Agosto 10th, 2016 Riccardo Fucile
ADOZIONI IN CALO NEL 2015, SITUAZIONE ANCORA GRAVE AL SUD… MA SIAMO ANCORA LONTANI DAI PAESI CIVILI
Il fenomeno del randagismo in Italia è «apparentemente in flessione», con una diminuzione del 22,40% dei cani nei canili negli ultimi 10 anni.
Esistono tuttavia delle discrepanze tra il Nord del Paese e il Centro-Sud, dove le presenze nei canili sono ancora molto alte e dove a questo numero si somma quello degli animali vaganti sul territorio, la cui riproduzione è spesso incontrollata.
È quanto emerge dal Dossier Randagismo 2016 pubblicato dalla Lega Anti Vivisezione. In base ai dati forniti alla Lav da tutte le Regioni e Province autonome a eccezione di Emilia Romagna, Calabria e Sicilia, erano 92mila i cani presenti nei canili-rifugio nel 2015, a fronte dei quasi 120mila del 2006.
Gli ingressi nei canili sanitari sono invece stati 51mila l’anno scorso contro i 104mila del 2011.
Nell’arco di 10 anni le due tipologie di canili sono aumentate, con 959 strutture sul territorio nazionale e una maggiore presenza in Puglia, Piemonte e Campania.
Il numero di cani randagi resta ancora importante in Campania, Basilicata, Sardegna e Lazio, spiega la Lav, evidenziando che il costo per la cura dei cani presenti nei canili italiani «nel 2015 sfiora i 118 milioni di euro» ed è «un dato calcolato al ribasso». Moltiplicando la cifra per sette anni, tempo medio della permanenza in canile in assenza di adozione, si superano gli 825 milioni di euro.
E le adozioni sono in calo, seppure lieve: -1,3% nel corso dell’ultimo anno, dai 33.202 del 2014 ai 32.764 cani del 2015.
Sempre stando al report, i gattili sembrano pressochè assenti, con 79 strutture in Italia, mentre «scarsissimi e incompleti» sono i dati sulle colonie feline, il cui primato è detenuto dalla Lombardia con 11.595 colonie nel 2015. Seguono il Veneto (7.682), le Marche (6.072) e la Toscana (5.341).
La Lav sottolinea infine la carenza di sterilizzazioni: nel 2015 sono stati sterilizzati soltanto 26.044 cani e 50.513 gatti.
(da “La Stampa”)
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Agosto 9th, 2016 Riccardo Fucile
L’HA ATTESA PER MESI A BUENOS AIRES DAVANTI ALL’ALBERGO
Fare l’assistente di volo non è facile. Su e giù dagli aerei, sempre in giro per il mondo. Una vita
stressante che spesso incide sui rapporti personali, fatti di relazioni a distanza o amori passeggeri. Ma c’è chi ha trovato un amore fedele, instancabile e gioioso.
È la storia di Olivia Sievers che, in uno dei suoi tanti viaggi fra la sua Germania e l’Argentina, ha incontrato un amico, o, meglio, l’amico della sua vita.
Passeggiando nei pareggi di un albergo di Buenos Aires, la donna ha incontrato un cane randagio.
Un po’ di cibo, qualche carezza e l’affetto che la vita di strada di certo non regala. Pochi istanti per creare un legame unico.
Così quel cane ha iniziato a seguire e ad aspettare quella donna, ancora ignara di aver fatto un incontro speciale.
«Ho cercato di cambiare più volte strada, non volevo che mi seguisse all’hotel – racconta Sievers al Noticiero Trece -, ma non è stato possibile. Era sempre dietro di me, continuava a seguirmi ovunque. Ci ho provato per un’ora, ma lui era sempre lì con me, mi continuava a seguire. Era davvero contento che qualcuno gli avesse dato qualche attenzione».
Rubio, così come è stato poi chiamato, ha raggiunto così l’ingresso dell’hotel e non ha più voluto andarsene. La hostess è così uscita e gli ha dato una coperta perchè non avesse freddo.
Il giorno dopo Sievers è ripartita, con la sua vita fatti di viaggi e aerei, forse neanche più pensando a quel quattrozampe così affettuoso.
Ma per Rubio non è stata la stessa cosa. Quei pochi istanti sono stati un colpo di fulmine.
E quando la donna è tornata mesi dopo in quella città , in quell’hotel, lui era ancora lì ad aspettarla, pronto a ricevere una coccola tanto attesa quanto desiderata.
E così è stato per altri viaggi. La hostess si era anche adoperata per trovargli una famiglia che lo adottasse, ma nulla: Rubio è scappato anche da quella casa per tornare lì, all’hotel ad aspettare la sua amica umana.
Di fronte a un amore così intenso e fedele, Sievers ha messo da parte le sue preoccupazioni e ha deciso di adottarlo, portandoselo con lei in Germania.
Lei continuerà a volare, sapendo che al suo ritorno c’è sempre qualcuno a volerle regalare una leccata speciale.
Fulvio Cerutti
(da “La Stampa”)
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Gennaio 15th, 2016 Riccardo Fucile
AVEVA COMMOSSO FAVIGNANA DOPO CHE ERA RIMASTO VICINO ALLA BARA DEL PADRONE DURANTE I FUNERALI… SALVATO DAI VETERINARI, IL SINDACO HA PAGATO L’OPERAZIONE
Si regge sulle zampe a fatica, non mangia, beve poco, guaisce. 
«Se la caverà , ma è molto depresso», dicono i veterinari che l’altro ieri lo hanno strappato alla morte con un intervento chirurgico durato oltre due ore.
Tre proiettili aveva in corpo Leo, il cane che due mesi fa aveva partecipato al funerale del suo padrone – accovacciato accanto alla bara, ai piedi dell’altare – e lo aveva poi seguito fino al cimitero, a leccare la tomba e la fotografia.
«Povero Leo, povero Leo» dicevano qui a Favignana, la più grande delle Egadi, l’isola a forma di farfalla poggiata su un mare cristallino.
Peccato che il povero Leo, sette anni, nero come la pece, piangesse e si disperasse da mattina a sera, straziato dalla solitudine e dell’assenza di quell’uomo con cui passava giorni e notti, a dormire nello stesso letto, sotto la stessa coperta, a mangiare insieme, a girare per i vicoli solitari nelle sere d’inverno.
Solo l’uno, vedovo e senza amici, e solo l’altro.
Ma, morto l’uomo, Leo da domestico era diventato randagio, con il solo conforto di dormire nella stessa vecchia casa in cui le figlie del vecchio padrone gli consentivano di entrare.
Solo, a piangere per le strade sterrate di Favignana, a cercare cibo, ad abbaiare alla luna, a farsi dare del cane rognoso per un’innocua forma di allergia che gli aveva fatto perdere un po’ di pelo.
Finchè qualcuno, più infastidito degli altri, ha imbracciato il fucile e gli ha sparato.
Un proiettile è finito in un polmone, un altro vicino alla spina dorsale, il terzo non lontano dalla milza.
«L’ho trovato in piazza, accasciato, incapace di reggersi in piedi», racconta Cristina Mostacci, la volontaria dell’associazione Saie, Soccorso animali isole Egadi.
Da lì è partita una corsa contro il tempo. «Lo abbiamo messo in una gabbia e accompagnato in aliscafo sulla terraferma, a Trapani, dove il veterinario si è accorto che aveva un proiettile vicino al cuore e il pericardio spaventosamente ingrossato. Ha estratto quasi mezzo litro di liquido, finchè mercoledì abbiamo deciso di portarlo in una clinica specializzata», aggiunge la volontaria.
Leo, l’ultimo dei cani, è finito alla clinica Animal Care di Marsala, a zampe all’aria, sotto anestesia, mentre un’èquipe di cinque medici guidati dal cardiochirurgo veterinario Ignazio Pumilia cercava di togliergli dal corpo quei tre proiettili.
Gliene ha tolto uno, quello vicino alla milza, «che è stato consegnato alle forze dell’ordine per le indagini», assicura il sindaco dell’isola Giuseppe Pagato che ha sostenuto tutte le spese mediche e che su questa storia vuole andare a fondo.
Adesso i volontari sono alla ricerca di qualcuno che possa tornare ad amarlo. Qualcuno che lo prenda con sè. «Meglio fuori dall’isola», dicono.
Leo aspetta. E forse non spera.
Laura Anello
(da “La Stampa”)
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Agosto 16th, 2015 Riccardo Fucile
IN UN’ITALIA DOVE RIFIUTI UMANI INCITANO ALL’ODIO, L’INSEGNAMENTO DI CHI SA ESPRIMERE SOLIDARIETA’
Ha vinto Angelo, un meticcio di 4 o 5 anni, che ha vegliato Dasy, la cagnolina sua compagna uccisa da un’auto.
Il Premio Internazionale Fedeltà del Cane di S. Rocco di Camogli è così andato a un animale che ha dimostrato un’umanità maggiore di molti “due zampe”.
Angelo ha avuto una vita travagliata, costellata di sofferenze e privazioni.
L’undici luglio, per fortuna, per lui il vento è girato: è stato adottato da Annalisa Maschi, attraverso la pagina Facebook di “Plf”, ovvero il “Pelosi Liberation Front” che ad ora conta più di 50mila adesioni.
Angelo è un bel cagnolone dal dorso nero e le zampe marroni. È un meticcio, anche sei i tratti prevalenti sono quelli di un pastore tedesco.
La sua storia era balzata mesi fa agli onori delle cronache, ripresa anche dai media nazionali.
Avevano commosso le sue fotografie mentre vegliava il corpo ormai senza vita della cagnetta con la quale da tempo era ormai inseparabile.
Non voleva saperne di lasciarla sola, lì a Vallo della Lucania, sulla strada dove una macchina l’aveva falciata.
Le stava incollato, fedele come solo un cane (o comunque un animale) sa essere.
In un Paese dove in Tv qualche rifiuto umano istiga ogni giorno all’odio verso i propri simili, Angelo ci dimostra cosa voglia dire la solidarietà e l’amore.
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Luglio 13th, 2015 Riccardo Fucile
C’E’ CHI ANCORA RIESCE A REGALARCI UNA FAVOLA
Da Cuneo a Loano, dalle montagne al mare, sbattendo le ali con una fatica infinita, seguendo per
sei ore una invisibile traccia nel cielo.
Invisibile agli umani, perchè il gabbiano Jonathan quella traccia la vedeva eccome. E l’ha riportato diritto a casa, dal suo amico bagnino. Come in una favola.
La storia di Jonathan e Valerio inizia un anno fa, di questi tempi .
Il bagnino accoglie in casa propria un cucciolo di gabbiano, lo alleva come un papà amorevole, fino a diventare il suo amico “per le piume” e lo porta con sè sul trespolo della spiaggia dove lavora.
Trascorrono l’estate insieme ai bagni “Istituto San Giuseppe – Suore d’Ivrea”. Insieme in mare, insieme sul trespolo, insieme in ogni momento della giornata.
Poi arriva l’inverno, Valerio Tovano, cinquant’anni, decide di accogliere sul terrazzo di casa il giovane gabbiano.
Jonathan durante il giorno vola tra i suoi simili ma alla sera torna sempre a casa. Di recente, però, Valerio decide di trasferire Jonathan al centro di recupero per animali selvatici di Bernezzo, in provincia di Cuneo.
Per questioni di sicurezza, perchè non a tutti va bene che un gabbiano viva a così stretto contatto con gli esseri umani.
«Quest’inverno — racconta Valerio — Jonathan ha avuto una disavventura: è stato avvelenato. Per fortuna lo abbiamo soccorso in tempo. È stato in convalescenza per tre giorni. Lo tenevo nella cesta in cui è cresciuto. Dormivo accanto a lui sul divano. Il quarto giorno ha dato segni di miglioramento, ma non si è mai ripreso del tutto. Non si muoveva bene e il volo non era regolare come prima. L’ho riportato in spiaggia. È volato via. Non si è fatto vedere per otto giorni e ho pensato fosse andato a morire da qualche parte. Ma poi è tornato a cercarmi. Credo che quello che gli è successo ci abbia unito ancora di più».
Nonostante il legame, però, Valerio ha deciso di trasferire l’animale nel centro di accoglienza per animali: qui gli specialisti si sarebbero presi cura di lui e sarebbe stato al sicuro da altre brutte avventure.
«Al centro — racconta Valerio — i responsabili gli hanno accorciato le piume per impedirgli di volare, dato che la struttura non dispone di voliere nè di gabbie. In teoria, quindi, Jonathan non era in grado di scappare dal centro».
E invece ecco la sorpresa: dopo qualche giorno di separazione, Valerio si è ritrovato Jonathan davanti casa.
Alle dieci e mezza del mattino il gabbiano è scappato dal centro e alle quattro e mezza del pomeriggio era di nuovo in Riviera.
«Non potevo crederci — confessa Valerio — La sola frase che mi è uscita è stata: “Tu che ci fai qui?”.
Nemmeno il responsabile del centro ci credeva». Passata la sorpresa, Valerio ha riportato il suo amico alato in Piemonte: «L’ho portato via per la sua e la mia sicurezza — spiega — Ora sta bene. Per un po’ non potrà volare affatto, dato che gli hanno accorciato ulteriormente le piume, ma almeno avrà la possibilità di socializzare con i suoi simili. Entro novembre dovrebbe aver completato la muta e allora potrà spiccare di nuovo il volo. Spero potrà trovare una compagna e formare una famiglia». E Valerio?
«A fine stagione andrò a trovarlo senza farmi vedere. Mi manca molto, ma per il suo bene è giusto così. Ora potrà davvero volare libero, perchè lui è uno spirito libero. Fare il bagno e giocare insieme è stato fantastico. Io lo ricorderò per sempre».
Luca Berto
(da “il Secolo XIX“)
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Marzo 30th, 2015 Riccardo Fucile
LI AVEVA ACCUDITI CON AMORE: RICONOSCENTI, NON L’HANNO ABBANDONATA IL GIORNO DEL SUO FUNERALE
Per anni, ogni mattina, Margarita Suarez ha aperto la porta della sua casa a Merida, in Messico, per dare da mangiare ai cani randagi che pazientemente l’aspettavano fuori.
Riconoscenti per essersi presa cura di loro, gli animali hanno deciso di non abbandonarla il giorno del funerale e si sono presentati, in massa, alla camera ardente, per vegliare il corpo.
Sono stati i parenti della donna, pur sorpresi della loro comparsa, a farli entrare nella stanza: gli animali sono stati per molto tempo sdraiati e accovacciati sul pavimento, senza far rumore. Quando il carro funebre è partito poi i cani lo hanno seguito formando una specie di “processione”: hanno abbandonato la loro amata Margarita solo quando è stata portata via per essere cremata.
“È stato inspiegabile e meraviglioso – ha raccontato la figlia Patricia Urritia – quando il corpo è stato cremato si sono riattivati e quasi saltavano dalla gioia. Sembrava una festa”.
Il giornale locale “Misiones Online” ricorda la generosità della donna verso tutti gli animali: non usciva mai di casa senza una busta piena di cibo che distribuiva ai tanti cani e gatti randagi incontrati durante il suo tragitto quotidiano.
Gesti che le hanno fatto guadagnare un affetto incondizionato.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 13th, 2015 Riccardo Fucile
LA SPECULAZIONE DELLE AZIENDE FARMACEUTICHE VETERINARIE
Curare Fido costa caro. Lo sa bene la metà delle famiglie italiane proprietarie di un animale domestico. 
Il prezzo dei farmaci per gli amici a quattro zampe è in media tre/quattro volte superiore di quelli per l’uomo.
Anzi, può arrivare a moltiplicarsi per dieci o venti. Sebbene il principio attivo sia identico.
Facciamo qualche esempio. Il furosemide, un diuretico, nome commerciale “Diuren”, nella confezione da 30 compresse da 20 milligrammi costa 7,50 euro; appena 1,72 l’analogo per uso umano, il Lasix.
Per sei fiale di fitomenadione, nome commerciale “Vitamin K1 Laboratoire TVM”, indicato in caso di avvelenamento da rodenticidi (veleno per topi), si spendono 82 euro, cioè quattro volte in più del trattamento per uso umano con il “Konakion”.
È la legge infatti che impone di usare il farmaco veterinario per gli animali e solo in via eccezionale la versione umana
Una fiala da dieci millilitri di tramadolo cloridrato, il principio attivo dell’Altadol, un antidolorifico iniettabile, chi ha un pet (così chiamano gli inglesi gli animali da compagnia) la paga 9,20 euro; il farmaco per noi si chiama “Contramal”, ha metà del dosaggio, ed è in vendita a 3,30 euro.
Lo stesso discorso vale per gli antibiotici.
La spesa per 16 pastiglie di clindamicina cloridrato, sotto l’etichetta “Antirobe”, da somministrare al cane, è di 27, 82 euro; stessa molecola per noi, con un nome diverso, Dalacin C, a metà prezzo: 5,07 euro.
Il ragionamento non cambia se il pet soffre di depressione. Una scatola da 30 pastiglie da 5 milligrammi di clomipramina, un antidepressivo con il nome “Clomicalm”, costa 32,10 euro. Il prezzo al milligrammo dell’ “Anafranil”, l’equivalente per l’uomo, è di otto volte inferiore.
“È assurdo, si tratta della stessa molecola, ma quella per uso veterinario ha cifre da capogiro” è il commento di Giorgio Neri, veterinario e consulente del farmaco per Anmvi (associazione nazionale medici veterinari italiani).
“Fino a qualche anno fa la forbice era addirittura più ampia — continua -. È ovvio che costringendo il veterinario a prescrivere un farmaco registrato per uso animale piuttosto della specialità umana, identica, si fa l’interesse delle aziende farmaceutiche veterinarie“. Un piccolo impero che ogni anno in Italia muove un fatturato di circa 600 milioni di euro. Briciole a confronto dei 26,1 miliardi spesi nel 2013 per la salute umana.
Il 50 per cento del giro d’affari si concentra in quattro aziende: Merial, Zoetis Italia, Bayer (divisione veterinaria) e MSD Animal Health.
In apparenza nulla di strano. È la legge infatti che impone di usare il farmaco veterinario per gli animali e solo in via eccezionale la versione umana.
Attraverso le regole a cascata sull’uso in deroga, introdotto con il dlgs 119 del 1992: “Se non esiste nessuna specialità veterinaria autorizzata per una determinata specie e patologia — spiega Neri -, allora il veterinario può somministrare un farmaco off label, cioè registrato per la cura di un’altra malattia ma altrettanto efficace, o indicato per una famiglia di animali diversa. Solo in un’ultima istanza può prescrivere quelli autorizzati per l’uomo, anche se contengono lo stesso principio attivo e sono molto più economici”. La stessa cosa ripete il dlgs 193 del 2006.
Negli articoli 10 e 11 si precisa che l’uso in deroga è consentito, rispettivamente, negli animali da compagnia e in quelli destinati alla produzione di alimenti, ma sempre per il solo fine di evitare “stati evidenti di sofferenza”.
Una condizione molto limitante (considerato anche che l’animale non parla e la nostra percezione del loro dolore è molto debole).
Il motivo? Di nuovo, favorire il business del settore farmaceutico veterinario. Il consulente dell’Anmvi sottolinea un’altra contraddizione:
“Per esempio, il furetto, come i cani, può essere colpito da cimurro, ma nel suo caso non esiste un vaccino specifico. Se dovessi attenermi alle regole a cascata non potrei usare il medicinale autorizzato per il cane anche per il furetto, perchè lo scopo è preventivo, non curativo”.
Altro caso: “La filaria, di cui soffrono i canidi e il gatto, è documentata pure nel furetto. Ma la terapia preventiva, da fare nel periodo delle zanzare, è esclusiva per i primi”.
I farmaci generici per gli animali sono ancora un tabù. Il veterinario sulla ricetta deve per forza indicare il nome commerciale del medicinale (non il principio attivo come è d’obbligo per i nostri medici).
Un ex rappresentante veterinario del ministero della Salute ci rivela: “Noi abbiamo le mani legate, al ministero c’è un muro. Le industrie chiedono di proteggere i loro prodotti e trovano terreno fertile. Esistono dei farmaci, già registrati in veterinaria e nello specifico per il cane/gatto, che sono disponibili anche come generici, con un divario di costo significativo. Basterebbe che il ministero emanasse una disposizione secondo cui i generici già registrati per gli umani, a parità di composizione, siano di fatto considerati anche a uso veterinario. Ciò permetterebbe un risparmio di migliaia di euro. I vincoli attuali sono una follia e servono a garantire più la sopravvivenza dell’industria farmaceutica veterinaria che la tutela sanitaria degli animali”.
Tanto per renderci conto.
È disponibile il generico dell’amoxicillina, tra gli antibiotici più usati per la cura antibatterica, a soli quattro euro.
La versione branded veterinaria, il “Synulox”, costa dai 16,80 euro ai 19.90 (dipende dal dosaggio).
L’equivalente del Fortekor (benazepril è il principio attivo), un antipertensivo, prezzo 19,90 euro, vale 4,47.
Siccome lo Stato è il più grande proprietario di cani (ce ne sono 600mila rinchiusi nei canili sparsi per la penisola), converrebbe anche alle casse pubbliche dare l’ok ai generici per uso animale.
Conti salatissimi troppo spesso spingono a operare illegalmente.
Va a finire che i padroni danno di nascosto i farmaci per uso umano al proprio cane o gatto (spesso sbagliando i dosaggi).
Che i veterinari, rischiando multe da 1500 a nove mila euro, li prescrivano sottobanco al cliente in difficoltà economica.
Oppure, e questo è all’ordine del giorno nelle farmacie di paese, dove l’offerta veterinaria è ridotta, il farmacista consegna la versione umana del medicinale in mancanza di quello specifico.
Ordinarlo significherebbe aspettare anche una settimana mettendo in pericolo la salute dell’animale
A essere sul piede di guerra è il sindacato italiano veterinari liberi professionisti, Sivelp, che chiede da tempo la liberalizzazione del farmaco veterinario a parità di molecola.
E che per denunciare tutte le aporie del sistema, lo scorso settembre, ha lanciato un sito web, www.farmacoveterinario.it , insieme a Livia Di Pasquale, da anni volontaria nei canali, che ha sposato la causa. Intanto il mercato si ingrossa.
Nell’ultimo mese sono usciti dei nuovi stupefacenti, 4/5 volte più costosi dei nostri. Come il “Fentadon”: 16,08 euro contro i 3,10 del “Fentanest” (il principio attivo è il fentanil, lo stesso per entrambi). E il Buprenodale (buprenorfina è il principio attivo): 25 euro, mentre il “Temgesic”, per noi, ne vale 7,21.
La Fnovi (Federazione nazionale ordini veterinari italiani) non ignora il problema.
Tanto che a metà del mese ha fissato un incontro a porte chiuse con i rappresentanti della filiera, (l’Aisa, l’organizzazione delle aziende del farmaco animale, l’Ascofarve, quella dei distributori, e Federfarma, quella dei farmacisti) per capire il perchè dei prezzi così elevati.
Chiara Daina
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Settembre 17th, 2014 Riccardo Fucile
LA DENUNCIA DELL’AIDAA: “SI E’ INVENTATO TUTTO PER INCASSARE 100.000 EURO, ABBIAMO PROVE TESTIMONIALI”… SE FOSSE CONFERMATO, DESTITUIRE COLORO CHE FINO AD OGGI HANNO AVALLATO LA MESSAINSCENA, A TUTTI I LIVELLI ISTITUZIONALI
Il fungaiolo che ha accusato Daniza di averlo aggredito lasciandole soli alcuni graffi ha mentito e non è mai
stato aggredito dall’orso, ma si sarebbe inventato tutta questa storia al fine di intascare il risarcimento dello Stato che potrebbe arrivare a 100.000 euro e che gli servirebbe per ripianare alcune sue spese.
Questa pare essere la verità che emerge ora dopo ora e che nella giornata di oggi è stata messa nero su bianco da testimoni diretti e inviata da AIDAA alla Procura della Repubblica di Trento.
Se cosi fosse si tratterebbe di una operazione a tavolino senza precedenti che di fatto ha causato la morte di Daniza e che sta mettendo a rischio la vita dei suoi cuccioli.
AIDAA nel frattempo ha chiesto alla procura di Trento il sequestro delle cartelle cliniche dell’uomo e una visita fiscale da parte di una commissione medica indipendente.
Secondo i dati che l’associazione sta raccogliendo le cose non sarebbero andate come raccontato dal fungaiolo e gli sviluppi che potrebbero scaturire già nelle prossime ore sono assolutamente clamorosi.
“Occorre fare luce e alla base della morte di Daniza – ci dice Lorenzo Croce presidente di AIDAA- anzichè una aggressione ci troviamo di fronte a un tentativo di truffa ”
.
IL TESTO DELLA DENUNCIA
Il presidente nazionale dell’Associazione Italiana Difesa Animali ed Ambiente — AIDAA ha inviato secondo le modalità di legge un esposto-denuncia contro il fungaiolo che asserisce di essere stato aggredito da Daniza.
L’esposto al quale si accompagna una testimonianza firmata chiede formalmente che la procura di Trento
-proceda al sequesto delle cartelle cliniche del fungaiolo
– proceda ad una visita fiscale con un equipe di periti nominata dal tribunale sulle ferite presunte inferte ( o auto inferte) da Daniza al fungaiolo
– si accerti quanto sostenuto nella testimonianza secondo la quale il fungaiolo NON SAREBBE MAI STATO aggredito dall’Orsa Daniz
– Valuti i retroscena contenuti nell’esposto in merito alle vicende occorse dal 13 agosto ad oggi (compresi gli incidenti stradali di cui sono stati vittime alcuni esponenti di questa vicenda) ed il rapporto tra queste situazioni oscure ed il mondo economico legati alla realizzazione delle piste dal sc
– Valuti se esistrono gli estremi per le accuse di FALSO IDEOLOGICO, FALSO MATERIALE E TENTATA TRUFFA NEI CONFRONTI DEL FUNGAIOLO
– Valuti le ulteriori responsabilità in merito ai fatti che ruotano attorno alla vicenda Daniza e che vanno dal 13 agosto 2014 ad oggi, ne individui i responsabili dei possibili reati penali e li persegua
Lorenzo Croce
Presidente nazionale AIDAA
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Settembre 11th, 2014 Riccardo Fucile
ORGOGLIOSI DI ESSERE STATI DALLA PARTE GIUSTA, QUELLA DI UNA MADRE COSTRETTA A SCAPPARE PER LA LIBERTA’ DI FRONTE ALL’ARROGANZA DI OMUNCOLI INFAMI
Addio, Daniza. 
Per quasi un mese sei stata il simbolo di quella libertà agli animali negata. Sei fuggita in quei boschi che, per 14 anni sono stati il tuo habitat, il tuo nido, il tuo rifugio, condannata a morte da una giuria di omuncoli gretti e infami.
Sei fuggita via per aver difeso i tuoi bambini ed ora penso a loro; che fine faranno? Fino a ieri sera erano con la loro mamma, ora sono orfani.
Possiamo concepire qualcosa di più profondamente ingiusto del rendere orfani dei cuccioli ( umani e non )?
Con la tua morte, Daniza, abbiamo tutti noi perso l’ennesima occasione di evolverci, di acquisire consapevolezza sul nostro ruolo di animali che convivono con altri animali”.
Ti volevano rinchiudere in un recinto elettrificato, punirti per un gesto che tutti noi avremmo compiuto, la difesa dei nostri cari.
Ergiamo barriere, costruiamo muri, compriamo anti-furti, terrorizzati dal pensiero che qualcuno possa violare la nostra intimità , eppure, non abbiamo avuto nessun problema o rimorso a condannarti prima a morte e successivamente all’ergastolo.
Quante madri umane possono reggere il paragone con te, Daniza?
Hai difeso i tuoi piccoli, fuggendo con loro fino all’ultimo
Davanti alla tua morte l’umano ne esce sconfitto.
Ed io, così come tutti coloro che si sono battuti per la tua libertà , sono orgoglioso di essere stato dalla parte giusta, dall’unica parte che si potesse scegliere, quella di una madre in fuga con i propri bambini, costretta a scappare per la libertà .
Arrivederci, Daniza, in qualche posto migliore dove non ci saranno recinti o catene e dove tu sarai libera.
LIBERA veramente.
Ti abbiamo amata in tantissimi e la tua morte non sarà dimenticata.
Alessandro
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