Giugno 3rd, 2011 Riccardo Fucile
ALEMANNO: “CAMBIAMO IL SIMBOLO DEL PDL”, MA PER RAMPELLI: “NON SERVE”… IL SINDACO DI ROMA AUSPICA UN’INTESA CON I FINIANI: “LE PORTE SONO APERTE A TUTTI” E RISPOLVERA LA CORRENTE “SOCIALE” PER SGANCIARSI DA SINDACO E RIENTRARE NEL GIRO NAZIONALE CHE CONTA
Appuntamento da Berlusconi, a palazzo Grazioli. 
Dopo la disfatta elettorale e i veleni nel Lazio, i «litiganti» hanno appuntamento dal premier per l’ufficio di presidenza del Pdl dove per la prima volta si rivedranno tutti insieme Gianni Alemanno, Renata Polverini (che ieri ha detto: «Città Nuove non diventerà un partito: forse ci siamo concentrati troppo su Sora e Terracina»), ma anche il ministro della Gioventù Giorgia Meloni e il deputato ex An Fabio Rampelli, protagonisti con sindaco e governatrice dello scontro fratricida nel sud pontino.
Il clima, nel centrodestra, è incandescente.
Alemanno ha acceso un’altra miccia: «Cambiare il simbolo e il nome del Pdl è quasi obbligatorio», ha detto il sindaco.
E poi ha aggiunto: «Bisogna riaggregare le forze che si sono staccate dal Pdl. Fini e Fli? Le porte sono aperte a tutti. Alcuni esponenti si sono già distaccati e cercano un luogo politico». Il riferimento è ad Andrea Ronchi e Adolfo Urso, incontrati dallo stesso Alemanno qualche giorno fa in Campidoglio».
E il rapporto con la Polverini?
Sulla pagina Facebook del sindaco c’è una sua foto con la governatrice: «Questa è la mia destra, la destra sociale e di popolo che nei mercati e nelle periferie si rende conto che con una pensione da 500 euro, arrivare alla terza settimana non è un modo di dire!».
Alemanno spiega: «Il mio rapporto con Renata è consolidato e andrà avanti».
Le frasi del sindaco sul cambio di simbolo del Pdl non sono piaciute a Rampelli: «La gente ci chiede altro: di governare e non litigare. E l’asse tra sindaco e governatrice non si capisce cosa sia».
L’opposizione ironizza: «Stavolta – dice Umberto Marroni, Pd – sono d’accordo con Alemanno. È necessario cambiare simbolo del Pdl, togliendo il nome di Berlusconi».
Dopo i ballottaggi, è partita la «caccia» all’Udc. «Colpa loro se abbiamo perso Pomezia e Ariccia», ha attaccato Francesco Giro (Pdl).
La replica di Luciano Cicchitto: «È male informato».
Mentre secondo Francesco Carducci, consigliere regionale dei centristi, «l’Udc è fondamentale per governare il Lazio».
Un avvertimento alla Polverini?
Ernesto Menicucci
(da “il Corriere della Sera”)
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Maggio 16th, 2011 Riccardo Fucile
L’ESPONENTE DI FLI AGLI EX AN, OGGI NOVELLI BERLUSCONES: “TRADITORI SIETE VOI”…”DESTRA E’ ONORE, ORGOGLIO, DIGNITA’ E UNITA’ NAZIONALE, LEGALITA’, RISPETTO DELLE ISTITUZIONI, REGOLE UGUALI PER TUTTI: SIETE VOI CHE AVETE VENDUTO I NOSTRI VALORI DI SEMPRE”
In queste ultime settimane, più e più volte, mi è capitato di leggere o sentire da lontano gli echi delle vostre voci: a dir vostro sarei un traditore, avrei lasciato la casa comune della destra, sarei andato a sinistra…
Sapete, meglio di me, che non è così.
Sono io a chiedere a voi come, intimamente, vi sentiate.
Abbiamo condiviso anni e anni della nostra vita affermando valori in cui credere e su cui costruire il futuro nostro e dei nostri figli.
Questa è l’Italia che avevamo sognato?
È questa la destra per cui abbiamo lottato fin da ragazzini?
Io mi rispondo di no.
Mi vergogno dell’Italia che sto consegnando a mia figlia.
Destra è onore, è orgoglio, dignità ed unità nazionale, è etica pubblica e privata, è merito, è rispetto delle istituzioni, è legalità e regole uguali per tutti. E, se collego ognuna di queste definizioni all’Italia di oggi, noto che stridono terribilmente con ciò che è nella realtà del tramonto berlusconiano.
Dov’è l’orgoglio nazionale? Dov’e la dignità nazionale?
Nel baciamano di Berlusconi a Gheddafi? Nell’imbarazzante balletto sulla Libia, per cui l’Italia è stata esclusa dal tavolo a quattro Obama, Sarkozy, Cameron, Merkel? Che posto ha l’Unità Nazionale nella scala dei valori se è consentito ai ministri della Lega di non votare la festa dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Dov’è l’onore, dov’è l’etica che dovrebbe far capo a chi rappresenta la Nazione nel mondo e ne guida il governo?
Nelle pressioni alle questure per la presunta nipote di Mubarak?
Nelle elargizioni milionarie alle ragazze dell’Olgettina?
E la meritocrazia, è per caso nell’elezione in lista bloccata di Nicole Minetti, amministratrice del residence delle stesse?
E il merito dei nuovi membri di governo, uno dei quali dice di non conoscere minimamente la materia di cui dovrà trattare, è forse quello di aver barattato la sopravvivenza di Berlusconi con la poltrona di ministro o sottosegretario? Dov’è il rispetto delle Istituzioni?
Ve n’è forse traccia nelle sguaiate grida del premier, un giorno contro il presidente della Repubblica, l’altro contro il presidente della Camera, poi contro la corte Costituzionale “comunista”, poi ancora contro la magistratura definita “cancro” e le procure “brigatiste”?
Dov’è il rispetto delle regole e della legge “uguale per tutti”, se ogni norma che riguarda la giustizia viene ritagliata su misura delle esigenze processuali del residente del Consiglio?
Che ne pensate della prescrizione breve, alla faccia della sicurezza e dell’ordine?
Io so solo che, personalmente, non me la sentivo di fare finta di non vedere e di non capire…
Chiedo, retoricamente, a voi quale sia la strada del civile dissenso da un modo di essere e di far politica che non mi rappresenta.
Io mi sono risposto lasciando l’incarico di governo (non succede molto spesso e non c’è proprio tornaconto personale in una scelta del genere) e tornando a ricostruire con Fini – con il quale voi, come me, siete stati per una vita – un partito che sia testimone di una certa idea dell’Italia e di Trieste in quell’Italia. So che è difficile, ma so anche che ne vale la pena.
Mi piace, in proposito, citare Kipling che scrisse al figlio “sarai uomo quando in un colpo solo sai rischiare quanto hai avuto dalla vita e perderlo per poi ricominciare la tua partita”.
Non vi chiedo di condividere la stessa scelta, anche se ricordo come ognuno di voi, un tempo, proclamasse con fierezza di essere “diverso” rispetto ad altri modi di essere e di vedere la destra.
E questo vale anche e tanto più a Trieste, dove un certo mondo è la quintessenza dell’immobilismo e della mera gestione di potere.
A voi, che mi dite o mandate a dire “meglio la Lega che Fli”, chiedo cosa resta delle nostre battaglie sull’italianità .
Era tutto solo retorica? Io credo di no.
Continuo a credere, e noi di Fli continuiamo a credere, nel patriottismo, nel valore dei simboli, nella bandiera e nel legame tra le generazioni che costituisce, con la lingua e lo spirito, il collante vero dell’unità nazionale.
Ho l’orgoglio di avere legato il mio nome alla legge che ha istituito il giorno del Ricordo, dedicato a Trieste e all’Istria, a genti e memorie che hanno trasmesso italianità e sacrificio.
Io ho un’idea di Trieste, di modernità nella tradizione, fortemente legata alla sua identità italiana, interprete di un progetto nazionale nella nuova realtà europea.
Credo in un’italianità che include e che è nella storia e nella tradizione della destra di cui, consentitemi, abbiamo almeno lo stesso diritto di rivendicare continuità storica e culturale.
Roberto Menia
coordinatore nazionale Futuro e Libert�
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Maggio 7th, 2011 Riccardo Fucile
DURANTE UNA CENA ELETTORALE PER LA MORATTI, L’EX COLONNELLO DI AN, DEGRADATO ORMAI A CAPORALE DI GIORNATA E A MACCHIETTA DI PALAZZO GRAZIOLI, OFFENDE TUTTE LE DONNE… DIFFICILE PER LUI COMPRENDERE CHE CONTI IL CERVELLO NELLA VITA, NON SOLO LE CHIAPPE (SULLA POLTRONA)… CHE PROPRIO LUI POI PARLI DI ESTETICA E’ QUANTOMENO UMORISTICO
Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, durante una cena elettorale del Pdl a Milano a sostegno della ricandidatura di Letizia Moratti ha ironizzato su l’aspetto estetico delle parlamentari di centrosinistra, rimarcando come nessuna eletta nel centrodestra è tanto brutta quanto quelle dello schieramento avversario
“Dicono che Berlusconi fa eleggere solo le donne belle – ha affermato La Russa, prendendo la parola dal palco dell’hotel Quark al termine della cena – Non è vero, ci sono alcune elette non belle anche da noi, ma certo non raggiungono l’apice della sinistra, di donne di cui non faccio il nome”.
La battuta di La Russa sulle donne del centrosinistra arriva a tre giorni dagli apprezzamenti del coordinatore lombardo del Pdl, Mario Mantovani che sempre in una cena elettorale di partito aveva ironizzato su Rosi Bindi e Paola Concia, scatenando le polemiche dell’opposizione.
Non sappiamo se l’ex colonnello di An, degradato sul campo della destra italiana a povero caporale di giornata e a macchietta di palazzo Grazioli, pronunciando queste offensive parole verso il sesso femminile in genere, avesse vicino uno specchio in cui verificare le proprie fattezze o se fosse in preda a un’overdose alcolica.
Ma riteniamo che un ministro della Difesa di qualsiasi Stato occidentale, dopo aver pronunciato tali parole, sarebbe stato accompagnato a calci nel culo alla porta di qualsiasi governo di centrodestra che si rispetti.
Per molto meno tale è il trattamento che Sarkò, la Merkel e Cameron hanno riservato a esponenti del loro schieramento.
A dimostrazione che in Italia non esiste una moderna destra, ma un becero governo affaristico-razzista, dove hanno cittadinanza non tanto i “belli” quanto i “bulli” del quartierino.
Abituati a non valutare il cervello femminile, ma solo le chiappe.
Come quelle che loro tengono attaccate con il bostik alla poltrona.
Saluti al caporale Nosferatu.
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Maggio 4th, 2011 Riccardo Fucile
POCO PRIMA CASINI AVEVA ATTACCATO BERLUSCONI RICORDANDO CHE STRANAMENTE E’ AMICO DI TUTTI I DITTATORI DEL PIANETA, DA GHEDDAFI A BEN ALI, DA PUTIN AL PRESIDENTE DELLA BIELORUSSIA LUKASHENKO… IL MINISTRO VIENE RIPRESO MENTRE CHIEDE A UN COLLABORATORE: “MA CHI E’ QUESTO?”
Quando militava nel Msi milanese stava sulle balle a molti militanti in quanto ritenuto un parolaio raccomandato.
La sua origine benestante lo rendeva inviso alla base che vedeva già allora una certa spocchia negli atteggiamenti del “figlio del senatore La Russa”.
Dopo un periodo da “desasparecido”, in seguito agli incidenti milanesi, ‘Gnazio riemerge grazie ai buoni uffici di donna Assunta Almirante che si era rivolta a lui per trovare occupazione a un congiunto.
Ed ecco Nosferatu scalare le posizioni all’interno del Msi, in simbiosi con l’altro paracarro finiano di allora, Maurizio Gasparri.
Uno a Milano, l’altro a Roma, creano la corrente finiana per eccellenza, quello dei “giovani vecchi” rampanti e ambiziosi che poi troveranno la consacrazione in An.
Ripuliti da vecchie nostalgie, in nome delle quali amavano vincere i congressi contro chi avrebbe voluto un moderno partito “sociale”, portabandiera del conservatorismo più becero, a contatto del Berlusca si sentono improvvisamente dei miracolati.
Chi si scopre statista, chi esperto in telecomunicazioni, chi ministro, chi capogruppo.
Il peggio non è però tanto essere arrivati a questi incarichi, è quello di credere di esserne all’altezza.
Presi da ambizione smodata e a forza di frequentare i salotti di Palazzo Grazioli, saranno loro, dopo aver fatto da servi a Fini per decenni, a tradirlo nel momento del bisogno.
Dimenticando che se hanno un posto politico al sole e non in un consiglio di circoscrizione, lo devono al Gianfri.
La quota 70-30 all’interno del Pdl permette loro di “promuovere” una corte di ex An devoti al “due di coppe” e di poter contare su una truppa di adepti da mettere sul tavolo della trattativa con Silvio.
Fino alla nomina di ‘Gnazio a triumviro e ministro della Difesa.
Ma l’ex portatore di pastore tedesco con dama bionda al seguito ai comizi missini èin fondo un tipico italiano.
Di quelli che se gli dai una divisa rischi di vederlo trasformato in generale anche nell’atteggiamento.
Se poi uno è già presuntuoso di suo, addio equilibrio.
Vedere ‘Gnazio da Santoro o da Floris è uno spasso: sguardo ieratico da invasato, atteggiamenti isterici, modo di porsi spesso arrogante, oscilla tra spocchia e vittimismo, strilli e accuse per tutti, passato e presente, difese penose e arringhe senza costrutto.
Persino controproducente per chi lo manda.
Ricordiamo la sua mitica frase prima delle Regionali, quando nel Pdl si temeva il sorpasso di Zaia in Veneto, dopo aver negato la ricandidatura a Galan: “Non ci sarà nessun sorpasso della Lega, andrò personalmente a fare campagna elettorale in Veneto”.
C’ è andato, il Pdl è crollato e la Lega è volata avanti.
In altri tempi, dopo una figura del genere, un politico si sarebbe dimesso, in altri ancora sarebbe stato cacciato.
Con Silvio no, vieni inviato a rappresentarlo a Ballarò, come ieri sera.
Ma che ti combina ‘Gnazio, profondo conoscitore della politica europea?
Di fronte ad uno scontato attacco di Casini a Berlusconi, in cui il segretario Udc si chiede come sia possibile che Silvio sia amico di tutti i dittatori, da Gheddafi a Ben Ali, da Putin a Lukashenko ( il presidente che indice elezioni farsa e che Silvio ha omaggiato durante l’unica visita ufficiale di un leader europeo in Bielorussia), il ministro prima sorride nervoso.
Poi, al rientro in studio, mentre il conduttore Giovanni Floris gli da’ la parola, ‘Gnazio viene ripreso mentre, con un collaboratore alle sue spalle, si informa sul dittatore bielorusso, evocato poco prima dal leader Udc: “Lukashenko, chi e’ questo?”, chiede il ministro.
Chissà che avrà pensato Lukashenko, stamane, leggendo le agenzie.
Forse: “La Russa? ma chi è costui?”.
Beh, si può anche informare, ma in ogni caso non ha perso niente.
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Aprile 30th, 2011 Riccardo Fucile
GLI UOMINI DI RAMPELLI ALLA CONQUISTA DELLE CARICHE: DALL’EX MATTATOIO ALL’AUDITORIUM E SOGNANO GIORGIA MELONI SINDACO… DALLA MILITANZA MISSINA DOVE C’ERANO DA DIVIDERE SOLO I RISCHI ALLA SPARTIZIONE DELLE POLTRONE TRA CORRENTI
Più che una fronda è una guerriglia. 
Dall’uso dell’ex Mattatoio alle nomine all’Auditorium, dal restauro del Colosseo fino alla gestione del teatro Elsa Morante al Laurentino 38, ogni giorno il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, è sotto botta.
Ad attaccarlo sono soprattutto i suoi, o almeno quelli che sulla carta dovrebbero essere i suoi, i “rampelliani”, cioè gli amici e i seguaci di Fabio Rampelli, ex missini ed ex aennini conosciuti a Roma anche con il nome di “Gabbiani”, dall’uccello bianco stilizzato ad ali spiegate che hanno scelto per i manifesti.
L’attacco dei Gabbiani al Campidoglio è concentrato sulle faccende della cultura e dell’urbanistica, materie predilette dal capo, un architetto che fa parte della commissione Cultura della Camera.
Nell’urbanistica i rampelliani stanno lasciando appena le briciole al sindaco e fanno cappotto con la fondazione Cesar grazie a un approccio meticoloso e mercantile, basato sulla cattura di risorse pubbliche da elargire a soggetti considerati affidabili, sull’esempio di Comunione e Liberazione.
In ambito più strettamente culturale hanno due punti di riferimento: il capo delle biblioteche romane, Francesco Antonelli, e Federico Mollicone, attivista del Colle Oppio, presidente della Commissione cultura del Campidoglio. Proprio per Mollicone i Gabbiani avrebbero voluto molto di più da Alemanno, la nomina ad assessore alla Cultura al posto di Umberto Croppi che se n’era andato sbattendo la porta al momento del titanico scontro Fini-Berlusconi. L’esito del rimpasto di giunta è stato, però, di segno opposto alle aspettative rampelliane e ha innescato la guerriglia che covava dal 2008, quando in campagna elettorale i Gabbiani furono emarginati da Alemanno, poi estromessi al momento delle decisioni per la nuova giunta e infine tacitati con due soli assessorati, a Laura Marsilio (Giovani e scuola) e Fabrizio Ghera (Lavori pubblici), più una sfarinata di nomine nel sottogoverno delle municipalizzate.
Dal recente rimpasto i Gabbiani si attendevano se non un risarcimento, quanto meno la conferma delle poltrone.
E la delusione è stata forte quando hanno constatato che i seguaci del senatore Andrea Augello, l’amico-nemico storico, potevano brindare avendo conservato le posizioni grazie ad una accesa riunione notturna con il sindaco, mentre loro, i rampelliani dovevano rinunciare al posto della Marsilio.
Da quel momento è partito l’attacco a testa bassa: per esempio il Gabbiano Mollicone per fermare Della Valle al Colosseo non ha esitato a sparare direttamente sul traditore Alemanno, mentre per bloccare il rinnovo dell’amministratore dell’Auditorium, Carlo Fuortes, considerato un veltroniano, ma non inviso ad Alemanno, si è spinto fino a fornire alla stampa dati fallimentari ma fasulli sulla gestione della struttura, poi smentiti dalla Siae.
In aperto contrasto con il sindaco, l’assessore Ghera si è invece mobilitato per allontanare dalla Città dell’Altra Economia al Mattatoio i negozianti e i gestori di bar e ristoranti equo-solidali considerati poco amici.
Con l’ausilio di Francesco Coccia, direttore del dipartimento, Ghera si è inventato un bando per cacciarli, senza nascondere la volontà di sostituirli con gente di “area”.
Lo stesso Ghera ha inoltre preteso da Alemanno che la gestione del teatro Elsa Morante fosse affidata ai Lavori pubblici da lui diretti, anche se ovviamente con il teatro questo assessorato non ha niente da spartire. L’attacco dei Gabbiani al sindaco punta a risultati immediati, ma anche a obiettivi strategici.
Il più importante è il nome del futuro candidato a sindaco di Roma.
Nella testa dei rampelliani il logoramento di Alemanno dovrebbe essere propedeutico all’ascesa di Giorgia Meloni, attuale ministro della Gioventù, rampelliana di ferro, anche se proprio la sua nomina ministeriale procurò a suo tempo momenti di acuta tensione nella corrente.
Ossessionato dal rispetto ferreo delle gerarchie, Rampelli ci rimase male a vedere una “sottoposta” che lo sopravanzava in carriera ed ebbe modo di farlo presente con parole assai aspre all’autore della scelta, Gianfranco Fini, allora capo del partito.
Oltre al culto della gerarchia, i Gabbiani hanno un forte senso della comunità e della famiglia.
Nonostante molti viaggino in auto blu, ogni tanto si ritrovano nella grotta-sede di Colle Oppio, il covo in cui nacquero negli anni Ottanta protetto da una cancellata e da una porta in ferro che lo fa sembrare un bunker.
Per la sua famiglia Rampelli ha tatto quel che poteva inserendo la sorella nella lista per le Regionali del 2010, un elenco poi manomesso all’ultimo istante su ordine di Berlusconi.
Dopo Rampelli, il secondo del gruppo è Marco Marsilio, anche lui deputato Pdl ed anche lui assai devoto alla famiglia avendo fatto assumere all’Atac la sua compagna Stefania Fois e avendo spinto la sorella Laura come assessore.
Sempre in onore della famiglia e dei Gabbiani, Laura attraverso il suo assessorato fece arrivare un bel po’ di contributi all’associazione culturale del marito.
Daniele Martini
(da “Il Fatto Quoridiano“)
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Aprile 17th, 2011 Riccardo Fucile
BERLUSCONI, ESPERTO IN MATERIA, PARLA DI “PATOLOGIE” NEL PARTITO E IPOTIZZA ANCHE UN CONGRESSO ANTICIPATO… REGOLAMENTO DI CONTI TRA EX AN ED EX FORZISTI
Silvio Berlusconi le chiama «patologie». 
Nel suo intervento fiume all’Eur non ne ha solo per magistrati e sinistra, ma anche per il partito.
Un segnale forte a ministri, colonnelli e fazioni tutte interne al Pdl ormai in guerra.
Basta, dice il premier: «Dobbiamo togliere tutti gli elementi negativi», afferma di fronte ai nuovi adepti di Michela Vittoria Brambilla.
Per continuare a vincere, aggiunge, «abbiamo bisogno di nuove forze e di entusiasmo».
Insomma, il Cavaliere per stoppare le lotte (nemmeno più) sotterranee ancora una volta si appella a quello spirito del ’94 che fu di Forza Italia e che da tempo lamenta essersi perduto nel Pdl.
Non a caso aggiunge che «chi si occupa delle cose di Roma è lontano da quello che accade in periferia, ma un partito vero deve radicarsi sul territorio». Dunque basta arroccarsi al potere: «Vogliamo spalancare la porta a chi vuole impegnarsi per migliorare il Paese».
Il nuovo è la creatura affidata alla Brambilla, a metà tra Tea Party e sindacato, con mille sedi in tutta Italia: “Il Pdl al servizio dei cittadini”. Entusiasmo contro potere.
«Chi entra in un partito con entusiasmo con il tempo, appena acquisisce un po’ di potere locale, guarda con sospetto gli altri».
È questo che sta accadendo anche nel Pdl.
Hanno lasciato il segno le cene degli ultimi giorni tra ministri e le guerre tra ex azzurri ed ex An (fazioni a loro volta non omogenee).
E la tregua fino alle amministrative sancita all’hotel Valadier non deve avere rassicurato più di tanto il premier.
Il fedelissimo Osvaldo Napoli conferma «la tendenza a costituirsi in oligarchia».
Il pensiero di Berlusconi è interpretato anche dalla fidata Santanchè, «è il momento di lavorare tutti insieme per le elezioni». Poi però aggiunge: «Squadra che vince non si cambia».
È qui che un fedelissimo del premier spiega che se il centrodestra vincerà la tornata elettorale il premier si intesterà il trionfo.
Se dovesse andare male a Milano e Napoli, invece, «scaricherà tutto sul partito, accelerando il suo cambiamento con il coordinatore unico e l’azzeramento delle quote tra azzurri e An».
E la tentazione che il Cavaliere ha esternato privati è proprio quella di «anticipare il congresso» che aveva genericamente promesso entro il 2012. Un passo deciso verso il repulisti interno.
Chi il Pdl lo vuole cambiare davvero è invece Beppe Pisanu.
Attaccato dal centrodestra per aver proposto con Veltroni «un governo di decantazione», il presidente dell’Antimafia risponde così alla domanda di uno studente.
«Cosa ci faccio nel Pdl? Cerco di cambiarlo, finchè ci rimarrò».
Il senatore ricorda Socrate che accetta la condanna a morte perchè «giusta o sbagliata, quella era la legge».
Poi un richiamo alle norme ad personam ancora più chiaro: «La legge deve essere uguale per tutti e la sua violazione da parte di un rappresentante dello Stato è molto più grave in quanto ciò che viene consentito al semplice cittadino può non esserlo per lui».
Non a caso aggiunge che «moralità pubblica e privata coincidono».
Vedi Arcore, Rubygate e bunga bunga.
Insomma, per Pisanu «senza limiti all’esercizio del potere non vi è democrazia ma assolutismo e arbitrio».
Alberto D’Argenio
(da “La Repubblica“)
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Marzo 25th, 2011 Riccardo Fucile
CHI CERCA DI FARE IL FALCO AZZOPPATO, CHI IL PESCE BOLLITO, CHI E’ TRAVOLTO DALLO TSUNAMI ROMANO…SI AGGRAPPANO ALLA ZATTERA DEL RAPPORTO 3 A 7, MA GLI EX AN SI SONO PERSI PER STRADA E E IN PROSPETTIVA ANCHE LA POLTRONA
La battuta, sulle note di Mameli, sfugge a un autorevole senatore del Pdl
ed è la sintesi perfetta di un dramma in corso: “Che schiava della Lega Silvio la creò”.
Il soggetto è la destra politica degli ex An, quelli rimasti nel partitone carismatico dopo lo strappo di Gianfranco Fini.
Per loro poco futuro e niente libertà dopo l’uno-due micidiale del 17 marzo unitario e della crisi libica.
Il rischio estinzione è tutto nel ghigno nervoso di Ignazio La Russa, ministro della Difesa nonchè triumviro del Pdl.
Nei giorni della festa del centocinquantesimo, La Russa è stato contestato e fischiato, poi si è aggirato invano per Montecitorio con un tricolore in mano mai sbandierato perchè oscurato, il ministro, dalla diserzione leghista di massa al solenne discorso di Napolitano.
Stessa storia sull’intervento contro il Colonnello di Tripoli, amico del Caimano.
Per ritagliarsi un ruolo, incalzato anche dai generali, il titolare della Difesa si è dimostrato da subito un falco.
Sconfitto ancora una volta.
Come rivelano le telefonate del premier, furibondo per questo interventismo d’antan sul bel suol d’amore.
E come conferma il solito fuoco amico del Carroccio: “ministro che parla a vanvera” (Bossi); “ministro della Guerra per un neocolonialismo” (Calderoli).
Risultato: oggi che spazio ha la componente ex An nel Pdl?
Continua, senza pietà , l’autorevole senatore di provenienza azzurra: “Forse non serviva la guerra di Libia per certificare questo processo di estinzione”. Aggiunge Carmelo Briguglio, finiano di Fli: “Non c’è riuscito Fini a creare un destra politica non berlusconiana nel Pdl figuriamoci La Russa e Gasparri. Stanno subendo e ingoiando di tutto, comprese le nuove leggi ad personam del Cavaliere”.
Dopo le informative del governo, a Palazzo Madama, La Russa, Gasparri e Altero Matteoli, ministro delle Infrastrutture si sono appartati per mezz’ora.
A “Ignazio e Maurizio”, Matteoli ha manifestato tutte le sue “perplessità su questo intervento” in cui “siamo stati tirati per i capelli”.
Quasi la stessa posizione del Carroccio (e di Berlusconi), espressa da Marcello De Angelis, deputato ex alemanniano oggi vicino a Matteoli, sul sito della rivista “Area” in un editoriale intitolato “Perplessità sull’attacco alla Libia”.
Certo, non la stessa linea di La Russa, che ieri ad alcuni senatori ha confidato anche di “aver limitato il protagonismo della Lega” nella risoluzione comune della maggioranza.
Limitazione di cui pochi si sono accorti nella stesura finale. Tant’è.
Oggi nel Pdl deambulano senza meta i resti di quelle che furono le tre correnti del finto unanimismo finiano al congresso di An del 2002, a Bologna.
I berluscones ex tatarelliani di La Russa e Gasparri, con il primo meno subalterno del secondo al Cavaliere.
I liberal di Matteoli (senza più Urso).
I sociali di Alemanno, ormai azzoppato da scandali e figuracce della sua giunta di Roma e che nella vicenda libica è intervenuto solo per pentirsi di essersi affacciato con Gheddafi dal Campidoglio.
Schiacciati tra il Caimano e il Senatùr, gli ex An hanno fissato la soglia di sopravvivenza nel famoso trenta per cento strappato da Fini nel patto di fondazione del Pdl: il 70 per cento dei posti agli ex azzurri, il 30 ai postmissini. Da tempo i falchi già forzisti vanno dicendo che il rapporto va rivisto a loro favore dopo l’uscita di Fini.
Ed è per questo che gli ex an resistono barricati dietro una minaccia di La Russa a Cicchitto mai archiviata: “Se saremo costretti faremo anche noi i gruppi autonomi”.
Come a dire: addio Pdl.
Del resto, il paradosso della fusione è che anche senza la famigerata amalgama gli ex an si sono persi per strada.
Ritrovarla non sarà facile.
Dice Pasquale Viespoli, senatore finiano del Pdl, poi di Fli, infine nel gruppo della Coesione Nazionale: “La destra politica ha davanti un mare aperto da esplorare. C’è tutto un percorso da costruire, non esclusa la federazione”.
Più pragmaticamente, altri colleghi di Viespoli, andati in Futuro e Libertà e poi tornati indietro starebbero per riapprodare in Fli.
Un esodo senza fine, alla ricerca della destra.
Fabrizio D’Esposito
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Marzo 11th, 2011 Riccardo Fucile
L’ACCUSA PER GIORGIO MAGLIOCCO, SINDACO DI PIGNATARO MAGGIORE, E’ DI CONCORSO ESTERNO IN ASSOCIAZIONE MAFIOSA… E’ NELLO STAFF DELLA SEGRETERIA DI ALEMANNO, ASSUNTO PER CHIAMATA DIRETTA CON LA QUALIFICA DI DIRIGENTE
Il sindaco di Pignataro Maggiore (Caserta), Giorgio Magliocca, del Pdl, è stato arrestato
mattina dalla polizia con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa.
Magliocca, che ha 37 anni, è avvocato ed è stato consulente del ministero delle Telecomunicazioni quando era retto da Mario Landolfi; recentemente è stato nominato consulente anche dal sindaco di Roma, Gianni Alemanno: dal 2010 è nello staff delle segreteria assunto per chiamata diretta con qualifica di dirigente.
Secondo l’accusa, avrebbe consentito al clan camorristico Ligato-Lubrano di continuare a gestire beni che erano stati confiscati e che erano stati dati in gestione proprio al sindaco.
In particolare, anzichè destinare una villa e alcuni appezzamenti di terreno a scopi sociali, avrebbe permesso che l’edificio fosse devastato, anche con l’asportazione degli infissi, e che i terreni fossero coltivati.
A Magliocca gli agenti della squadra mobile hanno notificato ordinanze emesse su richiesta del procuratore aggiunto Federico Cafiero de Raho e dei sostituti Giovanni Conzo, Alessandro Milita e Liana Esposito.
Giorgio Magliocca è entrato giovanissimo in politica.
Nel 1998, a 23 anni, è stato eletto consigliere comunale di Pignataro Maggiore.
Nel 2000 è stato eletto consigliere provinciale di Caserta.
Nel 2002 la prima elezione a sindaco di Pignataro Maggiore con la lista «Alleanza Civica».
«In questa gestione – è scritto sul suo sito, Giorgiomagliocca.it – ha portato avanti le acquisizioni al patrimonio indisponibile dell’ente dei beni confiscati alla camorra».
Nel 2005 è stato riconfermato consigliere provinciale.
Nel 2006 è stato rieletto sindaco di Pignataro Maggiore con la lista «Alleanza Civica per le libertà » .
Ha ricoperto la carica di capogruppo di Alleanza Nazionale al Consiglio Provinciale di Caserta dal 8 maggio 2005 al 24 marzo 2009.
Sul sito del sindaco arrestato compare una fotografia dei pm Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, sotto cui c’è la scritta «L’Italia impariamo ad amarla come loro».
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Febbraio 28th, 2011 Riccardo Fucile
CONTRO LA “BECERODESTRA”, L’EX PARLAMENTARE DEL MSI ANNUNCIA: “PRENDO LA TESSERA DI FUTURO E LIBERTA”…”LA RUSSA COME RASPUTIN, GASPARRI UN INFORMATORE DELLA QUESTURA, MOFFA COME LA TAPPEZZERIA AL MURO”…”BERLUSCONI? UN VENDITORE DI TAPPETI CHE NON CONOSCE L’IDENTITA’ NAZIONALE”
Nei tempi del calciomercato. Nei tempi della follia, della miseria e della ferocia politica, è accaduto anche l’incredibile, quello che nessuno avrebbe osato immaginare.
Ovvero che uno dei più antichi avversari politici di Gianfranco Fini nel vecchio Movimento sociale, Tommaso Staiti di Cuddia, ex parlamentare, settantottenne, indomito polemista, fuori da qualsiasi partito, ha annunciato il grande passo: “Prendo la tessera di Futuro e Libertà , voglio stare al fianco di Fini in questa battaglia”.
Così, intervistare il salmone che corre controcorrente diventa un compito avvincente ed anche divertente.
Se non altro perchè del gruppo dirigente della ex An, Staiti conosce vita, morte e miracoli.
E anche perchè è convinto che quello di Fli sia l’unico treno per costruire in Italia la destra che non c’è mai stata: “antibigotta, libertaria e perbene”.
Scusi Staiti, ma quando abbiamo letto la notizia non ci credevamo
Eh, eh, lo capisco. Chi me l’avrebbe mai detto che sarei diventato finiano ad ottantanni…
Come se lo spiega?
Con la logica e con il carattere. Sono uno che non è mai andato una volta in soccorso del vincitore. Vedere quello spettacolo osceno dei venditori di tappeti che si offrono e che cambiano bandiera è stata per me una vera sofferenza.
Nomi, nomi
Ho letto l’intervista in cui l’on. Belotti diceva di aver fatto cabaret. Dava a se stesso del buffone per motivare la sua scelta di abbandonare Fli. Mi ha fatto pena, anche umanamente.
Eppure lei ne ha viste tante
In 60 anni di carriera politica è uno dei punti più bassi che abbia mai visto a destra
Poi lei dice che c’è anche una ragione politica
Eccome, altrimento sarei un pazzo emotivo. Ho apprezzato il coraggio di Fini. Ha avuto la forza di mettere in gioco tutto per una idea. Questo ha suscitato in me persino ammirazione.
Se ci legge, Fini penserà di avere le traveggole
Invece gli ho anche telefonato per dirglielo. Lui sta facendo adesso l’operazione politica più importante che andava fatta a destra negli ultimi 50 anni: la separazione della destra da quella che io chiamo la “Becerodestra”
E che cosa la distingue?
Se vogliamo semplificare possiamo dire così: la guerra fredda e il muro di Berlino hanno costretto a stare insieme due cose che non avevano nulla a che fare l’una con l’altra. Il bigottismo, il conservatorismo e i valori più retrogradi, con la storia di uan destra innovatrice, progressista ed evoluta sul piano civile.
E Fini ha scelto la seconda strada?
Direi proprio di sì: ci portiamo dietro due scorie insostenibili e speculari del Novecento. il luogocomunismo e la becerodestra. Il miglior interprete di quel modo di pensare è Silvio Berlusconi.
Gli ex An che stanno nel Pdl dicono che non esiste una destra al di fuori di Berlusconi
Ah si? E allora è la migliore prova che sia possibile. Vede, io ho delle responsabilità terribili su La Russa
Cioè?
Me lo ricordo quando pascolava in piazza San Babila con la fidanzata bionda e il cane lupo. Era una specie di Rasputin missino, non era amato dai camerati perchè lo consideravano un fighetta. Io credevo che avesse delle doti e lo imposi come dirigente, a Milano, in una riunione finita a sediate
E ora?
Come vorrei che mi avessero steso e quella carriera non fosse iniziata
E Gasparri lo ricorda?
E’ quello che è cambiato meno. Aveva già allora la fisiognomica e i modi dell’informatore questurile. Se c’era un angolo buio, in una sezione, lì c’era Gasparri che declinava organigrammi nell’ombra
E’ vero che ha avuto parole dure anche per Moffa, suo ex compagno di corrente?
Vere, direi. Moffa è uno che fa poliitca da mezzo secolo, con il complesso di colpa più drammatico per un politico. Si confonde con la tappezzeria del muro che ha alle spalle. Per far parlare di sè ha dovuto tradire in modo miserabile, intruppandosi in quella trovata satirica che è il gruppo dei responsabili
Ma esiste davvero la destra progressista che lei sogna?
Eccome. Forse, ora che son caduti i muri, c’è la possibilità di costruirla davvero.
Mi dica cosa non va di questa destra berlusconiana
Sa, io sono uno che Cicchitto lo vede sempre con il cappuccio nero in testa
Ma lei come si definisce?
Ateo, spiritualista, progressista e liberale. Vedrete, questa destra c’è, e prenderà più voti senza Barbareschi e Belotti che avendoli tra le sue fila
Ma è sicuro che Fli non abbia posizioni di sinistra?
Quando ho visto Berlusconi che baciava la pantofola a Gheddafi e usava le nostre frecce tricolori per regalargli il teatrino mi son vergognato di essere italiano. Berlusconi è quello. Un venditore di tappeti che non conosce l’identità nazionale. E’ ora di chiudere con la vergogna del berlusconismo una volta per tutte. E il tempo è questo.
Luca Telese
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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