fammi vedere casa nostra con il satellite sul computer”.
Compare una macchiolina gialla. Noi siamo qui. Ma a lui non basta. Subito con un tocco sullo schermo amplia la prospettiva, vuole vedere il puntino perdersi nella città , nell’Italia. Nel mondo.
Lo vorresti rimproverare perchè ti fa perdere la concentrazione mentre scrivi l’articolo.
Poi d’un tratto te ne accorgi: ecco, questa è la politica.
Ferruccio Sansa
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Luglio 8th, 2013 Riccardo Fucile
UN’ESTATE “CALDA”: NO AI CANADAIR, SI AGLI F35
È uno degli ultimi provvedimenti del governo Monti: dimezzare la flotta antincendio della
protezione civile.
I mezzi chiamati a spegnere gli incendi, questa estate, passano da 30 a 15. Motivo: mancanza di fondi. Non solo.
Il controllo della flotta — che dal 2010 a oggi è passato di mano per tre volte — finisce ai vigili del fuoco che hanno già le casse ridotte all’osso.
Una volta i soldi abbondavano e Guido Bertolaso teneva in mano quei Canadair che considerava piccoli gioielli, ma questa decisione oggi, con le casse completamente vuote, rischia di esporre il Paese in maniera drammatica.
Una speranza: affidarsi al destino, sperare che non ci siano piromani scatenati, augurarsi un’estate piovosa e chi più ne ha più ne metta.
Il taglio sotto silenzio
La comunicazione, come tutte quelle scomode, è passata quasi in silenzio. Poche righe, molto istituzionali: il Consiglio dei ministri “ha approvato in via preliminare il regolamento che disciplina i tempi e le modalità di attuazione del trasferimento della flotta aerea antincendio della Protezione civile al dipartimento dei vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa del ministero dell’Interno”.
E ancora: “Per garantire il funzionamento della flotta il dipartimento dei vigili del fuoco potrà avvalersi di personale in posizione di comando o distacco proveniente da altre amministrazioni pubbliche, fino a un massimo di 20 unità . Le operazioni di trasferimento dovranno terminare entro i 30 giorni che precedono l’inizio della campagna antincendio boschivo 2013. In caso contrario il regolamento prevede che vengano sospese e completate entro i 30 giorni successivi alla fine della campagna”.
Acquisizione completata in silenzio
Bene. Di riduzione non se ne parla. Poi il 24 maggio, la nota sensibilmente più approfondita, ignorata dai giornali e dalle agenzie di stampa, fatta eccezione dell’Asca che spiega come l’acquisizione sia stata completata: “I vigili del fuoco hanno completato l’acquisizione della flotta antincendio, gestita fino a oggi dalla Protezione Civile, costituita dai 19 Canadair CL-415 destinati allo spegnimento degli incendi boschivi.
Sono state completate, infatti, alla mezzanotte del 21 maggio le operazioni di consegna dei velivoli e dei relativi materiali, precedute dalle procedure amministrative con cui, in adempimento alla legge n. 100 del luglio 2012, il dipartimento dei vigili del fuoco è subentrato nella titolarità di tutti i contratti, in particolare di quello riguardante la gestione operativa e logistica della flotta, affidata a seguito di una gara europea al raggruppamento temporaneo di imprese costituito da Inaer Aviation Italia.
Via i Canadair, restano gli F35
All’avvio della prossima campagna estiva di contrasto agli incendi boschivi — che raggiunge il suo apice nella stagione calda, con punte di criticità sia per la diffusione che per la gravità degli eventi — lo Stato potrà supportare le richieste di concorso aereo provenienti dalle Regioni con un massimo di 15 Canadair operativi (gli altri quattro ruoteranno per la necessaria manutenzione) e da un elicottero AB412 dei vigili del fuoco, a cui potrà aggiungersi qualche altro mezzo se saranno reperite le risorse ed espletate le necessarie procedure amministrative.
Rispetto allo scorso anno, quindi, quando la flotta aerea statale era composta da oltre 30 velivoli (ai Canadair e all’AB412 dei vigili del fuoco, infatti, si aggiungevano quattro S64 del corpo forestale dello Stato e otto Fire Boss gestiti dal Dipartimento della Protezione Civile, nonchè altri elicotteri messi a disposizione da Esercito Italiano, Marina Militare e Capitaneria di Porto), si avrà una riduzione del numero dei mezzi disponibili a causa della contrazione delle risorse statali”.
Così è. Punto.
Restano in ballo gli F35 per combattere nemici finora inesistenti.
E pensare che con un decimo di quelle risorse si potrebbe creare la migliore flotta anti-incendio del mondo, che il casco di un F35 costa quanto centinaia di caschi dei pompieri (come hanno ricordato i sindacati di base che sabato hanno protestato a Novara).
Intanto i Canadair che servivano per spegnere gli incendi vengono ridotti del 50 per cento. Con effetti che potrebbero essere devastanti.
Spadaccini e la Sorem
La situazione negli ultimi tre anni è precipitata. Allora l’uomo dei cieli della Protezione civile made in Bertolaso, si chiamava Giuseppe Spadaccini da Pescara, depositario, grazie a una gara d’appalto privata, della gestione dei Canadair della protezione civile fino al 2014 alla sua Sorem. Spadaccini, 53 anni, abruzzese di Chieti, nipote di Felice, vecchio notabile democristiano, finisce in carcere con l’accusa di essere a capo di un’associazione a delinquere finalizzata all’evasione fiscale.
Un gruzzolo — secondo le accuse che gli vennero mosse — di 90 milioni di euro sottratto allo Stato. Accusa che provoca immediatamente la revoca dell’appalto.
La storia di Spadaccini e della Sorem nasce nel 1997.
Cominciò ad avere i primi problemi, proprio quando strappò l’appalto alla Sisam, società che all’epoca era controllata dall’Alitalia. Spadaccini, che insieme a Bud Spencer, all’anagrafe Carlo Pedersoli, controllava la società di Aerotaxi Air Columbia e che ancora prima aveva gettato le basi per la nascita di Air One, presentò l’offerta nove minuti dopo la chiusura della gara d’appalto indetta dalla Protezione civile, guidata allora da Franco Barberi.
Ma la Sorem ottenne tuttavia l’appalto attraverso una trattativa privata , nonostante la società non avesse piloti, nè esperienza nè strutture per la manutenzione degli aerei.
Finita l’epoca Spadaccini l’emergenza viene affidata, l’anno successivo, dopo una serie di difficoltà , a un raggruppamento di imprese formato dalla società Inaer Helycopter Italia e dalla Inaer Aviones Anfibios che era stata messa in piedi proprio per questa gestione. Ma si il consorzio ha battuto in ritirata.
La reazione del Wwf
“Sistemi di telecamere diurne e notturne (a raggi infrarossi) collegate ad una sala operativa nostra o delle forze preposte (forestali e vigili del fuoco) al fine di ottimizzare l’impiego delle risorse umane nell’arco dell’intera giornata e corsi di formazione e informazione per l’avvistamento degli incendi, una buona organizzazione per avvisare le autorità preposte è a nostro avviso la migliore prevenzione”.
Questo è quello che il Wwf predica da anni.
Ma figuriamoci se c’è uno spazio per attuare queste norme. Anzi. Tagliare i mezzi antincendio non solo vuol dire rinunciare completamente alla prevenzione, ma azzerare anche le possibilità di agire di fronte all’emergenza.
“Non sappiamo”, spiegano dal Wwf, “incontro a quale situazione andremo. Il dimezzamento della flotta è una cosa molto seria, siamo impreparati. È un ritorno al passato e una rinuncia a quello che si sarebbe potuto fare nel futuro”.
Anche perchè la mano dell’uomo è dietro l’angolo e pronta a scatenarsi.
Dietro a ogni incendio ci sono interessi economici, sopravvive la criminalità .
E quello il governo ha appena convalidato per decreto è senza dubbio una rinuncia a combatterla la criminalità .
Emiliano Liuzzi
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Giugno 28th, 2013 Riccardo Fucile
ENTRO FINE ANNI ASSEMBLEA COSTITUENTE DEL NUOVO MOVIMENTO POLITICO, LEGGERO E INNOVATIVO
Battesimo oggi all’auditorium del museo Maxxi di Roma, del movimento politico “Green Italia”. Un movimento, spiegano i promotori, per «mettere l’ecologia nel cuore della politica, offrire agli elettori italiani un’altra scelta da quelle oggi disponibili: la scelta di un progetto politico fondato sull’idea di un “green new deal” per l’Italia».
A promuovere “Green Italia” sono, tra gli altri, Roberto Della Seta e Francesco Ferrante (già parlamentari del Pd), la presidente dei Verdi europei Monica Frassoni, Rossella Muroni e Edoardo Zanchini, direttrice e vicepresidente di Legambiente, imprenditori della “green economy” come Ilaria Catastini , esponenti politici provenienti dalla destra come Fabio Granata, Fabio Renzi, segretario generale della Fondazione Symbola, il presidente dei Verdi italiani Angelo Bonelli, Anna Donati già parlamentare verde e dirigente del Wwf, Francesco Fiore tra gli animatori del progetto civico “Padova 20/20”, Giuseppe Gamba presidente di “Azzero CO2”.
Della Seta: è un azzardo necessario
«Green Italia — ha sottolineato Roberto Della Seta nel corso del suo intervento — è un azzardo necessario. Dobbiamo convincere i cittadini, e prima ancora la politica, che difendere l’ambiente è tutt’uno con la prospettiva di benessere oggi più vera e concreta. Serve a creare lavoro, a combattere ingiustizie, a guarire l’Italia dalla sua “depressione”».
Per Fabio Granata, Green Italia «non è una rifondazione verde. È un progetto politico legato alle specificità italiane, ovvero la bellezza e lo spirito innovativo. La trasversalità riguarda il passato, perchè sul futuro con chi affronta questa avventura di Green Italia abbiamo identica visione».
Per Monica Frassoni, copresidente del “Green European Party”, «è necessario un soggetto che fa dell’ecologia politica, di un “green new deal” il centro della sua azione non perchè si cerchi un nuovo contenitore, ma perchè riteniamo che senza una trasformazione in “verde” dell’attività economica e dell’organizzazione sociale non si esce dalla crisi, non si cambia l’Italia, non si contribuisce a rilanciare un sogno europeo oggi in panne».
Entro fine anno assemblea costituente
All’incontro oggi di Green Italia hanno partecipato tra gli altri anche Angelo Bonelli ed Ermete Realacci.
«Gli spazi culturali e politici per i temi incentrati sull’ambiente e la green economy – ha sottolineato Realacci – sono sicuramente vasti, occorrerà valutare quanto lo siano gli spazi elettorali. Comunque non c’è dubbio che nella politica italiana questa chiave sia oggi pochissimo rappresentata e debba avere molto più spazio».
«Green Italia – ha concluso Francesco Ferrante – costituisce oggi il suo comitato promotore, che avrà come compiti raccogliere idee e contribuiti per il programma e avviare il radicamento territoriale, con gruppi di lavoro regionali che organizzeranno appuntamenti locali. Entro fine anno terremo l’assemblea costituente di un soggetto politico vero e proprio, leggero e innovativo ma deciso a pesare nella competizione per il consenso degli italiani».
(da “il Sole24Ore”)
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