Agosto 9th, 2012 Riccardo Fucile
IL 19 AGOSTO PROVE GENERALI A TRENTO…NEL NUOVO PARTITO MINISTRI DEL GOVERNO MONTI, LUCA DI MONTEZEMOLO, MARCEGAGLIA, CISL E ACLI… UN CENTINAIO DI PARLAMENTARI DEL PDL BUSSANO GIA’ ALLA PORTA
La road map della Cosa Bianca è già segnata.
Sarà un partito, che ha già cominciato a muovere i suoi passi. Abbraccerà ministri del governo Monti, ma anche forze esterne, finora rimaste in «tribuna» ma mature ormai per il grande salto. Ex leader confindustriali come la Marcegaglia, Mr. Ferrari Luca Cordero di Montezemolo, i vertici di associazioni e sindacati di area cattolica, dal segretario Cisl Raffaele Bonanni al presidente delle Acli Andrea Olivero.
La rotta è stata messa a punto da Casini, Fini e Pisanu due giorni fa, nello studio del presidente della Camera.
Quando il Parlamento riaprirà i battenti, i primi di settembre, il nuovo soggetto politico dovrà presentarsi ai nastri di partenza, schierare la formazione, lanciare la campagna elettorale.
Farsi trovare pronto quando il Pdl, prevedono, esploderà in una scissione.
Ma tutto inizierà prima di settembre.
Le prove generali sono in programma subito dopo Ferragosto.
Il 19, data dall’alto valore simbolico: l’anniversario della morte di Alcide De Gasperi, nella sua Trento.
All’invito del presidente della Provincia ed ex fondatore della Margherita, Lorenzo Dellai, per ricordare lo statista democristiano hanno risposto in tanti.
Tra loro, il ministro alla Cooperazione e fondatore della Comunità di Sant’Egidio, Andrea Riccardi, il segretario Cisl Bonanni, il presidente Acli Olivero.
Dellai è già al lavoro per concorrere alla costruzione di una forza di centro che guardi a sinistra.
Nel suo disegno, da federare al “partitone” di Casini e Fini.
Comunque in quel progetto punta a essere coinvolto. Come al disegno non è estraneo chi parteciperà al convegno trentino in pieno agosto.
Ma l’appuntamento clou è per il primo week-end di settembre, quando da venerdì 7 al 9, a Chianciano, il leader centrista Casini si prepara a sciogliere ufficialmente l’Udc e a lanciare assieme a Fini – che ha già confermato la sua presenza – la nascita del partito.
Che, come racconta uno dei protagonisti, sarà «liberale e democratico, ma soprattutto riferimento vero e credibile del mondo cattolico, anche se non esclusivo».
Ecco perchè è tutta quell’area ad essere entrata in queste settimane in pieno fermento.
Il 30 settembre toccherà proprio a Fini e ai suoi, con l’annunciata «Assemblea dei mille», aprire «al contributo della società civile».
Si viaggia verso «un soggetto unico e non una federazione» precisa comunque il capogruppo Fli Benedetto Della Vedova.
Saranno i passaggi preliminari, necessari per l’appuntamento vero: il congresso costituente che dovrà tenersi da li a poche settimane. Forse già tra ottobre e novembre.
A quel punto la campagna elettorale sarà già entrata nel vivo.
Ma i tre «fondatori» della Cosa Bianca, che ancora un nome non ha, due sere fa si sono detti d’accordo soprattutto sulla necessità di non trasformarla in una sommatoria di partiti che hanno già esaurito la loro spinta (i loro).
“ItaliaFutura” di Montezemolo dovrà essere parte integrante del progetto, tanto per cominciare. Casini da giorni ha intensificato i suoi colloqui col ministro dello Sviluppo, Corrado Passera. Come del resto avviene da tempo con la ex leader degli industriali, Emma Marcegaglia.
È già partito il pressing sui ministri Riccardi e Renato Balduzzi, responsabile della Sanità .
Del resto, l’agenda Monti e la continuità con l’esecutivo dei tecnici saranno elementi portanti del programma elettorale.
Il segretario Udc, il presidente della Camera e quello dell’Antimafia hanno concordato sul fatto che un’eventuale “lista Monti”, della quale si è iniziato a parlare nelle scorse settimane, sarebbe «alleata ideale», se non coinvolta appieno. «Il nostro progetto ha una grande valenza in favore del premier – sostengono i tre – Lui non è uomo di parte e non si schiererà , ma non si vede perchè non debba avvalersene».
Soprattutto nella difficile navigazione di fine legislatura.
Nel Pdl in via di implosione, il nuovo partito diventa per molti un approdo di salvataggio.
Non solo per il drappello più vicino a Beppe Pisanu.
Un centinaio di parlamentari – almeno una sessantina di deputati e una trentina di senatori – avrebbe già bussato alla porta dei centristi.
La gran parte dei berlusconiani sa, proiezioni alla mano, che a prescindere dalla legge elettorale i due terzi di loro non rivedranno lo scranno.
«Quando da qui a poco il Pdl esploderà in una scissione – è l’unica regola che si sono data i tre big – stiamo attenti a non imbarcare nominati che portano in dote solo il loro voto».
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica”)
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Agosto 6th, 2012 Riccardo Fucile
PROPORZIONALE E ALLEANZE DI GOVERNO
Con l’annunciato ritorno alla proporzionale, ridiventerà lecito ciò che non lo era dopo il 1994:
correre da soli alle elezioni e fare le alleanze di governo in Parlamento dopo il voto.
Era il sistema della Prima Repubblica.
Grazie a esso l’Italia riuscì a collezionare ben 45 governi in 44 anni (dal 1948 al 1992): un record negativo eccezionale.
Allora però ce lo potevamo permettere: la democrazia italiana viveva di puntelli esterni. C’erano la guerra fredda, la Nato, la minaccia comunista, la conventio ad excludendum.
C’è da dubitare che una democrazia così mal funzionante possa reggere a lungo nel burrascoso mondo in cui viviamo.
Ma la politica è interessata solo al breve termine. E nel breve termine una legge elettorale proporzionale serve a tanti.
Serve ai probabili sconfitti (il centrodestra) perchè, a differenza delle leggi maggioritarie, consente di limitare le perdite, di rimanere in gioco.
E serve a chi si è posizionato «al centro» (Pier Ferdinando Casini).
Perchè gli assicura una rendita di posizione, lo rende indispensabile in qualunque combinazione parlamentare.
Può svolgere il ruolo del king maker quale che sia lo schieramento, di sinistra o di destra, con cui, dopo le elezioni, si troverà a trattare la formazione del governo.
Facciamo un esercizio di fantasia, immaginiamo lo scenario del dopo elezioni (la storia poi, si sa, va per suo conto, ma disegnare scenari è un modo per dotarsi di una bussola artigianale).
È probabile che l’alleanza Bersani-Vendola prevalga sul centrodestra nelle prossime elezioni.
Non avrà però, verosimilmente, i numeri per governare.
Dovrà fare i conti con Casini. Quanto potrà reggere il governo che si formerà ?
Nello «schema di gioco» di Bersani, a Casini spetterà la difesa della continuità con il governo Monti, a Vendola (ma anche a una parte del Partito democratico) spetterà rivendicarne la discontinuità .
Con Bersani al centro che media fra le due componenti.
Ma potrà mai reggere quello schema di gioco?
Sicuramente no, se dovremo fare ricorso allo scudo anti- spread e accettare le rigide condizioni che ciò comporta: l’ala sinistra, vincolata a un programma di rigore e di tagli alla spesa che non è il suo, non potrebbe reggere a lungo il gioco.
Ma anche senza scudo, e connesso commissariamento, lo schema di Bersani incontrerebbe grossi problemi.
Non sarebbe facile per il governo, data la sua composizione, guadagnarsi la fiducia dei mercati.
Le probabilità di fallimento nel giro di un anno sarebbero piuttosto alte. Figurarsi poi se all’assedio dei mercati dovesse sommarsi, poniamo, una improvvisa pressione politico-diplomatica dovuta al precipitare di una crisi militare (fra Israele e Iran) in Medio Oriente.
Esaurito l’esperimento, Casini cercherebbe di smarcarsi, di cambiare cavallo, di aprire una trattativa con la destra (grazie anche al ridimensionamento politico di Berlusconi dovuto alla sconfitta elettorale).
Potrebbe farlo, però, solo se esistessero in Parlamento i numeri necessari per rovesciare le alleanze.
Ma se quei numeri non ci fossero? La benedizione rappresentata dal posizionamento al centro si trasformerebbe in una maledizione. Perchè i centristi non potrebbero allora schivare le macerie del fallito esperimento di governo.
La verità è che a Casini conviene solo una grande coalizione.
La distribuzione delle forze in Parlamento che risulterà quando, a urne chiuse, si saranno contati i voti e proclamati i risultati, ci dirà se i centristi avranno ragioni per brindare o per essere spaventati.
Angelo Panebianco
(da “il Corriere della Sera“)
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Agosto 5th, 2012 Riccardo Fucile
DALLA LEGGE ELETTORALE AGLI INDECISI, LE INCOGNITE SONO TANTE, MA SULLA BASE DELLE REGIONALI 2010 E DEI SONDAGGI RECENTI, QUESTO E’ IL POTENZIALE DI UNA INTESA DI GOVERNO
Stupore, reazioni al limite dello psicodramma, un coro di “me lo aspettavo”.
E poi favorevoli e contrari, apocalittici e integrati, dissidenti e fedeli alla linea.
Certo, è bastata la “strana” alleanza per un governo possibile tra Bersani, Casini e Vendola per agitare il quadro politico italiano.
E se le formule si sprecano – Polo della Speranza, “incontro” tra progressisti e moderati, “casa comune” per il bene del Paese – e i distinguo pure, in tanti si chiedono quanto “conta” e quanto può “pesare” un eventuale coalizione di governo formata dal Partito Democratico, dall’Unione di Centro e da Sinistra, Ecologia e Libertà .
Sommare semplicemente i dati relativi ai risultati dei tre partiti nelle ultime elezioni a carattere nazionale può essere un esercizio fuorviante.
Lo scenario politico è del tutto cambiato, ha nuovi segni e nuovi protagonisti.
L’ascesa e la caduta di Silvio Berlusconi, i nuovi equilibri imposti dal governo tecnico di Mario Monti, l’astensionismo che cresce e l’atteso exploit del MoVimento Cinque Stelle.
Tuttavia, come sempre, si parte dai numeri.
Europee del 2009: il Pd, ancora guidato da Dario Franceschini, si attesta al 26,1% dei consensi, l’Unione di Centro al 6,5% e il neonato movimento di Nichi Vendola riesce a strappare un 3,1%.
In tutto, un 35,7% che anche oggi, renderebbe la “strana alleanza” lo snodo essenziale del sistema politico italiano.
Numeri che vengono, in linea di massima, confermati, se si passa alle elezioni regionali del 2010.
In quella tornata elettorale il Partito Democratico, segretario Pierluigi Bersani, conferma il 26,1%. Calano sia l’Unione di Centro, 5,5%, sia Sinistra e Libertà che si attesta al 3%.
Si sfiora il trentacinque per cento, 34,6%.
Ma è preistoria della politica.
Già nelle ultime elezioni amministrative il quadro si frammenta a tal punto che in tanti parlano di fine della Seconda Repubblica.
E se le elezioni del 2011 fanno registrare l’onda arancione dei sindaci, da De Magistris a Pisapia, nel 2012 l’astensione, il crollo di Pdl e Lega e il boom del movimento di Grillo rendono difficile compilare ipotesi e realizzare proiezioni.
Ad oggi, non resta che affidarsi ai sondaggi .
Tra gli ultimi ad essere realizzati quelli di Demos.
Il Pd è dato al 27,5, l’Udc al 7,2 e Sinistra e Libertà al 5,6.
In base a questi dati la Casa comune dei progressisti e dei democratici vincerebbe a mani basse, con il 40,3% delle preferenze degli italiani.
A seguire, con il 24,9%, un eventuale cartello composto dal MoVimento Cinque Stelle (16,5) e dall’Italia dei Valori (8,4).
Poi il Pdl al 17,4% e la Lega Nord al 4,6%.
E negli ultimi giorni le rilevazioni che circolano in rete si attestano, decimale più decimale meno, sulle stesse cifre, con il neonato Polo della Speranza che si muove in una forbice che va dal 38 al 41%.
Cifre che non fanno i conti con quanti, tra gli elettori dei tre partiti, non sono aperti a questa prospettiva elettorale.
Fin qui l’aritmetica.
Ma quanto “pesa” l’asse Pd-Sel-Udc?
Dipende tutto dalla legge elettorale con cui si andrà al voto.
In caso di collegi uninominali, con ogni probabilità saranno le primarie del prossimo ottobre a stabilire un equilibrio di massima tra Pd e Sel, cui potrebbe essere affiancato una sorta di “garanzia elettorale” per l’Udc.
Ma tutto è ancora per aria.
Di sicuro c’è che il Porcellum è ancora vivo, vegeto e vigente.
Il neonato asse non dovrebbe avere problemi, visto il premio di maggioranza, a stravincere alla Camera. Al Senato, dovrebbe essere relativamente semplice conquistare le regioni del Centro e quelle del Sud.
Al nord scontro aperto con lo zoccolo duro di pidiellini e leghisti e con l’espansione del MoVimento Cinque Stelle.
Carmine Saviano
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Luglio 3rd, 2012 Riccardo Fucile
L’APPOGGIO INCONDIZIONATO A MONTI SIGNIFICA AZZERARE GLI SCHEMI IDEOLOGICI DEL SECOLO SCORSO… CON BERSANI MA SENZA SEL E IDV
Per ribadire i connotati della proposta lanciata all’assemblea nazionale del 30 giugno
Gianfranco Fini è costretto a stampare le sue tesi e a diffonderle tra i suoi.
Questo per evitare di essere frainteso una volta di più attraverso “interpretazioni autentiche”, che autentiche non sono e che riguardano lo scottante tema delle alleanze per le Politiche del 2013.
Per Fini l’approdo è uno solo: l’intesa con le forze che appoggiano Monti “con lealtà e convinzione”.
Quindi anche con il Pd, come va predicando anche Casini.
E con buona pace di quei futuristi che restano incollati alla “tradizione identitaria della destra”.
Fini tra i Monti boys.
Il presidente della Camera, in realtà , è più avanti e più oltre e intende far parte di quanti credono in Monti.
Con dentro il Pd, appunto, ma anche il Pdl “a trazione europea e filo governativo”. Sulla linea di Frattini e Pisanu.
E magari anche quella di quell’Alfano che riesce a sottrarsi alla tenaglia di Berlusconi. Ma Fini si tiene ben distante “dal Pdl che sogna nuove alleanze con la Lega”, tendenza che bolla come “una pericolosa deriva estremista”.
Parole che servono anche a tracciare i confini della possibile intesa con il Pd che deve restare “nel solco del riformismo e tenersi alla larga da accordi con quanti ogni giorno vengono sotto palazzo Chigi per contestare il governo”.
E dunque, niente Vendola, ma soprattutto niente Di Pietro.
Verso la sinistra “moderata”. Insomma getta ami su una sponda e sull’altra del mare magnum della politica italiana, il leader di Fli, consapevole del fatto che la sua pesca miracolosa potrebbe raccogliere frutti copiosi più nella sinistra moderata che in una presunta destra europea senza il Cavaliere.
E d’altro canto uno schieramento largo, larghissimo, da Sel a Fini, forse sarebbe chiedere troppo ai futuristi. Malgrado ci siano esponenti di Fli che invece invitano il leader ad accelerare. Tra loro Flavia Perina, Umberto Croppi, Benedetto Della Vedova, il quale, però, è facilitato nelle sue scelte, visto che con la tradizione del Msi e di An non ha nulla a che fare. Il pressing nei confronti del presidente della Camera, che si sente “già in campagna elettorale” è diventato molto deciso.
“Il tempo per attirare quegli elettori che non si sentono rappresentati dai partiti tradizionali è ormai molto limitato” avvertono alcuni suoi fidatissimi consiglieri, che non si risparmiano per far “diventare presto sostanza” le proposte lanciate da Fini.
Sì alle unioni gay.
Non sarà facile far digerire l’uninominale “senza garanzie di elezione per nessuno”, nè la legge per le unioni di fatto, “anche omosessuali”, come ha azzardato Fini, scavalcando a sinistra anche certi settori del Pd.
Ma questa sembra la volta buona per il salto definitivo verso la trasformazione in un partito europeo, repubblicano e riformatore.
Ci sarà da combattere, perchè i finiani sono bravissimi a dividersi. E già suscita sospetti l’ultimo appello di Fini per la convocazione degli Stati generali in settembre. L’obiettivo è discutere in mille, soprattutto non politici.
Ma la sua raccomandazione “a fornire i nomi a Bocchino” inquieta i rinnovatori che temono una spinta alla conservazione del partitino, che ha in Bocchino il suo massimo dirigente.
“Fli non sarebbe neppure nato- spiega Umberto Croppi- se il 14 dicembre del 2010 Fini non avesse fallito l’obiettivo della sfiducia a Berlusconi, a causa dei tradimenti di alcuni dei suoi”.
Il concetto è chiaro: non è più il momento di asserragliarsi in una riserva indiana.
E se il Terzo Polo non è mai decollato, potrà invece avere spazio politico un’alleanza fuori dagli schemi ideologici del Novecento, con il Pd, non con il Pdl berlusconiano.
Gaudenzia
(da “ilRetroscena.it“)
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Maggio 10th, 2012 Riccardo Fucile
RESTA L’INTESA CON CASINI PER RIUNIRE MODERATI, RIFORMISTI E FUORIUSCITI PDL
Casini suona il liberi tutti. Le elezioni amministrative sono andate maluccio.
Tanto che Pier Ferdinando Casini cinguetta su Twitter: «Il Terzo Polo non serve più». In realtà , già prima del voto del 6 maggio, il leader dell’Udc aveva in mente prospettive più ambiziose. Per ora, lo chiama Partito della nazione, ma con tutta probabilità il nome cambierà ancora.
L’ambizione è creare una casa capace di ospitare gli orfani della Dc, ma anche del Psi, e gli spaesati di Forza Italia e, soprattutto, i tecnici del governo Monti, affascinati dalla prospettiva di continuare a fare politica. Ma senza dubbio a Casini non serve più tenere insieme le sigle che hanno dato vita al Terzo Polo.
Anzi, i centristi auspicano che anche Futuro e libertà , l’Api di Rutelli e l’Mpa di Lombardo vogliano «sciogliersi in un movimento dei moderati e dei riformisti».
«Fli non serve più». E qui nasce il problema.
Raccontano che Fini non abbia preso affatto bene l’accelerazione di Casini e il de profundis per il Terzo Polo.
Di qui il frettoloso faccia a faccia tra i due. Che, ovviamente, alla fine dell’incontro, assicurano di essere sempre in perfetta sintonia.
Cosa che potrebbe essere vera perchè, in realtà , il leader di Fli ha condiviso l’idea di «andare oltre il cartello terzopolista» già prima del voto del 6 maggio.
«Non serve un partitino del 4,5 per cento che si accontenti di svolgere la funzione di ago della bilancia», ammoniva alla convention futurista di Pietrasanta.
Traduzione: inutile insistere con l’idea di coltivare un partitino che si accontenta di vivacchiare.
Fli, insomma, secondo il suo leader, è stata un’esperienza «nobile e valorosa», ma destinata ad estinguersi, con buona pace di coloro che hanno sperato in un suo rilancio, se non altro per avere la possibilità di occupare poltrone e poltroncine. Speranza delusa, perchè Fini, ora più che mai, ha intenzione di «navigare in mare aperto».
Con Casini, perchè no, sempre che quest’ultimo non voglia semplicemente ritornare all’alleanza con il Pdl.
Per questo, il presidente della Camera ha voluto subito incontrare Casini.
Fini vuole unire moderati e riformisti. Tuttavia, al momento, vuole essere ottimista e prova a scommettere sul nuovo Partito della nazione.
Se il progetto prevedrà il coinvolgimento di tutti i moderati e i riformisti, non solo del Pdl, lui ci sarà .
Lui. Ma che fine farà Futuro e libertà ?
Il vice presidente, Italo Bocchino, parla ancora di una federazione con l’Udc, l’Api e Lombardo. «Code del pleistocene», chiosano i fedelissimi del presidente della Camera.
D’altronde, Fini immagina un orizzonte davvero futurista.
E per raggiungerlo è anche pronto a sacrificare, una volta di più, parte dei suoi.
E’ questa la paura che agita i finiani ex An, che si arroccano della «difesa dell’identità » e, per esorcizzarla, invocano, ancora una volta il ritorno nella politica attiva del capo.
I protagonisti sopravvivono ai partiti.
Ancora lo stesso tormentone: Fini lasci la presidenza della Camera e guidi la riscossa del partito spiegando il progetto del nuovo patriottismo repubblicano in tutta Italia. Gli appelli si moltiplicano sui social network.
Ma Fini, al quale manca un anno per concludere il suo mandato alla guida di Montecitorio, non ha nessuna intenzione di lasciare prima del tempo.
Non lo ha fatto quando contro di lui si sono scatenati i gossip confezionati ad arte da Lavitola, figuriamoci adesso.
Anzi, è convinto di trarre maggiore forza proprio nell’esercizio del suo ruolo istituzionale, che può tenerlo al riparo dalla tempesta che rischia di travolgere i partiti. I partiti, appunto, non i protagonisti di quel cambiamento che ha portato alla caduta di Berlusconi e alla nascita del governo Monti.
E Fini ha dalla sua il merito di aver alzato il dito contro il Cavaliere al momento giusto, provocando il primo scossone nel centrodestra.
E’ questo il capitale che gli permetterà di restare sulla scena politica.
Anche senza Futuro e libertà .
(da “Il Retroscena”)
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Maggio 10th, 2012 Riccardo Fucile
IL LEADER UDC IRREMOVIBILE: “OGNUNO PORTI AVANTI IL PROPRIO PROGETTO, POI SI VEDRA”
Casini scioglie il Terzo Polo, scarica Fini e Ruteli, si allontana decisamente da Bersani e vira, più che a destra, verso quello che sarà il contenitore dei moderati che sta aprendo il cantiere.
Obiettivo sbarrare la strada alla sinistra e a un Pd «affetto dalla sindrome dell’autosufficienza», osserva il leader dell’Udc.
Dopo i ballottaggi ed entro la fine di luglio ci saranno grandi novità che interesseranno l’area cattolica, personaggi come Luca Cordero di Montezemolo, il nuovo soggetto politico che sta preparando Berlusconi e Alfano, oltre il Pdl.
Tante iniziative autonome e per il momento separate l’una dall’altra, ma che potrebbero incontrarsi per coagulare il “centrodestra liquido”.
Il voto amministrativo, secondo Casini, ha reso in maniera plastica questa liquidità , e «i moderati rischiano di rimanere sotto le macerie» dell’antipolitica, mentre il Pd non comprende che sta crescendo «un mostro» fatto di grillini e sinistra radicale stile Vendola.
Commettendo l’errore di accarezzare una legge elettorale a doppio turno alla francese, che sarebbe la tomba dell’Udc.
E anche se dovesse rimane l’attuale Porcellum, il rischio per il partito dell’ex presidente della Camera sarebbe altissimo: potrebbe verificarsi che l’ago della bilancia non sarebbe più l’Udc, ma un altro soggetto che scenderà in campo per le politiche 2013.
Allora, massimo movimentismo, gettare a mare il Terzo Polo, salutare Fini e Rutelli: ognuno tessa la propria tela e si salvi chi può.
Le amministrative, secondo l’Udc, hanno dimostrato l’inesistenza del Fli e dell’Api.
E poi Casini non sopporta più di stare insieme a esponenti del Fli, come Briguglio e Granata, che lo provocano, lo insultano, che in Sicilia sostengono Raffaele Lombardo. Basta, ognuno per la sua strada, in mare aperto.
Dal Fli, proprio Briguglio in un tweet scrive che «su Costa (il candidato Pdl-Udc che a Palermo non è andato al ballottaggio ndr) non ci sbagliavamo, su Casini speriamo di sbagliarci».
E a proposito di voti, sempre Briguglio che in Sicilia è il coordinatore regionale del Fli, ricorda che sommando i voti presi nei comuni dell’isola il suo partito ha avuto una media superiore al 7%: «Un ottimo risultato, che lascia presagire un’affermazione ancora maggiore alle politiche e alle regionali».
«Noi – aggiunge Italo Bocchino – andiamo avanti alla costruzione del Fli. Alle amministrative abbiamo ottenuto il 4,2%. Cosa voglia fare l’Udc non ci è chiaro».
Nell’Udc fanno spallucce.
Per Casini l’alleanza con Fli e Api non è sufficiente a rappresentare «un’esigenza di cambiamento, di rinnovamento».
«Siamo in una nuova stagione e il gioco è diverso: se qualcuno pensa che le cose vadano bene così, vada avanti».
Ieri Fini si è trovato il de profundis del Terzo Polo sui giornali e si è molto arrabbiato, temendo che il leader dell’Udc avesse comunicato la marcia di avvicinamento verso il Pdl e la federazione dei moderati proposta da Alfano.
«Gridava come un pazzo, diceva che Casini è inaffidabile», raccontano nel Fli.
Ma nell’incontro tra i due a Montecitorio, Casini ha chiarito di avere ripetuto cose dette tante volte: che il Terzo Polo non riesce a intercettare l’emorragia di consensi del Pdl, che ci vuole qualcosa di nuovo, un soggetto non strutturato che si apra alla società civile.
«Vuoi che io mi allei con il Pdl ora che sono ai minimi termini? Ognuno porti avanti il suo progetto, poi si vedrà », ha detto a Fini.
Il quale però ha capito l’antifona: Pier pensa che non può più fare il gioco dei due forni e vuole trattare solo per sè il ruolo che avrà nel futuro rassemblement dei moderati.
Amedeo La Mattina
(da “La Stampa“)
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Aprile 20th, 2012 Riccardo Fucile
ALL’AUDITORIUM DELLA CONCILIAZIONE, DOVE SI CONSUMO’ LO STRAPPO TRA FINI E BERLUSCONI, IL PARTITO DI CASINI PREPARA IL CAMBIAMENTO…MA RUTELLI NON E’ D’ACCORDO SUL NOME
Venerdì mattina all’Auditorium Conciliazione si svolgerà una riunione a porte chiuse della
Costituente di Centro.
All’ordine del giorno un’analisi dell’attuale situazione politica e la riorganizzazione interna dell’Udc in vista della costituzione del nuovo soggetto politico.
Presenti il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini, il segretario Lorenzo Cesa, il presidente del partito Rocco Buttiglione e gli altri componenti dell’organismo presieduto da Savino Pezzotta. Per l’occasione, i lavori della Costituente verranno allargati alla partecipazione di tutti i segretari e i capigruppo regionali dell’Udc.
Di questo nuovo passo verso il partito della Nazione – che sarà compiuto proprio nello stesso Auditorium di via della Conciliazione dove nel 2010 Gianfranco Fini alzò il dito contro Silvio Berlusconi nel celebre «che fai, mi cacci?» – parlava mercoledì in diretta tv Pier Ferdinando Casini annunciando ad horas novità importanti.
«Parlavo dell’Udc, chiedete a Cesa…», aveva infatti precisato giovedì mattina il leader dell’Udc al termine di un vertice con Gianfranco Fini e Francesco Rutelli e dopo le fibrillazioni suscitate dall’affermazione di un possibile ingresso futuro di ministri del governo Monti nel nascituro Partito della Nazione.
Per ora lo ‘step’ è l’azzeramento dei vertici Udc, il cui scioglimento nei mesi scorsi è stato più volte anticipato da Casini.
Nella riunione a porte chiuse della Costituente di Centro presieduta da Savino Pezzotta, che vedrà riuniti all’Auditorium della Conciliazione il leader Pier Ferdinando Casini, il segretario Lorenzo Cesa, il presidente Rocco Buttiglione e gli organismi dirigenti regionali (capigruppo in regione e segretari regionali), Cesa compirà un’analisi della situazione ed annuncerà la riorganizzazione del partito in vista della costituzione del Partito Nazionale.
La nuova aggregazione che nascerà dal Terzo Polo «non si chiamerà Partito della Nazione»: così il presidente dell’Api, Francesco Rutelli, risponde alle indiscrezioni di stampa, annunciando una riunione del direttivo del suo partito «in vista della riunione nazionale del nuovo Polo».
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Marzo 30th, 2012 Riccardo Fucile
“LA MIA DECISIONE HA DECORRENZA IMMEDIATA, HO SOLO SERVITO IL PARLAMENTO”…I PRIVILEGI RIGUARDANO ANCHE VIOLANTE E BERTINOTTI, MENTRE SONO TAGLIATI FUORI INGRAO E LA PIVETTI
“Ho avuto l’onore di servire la Camera dal 2001 al 2006, rinuncio con effetto immediato a
questi benefici”. Firmato: Pier Ferdinando Casini.
Il leader centrista annuncia il suo no dopo che l’ufficio di presidenza di Montecitorio ha stabilito che gli ex presidenti della Camera potranno godere dei benefit, relativi alla carica ricoperta, per 10 anni, dalla fine del mandato, e non più a vita.
L’unica eccezione è stata fatta per gli ex presidenti eletti deputati nella scorsa o nell’attuale legislatura per i quali i 10 anni decorreranno a partire dalla fine di questa legislatura.
Dei cinque ex presidenti ancora in vita, quindi, solo Luciano Violante e Fausto Bertinotti (e lo stesso Casini) potranno continuare a godere dei benefit per altri 10 anni, mentre Pietro Ingrao e Irene Pivetti li perderanno alla fine di questa legislatura. Un privilegio di cui Casini ha deciso di fare a meno: ” Ho preso atto delle decisioni assunte ieri, a maggioranza – scrive il leader dell’Udc in una lettera a Gianfranco Fini – dall’Ufficio di Presidenza in relazione allo status degli ex presidenti. Ringrazio lei ed i colleghi, ma le comunico che non intendo avvalermi della delibera e rinuncio, con effetto immediato, ad ogni attribuzione e benefit connessi a questo status”.
Il Senato, poche settimane fa, era stato più rigoroso e aveva dato lo stop dopo dieci anni dalla cessazione dall’incarico. Senza alcuna eccezione.
A Montecitorio, invece, la strada scelta è stata diversa.
E la cosa ha provocato la spaccatura dell’ufficio di Presidenza.
Il provvedimento è passato ma con cinque voti contrari: oltre a Dussin (Lega) e Mura (Idv) anche quelli dei pidiellini Leone, Fontana e Milanato.
Anche il vicepresidente Lupi (Pdl) ha votato no, per alzata di mano, sebbene il suo sesto non sia stato registrato a verbale.
Le reazioni.
“E’ un bene che Casini rinunci da subito ai suoi privilegi di ex presidente della Camera che una pessima decisione presa ieri gli avrebbe assicurato – dice Antonio Borghesi, vicepresidente dell’Italia dei Valori alla Camera – Ci attendiamo ora che uomini di sinistra come Bertinotti e Violante facciano altrettanto e che Fini dichiari fin d’ora di rinunciarvi al termine del mandato”.
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Gennaio 26th, 2012 Riccardo Fucile
TENSIONE PRE AMMINISTRATIVE… FLI SI PRESENTERA’ CON IL SIMBOLO SOLO SE E’ PREVISTO IL RAGGIUNGIMENTO DEL 5%, ALTRIMENTI SALTA IL COORDINATORE LOCALE… LA CONSEGNA E’ MIMETIZZARSI IN LISTE CIVICHE
C’è stato un momento in cui la situazione è sembrata sul punto di esplodere.
E’ accaduto venerdì scorso, quando Gianfranco Fini ha ‘inviato’ Italo Bocchino da Pier Ferdinando Casini e Lorenzo Cesa.
Non solo a causa della grana della giunta Lombardo in Sicilia, ma soprattutto per discutere delle prospettive del terzo Polo.
Del futuro, insomma, a partire dalle amministrative e in vista delle prossime Politiche.
Il messaggio recapitato dal vicepresidente di Fli, riferiscono fonti centriste, suona più o meno così: fateci capire se credete ancora nella prospettiva del Terzo Polo, se avete intenzione di dar vita fin da subito a un percorso unitario, oppure ciascuna forza prenderà atto della situazione.
La riunione, riferiscono le stesse fonti, si è conclusa con una tregua.
Che basta forse a placare per ora il malcontento nel partito di Fini. Ma il nodo delle intese alle amministrative resta sul tavolo, così come la prospettiva del Terzo polo e l’ipotesi di dar vita a un soggetto unitario.
E’ proprio su questo punto che Fini e Casini, da settimane, divergono.
Perchè il Presidente della Camera è convinto che la prospettiva sia quella di dar vita fin da subito a un unico soggetto, da ‘testare’ fin dalle amministrative.
Un ‘partito della Nazione’ che, fra l’altro, eviti a Fli, Udc, Api di correre separatamente a maggio 2012, nel voto amministrativo, e quindi di contarsi.
Casini però, riferiscono, non la pensa allo stesso modo.
Preferirebbe attendere le amministrative, ‘pesare’ le diverse forze in campo, dar vita solo dopo a un unico soggetto politico.
Da qui le tensioni, culminate con il caso Sicilia, da qui la riunione tra Casini, Cesa e Bocchino, per cercare di ritrovare un percorso comune.
Futuro e libertà , se la trattativa con l’Udc non dovesse decollare, avrebbe davanti due strade, entrambe valutate negli ultimi giorni.
Il primo scenario prevede una scelta ‘minimalista’, quella di correre alle amministrative facendo leva su molte liste civiche, evitando la presentazione del simbolo in ogni centro chiamato alle urne.
In quest’ottica – è il retroscena svelato maliziosamente da un centrista – il vertice del partito ha già invitato i responsabili regionali a far richiesta formale nel caso in cui si intenda presentare il simbolo.
Con una clausola pesante: Chi non ottiene il 5% dei voti rimette il mandato di coordinatore.
L’altra strada è in via di valutazione.
Prevede che sia Fini a ‘forzare la mano’, a rompere gli indugi entro marzo.
Lanciando la sfida all’Udc, pubblicamente, magari nel corso di un evento organizzato proprio con questo scopo: è il momento di costituire un soggetto unitario, potrebbe dire Fini, il momento è adesso.
Difficile per Casini sottrarsi di fronte alla ‘chiamata’ dell’alleato. Molto, naturalmente, dipenderà anche dalle prossime settimane del governo Monti e dalla tenuta complessiva dell’esecutivo.
(da “TMNews”)
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