Luglio 27th, 2016 Riccardo Fucile
“E’ UNA GUERRA PER INTERESSI, SOLDI, NON CERTO DI RELIGIONE: TUTTE LE RELIGIONI VOGLIONO LA PACE”
“Abbiamo bisogno di dire questa verità : il mondo è in guerra perchè ha perso la pace”. Così Papa
Francesco sul volo di andata da Roma a Cracovia commenta gli ultimi fatti di terrorismo, precisando il suo pensiero: “Quando parlo di guerra parlo guerra sul serio, non di guerra di religione. C’è guerra per interessi, soldi, risorse della natura, per il dominio sui popoli. Questi sono i motivi. Qualcuno parla di guerra di religione, ma tutte le religioni vogliono la pace. La guerra la vogliono gli altri, capito?”.
“Da tempo il mondo è in guerra a pezzi – aggiunge Bergoglio – Non è tanto organica forse (organizzata sì), ma è guerra. Questo santo sacerdote ieri è morto per la preghiera che offriva alla chiesa. È uno, ma pensiamo a quanti innocenti, a quanti bambini muoiono. Pensiamo alla Nigeria ad esempio ‘Ah quella è l’Africa’, dicono, sì è l’Africa, ma è in guerra”.
Bergoglio ha ringraziato Francois Hollande per la telefonata di condoglianze per l’uccisione di padre Jacques Hamel.
“Lo ringrazio come un fratello” ha detto. Papa Francesco è diretto a Cracovia per la Giornata mondiale della Gioventù: “La gioventù è sempre speranza, speriamo che i giovani ce ne diano in questo momento”.
(da agenzie)
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Luglio 27th, 2016 Riccardo Fucile
PAPA FRANCESCO NON VUOLE LA MILITARIZZAZIONE DELLE CHIESE
Anche se il salto di qualità c’è stato e spaventa, il Vaticano non ha intenzione di chiedere una
militarizzazione delle chiese.
Al contrario di quello che da Raqqa predica il Califfato, l’indicazione del Papa è semplice e determinata: la pratica religiosa nulla ha a che fare con le armi.
Quindi, porte aperte come sempre e no ai soldati col mitra imbracciato a fare da guardia a chi si reca a messa.
Il sangue versato non deve cambiare le abitudini dei fedeli e tanto meno dei ministri della fede. La speranza è che l’atto sacrilego di Saint-Etienne-du Rouvray rimanga un episodio isolato, e la tendenza all’emulazione che sta scuotendo come un colpo di frusta Germania e Francia non sia davvero la spia di una patologia contagiosa che ormai sembra mescolare follia e radicalizzazione.
Per cercare di fare un po’ di chiarezza:
Primo, non esiste alcuna prova che dimostri una pianificazione o organizzazione diretta degli ultimi attentati (da Nizza alla Normandia, passando per la Baviera) da parte dell’Isis.
Secondo, l’unico elemento certo è la chiamata alle armi di tutti i musulmani che si riconoscono nel Califfato perchè si uniscano alla Jihad ovunque si trovino e con ogni mezzo a disposizione.
Terzo, tutte le rivendicazioni sono frutto di una propaganda forzata che cerca di dimostrare a posteriori una potenza che l’Isis non ha più sul campo (Siria e Iraq) nè probabilmente sul territorio europeo.
E si torna al capitolo “lupi solitari”.
L’analisi quotidianamente aggiornata sugli autori delle stragi più recenti (quella di Saint-Etienne-du Rouvray naturalmente fa eccezione) indica tre costanti: disturbo psichico, emarginazione e repentina radicalizzazione.
Ma questo terzo dato è considerato più come elemento capace di dare una giustificazione ai primi due, cioè alla esplosione di follia provocata da squilibri mentali e sociali.
E ad un isolamento che non trova più lo sbocco di qualche anno fa.
Insomma, se si spostassero indietro le lancette alla stagione di maggiore potenza militare e mediatica del Califfato, quasi tutti se non proprio tutti gli autori degli ultimi attentati sarebbero nel serbatoio di carne da macello dei foreign fighters nel teatro di guerra siroiracheno e non a casa loro col coltello in mano e l’idea di consegnarsi alla Jihad pur di dare sfogo nel sangue al proprio disagio.
Ciò detto, la patologia dell’emulazione porta con sè un inevitabile innalzamento della soglia di rischio anche in Italia.
Le forze speciali di polizia e carabinieri (Nocs e Gis) e non solo sono già in allarme da mesi e non da giorni, ma bisogna essere molto onesti: la prevedibilità di un gesto di follia al quale poter dare una efficace, rapida risposta armata è pari a zero.
E l’unica possibilità di tamponare il pericolo non è più affidata solo alle capacità dell’intelligence, ma risiede anche e soprattutto nel controllo capillare del territorio. Per capirsi, per individuare il potenziale lupo solitario prima che colpisca, oggi conta più il maresciallo di una caserma dei carabinieri di un sofisticato analista dei servizi segreti.
E se assistito da uno psichiatra, ancora meglio.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 27th, 2016 Riccardo Fucile
“E AL MIO FUNERALE NON VOGLIO I FABBRICATORI DI ODIO CHE FANNO CARRIERA SULLE DISGRAZIE ALTRUI”
Non succederà , ma se dovesse accadere di restare ammazzato da chicchessia, per favore, vi prego, non uccidetemi una seconda volta.
Se dovessi essere sgozzato o decapitato o sventrato da un delirante di “Allah Akbar!”, vi prego, per favore, non uccidetemi due volte: non confondete l’Isis con l’Islam.
E se il mio uccisore dovesse essere un nero o un emigrato, vi prego, per favore, davanti alla mia bara non uccidete anche la mia memoria: non confondete il delinquente con l’emigrante.
Al mio funerale non voglio i maestri dell’imbroglio, i fabbricatori d’odio, coloro che investono sulle paure e coloro che fanno carriera sulle disgrazie altrui. Morirei una seconda volta.
E questa volta per davvero!
P.S. Dimenticavo. Dovessi morire per mano di un qualsiasi assassino vorrei il silenzio stampa. In fondo, a morire sarei solo io.
Non voglio prestarmi, nemmeno da morto, a questo gioco osceno che va in onda quotidianamente a reti unificate: quello di far credere che il nostro nemico sia l’Islam e non il terrorismo quotidiano e permanente di una finanza che affama, di un mercato che desertifica e di una politica nullafacente.
E le cui vittime sono milioni e milioni, non esclusi gli stessi terroristi.
Don Aldo Antonelli
(da “Huffingtonpost“)
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Luglio 10th, 2016 Riccardo Fucile
“AL COSPETTO DI DIO SARETE GIUDICATI PER LE OPERE DI MISERICORDIA: NON SI CATALOGANO GLI ESSERI UMANI, SI PORGE LA MANO A CHI HA BISOGNO DI AIUTO, NON CI SI VOLTA DALL’ALTRA PARTE, QUESTO INSEGNA LA RELIGIONE CATTOLICA”
“Domandiamoci: la nostra fede è feconda? Produce opere buone? Oppure è piuttosto sterile, e
quindi più morta che viva? Mi faccio prossimo o semplicemente passo accanto? Queste domande è bene farcele spesso, perchè alla fine saremo giudicati sulle opere di misericordia; il Signore potrà dirci: ‘Ti ricordi quella volta, sulla strada da Gerusalemme a Gerico? Quell’uomo mezzo morto ero io’. ‘Quel bambino affamato ero io’. ‘Quei migranti che vogliono cacciare via ero io’. ‘Quel nonno solo ero io'”.
Papa Francesco, nell’Angelus della domenica, non cita casi specifici ma si limita a enunciare la parabola del buon Samaritano.
Ma il riferimento non può che essere alla cronaca, anzi alle cronache del mondo.
A partire dalla morte di Emmanuel, il nigeriano ucciso a Fermo, un esempio concreto di razzismo che allontana il prossimo, che separa.
“Anche noi – ha sottolieato – possiamo porci questa domanda: chi è il mio prossimo? Chi devo amare come me stesso? I miei parenti? I miei amici? I miei connazionali? Quelli della mia stessa religione?”.
Francesco ha spiegato che Gesù ci cambia la prospettiva: “Non devo catalogare gli altri per decidere chi è il mio prossimo e chi non lo è, dipende da me, la decisione è mia. Dipende da me essere o non essere prossimo della persona che incontro e che ha bisogno di aiuto, anche se è estranea o magari ostile”. Lo ha detto papa francesco oggi all’angelus, a completamento della parabola evangelica del buon samaritano.
E, dalla parabola del buon samaritano, il papa ha tratto un altro messaggio, quello del fare. “Dobbiamo fare opere buone – ha detto – non dire solo parole che vanno al vento ma fare. Mi viene in mente quella canzone che dice ‘parole parole parole’. Ecco, non parole ma fare”.
E, oltre a fare, bisogna anche chiedere e chiedersi se la nostre fede “sia feconda. Produce opere buone – si è chiesto il papa – oppure è piuttosto sterile, e quindi più morta che viva? mi faccio prossimo o semplicemente passo accanto? selezione le persone a secondo del mio proprio piacere. Queste domande è bene farcele spesso, perchè alla fine saremo giudicati sulle opere di misericordia e il signore potrà dirci: ‘ti ricordi quella volta, sulla strada da gerusalemme a gerico? quell’uomo mezzo morto ero io. Quel migrante che volevano cacciare via ero io. Quel nonno abbandonato ero io. Quel malato che nessuno va a trovare in ospedale ero iò”.
(da agenzie)
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Maggio 30th, 2016 Riccardo Fucile
SI E’ DIMESSO IL SACERDOTE CHE AVEVA DETTO CHE AVREBBE DATO FUOCO ALLA CANONICA PIUTTOSTO CHE ACCOGLIERE I PROFUGHI
Quando è salito al pulpito durante la messa per il Corpus Domini, nella parrocchiale di Onzo, uno dei tre piccoli comuni di cui è parroco nella Valle Arroscia, nel savonese (gli altri sono Arnasco e Vendone) , don Angelo Chizzolini, il giovane e discusso sacerdote che la scorsa estate aveva minacciato di dar fuoco alla canonica piuttosto che accogliere migranti, e che nel gennaio scorso rifiutò di benedire la salma di Aicha, la donna musulmana tra le sette vittime del tragico crollo di una palazzina ad Arnasco, ha preso un foglio, avvertendo di dover dare un annuncio, e ha chiarito che, “in base agli articoli 538 e 541 del codice di diritto canonico”, dal 31 maggio non sarà più a capo della parrocchia.
Nessuna spiegazione se non di aver preso la decisione d’intesa con il vescovo di Albenga, monsignor Guglielmo Borghetti; poi basta. Un annuncio ripetuto più tardi nelle altre due comunità .
Don Chizzolini, dunque, se ne va. Ma perchè? L’articolo 538 parla della rimozione del parroco o delle sue dimissioni “per giusta causa”, mentre l’altro fa riferimento alla gestione della parrocchia nel periodo di “vacanza”.
Secondo le voci che si rincorrono, la vicenda, al di là delle polemiche su don Chizzolini e le sue prese di posizione anti-migranti e anti-islamici andrebbe letta nell’ambito della “guerra” nella Diocesi ingauna , tra il vescovo uscente monsignor Mario Oliveri, a cui recentemente papa Bergoglio aveva rivolto un caloroso invito a pensionarsi- ma che ancora ha dalla sua parte una pattuglia di fedelissimi, tra cui don Chizzolini — e la nuova guida vescovile, impegnata a chiudere con un periodo contestato e discusso.
Dopo la vicenda della benedizione rifiutata, infatti, don Chizzolini era stato richiamato dal vescovo, dopo le annunciate scuse del sacerdote (annunciate da monsignor Borghetti, ma non dal sacerdote).
Forse, al di là delle questioni diocesane, la presenza di don Angelo nelle vallate alle spalle di Albenga era ormai solo questione di tempo.
Il diritto canonico. L’articolo 538 citato da don Chizzolini durante la messa del Corpus Domini
Il parroco cessa dall’ufficio con la rimozione o il trasferimento deciso da parte del Vescovo diocesano a norma del diritto, con la rinuncia fatta dal parroco stesso per giusta causa, la quale, per essere valida, deve essere accettata dal Vescovo, e inoltre cessa allo scadere del tempo se fu costituito a tempo determinato, secondo le disposizioni del diritto particolare di cui al can. 522.
Resta da vedere quale sia la “giusta causa” a cui si fa riferimento.
Donatella Alfonso
(da “La Repubblica”)
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Maggio 18th, 2016 Riccardo Fucile
FINISCE PER SPINGERE PER LE UNIONI GAY E NON E’ RICONOSCENTE NEANCHE VERSO I CENTRISTI
I cardinali, diversamente dal Papa, non sono infallibili. 
Possono sbagliare come tutti gli altri esseri umani, e quando gli capita hanno diritto pure loro a un po’ di misericordia.
Per esempio al presidente della Cei Bagnasco, che considera le unioni civili alla stregua di matrimoni gay mascherati, vanno perdonati un paio di errori tattici non da poco, chiamiamoli se si preferisce autogol.
Primo autogol: sostenendo che tra unioni e matrimoni le differenze sono minime, «piccoli espedienti nominalistici», anzi «artifici giuridici facilmente aggirabili», Bagnasco spiana senza volere la strada alle adozioni gay.
Perchè quei tribunali che già le ammettono saranno incoraggiati dell’interpretazione estensiva del cardinale; e quelli che non le avevano ancora consentite si sentiranno legittimati in futuro.
Se volesse davvero impedire la «stepchild adoption» e il cosiddetto utero in affitto, Bagnasco dovrebbe sostenere il contrario, che le differenze (pur lievi) ci sono e non giustificano dunque una equiparazione coi matrimoni. Probabile che la «vis polemica» l’abbia spinto un po’ oltre.
Secondo autogol: dipingendo le unioni civili come una battaglia infruttuosa, anzi una sconfitta epocale, il presidente della Cei molla un bel calcione a tutti quanti si erano battuti in Parlamento per contrastare la Cirinnà .
Li tratta come degli inetti, che sono riusciti a strappare a Renzi soltanto qualche contentino formale.
Alfano, che si è riconosciuto tra i bersagli del cardinale, l’ha presa molto a male. E non solo lui.
Tutti i centristi, che avevano sperato in un grazie dell’episcopato, non incassano neppure un briciolo di riconoscenza per i loro sforzi.
Servirà loro da lezione, così in futuro si regoleranno diversamente.
Ugo Magri
(da “La Stampa”)
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Maggio 6th, 2016 Riccardo Fucile
“CHE COSA TI E’ SUCCESSO EUROPA, SVEGLIATI!”
Ha raccontato un sogno oggi papa Francesco, parlando ai leader europei arrivati in Vaticano per assistere alla cerimonia del Premio internazionale Carlo Magno.
Che è stato assegnato al Santo Padre per il suo ” impegno a favore della pace, della comprensione e della misericordia in una società europea di valori”. Ha raccontato il sogno di un’Europa che è stata, e che ora non è più.
“Con la mente e con il cuore, con speranza e senza vane nostalgie, come un figlio che ritrova nella madre Europa le sue radici di vita e di fede, sogno un nuovo umanesimo europeo”, ha detto il Papa.
“Sogno un’Europa giovane, capace di essere ancora madre”, ha affermato.
“Sogno un’Europa che si prende cura del bambino, che soccorre come un fratello il povero e chi arriva in cerca di accoglienza perchè non ha più nulla e chiede riparo”. “Sogno un’Europa, in cui essere migrante non sia delitto bensì un invito ad un maggior impegno con la dignità di tutto l’essere umano”.
Un discorso infuocato quello del Papa argentino, pronunciato davanti una platea di leader, re, ambasciatori, rappresentanti politici e internazionali di un’Europa che ha definito “stanca”.
Vecchia, una “nonna, vecchia e sterile” senza più ricordi. “La creatività , l’ingegno, la capacità di rialzarsi e di uscire dai propri limiti appartengono all’anima dell’Europa”, ha affermato il Pontefice. Che poi però, rivolgendosi ai leader presenti, ha aggiunto: “Che cosa ti è successo, Europa?”
Francesco ha invocato quella “umanistica, paladina dei diritti dell’uomo, della democrazia e della libertà “. “Che cosa ti è successo, Europa terra di poeti, filosofi, artisti, musicisti, letterati? Che cosa ti è successo, Europa madre di popoli e nazioni, madre di grandi uomini e donne che hanno saputo difendere e dare la vita per la dignità dei loro fratelli?”. La domanda è risuonata nella sala regia gremita di chi sta disegnando un destino di muri e barriere. Infrangendo sogni, di migranti, di Papi, infangando il passaggio di uomini in fuga da guerre e disperazione.
Bergoglio ha ricordato antichi ideali ormai, “spenti, e noi figli di quel sogno siamo tentati di cedere ai nostri egoismi, guardando al proprio utile e pensando di costruire recinti particolari”.
E’ ora, ha detto il Papa, che l’Europa si risvegli. “A tal fine ci farà bene evocare i padri fondatori dell’Europa. Seppero cercare strade alternative, innovative in un contesto segnato dalle ferite della guerra. Essi osarono cercare soluzioni multilaterali ai problemi che poco a poco diventavano comuni. I progetti dei padri fondatori, araldi della pace e profeti dell’avvenire, non sono superati: ispirano, oggi più che mai, a costruire ponti e abbattere muri. Sembrano esprimere un accorato invito a non accontentarsi di ritocchi cosmetici o di compromessi tortuosi per correggere qualche trattato, ma a porre coraggiosamente basi nuove, fortemente radicate”.
Il Papa ha tentato di risvegliare un sogno comune.
Perchè “L’identità Europea è, ed è sempre stata, un’identità dinamica e multiculturale”. “La bellezza radicata in molte delle nostre città “, ha detto Francesco, “si deve al fatto che sono riuscite a conservare nel tempo le differenze di epoche, di nazioni, di stili, di visioni”. Mentre “l’esclusione provoca viltà , ristrettezza e brutalità . Lungi dal dare nobiltà allo spirito, gli apporta meschinità “.
La chiesa aiuterà , collaborerà , parteciperà , ma l’Europa intanto deve “passare da un’economia liquida, che tende a favorire la corruzione come mezzo per ottenere profitti, a un’economia sociale. Da un’economia che punta al reddito e al profitto in base alla speculazione e al prestito a interesse a un’economia sociale che investa sulle persone creando posti di lavoro e qualificazione” ha continuato Francesco che – citando parole di Giovanni Paolo II – ha indicato alla Ue l’obiettivio di “un’economia sociale di mercato, incoraggiata anche dai miei predecessori”. Un passaggio che, ha concluso, “non solo darà nuove prospettive e opportunità concrete di integrazione e inclusione, ma ci aprirà nuovamente la capacità di sognare quell’umanesimo, di cui l’Europa è stata culla esorgente”.
Oggi era la quarta volta che il Papa incontrava la Angela Merkel in Vaticano. Ma la cancelliera tedesca non era sola, con lei al Palazzo apostolico sono arrivati i leader europei ad ascoltare, questa volta, la parola di Francesco sui migranti e il suo appello per l’Europa.
Alla cerimonia Matteo Renzi per l’Italia, il re di Spagna Felipe IV, i tre presidenti europei Schulz, Juncker e Tusk. Presenti anche il governatore della Bce, Mario Draghi, e il fondatore di Sant’Egidio Andrea Riccardi, che hanno ricevuto il Premio Carlo Magno nelle scorse edizioni. Altri capi di Stato (tra i quali il Granduca di Lussemburgo e il presidente della Lituania) e numerosi ambasciatori hanno assicurato la loro presenza.
(da “La Repubblica”)
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Aprile 4th, 2016 Riccardo Fucile
LA FONDAZIONE BAMBIN GESU’ NE HA SALDATI 422.000 ALL’IMPRESA, ALTRI 307.000 VERSATI DAL CARDINALE DOPO LO SCANDALO
Per la ristrutturazione della casa del cardinale Tarcisio Bertone i lavori sono stati pagati due volte o i due pagamenti riguardano cantieri diversi, il primo la sistemazione dell’appartamento vero e proprio, il secondo le opere di edilizia sulle parti comuni del palazzo?
È questa la domanda alla quale deve rispondere la magistratura vaticana che ha indagato l’ex presidente del Bambin Gesù Giuseppe Profiti e l’ex tesoriere Massimo Spina.
La parte più consistente dei lavori (per un importo di 422 mila euro) è stata infatti pagata con sette fatture dalla Fondazione dell’ospedale pediatrico, a fronte del documentato avanzamento dei lavori.
Ma esistono altre fatture, per un importo complessivo di oltre 300 mila euro, che l’impresa Castelli Re di Gianantonio Bandera ha presentato al Governatorato vaticano, il quale si è poi rivalso sul cardinale Bertone, chiedendogli di pagare di tasca sua.
Cosa che il porporato ha fatto. La Stampa ha potuto visionare alcune di queste fatture, che la Castelli Re ha presentato per il pagamento al Vaticano.
LA FONDAZIONE PAGA
La ditta romana aveva presentato il suo progetto, passato al vaglio della direzione tecnica del Governatorato. Una parte, la più consistente, riguardava l’unificazione dei due appartamenti al terzo piano del Palazzo San Carlo, che avrebbero formato la nuova residenza di Bertone per un totale di 296 metri quadrati: opere di edilizia, di consolidamento, rifacimento dei pavimenti, dell’impianto elettrico e di quello idraulico, del riscaldamento, infissi, arredamenti interni.
Questi lavori sono stati seguiti passo dopo passo e i loro costi interamente sostenuti dalla Fondazione Bambin Gesù, con sette fatture emesse e pagate tra il dal 3 dicembre 2013 e il 28 maggio 2014, per un totale di 422.005 euro, con un aumento del prezzo preventivato pari a 112.005 euro.
LE FATTURE
Fino ad ora inedite erano rimaste invece le altre fatture, presentate dalla Castelli Re direttamente al Governatorato.
Si tratta di quattro fatture emesse dall’impresa tra il giugno e l’ottobre 2014 (dunque tutte successive a quelle pagate dalla Fondazione Bambin Gesù): la prima in data 3 giugno 2014, per un importo di 91.324 euro; la seconda e la terza, per un importo di 122.481 euro, la quarta, infine, in data 10 ottobre per un importo di 135.036 euro.
Nel documento riassuntivo della Direzione dei Servici Tecnici del Governatorato (commessa n. 504629) si legge questo riepilogo generale dei costi: la ditta Castelli Re aveva presentato un preventivo di 307.676 euro, al quale si sono aggiunte opere per 29.372 euro, per un totale finale di 337.048 euro.
Le maestranze e i materiali messi a disposizione dallo Stato della Città del Vaticano ammontano a 27.812 euro, quelli di ditte terze (nè Vaticano, nè Castelli Re) ammontano a 5.684 euro. In tutto, questa parte di lavori, costa 370.544 euro.
Nel documento dei Servizi Tecnici del Governatorato si fa riferimento all’impegno del cardinale Bertone – preso attraverso una lettera datata 9 novembre 2013 – a versare un contributo di 307.676 euro, cioè l’esatto ammontare preventivato al Governatorato dalla Castelli Re.
CONTO DA 792 MILA EURO
Ricapitolando, se si mettono insieme le spese sostenute dalla Fondazione Bambin Gesù, quelle sostenute dal cardinale Bertone e quelle delle maestranze del Governatorato, si arriva a un costo complessivo di 792.544 euro.
Questi soldi sono stati tutti spesi unicamente per unire i due appartamenti e ristrutturarli? No, perchè è noto che oltre ai lavori riguardanti l’appartamento di Bertone al terzo piano, la Castelli Re si è occupata anche del rifacimento di parti comuni, a cominciare dal tetto del Palazzo San Carlo.
La casa del cardinale, infatti, non è un attico. L’ampio terrazzo è condominiale e utilizzabile da tutti gli inquilini. Erano necessari lavori perchè l’impermeabilizzazione non teneva più e filtrava acqua. Inoltre la Castelli Re ha operato anche nelle cantine, dunque in altre parti comuni del palazzo.
QUELLE DICITURE DIFFERENTI
È interessante notare che, mentre le fatture inviate per l’incasso alla Fondazione Bambin Gesù recano la dicitura «Ristrutturazione locali terzo piano Palazzo San Carlo», ed è sempre elencato lo stato avanzamento lavori con il dettaglio di tutti gli interventi edilizi e impiantistici relativi all’appartamento, le fatture inviate dalla Castelli Re al Governatorato portano come dicitura «Opere edili ed affini per la ristrutturazione dell’appartamento del Segretario di Stato emerito ubicato al 3° piano del palazzo San Carlo». Si parla cioè soltanto di «opere edili». Erano questi i costi delle parti comuni del palazzo?
L’IPOTESI DEL PM VATICANO
Va notata però anche un’altra differenza. Mentre in queste fatture della Castelli Re non si parla di impiantistica, i relativi certificati di pagamento della Direzione dei Servizi Tecnici del Governatorato portano una dicitura diversa: «Ristrutturazione edile e impiantistica degli appartamenti al terzo piano» del palazzo San Carlo.
Nei suoi ordini di pagamento, insomma, il Governatorato sembra pagare per l’intera ristrutturazione della casa di Bertone, e non solo per le opere comuni.
Ma la somma per quella ristrutturazione interna, nel momento in cui il Governatorato fa i bonifici alla Castelli Re, era in realtà già stata pagata dalla Fondazione Bambin Gesù, che aveva commissionato il progetto all’impresa e ne aveva approvato il capitolato dopo averlo sottoposto al cardinale Bertone.
Da qui l’ipotesi della magistratura vaticana di lavori pagati due volte. Se i cantieri della stessa ditta erano due, uno per la nuova casa di Bertone e l’altro per i lavori sul tetto e nelle cantine del palazzo San Carlo, e a questi ultimi lavori facevano riferimento le fatture presentate al Vaticano, perchè il Governatorato avrebbe chiesto al cardinale di pagare anche per opere edili riguardanti le parti comuni?
E perchè Bertone avrebbe dovuto risarcire il Governatorato e non invece la Fondazione Bambin Gesù, che aveva invece sborsato 422.000 euro per i lavori di edilizia e di impiantistica del suo appartamento?
Andrea Tornielli
(da “La Stampa”)
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Aprile 2nd, 2016 Riccardo Fucile
“SOLO POLEMICHE, MOLTE ABITAZIONI VECCHIE E DA RISTRUTTURARE”
«Ci sarà una trentina di cardinali che vive in appartamenti anche più grandi del mio…», ha detto, sfogandosi ieri col Corriere della Sera , l’ex segretario di Stato Tarcisio Bertone. Sarà vero
All’immenso patrimonio immobiliare della Santa Sede, il giornalista Gianluigi Nuzzi, sotto processo per Vatileaks, ha dedicato un capitolo del libro «Via Crucis», con un elenco di inquilini eccellenti, perlopiù cardinali, che a canone zero godrebbero di appartamenti-monstre.
Uno di questi è il cardinale Ennio Antonelli, 79 anni: secondo «Via Crucis» vivrebbe in una casa – nel Palazzo di San Callisto a Trastevere – la cui superficie lorda è pari a 440, 70 metri quadri.
Ci risponde al telefono il suo segretario, gentilissimo, che vive anche lui nella casa e definisce «una polemica penosa» questa sulle presunte regge dei cardinali: «Perchè le vite che conducono sono normalissime e per niente sfarzose – dice l’uomo –. Tanti di loro sono anziani e allettati. Eppoi la casa dove viviamo noi non è così grande! Non solo: quando il cardinale Antonelli venne ad abitarci, portò con sè i due genitori anziani e la badante. E oggi oltre a me, ci sono anche due suore, un assistente e due giovani seminaristi che studiano qui a Roma. La verità è che sono case antiche, all’inizio del secolo le facevano così e sono difficili da ristrutturare. Nella nostra, ad esempio, c’è solo un attacco del gas. E metà della superficie è occupata da un solo, grande corridoio centrale».
Si favoleggia, però, che nello stesso palazzo di San Callisto un altro cardinale, il francese Paul Poupard (superficie lorda, 442,90 metri quadri), abbia tra le sue pertinenze una cantina delle meraviglie, con vini pregiatissimi: «Non ci sono cantine in questo palazzo – replica il segretario del cardinale Antonelli –. Nei sotterranei ci sono solo i magazzini della Libreria Editrice Vaticana. I cardinali hanno a disposizione delle soffitte. E non credo convenga tenerci dei vini».
Sempre a San Callisto, poi, abitano i cardinali Lozano Barragan (465,61 mq), Stafford (453,63), Vegliò (407,25), Turkson (338,40), ma l’appartamento più grande, pari a 472,05 mq, è abitato dal vicedecano del collegio cardinalizio, Roger Etchegaray, 93 anni: «Il cardinale Etchegaray sta sulla sedia a rotelle», risponde piccato il nostro interlocutore
Insomma, niente lussi nè eccessi, anzi nella maggior parte dei casi una vita parca e spesa in compagnia delle devote suorine che li assistono, come l’indiano Lourdusamy, morto un anno fa, che nella casa di Borgo Pio (320,15 mq) ospitava ben sette religiose del suo Paese.
E lo stesso fa oggi il cardinale africano Arinze (353,50 mq), sempre a Borgo Pio. Condivide la sua bella casa con le suore.
Eppure, nell’altro bestseller all’origine di Vatileaks, il libro «Avarizia» di Emiliano Fittipaldi, non mancano esempi di privilegi assurdi come il «buen retiro» che si autoassegnò il potente cardinale Domenico Calcagno, presidente dell’Apsa (Amministrazione del patrimonio della Sede apostolica), con «appartamento e cascina immersi in una ventina di ettari all’interno della tenuta San Giuseppe sulla Laurentina».
Una nostra fonte di Curia descrive come «principesca» anche la casa dell’arciprete Angelo Comastri («800 mq a Palazzo dei Canonici, con i quadri di Raffaello alle pareti…») per non parlare de «l’attico e superattico da far invidia a Bertone» del cardinale slovacco Jozef Tomko a Palazzo dei Convertendi di via della Conciliazione. E poi sempre nella stessa via: «I 700 metri quadri del cardinale Sandri» così come le dimore senza prezzo dei cardinali Martino, Saraiva Martins e Joao Braz de Aviz: «Case realizzate negli Anni 30 e 40 con sale del trono e cappelle private come si costruivano per la nobiltà romana – conclude la fonte –. Perchè questo erano, per il Concordato, i cardinali: principi del sangue».
Fabrizio Caccia
(da “il Corriere della Sera”)
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