Marzo 22nd, 2017 Riccardo Fucile
QUATTRO MORTI PER IL SUV SULLA FOLLA, MA L’ATTENTATORE NON HA ANCORA UN NOME…. SCOTLAND YARD: “FINO A PROVA CONTRARIA PENSIAMO A UN ATTO DI TERRORISMO”
Un suv piomba sulla folla, lasciando una decina di persone a terra. Si odono spari nel cortile del Parlamento. L’assalitore viene ucciso, non prima di aver accoltellato a morte un poliziotto.
E’ cominciato poco dopo le 15.30 italiane il pomeriggio di terrore di Londra, 12 anni dopo gli attacchi di Al Qaeda nella metropolitana e a una anno esatto dall’attacco dell’Isis nell’aeroporto di Zaventem, a Bruxelles.
L’edificio è stato posto in lockdown e i lavori della Camera dei Comuni sono stati sospesi. Il primo ministro Theresa May è stata evacuata. Scotland Yard ha fatto sapere che l’attentatore ha agito da solo, le vittime sono 4 (compreso il killer), i feriti 20 e che l’attacco viene trattato “come un evento terroristico“.
Secondo una prima ricostruzione, il suv di colore nero è piombato sulla folla su Westminster Bridge.
L’uomo al volante è sceso “armato di coltello“, è riuscito a entrare nel cortile del Parlamento, dove ha avuto una colluttazione con due agenti. Ne ha ferito uno, mentre l’altro è riuscito ad allontanarsi per chiamare i rinforzi.
Due agenti in borghese avrebbero quindi freddato l’assalitore.
Secondo il Daily Mail, la polizia ha sparato ad “un uomo che impugnava un coltello” all’interno dell’area dell’edificio, dopo che un’auto aveva falciato diverse persone sul vicino Westminster Bridge, prima di andare ad urtare contro le balaustre.
Il tabloid riporta che l’autista del mezzo è poi sceso armato di coltello tentando di fare irruzione nel compound. Diversi i colpi di arma da fuoco uditi intorno alle 14.35 (ora locale), dopo che è stato udito un forte rumore all’interno dell’area del Parlamento.
Il grande interrogativo che tutti si pongono subito dopo l’attentato è uno solo: l’assalitore è un terrorista di estrazione islamica?
Ipotesi che pare essere verificata la tv inglese Channel 4 diffonde il nome di Trevor Brooks, noto come Abu Izzadeen.
Imam di Clapton, di origini giamaicane ma nato nell’East London, Brooks è considerato un “predicatore d’odio“. Un vero e proprio schiaffo per l’intelligence britannica, visto che Brooks era noto alle autorità fin dal 2006, come portavoce di Al Ghurabaa, organizzazione musulmana messa fuori legge nello stesso anno.
Nel 2015 aveva fatto perdere le proprie tracce, prima di essere arrestato dalla polizia ungherese su un treno diretto a Bucarest, in Romania, e quindi rispedito in patria. Passano poche ore, però, è la notizia viene smentita: non è Abu Izzadeen l’attentatore di Westminster Bridge. Secondo la stessa Channel 4, che cita l’avvocato e il fratello dell’uomo, Brooks è ancora in prigione.
E in attesa che venga diffusa l’identità dell’assalitore il premier Teresa May ha parlato alla nazione. “Il nostro livello di sicurezza è stato rafforzato”, definendo “l’attacco terroristico come un atto disgustoso e odioso”, visto che “è stato colpito il cuore della nostra capitale”. “Ogni tentativo di sconfiggere i nostri valori è destinato al fallimento”, ha concluso.
(da agenzie)
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Marzo 22nd, 2017 Riccardo Fucile
ALMENO UNA DONNA MORTA, DODICI I FERITI… SI SOSPETTA UN ATTO DI TERRORISMO DA PARTE DI UN LUPO SOLITARIO
Dodici anni dopo l’attacco dei kamikaze islamici nel metrò, il terrorismo torna a colpire sotto il Big
Ben.
Questa volta letteralmente: un’auto ha investito una dozzina di passanti sul ponte di Westminster, a pochi metri dalla torre dell’orologio che sormonta il parlamento britannico.
Una donna è morta e altre persone sono state ferite, alcune in modo molto grave, il bilancio non ufficiale dal St Thomas Hospital.
Sull’auto c’è un solo uomo, vestito di nero, con barbetta e tratti asiatici. quando l’auto si fracassa contro il cancello, esce dalla macchina e raggiunge di corsa l’entrata del parlamento a poche decine di metri di distanza.
Un testimone riferisce che impugna due coltelli, tenendoli in mano con la cosiddetta “presa a martello”, con questi assale uno dei poliziotti di guardia all’ingresso, ferendolo gravemente, prima di essere ucciso da due agenti in borghese.
Il primo ministro Theresa May, che si trovava all’interno del palazzo, è stato caricato d’urgenza su una Jaguar e rapidamente allontanato, come prescrivono le misure di sicurezza in questi casi.
“Stiamo trattando l’incidente come un attacco terroristico” è il primo commento di Scotland Yard, che ha ordinato di fatto ai deputati di barricarsi dentro il parlamento e ha chiuso l’intera zona al traffico, incluse le più vicine stazione della metropolitana.
L’allarme scatta alle 2:45 del pomeriggio, ora di Londra, quando un fuoristrada grigio proveniente dalla riva sud del Tamigi sale all’improvviso sul marciapiede adiacente il parlamento di Westminster e falcia i pedoni che a quell’ora sono come sempre numerosi.
Tra le vittime ci sono molto probabilmente turisti, perchè sono in particolare i visitatori stranieri a frequentare l’area per scattare foto ricordo con il Big Ben sullo sfondo.
L’auto va a fracassarsi contro i cancelli esterni del palazzo. A quel punto, secondo una prima ricostruzione, uno degli occupanti esce dal veicolo e raggiunge a piedi l’ingresso della camera dei Comuni, a poche decine di metri di distanza.
Al cancello stazionano sempre un paio di poliziotti: l’uomo, vestito di nero, ne assale uno con un lungo coltello, lo ferisce e lo fa cadere al suolo.
Un secondo poliziotto va a chiamare soccorsi. L’assalitore si allontana ma sopraggiungono due agenti in borghese, che prima gli intimano di fermarsi e alzare le mani, poi, visto che lui ignora il comando, gli sparano con le pistole una, due, tre volte, abbattendolo.
Quasi contemporaneamente agli spari, la Jaguar su cui viaggia Theresa May parte sgommando dal cortile del parlamento, con la premier caricata precipitosamente a bordo e scortata dalle sue guardie del corpo.
Destinazione: la vicina Downing Street, in cui anche un carro armato farebbe fatica a passare, trasformata in un bunker da quando la minaccia del terrorismo ha cambiato l’esistenza di tutti, compreso il capo del governo.
Messo al sicuro il primo ministro, le autorità si preoccupano dei parlamentari: nel timore di complici fuggiti dopo che l’automobile ha investito i passanti o sopraggiunti in un secondo momento nell’ipotesi di un’azione coordinata, ai deputati viene ordinato di chiudersi dentro l’edificio, insieme a commessi e personale di servizio.
La seduta che era in corso nell’aula dei Comuni era stata già sospesa: i legislatori stavano discutendo, quando hanno udito distintamente gli spari dalla strada.
I corpi anti terrorismo di Scotland Yard e dei servizi segreti prendono in mano la risposta all’attacco e le prime indagini: in questi casi la priorità è identificare gli assalitori, scoprire dove vivono e perquisirne le abitazioni.
Di certo c’è che, dopo almeno mezza dozzina di attentati sventati dall’intelligence britannica soltanto negli ultimi tre anni, un attacco è riuscito a evadere la rete preventiva e a fare vittime.
Il bilancio e le motivazioni diventeranno noti nelle prossime ore. Ma, come in Germania, in Francia, in Belgio, anche la Gran Bretagna è finita nel mirino. Di nuovo, come nel luglio 2005, quando quattro attentatori suicidi fecero 60 morti e 500 feriti facendosi esplodere nell’Underground e su un bus.
(da “La Repubblica”)
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Marzo 7th, 2017 Riccardo Fucile
LO STUDIO DI UNA RICERCATRICE ITALIANA PER L’UNIVERSITA’ DELL’ESSEX SMONTA UNO DEI LUOGHI COMUNI USATI DAI RAZZISTI…”SE DOVESSIMO POTENZIARE I CONTROLLI ALLE FRONTIERE DOVREMMO FARLO PER I FLUSSI IN USCITA E NON IN ENTRATA”
In nome della sicurezza nazionale, Europa e Stati Uniti pensano a blocchi delle frontiere, Muslim Ban, e a una politica dei rimpatri sempre più veloce.
Intanto, l’estrema destra nazionalista e i partiti populisti conquistano sempre più consensi anche alle loro invettive contro Islam e immigrati che hanno lo scopo di creare un collegamento tra il fenomeno migratorio e quello del terrorismo di matrice islamista.
Uno studio della ricercatrice italiana all’università britannica dell’Essex, Margherita Belgioioso, che ha analizzato gli attentati terroristici compiuti in Unione Europea nel biennio 2014-15 smentisce però questo collegamento.
“Siamo di fronte a una sovraesposizione mediatica degli attacchi di matrice islamista rispetto a quelli compiuti da gruppi autoctoni — spiega Belgioioso —. In realtà , gli attentati jihadisti rappresentano meno del 4% delle azioni sul suolo europeo”.
Secondo i dati forniti dal Global Terrorism Database e studiati dalla ricercatrice veneziana, “i jihadisti compiono pochissimi attentati in Europa rispetto al totale degli attacchi, anche se la loro efficacia è molto alta”.
Nello studio si legge che il 62,25% degli attentati viene compiuto per mano di organizzazioni europee, dai gruppi di estrema destra e sinistra a quelli anarchici, separatisti e anche animalisti.
Il 15% circa, poi, sono perpetrati da movimenti anti-immigrati, il 4,08% da gruppi anti-Islam e solo il 3,89% sono attribuibili a gruppi jihadisti.
Per il 14,2% degli attentati, infine, non si è riusciti a individuare i responsabili, anche se il 15% di questi hanno come vittime degli immigrati.
La vera forza di organizzazioni terroristiche come al-Qaeda o Isis, se non nei numeri, sta nella letalità degli attacchi compiuti nel territorio dell’Unione.
Nel biennio analizzato da Belgioioso, sono 141 le vittime causate dagli attentati di matrice islamista, contro le 115 dei gruppi anti-islamici, le 27 delle organizzazioni nate e cresciute in Europa, le 8 dei movimenti anti-immigrati, due di gruppi non identificati e una per mano di organizzazioni antisemite.
“Anche se questi dati bilanciano la situazione, evidenziando una maggior capacità di uccidere negli attentati di matrice jihadista — continua la ricercatrice -, sommando le azioni compiute da gruppi autoctoni con quelle di stampo islamista, si vedrà che quest’ultimi causano comunque meno vittime rispetto ai primi”.
La tesi dell’esistenza di un collegamento tra immigrazione e terrorismo jihadista viene ulteriormente smentita, nella ricerca di Belgioioso, dai numeri relativi ai soggetti direttamente responsabili degli attacchi in Ue.
Solo il 6% di questi è stato compiuto da cittadini non europei, divisi tra migranti illegali (2,64%), migranti legali (2,64%) e soggetti con doppia cittadinanza (0,66%). Numeri esigui in confronto al restante 94%, cioè gli attentati compiuti da cittadini europei nati in Unione Europea.
“Gli autori degli attacchi — precisa Belgioioso — sono nella stragrande maggioranza dei casi cittadini europei nati e cresciuti in Europa. E questo smonta l’ipotesi di un collegamento tra terrorismo e immigrazione. A dire la verità , questi numeri ci dicono che, se proprio dovessimo potenziare i controlli alle frontiere dell’Europa, dovremmo farlo per i flussi in uscita e non in entrata, cercando così di individuare quei cittadini europei che vogliono entrare in contatto con i gruppi estremisti” in Africa, Asia e Medio Oriente.
Ma anche in questo caso, si legge nello studio, si tratta di numeri esigui: solo il 10% dei cittadini europei ha viaggiato fuori dall’Europa per ricevere addestramento militare.
Nonostante questi numeri, conclude la dottoressa nella sua ricerca, negli ultimi anni il terrorismo e la crisi migratoria hanno scalato la classifica delle preoccupazioni tra i cittadini europei.
“Questo — conclude — è dovuto a una sovraesposizione mediatica degli attacchi di matrice islamista. I media danno molto risalto agli attentati compiuti dalle organizzazioni jihadiste, mentre spesso ignorano o offrono meno particolari su quelli portati a termine dalle organizzazioni europee”.
I numeri forniti da Belgioioso sono emblematici: “Nell’85,5% degli attacchi compiuti da organizzazioni europee, risulta impossibile trovare informazioni riguardanti gli attentatori. Al contrario, nella totalità degli attacchi di matrice islamista vengono diffusi tutti i particolari dei terroristi. In diversi Paesi europei, come la Germania, esistono leggi che garantiscono la privacy per i responsabili di attentati terroristici, impedendo la pubblicazione dei loro dati personali. Come ho detto, però, nel caso dei jihadisti questa legge viene quasi sempre ignorata”.
Gianni Rosini
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 30th, 2017 Riccardo Fucile
ORA POSSONO RECLUTARE PIU’ SEGUACI SULLA BASE DELL’ODIO… BLOCCATI GLI INGRESSI DEI CITTADINI AMERICANI: IL PARLAMENTO IRACHENO RESTITUISCE LO SCHIAFFONE, ERA IL MIGLIORE ALLEATO DEGLI USA
Il Parlamento iracheno ha votato una legge che blocca per tre mesi gli ingressi di tutti i cittadini americani, anche già in possesso del visto.
La misura è una ritorsione contro il decreto di Donald Trump che ha sospeso gli ingressi negli Usa dei cittadini iracheni.
Le misure sono state proposte dai partiti sciiti che sostengono il premier Haider al-Abadi, un alleato chiave degli Stati Uniti nella lotta contro l’Isis, e sono state vote a larga maggioranza.
Secondo il “Washington Post”, l’ambasciata Usa a Baghdad aveva avvertito la Casa Bianca delle possibili conseguenze negative del decreto.
In Iraq sono presenti 5 mila militari statunitensi, che però non hanno bisogno del visto per entrare. Difficilmente la misura potrà essere applicata anche a loro.
Intanto l’Isis ha ribattezzato la legge Trump “il decreto benedetto”, perchè, secondo gli islamisti, mette in luce il vero atteggiamento dell’Occidente contro i musulmani, al di là delle alleanze di comodo.
I jihadisti stanno già sfruttando sul web il bando nei confronti dei cittadini di sette Paesi islamici per reclutare nuovo adepti della “guerra santa”.
(da “La Stampa”)
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Gennaio 30th, 2017 Riccardo Fucile
I CATTIVI MAESTRI GENERANO MOSTRI: ARRESTATO LO STUDENTE ALEXANDRE BISSONNETTE, 27 ANNI… AVVISATE SALVINI E LA MELONI CHE PUTIN HA ESPRESSO LE CONDOGLIANZE AL PREMIER CANADESE, COSI’ HANNO IL PERMESSO DI SCRIVERE DUE RIGHE DI CORDOGLIO ANCHE LORO SU FB, COSA CHE FINO AD ORA NON HANNO AVUTO LA DIGNITA’ DI FARE
Sei persone sono state uccise e altre quindici sono rimaste ferite (cinque sono gravi) in una moschea di Quebec City, investite da colpi d’arma da fuoco mentre erano riunite per la preghiera della sera.
Un’azione che il primo ministro canadese Justin Trudeau ha definito “un attacco terroristico contro i musulmani”.
Dopo aver fermato due giovani, la polizia ha reso noto che soltanto uno è ritenuto “sospetto”: si tratta di Alexandre Bissonnette, franco-canadese di 27 anni.
“E niente lascia ritenere che vi siano altri sospetti” dietro l’azione criminosa, fa sapere la portavoce della Sà»retè del Quebec, Christine Coulombe.
Il secondo fermato, Mohamed el Khadir, trentenne di discendenza marocchina ma la cui nazionalità non è nota, è solo considerato un “testimone”. La polizia ha precisato che nessuno dei due era già noto agli inquirenti. §
Bissonette era stato fermato dalla polizia nei minuti successivi alla sparatoria sul luogo dell’attacco.
Secondo i media canadesi, Bissonette vive a Cap-Rouge e studia antropologia e scienze politiche presso la locale università Laval, la più antica in lingua francese del Nord America, con sede vicino alla moschea.
L’analista Rita Katz, direttrice di SITE, sito di intelligence specializzato sulle attività dei jihadisti, rivela che su Facebook “Alex B (Bissonette, ndr)” inneggiava a “Trump, Marine Le Pen e le forze di difesa israeliane”.
Prende ormai piede il movente della xenofobia.
Il presidente degli Usa, idolatrato dal presunto stragista del Quebec, nelle ore successive all’accaduto aveva telefonato al premier canadese Justin Trudeau, esprimendo vicinanza e offrendo sostegno e assistenza.
Successivamente, la Casa Bianca ha condannato ufficialmente l’atto terroristico. Papa Francesco ha espresso le sue condoglianze al cardinale Gerald Cyprien LaCroix, arcivescovo del Quebec, che si trova in visita a Roma.
Trudeau ha rivolto un sentito messaggio alla comunità musulmana del Quebec. “Il crimine orribile della scorsa notte è stato un atto di terrorismo commesso contro il Canada e tutti i canadesi: 36 milioni di cuori battono con i vostri. Piangeremo con voi, vi difenderemo, vi ameremo, e resteremo al vostro fianco”.
In serata il premier e il capo dell’opposizione Rona Ambrose saranno a Quebec City per una veglia.
(da “la Repubblica”)
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Gennaio 29th, 2017 Riccardo Fucile
NESSUNO DEI 19 ATTENTATORI DELL’11 SETTEMBRE PROVENIVA DA QUEI PAESI… PER LA STAMPA USA E’ EVIDENTE IL CONFLITTO DI INTERESSI DI TRUMP
Nessuno dei 19 attentatori che l’11 settembre 2001 buttarono giù le Torri Gemelle di New York provenivano dai 7 Paesi colpiti dal bando.
Nessuno di questi Stati è tra i maggiori esportatori di foreign fighter.
In 5 di essi i caccia degli Stati Uniti bombardano l’Isis, in uno Washington ha truppe e basi militari, al settimo ha imposto per anni durissime sanzioni.
In nessuno di questi Paesi la Trump Organization ha interessi economici.
Nel pieno della bufera scatenata dall’ordine esecutivo con cui Donald Trump ha bloccato l’ingresso negli Usa cittadini di Iraq, Siria, Yemen, Libia, Somalia, Sudan e Iran, la stampa d’oltreoceano solleva dubbi sulle motivazioni e sulla strategia alla base delle scelte operate dal nuovo inquilino della Casa Bianca.
Lo scopo dichiarato è Protecting The Nation From Foreign Terrorist Entry Into The United States, “proteggere la Nazione dall’ingresso del terrorismo straniero negli Stati Uniti”, come recita il titolo dell’executive order firmato il 27 gennaio.
Eppure il bando non riguarda i maggiori Paesi esportatori di foreign fighter, i miliziani — in questo caso islamisti — che lasciano le proprie case per unirsi allo Stato Islamico e combattere per la sua causa in Medio Oriente.
La Tunisia, ad esempio, è in assoluto il Paese dal quale proviene il maggior numero di combattenti: secondo il governo, dal 2011 sono circa 3mila i jihadisti partiti per andare a prestare servizio sotto le insegne del califfato soprattutto in Siria; secondo un report Onu del luglio 2015, il loro numero si attesterebbe invece a quota 5.500-6.000. Eppure Tunisi non è nella lista stilata dall’amminsitrazione Trump.
Che non comprende nemmeno i Paesi che diedero natali e finanziamenti ai 19 membri della cellula di Al Qaeda che l’11 settembre 2011 cambiò la storia del mondo, dirottando 4 voli di linea, tre dei quali colpirono il World Trade Center di New York e il Pentagono, uccidendo oltre 2.900 persone: 15 dirottatori provenivano dall’Arabia Saudita, due dagli Emirati Arabi Uniti, uno dall’Egitto e uno dal Libano.
“Nessun estremista musulmano proveniente da uno dei Paesi interessati dal bando ha effettuato attacchi negli Stati Uniti da oltre due decenni a questa parte”, ha sottolineato Greg Myre sulle colonne del sito della National Public Radio.
I recenti casi di cronaca, secondo i dati del National Consortium for the Study of Terrorism, dipartimento della Homeland Security Center of Excellence che fa capo all’università del Maryland, parlano chiaro: solo per citare i fatti più noti Omar Mateen, autore della strage di Orlando nel 2016 era nato a New York e originario dell’Afghanistan; i due coniugi autori della strage di San Bernardino nel 2015 erano originari del Pakistan; Tamerlan e Dzhokhar Tsarnaev, fratelli autori dell’attentato di Boston nel 2013, erano nati nel sud della Russia.
“Non è un caso — si legge in un’analisi del think tank progressista Institute for Progress Studies, citato dalla National Public Radio — che dei sette paesi individuati, gli Stati Uniti stiano bombardando in cinque (Iraq, Siria, Yemen, Libia e Somalia), abbiano schierato truppe e basi militari in un altro (Sudan), e impongano sanzioni dure e frequenti minacce contro l’ultima (Iran)”.
Politiche militari che “alimentano il flusso dei rifugiati. In una macabra ironia, l’ordine vieta l’ingresso negli Usa ai rifugiati dalle guerre cui in molti casi gli stessi Stati Uniti hanno dato vita“, si legge nel report dell’Ips.
Che mette in evidenza anche un’altro fattore: “I paesi a maggioranza musulmana finiti nel mirino dei nuovi regolamenti sono quelli in cui l’impero Trump non ha partecipazioni“.
E’ stata l’agenzia Bloomberg ad affrontare il 27 gennaio, a poche ore dalla firma dell’executive order, la questione del presunto conflitto di interessi: “La lista non comprende i Paesi a maggioranza musulmana in cui la sua Trump Organization ha fatto affari o si è dedicata a potenziali accordi economici“.
“Attenzione, signor Presidente — ha scritto in un tweet Norman Eisen, ex consigliere di Barack Obama attuale membro della Brookings Institution — il tuo bando esclude Paesi in cui hai interessi economici. E’ una violazione della Costituzione“.
L’ordine firmato dalla Casa Bianca, fa notare il Washington Post — non fa menzione della Turchia, colpita da diversi attacchi terroristici negli ultimi mesi.
Soltanto mercoledì il Dipartimento di Stato ha emesso un “travel warning” per i turisti americani in visita nel Paese, sottolineando che “un aumento della retorica anti-americana potrebbe ispirare attori indipendenti a compiere atti di violenza nei confronti di cittadini Usa”.
Ma, fa notare il quotidiano, Trump ha concesso il proprio brand a due grattacieli di Istanbul (“Ho un piccolo conflitto di interessi — ammetteva lo stesso tycoon in una intervista dicembre 2015 con Breitbart News — perchè possiedo un importante edificio a Istanbul”), un’azienda turca produce una linea di arredamento per la casa firmata da uno dei marchi del presidente e nell’ultima dichiarazione dei redditi disponibile, presentata lo scorso maggio quando era ancora un candidato, si legge che nel 2015 gli affari in Turchia hanno fruttato al capo della Casa Bianca incassi per 6 milioni di dollari.
Nella lista non compaiono neanche l’Egitto, dove secondo il database della Federal Electoral Commission il presidente possiede due compagnie: la Trump Marks Egypt e la Trump Marks Egypt LLC; gli Emirati Arabi, quando a Dubai sorge un golf resort griffato Trump, un’agenzia che tratta immobili di lusso e una spa; l’Arabia Saudita, dove la Trump Organization ha avviato e poi interrotto le pratiche per la costruzione di un mega hotel.
Fuori dall’elenco è rimasta anche l’Indonesia, la più grande nazione a maggioranza musulmana, dove è in corso la costruzione di due resort firmati Trump e costruiti con il MNC Group, gruppo editoriale con base a Jakarta.
Marco Pasciuti
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 21st, 2017 Riccardo Fucile
IL PRIMO GRAN BEL RISULTATO DELLA POLITICA ITALIANA IN LIBIA, QUELLA CHE AVREBBE DOVUTO “BLOCCARE I BARCONI”
Una autobomba è esplosa nel cuore di Tripoli vicino all’ambasciata d’Italia nel quartiere di Dahra sul
lungomare, riaperta da pochi giorni.
Nell’esplosione sono morte le due persone a bordo della vettura.
Fonti diplomatiche sottolineano che l’ambasciata non ha riportato alcun danno.
I media locali mostrano immagini di una vettura in fiamme distrutta dalla deflagrazione.
Secondo il sito del quotidiano libico al Wasat l’autobomba è esplosa tra l’ambasciata italiana e quella egiziana vicino al Lybia Palace Hotel.
Secondo il sito Libya Observer, che una «fonte della sicurezza», il kamikaze voleva raggiungere l’ambasciata italiana.
La legazione era stata riaperta solo 3 giorni fa dall’ambasciatore Giuseppe Perrone, primo diplomatico occidentale a tonare nella capitale libica.
L’ambasciatore Perrone e tutto lo staff dell’ambasciata stanno bene. La legazione, tra l’altro, essendo oggi sabato era chiusa e l’edificio non è stato danneggiato in alcun modo.
E’ il primo risultato della visita di Minniti a Tripoli con suono di fanfare mediatiche e promessi di “bloccare i barconi” una mossa improvvida nel tormentato scacchiere interno libico.
(da agenzie)
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Gennaio 3rd, 2017 Riccardo Fucile
L’ARTIFICIERE DI 39 ANNI HA PERSO L’OCCHIO DESTRO E LA MANO SINISTRA NELL’ATTENTATO DI FIRENZE
I colleghi e gli amici dicono che Mario non si arrende mai.
E così nessuno si è sorpreso quando, prima di entrare in sala operatoria, il sovrintendente Mario Vece, 39 anni, campano di nascita e toscano d’adozione, ha sussurrato quella frase: «Non mi arrendo. Qualunque cosa succeda voglio restare in polizia».
E subito dopo, con la mano sinistra spappolata dalla bomba e l’occhio destro devastato, ha chiesto a medici e infermieri se avrebbe potuto continuare a svolgere il suo lavoro di poliziotto.
L’attentato di Capodanno
Ma per l’artificiere ferito nell’attentato di Capodanno c’è una ragione in più per non mollare, adesso. «Mario ha appena vinto un concorso per diventare ispettore – racconta un suo collega -. Ha superato le prove in modo brillante e stava per partire per il corso finale, quello che dà il diritto a passare di grado. Era entusiasta, un salto in avanti verso il suo sogno: diventare sostituto commissario».
Già , perchè per il futuro ispettore (la nomina ufficiale è prevista tra un mese o due) la polizia non è solo un lavoro ma una passione. «Prima Stefania (la moglie) e le bambine (le due figlie di 12 e 14 anni), poi il distintivo», raccontava agli amici Vece, anche se quel lavoro durissimo e rischioso a volte rubava troppo tempo alla famiglia e alla terza passione: la moto.
Appassionato motociclista
Mario, centauro sfegatato, è vice direttore del Club Versilia Chapter, 180 motociclisti con la passione per l’Harley Davidson.
L’ultima uscita l’8 dicembre, tour tra le colline toscane, tra Lucca e Volterra e la promessa di fare un mega raduno tra un paio di mesi. All’ingresso di Careggi di centauri ne sono arrivati una cinquantina, altri ne arriveranno oggi e domani, anche da Milano dove vive il fratello dell’artificiere, anche lui poliziotto e motociclista.
«Ci hanno detto che Mario ha già chiesto come farà a guidare la moto», raccontano, «e noi abbiamo già pensato a fargli una bella sorpresa. Non potrà più usare la mano sinistra? Stiamo pensando di installare sulla sua moto una frizione a pedale e altri dispositivi di sicurezza in regola con il codice della strada. Poi la differenza la farà lui, la sua grinta, la voglia di combattere. Tornerà in sella presto, ne siamo tutti sicuri».
Stato e polizia presenti
E al lavoro? La moglie Stefania lo ha chiesto al ministro Marco Minniti e al capo della polizia, Franco Gabrielli, che lunedì sono arrivati all’ospedale Careggi. Vece è sedato e per lui ha parlato la moglie.
Che si è commossa quando Minniti e Gabrielli le hanno detto che Stato e polizia saranno sempre presenti, che aiuteranno Mario a superare questo momento terribile e torneranno presto a trovarlo. Lei ha ringraziato e rivolta ai medici ha detto: «Non siete solo bravi ma avete anche gli occhi buoni», ha sussurrato, sorprendendo tutti per forza e serenità d’animo.
Al telefono, la signora Vece, ha avuto parole molto dure nei confronti degli autori del gesto. «Chi ha compiuto questo atto terroristico può essere descritto solo con una parola: assassino. Non lo perdonerò mai. Mercoledì Mario dovrà essere sottoposto a un altro intervento chirurgico. Ma mio marito ce la farà perchè è abituato da sempre ad affrontare tanti problemi».
Pestaggio
E in passato Mario Vece di problemi ne ha dovuti superare di durissimi. Come quando, quindici anni fa, si trovò coinvolto con altri colleghi a Pistoia in una storia controversa di un pestaggio di alcuni ragazzi (c’era anche il figlio dell’ex ministro Vannino Chiti) finito poi in un patteggiamento.
Dopo un trasferimento tornò a guadagnarsi gradi e stima. Prima a Montecatini, poi a Pisa e a Firenze come artificiere.
Indagini
Le indagini continuano. Il procuratore di Firenze, Giuseppe Creazzo, ha aperto un fascicolo per tentato omicidio. Perchè quella bomba poteva uccidere.
Anche lunedì, così come è avvenuto domenica, ci sono state perquisizioni e sono state ascoltate alcune persone vicine all’arcipelago anarchico insurrezionalista.
Al momento però non sono stati individuati responsabili e nemmeno sospetti
(da “il Corriere della Sera”)
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Gennaio 1st, 2017 Riccardo Fucile
CHI SONO LE VITTIME DI ISTANBUL
La strage di Istanbul ha provocato 39 morti tra cui 24 stranieri. 
I morti accertati di nazionalità turca sono 11 mentre non si conosce ancora la nazionalità di quattro vittime.
Delle 39 vittime, 25 sono uomini e 14 donne. Secondo quanto riferito dalla deputata, sette vittime sono saudite, 3 irachene, 2 libanesi, una tunisina, una kuwaitiana, una siriana e una israeliana. Ci sono poi un belga originario della Turchia e un canadese-iracheno.
La 18enne arabo-israeliana
Una ragazza araba israeliana è fra le vittime dell’attentato di Istanbul. Lo ha confermato il ministero degli esteri israeliano. Nella notte la diciottenne Lian Zahr Nasser era stata data per dispersa e ora i suoi congiunti affermano che nel frattempo il suo corpo è stato identificato. La ragazza era partita venerdì per Istanbul per festeggiare il Capodanno assieme con alcune amiche, una delle quali è rimasta ferita alle gambe.
L’uomo scampato alla strage di Besiktas
Tra le vittime dell’attentato al Reina di Istanbul c’è un uomo che era scampato all’attentato del 10 dicembre all’esterno dello stadio del Besiktas, che causò 45 morti. Lo riferisce il quotidiano Daily Sabah. La vittima è Fatih Cakmak, e in entrambe le circostanze stava lavorando. Ieri era in servizio nel night club.
Una franco-tunisina
C’è anche una donna di nazionalità franco-tunisina tra le vittime dell’attentato alla discoteca «La Reina» di Istanbul. La donna si trovava nel locale con il marito, tunisino, morto anche lui nell’attacco. Lo ha annunciato Jean-Marc Ayrault, ministro degli Esteri francese, in un comunicato. Al momento risultano tre i francesi feriti. Tra le vittime straniere accertate, ci sono sette cittadini sauditi, tre giordani, tre libanesi, una ragazza palestinese di cittadinanza israeliana, due indiani, un cittadino turco-belga, per un totale di 15 persone.
Il poliziotto di 21 anni
Aveva 21 anni e lavorava come poliziotto. C’è anche Burak Yildiz tra le vittime dell’attacco al Reina Club.
(da “Huffingtonpost”)
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