Dicembre 19th, 2015 Riccardo Fucile
LA VERSIONE UFFICIALE: “HA RICONOSCIUTO L’ERRORE ED HA VOLUTO VENIRCI INCONTRO”
“Il cardinale Bertone, riconoscendo che quello che è successo ha costituito un danno per il Bambin Gesù, ha voluto venirci incontro, devolvendo una somma di 150 mila euro”.
Lo ha fatto sapere il presidente dell’ospedale pediatrico Mariella Enoc, a margine di una visita fatta oggi dal Segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin, alla struttura.
L’inchiesta
L’ex segretario di Stato Vaticano, avrebbe, con 200 mila euro della Fondazione Bambino Gesù, ristrutturato il suo attico di 296 metri quadrati.
L’inchiesta e la caccia ai «corvi» in Vaticano, ha visto il coinvolgimento di altri religiosi dopo monsignor Lucio Angel Vallejo Balda – ancora in stato di arresto – e Francesca Chaouqui, rilasciata dopo aver iniziato a collaborare, entrambi accusati di aver «venduto» materiale che doveva invece rimanere riservato.
«Il Vaticano alla ricerca delle responsabilità »
Ha spiegato la Enoc: «Abbiamo risolto la questione che riguardava il cardinale Bertone e il suo appartamento, questa vicenda che ha suscitato così tanto scalpore mediatico. Altre situazioni più dettagliate, più particolari, sono adesso al vaglio delle amministrazioni del Vaticano, che appurerà direttamente le altre responsabilità . Il mio compito è stato quello di capire meglio cosa è successo e di trovare anche soluzioni». E aggiunge: «Vorrei che il clima di questo ospedale sia di guardare davvero al futuro. Le responsabilità sono certamente di persone che hanno gestito l’ospedale e quindi l’amministrazione vaticana sta valutando se sia stato effettivamente elargito del denaro per scopi diversi da quelli corretti. È un processo di conoscenza e di verifica che è in atto. Mi piace dire che l’ospedale e la fondazione non dovranno avere nessun danno».
Il commento di Parolin
Sulla donazione di Bertone è intervenuto anche il segretario di Stato Vaticano, monsignor Pietro Parolin: «Mi pare che la vicenda del Bambino Gesù si sia risolta positivamente e ringrazio il Signore che da questo momento di difficoltà si sia usciti in maniera costruttiva». L’annuncio è avvenuto durante l’incontro per lo scambio di auguri con il personale del Bambino Gesù, Parolin si è augurato che «le ombre sul cielo sopra l’ospedale possano rasserenarsi. Di fronte alla difficoltà dobbiamo essere forti e pazienti».
(da “il Corriere della Sera”)
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Dicembre 8th, 2015 Riccardo Fucile
INCONTRO CON RATZINGER DAVANTI A UNA PIAZZA SAN PIETRO BLINDATA
Poco dopo le 11 Papa Francesco ha aperto la Porta santa della basilica di San Pietro segnando
l’avvio del Giubileo straordinario dedicato alla Misericordia.
Per la prima volta nella storia, all’apertura ha assistito un Pontefice emerito, Benedetto XVI, presente nell’atrio della basilica. Bergoglio, che alle 9,30 ha celebrato la messa in una piazza San Pietro blindata e non del tutto gremita — circa 70mila i pellegrini secondo la stampa vaticana- lo ha abbracciato prima di andare a spalancare la porta.
Ratzinger ha varcato la soglia subito dopo Bergoglio: ha salito i gradini sostenuto da monsignor Georg Gaenswein e ha nuovamente stretto la mano di Francesco.
Subito dopo molti fedeli sono entrati nella basilica attraverso la porta, sempre chiusa tranne che nel corso degli anni santi.
Il Papa, alle 12, si è poi affacciato dalla finestra dello studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus, che ha concluso con un altro “saluto a papa Benedetto” l’augurio di “buona festa” per l’Immacolata.
Messa multilingue. In piazza Mattarella, Renzi, Zingaretti, De Vincenti e Tronca
Le letture della messa, iniziata dopo il suono delle campane e la recita del rosario, sono state fatte in spagnolo, italiano e inglese e le preghiere dei fedeli anche in cinese, arabo, francese, swahili e malayalam.
Questo per esprimere l’universalità della Chiesa. Un quarto d’ora prima della celebrazione, il Pontefice ha ricevuto le delegazioni.
Quella italiana è guidata dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, accompagnato dalla figlia Laura. Ci sono poi il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, con la moglie Agnese, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti, il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, il commissario Paolo Tronca e il prefetto Gabrielli.
Nell’elenco delle delegazioni presenti, diffuso dalla Prefettura della Casa Pontificia, figurano il Re Alberto e la Regina madre Paola con la principessa Astrid e il consorte Principe Lorenz.
No fly zone, telecamere e metal detector. Applausi alla bandiera francese
L’anno santo è iniziato inevitabilmente, dopo gli attentati di Parigi, tra misure di sicurezza senza precedenti. Su Roma è stato disposto il divieto assoluto di sorvolo dalle 7 alle 19.
La no fly zone riguarda un raggio di circa 10 km dal centro della città . L’area di San Pietro è controllata anche da telecamere e ci sono oltre 2mila uomini delle forze armate e un migliaio della polizia.
Il prefetto Franco Gabrielli ha inoltre vietato di trasportare carburanti, Gpl e metano dentro il Grande raccordo anulare (Gra), mentre fino a mercoledì sono off limits armi, munizioni, esplosivi, sostanze esplodenti e gas tossici.
I fedeli arrivati per assistere all’evento, in fila sotto la pioggia fin dall’alba, sono stati controllati uno a uno dalle forze dell’ordine due volte.
Nell’area antistante alla piazza dove sono state allestite delle transenne gli agenti hanno fatto controlli persona per persona, mentre sotto il colonnato sono attivi i metal detector.
Mentre attendevano l’inizio della celebrazione, è spuntata tra la folla una bandiera della Francia. I fedeli l’hanno salutata con un lungo applauso.
Controlli anche sui passeggini
L’area intorno al Vaticano è transennata, pedonalizzata e presidiata dalle forze dell’ordine. I pellegrini in fila sono stati invitati a tenere in mano gli oggetti metallici e aprire le borse per facilitare i controlli per l’accesso a piazza San Pietro.
Zaini e borse sono stati controllati uno ad uno anche con i metal detector e le forze dell’ordine hanno guardato in borse e tasche e esaminato anche passeggini e carrozzine.
Dalle 10 è chiusa la stazione della metro A piazza di Spagna, in previsione dell’omaggio di Papa Francesco all’Immacolata che avverrà nel pomeriggio.
Per assistere i pellegrini tra piazza San Pietro, Castel Sant’Angelo, Piazza Risorgimento e le stazioni della metropolitana ci sono oltre 300 volontari e operatori di Croce Rossa Italiana. Allestito, inoltre, un posto medico mobile presso la Stazione Termini. La Croce Rossa ha mobilitato volontari da altre parti d’Italia e tutta la struttura nazionale ha predisposto l’attivazione di ulteriori ambulanze e posti di soccorso in caso di necessità .
(da agenzie)
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Dicembre 1st, 2015 Riccardo Fucile
LEI VEDEVA MOLTI POTENTI CHE ORA DICONO: “SOLO INCONTRI SPORADICI”
La Chaouqui del giorno dopo è “Francesca Immacolata chi?” 
Disconosciuta, mal tollerata, incontrata appena, sì forse, ma di sfuggita, comunque non potevo mai pensare.
Il bel mondo, pezzi della politica e dell’imprenditoria con cui l’intraprendente pierre è entrata in contatto – stando al memoriale di monsignor Lucio Vallejo Balda pubblicato ieri da Repubblica – adesso la ricorda a malapena, ne ridimensiona la capacità di influenza. Eppure ancora pochi mesi fa sembrava oro quel che luccicava.
«Ecco, aspetti, aspetti, per fortuna annoto sempre tutto. Era il 17 settembre scorso, ecco, ha chiesto un appuntamento qui a Palazzo Grazioli e l’ho ricevuta », racconta puntuale la senatrice Mariarosaria Rossi, tesoriere e plenipotenziaria di Forza Italia. Difficile arrivare al capo bypassando la gran ciambellana della corte berlusconiana. «Ma la signora voleva incontrare me», continua.
Nel memoriale il monsignore scrive che «dietro Francesca c’è Berlusconi », che lei «assisteva in modo abituale alle feste di Palazzo Grazioli».
La Rossi stronca: «Ma quali feste? Quella mattina l’ho ricevuta per cortesia nel mio ufficio a Palazzo, aveva chiesto un appuntamento in segreteria, si è presentata come una persona molto inserita al Vaticano, imprenditrice, si è anche dichiarata nostra simpatizzante e aveva voglia di mettersi a disposizione per dare un contributo al bene del Paese. Mi ha detto proprio così».
E voi? «Il presidente Berlusconi non sapeva nemmeno chi fosse costei e non l’ha mai incontrata. Dopo quella occasione neanche io. Mi ha chiesto un secondo appuntamento che non ho mai concesso, mai più rivista».
L’approdo al mondo della politica resta il grande sogno della Chaouqui, ma per realizzarlo occorrono mediatori, ponti.
«È con Bisignani che aveva complicità » si legge ancora nel memoriale.
Ex giornalista, lobbista, transitato attraverso l’inchiesta P4 e altro ancora, contattato al telefono si schermisce col consueto sarcasmo: «Dovrei essere arrabbiato perchè non mi ha mai invitato su quelle terrazze o in quei convegni frequentati invece da altri vip che oggi fanno i pesci in barile – racconta il faccendiere – Me la presentò la mia amica contessa Marisa Pinto Olori del Poggio, ma quale complicità , quali servizi segreti. Lei e monsignor Balda, che all’epoca era una star Oltretevere, mi chiesero un incontro e li invitai a pranzo il 12 dicembre dell’anno scorso. Perchè? A lui stava a cuore una certa iniziativa benefica per i bimbi immigrati a Lampedusa, curata con un altro prelato. Ma vede, io mi occupo da 30 anni di Vaticano, qualche conoscenza ce l’ho, ho preso le mie informazioni. E mi dissero di lasciarlo perdere, perchè quello era un po’ fuori di testa. E così ho fatto. Ora mi tirano in ballo perchè ce l’hanno con me». Chi ce l’ha con lei, Bisignani?
«Sono stato il primo a svelare il ruolo di Balda scrivendone sul Tempo, il primo a denunciare il complotto ordito da centri di potere dell’Opus Dei contro Papa Bergoglio ».
Veleni, schizzi di fango e, ovviamente, complotti, orditi o millantati. Non manca nulla in questa storia
Il tentativo di tirare in ballo chiunque è il filo conduttore del dossier del monsignore. Viene citata anche il ministro della Salute Beatrice Lorenzin («Francesca ha una grande relazione con lei»). La responsabile della Sanità è entrata in contatto con lei, viene spiegato adesso, per una paio di iniziative benefiche in favore dei poveri delle periferie romane, come altre vengono curate in concorso col Vaticano.
La Chaouqui, con cui la Lorenzin ricorda di non avere alcun rapporto, ancora una volta si era accreditata come «ambasciatrice » d’Oltretevere.
Che la pr sia andata al matrimonio di Marco Carrai, amico del premier Renzi, è confermato dalla foto in cui appare al fianco del marito Corrado Lanino.
In un’altra sorride proprio al fianco dell’imprenditore. Era il 28 settembre 2014. Un’era fa.
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica”)
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Dicembre 1st, 2015 Riccardo Fucile
“LA CONTESSA PINTO TENEVA DUE PORPORATI AL GUINZAGLIO”
Il monsignore di Lèon, ancora oggi nelle carceri della Gendarmeria vaticana, ai due promotori di giustizia ha raccontato nel corso dei quattro interrogatori come abbia vissuto quotidianamente con la paura «del ricatto d’amore» dopo la notte trascorsa insieme a Francesca Chaouqui a Firenze, il 28 dicembre 2014, «quando ci siamo congiunti carnalmente ».
Il prelato ha iniziato a raccontare come in Vaticano questo fatto – i rapporti di alti religiosi con le donne – sia un problema serio.
Vallejo Balda ha messo a verbale come la sponsor in Vaticano di Francesca Chaouqui, che poi entrerà , unica donna, nella commissione di indagine sulle economie vaticane, la Cosea, sia stata la contessa Marisa Pinto Olori dal Poggio, oggi 76 anni,un pezzo importante dell’aristocrazia nera e cattolica romana.
La signora è tutt’oggi la presidente dei Messaggeri di pace in Italia, fondazione che ha riferimenti in tutto il mondo.
La contessa – rivela Balda – «da trent’anni è in rapporti stretti e affettuosi» con il cardinale Jean-Louis Pierre Tauran, lui 72 anni, oggi nella commissione di vigilanza dello Ior e lo scorso dicembre nominato dal papa camerlengo di Santa Romana chiesa. «La contessa Pinto lo teneva al guinzaglio come un cagnolino », ha raccontato ai pm vaticani, «ricordo quando lei mi disse: “Lo invito a un thè mezz’ora e lo strizzo come un limone”».
Alla contessa, Tauran non sapeva dire di no. «È stato il cardinale a convocarmi per segnalare la giovane Chaouqui, mi ha dato lui le buone referenze».
In un altro passaggio del memoriale Balda ha evidenziato come la contessa Pinto avesse avuto, «a lungo», rapporti confidenziali con il cardinale Giovanni Battista Re, punto di riferimento del clero conservatore.
«Molti cadono, come sono caduto io, in tentazione, e il rischio ricatto in Vaticano è diventato estremo».
Negli anni in cui era segretario della commissione Cosea monsignor Balda vedeva spesso il Papa. Ora, che non ha più possibilità di avvicinarsi a Santa Marta, vuole far arrivare queste informazioni a Francesco attraverso la gendarmeria.
«Quando il Papa mi ha messo nella commissione, i miei nemici» – e Balda indica sempre il cardinale Pell, il presidente dello Ior de Franssu, il finanziere maltese Zahara – «hanno cercato subito i miei punti deboli e, alla fine, mi hanno messo a fianco la Chaouqui».
Tra l’altro, di fronte alle considerazioni sulla sua omosessualità fatte ieri dall’ex collaboratrice Francesca Chaouqui, Balda ha voluto far sapere: «A me piacciono le donne e di Francesca mi ero innamorato. Oggi me ne pento profondamente».
Il processo, ieri alla seconda udienza, è slittato al 7 dicembre, vigilia dell’apertura del Giubileo, per consentire proprio alla Chaouqui – la richiesta è del suo avvocato – di preparare la difesa.
Il processo vaticano così, a sorpresa, entrerà dentro l’Anno Santo: il dibattimento procederà infatti nei primi giorni della festa cattolica. Le date che si dilatano offrono, finalmente, una possibilità di difesa per i cinque imputati accusati di divulgazione di notizie segrete, tra loro i giornalisti Gianluigi Nuzzi ed Emiliano Fittipaldi.
La pierre Francesca Chaouqui ora è indagata anche dalla Procura di Roma, insieme al marito Corrado Lanino, per la compravendita del castello di Narni da parte del vescovo Vincenzo Paglia.
I reati sono estorsione e intrusione informatica (in Vaticano). La Chaouqui dice: «Ho fatto molte telefonate a Paglia, ma solo per organizzare eventi di beneficenza ».
Corrado Zunino
(da “La Repubblica”)
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Novembre 27th, 2015 Riccardo Fucile
LA VISITA ALLA BIDONVILLE DOVE VIVONO DUE MILIONI DI PERSONE
Nel terzo giorno della sua visita in Africa, papa Francesco ha incontrato migliaia di giovani che lo hanno accolto come una rock star nello stadio di Nairobi dopo una tappa alla baraccopoli di Kangemi, una delle più povere della capitale.
Qui, in mezzo a centinaia di persone che hanno festeggiato il suo arrivo cantando inni africani e il “Salve Regina” in latino, il pontefice è arrivato nella papamobile accompagnato dai cardinali Parolin e Turkson per dirigersi alla parrocchia di San Giuseppe, dove ha percorso lo stesso viottolo di fango e polvere che viene utilizzato normalmente dai fedeli.
Bergoglio, in mezzo alle baracche sconnesse ma ridipinte con colori pastello, ha dichiarato di sentirsi “a casa”, ma ha accusato “le minoranze che concentrano potere e ricchezza” di costringere “la crescente maggioranza” a “rifugiarsi in periferie abbandonate, inquinate e scartate”.
Poi ha lodato la “saggezza e la cultura dei quartieri popolari” che si oppone ai disvalori della società consumistica.
Non è un caso che il pontefice abbia voluto mescolarsi alla periferia di Nairobi dove vivono in condizioni disperate due milioni di persone, divisi in enormi quartieri abbandonati come Kibera, lo slum più esteso dell’Africa con un milione di abitanti e un reddito giornaliero di 60 centesimi di dollaro.
Agli abitanti della bindonville papa Francesco ha riconosciuto che non si può ignorare “la terribile ingiustizia della emarginazione urbana” che comporta affitti abusivi, mancanza di acqua, accaparramento di terre, violenze e gang criminali.
Per questo ha invitato i vescovi a supportare la battaglia per una condizione più dignitosa degli slum: “Faccio appello a tutti i cristiani, in particolare ai pastori a rinnovare lo slancio missionario, prendere iniziativa contro tante ingiustizie, a coinvolgersi nei problemi dei cittadini, ad accompagnarli nelle loro lotte, a custodire i frutti del loro lavoro collettivo e celebrare insieme ogni piccola o grande vittoria”.
Ai giovani che hanno partecipato all’incontro nello stadio Kasarani, invece, il papa ha parlato della corruzione come “cammino di morte” che esiste ovunque “anche in Vaticano”: “Non prendeteci gusto. Non accettate guesto zucchero che si chiama corruzione”. “La corruzione ci sottrae l’allegria, le persone corrotte non vivono la pace”.
Un altro pericolo, ha proseguito il pontefice, è l’estremismo religioso dei ragazzi che entrano nei gruppi armati per compiere atti criminali: “Per evitare che un giovane sia reclutato – ha aggiunto – servono educazione e lavoro perchè se non ha lavoro e non ha educazione che futuro può aspettarsi?” ha detto papa Bergoglio, secondo il quale la tentazione dei radicalismi e dei fondamentalismi è in qualche modo collegata anche ad un “sistema internazionale ingiusto che mette al centro dell’economia non la persona ma il dio denaro”.
Infine un invito ai giovani di sconfiggere “il tribalismo” che mette a repentaglio la pace in Africa.
Dopo un incontro con i vescovi del Kenya si svolgerà il congedo all’aeroporto internazionale “Jomo Kenyatta” dal quale Bergoglio partirà per la seconda tappa, l’Uganda, dove in serata visiterà Munyonyo, uno dei luoghi simbolo dei martiri ugandesi. Domenica toccherà alla Repubblica Centrafricana dove aprirà la Porta Santa, a Bangui.
(da “Huffingtonpost”)
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Novembre 26th, 2015 Riccardo Fucile
DON MAURO MILANI: “LE GRAVI MANCANZE DI FRANCIA E ONU”
“Il viaggio di papa Francesco a Bangui mette in allerta la Francia e l’Occidente non tanto
per il pericolo terrorismo, quanto perchè la sua visita metterà in luce le gravissime mancanze del governo di Parigi e dell’Onu in Repubblica Centrafricana”.
Don Mauro Milani oggi è un parroco della campagna trevigiana in una piccola frazione di Loria (Treviso) ma dal 2007 e fino ai primi giorni di novembre era missionario proprio nella terra che il Pontefice toccherà il 29 e 30 novembre al termine del suo itinerario africano.
Giusto a Bangui, la capitale della tormentatissima Repubblica Centrafricana, Bergoglio anticiperà l’inaugurazione del Giubileo e l’apertura della Porta Santa.
Un segnale fortissimo per i fedeli dell’Africa, che tuttavia ha gettato nel panico i servizi di sicurezza a una manciata di giorni dai terribili attacchi dell’Isis in Francia, Egitto, Libano e Mali.
Simbolicamente, papa Francesco ha voluto che nelle tappe di Bangui fosse annoverata anche una visita alla moschea, certamente un incoraggiamento alla pace in un Paese dilaniato anche da una guerra civile promossa dalle fazioni cristiane (antibalaka) e musulmane (seleka) che ciclicamente compiono violenze contro la popolazione con saccheggi, stupri, incendi, esecuzioni sommarie.
Una situazione a spirale che non conosce tregua da quando nel 2013 il presidente Francois Bozizè è stato cacciato dai ribelli di Djotodià , a sua volta invitato a lasciare il potere dalla comunità internazionale – Francia in primis – che con la mediazione dei leader africani confinanti ha eletto, per così dire, una donna come nuova presidente della Repubblica, Catherine Samba-Panza.
Ma la presenza delle forze di pace dell’Onu, con la missione Minusca, e quella di un migliaio di soldati francesi per don Milani “è praticamente inutile perchè non garantisce in alcun modo la protezione della popolazione dalle violenze e ormai gli abitanti del Centrafrica vedono nei soldati stranieri dei nemici”.
Ora sono proprio gli 007 francesi ad aver sconsigliato al Pontefice di mettere piede a Bangui, paventando un attentato jihadista.
E il primo colpo d’occhio che toccherà a Bergoglio non appena atterrerà in città è l’enorme campo di sfollati che sono fuggiti dai quartieri ormai invivibili della capitale e ora si sono stabiliti a ridosso dell’aeroporto.
Ma la realtà è molto differente, dice il sacerdote all’HuffPost: “La gente del Centrafrica è felicissima della visita del papa e lo sono anche i musulmani, perchè tutti vogliono che la situazione migliori, ma è proprio l’inettitudine della Francia e dell’Onu a impedire la normalizzazione del Paese. Lo scopo della Minusca è soprattutto il disarmo dei gruppi armati musulmani e cristiani, ma questo non sta avvenendo. Perchè? Penso che nessuno in Occidente abbia voglia di scoperchiare questa verità e cioè che le guerre religiose non sono altro che guerre economiche manovrate dall’esterno”.
La situazione è stata denunciata recentemente anche dalla Chiesa della Repubblica Centrafricana.
L’arcivescovo di Bangui, Dieudonnè Nzapalainga, si è rivolto ufficialmente al comando della Minusca e al governo di Samba-Panza per chiedere conto dell’inettitudine dei militari internazionali che semplicemente non intervengono quando è necessario, specialmente per mettere al sicuro i quartieri più a rischio della capitale e l’unica strada che collega Bangui con il porto camerunense di Douala dal quale dovrebbero arrivare i prodotti commerciali e le materie prime: una arteria preziosissima eppure lasciata in mano ai predoni che impediscono ai convogli di arrivare a destinazione.
Don Mauro è arrivato in Centrafrica nel 2007, destinato a una missione nella parrocchia di Safà , nella regione meridionale ai confini con il Congo Brazzaville.
Qui ha visto “le conseguenze secondarie di questa totale mancanza di sicurezza”: “Nessuno costruisce le strade, la sanità è allo sfascio, non ci sono medici e la popolazione è completamente abbandonata a se stessa: se un edificio va a fuoco o accade un omicidio la polizia e le forze militari rimangono inerti”.
Nelle ultime settimane la situazione è peggiorata, se possibile: a Bangui sono stati uccisi alcuni membri di una delegazione della Seleka, ex coalizione ribelle al potere tra il 2013 e il 2014. Gruppi di uomini armati si sono spostati dal Pk5, quartiere off-limits a maggioranza musulmana, commettendo violenze sui civili nei quartieri circostanti.
Una condizione disperante che ormai per molti fa comodo a coloro che intendono saccheggiare la Repubblica Centrafricana dei suoi beni più preziosi: diamanti, legname, petrolio.
“La Francia, la Cina e nel complesso le multinazionali molto probabilmente preferiscono un paese insicuro e debole, non indipendente nei fatti, in balìa di forze straniere alle quali naturalmente non interessa il benessere della gente locale”, è l’estrema accusa dell’ormai ex missionario, costretto a tornare in Italia poichè la diocesi di Mbaiki dove operava si trova a corto di sacerdoti.
Nella missione di Safà don Mauro ha lasciato 4 scuole elementari, costruite proprio durante gli anni della missione, un liceo e un centro maternità . Tutto ora è gestito dalle suore “Figlie della carità di San Vincenzo”.
“E’ la periferia del mondo della quale parla sempre papa Francesco. Con questa sua volontà di accendere un faro in uno dei luoghi più difficili del pianeta ancora una volta rompe le uova nel paniere degli interessi economici e politici”, conclude don Milani, “non mi sorprende che lo abbiano sconsigliato: nessuno potrebbe rimanere indifferente se scoprisse quello che accade nella Repubblica centrafricana, anche per la responsabilità dell’Occidente”.
(da “Huffingtonpost“)
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Novembre 26th, 2015 Riccardo Fucile
DOMENICA E LUNEDI’ LE GIORNATE A RISCHIO
Il Papa non ha perso il buonumore prima del suo viaggio in Centrafrica, ritenuto non privo di pericoli per la sua sicurezza personale.
Tanta era la sua voglia di partire che il Pontefice ha affermato che sarebbe andato anche col paracadute.
Bergoglio ha infatti scherzato con il comandante dell’aereo Alitalia che prima del volo da Roma a Nairobi, “gli ha promesso – riporta l’Osservatore Romano – che avrebbero fatto di tutto per consentirgli anche la tappa centrafricana del viaggio”.
Il Papa gli ha risposto: “Io voglio andare in Centrafrica, se non ci riuscite, datemi un paracadute!”.
Pochi giorni prima del viaggio del Pontefice, i servizi di sicurezza francesi hanno inviato diversi ‘alert’ alla Segreteria di Stato vaticana segnalando il pericolo concreto di azioni terroristiche nei giorni del viaggio apostolico del Papa nella Repubblica Centrafricana.
Un Paese, hanno detto, “altamente insicuro sotto il profilo della sicurezza”, con il rischio “non irrilevante” che possa verificarsi un attentato in occasione delle cerimonie in programma, in particolare quella del 29 novembre a Bangui che prevede l’apertura del Giubileo per l’Africa
Il programma della visita di Papa Francesco in Repubblica Centrafricana.
Alle 11 di domenica il Pontefice farà visita alla presidente di transizione Catherine Samba-Panza, poi incontrerà il corpo diplomatico e la classe dirigente a cui il Papa, per la prima volta da quando è stato eletto, rivolgerà un discorso in francese.
Poco dopo mezzogiorno la visita a uno dei campi profughi in cui si sono rifugiate le persone in fuga dagli scontri che insanguinano l’ex colonia francese.
Alle 13 incontro con i vescovi, alle 16 con le comunità evangeliche, alle 17 messa con sacerdoti, religiosi e seminaristi.
E’ in questa occasione che il Papa aprirà la Porta Santa della cattedrale di Bangui con un anticipo di avvio del Giubileo della Misericordia.
Alle 19 il Papa confesserà alcuni giovani e parteciperà a una veglia di preghiera. Lunedì 30 novembre, ultimo giorno del viaggio se il programma verrà rispettato fino all’ultimo, Francesco inconterà la comunità musulmana nella moschea centrale di Koudoukou a Bangui, incontro tanto più significativo vista la motivazione religiosa spesso addotta agli scontri in corso nel paese.
Alle 9.30 messa nello stadio del complesso sportivo Barthèlèmy Boganda, quindi la cerimonia di congedo e rientro a Roma Ciampino alle 18.45.
(da agenzie)
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Novembre 26th, 2015 Riccardo Fucile
DOPO LE PAROLE VERGOGNOSE IN CUI SI AUGURAVA LA SUA MORTE, INVECE DI TOGLIERE IL DISTURBO HA ANCORA IL CORAGGIO DI PARLARE
Ora il vescovo di Ferrara chiede un incontro al Papa. Un faccia a faccia che il capo della Diocesi emiliana vuole dopo il racconto del Fatto Quotidiano sulla frase che alcuni testimoni hanno sentito uscire dalla bocca di monsignor Luigi Negri: “Speriamo che con Bergoglio la Madonna faccia il miracolo come aveva fatto con l’altro”.
Una reazione alle nomine di Papa Francesco dei vescovi di Bologna e Palermo, due preti di strada come Matteo Zuppi e Corrado Lorefice.
“Anche sollecitato dalle recenti gravi affermazioni attribuitemi sulla stampa — scrive Negri in un messaggio ai fedeli della sua arcidiocesi — ho chiesto al Santo Padre di potere avere un incontro filiale con lui, in cui poter aprire il mio cuore di pastore al suo cuore di Padre universale”.
“Se a causa di quanto è accaduto — aggiunge il monsignor — si fosse determinato uno scandalo, soprattutto nei più deboli, ne chiederemo perdono tutti”. E a Francesco rinnova “totale obbedienza”.
Il prelato aggiunge che “fin dagli anni della prima giovinezza vivere il legame con il Santo Padre è stato un riferimento ineludibile e fonte di vita nuova. Senza il costante riferimento al Papa non esiste per nessuno, vescovi compresi, la possibilità di essere veramente cristiani nel mondo. Lo dimostra il mio pensiero sulla Chiesa e sul Papa nelle decine di comunicati, negli atti di magistero e nelle numerose opere pubblicate. Sento quindi il dovere di coscienza di rinnovare, davanti a voi che siete il mio popolo, la certezza della mia fede in Cristo e della mia totale obbedienza al Papa”.
Negri dice quindi di sentire “il dovere di coscienza di rinnovare, davanti a voi che siete il mio popolo, la certezza della mia fede in Cristo e della mia totale obbedienza al Papa”.
E quindi ha chiesto di vedere il Papa perchè — nell’incremento della comunione reciproca e rimettendomi al suo consiglio, che per me è l’unico legittimo — possa camminare spedito verso il compimento della fede”.
L’incontro “che spero che il Santo Padre vorrà concedermi, lo considero come il gesto di inizio del pellegrinaggio della nostra Chiesa particolare a Pietro, nell’anno straordinario della Misericordia“.
Se a causa di quanto è accaduto, scrive ancora il vescovo “si fosse determinato uno scandalo, soprattutto nei più deboli, ne chiederemo perdono tutti. Questa è la mia professione di fede, di obbedienza e di Verità . Tale la sento davanti a voi e al nostro comune Signore e la professo con sicurezza assoluta perchè, come diceva Alessandro Manzoni, ‘Dio non turba mai la gioia dei suoi figli se non per prepararne loro una più certa e più grande’”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Novembre 25th, 2015 Riccardo Fucile
IL PRELATO VICINO A CL EVOCA L’INTERVENTO DELLA MADONNA PER LIBERARSI DI PAPA FRANCESCO: “MAGARI UN MIRACOLO….”
“Speriamo che con Bergoglio la Madonna faccia il miracolo come aveva fatto con l’altro”. 
Il riferimento a papa Luciani è appena velato.
La frase è dell’arcivescovo di Ferrara, Luigi Negri, alto prelato in profondo disaccordo con Francesco e punto di riferimento di Comunione e Liberazione.
Negri, allievo di don Giussani, è anche noto per aver contestato la magistratura quando incriminò Berlusconi per il caso Ruby.
A chi allora gli fece notare che gran parte del mondo cattolico era indignato sulla vicenda delle Olgettine, rispose: “L’indignazione non è un atteggiamento cattolico”. Contro la nomina dei preti di strada.
Il motivo della sua contestazione: le recenti nomine di Papa Francesco a Bologna e Palermo, diocesi per anni in mano a Cl, dei vescovi Matteo Zuppi e Corrado Lorefice , due preti di strada.
Monsignor Negri, il 28 ottobre, sul Freccia-rossa partito da Roma-Termini (testimoni oculari hanno riferito l’accaduto), ha dato libero sfogo ai suoi pensieri a voce alta, come pare sia sua abitudine, incurante dei pochi presenti nella carrozza di prima classe, con il suo segretar i o , un giovane pretino dal look della curia che conta, doppio telefonino, pronto a filtrare le telefonate dell’arcivescovo.
“Dopo le nomine di Bologna e Palermo — sbotta — posso diventare Papa anch’io. È uno scandalo. Incredibile, sono senza parole. Non ho mai visto nulla di simile”.
L’alto prelato, lasciando sbigottiti i testimoni, non si rassegna deve parlare con qualcuno, chiede al segretario di chiamare al telefono un amico di vecchia data, anche lui di Cl, Renato Farina, noto come “agente Betulla”, rincarando la dose.
Non ancora soddisfatto, continua con il giovane prete: “Sono nomine avvenute nel più assoluto disprezzo di tutte le regole, con un metodo che non rispetta niente e nessuno. La nomina a Bologna è incredibile. A Caffarra (il vescovo uscente per limiti d’età ) ho promesso che farò vedere i sorci verdi a quello lì (Zuppi): a ogni incontro non gliene farò passare una. L’altra nomina, quella di Palermo, è ancora più grave. Questo (Lorefice) ha scritto un libro sui poveri — che ne sa lui dei poveri — e su Lercaro e Dossetti, suoi modelli, due che hanno distrutto la chiesa italiana”.
Loris Mazzetti
(da “il Fatto Quotidiano”)
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