Ottobre 22nd, 2014 Riccardo Fucile
QUESTIONE DI CENTIMETRI: ISTRUZIONI PER L’USO DELLA GONNA
Il Vaticano apre ai gay e il parroco di Gesico, provincia di Cagliari, chiude alle minigonne. 
Con tanto di disegnino affisso sul portone della chiesa e di sagoma del diavolo cancellata con una ics.
Le riflessioni sarebbero innumerevoli, ma presuppongono tutte un trattamento della notizia improntato alla gravità .
E invece questo prete ossessionato dalla lunghezza degli orli irrompe nello spettacolo quotidiano dell’attualità con uno spirito da ultimo kamikaze che mette quasi tenerezza.
Il ginocchio della donna diventa un confine invalicabile, oltre il quale si spalancano le porte dello sbracamento, che nella sua visione del mondo coincide con la perdizione.
Tanto più che la mancanza di un disegnino che interdica l’ingresso in chiesa anche agli uomini in canottiera e alle loro ascelle in debito di sapone ripropone una concezione a senso (e sesso) unico del decoro che si pensava scomparsa con le calzamaglie delle gemelle Kessler.
Ai maschi slombati del nostro tempo che transitano impassibili in mezzo a microgonne, pantaloncini lillipuziani e rattrappiti fuseaux, l’allarme del parroco (attenzione, caduta gambe) suona piuttosto come un promemoria.
Massimo Gramellini
(da “La Stampa”)
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Ottobre 12th, 2014 Riccardo Fucile
LA CHIESA STANZIA UN MILIONE DI EURO E RACCOGLIE FONDI NELLE PARROCCHIE
«La Cei ha già deciso lo stanziamento di un milione di euro a favore delle persone colpite dall’alluvione. E la raccolta di domenica prossima nelle parrocchie della diocesi sarà destinata agli alluvionati »
Il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, risponde così alle proteste della commerciante che ieri mattina gli ha urlato contro tutta la sua rabbia denunciando che «neanche un euro è arrivato da tutte le raccolte che sono state fatte».
E gli ha anche detto, fra le lacrime: «Dovete dare i soldi a chi ha perso tutto, ma dovete portarli qui direttamente, non darli a qualcuno che non lo fa».
Il cardinale è tornato a Genova dal Sinodo per visitare la sua città ferita, è andato a Borgo Incrociati, ha camminato in mezzo al fango, ha parlato con la gente, ha ascoltato, ha consolato, e ha detto senza mezzi termini che «servono interventi massicci da parte delle amministrazioni, statali e locali, e tempestivi. È vergognoso che le burocrazie, di qualsiasi tipo siano, blocchino fondi che ci sono e che sono necessari per risolvere questi problemi o per venire incontro a queste persone che veramente soffrono».
Cardinale, gli abitanti delle zone alluvionate sono esasperati, e sono furiosi con le istituzioni, hanno ragione?
«Ci sono due punti da considerare. Il primo è che a distanza di tre anni si ritrovano esattamente le stesse situazioni, anzi a Borgo Incrociati è ancora peggio che nel 2011. Gli abitanti e i negozianti che in questi anni hanno lavorato per ricostruire, ora sono di nuovo al punto di partenza, e di fronte a questo ci si chiede: ci si poteva attrezzare per evitare tutto questo? la risposta è sicuramente sì. E poi tutte le persone che ho incontrato e con le quali ho parlato mi hanno raccontato che per i danni del 2011 non hanno visto assolutamente nulla»
Cosa l’ha colpita di più nel giro che ha fatto tra la gente?
«Ho visto una situazione ancora peggiore rispetto al 2011. E ho trovato un senso di dolore, di smarrimento e di abbandono da parte delle istituzioni e questo non deve essere. Per questo chiedo fortemente che le istituzioni responsabili si facciano sentire con interventi adeguati e con misure economiche adeguate, lasciando da parte tutta la burocrazia, le carte bollate, le lentezze, e che si faccia presto, perchè questa gente non può aspettare, tanti stanno ancora pagando i mutui per i danni del 2011 e qualcuno ha anche detto che non riaprirà più».
Ha visto anche i giovani volontari con le pale, gli angeli del fango?
«Sì, questo è un segno di fiducia, di speranza, che si rinnova, ma dobbiamo anche sostenerli i giovani perchè non solo in questa circostanza possano esprimere tutta la loro generosità ma, nella vita concreta. Devono poter trovare un lavoro, è un progetto di vita. Inoltre sono un miracolo bello, ma non possono durare per sempre. Fanno il loro compito generoso, poi sono le istituzioni che devono subentrare per ricostruire il domani. Servono interventi finanziari adeguati e tempestivi, tanto più ora che tutti sanno che i milioni c’erano per la ricostruzione e che sono bloccati dalla burocrazia. Al danno si aggiunge la beffa ed è questo che fa arrabbiare».
Mentre era in visita a Borgo Incrociati le ha telefonato papa Francesco, cosa le ha detto?
«Ha voluto informarsi della situazione, si è fatto raccontare quello che ho visto e mi ha espresso il suo senso di vicinanza e di affetto chiedendomi di trasmetterlo alla gente con la preghiera e la benedizione, è stato molto caro e io ho già iniziato a dirlo alle persone che ho incontrato, poi lo ridirò in chiesa, alle messe alle quali parteciperò in Valbisagno e questa vicinanza è per Genova è un grande conforto».
(da “La Repubblica”)
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Ottobre 6th, 2014 Riccardo Fucile
LA CHIESA DI FRANCESCO CONTRO L’ANNUNCITE
Monsignor Nunzio Galantino è la voce dei vescovi italiani più vicina a papa Bergoglio e ieri ha pronunciato di nuovo parole dure sull’annuncite e la confusione del governo Renzi: “Senza sinergie non si va da nessuna parte. Se il governo pensa di andare avanti da solo perderà pezzi di gente, pezzi di consenso”.
E ancora: “Tenendo l’orecchio appoggiato alla storia comune della gente vediamo i limiti di certe agende politiche, bisogna mettere al centro la famiglia, la formazione, il lavoro, i nostri giovani; quando non si fa questo si tradiscono le attese della gente”. Ma la frase più forte è riservata al populismo renziano degli 80 euro, con chiaro riferimento alle ultime elezioni europee: “Per le famiglie non servono soluzioni di corto respiro che trovano ossessiva pubblicità o facili consensi”.
Il segretario generale della Cei, prima ad interim poi confermato da Francesco ad quinquennium, ha parlato ieri a Pompei, dove è stata celebrata la tradizionale supplica alla Madonna del Rosario, e nell’immediata vigilia dell’apertura del sinodostraordinario sulla famiglia.
Il pugliese Galantino, che è rimasto vescovo di Cassano all’Jonio, la più piccola diocesi della Calabria, aveva già criticato l’esecutivo dieci giorni fa con gli stessi toni e gli stessi concetti di ieri: “Basta slogan, si ridisegni l’agenda”.
Un’uscita interpretata come una rottura tra la Chiesa italiana e il governo Renzi ma che poi Galantino si premurò di chiarire più o meno in questo modo: “Non c’è nulla da strappare perchè non siamo mai stati vicini”.
Il segretario della Cei aderisce infatti alla lettera al nuovo corso di papa Bergoglio che si pone all’opposto della gestione Bagnasco della Cei, segnata dal trasversalismo ruiniano dopo la fine dell’unità politica dei cattolici, e soprattutto dell’asse tra l’ex segretario di Stato Bertone e il clan berlusconiano di Gianni Letta. Anzi.
Uno dei primi obiettivi di Francesco è stato proprio quello di sganciare la Chiesa italiana dalla politica romana.
Ed è per questo che è cresciuto sempre più il ruolo di Galantino, che è abituato a frequentare Santa Marta, dove risiede il pontefice, e proprio come il papa aveva scelto di non dormire nel palazzo arcivescovile ma nel seminario della sua diocesi.
Le critiche di ieri, quindi, non nascondono alcun retro-pensiero politico.
La chiave per comprendere il bergogliano Galantino è in quell’“orecchio appoggiato alla storia comune della gente”.
E dalle diocesi e dalle parrocchie quello che sale ogni giorno è un grido sempre più disperato per la crisi economica. È sufficiente ascoltare gli appelli durante le messe domenicali di qualunque parrocchia popolare italiana: richieste di aiuto di ogni genere.
Monsignor Galantino, sorprendendo tutti gli osservatori politici, già a settembre si è sbilanciato sugli slogan renziani: “Non è questione se Renzi piaccia a noi o no. Bisognerebbe chiedere alla gente se sta trovando le risposte. La nostra impressione è che ci sia da ridisegnare l’agenda politica mettendo come priorità la famiglia, il lavoro, i giovani e i temi della formazione e della scuola ma non annunciandoli, affrontandoli veramente”.
La priorità per Galantino è la questione sociale e sarebbe fuorviante decifrare la distanza tra la Cei e la politica con gli occhiali del più recente passato, quando per Ruini e Bagnasco al primo posto c’erano soltanto i valori non negoziabili su vita e matrimonio.
Il quale Bagnasco rimarrà presidente della Cei fino al 2017, ma ormai in posizione subordinata rispetto alla voce di Galantino, espressione genuina tra l’altro di quel programma pastorale che Bergoglio annunciò subito dopo la sua elezione presentandosi al mondo come “vescovo” di Roma .
Ecco, questa è la novità principale rispetto al clericalismo della Seconda Repubblica. Galantino non è antirenziano e non distingue tra governi amici e no come accadeva nella curia di Bertone, tra le maggiori cause delle dimissioni di Ratzinger e dei successivi “processi” al “partito” dei cardinali italiani nelle riunioni preparatorie del Conclave che ha scelto l’argentino Bergoglio.
Per Renzi, il problema è che la Chiesa italiana testa ogni giorno sul campo il mancato effetto di slogan e promesse del governo.
Fabrizio d’Esposito
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Settembre 26th, 2014 Riccardo Fucile
SULL’ART. 18: “SCONTRO STERILE, SVENTOLANO TROPPE BANDIERE, GUARDARE OLTRE O CI SARANNO MORTI”
La Cei lancia un avvertimento al premier, Matteo Renzi. “Basta slogan, Renzi ridisegni l’agenda politica”.
Primo argomento da affrontare quello del lavoro. “La Chiesa pensa che bisogna guardare con più realismo alle persone che non hanno lavoro e che cercano lavoro. Il dibattito su ‘art.18 si’, art.18 no è meno centrale e io vi vedo troppe bandiere che sventolano”, ha detto il segretario generale della Cei, monsignor Nunzio Galantino.
Sulla questione Galatino si dice “sempre preoccupato quando alcuni temi decisivi vengono posti sul piano dello scontro”, perchè “la categoria del contro è sterile” e “alla fine ci saranno morti da una parte e dall’altra” e vengono adottate “soluzioni a mezz’aria”.
E lancia un messaggio forte: “E’ vero che molti nei sindacati vogliono la conservazione dell’esistente”, ma “lo sguardo in avanti non si realizza mettendosi l’uno contro l’altro”, e invece “troppa gente, nei sindacati e nella politica, piuttosto che cercare soluzioni al drammatico problema del lavoro, bada a tenere alto il numero dei propri elettori”.
(da “la Repubblica”)
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Settembre 13th, 2014 Riccardo Fucile
SOLDI PUBBLICI ALLE SCUOLE PRIVATE, ESENZIONE DALLA TASI, LAVORO DA STOPPER SU ETEROLOGA E GAY
Matteo Renzi ieri non era col Papa al sacrario di Redipuglia, in Friuli, per il centenario dello scoppio della
Grande Guerra: ha disdetto per essere in Puglia per un giro istituzionale.
Francesco non se la prenderà : non solo perchè è un uomo buono e non bada a queste cose, ma anche perchè l’organizzazione che guida non ha proprio niente di cui dolersi col giovane premier italiano.
Renzi, infatti, nei rapporti con la Chiesa, sta proseguendo l’antica tradizione dell’inchino, una sorta di regola a Palazzo Chigi. Meglio un’esenzione che un milione di pater e gloria, figurarsi di una visita in Friuli.
Quel che c’era da dire, d’altronde, tra Italia e Santa Sede, è argomento che sarà stato affrontato già dal Segretario di Stato, Pietro Parolin, nel pranzo che ha avuto con Renzi martedì alla presenza di Maria Elena Boschi, Luca Lotti e porporati a sfare. Solo una goccia nel fluire eterno e astratto del potere romano, che pure ama incarnarsi a volte in terrene leggine, decretucci, normette e cattolicissime omissioni: Procure e Anti-riciclaggio chiedono da mesi allo Ior la lista dei conti sospetti, ma pressioni del governo in tal senso non risultano agli atti.
Ecco, dunque, una rapida panoramica delle opere del Renzi vaticano.
8 PER MILLE
È la vicenda più fresca. Non solo il governo Renzi non prende neanche in considerazione di modificare il meccanismo truffaldino con cui la Cei incassa tre volte di più di quanto i cittadini le destinino direttamente (la cosiddetta divisione proporzionale dell’inoptato), ma ora vuole regalare al Vaticano pure un pezzo dei soldi lasciati allo Stato dai contribuenti.
È andata così. La Finanziaria di Letta stabiliva che tra i benificiari dell’8 per mille lasciato all’erario ci fosse anche l’edilizia scolastica; il 1 settembre — quando alla Camera è arrivato il decreto attuativo scritto a Palazzo Chigi — c’era però una piccola modifica: i soldi andranno alle scuole “di proprietà pubblica dello Stato, degli enti locali territoriali e del Fondo edifici di culto”.
Il Fondo in questione — che fa capo al ministero dell’Interno — oltre a negozi, appartamenti, foreste e quant’altro, è il formale proprietario di 750 e più grandi complessi ecclesiastici, con scuole annesse, dati in gestione alle varie congregazioni di Santa Madre Chiesa.
Sono scuole private, ma beneficeranno dei (pochi, circa 150 milioni l’anno) soldi dell’8 per mille dello Stato.
Ora il testo è all’esame del Parlamento: “Delrio ci tiene molto”, dicono nei corridoi (anche se, a stare a Dagospia, al Vaticano non ritengono più il cattolicissimo sottosegretario un interlocutore affidabile: ha perso punti col capo).
TASI-IMU
Gli edifici, anche “commerciali”, di proprietà di enti religiosi continuano a essere largamente esentati dal pagamento delle imposte sugli immobili.
Dopo gli anni dell’esenzione semi-totale, il governo Monti — anche per evitare una multa dall’Ue — decise di far pagare il settore “no profit” almeno per le parti degli edifici adibiti “a uso commerciale”: peccato che poi fece un regolamento incomprensibile e da allora ancora non s’è visto un euro.
Ora, però, ci sono le nuove istruzioni pubblicate il 26 giugno dall’Agenzia delle Entrate. Risultato: a parte gli alberghi, anche con Renzi la Chiesa non paga.
Le cliniche sono esentate (basta che siano convenzionate col Ssn) e le scuole praticamente pure: la legge “salva” quelle che chiedono alle famiglie “importi simbolici”, ma secondo il Tesoro “simbolico” significa che la retta non deve superare i 6-7 mila euro l’anno, cioè all’ingrosso 700 euro al mese.
DIRITTI CIVILI
Sulle coppie di fatto, Renzi si presentò in Parlamento parlando di un “compromesso” possibile. Le Camere, dunque, hanno discusso e ora in Senato c’è un ddl quasi pronto e accettato da molte forze politiche, anche d’opposizione.
E qui arriva il compromesso renziano: con apposita intervista al giornale della Cei, Avvenire, a fine luglio, Renzi ha definito “superato il testo” e annunciato “un ddl ad hoc del governo”. Quando? Mah.
Per la fecondazione eterologa, invece, è accaduto il contrario. La Consulta boccia la legge 40 e consente di ricorrere a donatori esterni alla coppia, il ministro Lorenzin s’affretta a scrivere un decreto, ma il premier lo straccia: “Ci deve pensare il Parlamento”. Nel frattempo, lui e il ministro mandano i Nas in quelle cliniche che tentano di far rispettare la legge. D’altronde, ai tempi del referendum sulla legge 40 e degli inviti al boicottaggio del cardinal Ruini, il nostro si esprimeva così: “Non andrò a votare. Rivendico la legittimità della posizione di chi ritiene di dover far fallire il referendum facendo mancare il quorum”.
LE SCUOL
L’istruzione prima di tutto, dice Renzi, e infatti alle scuole private non solo sarà confermato più o meno l’intero pacchetto dei finanziamenti diretti da mezzo miliardo l’anno (con buona pace della Costituzione che li vieta), ma si appresta anche a varare una defiscalizzazione abbastanza decisa delle donazioni.
Nelle parole di La buona scuola, vale a dire le linee guida della riforma prossima ventura: “Va offerto al settore privato e no profit un pacchetto di vantaggi graduali per investimenti in risorse umane e finanziarie destinato a singole scuole o reti di scuole, attraverso meccanismi di trasparenza ed equità che non comportino distorsioni”. Quando tra pubblico e privato non c’è differenza, in genere è il secondo che ci guadagna.
Marco Palombi
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Luglio 22nd, 2014 Riccardo Fucile
RENZI AZZERA LE TASSE PER LE ATTIVITA’ DELLA CHIESA NEL CAMPO DELL’EDUCAZIONE E DELLA SANITA’
Sconto deciso e approvato dal Governo Renzi per le scuole cattoliche e le cliniche private.
L’aiutino tra le due sponde del Tevere nella vicenda Imu-Chiesa è messo nero su bianco nel decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze.
Emanato il 26 giugno, concede di fatto un regime agevolato esentando gli edifici dal pagamento dei balzelli.
L’incubo dei proprietari e inquilini italiani, chiesto come sacrificio per risanare i conti pubblici, non riguarda quindi le attività formalmente non commerciali sotto il cappello della Santa sede.
Ecco i paletti delle generose esenzioni nel nuovo modello di dichiarazione Imu-Tasi, l’imposta municipale unica che ha sostituito l’Ici e la tassa sui servizi indivisibili che ogni Comune ha fissato per l’illuminazione pubblica, manutenzione del verde e delle strade.
Per le scuole si assegna un parametro di retta annuale al di sotto del quale l’istituto non versa nulla.
Funziona così: per la scuola dell’infanzia il tetto simbolico è di 5.739 euro, per la primaria 6.634 euro, istruzione secondaria di primo grado 6.836 euro, istruzione secondaria di secondo grado 6.914 euro.
Tutti gli istituti che hanno rette inferiori o uguali a queste non pagano nè Imu nè Tasi.
Ancora più lineare per le attività sanitarie e assistenziali, tax-free se convenzionate con il sistema sanitario nazionale.
Nel ricco affare della salute l’esenzione scatta a prescindere dalla tariffe imposte ai pazienti.
L’unico vincolo è l’accreditamento pubblico.
Se la struttura ne è provvista (e lo è la quasi totalità ), le imposte non sono dovute. Perchè a quel punto la sua attività , si legge nelle istruzioni del ministero dell’Economia, diventa “complementare o integrativa rispetto al settore pubblico”.
Formalmente non commerciali ma con giri d’affari milionari non contribuiscono alle spese dello Stato anche se ricevono rimborsi dal servizio sanitario nazionale.
VENT’ANNI SENZA DECIDERE
Il fisco religioso ha un impatto notevole sui conti pubblici: l’associazione di ricerca Ares ha stimato in oltre due miliardi il gettito potenziale per le proprietà della Chiesa (millecinquecento gli immobili solo a Roma), l’Anci parlava invece di 500-700 milioni, la commissione del Tesoro sull’erosione fiscale guidata dall’ex sottosegretario all’economia Vieri Ceriani nel 2011 stimò prudenzialmente 100 milioni di euro.
Tasse sì tasse no, se ne ne discute da più di vent’anni: dal lontano dicembre ’92, quando il primo governo Amato introdusse l’imposta comunale sugli immobili prevedendo una lunga lista di esenzioni, tra cui i fabbricati del Vaticano contemplati dai Patti Lateranensi nonchè le attività , laiche e religiose, destinate a sanità , assistenza, istruzione, sport e culto.
Norma che scatenò subito contenziosi e periodiche interrogazioni parlamentari fino al 2004, quando una sentenza della Corte di Cassazione stabilì che le attività “oggettivamente commerciali” dovessero essere soggetti all’Ici.
Nel 2005, però, il governo di Silvio Berlusconi ribaltò il verdetto, estendo l’esenzione a tutti gli immobili della Chiesa.
Fino al 2006, quando anche l’esecutivo di centrosinistra guidato da Romano Prodi ci mise del suo decidendo che la tassazione solo per gli edifici adibiti ad attività “non esclusivamente commerciali”.
Una formula che ha contribuito a ingarbugliare la situazione, alimentando le zone grigie.
Con l’arrivo dei tecnici di Monti c’è stata un’accelerazione, e una soluzione sembrava a portata di mano per non incorrere in una multa europea per aiuti di Stato.
Nessuna previsione dell’extra gettito ma coi soldi incassati promise di abbassarci le tasse:«Le maggiori entrate saranno accertate a consuntivo e potranno essere destinate all’alleggerimento della pressione fiscale».
E per quello mai versato prima anche l’Europa ha gettato la spugna: nel dicembre 2012 ha detto che la nuova legge sanava una situazione illecita, ma che quantificare il danno era impossibile.
Risultato: un bel condono per gli illeciti dei sei anni precedenti.
E ora, cambiati due governi, siamo di nuovo ai blocchi di partenza.
Quanto incasserà l’erario? Ufficialmente è un mistero, ufficiosamente non molto di più rispetto agli anni scorsi.
Nessuno farà i controlli e anche le sanzioni non fanno certo paura: dimezzate a 258 euro per chi viene pizzicato non in regola.
La Chiesa può continuare a non pagare.
MIchele Sasso
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Giugno 22nd, 2014 Riccardo Fucile
DA SEMPRE I MAFIOSI HANNO CERCATO DI APPARIRE DEVOTI CATTOLICI
“Gli uomini della ‘ndrangheta non sono in comunione con Dio, sono scomunicati”. Le parole di papa Francesco fanno entrare la Chiesa in una nuova era.
Le ha pronunciato in Calabria non a Roma.
Le ha pronunciate sapendo che sarebbero arrivate forti e chiare.
È andato a confortare i parenti di Cocò il bambino di tre anni ucciso con un colpo in testa e bruciato a Cassano allo Ionio. Un bambino ucciso è la prova oggettiva e definitiva della menzogna “d’onore” dei mafiosi.
Bergoglio, ricordando questo bambino massacrato, non ha avuto bisogno di dimostrare con altre parole la barbarie del potere criminale.
Ha annullato con un gesto la menzogna con cui la ‘ndrangheta si autocelebra come società d’onore e di difesa di deboli, poveri, e come distributrice di giustizia, lavoro e pace sociale.
Qualcuno potrebbe credere che sia naturale e scontato per la Chiesa ricordare un bambino ammazzato e bruciato, e denunciare i colpevoli. Ma purtroppo non è così.
Ecco cosa disse il parroco di Cassano, don Silvio Renne, qualche tempo fa in un’intervista a Niccolò Zancan: «Ancora Cocò? È una storia chiusa. Abbiamo fatto il funerale. Io non sono un investigatore. Non spetta a me dire chi è stato. E poi è ancora tutto da dimostrare se c’entra la droga o la ‘ndrangheta…».
Per Papa Francesco non è storia chiusa e non teme di dire che i colpevoli sono i mafiosi.
Tenere fuori dalla cristianità gli affiliati, dichiararlo in Calabria è atto di coraggio, non è scelta retorica, non è disquisizione teologica.
La scomunica è parola smarrita nel tempo, pena del diritto canonico che ha perduto il senso drammatico e spesso persecutorio che ha avuto dal IV secolo sino alla fine dello Stato della Chiesa.
Ma oggi diventa invece il gesto più fortemente simbolico possibile per estromettere dalla cristianità le organizzazioni mafiose, per tagliare i legami che tante volte hanno stretto con le parrocchie locali.
Le parole del Papa tuonano come dichiarazione finale, e denunciano senza scampo la menzogna dei mafiosi che si autoproclamano cattolici e fedelissimi alla Chiesa di Roma.
Anche Giovanni Paolo II aveva pronunciato – il 9 maggio del 1993 ad Agrigento – un attacco durissimo alla mafia: «Convertitevi, verrà il giudizio di Dio».
Due mesi dopo i corleonesi misero una bomba a San Giovanni in Laterano.
Ma poi l’impegno antimafia dei vertici ecclesiastici sembrò affievolirsi delegando tutto ai preti definiti di “frontiera” o di “strada” a seconda della moda giornalistica.
Ora, invece, se la Chiesa vuole essere conseguente e non ripetere gli errori del passato, deve far seguire a questa scomunica una serie di comportamenti fondamentali, come il rifiuto delle donazioni dei mafiosi; l’allontanamento dopo accertamenti e condanne dei preti considerati conniventi; la creazione di una commissione antimafia in seno alla Chiesa che possa vagliare indipendentemente dalle autorità di polizia il rapporto, l’estensione della scomunica ai politici, imprenditori che si considerano cattolici e che hanno relazioni con le organizzazioni criminali.
La scomunica è un’arma potente perchè nella logica abnorme della narrazione mafiosa il legame con la religione è fondante: c’è tutta una ritualità distorta che regola la cultura delle cosche. L’affiliazione alla ‘ndrangheta avviene attraverso la «santina», l’effigie di un santo su carta, con una preghiera.
San Michele Arcangelo è il santo che protegge le ‘ndrine: sulla sua figura si fa colare il sangue dell’affiliato nel rito dell’iniziazione.
La dirigenza gerarchica massima della ndrangheta è definita “santa” al cui interno un grado superiore si chiama “vangelo”
Il potere è considerato un ordine provvidenziale: anche uccidere diventa un atto giusto e necessario, che Dio perdonerà , se la vittima mette a rischio la tranquillità , la pace, la sicurezza della “famiglia”.
La Madonna viene vista come la mediatrice tra l’uomo costretto al peccato e suo figlio Gesù che attraverso di lei comprende che quell’effrazione è stata fatta a fin di bene, in un mondo di peccati ed ingiustizie.
I sacramenti stessi sono usati per consolidare i legami mafiosi. In passato, quando nasceva un maschio, il giorno del battesimo gli veniva messo accanto un coltello e una chiave: se il bambino toccava il coltello era destinato all’“onore” se toccava la chiave a diventare sbirro.
Ovviamente la chiave veniva sempre messa distante.
Tra i motivi che portarono alla morte di don Peppino Diana ci fu la sua acerrima lotta ai clan che volevano sfruttare i sacramenti come viatici alla cultura camorrista.
La ‘ndrangheta è struttura completamente permeata dalla cultura cattolica.
A Polsi il 2 settembre al santuario della Madonna in Aspromonte i capi si riunivano mischiandosi ai fedeli per dare nuove investiture e costruire alleanze, siglare patti.
Non a caso l’”albero della scienza” metafora della struttura ndranghetista si trova proprio vicino al santuario.
Le storie di intreccio tra chiesa e ‘ndrangheta sono moltissime.
Le chiese sono state usate come territorio di negoziato fra i clan: durante una messa nel 1987 la vedova del capo assoluto degli “arcoti” Paolo De Stefano, ammazzato dal “nano feroce” Antonino Imerti, chiese la fine di una delle faide più cruenti della storia criminale internazionale. Ci sono stati sacerdoti accusati di complicità : come Don Nuccio Cannizzaro, parroco di Condera accusato dall’antimafia di falsa testimonianza a difesa del sistema ndranghetista dei Crucitti e Lo Giudice. O don Salvatore Santaguida prete di Vibo Valentina accusato di concorso esterno in associazione mafiosa.
Nel 2009 la famiglia Condello è persino riuscita ad ottenere la lettura delle parole di felicitazione di Benedetto XVI trasmesse nella cattedrale di Reggio Calabria da don Roberto Lodetti, parroco di Archi, agli sposi Caterina Condello e Daniele Ionetti: la prima, figlia di Pasquale; il secondo, il figlio di Alfredo Ionetti, ritenuto il tesoriere della cosca.
La prassi vuole che quando gli sposi desiderano ricevere un telegramma o una pergamena del Papa, ne facciano richiesta al parroco o ad un prete di loro conoscenza, il quale trasmette la richiesta all’ufficio matrimoni della Curia.
Desta scandalo il via libera dato dalla Curia reggina per le nozze in cattedrale di due rampolli di una potentissima ‘ndrina calabrese. Difficile credere che non si sia prestata attenzione ai cognomi dei due sposi. Anche perchè Caterina Condello e Daniele Ionetti sono cugini di primo grado e il diritto canonico (art. 1091) consente un matrimonio tra consanguinei solo con motivata dispensa richiesta dal parroco e sottoscritta dal vescovo
La chiesa che ha portato il Papa a pronunciare queste parole non è solo la chiesa dei martiri, ma la chiesa di tutti quei preti che in territori difficilissimi e tormentati rappresentano l’unica via possibile al diritto, l’unica strada alla dignità laddove lo stato spesso è solo manette e sequestri di beni, dove non c’è alternativa tra emigrare o vivere nella totale disoccupazione.
In Calabria don Giovanni Ladiana e don Giacomo Panizza sono tra gli esempio di chiesa che si fa prassi di resistenza, non semplice simbolo antimafia, ma creazione di una via possibile al diritto al conforto, alla condivisione, al futuro.
Questa scomunica è solo l’inizio di un percorso che potrà risultare epocale.
Roberto Saviano
(da “La Repubblica”)
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Giugno 19th, 2014 Riccardo Fucile
NEL 2012 UN PRETE SCRISSE UN ESPOSTO ANONIMO ANNUNCIANDO LO SCANDALO-RICOSTRUZIONE E INTERESSI POCO CHIARI ALL’INTERNO DELLA CHIESA
Mentre le indagini puntano al “livello romano”, e viene indagato anche Fabrizio Magani ex direttore regionale del Mibac, si scopre che un prete scrisse al Vaticano, annunciando lo scandalo-ricostruzione.
Era il 2012 e un prete aveva già capito che a L’Aquila, sugli appalti delle chiese distrutte dal terremoto, s’erano accesi molti appetiti: era anche convinto che si consumassero truffe e si elargissero mazzette.
Il prete si trasformò così in “corvo”, e scrisse un esposto anonimo, convinto che anche all’interno della curia, tra i sacerdoti, qualcuno brigasse con gli imprenditori per scopi personali.
Annunciava uno scandalo all’interno della Chiesa, il prete — corvo, e pensò di spedire l’esposto anonimo al comando generale dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, alla procura aquilana e — soprattutto — di informare un importante carica del Vaticano, il cardinale Tarcisio Bertone, anch’egli tra i destinatari dell’anonimo.
Il misterioso sacerdote, tra gli uomini indicati nell’esposto, menzionava l’imprenditore Graziano Rosone, imprenditore arrestato — con l’accusa di millantato credito — due giorni fa dalla procura aquilana.
Al di là dell’episodio di millantato credito, che nulla c’entra con la ricostruzione, Rosone era interessato alla ricostruzione della parrocchia di San Marco.
Ed era frequentemente in contatto con Luciano Marchetti e Alessandra Mancinelli — ex vice commissario alla ricostruzione e funzionaria del Mibac — arrestati, sempre due giorni fa, con l’accusa di aver intascato mazzette per pilotare la ricostruzione delle chiese aquilane.
La matassa dipanata dalla Procura de L’Aquila, con le indagini condotte da Squadra Mobile e Guardia di Finanza, è fitta e complessa.
Un fatto però — nel leggere l’ordinanza d’arresto, richiesta dai pm David Mancini e Antonietta Picardi, coordinati dal procuratore Fausto Cardella — sembra chiaro: Marchetti e Mancinelli incassarono 10mila euro, l’uno per cento d’una tangente da 190 mila euro, legata alla ricostruzione della chiesa di Santa Maria in Paganica.
I due puntavano tutto su una norma, da inserire in un decreto firmato dall’ex premier Enrico Letta, che rendesse la curia aquilana il “soggetto attuatore” per la ricostruzione delle chiese.
Interessarono il “livello romano”, una sorta di “cerchio magico” vicino a Enrico Letta, composto da Antonello Antonellis e Amedeo Piva.
“La Mancinelli — dice Antonellis a il Fatto Quotidiano — mi contattò perchè sapeva che ero molto amico di Letta, mi chiese quale fosse la strada più facile per ottenere quell’emendamento, ma alla fine, con l’ex premier, io non ne parlai. Non ne ebbi l’occasione”.
L’emendamento rimase una bozza e non fu mai attuato. Intercettato con Mancinelli, però, Antonellis spiega che, per agevolare l’iter, era necessario convincere il premier che la richiesta arrivava dalla Cei.
E in effetti la curia aquilana, per spingere il decreto, spedì una lettera a Gianni ed Enrico Letta. Dice Antonellis nell’intercettazione: “Mercoledì alle tre vedo il premier e Ferrara che è il Vice Segretario Generale di Palazzo Chigi, è quello che fa la legge… lo vedo insieme ad Amedeo (Piva, ndr) … facciamo vedere che… una cosa che viene proprio dal Vaticano e che non è una questione politica. Ad Enrico gli diciamo che questa cosa è venuta direttamente dalla Cei… Se la fai uscire dalla Conferenza Episcopale… ha maggior forza! … gli facciamo avere il testo in modo tale che mercoledì, quando andiamo da… non tanto da Letta, da Ferrara che è il Vice Segretario Generale… gli dà la legge. … Amedeo (Piva, ndr) ce lo porto io…. perchè … tu hai capito che è l’uomo del Vaticano Piva… È lui che presenta… come dire… quella massoneria cattolica… che comanda… anche se qualche ministro vuole fare lo stronzo, quando gli dice che viene dalla Cei… non può dire nulla! Chiaro?”.
Talmente chiaro che, di lì a poco, Monsignor D’ercole e i vescovi aquilani firmano la lettera indirizzata a Gianni ed Enrico Letta.
“Non potevo immaginare — dice al Fatto Monsignor D’Ercole — che Mancinelli e Marchetti fossero implicati in una storia di tangenti e, comunque, la curia chiedeva di diventare soggetto attuatore della ricostruzione, sì, ma non di gestirne il denaro”.
Antonio Massari
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Maggio 23rd, 2014 Riccardo Fucile
DA PRIMO MINISTRO DEL VATICANO SINO ALLE CENE A CASA DI BRUNO VESPA E ALLA RETE DI RAPPORTI COI POTENTI
Tarcisio Bertone e il modello della Chiesa trionfante e mondana, sedotta dal potere temporale e dal colore dei soldi.
Scena prima. Roma, piazza di Spagna, nel luglio di quattro anni fa. Il cardinale Bertone esce dalla casa spettacolare di Bruno Vespa e sale a bordo di una Mercedes nera che ha la targa del Vaticano.
Il segretario di Stato della Santa Sede ha partecipato a una cena per le nozze d’oro di Vespa con il giornalismo. Spaghetti alle vongole, filetto di spigola, torta caprese .
Il convivio raduna due banchieri, Cesare Geronzi e Mario Draghi, l’allora premier Silvio Berlusconi e il suo fedele gran visir Gianni Letta, il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini.
Per Berlusconi è un’estate di fuoco. Fini sta preparando la scissione di Fli e B. vuole sostituirlo con Casini. Arrivati quasi alla fine, Berlusconi mette una mano sulla spalla di “Pier” e lo incita: “Dai Pier, ascoltami, saremo noi due, io e te, la nuova Dc”.
Bertone annuisce con evidente soddisfazione, come il vero padrone di casa. Del resto, la reggia di Vespa è di proprietà di Propaganda Fide, controllata dal segretario di Stato.
Al recalcitrante Casini, “Silvio” offre pure una doppia poltrona: vicepremier e ministro degli Esteri.
Andrà diversamente.
Quello scippo alla Cei
Tarcisio Bertone viene nominato segretario di Stato il 15 settembre 2006 da papa Ratzinger. In quel momento è arcivescovo di Genova. Ma i due, il cardinale e Benedetto XVI, vantano un rapporto strettissimo sin dal 1995, quando Bertone va a fare il segretario della Congregazione per la Dottrina per la Fede, l’ex Santa Inquisizione, presieduta proprio da Ratzinger.
Ed è qui che “Tarcisio” inizia a costruire la sua fama di pasticcione con la pubblicazione lacunosa del terzo segreto di Fatima.
Salesiano e juventino, l’inclinazione all’intrigo di Bertone viene fuori con la successione di Camillo Ruini alla Cei, la conferenza dei vescovi italiani. Il segretario di Stato vuole scippare la delega politica alla Cei e così manda questo messaggio, nel 2007, al nuovo presidente Angelo Bagnasco: “I vescovi pensino alla catechesi e alla pastorale, sarà la Santa Sede a occuparsi delle relazioni con le istituzioni politiche”.
Gianni Letta, faccendieri, P4 e massoni
Per gran parte dei sette anni trascorsi alla segreteria di Stato, la rete politica di Bertone coincide con il cerchio magico andreottian-romano di Berlusconi.
Quello di Gianni Letta, ambasciatore di faccendieri pregiudicati e massoni che gestiscono affari, nomine e ministre (Luigi Bisignani della P4) e di gentiluomini di Sua Santità appassionati di incontri gay e appalti (Angelo Balducci della cricca di Anemone e il giovane Marco Simeon). Anche i cardinali fedeli a Bertone orbitano nel centrodestra.
Nei verbali dell’inchiesta Expo, il famigerato Gianstefano Frigerio ostenta rapporti familiari con Giuseppe Versaldi, già agli Affari economici.
Negli atti di un’altra indagine, quella su Scajola e lady Matacena, è invece Francesco Coccopalmerio, altro principe bertoniano della Chiesa, a incoraggiare “Sciaboletta” per la corsa alle prossime Europee.
Un ulteriore link con Scajola è Luciano Zocchi, caposegreteria dell’ex ministro e intimo di Bertone. È tutto quell’universo della Curia bersagliato dai corvi vaticani e finito sotto accusa nella congregazioni segrete tenute prima del conclave che ha eletto papa Francesco.
Il G8 de L’Aquila e il metodo Boffo
Nell’estate del 2009, a Bertone sfugge la mano su una vicenda destinata a segnare la storia del centrodestra. All’Aquila c’è il G8 e Berlusconi è minacciato dagli scandali sessuali che rivelano la sua satiriasi.
Pure il moderato Avvenire, quotidiano della Cei diretto da Dino Boffo, vacilla. Così qualcuno passa al Giornale di Vittorio Feltri la notizia che Boffo è stato condannato per una storia di molestie omosessuali.
La campagna va avanti, con il nome di metodo Boffo, e il direttore di Avvenire si dimette. Tempo dopo, Bertone e un giornalista di primissimo livello verranno indicati come i mandanti delle carte arrivate al Giornale.
La strategia del segretario di Stato si dimostra però autolesionista. La campagna di Feltri fa saltare infatti la cena della pace tra Berlusconi e lo stesso Bertone organizzata da Gianni Letta in occasione della festa della Perdonanza, all’Aquila, alla fine di agosto.
Il primo ministro vaticano avrebbe voluto perdonare pubblicamente il suo omologo italiano per gli scandali a luce rosse ma le nuove tensioni scoppiate con le dimissioni di Boffo azzerano tutto. Un pasticcio da capolavoro.
Quando poi, nel novembre del 2011, Mario Monti sostituisce B. a Palazzo Chigi, a Palazzo Chigi va anche Federico Toniato, pupillo di Bertone.
Uno spettacolo mostruoso e il mistero Simeon
L’inventore della Chiesa trionfante, potenza armata e temporale, è stato Giulio II. Da poco, Einaudi ha pubblicato il bellissimo Giulio di Erasmo da Rotterdam.
Un dialogo tra un papa descritto come ubriacone e omosessuale, e Pietro, il primo pontefice, che non vuole farlo entrare in Paradiso. Giulio si lamenta dell’accoglienza e Pietro risponde: “Quello che vedo è uno spettacolo incredibile, senza precedenti, per non dire mostruoso”. Ecco, Bertone ha fatto vedere uno spettacolo incredibile e mostruoso, senza precedenti.
Al punto che per abbattere il suo potere, i corvi hanno rubato documenti nell’appartamento del papa.
Accanto al potere, Bertone ha coltivato il lusso, tuttora vive in attico di 700 mq, e gli affari finanziari (le mire sul San Raffaele e sull’Istituto Toniolo, la cacciata di Gotti Tedeschi dallo Ior) e l’ombra più incredibile sul suo settennato proviene da Marco Simeon, sconosciuto omosessuale ligure che d’improvviso rimbalzò nel mondo di Geronzi e della Rai.
Protetto di Bertone, Simeon, amico del massone Bisignani, è persino socio di un centro di benessere nel centro di Roma, di proprietà della solita Propaganda Fide.
Il nome del centro è quello di un’icona gay e trans, Priscilla.
Fabrizio d’Esposito
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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