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BERSANI OPERATO, “CONDIZIONI STABILI”, INTERVENTO TECNICAMENTE RIUSCITO

Gennaio 6th, 2014 Riccardo Fucile

“PERICOLO DI VITA? NON SI PUO’ DIRE PRIMA DI 72 ORE”

«Condizioni stabili». L’ex segretario del Partito democratico, Pier Luigi Bersani, ha subìto un intervento chirurgico dopo il grave malore che l’ha colpito nella mattinata di domenica. L’intervento sarebbe «tecnicamente riuscito».
L’ospedale di Parma diffonderà  un nuovo bollettino medico domani intorno alle 11.
L’ALLARME
La tac cui era stato sottoposto presso l’ospedale di Piacenza aveva evidenziato una lieve emorragia cerebrale in seguito alla quale era stato disposto il trasferimento all’ospedale Maggiore di Parma dove, dopo ulteriori esami angiografici, i medici avevano optato per un intervento chirurgico, iniziato intorno alle 18 e durato circa 4 ore.
I dettagli sono stati resi noti dall’Azienda Ospedaliera: “Condizioni stabili, prognosi riservata, il paziente risponde positivamente”.
Sono questi i passaggi salienti del bollettino sulle condizioni di salute di Pier Luigi Bersani, l’ex segretario del Pd.
PRUDENZA
«Bersani è in pericolo di vita? Prima di 48-72 ore non possiamo esprimerci». Così Ermanno Giombelli, il medico che ha operato Pier Luigi Bersani, incontrando i giornalisti presso l’ospedale di Parma in una breve conferenza stampa.
«L’intervento è stato complesso sotto il profilo neurologico. Non ci sono altri aneurismi, ma non si possono escludere rischi di complicanze. Non presumiamo ci siano dei danni permanenti, il rischio maggiore sono le ischemie», ha spiegato Giombelli.
I DETTAGLI DELL’INTERVENTO
L’intervento è cominciato attorno alle 18.30 ed è finito verso le 22. L’operazione chirurgica è sostanzialmente servita per chiudere, con una specie di clip, la malformazione cardiovascolare, un aneurisma all’arteria cerebrale, le cui caratteristiche non potevano essere trattate in maniera endovascolare.
Una malformazione che potrebbe essere congenita visto che c’è una familiarità . «Nelle prossime ore – ha detto Giombelli – faremo una tac di controllo. Per il momento è presto per esprimere pareri assoluti, la prognosi rimane riservata e sicuramente non la scioglieremo prima di 72 ore. In queste situazioni andiamo avanti di 24 ore in 24 ore».
Le emorragie vengono calcolate in una scala da uno a quattro e quella di Bersani era al grado tre.
I danni neurologici da uno a cinque, e in questo caso il grado raggiunto era il due.

(da “il Corriere della Sera“)

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BERSANI, TERMINATO L’INTERVENTO CHIRURGICO

Gennaio 5th, 2014 Riccardo Fucile

QUATTRO ORE IN SALA OPERATORIA, SI ATTENDE COMUNICATO UFFICIALE DELLA DIREZIONE OSPEDALIERA

L’ex segretario del Partito democratico, Pier Luigi Bersani, è stato colpito da un grave malore nella mattinata di domenica: la tac cui è stato sottoposto presso l’ospedale di Piacenza ha evidenziato una lieve emorragia cerebrale in seguito alla quale è stato disposto il trasferimento all’ospedale Maggiore di Parma dove, dopo ulteriori esami angiografici, i medici hanno optato per un intervento chirurgico, iniziato intorno alle 18e durato circa 4 ore.
I dettagli saranno resi noti dall’Azienda Ospedaliera in una comunicazione ufficiale.
L’intervento, eseguito dall’equipe di Ermanno Giambelli, è cominciato attorno alle 18.
Attorno alle 21.30 è finita la parte più delicata dell’intervento.
Fra gli amici più stretti dell’ex segretario c’è un cauto ottimismo.
Le condizioni di salute di Bersani, 62 anni, destano comunque grande preoccupazione, anche se è sempre rimasto vigile e cosciente.
Fondamentali per le sue condizioni saranno le prossime ore.
IL MALORE E IL RICOVERO
Bersani è comunque rimasto cosciente. Fonti del suo entourage sottolineano che il malore «non avrebbe causato conseguenze serie dal punto di vista neurologico».
L’ex candidato premier si è sentito male nella sua casa di Piacenza intorno alle 10, poi un’ora dopo è arrivato al Pronto Soccorso della stessa città  accompagnato dalla moglie e dal fratello, medico.
Bersani accusava capogiri e attacchi di vomito. I sanitari lo hanno sottoposto ad accertamenti e dall’esame della Tac è emerso il problema cerebrale. L’esponente del Pd è stato quindi immediatamente trasferito a Parma, nel reparto di neurochirurgia, a bordo di un mezzo del 118.
EMORRAGIA SUPERFICIALE
L’ex ministro dello Sviluppo economico, che ha 62 anni,ha riportato un’emorragia, definita «subaracnoidea», cioè nella zona superficiale, tra le meningi.
Nella maggior parte dei casi le emorragie di questo tipo sono causate da un’aneurisma intracranico, una dilatazione di un vaso arterioso della testa che può arrivare alla rottura. Il sangue così si raccoglie negli spazi subaracnoidei, cioè nella parte delle membrane che avvolgono il cervello fino al cranio.

(da “il Corriere della Sera”)

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MALORE PER BERSANI: “PROBLEMA CEREBRALE GRAVE”

Gennaio 5th, 2014 Riccardo Fucile

ACCUSAVA ATTACCHI DI VOMITO, RICOVERATO A PARMA

L’ex segretario del Pd, Pier Luigi Bersani è stato colpito da un grave malore questa mattina.
Intorno alle 11 è arrivato al Pronto Soccorso di Piacenza accompagnato dalla moglie e dal fratello.
Accusava un malessere e attacchi di vomito.
I sanitari lo hanno sottoposto ad accertamenti e dall’esame della Tac è emerso un problema cerebrale grave.
Sembrerebbe che si tratti di un problema neurologico, in particolare di un attacco ischemico transitorio.
Secondo alcune fonti le sue condizioni non desterebbero preoccupazioni.
Bersani, che non ha perso conoscenza, è stato immediatamente trasferito all’ospedale Maggiore di Parma, nel reparto di neurochirurgia, a bordo di un mezzo del 118.
Dopo la notizia del malore, numerosi i messaggi di incoraggiamento a cui ci uniamo.

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INTERVISTA A BERSANI: “MATTEO HA VINTO MA NON USI LA CLAVA: NOI NON CI FAREMO CHIUDERE IN UN RECINTO”

Dicembre 10th, 2013 Riccardo Fucile

“SONO A DISPOSIZIONE”…E SI CONSOLA CON LA VITORIA A BETTOLA

«Ma davvero abbiamo vinto a Bettola? Devo chiamare i ragazzi, ringraziarli». Almeno in patria, profeta.
Almeno lì il Pd non ha voltato le spalle alla Ditta di Pierluigi Bersani.
In Transatlantico, però, aleggia la “rottamazione”. L’ex segretario sorride quando lo dipingono come l’ultimo dei Mohicani: «Ho più di sessant’anni. Sono a disposizione del partito».
Partiamo da Renzi. Qualcosa le dovrà  pur piacere…
«Mi piace la sua immediatezza, l’energia, lo slancio, la freschezza. Ora bisognerà  vedere cosa ha in mente per il partito. In fondo, il punto è quello di sempre: il Pd deve decidere se essere spazio o soggetto politico. E se essere impermeabile ai potentati».
Renzi può essere “impermeabile”?
«Lo vedremo, dovrà  dimostrarlo. Certo, ha la personalità  e la forza per interpretare in autonomia che cos’è il Pd».
Appena insediato farà  cadere il governo?
«Non credo».
E voi? I dati sembrano indicare che avete sbagliato candidato.
Ride, Bersani. «Non si sbaglia mai candidato. E poi un’onda di quel genere non si frena. Se c’è una cosa che posso rimproverare a Gianni Cuperlo è che lui è un uomo per bene, come pochi. Io da tre anni mi ero messo in ginocchio per chiedergli di andare in tv… Ma lui è fatto così, è un grande e va rispettato. D’altra parte, sa, a volte il pensiero è una fregatura… ».
Intanto, però, avete raccolto il 18%.
«Renzi ha ottenuto una vittoria netta. Sono pronto a lavorare per il Pd. Nessuno gli metterà  i bastoni tra le ruote.Ha chiesto disciplina, io sono qui».
E Civati, l’outsider?
«Tante cose che dice sono condivisibili. Ma se dice che da segretario del Pd toglierebbe la fiducia, fatico a capire…».
“È finita una classe dirigente”, ha scandito Renzi domenica sera. Parlava anche di lei, onorevole.
«Non si può usare la clava. Questa è una ruota, non c’è dubbio. Va benissimo il rinnovamento — e d’altra parte, guardate ai nostri gruppi parlamentari ma serve anche l’esperienza. Renzi deve ricordare che se tutti sono qua è perchè qualcuno ci ha preceduto e ha reso possibile tutto questo portando la fiaccola».
Insomma, la sinistra non è finita?
«La sinistra esiste in natura, vedrete che produrrà  ancora fiori rigogliosi. Avrà  la forza di rigenerarsi e uscirà  fuori qualche leader che non immaginiamo».
E lei che farà ? Tornerà  in Parlamento la prossima legislatura?
«Io sono a disposizione. Vedremo, farò quello che serve al Pd».
La clava, diceva. Renzi l’ha usata. Per reazione potreste chiudervi in un recinto identitario.
«Ma guardate che la sinistra non può essere una corrente del Pd, deve essere il lievito! Io adesso voglio capire cosa pensa il segretario su una serie di questioni ».
E se non le dovessero piacere?
«Lo dirò. E comunque i tre milioni ai gazebo dimostrano che il confronto è nel nostro dna».
La nuova segreteria, intanto, è stata nominata.
«Ho visto. È composta per metà  di uomini di Renzi, per metà  di Franceschini».
Confronto, diceva. Ma potreste non essere coinvolti nelle decisioni.
«Guardi che il nostro partito è abituato a discutere. Le decisioni nascono sempre dalla discussione, anche se uno ha il 99%. Sarebbe come non vedere una mucca nel corridoio, scusate il bersanese».
Ne è convinto?
«Gli italiani sono un popolo in cui c’è una certa quota di anarchismo, come dire, cooperativo. Un giorno ci segue, un giorno no. Anche nei nostri elettori c’è una base di individualismo. E se non c’è un partito, non ci sono punti di tenuta del sistema. Il sistema non si può reggere solo su un leader carismatico».
Resta il fatto che il leader ha vinto.
«Certamente lo spirito del tempo è di chiedere cambiamento. Ma oggi per fare il leader bisogna essere in un collettivo stabile».
Anche in Italia?
«Il sistema italiano è il più fragile e volatile d’Europa. Siamo gli unici ad essere usciti dal muro con discredito, con Tangentopoli. E Berlusconi è il profeta di questa fase leaderistica. Basti pensare che persino intorno a Monti hanno voluto fare il partito…».

Tommaso Ciriaco
(da “La Repubblica“)

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CHIESTO PROCESSO PER TRUFFA AGGRAVATA PER L’EX SEGRETARIA DI BERSANI

Dicembre 6th, 2013 Riccardo Fucile

PER LA PROCURA DI BOLOGNA AVREBBE LAVORATO AL PARTITO PER L’EX CANDIDATO PREMIER PAGATA PERO’ CON I SOLDI DELLA REGIONE

Potrebbe andare a processo la storica segretaria di Pierluigi Bersani, Zoia Veronesi, da quasi 20 anni a fianco dell’ex segretario del Partito democratico.
La procura di Bologna ha infatti chiesto per lei e per l’ex capo di gabinetto della giunta regionale dell’Emilia Romagna, Bruno Solaroli, il rinvio a giudizio. L’assistente dell’ex candidato premier è accusata dal pubblico ministero Giuseppe Di Giorgio di truffa aggravata.
Per l’accusa, grazie a una firma di Solaroli, la funzionaria avrebbe lavorato per Bersani al partito, pagata però con i soldi della Regione, per un totale di circa 140 mila euro dal 2008 al 2010.
In quell’anno, allo scoppiare dello scandalo sulla stampa, era stata assunta direttamente a lavorare al partito.
L’inchiesta che ha visto coinvolti Veronesi e Solaroli, e che non ha risparmiato la sede nazionale del Pd che fu sottoposta a un blitz della Guardia di finanza, era infatti partita proprio nel 2010 da un esposto dall’allora senatore di Futuro e Libertà , Enzo Raisi, e dal consigliere comunale Michele Facci del Popolo della libertà .
Veronesi, che era dipendente della Regione fino al 28 gennaio 2010, era stata distaccata con un provvedimento dello stesso ente a Roma, dove avrebbe dovuto intrattenere i rapporti con le “istituzioni centrali e con il Parlamento”.
Ma prove di quel lavoro non se ne erano trovate.
Per l’accusa dunque Veronesi avrebbe lavorato per altri, ma a spese dell’Emilia Romagna.
La posizione contrattuale con la quale la donna fu inviata nella capitale venne istituita dalla Regione (a firma del capo di gabinetto Solaroli) nel maggio 2008, poco dopo la caduta del governo Prodi 2.
Durante l’esperienza del Professore a Palazzo Chigi tra il 2006 e il 2008, Veronesi prese una aspettativa dalla Regione e a Roma fu segretaria di Bersani, ministro dello Sviluppo economico.
Nell’esposto di Raisi che ha dato il via all’inchiesta si chiedeva se “è solo una coincidenza il fatto che la Regione abbia istituito una nuova posizione dirigenziale nel maggio 2008, cioè subito dopo la formazione e il cambio del nuovo governo nazionale per permettere alla signora Veronesi di rimanere a Roma, anche dopo il venire meno dell’incarico al ministero?”.
Un’accusa pesante: quella cioè di aver creato un posto da dirigente professional, peraltro strapagato, per fare in modo che Veronesi continuasse a rimanere a Roma e a svolgere l’attività  di segretaria dell’ex ministro Bersani.
Non solo. Quando Zoia Veronesi si dimise dall’incarico in Regione per andare alle dipendenze del nuovo segretario Pd Bersani nel 2010, lei non venne mai sostituita in quel ruolo, che rimase scoperto.
Uno stralcio della stessa inchiesta intanto è al vaglio della Procura di Roma e lambisce lo stesso Pierluigi Bersani.
I magistrati bolognesi si erano infatti imbattuti in un conto corrente co-intestato a Veronesi e all’ex segretario Pd che aveva registrato degli strani movimenti di denaro. Per questo motivo a settembre il fascicolo (senza indagati) era partito dall’Emilia alla Capitale, per competenza territoriale.

David Marceddu
(da “il Fatto Quotidiano“)

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D’ALEMA, RENZI E IL DELITTO (POLITICO) DI BERSANI

Novembre 5th, 2013 Riccardo Fucile

UN LIBRO RICOSTRUISCE GLI ULTIMI GIORNI DA LEADER DEI DEMOCRAT..E FA I NOMI DEI MANDANTI

Come insegnano i grandi giallisti, per individuare l’assassino bisogna innanzitutto capire chi ha il movente”.
Semplificando, l’assassinio (politico) è quello di Pier Luigi Bersani, i giallisti sono due fedelissimi dell’ex segretario del Pd, Stefano Di Traglia, ex portavoce e spin doctor, e Chiara Geloni, direttrice di You Dem e gli indiziati principali, oltre a un partito infido e assente, soprattutto due: Matteo Renzi e Massimo D’Alema.
Giorni Bugiardi in libreria da domani, è un resoconto dichiaratamente parziale che va dalle primarie 2012, alle elezioni, alla partita del Quirinale
Il filo rosso del racconto rimane uno: le gesta di Bersani sono state dettate sostanzialmente da lungimiranza e generosità  politica, chi non è stato al-l’altezza delle aspettative è il Pd.
Geloni e Di Traglia ricostruiscono comportamenti ambigui, disseminano indizi. Riflette Bersani: “È l’unanimità  che carica la molla del tradimento. Si accumulano ammaccature e ombre, e alla prima occasione… Io ho avuto l’unanimità  quasi sempre, pur non chiedendola mai: non so bene perchè”.
E allora, a proposito di unanimità , ecco la mattina del Capranica e l’ovazione con cui si arrivò alla candidatura di Prodi al Colle (mentre nelle intenzioni del segretario si sarebbe dovuta svolgere una conta tra lui e D’Alema), momento clou di una serie di eventi, che vanno dalla sera in cui venne proposto Marini a quella in cui si dimise Bersani.
L’opposizione dell’ex Rottamatore alla candidatura di Marini viene così chiosata: “A tanto zelo antimariniano non corrisponde però un’analoga indignazione verso la possibilità  che il nome su cui si finisca per convergere sia invece quella di un altro bersaglio storico della rottamazione…. Massimo D’Alema… Ma da tempo tra il sindaco e l’ex premier qualcosa sta cambiando”.
Ecco riportate le considerazioni di Luigi Zanda poco prima che inizi la riunione al Capranica: “Ma se parte l’applauso quando tu dici…’. Bersani è irremovibile: ‘Si vota lo stesso’. ‘I renziani ci mandano emissari a dire che loro vogliono acclamare…’, insiste timidamente Zanda. Bersani scrolla le spalle”.
Le primarie non si fanno perchè i grandi elettori acclamano Prodi, con il renziano Marcucci “che si distingue per foga”.
E D’Alema? Raccontano gli autori che il suo nome non venne mai fatto, nelle trattative con il Pdl, ma anche che lui era convinto che avrebbe avuto la maggioranza tra i grandi elettori.
Altro passaggio chiave: “Perchè i dalemiani non chiedono il voto segreto nell’assemblea che acclama Prodi? Perchè alzano la mano a favore di Prodi quando Bersani chiede che ci sia almeno un voto palese Il motivo è forse lo stesso per il quale noi non sappiamo a chi fare queste domande: in tutta questa vicenda nessuno s’intesta la battaglia di D’Alema al Quirinale”.
Il libro è un atto di accusa continuo: verso Sel, che si sfila appena può, verso Beppe Grillo, che si racconta inseguito nella fase del governo del cambiamento in tutti i modi possibili, incluso suo dentista come intermediario (“In Liguria si cercano contatti a tutto campo… anche Renzo Piano è della partita”), verso il Pd, verso i media, accusati di non capire e di non sostenere (Repubblica “il 27 febbraio mette letteralmente alla porta Bersani”).
Non mancano ricostruzioni inedite. Come le lettere segrete in cui Napolitano avrebbe ribadito di non avere alcuna intenzione di accettare un reincarico.
L’artefice della rielezione di Re Giorgio (dipinto non come un amico, ma neanche come un nemico) nel libro è ancora Bersani: “Io stasera mi dimetto e domattina vado da Napolitano a chiedergli di restare”, dice l’ex segretario un minuto prima di andarsene.
Nessun veleno all’indirizzo di Enrico Letta
Solo un anedotto in cui si sottolinea la sua vicinanza calcistica a Berlusconi: “Il Cavaliere durante le trattative per il Colle rivela a Bersani e Letta di essere sul punto di sostituire Seedorf….’ mi sembrò che Enrico fosse preoccupato’, rise Bersani”.
Su tutte l’interpretazione di Migliavacca sui 101: “C’era chi voleva chiudere l’esperienza Bersani e c’era chi riteneva irrealistico il governo di cambiamento e voleva il governissimo”.
In questo racconto di parte l’autocritica è al minimo, il rimpianto al massimo. Come in quell’immagine, rimasta nel mondo dei sogni: “Pochi giorni dopo questi fatti, il 12 maggio, si svolge a Piacenza il Raduno nazionale degli alpini: immaginiamo il palco d’onore col presidente della Repubblica, Franco Marini, la piuma sul cappello degli alpini di Barisciano e la pipa spenta, e accanto a lui il nuovo presidente del Consiglio, alla prima uscita pubblica, proprio nella sua città … Scherzi della fantasia, cose da non pensare”.

Wanda Marra
(da “il Fatto Quotidiano“)

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IL TELEFONO DELL’EX SEGRETARIA DI BERSANI PAGATO DALLA CAMERA: INDAGATA PER TRUFFA AGGRAVATA

Ottobre 20th, 2013 Riccardo Fucile

A DISPOSIZIONE DI GAIA VERONESI UN CELLULARE MESSO A DISPOSIZIONE DA UN QUESTORE DEL PD… SAREBBE STATA ANCHE PAGATA DALLA REGIONE EMILIA ROMAGNA QUANDO SVOLGEVA UN LAVORO PRIVATO PER BERSANI

Oltre al conto cointestato con Bersani c’è anche un telefonino della Camera assegnato, non si capisce a quale titolo, a ‍Zoia Veronesi.
Al telefonino affidato a questa dipendente molto particolare della Regione Emilia Romagna dall’allora questore della Camera, Gabriele Albonetti, l’uomo dei conti per il Pd a Montecitorio, ora si sta interessando la Procura di Roma.
La prossima settimana Albonetti sarà  sentito come persona informata dei fatti nell’ambito dell’indagine sul conto corrente intestato al duo Bersani-Veronesi.
Il procuratore capo Giuseppe Pignatone ha affidato il fascicolo (svelato dal Fatto Quotidiano il 4 ottobre) al procuratore aggiunto Francesco Caporale e al sostituto Corrado Fasanelli.
I magistrati, dopo avere studiato le carte trasmesse da Bologna, hanno incaricato il Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza guidato dal colonnello Cosimo Di Gesù di effettuare gli accertamenti sul conto cointestato al leader del Pd. Il rapporto bancario era emerso durante l’inchiesta della Procura di Bologna che vede indagata ‍Zoia Veronesi per truffa aggravata ai danni della Regione Emilia-Romagna. Nei primi giorni di settembre è stato notificato l’avviso di chiusura indagini, che solitamente prelude alla richiesta di rinvio a giudizio, da parte dei pm bolognesi Valter Giovannini e Giuseppe Di Giorgio.
Secondo l’accusa, la Veronesi è stata pagata dall’ente pubblico Regione dal primo giugno 2008 al 28 marzo 2010 quando in realtà  svolgeva un lavoro privato di segreteria per il leader del Pd Bersani.
La Procura di Bologna contesta alla Veronesi e all’ex capo di gabinetto del presidente della Regione, Bruno Solaroli, la spesa dei 140 mila euro lordi più rimborsi pagati dalla Regione.
Quando lo scandalo esplode, le carte tornano a posto: ‍Zoia Veronesi, a marzo del 2010, nello stesso mese in cui l’ex deputato del Pdl Enzo Raisi presenta l’esposto in Procura, si dimette dalla Regione e trova lavoro al Pd.
Al termine dell’indagine a settembre 2013, la Procura bolognese trasmette a Roma le carte sul conto corrente e il telefonino.
Il fascicolo è un mero modello 45 senza indagati e ipotesi di reato nel quale sono confluiti l’informativa e le dichiarazioni inizialmente segretate della Veronesi, relative anche alle due questioni (conto e telefonino) contestate durante l’interrogatorio.
Alla presenza del difensore, Paolo Trombetti, nel novembre del 2012, la segretaria di Bersani ha sostenuto che il conto risaliva al 2000 e vi confluivano anche i contributi dei privati regolarmente registrati dal deputato.
Mentre riguardo al telefonino, Veronesi ha spiegato di averlo avuto dal Questore Albonetti anche se non lavorava per la Camera in virtù del suo ruolo di raccordo con la Regione.
La scelta dei pm bolognesi di non trasmettere subito il fascicolo a Roma e di non svolgere attività  esterna di verifica ha una sua logica.
L’intento legittimo di tutelare il segreto sul filone bolognese ha certamente avuto degli effetti politici, indiretti e non voluti.
Dopo la scoperta del conto, Bersani è stato candidato prima alle primarie contro Renzi e poi alle elezioni nazionali contro Grillo e Berlusconi.
Indubbiamente non avrebbe giovato alla sua immagine l’uscita sui giornali della notizia di un conto cointestato con la segretaria indagata per truffa sul quale confluivano i contributi elettorali, compresi i famigerati 98 mila euro della famiglia Riva nel 2006.
Un eventuale ingresso dei finanzieri alla Camera per chiedere l’estratto conto e le carte sul telefonino della sua segretaria non sarebbe stato un bello spot.
Il deputato Elio Massimo Palmizio (Pdl) nei giorni scorsi ha annunciato un’interrogazione al ministro Cancellieri per chiedere “perchè i magistrati, nel momento in cui hanno appreso dell’esistenza del conto intestato a ‍Zoia Veronesi, indagata per truffa, hanno deciso di secretare gli atti, inviandoli per competenza alla procura di Roma solo tre settimane fa, a distanza di 12 mesi dalla presunta notizia di reato”.
In Procura, a Bologna, fanno notare che l’informativa finale del Nucleo di Polizia Tributaria di Bologna è più recente.
Anche se il conto sarebbe stato individuato e segnalato dalla Guardia di Finanza non uno ma ben due anni fa. I ritardi non giovano a nessuno.
Anche Bersani ha fatto capire al Fatto di non aver gradito i ritardi negli accertamenti perchè non ha nulla da temere: “Su quel conto sono confluiti solo contributi regolarmente registrati alla Camera. I soldi sono stati spesi per attività  politica, di partito o di associazioni, nel corso degli anni. Al 31 dicembre 2012 erano rimasti sul conto circa 20 mila euro. Ora non c’è quasi nulla. Sono una persona trasparente e ho rispetto della magistratura. E sono pronto a fornire tutti gli elementi a chi di dovere. Non a un giornalista”.

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INDAGINI SU UN CONTO CORRENTE DI BERSANI: PER L’EX SEGRETARIO SONO “CONTRIBUTI ELETTORALI”

Ottobre 5th, 2013 Riccardo Fucile

ALIMENTATO CON DIVERSI VERSAMENTI PER COMPESSIVI 450.000 EURO: “TUTTI REGOLARMENTE REGISTRATI” REPLICA BERSANI

L’indagine, partita dalla Procura di Bologna, è ora a Roma. E riguarda un conto corrente intestato all’ex leader del Pd, Pierluigi Bersani, e alla sua segretaria, Zoia Veronesi.
Sul conto, incardinato presso l’agenzia del Banco di Napoli della Camera, sarebbero confluiti nell’arco di molti anni contributi privati.
La vicenda svelata da Il Fatto Quotidiano e stata confermata da alcune fonti di indagine anonime, citate dalle agenzia di stampa.
Non dal diretto interessato, che anzi smentisce recisamente: «Su alcuni organi di stampa si parla di conti segreti che mi riguarderebbero – dichiara Bersani – e si spargono interrogativi sulla regolarità  di contributi di privati. Qui di segreto c’è solo l’origine di questa incredibile vicenda».
Si tratterebbe, secondo l’ex leader democratico, di contributi legali, regolarmente registrati in campagna elettorale: «Ripeto ancora una volta che i contributi di cui si parla sono quelli erogati a norma di legge e da anni regolarmente registrati dalla Corte d’Appello e dalla Camera dei Deputati. A questo punto, ho dato incarico a un legale di tutelare in ogni sede e contro chiunque la mia onorabilità », conclude Bersani.
I FINANZIATORI
Secondo il Fatto, la Procura di Roma dovrebbe delegare nei prossimi giorni alla Guardia di Finanza le indagini per verificare il rispetto delle leggi che disciplinano il finanziamento alla politica.
Il conto sarebbe emerso nell’ambito dell’indagine condotta dal pm Giuseppe Di Giorgio, con il coordinamento del procuratore aggiunto Valter Giovannini, su una presunta truffa commessa da Veronesi, l’assistente di Bersani.
L’indagine si è conclusa nelle scorse settimane con due avvisi di fine indagine.
Oltre a Veronesi, rischia il rinvio a giudizio Bruno Solaroli, ex capo di gabinetto di Vasco Errani, già  parlamentare e sindaco di Imola.
Gli investigatori s’imbatterono nel conto corrente quando chiesero alle banche gli estratti conti di Zoia Veronesi, alla quale viene contestato il ruolo avuto a Roma per decisione della Regione guidata da Vasco Errani come ‘raccordo con le istituzioni centrali e con il Parlamentò, mentre invece, per l’accusa, avrebbe lavorato per il Pd.
L’ammontare del raggiro sarebbe stato di 140.000 euro lordi. Il conto corrente è stato aperto nel 2000 ed è stato alimentato con più versamenti per una somma complessiva che si aggira sui 450 mila euro.

(da “il Corriere della Sera“)

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IL PIANO DI BERSANI PER BLOCCARE RENZI: “FAR SLITTARE IL CONGRESSO AL 2014”

Settembre 5th, 2013 Riccardo Fucile

BERSANI CONTA SULL’ASSEMBLEA NAZIONALE

«Se c’è una crisi politica, cambia completamente lo scacchiere». Pierluigi Bersani non lo dice esplicitamente, ma pensa a un piano per rallentare il congresso democratico.
In queste ore l’ex segretario si dichiara del tutto «pessimista» sull’evoluzione della crisi politica, non è un caso se non si butta nella mischia congressuale.
È vero che ha mandato avanti i bersaniani di più stretta osservanza a sondare Gianni Cuperlo – e molti hanno già  dichiarato di appoggiarlo.
Tuttavia le sue perplessità  nei confronti di una candidatura che rischia di creare un recinto di ex comunisti, per giunta in minoranza, restano.
A Cuperlo ha infatti chiesto di lavorare «per allargare », di non farsi chiudere in una deriva identitaria
Però per bloccare Matteo Renzi, che potrebbe fare cappotto nel partito, l’ex leader è convinto serva prendere tempo; avere la saggezza di aspettare cosa accade, stare a vedere fino al 2014.
«Spostare il congresso? Non esiste, non ci provino neppure». È la reazione del sindaco di Firenze ormai in corsa verso la segreteria.
«Traccheggiare, ecco quello che stanno facendo al Nazareno »: è l’accusa che i renziani muovono a Bersani e a Epifani.
Il segretario “traghettatore” ha convocato ieri formalmente l’Assemblea nazionale del 20 settembre e oggi riunisce la prima segreteria post ferie con un ordine del giorno generico: «Ripresa dell’attività  politica».
«Ma non può esistere ancora tutta questa incertezza sulla data del congresso», si sfoga Debora Serracchiani, renziana che porrà  la questione sul tavolo del Nazareno stamani. È convinta, la “governatrice” del Friuli, che la vecchia guardia democratica abbia intenzione di portare il confronto per le lunghe.
«Fissiamo il congresso, che è previsto il 7 novembre – dirà  oggi Serracchiani –. Se c’è un’accelerazione della crisi, allora rivediamo le cose».
Il ragionamento fatto da Bersani con i suoi collaboratori è tutt’altro: «Se arriva uno sbrego sul governo, e prima o poi arriva, perchè il Pdl non ce la fa a reggere questa situazione, allora tutto precipita».
A quel punto da mettere in conto ci sono anche i malumori del Pd: l’insofferenza verso le larghe intese oltrepasserebbe il livello di guardia. Scatta qui il “piano” del rinvio.
Una partita interna giocata lentamente penalizza Renzi
Anche D’Alema e Marini sarebbero tentati dal rinvio.
Il «lìder Maximo» a Renzi lo ha sempre suggerito: «Corri per la premiership, lascia stare il partito».
Se il governo è così fragile, se ogni giorno ha la sua pena, potrebbe essere l’evoluzione degli eventi a togliere le castagne dal fuoco agli anti renziani.
La prima occasione per rallentare sul congresso sarà  l’Assemblea del 20. È proprio lì che si decidono data e regole.
Epifani a chi gli chiede con insistenza del congresso e di quando si farà , ha risposto per l’ennesima volta che il Pd non è una “monocrazia”, e che sarà  l’Assemblea appunto a prendere le decisioni.
Qui Bersani ha ancora la maggioranza, nonostante le defezioni e i cambiamenti di casacca, perchè quell’Assemblea fu eletta nel 2009 quando Pierluigi vinse le primarie. Quindi tutto si giocherà  il 20. Le regole, ad esempio.
Renzi è convinto che non ci sia nulla da cambiare, al massimo si può rendere permanente quella norma che Bersani volle transitoria e che permise a Renzi di sfidarlo alle primarie, ovvero che il candidato premier del centrosinistra non è automaticamente il segretario del partito.
Di un segretario ridotto però a semplice «amministratore» del Pd, Renzi non vuole sentire parlare.
Nè di una modifica dello Statuto che sganci i segretari regionali dalle primarie nazionali: il futuro leader resterebbe isolato, e magari ostaggio di un apparato che fa man bassa a livello locale.
Il “rottamatore” sta coltivando molto «i territori», ricevendo grandi soddisfazioni. La “costola” emiliana dei bersaniani si sta spostando su un sostegno alla sua candidatura: il segretario regionale Stefano Bonaccini non ha sciolto la riserva ma lo farà  tra breve. L’avanzata del “rottamatore” non s’arresta.

Giovanna Casadio
(da “La Repubblica”)

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